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Home Page > GRANDI TEMI > Aggressività: da cosa dipende?

AGGRESSIVITA': DA COSA DIPENDE?


di Giuliana Proietti


Le condotte aggressive sono dirette a provocare danno, fisico o psicologico, ad altri individui. Ma da cosa dipendono ? Siamo anzitutto sicuri che non dipendano da eredità genetica ?

Cesare Lombroso, antropologo e psichiatra, vissuto nella seconda metà dell’ottocento, si sforzò di evidenziare, nei criminali, note morfologiche particolari, considerandole espressioni di un’anomalia di formazione. Distinse due tipi di delinquenti: il ‘delinquente nato’, per il quale la criminalità è insita nella propria natura ed il ‘delinquente occasionale’, portato al delitto da fattori causali diversi. l delinquente nato era considerato un soggetto non recuperabile, da sopprimere o da rinchiudere, mentre per i delinquenti occasionali si poteva prevedere la ‘rieducazione’ in carcere. Nel suo lavoro principale ‘L’uomo delinquente’, del 1876, Lombroso sosteneva che i criminali non compiono azioni aggressive per un atto di volontà malvagio libero e cosciente, ma piuttosto perché hanno tendenze malvagie, originate da un’organizzazione fisica e psichica diversa dall’uomo normale. Lombroso studiò a lungo i crani, le facce, i piedi, le abitudini di vita di famosi criminali, allo scopo di dimostrare scientificamente che l’uomo delinquente possedeva tratti subumani, che lo differenziavano dal resto della popolazione ed erano responsabili delle sue tendenze aggressive. Questi studi non hanno prodotto risultati scientificamente dimostrabili  ed oggi questa teoria è stata definitivamente abbandonata.

Nella ricerca moderna sulle strutture neuroanatomiche, è parso chiaro che i sistemi neuronali coinvolti con il comportamento aggressivo sono localizzati soprattutto nel sistema limbico e nel tronco dell’encefalo. Diversi studi hanno dimostrato ad esempio che lievi stimolazioni elettriche del sistema limbico nei ratti sollecitano violenti attacchi nei confronti degli animali vicini. Ricerche sull’influenza del sistema neuroendocrino hanno individuato nel testosterone – ormone sessuale maschile – un importante modulatore dei comportamenti aggressivi, che spiegherebbe anche la maggiore aggressività dell’uomo rispetto alla donna. Anche nelle donne particolarmente aggressive sono stati trovati alti tassi di testosterone. Quello che non è ancora chiaro è se è l’aggressività che porta ad avere alti livelli di testosterone o se è il testosterone che determina i comportamenti aggressivi… Come sempre, fra psicologia e biologia, c’è un serpente che si morde la coda. I dati della ricerca più recente tendono comunque a lasciare aperta la possibilità che fattori genetici influenzino l’aggressività, ma solo in modo indiretto, determinando problemi nello sviluppo cognitivo (es. deficit dell’attenzione, basso QI ecc.) che a loro volta possono sfociare in condotte anti-sociali.

Naturalmente, oltre alla natura, è stata indagata anche la cultura, attraverso ricerche condotte su gemelli e bambini adottati, per vedere quale aspetto avesse la prevalenza nel determinare la condotta aggressiva. Questi studi hanno prodotto tuttavia risultati non sono sempre chiari e coerenti. E’ stato indagato l’ambiente sociale e non si è potuto certo negare che la povertà, il sovraffollamento delle periferie metropolitane, l’assenza di spazi per qualsiasi forma di attività ricreativa e la carenza di igiene generano sempre una sensazione di abbandono e di disperazione, che può condurre a comportamenti aggressivi come strumento di evasione e rivalsa sociale. Oltre a questo, le crisi economiche, le guerre, la fame, le malattie, possono produrre fenomeni ancor più evidenti di criminalità. Non a caso il terrorismo non è così comune in Norvegia, nazione indicata da più studi come quella dove in assoluto la qualità della vita umana è assolutamente al top…

Anche la psicoanalisi si è occupata di trovare un’origine alle condotte aggressive e lo stesso Freud individuò, in un primo momento, l’aggressività come una reazione alla frustrazione sperimentata da una persona durante la ricerca del piacere (ad esempio il neonato cerca il suo piacere nel cibo, che però non sempre gli viene dato al momento in cui lui ne sente il bisogno; da qui la frustrazione e l'aggressività, che rappresenta una strategia comportamentale per allentare lo stato di tensione generato dal mancato soddisfacimento immediato del suo bisogno). In una fase successiva Freud formulò invece la teoria della pulsione di morte, Thanatos, antagonista dell’istinto di vita, Eros. Obiettivo dell’istinto di morte era quello di far tornare l’individuo allo stato inorganico di partenza e a questo si opponeva l’amore, o Eros, con la sua forza vitale. Il comportamento aggressivo, secondo questo modello, avrebbe dunque il duplice scopo di portare all’esterno questa forza, altrimenti auto-distruttiva, e di ridurre lo stato di tensione pulsionale. In entrambi i casi però Freud non mise in discussione il concetto per cui l’aggressività era sostanzialmente una caratteristica innata dell’esistenza umana. E la sua visione della vita era, non a caso, molto pessimista.

Poi sono venuti gli etologi; Konrad Lorenz in testa, che hanno in qualche modo confermato l’ipotesi di Freud: cosa fanno gli animali a cui non è permesso lottare per il cibo, per l’accoppiamento, per la difesa del territorio, per il rispetto della loro posizione gerarchica all’interno del gruppo? Esprimono aggressività, si cimentano in estenuanti lotte.
Da un punto di vista etologico dunque, l’aggressività è un istinto primario, trasmesso ereditariamente per favorire l’adattamento della specie, anche umana. Gli esemplari maggiormente aggressivi infatti hanno sempre maggiori possibilità di successo nella sfida per la sopravvivenza e possono riprodursi, trasmettendo le proprie caratteristiche.

Per fortuna l’essere umano non è solo natura, ma è anche in gran parte cultura, per cui si possono mescolare la capacità di riflettere e  di controllare il proprio comportamento, in modo da modulare gli istinti. Ecco perché la cultura è importante: non tanto perché tutti debbono diventare ‘dottori’, ma perché è solo attraverso la cultura che si impara ad essere uomini. E donne, naturalmente.

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 30/08/2010
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