LA MADRE ANZIANA
Buongiorno,ho 49 anni, sposata, sena figli (per scelta). Mi sono
sposata a 23 anni, e, sia io che mio marito, siamo usciti dalle
rispettive famiglie di origine, andando,allora, ad abitare per conto
nostro.I rapporti con la mia famiglia, sebbene formalmente sembrassero
ottimi, sono stati molto conflittuali: mia madre è sempre stata
nevrotica, ansiosa ed iperprotettiva, tarpandomi spesso le ali; mio
padre invece ,freddo, autoritario ed introverso ma, soprattutto, ad
entrambi, ho sempre rimproverato, tra me e me, di non avermi mai dato
una mano concreta, nel momento del bisogno.Ora, mio padre,
ottantunenne,è impovvisamente deceduto, ed io mi trovo nella situazione
di dover gestire mia madre, che non vuole stare da sola.Per adesso, io e
mio marito , ci siamo trasferiti da lei, ma la convivenza non è delle
più facili , sebbene mio marito abbia un ottimo carattere .Io sto
soffrendo molto per questa stuazione: ho crisi di ansia, spesso accuso
disturbi quali la tachicardia, l' emicrania; non dormo bene ed ho sensi
di colpa. Come risolvere il problema?Grazie Angela
Cara Angela,
La sua situazione è complessa e delicata. Mi chiedo se la scelta che
avete compiuto sia la più ragionevole: forse, visto che tra lei e sua
madre non c'è stata mai molta affinità e complicità, sarebbe stato più
opportuno trovare una sistemazione più adeguata, come due appartamenti
nello stesso palazzo. Credo infatti che quello che non si è riusciti a
costruire in tanti anni sia impossibile costruirlo ora, visto anche il
comportamento di sua madre che, malgrado l'età, la vedovanza e la
generale condizione di bisogno, non è cambiato e non si è fatto più mite
ed adattabile, per cercare di venirle, finalmente, un po' incontro. Del
resto, anche la sua scelta di non volere figli dimostra la difficoltà ad
assumere il ruolo di una figura che probabilmente l'ha fatta molto
soffrire (forse anche senza che l'interessata se ne rendesse pienamente
conto). Malgrado sia giusto rispettare i propri genitori, assistendoli e
curandoli come meglio possibile fino al loro ultimo giorno di vita,
ritengo altrettanto utile prendersi cura di sé stessi e cercare di
preservare al meglio anche la propria salute, che vale sicuramente tanto
quanto quella di un genitore anziano. Si può stare insieme se si sta
bene tutti: la sua malattia per la salute di sua madre non mi sembra,
con tutto il rispetto per sua madre, una scelta etica o ragionevole.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
ATTACCHI DI PANICO NEL TRAFFICO
Gentile dottoressa,sono una ragazza di 22 anni che ormai da tempo
soffre di ansia.ho notato un aumento di attacchi di panico soprattutto
quando mi trovo per esempio nel traffico in macchina,e anche in
situazioni che prima nn mi suscitava nominimamente paura come cinema
treno,autobus.Mi manca l'aria,tremo,sudo freddo ed ho una forte
sensazione di angoscia e il bisogno urgente del bagno.questo mi
spaventa
un po perchè mi limito molto per evitare che accada di nuovo.mi
domando
come si puo affrontare questi attacchi e cosa mi consiglia di
fare.la ingrazio ancora.Cordiali saluti.
Gentilissima,
Gli attacchi di panico si riproducono grazie all'ansia e alla paura
generate dal ricordo di momenti in cui ci si è sentiti male, ci si è
fatti soggiogare dalle emozioni negative, ci si è sentiti addosso i
sintomi caratteristici di questo problema così frequente fra le persone
ansiose: vertigini, fame d'aria, sudore, tachicardia, paura di morire
ecc. Per uscirne ci sono tante strategie psicologiche efficaci, che però
richiedono l'aiuto di uno psicologo. Per provare ad aiutarsi da sé,
quando si trova in una situazione particolarmente ansiogena, provi a
respirare profondamente e a ripetere a sé stessa, come in una litania:
'sono calma, sono serena, sono perfettamente calma e rilassata...'.
Anche se non è vero, queste parole le faranno ugualmente bene. Nel
contempo, eviti in ogni modo di concentrarsi sui sintomi psico-somatici.
Se li avverte, dica a sé stessa: non è niente di grave, tutto funziona
regolarmente, sono perfettamente padrona di me...'
Cerchi poi con tutta sé stessa di pensare a qualcosa di piacevole e
rilassante. Vedrà che andrà meglio.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
COSA VOGLIONO DA ME?
Due anni fa circa ho scoperto il tradimento di mio marito. Ho iniziato
ad assumere dosi sempre più forti di psicofarmaci, fino ad arrivare ad
una vera e propria intossicazione con conseguente ricovero ospedaliero.
Mio marito ha iniziato a criticare ogni mio atteggiamento la mia persona
fisica, mi ha definito una pazza con le mie figlie. Ora sono proprio
loro il mio problema più grande. Sono due ragazze molto intelligenti,
studiose, di buoni principi, sono entrambe maggiorenni. Da quando circa
un anno fa io e mio marito non viviamo più insieme (separati di fatto),
entrambe ignorano il problema o meglio non vogliono parlarne. Entrambe
vivono con me, il padre è diventato una figura tutoriale, si interessa
del lato economico non certo per desiderio quanto per necessità in
quanto il mio stipendio non mi permetterebbe di mantenere gli studi
universitari delle ragazze. Lui continua a vivere una doppia vita semi
clandestina con l'altra donna. Perchè le mie figlie non vogliono vedere
e continuano a recitare nella misera commedia dove il padre è il regista
di tanta ipocrisia ( con le figlie non ha mai fatto parola della sua
relazione senza tuttavia nasconderla con le azioni). Sono distrutta da
tanta violenza che cosa vogliono da me?
Grazie di tutto.
Caterina
Gentile Caterina,
Da queste poche righe che mi scrive mi è impossibile comprendere bene la
sua situazione e cercare di trovare delle spiegazioni psicologiche su
che cosa gli altri possano volere da lei. Quello che invece traspare in
modo evidente è la sua sofferenza e l'impossibilità attuale di stabilire
un buon rapporto con le sue figlie, (cosa che, al momento, sembrerebbe
la più importante). A volte, quando si è travolti dalle emozioni
negative, si può anche non accorgersi dei problemi che vivono gli altri:
forse le sue ragazze sono stanche di questa vostra crisi matrimoniale,
dei vostri litigi, dei vostri problemi. Giustamente, loro vogliono
pensare a costruire la loro vita futura: studiano e si impegnano per
cercare di riuscire nella vita. Forse lei non dovrebbe aspettarsi da
loro quella comprensione e quell'incoraggiamento che potrebbe invece
trovare in una figura professionale esterna, come uno psicoterapeuta.
