Paure e Fobie
Per iniziare questo percorso che ci porterà a parlare di fobie sociali
e comportamenti compulsivi di ritiro nella realtà virtuale, partiamo
dalla definizione psicologica di alcuni concetti essenziali, come le
paure e le fobie. In senso psicologico, vi sono delle differenze fra
il concetto di ‘paura’ e quello di ‘fobia’. La ‘paura’ ha motivazioni
reali, oggettive ed in alcune circostanze può provocare una salvifica
situazione di allarme fornendo all’individuo la forza fisica per
evitare un pericolo. La ‘fobia’ invece è una paura soggettiva, che
viene dall’interno e che non ha motivazioni oggettive. Non per questo
è meno dolorosa per chi la vive e non per questo le reazioni di
allarme che causa all’organismo sono più lievi di quelle di quella che
abbiamo definito semplicemente ‘paura’.
Fobie specifiche
Nel DSM IV, il manuale statistico e diagnostico in uso agli psichiatri
di tutto il mondo, le fobie sono considerate dei ‘disturbi d’ansia’ ed
esse si distinguono in fobie ‘specifiche’ e fobie ‘sociali’. Le fobie
specifiche si riferiscono a specifici oggetti o situazioni.
Ricordiamo, a titolo di esempio, la paura dei ragni (aracnofobia)
oppure quella di volare (aerodromofobia), o quella dei peli
(tricofobia). Sono state individuate centinaia di fobie specifiche.
Come si è detto, che si tratti di ‘paure’ o di ‘fobie’ il risultato di
attivazione che esse producono nell’organismo non cambia, dal momento
che entrambe sono capaci di generare ansia. Sintomi tipici di ansia
sono: palpitazioni, debolezza, svenimento, aumento della pressione
sanguigna, respirazione rapida, respiro affannoso, pressione al
torace, senso di soffocamento, incremento dei riflessi, tremore,
spasmi muscolari, bocca e gola secche, sudorazione aumentata, momenti
di caldo o freddo, prurito
impulso a urinare, rossore del volto o pallore, perdita di appetito,
nausea, dolori addominali, bruciore di stomaco, vomito, rigidità. In
alcune persone essi si esprimono tutti insieme, mentre in altre se ne
possono manifestare solo alcuni.
Dall’ansia fisiologica all’ansia patologica
Lo stato di ansia dunque può essere utile per l’organismo, in quanto
riesce a determinare una condizione ottimale per fronteggiare le
situazioni di pericolo e di minaccia attraverso comportamenti di
attacco o di fuga. L’essere umano conosce i sintomi ansiosi sin
dall’inizio della sua avventura sulla terra. Mentre un tempo l’ansia
svolgeva un ruolo utile e adattivo per l’essere umano, ad esempio per
difendersi dagli animali feroci, oppure per procurarsi del cibo in una
lotta impari con animali molto più dotati di armi letali (si pensi ai
veleni dei serpenti, agli artigli dei rapaci, alle mascelle di alcuni
carnivori), l’uomo contemporaneo spesso non ha più bisogno, per lo
stile di vita che conduce, di questo alto livello di attivazione
dell’organismo, prodotto da fattori cognitivi e vari stimoli interni
ed esterni. L’ansia per questi motivi può diventare patologica.
L’esasperazione delle reazioni di allarme dovuta alle modificazioni
fisiologiche del corpo rende l’ansia patologica. Il soggetto che
osserva su sé stesso i sintomi d’ansia può facilmente spaventarsene,
innescando il meccanismo che porta dalla paura all’ansia e dall’ansia
alla paura. Si finisce dunque per avere 'paura di avere paura'.
Nel caso dell’ansia sociale, le sensazioni fisiche sperimentate sono
fragilità, senso di trasparenza del corpo, come se tutti potessero
guardare dentro il proprio sé, incapacità di difendersi, carenza di
autocontrollo. Si ha la sensazione, spesso errata, di essere osservati
e valutati negativamente degli altri, pensieri negativi su sé stessi e
sulle proprie prestazioni. Spesso si sopravvalutano gli altri
(sentendoli come più potenti, più competenti ecc.), oppure si
sopravvalutano le richieste e le difficoltà specifiche delle
situazioni sociali.
