In genere, quando si parla di
desiderio sessuale femminile, lo si fa per parlare di due opposti, o di
un desiderio estremo, morboso e ossessivo, comunemente definito
”ninfomania”, oppure per indicare la mancanza di desiderio, ovvero la
così detta "frigidità" (più correttamente chiamata "disturbo da
desiderio ipoattivo"). Il desiderio sessuale "normale", non patologico,
della donna, è in genere poco trattato.
Eppure, diversi studi hanno dimostrato che la donna è sensibile agli
stimoli sessuali tanto quanto l'uomo, se non addirittura di più,
specialmente durante il periodo dell'ovulazione.
Se le donne sono maggiormente stimolate dalle parole, dalle atmosfere,
dalle attenzioni volte alla loro bellezza, gli uomini sembrano
maggiormente intrigati dalla vista e, soprattutto, dall'esperienza
tattile.
Masters e Johnson hanno teorizzato quattro fasi in sequenza, che
descrivono l'eccitazione sessuale e vanno dall'eccitamento alla
risoluzione del rapporto: i due pionieri della ricerca sessuologica
tuttavia hanno completamente omesso la fase del desiderio, che
normalmente precede la stessa eccitazione.
La sessuologa americana Helen Kaplan al contrario, nel suo modello
considera tre fasi: desiderio, eccitamento, piacere. In un certo senso
dunque, secondo questo modello, non è possibile arrivare all'eccitazione
se non si prova prima del desiderio. Ed è proprio questo il "problema"
principale delle donne: poche infatti sentono il "desiderio" e per
questo poco fanno per soddisfarlo.
Secondo Freud vi sarebbe una spiegazione a tutto ciò, originata dalla
scoperta della bambina di essere priva di pene. La mancanza di questo
organo la farebbe sentire inadeguata e le farebbe perdere interesse
nella sessualità.
Quando il desiderio sessuale è considerato "eccessivo" si parla di
"ninfomania" (dal greco nymphè, νύμφη: ninfa, sposa e mania μανία:
passione intensa, follia). E' un termine decisamente desueto, visto che
è stato usato per molto tempo, prima della rivoluzione sessuale del
secolo scorso, la quale cambiò definitivamente le abitudini sessuali
femminili e con esse anche molti luoghi comuni.
Il termine "ninfomania" risale al 1771 e fu coniato dal medico francese
J. D. T. de Bienville, il quale lo utilizzò come titolo per il trattato
La Nymphomanie (sottotitolo: Traité de la fureur utérine). Oggi l'idea
che si potesse parlare di "furore uterino" fa un po' ridere, in quanto
si sa che l'eccitazione sessuale non è solo un istinto animalesco, ma ha
anche molto a che fare con la cultura; inoltre è ormai appurato che gli
organi dell'eccitazione sessuale femminile non sono affatto
nell'utero... All’epoca però i medici (peraltro tutti uomini), sapevano
ben poco della fisiologia e della psicologia femminile, quindi ciò che
sostenevano erano teorie di archeomedicina risalenti niente meno che a
Galeno (II sec. D.C.).
Il ‘furore uterino’ era sicuramente considerato una grave patologia
femminile, visto che poteva produrre l'infedeltà della propria donna,
oppure il rifiuto di una sana vita matrimoniale, della maternità, ecc.
Le basi della vita sociale sarebbero state dunque fortemente minate da
una donna eccessivamente interessata al sesso: per questo le "ninfomani"
venivano spesso allontanate, considerate come come pazze o devianti.
