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Home Page > ATTUALITA'  >  Psicologia del burraco


PSICOLOGIA DEL BURRACO

 

di Giuliana Proietti 


Prima di parlare della psicologia del Burraco è opportuno chiarire, per chi non avesse mai sentito nominare questa parola, che il Burraco è un gioco di carte. Sembra che il nome sia di origine uruguayana e che significhi ‘setaccio’, anche se l’etimologia non è assolutamente certa. Quello che è certo invece è che questo gioco si è diffuso rapidamente in tutta Italia e che sono ormai in pochi quelli che non sanno ancora nulla di pinelle e pozzetti.

Tanta diffusione e tanto apprezzamento per un gioco di carte non possono non sollecitare la curiosità di chi si occupa professionalmente di psicologia e di interazione sociale. Prima di parlare però del perché questo gioco piace, è opportuno descriverlo nelle sue caratteristiche essenziali. 

Si gioca, in genere, con due mazzi di carte francesi (52 carte + 2 jolly) su tavoli da quattro giocatori (2 coppie). Prima del gioco vero e proprio occorre effettuare un vero e proprio rituale di preparazione: il giocatore a destra del mazziere taglia infatti le carte, sollevando parte del mazzo. Con questa parte del mazzo egli prepara poi due pozzetti di 11 carte, prelevandole dal fondo (una carta ad un mazzetto, l'altra al secondo), che vengono poi disposti uno sopra l'altro in croce, mettendo sopra quello che contiene la prima carta. Le carte rimanenti, coperte, vengono posizionate al centro del tavolo (così detto ‘tallone’). Il mazziere nel frattempo distribuisce 11 carte, una alla volta, ai giocatori, in senso orario, ponendone infine una scoperta sul tavolo e le rimanenti sopra al 'tallone'.

Come si vede dunque, una prima particolarità del gioco è questa sorta di liturgia, operata, sullo stesso tavolo, da due cerimonieri diversi: il mazziere e colui che fa i pozzetti. Poiché normalmente si gioca in coppia, entrambe le coppie partecipano con un rappresentante al rituale della ‘preparazione’, che si conclude quando, alla fine di tutta l'operazione, viene posta la carta scoperta sul tavolo. A questo punto tutto è pronto per iniziare il gioco, ma si comincia a guardare le carte tutti insieme, quando l’arbitro, o una persona designata a farlo, pronuncia il suo ‘via’.

Nel gioco ognuno, al proprio turno, può pescare dal mazzo al centro del tavolo, o raccogliere tutto il "monte degli scarti". Dopo aver pescato, prima di scartare la sua carta può, se vuole, "calare" delle combinazioni di carte  (almeno tre carte dello stesso valore e indifferentemente di qualunque seme, o  tre o più carte dello stesso seme in scala). Se si trova a giocare dopo che il suo compagno di gioco ha già calato delle combinazioni, può "attaccare" le sue carte alle combinazioni già presenti sul tavolo. Scopo del gioco infatti è disfarsi di tutte le carte, al fine di prendere uno dei due pozzetti precedentemente preparati (il primo).

Nel caso un giocatore riesca a calare tutte le carte che ha in mano può chiudere ‘al volo’ o ‘in diretta’, cioè senza scartare l'ultima. Questo tipo di chiusura è molto vantaggioso, perché permette di prendere il pozzetto e di giocarlo senza aspettare un altro turno. Una combinazione di sette carte calate forma il Burraco, che può essere “pulito” se è composto di sette carte di pari valore (es. sette donne) o di sette carte dello stesso seme disposte in scala, dal valore più alto a quello più basso. Un Burraco “sporco” è invece quello dato da una combinazione che si avvale di un Jolly o di una pinella (carta di valore 2, di qualsiasi seme, usata come se fosse un Jolly). Una volta preso il pozzetto, l’obiettivo della coppia di giocatori è chiudere, ma questo lo si può fare solo quando si è fatto almeno un Burraco.

Dopo aver effettuato la chiusura, si passa al conteggio dei punti. Prima di tutto si considerano gli ‘onori’, non cioè i punti veri e propri, rappresentati dal valore delle carte calate sul tavolo e disposte in combinazioni, ma ciò che si è riuscito ad ottenere ‘con onore’ e cioè i vari Burrachi e, naturalmente, la chiusura. Calcolati gli ‘onori’ si passa ai valori più terra-terra, che non sono comunque meno importanti, specialmente se le carte calate hanno un valore dall’otto all’asso. Vince la coppia che per prima raggiunge 2005 punti.

Come si vede, il gioco non è poi così complicato, ma non è neanche facilissimo: le regole di base sono poche e facilmente comprensibili, anche se poi ci sono tutta una serie di regole piuttosto complicate, che non tutti ricordano e che soprattutto non tutti eseguono così come prevede il puntiglioso regolamento: ad esempio, prima si pesca, poi si cala e poi si scarta (vietata qualsiasi altra combinazione).

Ma allora, perché in Italia è scoppiata la burraco-mania? Perché persone che non giocavano a carte o che giocavano solo occasionalmente oggi vanno sempre in giro con un mazzo di carte francesi in borsa o in macchina (ed i più esigenti si provvedono anche di piccole tovaglie verdi, per le emergenze?)

E’ solo una moda, o c’è di più? Sicuramente impararlo per essere persone alla moda, informate e di tendenza è sicuramente una motivazione convincente, ma c'è dell'altro...

