E’ un
termine latino, che significa ‘desiderio’. Qui spiegherò il concetto
come lo descrisse Freud, ma vorrei precisare che, nella letteratura
psicoanalitica, il termine può essere interpretato almeno in due modi:
secondo Freud o secondo Jung. Il seguace di Freud infatti, quando si
allontanò dal suo maestro, dette della libido un’altra
interpretazione, definendola: l’energia psichica generale, presente in
tutto ciò che è appetitus o verso cui si tende - dunque un’energia si,
ma non necessariamente sessuale -). Più di ogni altra divergenza di
opinione, a separare ancor oggi i seguaci di Freud da quelli di Jung è
soprattutto questo concetto della libido. (Quando Jung ne dette la
ridefinizione di ‘energia vitale umana generale’, Freud commentò: “Si
rinuncia a tutti i risultati dell’osservazione psicoanalitica
raggiunti fino ad oggi se, seguendo C.G. Jung, si fa volatizzare il
concetto stesso di libido. facendola coincidere in generale con la
forza motrice psichica”).
Insomma, non era d’accordo…
Freud
infatti aveva introdotto il termine per indicare, a livello di
inconscio, l’energia psichica innata, biologicamente determinata e
correlata strettamente al principio del piacere. Nell’accezione
ortodossa freudiana la libido si trova alla base degli impulsi e dei
comportamenti umani ed indica l’energia della pulsione sessuale nei
suoi aspetti psichici. (Pertanto è errato considerare la libido come
un’eccitazione sessuale puramente somatica, come normalmente si tende
a fare; per dirla con Freud essa è “l’espressione dinamica della
pulsione sessuale nella vita psichica”).
La libido non è la sola pulsione umana: in una prima fase del pensiero
freudiano l’altra pulsione che accompagnava quella libidica era quella
di autoconservazione (poi detta dell’Io) e, in una seconda
fase, caduta la suddetta distinzione, la libido venne contrapposta
alle pulsioni di morte, identificando la libido con le pulsioni di
vita o Eros (dalla mitologia di Eros e Thanatos).
La libido può investire un oggetto esterno all’individuo (libido
oggettuale) o l’individuo stesso (libido narcisistica o libido
dell’Io). Quanto più aumenta la libido narcisistica, tanto più
diminuisce la libido oggettuale e viceversa. (Detto in altre parole,
se si ama troppo sé stessi, non si può amare un’altra persona e
viceversa).
Alla nascita, la libido è interamente narcisistica e solo
successivamente si trasferisce sugli oggetti esterni all’individuo
(persone o cose - n.b. per Freud un ‘oggetto’ può essere anche una
persona, in quanto l’oggetto è ciò che riesce a soddisfare una
pulsione); si va così dall’autoerotismo all’oggetto eterosessuale
passando per le fasi del narcisismo primario e dell’omosessualità.
In molti stati psicotici la libido oggettuale si ripiega interamente
sull’Io (come nei deliri di onnipotenza), cioè invece di dirigersi
verso l’oggetto esterno, ripiega nuovamente sull’Io (ed in questo caso
si parla di ‘narcisismo secondario’, alla base di problemi psicotici,
come la schizofrenia).
L’organizzazione della libido consiste nella coordinazione delle
pulsioni parziali (cioè incomplete, limitate) che di volta in volta
interessano in particolare una determinata zona erogena. Le zone
erogene che nello sviluppo psicosessuale vengono investite dalle
pulsioni libidiche sono nell’ordine: la bocca (fase orale), l’ano
(fase anale), i genitali (fase fallica e poi genitale, dopo un periodo
di così detta ‘latenza’). La piena organizzazione delle pulsioni
parziali della libido, dice Freud, è raggiunta “soltanto con la
pubertà in una quarta fase, quella genitale”.
(In altre parole: la libido si organizza e giunge ad esprimersi
compiutamente solo attraverso la scelta di una persona dell’altro
sesso, con la quale si stabilisce un rapporto anche sessuale. Da qui
il corollario che l’omosessualità è una devianza, che il sesso non
genitale rappresenta solo una pulsione parziale e dunque denota
l’immaturità psicosessuale del soggetto. Esempio pratico di quanto
appena detto: l’orgasmo clitorideo e l’orgasmo vaginale, dove
l’orgasmo clitorideo sarebbe una fase di passaggio, che dovrebbe
essere abbandonata dalla ragazza nel periodo puberale, una volta che
fosse stata raggiunta la ‘piena organizzazione delle pulsioni parziali
della libido’).
E se la libido non si spostasse da una zona ad un’altra, come
stabilito dal corretto sviluppo psico-sessuale, ma si ‘fissasse’ ad un
determinato stadio dello sviluppo sessuale, ad una determinata zona
erogena, oppure vi ritornasse dopo essere andata avanti? Questo è
possibile e frequente: si tratterebbe di fissazione o regressione,
situazioni che aprirebbero le porte a comportamenti nevrotici o
psicotici. (Ci si fissa o si regredisce ad un determinato stadio di
sviluppo per due motivi: o si sono avute soddisfazioni particolarmente
gratificanti o situazioni particolarmente frustranti che costituiscono
un blocco per la possibilità di sviluppo).
La libido si comporta a volte in modo plastico, a volte
viscoso: nel primo caso, quando non è possibile una scarica
diretta nella soddisfazione pulsionale (ad esempio quando si desidera
un oggetto o una persona, ma non li si può avere), la libido si
trasferisce da un oggetto ad un altro e da una forma di
soddisfacimento ad un’altra, secondo un modello di compensazione
omeostatica.
Nel secondo caso essa si fissa su un determinato oggetto o fase e vi
si stabilizza in modo più o meno accentuato. Plasticità o viscosità
della libido determinano la personalità dell’individuo: la viscosità
tende ad aumentare con l’invecchiamento biologico e può rappresentare
un serio ostacolo per il successo terapeutico.
Se la libido non riesce più a scaricarsi adeguatamente e si accumula a
livello intrapsichico, costituisce una sorta di serbatoio da cui i
sintomi patologici nevrotici o psicotici attingeranno la loro energia.
Esempi di stasi o ingorgo libidico sono la nevrosi d’angoscia,
l’ipocondria (come accumulo di libido narcisistica) e il delirio (come
disperato tentativo di ridirigere l’energia libidica su un mondo
esterno trasformato).
In ambito sessuale una libido fissata a stadi primitivi dello sviluppo
psicosessuale può dar luogo a fissazioni per particolare zone erogene,
sessualità infantile, sublimazione ecc.
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