Cerchi dunque di attenuare il suo dolore attraverso delle sedute di
psicoterapia, in modo da poter essere più serena e ristabilire al più
presto un rapporto ed un dialogo più soddisfacente con le sue figlie,
che forse non aspettano altro. Coraggio! La vita non finisce qui: lei ha
ancora tanto da dare e da ricevere.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
?!?! CHE FARE?
ciao a tutti..ho 27 anni e fino all'età di 23 anni no ho mai avuto una
ragazza e nessun rapporto sessuale ..a 23 anni mi sono fidanzato con una
ragazza (che aveva avuto già altre esperienze sessuali) e dopo un
qualche mese abbiamo fatto sesso...da circa 3 mesi però ho in mente di
lasciarla anche se le voglio molto bene perchè dopo circa 4 anni di
fidanzamento sento il bisogno di fare altre esperienze sopratutto a
livello sessuale con altre ragazze...aiutatemi non so che fare e non
riesco a capire se provare con altre ragazze sia la cosa giusta
?!?!
Caro ventisettenne confuso,
Non saprei cosa dirle: della sua vita lei è il solo e unico arbitro.
Parlando in generale, se la curiosità è un valore da rispettare, non
credo che stare insieme ad altre 10 ragazze possa essere sufficiente per
far cessare la sua curiosità: ad esempio, potrebbe rimanerle la
curiosità per la donna rossa, se non ne avrà mai avute, per la donna
islamica, per la giovane come per l'anziana... Insomma, se partiamo dal
concetto che è giusto sperimentare tutte le possibilità che la vita
potrebbe offrirle, lei dovrebbe certamente lasciare la sua ragazza e
cominciare una vita di vagabondaggio affettivo, alla ricerca di sempre
nuove esperienze. Potrebbe però esservi anche il valore della stabilità
affettiva, dell'amore: in questo caso, la rinuncia a qualche piccola
soddisfazione personale potrebbe essere giustificata dalla costruzione
di un rapporto di lunga durata, fonte di stabilità, e dunque il più
adatto per fare progetti di lunga durata. Se invece il problema fosse
che questa ragazza è la prima che le è capitata e con la quale ha potuto
avere delle esperienze sessuali, non sente per lei alcun sentimento
d'amore, ecc.allora certamente non potrei che dirle che potrebbe essere
positivo cercare di realizzare i propri sogni e non lasciarsi
condizionare dalle scelte occasionali fatte solo per caso o per ragioni
di convenienza. Spero di averle dato qualche spunto di riflessione, per
passare da ?!?! a !!!? (qualche dubbio, nella vita, ci vuole sempre!).
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti, Ancona
IO SI E LUI NO
Sono stata con un ragazzo e abbiamo avuto un rapporto sessuale
occasionale. Eravamo entrambi molto eccitati, ma inspiegabilmente io ho
raggiunto l'orgasmo e lui no... Di solito succede il contrario...Ovvero
eiaculazione precoce, e magari difficoltà a raggiungere l'orgasmo da
parte della donna.
Come spiegare questa cosa secondo lei? grazie, ludovica.
Cara Ludovica,
Se la cosa succede una volta, o è occasionale, non c'è nulla di strano:
anche gli uomini hanno le loro defaillances...
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti, Ancona
L'IMMAGINE DELL'EX
ho un problema che cercherò di riassumere in poche righe: dopo una
vicenda travagliata a e complicata, sono con un nuovo ragazzo, ma ho un
ritorno ossessiva dell'immagine del mio ex che mi ricompare
continuamente davanti, mi disturba e mi impedisce di vivere serenamente.
non vorrei ritornare con lui, non credo sia questo, anche se gli ho
voluto molto bene, perchè non era un rapporto che mi faceva stare bene.
vorrei invece rimanere con questo, che è per me la persona ideale, ma
questo disturbo sta rovInando la mia esistenza. soffro di insonnia e
sono molto stanca, dopo quattro anni, di vicende difficili e un distacco
mal vissuto. non mi dica che il mio nuovo ragazzo non è la persona
giusta per me, come ha fatto qualcun altro. se così fosse, dovrei essere
felice all'idea di lasciarlo, e invece non lo sono. ho tanta tristezza
per quello che vorrei vivere e non riesco a vivere. mi aiuti lei per
favore.
grazie
marina
Cara Marina,
Credo che sia umano provare sentimenti diversi per persone diverse,
nello stesso momento: ad esempio lei potrebbe essere innamoratissima del
suo ragazzo attuale, ma provare ancora qualcosa per l'altro. Qualcosa di
diverso forse dall'amore, ma non per questo meno significativo ed
importante per lei. Ci metta anche il fatto che quattro anni di vita, di
esperienze, di ricordi, non possono essere archiviate d'ufficio, come se
fossero una pratica chiusa. Cerchi dunque di sdrammatizzare, accetti
questi ricordi dell'altro come una cosa normale e non ne faccia un
dramma: piano piano, con questo nuovo ragazzo, riuscirà a collezionare
bei momenti e ricordi che faranno del tutto sbiadire i precedenti.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti, Ancona
PAURE E FISSAZIONI
Gentile dottoressa le scrivo perchè vorrei avere delle risposte sul
mio comportamento.ormai da anni vivo periodi in cui prendo delle
fissazioni o paure che poi mi generano ansia ma che poi dopo un bel po'
di tempo passano.ora pero' questa mia fissazione o paranoia è toccata al
mio ragazzo....io non sono mai
stata fortunata in amore.sono sempre stata trattata male nel senso che
non mi pensavano piu' di tanto.ero arrivata al punto di credere che un
ragazzo fatto per me non esistesse.ed invece dopo tanto tempo l'ho
trovato.sempre disponibile,pieno di attenzioni.sempre pronto ad amarmi.vivevo
questa storia nel massimo della spensieratezza fino a quando,tornati
dalle vacanze ho iniziato a chiedermi se lo amassi davvero.non so cosa
sia l'amore!non l'ho mai conosciuto e quindi vorrei sapere se cio' che
provo è amore si o no.quando mi dice che mi ama io scoppio in un pianto
gioioso.fare l'amore con lui mi piace da morire tanto è vero che prendo
io l'iniziativa,cosa mai fatta con i miei ex ragazzi.ormai è un anno e 4
mesi che stiamo insieme.è normale che il cuore non batta piu' quando lo
vedo?c'è da dire che pero' piango sempre quando mi dice
che mi ama.quando sto con lui mi incanto a guardarlo e gli ripeto
continuamente che è bellissimo.pero' quando abbiamo parlato di vacanze
insieme è sorta in me la paura che ripossano venirmi quei dubbi di una
volta.aiutatemi a capire...perchè questa paura non mi fa vivere il mio
ragazzo a 360 gradi.perchè ci penso sempre.il punto è che ho anche paura
di scoprire che qualcuno per esempio lei mi dica che non sono innamorata
e non riuscirei nemmeno a lasciarlo.è tutto per me.preferisco uscire con
lui piuttosto che con
un'amica.lui sa tutto di me.gli confido tutto.pure le mie ansie.cosa che
non ho mai fatto con nessuno.inoltre lui ha una situazione familiare
particolare(genitori separati)quindi mi chiedo non è che sto con lui per
compassione??anche se so che della sua famiglia non me ne frega nulla.poi
se non lo vedo sto malissimo.a cosa è dovuta questa improvvisa ansia??