1. Flessibilità del gioco. La fortuna del Burraco è data anzitutto dalla sua flessibilità, per cui si può giocare fra amici in partita libera o in situazioni più 'ufficiali' come in un torneo (a coppie oppure a squadre).
Con alcune varianti alla procedura sopra descritta, si può giocare ciascuno per sé, oppure, tutti insieme, in tavoli da tre, quattro, sei, oppure si può giocare su più tavoli, composti da tre o da quattro giocatori. Questo permette di adattare il gioco a qualsiasi gruppo e a qualsiasi situazione ed è dunque un gioco molto ‘sociale’, che non esclude mai nessuno. (Peraltro, ci sono anche quelli che giocano ‘da soli’, on line, con giocatori collegati da tutte le parti del mondo…)

2. Semplicità del gioco. E' un gioco che all'inizio appare molto semplice, alla portata di tutti: per questo si è incoraggiati ad impegnarsi ed a progredire, anche se non ci si sente particolarmente ferrati con le carte da gioco. (In realtà le cose non stanno affatto così, ma lo si capisce quando ormai si gioca da un po').

3.Facile socializzazione. Data la facilità con la quale spuntano mazzi di carte e giocatori, il Burraco è un gioco che permette una facile socializzazione: giocando si conoscono molte persone, con le quali si parla e si scherza, senza affrontare argomenti più impegnativi. In questo modo si supera la timidezza e, coprendosi dietro il gioco, anche i più inibiti riescono con relativa facilità ad inserirsi in nuovi gruppi.

5. Gioco di coppia. E’ un gioco che si fa prevalentemente in coppia: questo significa che se si è una coppia leggermente annoiata, il continuo cambio di tavolo e il gioco con coppie diverse può in qualche modo richiamare l'idea della trasgressione, dello scambio di coppia, o dell'amore di gruppo. Niente del gioco fa in vero pensare alla sessualità, ma è questa idea dello 'scambio di coppie' che può suggerire associazioni più fantasiose. E’ un gioco inoltre che può rinsaldare il legame di coppia: se non si va d’accordo, se ci sono tensioni, se mancano obiettivi di vita da raggiungere insieme, attraverso il Burraco si possono ricostruire interessi e finalità comuni, frequentazioni di coppia, successi da vivere insieme e forse, perché no, un ritrovato  affiatamento.

6. Ricerca di nuove amicizie o partner. Se invece la coppia è formata da due singles in cerca di nuove amicizie o di un/una partner, il Burraco può offrire una reale opportunità di fare nuove conoscenze. Se la coppia con cui ci si combina a giocare non è gradevole infatti, si sa che la si deve sopportare per un tempo massimo di 35 minuti, dopo di che la partita finisce, per regolamento, e ci si trova a giocare con un'altra coppia (sperando che sia più simpatica!).

7.  Nessun azzardo. Nella maggior parte dei casi c’è da pagare solo una modesta tassa di iscrizione al torneo, che poi verrà a costituire il monte premi finale (per le coppie che si saranno classificate prima, seconda e terza). Il Burraco non è dunque un gioco d’azzardo: non si rischia nulla, se non di vincere. Per questo piace particolarmente alle donne, molto meno propense degli uomini a rischiare del denaro in un gioco di carte.

8. Senso di rassicurazione. Quando si gioca a Burraco, il mondo, nella sua complessità, viene chiuso fuori dall’ambiente di gioco. Qui, le persone sono assimilate dalla conoscenza di regole e strategie comuni ed hanno tutte un hobby comune per trascorrere il tempo. Tutto, lì,  appare più semplice, più definito. A differenza di quanto avviene 'fuori', nell'ambiente del Burraco è perfettamente chiaro con chi si gioca e contro chi, ci sono regole ferree che tutti sono chiamati a rispettare e la presenza di un arbitro che garantisce lo svolgimento corretto della gara. (Fosse tutto così chiaro, anche nella vita...)

9. Possibilità di ottenere una rivincita sulla vita. Con un piccolo, breve apprendistato e un po’ di impegno, si può diventare bravi nel gioco del Burraco anche se si è fallito nella vita. In questo modo si può aspirare a frequentare, essendo bene accolti grazie alle proprie capacità di gioco, anche gruppi chiusi nei quali sarebbe altrimenti impossibile  entrare.

10. Divertimento. Ma si, nel giocare a Burraco c'è sicuramente anche del divertimento, altrimenti il gioco non sarebbe così apprezzato e non si sarebbe diffuso ovunque con tale velocità. Il divertimento può essere trovato in vari aspetti: dal gusto per l'imprevisto (le carte, le coppie con cui giocare, ecc.), al piacere di fare gioco di squadra con il proprio compagno, dalla soddisfazione per una eventuale vittoria, al gusto sadico di sottomettere gli avversari, non tanto perché si è più bravi o più fortunati, ma solo perché più esperti di tutto quel sottobosco di regole e regolette, che solo i veri aficionados conoscono in toto. Mettere in seria difficoltà gli avversari più inesperti, anche attraverso il ricorso continuo all'arbitro per ogni più piccola trasgressione (seppure involontaria) al regolamento, può essere una sottile perversione, capace di sostituire, forse, piaceri della vita ai quali, a volte, si ha più scarso accesso.

Psicolinea Ago 07

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 30/08/2010
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