Timidezza e Fobia sociale
Come c’è una differenza fra ‘paure’ e ‘fobie’, c’è una sostanziale
differenza anche fra ‘timidezza’ e ‘fobia sociale’. La timidezza
infatti può essere presente in alcuni periodi dell’infanzia ed è
comune in adolescenza. Malgrado le inibizioni, il timido perviene
spesso ad un adattamento sociale soddisfacente ed inoltre l’ansia del
timido non è opprimente e non porta ad evitare gli incontri e le
relazioni, come accade invece nelle fobie sociali. Le cause della
fobia sociale sono biologiche (ereditarie), psicodinamiche (legate
alla vicenda personale del soggetto) e sociologiche (connesse
all’ambiente, all’epoca e alla cultura di riferimento) e pertanto
sarebbe sbagliato considerarne solo gli aspetti organici. Si valuta
che soffrano di fobia sociale dal 5 al 25% delle persone (il dato non
è preciso, perché non è semplice stabilire quale è la linea di
demarcazione fra timidezza e fobia sociale).
Paure tipiche di chi soffre di fobia sociale
Le paure tipiche di chi soffre di fobia sociale sono: paura di parlare
(in pubblico, con estranei, con persone autorevoli, ecc.); usare il
telefono, consumare i pasti davanti agli altri, partecipare ad
attività sociali (sportive, musicali, teatrali, ecc.), frequentare
bagni pubblici, ecc. Le conseguenze di tutto ciò portano il soggetto a
sviluppare una particolare sensibilità alle critiche, al rifiuto, alla
disapprovazione, alla drastica riduzione delle attività sociali. Si
provano anche senso di incompetenza o inadeguatezza, oltre che scarsa
stima di sé.
Internet
Come tutti sappiamo Internet è uno strumento utile e capace di offrire
all’utente molte opportunità. Su Internet possiamo fare spese,
telefonare, raccogliere e condividere testi, immagini, filmati e
musica, conoscere nuovi amici, fare ricerche di tutti i tipi, giocare,
ecc. Per le persone che hanno problemi nei rapporti sociali però,
Internet può offrire particolari opportunità che mancano nella vita
reale e diventare per questo uno strumento pericoloso. Esso infatti
può offrire l’opportunità di sperimentare una nuova identità,
completamente differente da quella reale, di interagire con gli altri
in forma anonima, di vivere in un ‘mondo di fantasia’, trovando
appoggio sociale, soddisfazione sessuale, riconoscimento e potere.
Internet può dunque diventare un rifugio, per evitare di far fronte
alle situazioni spiacevoli della vita (es. crisi matrimoniale,
problemi sul lavoro, solitudine, ecc.). La sua pericolosità nei
confronti delle persone che soffrono di fobie sociali sta nella
preferenza che si può arrivare a provare per la vita virtuale, a
scapito di quella reale. Se ad esempio una persona nella vita non ha
successo personale né lavorativo, non ha amici e non è soddisfatta di
sé, mentre nel mondo virtuale vive una situazione esattamente
contraria, può accadere che il soggetto, paradossalmente, si senta più
gratificato dalla sua vita sul Web che dal suo ambiente reale.
Internet Addiction Disorder
Precisiamo anzitutto che, quando si parla di Internet Addiction, ci si
riferisce all’uso di Internet ma anche al semplice uso del Computer,
senza far riferimento ad una particolare attività.
