Una studentessa, Zhang Mengqian, ha avuto l'idea, qualche giorno fa,
di mettere un annuncio sulla bacheca dell'Università nella quale
studia, nel quale era scritto: "cerco un ragazzo". I potenziali
corteggiatori dovevano trovarsi davanti al suo collegio tra le 12.30 e
le 12.50 dell'11 marzo e pronunciare il suo nome. Lei avrebbe scelto
guardando gli interessati dal balcone dell'Università, come una
novella Giulietta. All'appello però hanno risposto in migliaia.
Nella scuola di Zhang Mengqian, il rapporto è di 25 maschi per 1
femmina, ma evidentemente il ragazzo che cercava Zhang doveva essere
veramente speciale...
Vista la numerosità dei corteggiatori presentatisi all'appello, la
ragazza non è nemmeno scesa dal balcone, come aveva promesso di fare
nel suo biglietto in bacheca. Troppa grazia, troppa scelta!
Uscendo dal singolare fatto di cronaca, è interessante sapere che
nelle aree rurali e più povere della Cina - dove risiede ancora la
maggioranza della popolazione - il rapporto tra nascite di maschi e
femmine è di 119 a 100 (Fonte: Accademia cinese delle scienze sociali,
dati del 2005) e le previsioni dei ricercatori dicono che nel 2020 più
di 24 milioni di giovani cinesi potrebbero restare senza moglie. Il
Comitato Centrale del partito Comunista Cinese si preoccupa: come
trovare moglie a questi ‘esuberi’ maschili nel 2020? Il fenomeno non è
solo di costume o una semplice curiosità: potrebbe infatti provocare
instabilità sociale, aumento del crimine e ribellioni. I Paesi più
probabili, dove questi aspiranti sposi andranno a cercare moglie
saranno il Vietnam o la Corea del Nord, i quali però vivono una
condizione assai simile, con poche nascite di bambine.
Il motivo per cui si preferisce avere figli maschi, specialmente nelle
zone più rurali di questi Paesi orientali, è che essi possono aiutare
economicamente i genitori, aiutarli nel lavoro dei campi. In Cina, da
qualche anno ormai, le famiglie possono anche decidere di avere due
figli, ma in questo caso devono fare a meno dei benefici sociali e
pagare una multa calcolata sulla base del reddito della coppia. E' una
condizione che non tutti possono permettersi e dunque avere due figli
è un grande status symbol!
Avraham Ebenstein della Harvard University ha esaminato 2000 casi di
famiglie cinesi con due figli, scoprendo che, in genere, per il primo
figlio si usa far scegliere alla natura, mentre il secondogenito deve
essere necessariamente un maschio, se il figlio primogenito era di
sesso femminile.
Va detto poi che, malgrado i notevoli cambiamenti degli ultimi anni,
in Cina non vi sono state ancora molte conquiste sul piano del
comportamento sessuale. Ad esempio, in alcuni centri rurali è ancora
considerato un tabù il semplice scambiarsi delle effusioni fra
innamorati ed il Paese è ancora molto pudico: chi pronuncia la parola
"sesso" o “xing“, lo fa abbassando la voce.
Nel 2007, il tasso dei divorzi in Cina è salito del 20%. Secondo il
Dipartimento degli Affari Civili, circa 1,4 milioni di coppie hanno
divorziato nel 2006, circa il 18,2 per cento in più dal 2006. Il
divorzio si è diffuso a seguito delle leggi introdotte trenta anni fa:
nel 1980 si aveva notizia di solo 341.000 divorzi in tutta la nazione.
Una legge del 2003 permette invece alle coppie di divorziare in un
solo giorno: prima di questa legge, i cinesi dovevano chiedere il
permesso ai loro datori di lavoro ed ai comitati di comunità.
Nella Cina di Mao infatti il matrimonio era un dovere e il divorzio
una vergogna.
Sembra che le coppie cinesi stiano scoppiando a causa di varie
ragioni, una delle quali è ancora il figlio unico. I "pochi" bambini
cinesi infatti vengono cresciuti come piccoli imperatori (e talvolta
imperatrici) e questo spesso crea conflitti coniugali. Poi vi sono gli
orari di lavoro da stakanovisti, che non permettono una normale vita
di relazione e la da poco conquistata indipendenza delle donne cinesi,
che non temono più di restare single ed affrontano il divorzio con
maggiore coraggio.
