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Anzitutto chiariamo cosa si intende per ‘motto di spirito’: una frase, una battuta o un breve racconto che serve ad esprimere, in maniera mascherata, e quindi accettabile, ciò che altrimenti sarebbe male accolto o sconveniente. S. Freud vede nel motto di spirito una riduzione delle inibizioni, che consente di liberare una tensione psichica ottenendo un alleviamento del dispendio psichico già in atto e risparmio su quello in procinto di verificarsi.

Il libro Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio, fu pubblicato nel 1905, ma la sua elaborazione cominciò già dal 1897. Nello studiare il motto di spirito, Freud scoprì tecniche di condensazione, spostamento, espressione di un’idea col suo contrario e così via, simili a quelle del lavoro onirico.

Venivano distinte le ‘battute innocenti’, il cui piacere proveniva solo dalla tecnica, e quelle ‘tendenziose’, i cui motivi principali erano o l’aggressività o l’oscenità, o entrambe. Le arguzie oscene, dice Freud, implicano la presenza di almeno tre persone: il narratore, il soggetto e lo spettatore; essi esprimono mentalmente il desiderio di denudare o di sedurre. Le battute ‘tendenziose’ hanno lo scopo di aiutarci a tollerare bisogni rimossi, permettendo di dar sfogo ad essi in modo socialmente accettabile.

Ci sono delle differenze fra sogni e motti di spirito : mentre i sogni esprimono un appagamento di desiderio, i motti di spirito soddisfano il piacere di giocare. Inoltre, mentre i sogni rappresentano una regressione dal livello del linguaggio al pensiero per immagini, nei motti di spirito la regressione è dal linguaggio logico al linguaggio del gioco.

Come per i sogni (ma anche per i sintomi), per analizzare un motto di spirito occorre risalire dal contenuto manifesto al contenuto latente: questo itinerario fa del motto di spirito una via d’accesso per l’inconscio. Il libro di Freud sui motti di spirito è una delle sue opere meno lette, anche perché piena di giochi di parole non sempre traducibili e comprensibili, pieno di aneddoti, di arguzie popolari, di storielle ebraiche, che molto divertivano l’Autore, ma che oggi non potrebbero essere più gustate al naturale, ma solo dopo aver letto una serie di commenti esplicativi.

Consulta: Sigmund Freud, IL MOTTO DI SPIRITO E LA SUA RELAZIONE CON L’INCONSCIO (1905) in Opere, Boringhieri

Fonti bibliografiche:
Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri
Galimberti U, Dizionario di psicologia, De Agostini

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Author Profile

Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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