Cosa è l'orgasmo
Sicuramente fino agli anni settanta dello scorso secolo la parola
"orgasmo" suscitava un certo imbarazzo fra le donne, e soprattutto era
una parola difficile da definire e da spiegare, in quanto l’orgasmo
femminile, prima della rivoluzione sessuale, semplicemente non esisteva.
Se si parlava di sessualità, desiderio, piacere, si parlava sempre di
quello degli uomini. Poi vi furono il femminismo, gli studi sessuologici
sulla funzione dell’orgasmo, la riscoperta del clitoride, una maggiore
liberalizzazione dei costumi ed infine l'entrata in uso della pillola
anticoncezionale. E da qui cambiò veramente tutto: l'orgasmo femminile
cominciò ad esistere ufficialmente e le donne si preoccuparono di
raggiungerlo.
L’orgasmo può essere definito un’esplosione di piacere, un momento, più
o meno lungo, di trance, di rapimento, di estasi.Dal punto di vista
fisiologico si assiste ad una escalation di contrazioni negli organi
genitali, che si susseguono a meno di 1 secondo l’una dall’altra, fino a
raggiungere un punto di non ritorno, dopo il quale si prova un intenso
piacere, che dura, più o meno, una decina di secondi.
Orgasmo e qualità della vita
L'orgasmo tuttavia non è semplicemente un piacere fisico molto intenso,
seppure brevissimo, rispetto ad altre esperienze della vita, ma è
qualcosa che riesce a trasmettere una sensazione di benessere e di
appagamento all'intera persona. Uno studio ha, ad esempio, recentemente
dimostrato che le donne che si ritengono sessualmente soddisfatte
mostrano di godere di un maggiore benessere psicologico e di una
maggiore vitalità rispetto alle donne sessualmente insoddisfatte. Ciò
nonostante, le “sessualmente insoddisfatte” continuano ad avere una vita
sessuale attiva (almeno due rapporti al mese) allo scopo di soddisfare
le aspettative del partner (e questo non sempre favorisce le aspettative
femminili nei riguardi della sessualità).
Orgasmo vaginale e clitorideo
Quando parliamo di orgasmo femminile, è d'obbligo specificare se ci si
riferisce all'orgasmo vaginale o clitorideo.
Solo tre donne su dieci infatti riescono a raggiungere il ‘mitico’
orgasmo vaginale, mentre la maggior parte delle donne prova un orgasmo
clitorideo. Va detto tuttavia che l’orgasmo vaginale è comunque dovuto
alla stimolazione del clitoride.
L'orgasmo clitorideo, nella maggior parte dei casi, è abbastanza facile
da raggiungere attraverso la stimolazione diretta del clitoride, con le
dita o, nel rapporto orale. Il partner, specie se è giovane e inesperto,
andrebbe guidato dalla donna attraverso suggerimenti, impliciti ed
espliciti (a seconda delle preferenze). Molte donne infatti non
raggiungono neanche questo tipo di orgasmo, semplicemente perché non
vengono stimolate adeguatamente.
Non riuscire a provare l'orgasmo vaginale non dovrebbe essere
considerato un problema enorme, soprattutto perché, come dice la
sessuologa Helen Kaplan, l'orgasmo femminile in realtà è uno solo ed
avviene nel cervello, più che negli organi genitali.
L'orgasmo vaginale viene mitizzat per vari motivi: un po' perché, a
partire dalle teorie di Sigmund Freud, si è ritenuto che esso indicasse
la raggiunta maturità femminile e dunque una migliore salute mentale, un
po' perché serve a distinguere il sesso "utile" e "naturale", dal sesso
"perverso" o che non ha finbalità riproduttive. Oggi questi concetti
sono ampiamente superati.
Quando l'orgasmo non c'è
Le donne, confronto agli uomini, sperimentano una maggiore difficoltà a
raggiungere l'orgasmo. Vuoi perché la condizione ambientale non è
ottimale, vuoi perché il partner è poco esperto, o è troppo violento,
vuoi perché non c'è un sentimento d'amore, vuoi per la tipica emicrania,
le donne molto spesso soffrono di anorgasmia. Non si tratta solo di
assenza di orgasmo; a volte prima di questo vi è carenza di desiderio,
di interesse, di piacere e di soddisfazione nell'atto sessuale: per
molte donne queste carenze sono parte dell’esperienza sessuale generale,
e sono tutte inestricabilmente connesse.