L’età media nella quale i cinesi si scambiano il primo bacio è ancora
23 anni ma la maggior parte dei giovani ha rapporti prematrimoniali
(60 % - 70 % oggi contro il 15% del 1989). In Cina l’educazione
sessuale non si insegna ancora nelle scuole, i giovani sono poco
informati equesto dato è dimostrato dal fatto che l’80 % delle donne
che hanno recentemente abortito a Shanghaï erano studentesse.
La verginità è ancora importante in Cina, specialmente nelle
popolazioni rurali, sebbene il sesso occasionale sia sempre più
diffuso. Il termine ”yiye qing” - amore di una notte - è una parola
molto alla moda in Cina, come del resto l’omosessualità, che
rappresenta una novità. In un Paese in cui fino a poco tempo fa i
matrimoni venivano scelti dal capo-fabbrica e dove si parlava solo di
politica, la parola ‘gay’ è molto bene accolta e sembra che molti
giovani ambiscano ad avere un amico gay.
Il problema dei singles cinesi si sta estendendo anche ad altre
regioni orientali. Qualche tempo fa ad esempio la ricercatrice
Yung-Mei Yang, che lavora presso la Queensland University of
Technology, ha condotto uno studio secondo il quale negli ultimi dieci
anni, più di 250.000 donne sarebbero state vendute come mogli a degli
aspiranti mariti cinesi, o di altre regioni limitrofe.Queste mogli
straniere, vendute al miglior offerente, soffrono molto spesso di
disturbi fisici e psichici, anche per le violenze domestiche che
subiscono, o per il modo in cui vengono usate dai loro mariti: per
fare figli o per avere prestazioni sessuali. La Yang ha studiato un
campione di oltre 200 donne straniere che vivono attualmente a Taiwan,
la maggior parte delle quali sono state ‘acquistate’ per scopo
matrimonio in Vietnam o in Indonesia.
Non è un campione molto ampio, ma sembra che non sia facile avvicinare
queste persone,del tutto succubi dei loro mariti. Il fenomeno sembra
sia nato una decina di anni fa in Corea e a Taiwan, per cui chi non
riesce a trovare moglie, se la compra.
Dal 1990 al 2007, le spose straniere andate in mogli ad aspiranti
mariti di Taiwan sembra siano state 130.000: di queste, solo 89.000
sono arrivate in modo legale dal Vietnam, mentre le altre erano
clandestine.
Questo singolare mercato del matrimonio è fatto di uomini in genere
abbastanza anziani, delle classi sociali più povere, mentre le mogli
straniere hanno poco più di venti anni. Esse sono trattate con tutte
le attenzioni durante la gravidanza, poi vengono segregate in casa e
non hanno più contatti con il mondo.
Anche in India la situazione è molto simile. Non c’è la legge del
figlio unico, ma i genitori non desiderano ugualmente figlie femmine
per ragioni culturali e economiche: le figlie femmine infatti costano,
quando le si deve sposare…Nel 2003 si stima vi fossero nel
subcontinente indiano circa 115 maschi ogni 100 femmine (ad esempio
negli Stati Uniti il rapporto attuale è 105 maschi ogni 100 femmine).
Questa mancanza di donne riguarda in particolare l'età giovanile,
perché in età anziana le donne vivono di più e così pareggiano il
bilancio demografico (nella fascia di età più anziana, dopo i 60 anni,
in India e in Cina vi sono circa 106 uomini ogni 100 donne).
Secondo fonti governative, in India vi sarebbero mezzo milione di
aborti l’anno di feti femmina (il Primo Ministro l'ha definita "una
vergogna nazionale”)
Cinesi, Coreani e Indiani che vivono all'estero si adeguano a queste
loro abitudini culturali dei Paesi d’origine: anche laddove non ci
sono limiti al numero dei figli e c'è un benessere diffuso, nelle
famiglie orientali che hanno tre figli, il terzo, "stranamente", è
sempre un figlio maschio.
Fonti:
"Cerco ragazzo": si presentano in migliaia,
Corriere della SeraStudy Finds Foreign Brides In Taiwan Unfairly
Treated,
Medical News Today
Le nouvel ordre amoureux,
Le Monde
Chinese divorce rate rockets as little emperors grow up,
The Guardian
There Are More Boys Than Girls in China and India,
Scientific American
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