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Riflessioni su sesso e cibo

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di Giuliana Proietti


Se andiamo a guardare alle tradizioni della nostra cultura e soprattutto ai miti, ci accorgiamo che i piaceri della gola sono, da sempre, legati a quelli della sessualità: il peccato di Adamo ed Eva non viene infatti raccontato dalla tradizione attraverso la metafora della mela tentatrice?

Tornando a fatti recenti, le pubblicità dei prodotti alimentari, non fanno continuo ed esplicito riferimento alla sessualità? Pensiamo a 'fate l'amore con il sapore', oppure alla donna che si isola da tutti e si chiude in una stanza a mangiarsi un gelato, per fare qualche esempio.

Il cibo ed il sesso sono parenti stretti, nel senso che hanno molto in comune, anche se non sempre riescono a stare bene insieme: per prima cosa rappresentano dei piaceri intensi ed appaganti, naturali e abbastanza abbordabili per tutti (anche se vi sono, come sappiamo, molte differenziazioni riguardo alla qualità e alla quantità in cui essi sono fruibili nelle diverse zone del mondo e nei diversi ceti sociali).

C’è poi un altro aspetto simbolico che li lega, ovvero la socialità: si mangia e si fa sesso insieme ad altre persone; se non c’è condivisione, entrambi i comportamenti non sono ben visti. Pensiamo alla generale condanna dell’autoerotismo, quanto al detto popolare ‘chi mangia da solo si strozza’…

Infine, il discorso dell’autocontrollo: le regole sociali ci dicono che è lecito mangiare, ma non sempre, non tanto quanto vorremmo, non in tutti i momenti, non in tutti gli ambienti. Allo stesso modo accade per quanto riguarda la sessualità, anch’essa in costante oscillazione fra libertà e repressione, tra pulsione e controllo.

Un'altra considerazione è legata alla storia dell'umanità. Il cibo ed il sesso sono stati, per millenni, fondamentali per garantire la sopravvivenza della specie:  se non mangiamo ci ammaliamo, muoriamo; se non facciamo sesso non ci riproduciamo. Dunque, in assenza dell'atto del mangiare, come di quello legato al rapporto sessuale, l'essere umano non avrebbe potuto vincere la sfida per la sopravvivenza.

Oggi, paradossalmente, le cose non stanno più così.  Con una sola eiaculazione maschile si possono, teoricamente, fecondare tantissime donne attraverso la conservazione dello sperma in apposite celle frigorifere (il che, in futuro, potrebbe rendere superflua l’"eccessiva" produzione di spermatozoi e, chissà, cambiare le abitudini della coppia). Lo stesso vale per il mangiare: con pochi alimenti ipercalorici ed integratori chimici, siamo veramente arrivati  a mangiare ‘pillole’ anziché spaghetti col ragù, come anticipava una famosa canzone degli anni sessanta.

L’anoressia ha preso il posto dell’ascetismo (nato proprio in opposizione al peccato di gola, prodotto da impulsi corporei incontrollabili). Le anoressiche infatti rinunciano volentieri sia alla sessualità, sia al cibo, mentre i soggetti bulimici si concedono grandi abbuffate e relazioni di coppia marcatamente sessuali, delle quali inevitabilmente si pentono, solo che, al contrario di quanto fanno col cibo, non possono completamente espellerle da sé stessi.

Gli attacchi di fame di chi soffre di bulimia hanno un forte significato simbolico: riempiono un vuoto affettivo, placano l’angoscia, cercano una soddisfazione socialmente più accettata rispetto a quella illecita che spesso il sesso rappresenta. Chi soffre di disturbi alimentari spesso deve combattere contro ossessioni segrete, intorno alle quali costruisce e regola la sua esistenza.

Dovendo scegliere se dare la priorità al piacere del sesso o a quello del cibo, si sono notate molte differenze fra i due sessi. Qualche tempo fa fece scalpore, in Inghilterra, un sondaggio nel quale si chiedeva a mille inglesi a quale piacere non avrebbero mai rinunciato: le donne misero in cima alla lista il cioccolato (34%) e solo in seconda posizione il sesso. I maschi invece dichiararono che mai avrebbero rinunciato al sesso (50%) ed in seconda istanza all’alcool (37%).

Certamente, se invece del cioccolato le donne avessero dovuto scegliere fra il salame o il formaggio ed il sesso, i risultati sarebbero stati sicuramente diversi, ma è un fatto che fa pensare molto, non solo alle differenze organiche e psichiche che ci sono fra i due sessi, ma anche sulle differenze di aspettative e di soddisfazione dei bisogni esistenziali che orientano le persone verso una strada o verso l’altra.


 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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