Carissima,
La sentenza è emessa: lei è innamorata! Però, le sembra giusto far
dipendere una cosa così importante per lei dal giudizio di una persona
estranea, che non può rendersi conto fino in fondo della situazione? Il
vero problema, secondo me, non è il suo livello di innamoramento, ma la
troppo scarsa fiducia che nutre in sé stessa. Coraggio: lei è
perfettamente in grado di capire se lo ama o no. Si dia la risposta (e
creda solo a questa!) :-)
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti, Ancona
PURE TRA I GAY MI SENTO SOLO
Mi chiamo Francesco, ho 22 anni, sono testardo, lunatico, permaloso,
sensibile, polemico, introverso ed estroverso allo stesso tempo (a
seconda di chi ho davanti ), amante della musica oltre ogni
limite…basterebbe solo questo per descrivere me…Ho sempre pensato che il
mio antidepressivo fosse proprio la musica e deve averlo pensato pure
mia madre (9 anni fa fui iscritto ad una scuola di danza,che tutt’ora
frequento, e 4 anni fa fui esortato ad iscrivermi ad una scuola di canto
che ancora adesso frequento.) Mi basta cantare e ballare per allontanare
dalla mia mente problemi che mi affliggono.Un tempo ero molto solare,
molto sicuro di me stesso, un’ po’ menefreghista e soprattutto
sereno…l’esatto contrario di adesso.S ono gay, e per molti anni questo
ha lasciato spazio ad autoanalisi a volte estenuanti…non riuscivo a
capire perché (allora 13 enne) io e mio cugino (lui piu’ grande di 4
anni) spesso ci ritrovavamo sotto le coperte con atteggiamenti intimi
che dopo mi incutevano senso di colpa e di sporco…non ricordo la mia
prima volta (sono sicuro sia stata con lui), non ricordo come possa
essere iniziata, non ricordo le mie sensazioni…non ricordo niente, è
come se l’avessi cancellata.. e spesso sentire parlare amici della loro
prima volta mi fa male…perche’ io non la ricordo.Quello di cui sono
certo è che questo pseudo-rapporto sessuale tra me e mio cugino è stato
l’ inizio della mia infelicità…mi sono sentito per molto tempo
sbagliato, sporco e reduce da questo genere di sensazioni ho trovato
rifugio nell’anoressia e poi nella bulimia (che ho da solo sconfitto o
quasi)…La mia omosessualità è stata per molto tempo una cosa da tenere
nascosta, una sorta di segreto…e per mantenere ancor piu’ questo segreto
ho iniziato a recitare ruoli lontani anni luce da me.. ero diventato la
persona perfetta,tutto cio’ che dicevo era calcolato, non mi esponevo
piu’ di tanto per evitare i problemi, insomma un automa…e se nella
realtà tutto sembrava facile (nonostante la scuola fosse un inferno)
all’interno delle mura domestiche diventava dilaniante, sofferente,
triste (recitavo pure con i miei genitori). All’eta’ di 18 anni ho
deciso di lottare per essere felice, o meglio di provare ad essere
felice, ho detto ai miei genitori di essere gay, e dopo varie e
plausibili tragedie (i miei genitori in quei 5 minuti di realizzazione
hanno fatto morire il proprio figlio per farlo resuscitare qualche mese
dopo) adesso i miei accettano in todo quello che sono come è giusto che
sia.Ho avuto varie storie che oltre a non lasciare niente sono state un’
inutile perdita di tempo sia per me che per i miei compagni.. avevo
cosi’ deciso di concedermi una pausa… adesso eccomi qui nell’arco di un
mese sono uscito da due storie devastanti (il primo mi ha praticamente
fatto cattiva pubblicità in giro ed il secondo dopo settimane di
corteggiamento avuta la nottata di sesso mi ha sbattuto la porta in
faccia dicendomi di aver ottenuto quello che voleva), adesso mi
frequento con un ragazzo che non riesco a capire…insomma piu’ passa il
tempo e piu’ mi accorgo che la felicità che cercavo di raggiungere tanto
non mi sembra piu’ di trovarla, non mi sembra piu’ di volerla
trovare…sono profondamente infelice e lo sono da tutta una vita.Ascolto
gli altri parlare d’amore e mi eclisso perche’ ho 22 anni e l’amore
sembra non voler trovare la mia porta, vedo gli altri che vivono un
sereno e felice rapporto di coppia ed io incontro persone sbagliate…
nemmeno la musica riesce ormai a farmi volare…mi sento bloccato in una
realtà che non voglio piu’vivere, che mi ha stancato, mi sento ormai “un
pesce fuor d’acqua” pure tra i gay, mi sento solo…
Gentile Francesco,
Credo che la sua lettera sia stata scritta in un momento di malinconia e
mi auguro che adesso le cose vadano un po' meglio. Non sembra infatti
che lei soffra di depressione, perché vi sono molti riferimenti nella
sua lettera, a situazioni e cose che sembrano tutt'ora interessarla e
gratificarla. Sicuramente l'esperienza con suo cugino è stata
traumatica, ma da come racconta, sembra più per questioni che hanno a
che fare con la parentela (rapporto pseudo-incestuoso) piuttosto che per
il rapporto omosessuale in sé che, mi sembra, abbia poi continuato a
praticare senza provare particolari sensi di colpa. La sua lettera, in
questo periodo in cui si parla tanto di omosessualità e DICO, dimostra
quanto siano 'normali' i rapporti omosessuali, nei quali possiamo
ritrovare i sospiri, le ansie, le felicità e le infelicità che
caratterizzano qualsiasi rapporto d'amore.