Gli orgasmi multipli
L'orgasmo femminile, a differenza di quello maschile, può ripetersi a
breve distanza di tempo: la donna infatti è in grado di provare orgasmi
multipli, cosa che all'uomo accade raramente, in quanto fra un orgasmo e
l'altro deve rispettare un tempo di latenza, in cui il suo sistema
genitale sembra bloccato a nuove stimolazioni. Questo tempo di latenza
può durare nell'uomo da qualche minuto a diverse ore, mentre nella donna
dura in genere pochi secondi.
Differenze individuali
In una interessante ricerca (Andrea Burri, King’s College), si è visto
come le donne più abili nel gestire le loro emozioni (e dunque dotate di
intelligenza emotiva) siano anche più abili nel comunicare le loro
aspettative sessuali ed i loro desideri al/alla partner, così come a
lasciarsi andare alle proprie fantasie.
Lo studio ha messo a confronto soggetti nati da parti gemellari,
riscontrando che la gemella che aveva il risultato più alto di
intelligenza emotiva aveva anche un numero di orgasmi superiore a quello
della sorella gemella.
Talvolta un'educazione troppo rigida o convinzioni religiose possono
portare le donne ad evitare di sperimentare le proprie reazioni corporee
e l'autoerotismo ed anche questa mancanza di conoscenza e di esperienza
può influire notevolmente sul mancato, o ridotto, raggiungimento del
piacere.
Il punto G e l'eiaculazione femminile
Un altra differenza con gli uomini è che le donne non eiaculano, anche
se si bagnano con delle sostanze fluide che servono per lubrificare la
vagina, facilitando la penetrazione. Vi sono tuttavia alcuni scienziati
che non escludono che, in alcune donne, non vi sia una semplice
lubrificazione, ma l'emissione di un abbondante liquido durante
l’eccitazione sessuale, come se si fosse in presenza di una vera e
propria "eiaculazione femminile".
Non è un concetto del tutto nuovo: nel Kama Sutra, ad esempio, si
parlava del “seme” delle donne, ma in seguito ne parlò anche il medico
greco Ippocrate. Dopo tanti anni è difficile capire con precisione a
cosa essi si riferissero questi testi e valutare, con criteri
scientifici moderni, se ci si riferiva alle semplici secrezioni
vaginali, o a qualcosa di simile a quanto avviene nell'uomo.
Un'altra teoria, più attuale, ma non recente (risale agli anni cinquanta
del secolo scorso) riempie ancora pagine e pagine di giornali, in cui
scienziati di diverso orientamento dibattono e discutono fra chi
vorrebbe questa teoria provata dall'osservazione scientifica e chi la
considera semplicemente una bufala: stiamo parlando del punto G. G sta
per Gräfenberg, Ernst Gräfenberg, il medico tedesco che per primo si
interessò di orgasmo ed eiaculazione femminile in uno studio pubblicato
nel 1950 su The International Journal of Sexology.
Secondo il medico tedesco, nel momento più intenso dell’orgasmo, così
come avviene nell'uomo, vi sarebbe un'emissione di liquidi tale da
richiedere l’applicazione di un assorbente, per evitare che le lenzuola
del letto si bagnino. Non una semplice lubrificazione dunque.
Gräfenberg, per la verità, non fu preso molto sul serio: si pensò ad
esempio che il fenomeno da lui osservato fosse una forma di incontinenza
urinaria (che potrebbe accentuarsi durante un rapporto sessuale). Ci
sono però sull'argomento non solo osservazioni mediche, ma anche
testimonianze di donne, le quali sostengono che il tipo e il colore del
liquido prodotto dai loro organi genitali può essere molto variabile:
bianchissimo o più scuro, così come limitarsi a poche gocce, o arrivare
a un quarto del contenuto di una tazza.
