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La bisessualità
consiste nella ‘potenzialità’ di sentirsi attratti (e di stabilire
delle relazioni affettive o sessuali) con persone di entrambi i sessi.
La ‘potenzialità’ non significa naturalmente che poi queste relazioni
vengano effettivamente stabilite nella realtà. Il livello di attrazione
del/della bisex per soggetti di sesso maschile o femminile può non
essere esattamente lo stesso, nel senso che potrebbe essere sbilanciato
verso una parte o verso l’altra, anche a seconda del periodo vissuto e
degli incontri avuti.
Il bisessuale infatti si sente attratto/a dalla persona in quanto tale,
a prescindere dal genere sessuale cui essa appartiene.
Molte persone, pur sentendo attrazione e fantasie erotiche nei confronti
di entrambi i sessi, non passano mai all’atto, rimanendo fedeli alla
scelta fatta, eterosessuale o omosessuale. Allo stesso modo, vi sono
persone che, pur avendo di fatto rapporti con soggetti di entrambi i
sessi, non si considerano bisessuali.
Secondo le comunità bisessuali (vedi citazione di alcuni siti in
appendice) l’orientamento sessuale, così come la vita stessa, è qualcosa
di dinamico, che cambia e si modifica nel corso del tempo, per cui un
periodo di bisessualità può rappresentare una fase di confusione, di
incertezza, che si risolve definitivamente nel breve periodo, ma può
anche rappresentare un momento di cambiamento importante per la persona,
visto che porterà effetti e conseguenze sull’organizzazione stessa della
propria vita. In alcuni casi invece la fase bisessuale può essere un
periodo di transizione, che porta verso l’omosessualità.
Su questo tema, anche in ambito scientifico, il dibattito è ancora
acceso. Ad esempio, ci si domanda ancora se bisessuali si nasce o si
diventa. Alcune teorie, di tipo organicistico, indirizzano verso le
influenze ormonali nel periodo fetale, oppure spiegano la cosa come il
permanere nell’individuo di alcuni elementi dello stadio evolutivo
iniziale, che all’origine è indifferenziato; altre teorie, più orientate
verso le scienze umane, insistono invece sul processo di
socializzazione, sui modelli ricevuti, sulle esperienze avute,
specialmente in età infantile.
Freud parlò, con grande scandalo per quel tempo, del bambino ‘perverso
polimorfo’, cioè con la potenziale possibilità di avere ogni tipo di
attività sessuale e che, solo attraverso l’educazione e la cultura fa
poi una scelta più definita.
Freud
scrive infatti: “Un certo grado di
ermafroditismo
anatomico è proprio della normalità:
in nessun individuo di normale formazione maschile o femminile mancano
le tracce dell’apparato dell’altro sesso che, o continuavano a
sussistere, senza avere una funzione, come organi rudimentali oppure
sono state trasformate per assumere altre funzioni”. Ed ancora : “ la
proporzione con cui il maschile ed il femminile si intrecciano
nell’individuo è soggetta ad oscillazioni assai rilevanti”.
Il padre della psicoanalisi prende ad esempio
gli antichi Greci: “Tra i greci,
presso i quali gli uomini più virili appaiono fra gli invertiti, è
chiaro che non il carattere virile del fanciullo, ma la sua prossimità
fisica alla donna, come anche le sue qualità psichiche femminili - la
timidezza, il ritegno, il bisogno di imparare, di essere aiutato-
accendevano l’amore dell’uomo. Divenuto uomo, il fanciullo cessava di
essere oggetto sessule per l’uomo e magari diventava egli stesso un
pederasta. In questo caso dunque l’oggetto sessuale, come in molti casi,
non è lo stesso sesso, bensì l’unione dei caratteri dei due sessi, quasi
il compromesso fra un impulso che richiede l’uomo ed un altro che
richiede la donna, ferma restando la condizione della virilità del corpo
(dei genitali), per così dire il rispecchiamento della propria natura
bisessuale”.
Sull’argomento bisessualità non vi sono moltissime ricerche: possiamo
però fare riferimento agli studi di
Kinsey,
condotte fra il 1940 ed il 1950, il quale ipotizzava che circa il 15-25%
delle donne e il 33-46% degli uomini potevano essere bisessuali.
Kinsey fece anche una scala, per diversificare i vari gradi di
bisessualità:
0. Completamente eterosessuale
1. Eterosessualità predominante, con qualche sporadico rapporto
omosessuale
2. Eterosessualità predominante, ma con una chiara storia omosessuale
3. Eterosessualità ed Omosessualità allo stesso livello
4. Omosessualità predominante, ma con una chiara storia eterosessuale
5. Omosessualità predominante, con qualche sporadico rapporto
eterosessuale
6. Completamente omosessuale
La scelta
sessuale del bisex, contrariamente a quanto si crede, non interessa
SEMPRE contemporaneamente sia partner maschili sia femminili, ma è del
tutto casuale: questo significa che possono aver luogo relazioni
monogame, anche di lungo termine, con soggetti dello stesso sesso, o del
sesso opposto. Come gli eterosessuali, anche i bisessuali possono avere
una relazione monogama con un/una partner, per poi tradirlo/a
occasionalmente con un’altra persona, che in questo caso può essere sia
uomo che donna. A volte il bisessuale può dare vita ad una relazione a
tre, con un uomo ed una donna come partners allo stesso tempo, spesso
senza che i due soggetti siano consapevoli dell'esistenza dell'altro/a.
Dichiararsi
bisessuali non è facile: come per gli omosessuali, vi sono nei loro
confronti molti pregiudizi; si rischia di perdere i propri affetti, le
proprie amicizie, il lavoro ed i figli, in caso di separazione.
L’AIDS poi ha colpito duramente la comunità bisessuale, in quanto questi
soggetti sono stati, giustamente o ingiustamente, accusati di
trasmettere l’HIV dai gay agli eterosessuali. Queste accuse hanno
generato delle discriminazioni, che hanno convinto la comunità bisex a
scendere in campo e a rendersi più ‘visibile’, come i gay e le lesbiche,
per difendere i propri diritti.
I rapporti con i gay e le lesbiche peraltro non sono sempre ottimali, in
quanto gli omosessuali ritengono spesso i bisessuali delle persone che
tendono a reprimere i propri reali desideri e che tendono a nascondersi
per non voler affrontare la diversità e violare così la norma sociale.
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