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Disfunzione erettile
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di G. Balercia
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La disfunzione erettile (impotenza) è
l'incapacità di raggiungere e/o mantenere un'erezione sufficiente per un
rapporto sessuale soddisfacente. Può comparire in tutte le decadi di
vita, dal termine della pubertà alla vecchiaia; per alcuni uomini può
essere un problema occasionale, per altri un problema frequente. E'
importante sottolineare che avere una disfunzione erettile non significa
non essere capaci di avere un orgasmo o un'eiaculazione o non essere
fertili.
I meccanismi patogenetici responsabili della disfunzione erettile
(impotenza) sono molteplici, ma prima di prenderli in considerazione è
ben fare una breve riflessione sulle basi anatomo-fisiologiche
responsabili dell'erezione. Il pene è essenzialmente costituito da tre
colonne di tessuto erettile: i due corpi cavernosi ed il corpo spongioso,
quest’ultimo ubicato inferiormente, tra i corpi cavernosi. La base
strutturale del sistema erettile è costituita da un complessa rete
vascolare sinusoidale supportata da un tessuto fibrillare elastico che,
in erezione, può essere allungato fino a quattro volte rispetto alla
condizione basale. I corpi cavernosi sono avvolti da una membrana
fibrosa, detta albuginea, la cui inestensibilità è fondamentale per il
raggiungimento della rigidità peniena.
Durante l'eccitazione sessuale,
il sistema vascolare sinusoidale che costituisce i corpi cavernosi e spongioso viene riempito di sangue in virtù di un iperafflusso di sangue
arterioso e di un blocco del deflusso venoso, il tutto grazie ad un
complesso gioco di microsfinteri vascolari. In questo modo il sangue
arterioso giunto nei corpi cavernosi e spongioso viene "intrappolato"
all’interno, determinando quindi l'erezione peniena. Successivamente, il
rilasciamento degli sfinteri venosi determinerà il deflusso di sangue
dalle strutture erettili, quindi la loro detumescenza ed il ritorno del
pene allo stato di flaccidità. E’ importante sottolineare come alla base
del meccanismo erettivo ci sia una stretta sinergia tra il sistema
nervoso centrale (dove nasce il desiderio attraverso le sensazioni
visive, tattili, olfattive e psicogene) e il sistema vascolare, previa
integrità dello stesso e delle vie nervose periferiche ed un adeguato
ambiente ormonale.
Un qualsiasi fattore perturbativo (neurologico, vascolare, ormonale,
metabolico, psicogeno), agente su uno o più meccanismi implicati, può
provocare problemi di erezione (impotenza). E’ inevitabile che
l’invecchiamento comporti una progressiva perdita di efficacia dei
sofisticati sistemi che inducono l’erezione e quindi un certo grado di
disfunzione erettile (impotenza) rappresenta un fenomeno parafisiologico
nell’età avanzata. Esistono tuttavia una serie di fattori di rischio
che, a prescindere dall’età, si associano alla disfunzione erettile
(impotenza).
Vengono di seguito ricordati i più comuni:
- malattie vascolari e cardiovascolari (es. cardiopatia ischemica) e
fattori di rischio ad esse correlate come ipertensione arteriosa e
dislipidemie
- diabete mellito (la prevalenza di disfunzione erettile nella
popolazione diabetica è circa tre volte superiore rispetto alla
popolazione non diabetica e insorge più precocemente, fino 10-15 anni
prima)
- obesità
- sedentarietà (al contrario, una discreta attività fisica giornaliera
risulta essere protettiva nei confronti dello sviluppo della disfunzione
erettile);
- fumo, principalmente di sigaretta (autorevoli studi hanno evidenziato
che il fumo raddoppia il rischio di sviluppare disfunzione erettile
moderata/severa)
- abuso cronico di alcol e droghe
- alcune classi di farmaci di comune uso psichiatrico o internistico
(possono indurre e/o aggravare una disfunzione erettile)
- patologie neurologiche ( in particolare la sclerosi multipla e lesioni
midollari di varia natura) e psichiatriche
- interventi chirurgici e radioterapici sulla pelvi (es. la
prostatectomia radicale è la causa più frequente di disfunzione erettile
- insufficienza renale ed epatopatie
Tra i fattori psicogeni, rientrano principalmente le situazioni di ansia
e/o depressione (componente intrapsichica) oltreché problemi di coppia
(componente relazionale). E’ bene sottolineare una condizione
particolare, quella dell'ansia da prestazione, che può determinare
un'inibizione dell'erezione spesso in seguito a uno o più precedenti
episodi di fallimento. A tal proposito si dovrà tenere conto che una
componente psicogena negativa si instaurerà comunque nel maschio con
disfunzione erettile (impotenza), indipendentemente dal fatto che la
causa iniziale sia organica.
E’ chiaro a questo punto che un corretto inquadramento diagnostico del
paziente con deficit erettile deve tener conto sia della componente
organica, sia della componente intrapsichica del paziente e della sua
componente relazionale con la partner.