La dipendenza da Internet è una dipendenza comportamentale, non
chimica: una ‘dipendenza senza droga’. Non è certamente lo strumento
Internet a generare la dipendenza in chi lo usa, ma ormai è risaputo
che questo strumento, usato da persone che hanno già dei problemi
psicologici e sociali, può portare ad una dipendenza patologica. In
questo senso vi è anzitutto un indebolimento del legame autentico con
la realtà. Non meno importante è la manifestazione di problemi
relativi alla salute fisica e alla vita sociale del soggetto,
nonostante i quali la persona non riesce a cessare le sue attività in
rete. Chi soffre di fobia sociale può trovare in Internet una ‘cura’
capace di alleviare i suoi disturbi: si entra così in un circolo
vizioso di fuga dalla realtà, per rifugiarsi in un mondo virtuale che
appare maggiormente soddisfacente. I comportamenti dovuti alla
dipendenza cominciano così ad interferire significativamente con le
abitudini della vita normale, anche se gli effetti fisici e
psicologici subiti non vengono considerati così devastanti come quelli
‘chimici’ e questo può portare a sottovalutare il problema.
Cosa si cerca su Internet?
Dagli studi compiuti in proposito si evince che sul web si frequentano
anzitutto siti di giochi e chat oltre che siti pornografici (Morahan-Martin
e Schumacher, 2000; Chou and Hsiao, 2000; Chak and Leung, 2004; Leung,
2004; Simkova e Cincera, 2004; Meerkerk et al., 2006).
I soggetti particolarmente interessati all’uso di Internet, secondo
alcuni studi, sono generalmente: Isolati (Nalwa and Anand, 2003;
Nichols and Nicki, 2004), Depressi (Kim et al., 2006), Timidi e
Pessimisti (Chak and Leung, 2004),Privi di autostima (Niemz et al.,
2005).
Kimberly Young, una psicologa che ha compiuto ricerche pionieristiche
su questa dipendenza, ha da tempo individuato cinque specifiche
dipendenze da Internet: relazioni virtuali (coinvolgimento affettivo
verso persone conosciute online a scapito dei rapporti con familiari e
amici, portando ad instabilità coniugale familiare); giochi virtuali
(gioco d’azzardo patologico, videogames, giochi al computer come
Solitario e campo minato), sesso virtuale (scaricamento, utilizzo,
commercio di materiale pornografico online, chat erotiche ecc.) ,
ricerca ossessiva di informazioni (ricerca e organizzazione ossessiva
di dati dal Web, senza riuscire più neanche a comprenderne l'utilità)
ed infine la ricerca ossessiva di notizie relative al lavoro che si
svolge nella vita reale.
Recentemente a queste cinque dipendenze la Young ne ha aggiunta una
sesta (la dipendenza da e bay: persone che passano giornate intere
comprando e vendendo su e-bay)
Va detto che le attività svolte in rete non si trovano solo su
Internet, ma in rete esse sono facilitate dall’anonimato e dalla
semplicità con cui è possibile praticarle, senza uscire di casa e
senza sottoporsi al giudizio altrui.
I giochi di ruolo online
Altro discorso va fatto per i MMORGs (come ad esempio World of
Warcraft EverQuest, Doom 3, ecc.), giochi con milioni di
sottoscrittori in tutto il mondo. In questi giochi virtuali, il
giocatore può decidere le caratteristiche fisiche e comportamentali
del suo personaggio (avatar), i luoghi che visiterà, gli altri
personaggi che incontrerà e molto altro ancora. Il nome è un acronimo
di Massive Multiplayers Online Role Game: in pratica sono giochi di
ruolo, on line, con molti giocatori con i quali si può interagire e
con contatti provenienti da tutte le parti del mondo,
contemporaneamente. Sintomi di addiction nei bambini che si dedicano a
questi giochi sono generalmente considerati i seguenti: gioca più di 3
ore al giorno, anche di continuo; vive momenti di grande euforia
durante il gioco; è di cattivo umore quando non è possibile giocare;
abbandona le attività sociali e sportive; è negligente nel fare i
compiti, é incapace di diminuire il tempo da dedicare al gioco; dice
bugie ed escogita sotterfugi per poter giocare indisturbato.
