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Cleptomania

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Dr. Walter La Gatta
 

Definizione:

La parola 'cleptomania' ha la sua radice nella parola greca kléptes (ladro) e significa letteralmente ‘mania di rubare’  Consiste nel
fallimento personale a resistere all'impulso di rubare oggetti di cui non si ha bisogno, che non rappresentano un valore per l'uso personale, da cui non si può trarre alcun vantaggio economico. La cleptomania dovrebbe essere distinta dal semplice rubare: non è infatti un comportamento nel quale l'azione viene progettata e non è motivato dal bisogno dell'oggetto rubato.

Sintomi e Diagnosi:

L
a cleptomania viene considerata una forma ossessiva del pensiero, in quanto il pensiero del furto e del suo compimento invade continuamente la mente, impedendo, con la sua ideazione fissa, qualsiasi altro tipo di
attività mentale.Lo stimolo a rubare è completamente estraneo alla volontà della persona: un’idea così detta 'parassitaria', che prende il sopravvento sulla volontà. Inoltre, gli oggetti rubati non hanno importanza per il paziente (es. dopo il furto vengono abbandonati, regalati, trattati con indifferenza).  Altre caratteristiche del disturbo:

- Prima del furto il paziente sperimenta uno stato di tensione crescente
- Al momento del furto il 'ladro' sperimenta un senso di gratificazione, piacere o sollievo
- I furti non sono compiuti in un momento di rabbia, non rappresentano una vendetta o una risposta a delusioni o allucinazioni, non sono dovuti ad altri problemi psichiatrici (es. disturbo di personalità antisociale, disturbi del comportamento, episodi maniacali ecc.)

Diagnosticare un disturbo di cleptomania non è semplice, in quanto questo genere di pazienti non chiedono un supporto medico o psicologico. In genere il problema emerge quando il paziente chiede una consulenza per risolvere un altro suo disturbo, come ad esempio la depressione, bulimia, stati ansiosi,  oppure dopo essere stato scoperto nell'atto di rubare.

Frequenza:

E’ un disturbo psicologico abbastanza raro (0,6% della popolazione) ed è più comune nelle donne (età media 35 anni) e negli adolescenti. In pazienti che soffrono di disturbi ossessivo-compulsivi la ricerca ha dimostrato la presenza di una correlazione (circa il 7%) con la cleptomania. Particolarmente alta è la correlazione fra cleptomania e bulimia (65%)

Comorbilità:

Spesso, insieme alla cleptomania, coesistono altri disturbi, quali:

- Depressione o sensi di colpa (relativi ai furti)
- Ansia
- Fobia sociale
- Attacchi di panico

- Disordini alimentari
- Sessualità ossessiva
- Abuso di sostanze psicoattive o alcool

Eziopatogenesi:

Non si conoscono le cause certe della cleptomania. Sembra che vi sia nel disturbo una componente genetica legata allo scarso livello di serotonina presente a livello cerebrale. Cause scatenanti possono essere situazioni o vissuti particolarmente stressanti, come ad esempio la perdita di persone care, o un grave senso di fallimento personale.

Secondo una spiegazione di tipo psicoanalitico, il
furto è capace di compensare situazioni d'angoscia e depressione dovute ad un inconscio senso di colpa:  il cleptomane sarebbe così un "delinquente per senso di colpa", una persona che commette i suoi reati perché attende dalla punizione che ne discende il raggiungimento della serenità e della tranquillità interiore. Il sollievo che, in questo caso,  il delinquente ottiene dal sintomo non risiede nell’azione colpevole (che può accentuare ulteriormente il senso di colpa), ma nella punizione che cerca di ottenere attraverso la confessione e l’irrogazione della pena. Il desiderio di essere punito induce infatti il cleptomane a far si che il suo furto non sia mai perfetto e che quindi renda possibile la scoperta, l’arresto e la punizione del suo autore. L’obiettivo reale del furto del cleptomane sarebbe dunque la punizione, la mortificazione, l’umiliazione.

Terapia 

L’obiettivo è stabilizzare il tono dell’umore del paziente, il che si può ottenere a seconda dei casi, attraverso la psicoterapia, la somministrazione di farmaci o utilizzando entrambi gli strumenti terapeutici. La terapia familiare è in genere consigliata, in quanto il disturbo può avere effetti sull'intero nucleo familiare. Le sostanze chimiche che sembrano curare efficacemente il disturbo dal punto di vista farmacologico sono fluoxetina (Prozac) e naltrexone (Revia).

Decorso e Prognosi:

Non si hanno solide informazioni al riguardo. In genere il decorso e la prognosi variano di caso in caso, anche a seconda delle condizioni generali di vita del paziente.

 

 

Psicolinea.it © Giu 2008
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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