La classificazione medica " ninfomania" comunque, essendo fortemente
legata ai pregiudizi sulla sessualità femminile e al ruolo della donna
nella società, ha faticato a sparire dai testi di medicina: è stata
dapprima considerata una ‘deviazione sessuale’ ( nel DSM, manuale
diagnostico degli psichiatri del 1951), poi definita ‘disturbo sessuale’
(DSM III, 1980), quindi ‘dipendenza sessuale’ (DSM III R) capace di
interferire pesantemente nella vita di tutti i giorni della paziente,
compromettendo la sua vita lavorativa e di relazione. Infine, la
ninfomania è stata definitivamente (?) cancellata dall’odierno DSM IV,
visto che la psichiatria sembra essersi convinta che non vi sono prove
scientifiche di una patologia psichiatrica specificamente femminile,
legata alla frequenza dei rapporti sessuali
Quanto alla mancanza di desiderio, i fattori che la determinano possono
essere molteplici: la libido, ad esempio, tende completamente a sparire
in seguito ad un trauma particolarmente stressante per la persona, sia
dal punto di vista fisico che emotivo. (Questo trauma potrebbe essere un
incidente, un parto difficile, una violenza, un evento naturale come un
terremoto ecc.)
Nei primissimi momenti dopo il trauma ci si sente storditi, frastornati,
come estraniati da quanto avviene intorno a sé, come se si stesse
vivendo un brutto sogno: il desiderio sessuale in queste condizioni
semplicemente sparisce e questo accade naturalmente sia agli uomini che
alle donne, ma spesso più a queste ultime, essendo più facilmente
impressionabili, o portate a sentirsi impotenti di fronte a situazioni
che non riescono a gestire.
Quando si è traumatizzati, oltre al forte calo della libido vi sono
spesso anche delle disfunzioni sessuali, come anorgasmia (o disfunzioni
erettili per l'uomo), oltre che altri disturbi, che vanno dall’insonnia
alla stanchezza estrema, alla mancanza di concentrazione, problemi della
memoria, stati confusivi, mal di testa, cambiamenti nell’appetito,
palpitazioni ecc.
Tra i vari traumi possiamo sicuramente includere quello causato dagli
interventi chirurgici particolarmente invasivi e pertanto l'isterectomia
(asportazione dell'utero) che è già un trauma di per sé, può avere
effetti ancora più devastanti sulla libido femminile, in quanto conduce
una donna in pochi minuti alla menopausa, processo che altrimenti
avverrebbe nel corso di diversi anni.
Un calo del desiderio sessuale subito dopo l'intervento dunque è
considerato naturale, anche se poi, con il tempo, le cose sembrano
cambiare. Nelle donne sottoposte a questo tipo di intervento chirurgico
si è visto infatti che non ha rilevanza l’età o il tempo in cui
l’intervento è stato fatto, riguardo alla possibilità di provare piacere
sessuale. Secondo uno studio (Howard P, 2008) le donne che hanno subito
la sola isterectomia (senza togliere le ovaie) a distanza di tempo hanno
addirittura maggiore desiderio sessuale di un gruppo di controllo,
composto da donne non operate. Le donne cui erano state tolte anche le
ovaie invece mostravano di avere minore desiderio sessuale rispetto ai
gruppi di controllo (a causa della mancanza di lubrificazione vaginale
prodotta dalla mancanza di ormoni), ma non per questo erano meno
sessualmente attive di donne cui non erano state asportate le ovaie.
Questo può dipendere dal fatto che la sessualità viene comunque a
soddisfare un bisogno di intimità affettiva, o anche che le donne spesso
accettano di avere rapporti sessuali con il proprio compagno, per
soddisfare il suo desiderio.
In uno studio del 2008 (Davis S. et al.) è stato esaminato un campione
di donne in periodo post-menopausale le quali affermavano di avere un
reale problema sessuale a causa della loro mancanza di desiderio. A
circa 800 di esse sono stati dunque forniti dei cerotti che rilasciavano
quotidianamente delle dosi diverse di testosterone (alte o basse),
oppure dei cerotti che non rilasciavano nulla, il cui scopo era quello
di creare un effetto-placebo. Dopo un anno di ”cura” con questi certotti
è emerso che solo le donne che avevano ricevuto alte dosi di
testosterone potevano affermare di aver rilevato un ”modesto ma
significativo” miglioramento nelle loro vita sessuale. Questo si
traduceva nel fatto che invece di avere un rapporto ogni due settimane,
esse ne avevano avuto uno alla settimana. Questo scarso risultato,
seppure considerato statisticamente significativo, aveva però portato
con sé numerosi effetti collaterali, dall'irsutismo al cambiamento del
tono della voce, alla perdita dei capelli, l'emicrania ecc... Non
sembrerebbe dunque credibile che, nelle pillole blu o nei cerotti, si
potrà trovare il sistema per stimolare il desiderio femminile.