L’iter diagnostico dovrà ruotare
su queste situazioni. La prima visita dall’Andrologo Medico (Endocrinologo-Andrologo)
si fonda su:
- un’accurata anamnesi generale, allo scopo di ricavare una serie di
utili informazioni per inquadrare la genesi del disturbo
- un’anamnesi sessuologia specifica, per inquadrare le relazioni
affettive e sessuali del paziente, la componente emotiva con cui viene
affrontata la situazione, (tensioni e ansie, prestazionali e/o
relazionali)
- la somministrazione di questionari a intervista o self-report (la
nostra Clinica utilizza preferienzialmente il S.I.E.D.Y., un’intervista
strutturata che permette l’identificazione e la quantificazione dei tre
momenti patogenetici fondamentali della disfunzione erettile:
l’organico, l’intrapsichico ed il relazionale)
- un esame obiettivo generale (inclusi i polsi periferici) e
dell’apparato genitale, con particolare riguardo a volume e morfologia
testicolare, peniena e prostatica, ed eventuali altre anomalie
anatomiche
- accertamenti laboratoristici di I livello per valutare i principali
parametri metabolici e ormonali (glicemia basale ed eventualmente
post-prandiale, profili lipidico, eventuale funzionalità epatica e
renale, testosterone totale e libero, LH, FSH, prolattina, TSH)
- ecografia della regione genitale
Se dagli accertamenti di I livello emergono cause organiche (es.
diabete, ipertensione, vasculopatie, o endocrinopatie), il paziente è
avviato sia ad una terapia eziologica specifica (mirante a correggere i
fattori di rischio) e, se necessario, all’eventuale approfondimento
diagnostico di II livello per la disfunzione erettile (impotenza) come
per es. la valutazione vascolare peniena all’eco-Color Doppler prima e
dopo iniezione intracavernosa di sostanze vasoattive (PGE1) ed infine
eventualmente ad una terapia specifica per la disfunzione erettile
(impotenza). Se invece dagli accertamenti diagnostici di I livello
emerge una preponderante componente primitiva psicogena, si potrà
prendere in considerazione una terapia sessuale individuale o/e di
coppia.
La terapia farmacologica più utilizzata è costituita dagli inibitori
della PDE-5 (5-fosfodiesterasi). Si tratta di una categoria di farmaci
il cui meccanismo di azione prevede l’inibizione dell’enzima che degrada
il GMP ciclico, mantenendo nel tempo il rilassamento della muscolatura
liscia dei corpi cavernosi e quindi l’erezione. In termini meno tecnici,
si tratta di un principio farmacologico che sfavorisce la perdita
dell’erezione, facilitando quindi la stessa. E’ implicito in tale
affermazione che, ai fini dell’espletamento dell’attività sessuale,
vengano attivate le normali procedure innescanti l’erezione stessa
(desiderio sessuale, preliminari, ecc.), con mantenimento della normale
sequenza che caratterizza l’atto sessuale umano. Questi farmaci
risultano quindi rispettosi della procettività e delle altre
caratteristiche della nostra sessualità. Tale precisazione si rende
necessaria, dato che a volte i pazienti o le loro partners rifiutano
l’approccio farmacologico perché percepito innaturale. In realtà non è
così; se manca il desiderio, l’attrazione verso la partner, insomma il
“gioco” sessuale, il farmaco non funziona.
Qualora il paziente si trovi in una situazione di franco ipogonadismo (
con livelli di testosterone totale inferiori a 8 nmol/l), questa
situazione dovrà essere corretta mediante la somministrazione di
testosterone mediante preparati a lento rilascio (per via intramuscolare
o transdermica). In difetto di un adeguato ambiente androgenico, la
libido è ridotta ed alcuni meccanismi implicati nell’erezione risultano
deficitari, con alto rischio di insuccesso in caso di somministrazione
degli inibitori della PDE5.
In caso di inefficacia della terapia orale o di impossibilità
all’utilizzo della stessa, l’opzione terapeutica alternativa è la
somministrazione in sede intracavernosa di un farmaco (ProstaglandinaE1)
che provoca l’erezione tramite l’attivazione dell’ AMP ciclico. Il suo
utilizzo richiede un addestramento specifico del paziente circa le
modalità di iniezione e l’ottimizzazione personale del dosaggio, pena
l’inefficacia o l’eccesso di risposta, situazione questa che porta a
complicanze quali erezioni prolungate e dolorose (priapismo).
Va sottolineato che l’approccio farmacologico non dovrebbe essere
incentivato oltre il necessario, dato il potenziale rischio di innescare
una sorta di farmaco-dipendenza psicogena nel paziente stesso. Non è
infrequente infatti, soprattutto nelle forme di disfunzione erettile
(impotenza) su base primitivamente psicogena, che una corretta
valutazione diagnostica costituisca è di per sé un atto terapeutico
tramite la ridefinizione del problema.
In conclusione, il miglior presidio terapeutico per la disfunzione
erettile è quello che deriva da un inquadramento diagnostico globale del
disturbo fatto da uno specialista andrologo (un’attenta analisi del
paziente, delle sue abitudini di vita, della sua relazione di coppia,
del suo stato di salute generale ed un appropriato iter diagnostico).
Anche la strategia terapeutica è materia specialistica dell’Andrologo
Medico, sulla base dei dati clinici, laboratoristici e strumentali
ottenuti dopo un appropriato iter diagnostico.
G. Balercia
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Il Dr. G.
Balercia, responsabile del settore di Andrologia Medica e del
Laboratorio di Andrologia e Genetica dell’Infertilità Maschile presso la
Clinica di Endocrinologia dell’Az. Ospedali Riuniti di Ancona –
Università Politecnica delle Marche è a disposizione per eventuali
ulteriori chiarimenti in merito all’argomento trattato. Gli eventuali
quesiti potranno essere proposti al seguente
indirizzo e.mail:
g.balercia@ao-umbertoprimo.marche.it
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