Primi studi e relative conclusioni discordanti
•1998 Alcuni studi hanno messo in luce la correlazione aumento di
solitudine e depressione e tempo trascorso online (Kraut et al.);
•2001 Successivi studi sono arrivati a conclusioni opposte (Howard et
al., Moody, Wastlund et al.)
•2002 Il follow-up dello studio originario di Kraut del ‘98 ha
scoperto che gli effetti negativi riscontrati non erano più presenti e
che anzi, l’uso di Internet aveva prodotto ottimi effetti sulla
comunicazione, sui rapporti sociali e sul benessere personale (Kraut
et al).
•2003 Un altro studio ha scoperto che gli estroversi si mostrano più
interessati a Internet degli introversi. Internet ‘amplifica’ le
predisposizioni naturali così che gli estroversi socializzano meglio,
mentre gli introversi si isolano ancor di più. (Joinson).
Come si vede, sin dall’inizio vi sono state delle difficoltà ad
individuare correttamente il disturbo e perfino ad arrivare a delle
conclusioni univoche.
Classificazione
La Internet addiction, al momento, non è compresa nel Diagnostic and
Statistical Manual of Mental Disorders (DSM IV). Attualmente viene
considerata un disturbo ossessivo-compulsivo (OCD, come ad esempio il
lavarsi spesso le mani), oppure una Dipendenza Comportamentale (es.
Gioco patologico), o ancora, una Trance Dissociativa da
video-terminale (che mina il contatto con la realtà e genera
un’esplosione del senso di onnipotenza, dovuta all’assenza di limiti
anagrafici, geografici, contestuali. L’identificazione totale con un
”eroe virtuale” porterebbe soggetti già disturbati a perdere il
controllo nella vita reale.)
Questa addiction è stata però riconosciuta come ‘disturbo’ dalla
American Psychological Association (APA), mentre l’AMA, American
Medical Association, ha espresso parere contrario (giu 07) dichiarando
di non considerarla un vero disturbo mentale, da inserire nel DSM.
In realtà ci sono forti pressioni perché essa entri nel prossimo DSM
V, in quanto questo aprirebbe le porte al rimborso da parte delle
compagnie di assicurazione statunitensi (e si aprirebbe un ‘business’
immenso, in quanto si prevede che questa patologia colpirà sempre più
persone nel mondo).
Sintomi Fisici
Si calcola che un grande utilizzatore di Internet possa trascorsore in
Rete da 40 ad 80 ore, con sessioni singole che possono durare anche 20
ore. Conseguenze:
-Dolori dorsali e cervicali
-Palpitazioni
-Disturbi del sonno,
-Disordini alimentari, salto dei pasti
- Ricorrenti mal di testa
- Negligenza nell’igiene del corpo, vita troppo sedentaria
- Sindrome del tunnel carpale (dolore caratteristico fra mano e
avambraccio)
- Senso di affaticamento generale, in particolare agli occhi
Sintomi Psicologici
- Sensazioni di benessere ed euforia quando si è su Internet;
- Incapacità di sospendere l’attività;
- Bisogno di dedicare sempre più tempo a questa attività;
- Negligenza: mancanza di tempo dedicato a scuola e lavoro;-
Depressione, apatia e irritabilità quando non è possibile
connettersi;- Mancanza di relazioni sociali e attività esterne.
- Assunzione di rischi non abituali, tradimento dei propri valori
grazie all’opportunità di rimanere anonimi;
- Rifiuto di ascoltare i consigli o i rimproveri degli altri
- Nostalgia per le attività svolte in Rete mentre si stanno facendo
altre cose
- Rifugio per i momenti di disagio, irritazione, tristezza
Internet Addiction: negazione del problema
Il soggetto colpito da internet addiction nega di essere diventato
dipendente. Spesso nasconde o minimizza con gli altri la vera quantità
di tempo trascorsa su Internet o le attività che vi ha svolto.
