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hombrelobo

Buongiorno,
mi chiamo marco, sono un ragazzo di 26 anni, ho un problema che non riesco bene a focalizzare, riguardo una scelta importante che dovrei compiere in questo periodo. Ho avuto una vita difficile fino ad adesso a causa di un disturbo post traumatico, e vari disturbi psicologici e relazionali. Ho fatto una psicoterapia per molti anni finchè non sono riuscito a vedere bene quali fossero le mie reali problematiche e ora ho iniziato una terapia nuova , e anche una terapia familiare per migliorare il rapporto con i miei genitori. E' difficile perchè certe cose non sento di averle superate ancora,anche se sento per la prima volta di essere più o meno nella strada giusta. Fino all'anno scorso ero iscritto all'università, che ho interrotto sempre per i suddetti problemi, proponendomi un anno di pausa per recuperare le forze e cercare di stare meglio. Ora credo di essere riuscito a ottenere una sorta di equilibrio, ma ancora ho gli incubi la notte, erte volte non riesco a pensare, a ragionare e vedo tutto nero, e tornano pensieri suicidi. Senza contare le difficoltà a regolare le emozioni, le rigidità insomma...e ho paura che in sostanza di non essere capace di gestire una responsabilità, e fallire, che non sia il momento giusto ancora, forse dovrei aspettare ancora mi dico. ma se aspetto ancora, non finisce che poi metto in 'parcheggio' la mia vita, e faccio peggio ancora? Ho una terapeuta che è brava, lei mi dice che dovrei portare avanti un progetto, che magari potrei essere anche bravo nel campo che avevo scelto (psicologia).
Io vorrei fare lo psicoterapeuta, ma sento che la mia motivazione è ambivalente: da una parte c'è un forte desiderio di approfondire degli argomenti di studio, di aiutare le persone, e di fare del bene, e fare che questo sia un lavoro normale, come un altro. mentre dall'altra sento che vorrei farlo anche per ottenere potere, libertà, conoscenza, successo, anche con fantasie di poter diventare una sorta di 'vecchio saggio' , un illuminato. che magari in una certa misura ci potrebbe anche stare, non lo so, ma comunque rendermi conto di questo mi mette a disagio. e se volessi fare il terapeuta solo per una forma di avidità, per dei bisogni infantili? sarei un pessimo professionista, un immaturo, un alienato.chi vorrebbe poi un terapeuta che da giovane è stato così disturbato?è scoraggiante... so che si sta parlando di una cosa che dovrebbe succedere tra molti anni, ma io vorrei capire.. sono domande che non mi fanno dormire la notte. cosa ne pensa? saluti
Gentilissimo,

Se vuole il mio parere lei deve tornare immediatamente agli studi e prendersi la sua laurea (triennale immagino) al più presto possibile, senza guardare ai voti.

Credo infatti che questi anni sabbatici non servano assolutamente a nulla, se non a confondere ulteriormente le idee della persona, oltre che a farle perdere motivazione. Diverso sarebbe stato se lei avesse trascorso un anno all'estero, per perfezionare una lingua, o si fosse iscritto a qualche corso di specializzazione, per migliorare la sua professionalità.

Stare con le mani in mano non solo non risolve i problemi, ma li complica.

Torni dunque a studiare al più presto e rinunci ai sogni: fare lo psicoterapeuta (almeno altri sette anni di studio) non le dà né potere, né libertà; le conoscenze e il successo sono possibili in tutte le professioni, comprese quelle più umili. Per fare il 'vecchio saggio' invece, non basta diventare saggi, ma anche vecchi, e per invecchiare felicemente è consigliabile trovarsi un lavoro e cominciare a mantenersi da soli, per farsi una famiglia propria ed accantonare con maggiore facilità i problemi che riguardano il passato.

Più che una terapia familiare, credo che alla sua età le sarebbe più utile staccarsi dai suoi genitori e cominciare a fare un progetto di vita autonomo, magari cercandosi una ragazza.

Naturalmente dico questo con la conoscenza che ho di lei, che equivale a quindici righe di presentazione, lette in meno di un minuto... La sua terapeuta potrà sicuramente darle dei consigli più adatti, visto che conosce molto meglio di me la sua situazione.

Prenda dunque quanto ho detto come semplice spunto di riflessione e poi ne discuta con la sua terapeuta.

Con molti auguri.