E quando l'amore non c'è si soffre e si sta male, tra gli etero quanto
fra i gay.
Cerchi dunque di ritrovare un po' di ottimismo, perché sicuramente prima
o poi anche lei troverà una persona adatta, con la quale costruire un
bel rapporto: questo sarà più facile se lei sarà aperto e positivo nei
confronti degli altri.
Quanto ai sensi di colpa e alle amnesie che riguardano la sua 'prima
volta', potrebbe essere un'idea quella di parlarne con uno
psicoterapeuta, che la aiuti a rielaborare il suo vissuto, per ritrovare
un più stabile equilibrio e rinforzare la sua autostima.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
DIFFICOLTA' DI EREZIONE
Salve sono Alex ,ho 38 anni,da un mese ho difficolta ad avere
un'erezione,noto che non ho l'erezioni nel al mattino e nemmeno durante
le ore notturne quando mi sveglio.Sento che non ho quell'eccitazione che
dovrei aver quandosi ha un rapportoconla propria moglie,avolte sento il
bisogno di raggiungere l'orgasmo ma con unascarsa erezione,E per provare
se è una questione di partner sono andato con un'amica l'erezione era
debole ma teneva sino alla penetrazione.mi chiedo se potrebbe essere il
fatto che non effettuo nessun sport,e sono in sovrappeso,e x un anno ho
avuto l'ansia,anche se sin adesso capita che avvolte sono ancora
leggermente ansioso.ho difficolta anche nel dormire spesso mi sveglio
nelle ore notturne come fossero interuzione del sonno.spero che mi
potete consigliare GRAZIE ALEX
Gentile Alex,
Tutti i sintomi di cui parla nella mail potrebbero in effetti
interferire con la possibilità di avere delle prestazioni soddisfacenti,
ma prima di poter affermare che le difficoltà erettili siano causate da
problematiche psicologiche occorre escludere una eziologia di tipo
organico. Dunque, le consiglierei anzitutto una visita medica, presso un
andrologo (o anche un urologo), dopo di che, se non vi fossero riscontri
positivi, come credo e le auguro, dovrebbe cercare di contattare uno
psicologo per imparare a contenere i problemi legati all'ansia.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Psicolinea.it
Consulenza sessuale
E' AMORE?
Gentile dott.ssa,da circa sei mesi frequento un ragazzo con il quale
si è gradualmente creato un feeling tale per cui mi è venuto da pensare
che il nostro rapporto potesse essere un pò più complesso di quello che
si viene a creare tra due semplici amici (nel senso che entrambi abbiamo
sempe avuto degli atteggiamenti per iquali non si può dire che tra noi
ci sia solo della semplice amicizia)...e così a gennaio mi sono trovata
ad essere innamorata di lui senza neanche avere il tempo di rendermene
conto..A questo punto,pensando di essere corrisposta, mi sono fatta
avanti e gli ho rivelato i miei sentimenti...Purtroppo, nonostante
oggettivamente chiunque avrebbe potuto dire che non ero la sola a
provare ciò che provavo, la mia dichiarazione non ha avuto gli effetti
desiderati... Lui hasubito fatto un passo indietro sostenendo di non
aver mai preso impegni con me e di non aver mai pensato che da parte mia
potesse esserci un coinvolgimento così profondo...La cosa mi ha fatto
particolarmente soffrire perchè io credevo davvero nel nostro rapporto
che tuttavia non ha subito dei bruschi cambiamenti...anzi...forse adesso
è anche meglio di prima...ciò che ora non capisco è la sua incapacità a
definire il sentimento che prova per me...ogni volta che riprendiamo il
discorso è come se cercasse di fuggire per non dare una risposta
definitiva...per non parlare del fatto che talvolta è molto incostante e
si allontana da me per poi riavvicinarsi in una maniera che mi lascia
alquanto perplessa...Mi dice che per lui sono importante ma non si
sbilancia...Io non riesco a darmi delle risposte perchè credo che ci
siano delle cose che riguardano la sua vita che lui non ha il coraggio
di raccontarmi e che credo lo ostacolino nel rapporto con gli altri ma
soprattutto con me..Cosa devo fare?Come posso capire cosa prova
veramente per me? Liana
Salve Liana,
A volte il confine fra una profonda amicizia ed un legame d'amore è
molto sottile: lei stessa, fino allo scorso mese di gennaio, non si
rendeva conto di essere innamorata di questo ragazzo.
La consapevolezza è venuta dopo un'ammissione che è riuscita a fare con
sé stessa: da quel momento niente è cambiato nel vostro rapporto ma,
alla luce di quanto lei ha potuto capire dentro di sé e di quanto gli ha
rivelato, niente di quello che ora succede tra voi può ormai passare
inosservato. Tutto è sotto esame, per essere attentamente valutato, ed
il rapporto tra di voi ha perso di spontaneità. Potrebbe darsi che il
suo amico, forse più immaturo di lei, non si sia fatto ancora tante
domande e che lei lo abbia in qualche modo sorpreso e prevenuto: forse
qualcosa sta maturando anche in lui, anche se non ne ha ancora certezza.
Anche il non avere un sufficiente numero di esperienze passate potrebbe
rendere difficile la discriminazione fra ciò che è amore e ciò che non è
amore. La cosa migliore da fare, a mio avviso, è non tornare più
sull'argomento e lasciare che le cose prendano da sole il loro verso.
Gli dia una ragionevole quantità di tempo perché possa realizzare se
anche lui prova questo sentimento, dopo di che, se non trova in lui
corrispondenza, si contenti dell'amicizia e si rassegni a guardare
altrove.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
Psicolinea.it
UNA STORIA IMPORTANTE
Ho un problema con la mia ragazza, sono 5 anni che stiamo insieme, i
nostri sentimenti non sembrerebbero cambiati, ma sul lato sessuale ha
lei è cambiata totalmente, da avere frequenti rapporti nei primi anni a
1 volta alla settimana, fino ad ora che addirittura le dà quasi fastidio
che la tocchi e non prova più attrazione nei miei confronti! Con l'
andare del tempo ho sempre pensato che il suo distacco fosse dovuto allo
stres dell' università e negli ultimi tempi del lavoro!Stavo perdendo
interesse anche io a causa degli scarsi e purtroppo fugaci rapporti che
avevamo ultimamente, per me molta della colpa è dovuta anche al suo
carattere perfezionista, con la mania di progammare tutto persino il
giorno della settimana in cui fare sesso! Ora che stò per perderla la
mia passione siè riaccesa più che mai, mentre la sua come già detto è
praticamente inesistente!Vorrei sapere da cosa può essere dovuta questa
cosa e se è possibile salvare la situazione in qualche modo, forse mi
rendo conto che può essere tardi ormai, ma questa storia è troppo
importante perchè finisca! Grazie dell' attenzione !