Uno studio recente (Jan Shifren, 2008), basato su 31.000 donne, ha
indagato la vita sessuale di un campione di donne dai 18 anni in su: il
43 per cento di loro ha riferito di avere almeno un problema in ambito
sessuale, ma solo il 12 per cento ha ammesso di essere veramente
preoccupata per questo. Verrebbe da chiedersi, vista l'entità della
risposta, se effettivamente si tratti di "calo della libido" per 43
donne su 100, o se si possa generalizzare il concetto che, fra le donne,
sia "normale" avere uno scarso desiderio sessuale. (Nello stesso studio
si evidenza come nella fascia 45-64 il desiderio tocchi il minimo
storico).
Forse il concetto di soddisfazione sessuale femminile è semplicemente
più complesso di quello maschile e non dovrebbe essere ad esso
paragonato, viste anche le tante componenti non-ormonali che lo
determinano. La maggiore importanza che assume la psicologia rispetto
alla biologia infatti, nella donna, potrebbe spiegare meglio la
"disfunzione" chiamata desiderio sessuale ipoattivo (o HSDD, hypoactive
sexual desire disorder). Molto di più conta infatti, nella donna, il
tipo di relazione col partner, lo stile di vita, l'autostima, la
situazione socio-economica ecc. che non gli ormoni.
Non solo le ricerche, ma anche l'esperienza clinica dimostra che molte
donne, pur avendo rapporti sessuali che si concludono con un orgasmo,
non per questo ritengono "soddisfacente" la propria vita sessuale: le
donne, per dirsi davvero eccitate, devono sentirsi tali non solo nel
corpo, ma anche nella mente, nel cuore, nello spirito.
Non si può parlare di desiderio sessuale femminile dunque come se fosse
una semplice reazione meccanica ad uno stimolo, come si farebbe per gli
uomini. Questo problema è di difficile soluzione per la ricerca
scientifica e, in questo caso, sessuologica, la quale osserva, studia e
registra con maggiore facilità l’eccitazione del pene, l’atto
penetrativo e il relativo orgasmo nell’uomo, che non gli stessi processi
in un organismo femminile, dove tutto è più celato e spesso difficile da
misurare.
Il desiderio femminile dunque resta fondamentalmente un mistero: sia
quando ce n'è troppo, sia quando ce n'è troppo poco... Torna utile
dunque la riflessione di Oscar Wilde il quale sull'argomento diceva:Ci
sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e...
soddisfarlo!
Fonti
Susan R. Davis, M.D., Ph.D., Michele Moreau, M.D., Robin Kroll, M.D.,
Céline Bouchard, M.D., Nick Panay, M.D., Margery Gass, M.D., Glenn D.
Braunstein, M.D., Angelica Linden Hirschberg, M.D., Ph.D., Cynthia
Rodenberg, Ph.D., Simon Pack, Ph.D., Helga Koch, Ph.D., Alain Moufarege,
M.D., John Studd, M.D., for the APHRODITE Study Team Testosterone for
Low Libido in Postmenopausal Women Not Taking Estrogen, The New England
Journal of Medicine,
Volume 359, 2005-2017, 6 Novembre 2008, numero 19
Testosterone patches for female sexual dysfunction. Drug and
Therapeutics Bulletin. Published online March 2009 © BMJ Publishing
Group Limited (”BMJ Group”) 2009
Shifren, Jan L. MD; Monz, Brigitta U. MD; Russo, Patricia A. PhD;
Segreti, Anthony PhD; Johannes, Catherine B. PhD,Sexual Problems and
Distress in United States Women: Prevalence and Correlates,
Obstetrics & Gynecology November 2008 - Volume 112 - Issue 5 - pp
970-978<
Howard P. Greenwald, Ruth McCorkle. Journal of Women’s Health. July 1,
2008, 17(6): 955-963. doi:10.1089/jwh.2007.0613.
Psicolinea 2010
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