Lo schema corporeo non dipende
solamente dalle proprie sensazioni e percezioni, ma è una vera e propria
'costruzione' che il soggetto fa di
sé stesso, attraverso la rappresentazione che ha del proprio corpo. Si
parte sicuramente da sensazioni tattili, visive, o cenestesiche, per
arrivare alla componente sociale,
ovvero al confronto fra la propria immagine corporea e le immagini
corporeee degli altri. Lo psicologo
William James (1890) non a caso sosteneva che:
«ogniqualvolta due persone si incontrano
ci sono in realtà sei persone presenti. Per ogni uomo ce n'è uno per
come egli stesso si crede, uno per come lo vede l'altro ed uno infine
per come egli è realmente».
Negli anni Venti, P. Schilder
elaborò delle teorie sullo schema corporeo che ebbero grande successo,
in quanto proponevano una visione interdisciplinare, che superava la
dicotomia cartesiana fra res extensa e res cogitans, ovvero il dualismo
soma-psiche.
Schilder ritiene che lo schema corporeo si costituisca non solo sulla
base delle sensazioni
(cenestesiche, tattili, ecc.), ma soprattutto
mediante
l'integrazione di queste sensazioni con i vissuti esistenziali ed
emotivi del singolo soggetto. In
Immagine di sé e schema corporeo,
1935-1950, Franco Angeli scrive: "Con l'espressione 'immagine del
corpo umano' intendiamo il quadro
mentale che ci facciamo del nostro corpo, vale a dire il
modo in cui
il corpo appare a noi stessi.
Noi riceviamo delle sensazioni,
vediamo parti della superficie del nostro corpo, abbiamo impressioni
tattili, termiche, dolorose, sensazioni indicanti le deformazioni del
muscolo provenienti dalla muscolatura e dalle guaine muscolari,
sensazioni provenienti dalle innervazioni muscolari e sensazioni di
origine viscerale. Ma al di là di tutto questo vi è
l'esperienza immediata dell'esistenza
di un'unità corporea che, se è vero che viene percepita, è
d'altra parte qualcosa di più di una percezione: noi la definiamo schema
del nostro corpo o schema corporeo, oppure, seguendo la concezione di
Head
che sottolinea l'importanza della conoscenza della posizione del corpo,
modello posturale del corpo.
Lo schema corporeo è l'immagine
tridimensionale che ciascuno ha di sé stesso: possiamo anche
definirlo 'immagine corporea'. Questo termine indica che non si tratta
semplicemente di una sensazione o di un'immagine mentale: ma che il
corpo assume un certo aspetto anche in relazione a sé stesso; esso
implica inoltre che l'immagine non è
semplicemente percezione, sebbene ci giunga attraverso i sensi,
ma comporta schemi e rappresentazioni mentali, pur non essendo
semplicemente una rappresentazione".
Secondo Schilder insomma non agiamo semplicemente come un apparato
percettivo, ma vi è sempre una
personalità che 'sente' la percezione.
La percezione del proprio corpo è un vissuto che ha una
genesi precoce e che
accompagna costantemente l'essere umano nel corso della sua sua vita. In
alcuni momenti importanti può assumere anche un
ruolo determinante in ordine
al vissuto psichico dell'individuo.
Lo schema corporeo è però qualcosa in continuo cambiamento, che
si
autocostruisce e si autodistrugge attraverso continue differenziazioni
ed integrazioni, pur con la tendenza all'unificazione
delle parti del corpo in un'unità, rappresentata
dall'immagine corporea.
L'immagine corporea comincia a formarsi durante la primissima infanzia e
si costruisce sulla base delle
esperienze percettive proprie e dei corpi altrui, vissuti dal
soggetto nei diversi rapporti interpersonali. Una certa stabilità
dell'immagine corporea si ottiene al termine
dell'adolescenza.
All'inizio, il bambino riconosce
l'unità delle persone che gli sono più vicine, come i genitori,
pur nei loro cambiamenti di abito, di pettinatura, di tono della voce
ecc., per poi associare le percezioni esterne con le proprie sensazioni
interne. In seguito il bambino costruisce anche il proprio schema
corporeo, integrando le sensazioni interne con le sensazioni che gli
provengono dall'esterno: come gli altri
lo vedono, lo apprezzano, lo giudicano.
Esiste anche una immagine
corporea interna idealizzata, legata ai valori sociali e
culturali dell'ambiente in cui si vive. Durante l'adolescenza è
abbastanza probabile che il vissuto della propria immagine corporea sia
sentito come insoddisfacente e sia spesso in contrasto con quella
immagine ideale, così apprezzata dal proprio
gruppo sociale di appartenenza.
In genere l'immagine idealizzata, per quanto importante punto di
riferimento,
non dovrebbe mai diventare prevalente
sulla propria immagine corporea personale, ma può
accadere, specie in adolescenza che vi sia un rifiuto della immagine di
sé costruita fino a quel momento in favore di una
ricerca di identificazione con modelli
idealizzati, che può spingere verso comportamenti patologici
come ad esempio i disturbi dell'alimentazione.
Feb 07 |