Gentilissimo,
Il problema che lei lamenta non è particolare, ma generale: non c'è una
coppia che, a distanza di tempo (per alcuni possono essere mesi, per
alcuni possono essere anni) non si trovi ad affrontare il problema del
calo del desiderio. Del resto, se ci pensa, è una cosa normale: se, ad
esempio, a lei piacesse tanto vivere a Parigi, dopo un certo periodo
questa città non sarebbe più, per lei, quella dei suoi sogni, e lei
stesso non sarebbe più capace di provare le stesse emozioni che provava
i primi tempi, passeggiando sotto la Torre Eiffel o negli Champs Elysées...
Con questo voglio dire che tutto nella vita viene a noia, anche le cose
belle. Se ci pensa però, questa non è una cosa del tutto negativa,
perché stimola la persona a cercare altre soluzioni, altri modi, per
appagare i propri desideri e la propria intelligenza.
Tornando al discorso sessuale, le donne più degli uomini sperimentano
questo calo del desiderio dopo un certo periodo di tempo: probabilmente
questo dipende dal fatto che le donne più degli uomini vedono in un
rapporto sessuale qualcosa che va al di là del mero piacere fisico.
L'atto sessuale per una donna è un fatto estetico, romantico,
passionale, non scindibile completamente dal tipo di vita che si conduce
al di fuori di esso, dalle emozioni che si provano (o non si provano)
fuori del letto.
Probabilmente il vostro rapporto, dopo cinque anni, mostra segni di
stanchezza, è diventato routinario, scontato, prevedibile: non c'è più
la curiosità, il piacere della scoperta, il mistero della seduzione.
Qualcosa dunque deve essere cambiato, per riaccendere la scintilla: per
sapere 'cosa', dovrebbe parlarne direttamente con la sua ragazza, o con
un terapeuta di coppia che possa seguirvi in questo percorso che
potremmo definire, in modo scherzoso, ma appropriato, di 'restyling'.
Non si lasci andare, cerchi di lottare, se per lei questa storia è
importante, perché tutte le storie sono così e, cambiando partner, non
fa che posticipare lo stesso problema di altri cinque anni, o forse
anche di meno. La soluzione sta nel cercare ogni giorno nuovi stimoli
che rinnovino e rinsaldino il rapporto di coppia. Faticoso? Molto.
Impossibile? No, assolutamente no.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
VOLERE UN FIGLIO
Gentile dott.ssa ho 33 anni e mio marito 38.Siamo sposati da due anni
ma siamo stati fidanzati10.Ora mio marito insiste col volere un figlio
dicendo che la nostra età è ormai avanzata.Io però non mi sento pronta
,non sento qell'istinto materno che dovrebbe subentrare ad un certo
punto della vita di ogni donna.Inoltre non nutro molto interesse verso i
bambini anzi a volte li respingo.Premetto che la mia vita famigliare non
è stata delle migliori,sono dovuta crescere tra problemi economici e
poca serenità. Ho paura di prendere una decisione le chiedo un consiglio
devo aspettare il momento giusto(?) o fare un figlio e lasciare che la
vita segua il suo corso?
Gentilissima,
Come potrei, da queste poche righe che mi scrive, consigliarla al
meglio? Certamente non ho gli strumenti per poterle dare alcun
consiglio. In ogni caso, non mi permetterei mai di entrare nella sua
vita privata al punto di dirle se è giusto o meno mettere in cantiere un
bambino... Questa è una scelta sua, o meglio, vostra. Infatti, può
essere giusto il discorso che lei non si sente pronta, che non ha il
senso materno, che non ama i bambini ecc., ma allora, dopo dieci anni di
fidanzamento, perché si è sposata? La vostra storia non poteva
continuare così com'era, fino a quando non fosse giunto il momento
adatto per metter su famiglia?
La vostra età inoltre non è avanzata, nel senso che oggi i genitori
hanno tutti un'età molto superiore a quanto accadeva in passato, ma non
è detto che decidere di avere un figlio significhi averlo subito:
conosco persone che la settimana dopo la fatidica decisione erano già in
dolce attesa e persone che hanno dovuto aspettare più di 15 anni perché
questo loro sogno si realizzasse... Dunque, che dirle? Credo che nessuna
ragione logica la obblighi a mettere al mondo un figlio che non desidera
e che, se può fare altro che possa darle maggiore gratificazione, è
giusto che lo faccia. Credo però che suo marito, sposandosi, pensava ad
altro tipo di progetti. Se lei capisse che il suo è solo un rifiuto
psicologico, dovuto alla sua infanzia negata ed alla paura di dover
rivivere, anche indirettamente, certi momenti ed esperienze, la cosa
migliore da fare sarebbe parlarne con un terapeuta.
Cordiali saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
STUFA DELLE SUE MANIE
Gentile Dott.ssa, il quesito non riguarda me, ma mio marito.Ha 36
anni, terzo figlio di una famiglia iper-protettiva, ha perso il padre
per una malattia cinque anni fa. Da allora non riesce più a vivere
sereno, si crea problemi e preoccupazioni su futili motivi, è
ossessionato dalla paura di sbagliare sul lavoro (è libero
professionista), ha manie sempre più vistose del tipo controllare mille
volte la chiusura delle porte, la cassetta della posta,etc ripete gli
stessi movimenti in modo maniacale. I problemi si accentuano quasi
sempre nei giorni di festa, nel fine settimana, quando non dovrebbe
pensare al lavoro ed invece si fa venire ansie ed attacchi di panico
improvvisi. Lui si rende conto della stranezza dei suoi comportamenti,
ne soffre, ma non riesce a controllarsi.Sembra quasi che ogni volta che
ha la possibilità di divertirsi e di rilassarsi, si senta in dovere di
trovare un problema che lo faccia stare male e gli impedisca di essere
felice.E questo è niente... Tutti i giorni va al cimitero sulla tomba
del padre, ed anche lì le solite manie, rituali, etc. Considera un fatto
di primaria importanza che sulla tomba non ci siano fiori secchi e non
si spenga il lumino,se la cosa succede si fa venire una crisi. Se per
caso un giorno "dimentica" di andare, perché assorbito dalla vita
quotidiana, o non riesce ad arrivare in orario, si sente come se avesse
fatto qualcosa di gravissimo. Parlando dell'argomento, ha detto che
sarebbe capace anche di andare a dormire dentro il cimitero, perché è
convinto che lì ci sia suo padre. Quando ci passa davanti in macchina,
lancia baci e saluti dal finestrino... La madre ed i due fratelli più
grandi sono anch'essi assidui "frequentatori" del posto, ma non li ho
mai visti fare quello che fa lui. Siamo sposati da pochi mesi, io ho
lasciato la mia famiglia ed il mio lavoro con mio padre, che mi dava
grandi soddisfazioni, per stare con lui in un posto dove non ho grandi
prospettive, perché lui non era in grado di stare lontano dalla sua
famiglia. E' stata una battaglia anche solo riuscire a farlo venire a
vivere a qualche chilometro di distanza dalla famiglia, in una casa
nostra indipendente, me lo rinfaccia come fosse un grande sacrificio,
eppure tutti i giorni va a casa sua dalla madre e tutti i sabati e le
domeniche siamo a pranzo dai suoi. Mi sforzo di comprendere la sua
sofferenza per la perdita del padre, ma non riesco a capire le manie,
che mi sembrano sempre più morbose, non riesco a capire perché
inconsciamente si sente in colpa di essere felice dal momento in cui suo
padre non c'è più. Come se sopravvivere a chi se n'è andato prima di
noi, e cercare comunque di andare avanti, fosse una mancanza di rispetto.Mi
sento estremamente delusa e sfiduciata, lo vedo immaturo, debole e non
mi dà alcuna sicurezza. Mi sento come se avessi messo i piedi nelle
sabbie mobili... Che posso fare? Grazie. C.