Diagnosi
La Young (1996) ha stabilito dei criteri per individuare un
“comportamento dipendente da Internet” prendendo come modello i
criteri del gioco patologico presenti nel DSM-IV. Chiaramente non si
tratta di una vera diagnosi psichiatrica, né la scala utilizzata
possiede validità psicometrica. Nel tempo la Young ha elaborato molti
altri test e strumenti di valutazione, che possono essere trovati nel
suo sito http://www.netaddiction.com/.
Un'altra pioniera della ricerca sulla Internet Addiction è la Dr.ssa
Maressa Hecht-Orzack del McLean Hospital di Belmont, Massachusetts,
che ha fondato nel 1996 il Computer/Internet Addiction Service, mentre
‘tutti pensavano che fosse pazza’. (http://www.computeraddiction.com)
Problemi sul Lavoro
Ultimamente fra i giovani si sono diffusi dei siti definiti ‘social
networking’ nei quali si conoscono molte persone, ci si scambia
immagini e video, si chatta ecc. Il problema dei Social Networking
(es. Facebook, MySpace e Bebo) sui luoghi di lavoro è abbastanza
recente ed è un fenomeno crescente. Le persone che hanno una addiction
da Internet infatti non resistono, davanti al computer dell’ufficio, a
collegarsi ai siti preferiti ed a trascorrere il tempo conversando con
gli amici virtuali. In Gran Bretagna negli ultimi tre anni almeno
1.722 impiegati pubblici hanno avuto problemi con Internet. Di loro:
132 sono stati licenziati, 41 hanno dovuto dare le dimissioni, 868
hanno ricevuto sanzioni formali 686 hanno ricevuto altre forme di
rimprovero o sanzioni (es. riduzione dello stipendio o del livello
raggiunto). Questo comportamento in effetti produce una perdita di
produttività pari a 130 milioni di sterline al giorno. Altri usi non
consentiti del web sul posto di lavoro riguardano la visione di
materiale ‘improprio’, come la pornografia. (Fonte: Freedom of
Information Act -The Guardian Nov. 07 )
Problemi di Relazione
Gradualmente i soggetti trascorrono sempre maggiore tempo in modo
solitario davanti al computer, rinunciando all’interazione con gli
altri membri della famiglia. Gli ‘addicted’ sono talmente assorbiti
dall’utilizzo di Internet che rinunciano, più o meno consapevolmente,
all’adempimento dei compiti quotidiani. Ad esempio possono dimenticare
di andare a prendere i figli a scuola, di preparare loro il pranzo
ecc.
Aspetti demografici
Mettiamo a confronto due studi, uno del 1999 e uno del 2006.
•1999 Studio su 18.000 utilizzatori di Internet : il 5,7 per cento del
campione presentava comportamenti "compulsivi" nell’uso di Internet.
(Center for Internet Studies)
•2006 Studio basato su interviste telefoniche di 2513 adulti. La
dipendenza da Internet sembra diffusa in gruppi di ogni età, classe
sociale, gruppo etnico, livello sociale e culturale, genere sessuale e
riguarda il 10% degli utilizzatori di Internet. (Elias Aboujaoude,
Stanford University, International Journal of Neuropsychiatric
Medicine, Oct 06 )
Come si vede, il numero delle persone ‘dipendenti da Internet’ è in
pochi anni raddoppiato. Secondo lo studio di Aboujaoude il tipico
individuo è single, colto, bianco, maschio, trentenne; trascorre circa
30 ore alla settimana a svolgere attività non essenziali al PC.
La Terapia
La terapia più indicata appare al momento la terapia
cognitivo-comportamentale, che si basa su interventi pratici, quali il
cambiare le abitudini del paziente, lo stabilire degli obiettivi,
chiari e raggiungibili, la richiesta di astensione dal tipo di
applicazione che lo coinvolge di più, la ricerca di attività
alternative e di nuove relazioni sociali nella vita reale. La terapia
familiare può essere altresì necessaria per aiutare il paziente e
recuperare le situazioni familiari compromesse, informare la famiglia
sulla dipendenza, sollecitare maggiore comprensione, migliorare le
situazioni che hanno spinto la persona a cercare una soluzione in
Internet.
