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Storia dell'educazione sessuale

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Dr. Walter La Gatta


Sebbene vi siano e vi siano stati, anche in passato, sporadici tentativi di insegnare gli argomenti della sessualità nelle scuole, ben poche persone possono affermare di aver trovato nell'istituzione scolastica la principale fonte di informazione su tali argomenti. Gli aspetti della sessualità si imparano infatti dagli amici, in famiglia (particolarmente dalla madre, con figli di entrambi i sessi) e sempre più spesso dai media. 

In Italia, come in molti altri Paesi del mondo, vengono pubblicati molti libri sull'argomento, sia rivolti agli interessati, bambini e adolescenti, sia rivolti agli educatori ed ai genitori, per insegnare loro come affrontare gli argomenti più spinosi dell'informazione sessuale. Essi però non sono mai diventati dei best seller, non hanno incontrato particolare diffusione fra la popolazione e dunque è lecito pensare che ben poche persone abbiano ricevuto informazioni sulla sessualità in un libro.

Il luogo e il mezzo che appare più idoneo per la trasmissione corretta di questo genere di informazioni sembra essere la scuola: più difficile però è raggiungere una visione condivisa su quali argomenti insegnare ai ragazzi.
La sessualità infatti è stata intesa, per secoli, quasi unicamente come possibilità e capacità di riproduzione, e limitata a ciò. Difficile che in un programma di educazione sessuale si sia parlato, o si possa parlare, delle sensazioni fisiche che accompagnano alcune attività: come se esse non facessero parte di un normale sviluppo della persona e come se il sesso non fosse, come è,  il nucleo centrale dell’identità della nostra personalità.

Il dibattito sul tema dell’introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole è iniziato in Italia già nei primi anni del secolo scorso: se ne interessò anche il Parlamento, dove fu avanzata una proposta di legge per l’introduzione di un corso di educazione sessuale nelle scuole. L'iniziativa non ebbe successo e da allora quasi niente è cambiato: l’educazione sessuale viene bloccata in vario modo, dai genitori, che si sentono imbarazzati ed incerti, dagli educatori, che si sentono chiamati ad un compito cui non sono preparati, dagli atteggiamenti opposti ed estremi di chi vuole dire tutto e chi non vuole dire quasi niente, da chi vuole reprimere e chi vuole liberalizzare, da chi vuole spiegare ricorrendo alla biologia e alla psicologia e chi vuole farlo ricorrendo alla filosofia e alla religione, da chi vuole delegare tutto agli ‘esperti’, e chi vuole lasciare la responsabilità alla famiglia, ecc. La più recente proposta di legge in Italia risale al Novembre 1992. Da allora non se ne è praticamente più parlato.

Va detto che i programmi di educazione sessuale, laddove è stato possibile effettuarli, si sono molto trasformati nel tempo, a seconda delle esigenze e dunque è difficile anche avere un modello utile di riferimento, potendone valutare gli effetti sul lungo periodo. In Inghilterra, ad esempio, una educazione sessuale di base fu introdotta poco prima della seconda guerra mondiale, nella materia "igiene". Alle ragazze si parlava di rispetto per sé stesse, autocontrollo, modestia, ecc., mentre ai ragazzi si parlava di come tenere a freno le tentazioni, in particolare per quanto riguarda la masturbazione.

In  Italia invece in epoca giolittiana il problema principale sembrava essere l'educazione ad una profilassi venerea, in particolare alla sifilide e alla blenorragia, oggi pressoché dimenticate, ma poi, durante il ventennio fascista si arrivò a parlare di eugenetica e di aumento della natalità.

Negli anni cinquanta e sessanta, nei programmi di educazione sessuale si affrontava il discorso parlando di api, di fiori, di impollinazione e per questo qualche argomento sulla vita riproduttiva fu inserito nei programmi di biologia.
Negli anni sessanta e settanta l'argomento nuovo ed importante sembrò essere quello della contraccezione. In seguito, agli aspetti procreativi della sessualità vennero aggiunti
anche quelli relazionali, portati in luce dal movimento femminista, che indusse ad una riflessione sul rapporto uomo-donna, sottolineando le disuguaglianze presenti anche negli aspetti sociali e sessuali.

A partire dagli anni 80 del secolo il discorso è nuovamente tornato sulla prevenzione dalle malattie, in seguito alla diffusione delle  ‘malattie a trasmissione sessuale’ , fra cui c'è l'AIDS. L’educazione sessuale è tornata dunque alla ribalta, con scopi di profilassi: per il bene della salute anche le persone più chiuse su questi argomenti sembrano disponibili a superare gli atteggiamenti di condanna moralistica della sessualità, per poter parlare invece di igiene sessuale e dunque anche di preservativi, omosessualità, promiscuità ecc.

In molti Paesi, come in Inghilterra e in America, vi sono influenti lobbies politiche e religiose che ritengono  l'educazione sessuale nelle scuole come elemento di "corruzione" dei giovani. Per non parlare dei programmi di astinenza, che si cerca di inculcare nei giovani, specialmente in America, con promesse di verginità che poi spesso non vengono mantenute.

In Olanda invece sembra che i legislatori siano riusciti a mettere a punto dei programmi di educazione sessuale in cui gli insegnanti sono incoraggiati a parlare di sessualità molto liberamente, senza temere ritorsioni.
Non a caso il Paese ha il minor tasso di gravidanze giovanili in Europa e sebbene gli studenti olandesi comincino ad avere lezioni sul sesso già in giovanissima età, il loro primo rapporto sessuale avviene intorno ai diciassette anni, più tardi che in Italia o in Inghilterra.


 

Psicolinea.it © Maggio 2009

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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