Cara C.,
Dalla sua lettera si capisce chiaramente lo sconforto, l'ansia e la
delusione che sta vivendo in questo momento. E' tutto comprensibile, ma
questa non è, purtroppo, la condizione migliore per riuscire a guardare
alla cosa con un certo distacco, giudicarla obiettivamente e prendere le
decisioni più opportune.
Certamente c'è qualcosa che non va nel modo di vivere di suo marito ed
anche nel vostro ménage di coppia e per questo le consiglio
vivissimamente di contattare un terapeuta di coppia, in modo che sia
possibile trovare il bandolo della matassa e riscrivere completamente le
regole che stanno alla base del vostro rapporto. Probabilmente sarebbe
opportuno, oltre alla terapia di coppia, che suo marito facesse anche
delle sedute individuali (con altro terapeuta), per risolvere la sua
nevrosi ossessiva ed i suoi sensi di colpa.
Detto questo, vorrei farla riflettere su due passaggi della lettera, che
mi sembrano interessanti: 1. quando dice 'si fa venire ansia e attacchi
di panico improvvisi'. Queste parole, che non sono scelte a caso, fanno
comprendere come lei senta i problemi psicologici di suo marito quasi
come un dispetto nei suoi confronti, un segnale di mancanza di
attenzione, di immaturità.
E' ovvio che non è così: suo marito è una persona che soffre moltissimo
e 'non si fa venire' queste cose, ma le subisce , contro la sua volontà,
proprio perché ha momentaneamente perso la condizione di pieno
equilibrio psicologico.
2. 'Non riesco a capire le manie': le manie non vanno comprese, non c'è
niente di razionale in una mania, altrimenti non sarebbe tale. La mania
è il sintomo di un disagio più profondo, e solo risolvendo questo
disagio profondo sarà facile liberarsi anche delle manie.
Dunque, cara C., coraggio. Se ha scelto quest'uomo e ha fatto tutti
questi sacrifici per stare con lui, c'è sicuramente un motivo. Non si
lasci abbattere da queste prime difficoltà: i disagi psicologici possono
essere curati perfettamente, al punto di poter restituire alla persona
il giusto livello di benessere, che gli renda possibile guardare alla
vita con altri occhi, apprezzare quello che ha e costruire dei progetti
per il futuro.
Cordialmente,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
PROMESSA DI SEPARAZIONE
Gentilissima dottoressa, mi rivolgo a lei nonostante abbia più e più
volte letto nella Sua rubrica di analoghe situazioni... però ogni storia
è unica e, a volte, si ha il bisogno di sentire una risposta
direttamente indirizzata... forse solo per sapere che c'è qualcuno che
ascolta...Ci stiamo separando e viviamo una situazione assurda: siamo
ancora sotto lo stesso tetto, non litighiamo mai, non ci parliamo se non
di stupidaggini (tanto per "tirare avanti"), non abbiamo rapporti da
circa 4 anni (nè li vorrei, mi dà fastidio il solo pensiero... nemmeno
lui li cerca...), non dormiamo neanche assieme, ma conduciamo una vita
domestica "normale": io faccio le faccende di casa, metto in ordine
tutta la sua roba, tengo pulito, sistemo il giardino,ecc; lui sta sul
divano... servito e riverito (n.b.. lavoriamo tutti e due, io non sono
una casalinga...)Eppure io ho nei suoi confronti un materno senso di
tenerezza e protezione (il mio pensiero è: ora ci sono io che lo tengo
in ordine, lavo, stiro, sistemo,ecc... e poi? come farà abituato com'è
ad essere servito? ma, d'altro canto, è giusto che gli faccia da
balia?). Lui si comporta con gentilezza davanti, ma poi è tutta una
bugia... Ad esempio: per S.Valentino mi ha portato un cioccolatino (che
tenero!), ma non solo a me...!!!Alle volte penso: forse basterebbe che
io decidessi di non separarmi, e lui ne sarebbe felice; in effetti non
ci sarebbero nè litigi, nè discussioni. Ma la nostra vita dovrebbe
continuare senza ideali, senza complicità... in apatica calma... non mi
spaventa tanto il pensiero di restare da sola, ma mi dispiace lasciare
solo lui.E vivo in un marasma di sensazioni e sentimenti contrastanti...
forse ho solo aspettato troppo (sa, per fare le cose con calma...) ed
ora mi trovo comunque ad essermi "abituata" a questo stile di vita, che
mi fa male, che mi logora... forse sarebbe ora che imparassi a pensare
un po' di più a me, al mio di bene,... Qualche anno fa sono stata male,
non si è nemmeno preso la responsabilità di portarmi all'ospedale: dopo
un po' di tempo, quando mi sono ripresa, sono andata in pronto soccorso
da sola... e mi dice che lui vuole bene a suo modo.Ma è amore questo?
anche l'indifferenza è amore? Ha senso andare avanti o, a questo punto,
meglio prendere atto e ricominciare una nuova vita, magari più serena?