Nel 1981, i sessuologi americani Beverly Whipple e John Perry
pubblicarono il caso clinico di una donna che si era sottoposta
all’osservazione della sua risposta sessuale, in laboratorio. La donna
veniva stimolata dal marito, fino a che non raggiungeva l’orgasmo,
rilasciando appunto una notevole quantità di liquido. I ricercatori
poterono riscontrare che
il liquido prodotto proveniva dall’uretra, il canale che conduce l’urina
dalla vescica verso l’uscita. Poteva dunque trattarsi di semplice urina?
L' analisi della sostanza dimostrò che il liquido conteneva urea e
creatinina, sostanze effettivamente contenute nell’urina, ma il liquido
non era sicurament "urina". In più, nelle sostanze emesse da questa
donne, era presente un antigene specifico della prostata (PSA).
Come si sa, la prostata è un organo specificamente maschile: grande come
una noce, pesa circa 23 grammi. Essa circonda l’uretra come una
ciambella ed è racchiusa in uno strato di sostanza fibromuscolare che si
contrae durante l’eiaculazione dell'uomo, per permettere la fuoriuscita
del liquido prostatico nell’uretra, dove poi si mescola con gli altri
componenti dello sperma.
In alcune donne è dunque presente del tessuto prostatico (ghiandole di
Skene, o ghiandole parauretrali, recentemente rinominate “prostata
femminile“) che varia in misura e forma. Quando è presente, questo
tessuto circonda l’uretra, ed è adiacente alla vagina. Ebbene, per molti
scienziati questa sarebbe esattamente la collocazione del punto G, cioè
la parte della vagina che sembrerebbe più sensibile alla stimolazione.
Uno degli studi più interessanti condotti sulla così detta "eiaculazione
femminile" è stato pubblicato nel 2007 da un team di ricercatori guidati
da Florian Wimpissinger, un urologo austriaco che lavora presso il
Rudolfstiftung Hospital di Vienna (vedi The Journal of Sexual Medicine,
vol 4, p 1388).
In questo studio sono stati presi in esame i casi di due donne di circa
quaranta anni le quali, durante l’orgasmo, espellevano una significativa
quantità di liquidi. Le donne accettarono di masturbarsi in laboratorio,
per permettere ai ricercatori di analizzare le sostanze emesse a seguito
dell'orgasmo. Si è visto, anche in questo caso, che chimicamente si
trattava di un liquido diverso dall’urina, ma con un alto livello di PSA
ed altre componenti molto simili a ciò che è contenuto nell’eiaculato
maschile. Entrambe le donne avevano grandi ghiandole prostatiche.
Inserendo un tubicino flessibile con una telecamera nell’uretra, i
ricercatori hanno potuto osservare un condotto, proprio all’inizio del
canale uretrale.
Una spiegazione non fantascientifica a queste osservazioni potrebbe
essere questa: gli uomini e le donne sono geneticamente molto simili
nello stadio fetale e le differenze cominciano a mostrarsi nei
successivi livelli di sviluppo, già durante la gestazione, producendo
dei feti maschi o femmine, i quali conservano alcune caratteristiche
dell’altro sesso, anche se non hanno una funzione fisiologica. I
capezzoli negli uomini sono un esempio di residuo dello stato iniziale
di indifferenziazione. Allo stesso modo, in alcune donne potrebbe
rimanere un residuo di tessuti prostatici maschili, che potrebbero
influenzare la funzione orgasmica, sia nella stimolazione, sia
nell'orgasmo.
L'eccitazione sessuale
Alcuni ricercatori dell’ Università della California del Sud e della
Yale University hanno studiato il grado di soddisfazione nella vita
sessuale in soggetti sopravvissuti ad un cancro alla cervice, che
avevano subito un intervento di ovariectomia.Si è visto così che nella
donna non sono le componenti ormonali a produrre la soddisfazione
sessuale, ma gli aspetti psicologici. Nello studio infatti, la maggior
parte delle donne che avevano subito l’asportazione dell’utero
lamentava, dopo l’operazione, di aver perduto il desiderio sessuale:
secondo questa ricerca però già sei anni dopo l’intervento la sessualità
tornava ad essere centrale nella vita di queste donne.
