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Definizione:
La parola 'cleptomania'
ha la sua radice nella parola greca kléptes
(ladro) e significa letteralmente ‘mania
di rubare’
Consiste nel
fallimento personale a resistere all'impulso di rubare oggetti di cui
non si ha bisogno, che non rappresentano un valore per l'uso
personale, da cui non si può trarre alcun vantaggio economico. La
cleptomania dovrebbe essere distinta dal semplice rubare: non è
infatti un comportamento nel quale l'azione viene progettata e non è
motivato dal bisogno dell'oggetto rubato.
Sintomi e
Diagnosi:
La cleptomania
viene considerata una forma ossessiva del
pensiero, in quanto il pensiero del furto e del suo compimento invade
continuamente la mente, impedendo, con la sua ideazione fissa,
qualsiasi altro tipo di
attività
mentale.Lo
stimolo a rubare è completamente estraneo alla volontà della
persona: un’idea così detta
'parassitaria', che prende
il sopravvento sulla volontà.
Inoltre, gli
oggetti rubati non hanno importanza per il paziente
(es. dopo il furto vengono abbandonati, regalati, trattati con
indifferenza).
Altre
caratteristiche del disturbo:
- Prima del furto il paziente sperimenta uno stato di tensione
crescente
- Al momento del furto il 'ladro' sperimenta un senso di
gratificazione, piacere o sollievo
- I furti non sono compiuti in un momento di rabbia, non rappresentano
una vendetta o una risposta a delusioni o allucinazioni, non sono
dovuti ad altri problemi psichiatrici (es. disturbo di personalità
antisociale, disturbi del comportamento, episodi maniacali ecc.)
Diagnosticare un disturbo di cleptomania non è semplice, in quanto
questo genere di pazienti non chiedono un supporto medico o
psicologico. In genere il problema emerge quando il paziente chiede
una consulenza per risolvere un altro suo disturbo, come ad esempio la
depressione, bulimia, stati ansiosi, oppure dopo essere
stato scoperto nell'atto di rubare.
Frequenza:
E’ un
disturbo psicologico abbastanza raro (0,6% della
popolazione) ed è più comune nelle donne (età media 35 anni) e negli
adolescenti. In pazienti che soffrono di disturbi ossessivo-compulsivi
la ricerca ha dimostrato la presenza di una correlazione (circa il 7%)
con la cleptomania. Particolarmente alta è la correlazione fra
cleptomania e bulimia (65%)
Comorbilità:
Spesso, insieme alla cleptomania,
coesistono altri disturbi, quali:
- Depressione o sensi di colpa (relativi ai furti)
- Ansia
- Fobia sociale
- Attacchi di panico
- Disordini alimentari
- Sessualità ossessiva
- Abuso di sostanze psicoattive o alcool
Eziopatogenesi:
Non si conoscono le cause
certe della cleptomania. Sembra che vi sia nel disturbo una componente
genetica legata allo scarso livello di serotonina presente a livello
cerebrale. Cause scatenanti possono essere situazioni o vissuti
particolarmente stressanti, come ad esempio la perdita di persone
care, o un grave senso di fallimento personale.
Secondo una spiegazione di tipo psicoanalitico, il furto
è capace di
compensare situazioni d'angoscia e depressione dovute ad un inconscio
senso di colpa: il
cleptomane sarebbe così un
"delinquente per senso di colpa", una persona che commette i
suoi reati perché attende dalla punizione che ne discende il
raggiungimento della serenità e della tranquillità interiore.
Il
sollievo che, in questo caso, il delinquente ottiene
dal sintomo non risiede
nell’azione colpevole (che può accentuare ulteriormente il senso di
colpa), ma nella punizione che cerca di ottenere attraverso la
confessione e l’irrogazione della pena.
Il desiderio di essere punito
induce infatti il cleptomane a far si che il suo furto non sia mai perfetto e
che quindi renda possibile la scoperta, l’arresto e la punizione del
suo autore. L’obiettivo reale del furto
del cleptomane sarebbe dunque la punizione, la
mortificazione, l’umiliazione.
Terapia
L’obiettivo è stabilizzare il tono dell’umore del paziente, il che si
può ottenere a seconda dei casi, attraverso la psicoterapia, la
somministrazione di farmaci o utilizzando entrambi gli
strumenti terapeutici. La terapia familiare è in genere consigliata,
in quanto il disturbo può avere effetti sull'intero nucleo familiare.
Le sostanze chimiche che sembrano curare efficacemente
il disturbo dal punto di vista farmacologico sono fluoxetina (Prozac)
e naltrexone (Revia).
Decorso e Prognosi:
Non si hanno solide informazioni al riguardo. In genere il decorso e
la prognosi variano di caso in caso, anche a seconda delle condizioni
generali di vita del paziente.
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