Sono domande che mi pongo quotidianamente, (e le risposte sono
ovvie!!!sono io che non sono ovvia!) nonostante la decisione sia presa,
mi sento smarrita nella nebbia e ho un grande senso di solitudine, io...
e i miei pensieri... (non è vero: non sono sola: ho amici e persone che
mi vogliono bene. e vuol dire tanto... ma non è sufficiente per darmi
forza); Ma la cosa che mi rode di più è che, in fondo, non so nemmeno
cosa pensa lui (ho provato a parlargli ma, l'ultima volta, mi ha detto
che "devo finirla di rompergli i ..."- ne abbiamo parlato tre volte in
quattro anni, non mi sembra di averlo tediato- E non so se è proprio
così o solo un modo per dirmi che ci sta male...) Questo mio scritto è
una grande e generica confusione, ma potrebbe scrivermi qualche
riflessione? Magari servirà anche a qulcun altro... Grazie infinite.
Rosa
Carissima Rosa,
Certo che c'è qualcuno in ascolto! (Colgo l'occasione per scusarmi per
le tante lettere cui non riesco a dare risposta: in compenso, il giovedì
mattina, come scritto su www.psicolinea.it , ad un numero e in un orario
prestabilito, è possibile avere una consulenza telefonica).
Leggendo la sua lettera viene una grande tristezza: siete due persone
che vivono insieme, senza amarsi, chi per comodità (suo marito), chi per
paura della vita (lei).
Continuare questa relazione, almeno in questo modo, mi sembra che non
abbia alcun senso. Il problema tuttavia non è quello di cambiare le
proprie abitudini domestiche, che tutto sommato vi garantiscono una
convivenza abbastanza serena e tranquilla, quanto di porsi degli
obiettivi da realizzare fuori dalla coppia.
Lei dovrebbe cercare di crearsi degli interessi personali, che riescano
a riaccenderle qualche entusiamo per la vita: si iscriva a dei corsi,
frequenti persone nuove, intraprenda delle nuove attività. Non basta
infatti scambiarsi la promessa di 'reciproca infedeltà' o di
'separazione per il resto della vita', quasi come se fosse un matrimonio
al contrario: bisogna passare dal pensiero all'azione, dalle idee ai
fatti. E, per fare questo, non c' bisogno di rivoluzionare, tutto
insieme, tutta la vita: cominci, passo dopo passo, a ricostruirsi
un'esistenza autonoma, collezionando esperienze e conoscenze che
accrescano la sua autostima. Ciò le permetterà, quando sarà il momento,
di trovare in sé stessa la forza per volare da sola.
Un abbraccio.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
EPPURE LE DONNE MI PIACCIONO!
Buon giorno. Il mio problema è la mia identità sessuale: detto in
altri termini, non ho ancora capito esattamente se sono attratto dagli
uomini o dalle donne. Verso i 13 anni mi innamorai per la prima volta di
una ragazza, per come ci si può innamorare a quell'età, ma a 15 mi venne
il dubbio: "Ok, ti attraggono le ragazze, ma chi ti dice che non ti
piacciano anche gli uomini?"Questa eventualità mi gettò nell'angoscia
più profonda, da cui mi tirai fuori decisamente bene, poichè bene o male
c'era sempre qualche ragazza che mi piaceva. Purtroppo però ero sempre
troppo timido per provarci. Ogni tanto però,all'incirca una volta
l'anno, il dubbio mi veniva e per qualche giorno stavo male. Le cose
sono andate avanti così fino a quest' estate, quando una ragazza a cui
avevo fatto il filo, la prima con cui ci provavo davvero e di cui ero
proprio perso, mi chiuse la porta in faccia. Stetti davvero malissimo,
e,ricordo, una notte insonne sbottai: "Uffa, ma possibile che debba
stare così male per una donna? Non è che devo indirizzarmi agli uomini?"
Da quel momento l'angoscia non mi ha più abbandonato. Quello è stato un
tappo che è saltato: spinto dal terrore che forse mi potevano piacere
gli uomini, ho capito che mi ero sempre trattenuto e che avevo sempre
vietato a me stesso di desiderare sessualmente una donna in carne e
ossa, desiderando solo quelle finte alla Tv:addirittura non volevo
toccare le ragazze, ritenendo la cosa sporca e da maiale. Ho scoperto di
sapermi eccitare per le donne e di desiderarle. Però forse sono attratto
anche dagli uomini. Così mi sono detto: "Ti piacciono gli uomini?
Benissimo, desiderali, sognali! E quando lo stavo facendo dopo un po'mi
veniva un senso di schifo istintivo e pensavo: "Beh, le donne sono ben
meglio!" Però non riesco mai a trovare una risposta chiara, ogni giorno
mi dico: caro mio, sei Gay! Poi però mi dico: eppure a me le donne
piacciono!" Non so come muovermi, dovrei riuscire ad avere rapporti con
le ragazze per capirlo davvero. é brutto perchè si vive nell'angoscia.
Forse ho il terrore di finire come quelli che si sposano e poi lasciano
moglie e figli per andare a stare con un uomo!!Grazie per
l'aiuto!Giacobbe
Gentile Giacobbe,
Per una serie di ragioni che non starò qui ad elencarle, è impossibile
provare tutte le esperienze che esistono al mondo prima di poter dire a
sé stessi 'so chi sono veramente'. Infatti, una volta sperimentato un
rapporto omosessuale con un ragazzo, ventenne biondo e italiano, lei
potrebbe chiedersi come potrebbe essere il rapporto omosessuale con un
trentenne, moro e cinese, e così via... E da qui passare a tutti gli
altri tipi di rapporti sessuali che esistono, fino ad arrivare a quelli,
odiosissimi, con gli animali o con i bambini, solo al fine di poter
'escludere' questo tipo di desideri. Il problema, a mio parere, è un
altro e non riguarda la sua attrazione o meno per altri uomini, quanto
la necessità che sente di 'trovare una risposta chiara': perché doversi
per forza dare un'etichetta prima di seguire il proprio istinto? In
genere, prima si segue l'istinto e poi ci si dà un'etichetta. Inoltre,
vorrei farle osservare, se lei vivesse una relazione, sentimentale o
sessuale, con un altro uomo, non per questo non vi sarebbero
problematiche del tutto simili a quelle che lei sperimenta con le
donne... Le porte in faccia non hanno mica un sesso!