Ciò significa, in altre parole, che l'intervento di asportazione degli
organi sessuali interni femminili non determina un calo assoluto di
desiderio sessuale, o l’impossibilità di provare ancora degli orgasmi; e
questo a prescindere dall'età o dal periodo in cui l’intervento è stato
fatto. La particolarità nell'eccitazione sessuale è proprio questa: vi
sono delle componenti non-ormonali nell’interesse e nella soddisfazione
sessuale femminile.
(E per questo sarà ben difficile che, nelle donne, una pillola blu possa
far tornare il desiderio perduto).
In caso di anorgasmia
Quando non si riesce a provare l'orgasmo occorre anzitutto sottoporsi ad
una visita ginecologica, per verificare eventuali problemi di tipo
organico. Una volta esclusa questa componente, va indagata la sfera
psicologica e relazionale. Sono presenti dei traumi infantili? Il tipo
di educazione ricevuta era particolarmente rigida e sessuofobo? Che
rapporto si ha con l'autoerotismo? Il partner ha una discreta
esperienza, o comunque si mostra disponibile a cambiare i suoi metodi di
stimolazione, se gli viene detto che sono inefficaci? Una terapia
psicosessuale potrebbe essere utile per indagare su tutti questi
aspetti, oltre che per permettere alla donna di apprendere alcuni
specifici esercizi perineali e una tecnica di rilassamento: del resto,
se non ci si riesce a rilassare e si è prede di pensieri invasivi ed
interferenti, è difficile trovare la giusta concentrazione.
A questa conclusione è giunto uno studio recente, pubblicato sul Journal
of Sexual Medicine, il quale ha scoperto che le tecniche di meditazione
e lo yoga possono migliorare il livello del desiderio sessuale e la
qualità orgasmica. Lori A. Brotto, Michael Krychman e Pamela Jacobson,
autrici dello studio, ritengono che il loro studio dovrebbe essere preso
seriamente in considerazione dalla medicina occidentale, che è portata a
cercare sempre un farmaco, per risolvere qualsiasi tipo di problema.
Il dolore
Molte donne non raggiungono il piacere perché durante il rapporto ciò
che provano è soprattutto dolore. Il fenomeno riguarda il 15-19% delle
donne in età fertile (Lauman et al.,1999), fino a raggiungere il 33-39%
(Graziottin, 2004) di quelle in post-menopausa
Sebbene sia una condizione molto frequente, poche donne ne parlano.
Spesso il dolore ed il disagio provati durante il coito vengono
interpretati dalle donne come un loro "naturale" disinteresse verso il
sesso.
E’ importante allora sapere che in questi casi si tratta di una
disfunzione sessuale chiamata “dispareunia“, la quale può avere diverse
origini (epistomia dopo il parto, endometriosi, atrofia vaginale da
menopausa, infezioni vaginali, carenza di estrogeni, uso di farmaci
antidepressivi o antipsicotici, malattie della pelle, infiammazione
della vescica, ecc.).
Che fare quando si prova dolore? La prima cosa da fare è rendersi
pienamente conto che il dolore durante il rapporto sessuale non è
normale e dunque va opportunamente curato.
Poi occorre parlarne col proprio ginecologo: anche qui, una volta che le
cause organiche siano state diagnosticate e curate, se il problema
persiste, va intrapresa la strada della consulenza psico-sessuale.
Fonti:
Moalem Sharon, Everything you always wanted to know about female
ejaculation (but were afraid to ask) NewScientist, 2009
Jennifer Beal, Wiley-Blackwell Women Who Are Sexually Satisfied Have
Better General Well-Being And More Vitality, Medical News Today, 2009
Law Sally Yogis have better sex, study finds, Msnbc 2008
Fiona Macrae Bad luck bimbos: Intelligent women have better sex, study
reveals, Daily Mail 2009
Howard P. Greenwald, Ruth McCorkle. Journal of Women's Health. July
2008, 17(6): 955-963. doi:10.1089/jwh.2007.0613 Liebertonline
Psicolinea 2010
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