Prognosi
Se il problema non viene trattato la persona può sperimentare un
crescente senso di stress che in alcuni casi (è già successo) può
portare fino alla morte. I trattamenti psicoterapeutici si sono
mostrati efficaci per la soluzione del problema.
Prevenzione
A livello di prevenzione occorre individuare le situazioni al loro
primo manifestarsi ed evitare che persone con disturbi di ansia
sociale, specialmente bambini e adolescenti, trascorrano troppo tempo
davanti al PC. Utile potrà essere la richiesta di frequentare anche
attività esterne, come sport, corsi, associazioni ecc.
Quale sarà il futuro della Internet Addiction ?
Forse la I.A.D. verrà riconosciuta come dipendenza patologica ed
entrerà a pieno titolo nel DSM V, oppure non verrà riconosciuta come
una nuova dipendenza, ma semplicemente come supporto tecnologico
estensivo per altre dipendenze (gioco d’azzardo, shopping compulsivo,
sex addiction) o altri disturbi psicologici (depressione o disturbo
ossessivo-compulsivo).
Il caso della Corea del Sud
Voglio però concludere con alcune considerazioni relativa
all’attualità, parlandovi del caso della Corea del Sud e della Jump Up
Internet Rescue School. Il 90% delle famiglie sudcoreane ha la
connessione a banda larga e pertanto molte persone trascorrono ore ed
ore davanti al PC. La I.A.D. è dunque molto diffusa in quel Paese e vi
sono stati anche dei decessi (dopo ore e ore passate ininterrottamente
davanti al computer). Il Governo della Corea del Sud sostiene che il
30% degli adolescenti (sotto i 18 anni) è a rischio dipendenza.
Per questo ha istituito, nel 2007, 140 specifici consultori negli
ospedali ed ha predisposto un ‘campeggio’, qualcosa di mezzo tra la
caserma militare e una clinica riabilitativa. Lì i ragazzi devono
imparare a vivere senza Internet, sostituito da attivita' di gruppo,
sport, corsi di ceramica. Per diagnosticare una Internet dipendenza
bastano ora, nella Corea del Sud, una media di due ore al giorno
trascorse davanti al PC.
Verso la Terapia Google
Concludendo, Internet non va demonizzato perché è forse uno degli
strumenti più utili ed interessanti dei nostri tempi. Ciò che deve
essere prevenuto e curato è il comportamento dipendente, la fuga nel
virtuale come negazione della realtà e ricerca di compensazioni e
gratificazioni in un mondo in cui si può essere chiunque, parlare con
chiunque, amare ed essere amati da chiunque, senza mettersi in gioco
realmente. Noi medici e psicologi dobbiamo prendere coscienza del
fatto che i nostri pazienti, prima di arrivare da noi, hanno già
cercato le informazioni sulle loro patologie in Internet e su Google
hanno trovato non solo informazioni, ma anche possibili terapie, oltre
che persone che hanno gli stessi problemi, con le quali si sono
scambiate indirizzi, nomi di medicinali, indirizzi web, ecc.
Perché Google non si sostituisca completamente al terapeuta è
opportuno che gli psicologi ed i medici comincino ad operare anche su
Internet, rappresentando una ‘cura’ non autogestita, ma organizzata e
basata su criteri scientifici. Molti programmi di terapie a distanza
sono oggi presenti nel Web ed alcune sono di particolare valore (ad
esempio http://www.shyness.tv/) perché appositamente costruite per il
Web. In Italia, per quanto riguarda la Internet Addiction ed il
sostegno a chi soffre di fobie sociali vi sono molte iniziative.
Permettete dunque che io concluda questa relazione con una citazione:
http://www.clinicadellatimidezza.it/.
Giuliana Proietti
Psicolinea, Nov. 07 |