Questo suo insolubile dilemma sull'identità sessuale dunque potrebbe
essere solo un meccanismo di difesa, una razionalizzazione, per darsi
dei motivi, apparentemente validi e sensati, per non doverci provare con
le donne, che la attraggono ma la spaventano, perché teme di essere
rifiutato. E allora, forse più che un problema di identità sessuale, il
suo potrebbe essere un problema di ansia sociale. Provi, se può, a
parlarne con uno psicologo.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
ORMAI SONO GRANDINA
Salve sono una ragazza di 17 anni e vorrei porle un quesito riguardo
al mioterrore per il buio.Sinceramente mi vergogno a parlarne perchè per
la mia età non è una cosa normale visto che la paura del buio si
manifesta in genere nei bambini.Comunque a causa di questa paura dormo
ogni sera con la luce e la tv accese (anche il silenzio e il sentire
strani rumori mi spaventa).La paura principale è quella di vedere
spiriti di morti o manifestazioni demoniache o sentire voci. Preciso che
non ho mai fatto esperienze di tal genere come sedute spiritiche oaltro
quidni non ho mai avuto brutte esperienze in tal senso. Non so se possa
centrare ma quest'estate ho perso ben 3 nonni.... inoltre ma penso che
non c'entri affatto soffro da un anno e mezzo di anoressia e bulimia,
episodi di autolesionismo, problemi con l'alcool.... ma come ho gia
detto penso non c'entri nulla. Non riesco a capire questa mia paura
visto che oramai sono grandina e non ho mai avuto traumi o cose del
genere che c'entrano col buio... Aspetto sua risposta la ringrazio
anticipatamente.
Lina
Cara Lina,
Poiché sei minorenne, seguendo le linee guida dell'Ordine degli
psicologi italiani, eviterò di risponderti nei dettagli. Vorrei però
raccomandarti di rivolgerti ad uno psicologo del servizio pubblico,
perché mi sembra che tu ti stia abituando a ritenere 'normali'
comportamenti e paure che non lo sono affatto. Probabilmente gli shock
che hai subito e di cui fai cenno sono stati, come del resto è
comprensibile, piuttosto forti ed ora fatichi a ritrovare un po' di
stabilità.
Sicuramente uno psicologo potrà aiutarti: parlane col tuo medico di
famiglia e fatti consigliare.
Avere bisogno di aiuto, in qualche momento difficile della vita, non è
sintomo di fragilità interiore, ma di consapevolezza e di desiderio di
felicità e benessere. E tu, alla tua età, hai sicuramente diritto ad una
maggiore serenità: fa come ti dico, mi raccomando!
Cari saluti e tantissimi auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
RIBREZZO PER IL SESSO
Sto con mio marito da 12 anni di cui 8 di matrimonio. Non sono mai
stata molto aperta nelle relazioni sessuale, al contrario sono sempre
stata una personamolto inibita un po' per l'educazione impartitami e un
po' per carattere. Il sesso non mi ha mai attratto né interessato
granché. Ma adesso è già un po' ditempo (1 anno circa) che non provo più
nessun desiderio sessuale.Amo mio marito (dal quale ho avuto 2 splendidi
bambini) ma non mi interessa fare l'amore con lui. Al contrario lui mi
cerca regolarmente, mi chiede diindossare della lingerie particolare e
mi conferma che è sempre molto attratto da me. Mi sento molto a disagio
perché da una parte vorrei compiacerlo ma dall'altra sento di andare
contro i miei sentimenti e di fare qualcosa diforzato. In più
ultimamente si è anche accentuata la mia "fobia degli umori",come la
chiamo io. Cioé il ribrezzo più totale al contatto con gli umori secreti
durante i rapporti sessuali (per es. liquido seminale). Non riesco
apraticare la fellatio perché il solo pensiero di entrare in contatto
con lo sperma mi dà il voltastomaco. Stesso dicasi se mio marito pratica
sesso orale su di me e poi prova a baciarmi....Pensa che debba vedere
uno specialista? Sono dei comportamenti patologici?Grazie per la gentile
attenzioneP.
Gentilissima,
I suoi comportamenti non sono patologici, credo anzi che essi siano
condivisi da molte donne che, come lei, hanno avuto un certo tipo di
educazione, hanno una vita matrimoniale che dura da un certo tempo,
hanno avuto dei figli e non ne desiderano altri (per cui il sesso ha
perso la funzione riproduttiva e serve 'solo' per il reciproco piacere).
Una volta le donne, esaurito il compito biologico della riproduzione,
rinunciavano completamente al sesso, mentre i mariti si davano alla
frequentazione dei bordelli.
La vita media durava allora 40-50 anni e dunque questo era un
compromesso che poteva funzionare. Oggi le cose sono del tutto diverse
e, se una coppia vuole stare insieme per tutta la vita, rischia di
affrontare una convivenza che durerà qualcosa come cinquanta anni e
più...
E' ovvio che, se si crede al concetto di fedeltà, se si vuole far durare
il rapporto così a lungo, non si possono tirare i remi in barca, se così
si può dire, dopo 12 anni di convivenza: questo non potrà che portare
alla rottura.
Dunque, è importante, se lei tiene a questo rapporto con suo marito,
riallacciare quei fili che si sono sciolti e cercare di tornare ad avere
con lui un rapporto più complice, sotto tutti gli aspetti: non in modo
forzato, ma quanto più possibile spontaneo. Lei dovrà dunque fare i
conti con il suo tipo di educazione e con le idee che si è fatta sul
sesso e cercare di trovare con suo marito un compromesso soddisfacente
per entrambi. Una terapia di coppia potrà aiutarvi moltissimo.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
UNA FOLLE GELOSIA
Salve, mi chiamo Renato da qualche mese amo una donna, lei è tedesca e
ci vediamo ogni 20 giorni per stare insieme almeno una settimana.
All'inizio fu bellissimo, poi, da circa due mesi provo delle ansie molto
strane, che sono sfociate in "ossessioni". Credosi tratti di gelosia,
poiché tutto è iniziato cominciando a non fidarmi di lei,a controllarle
il cellulare, etc. Oggi questa ansia è un vero tormento: mi succede che
se incontro degli uomini che penso "possano piacerle" vado nel panico.
Letteralmente sento un crampo allo stomaco, un senso di ansia con
tachicardia mi assale, finché cerco di fuggire. E' come la reazione ad
una fobia. Inoltre da circa due settimane dormo solo 3 ore per notte. E'
forse unesaurimento nervoso? Una fissazione di gelosia vera e propria?
Che posso fare per non rovinare il rapporto con lei e la mia vita?
Possono bastare le sue rassicurazioni o devo lavorare sulla mia
autostima? ( benché io di autostima ne abbia sempre avuta da vendere!)
Posso da solo o devo essere aiutato?Vi ho bombardato di domande, ma vi
ringrazio di ricevere almeno una succinta risposta che mi valga da
orientamento. Grazie
Gentile Renato,
La gelosia non è un sentimento razionale e dunque è sempre un po' 'patologica',
nel senso che fa soffrire, rende la vita difficile, distoglie dalle
occupazioni del quotidiano, disturba il sonno e le relazioni sociali,
oltre naturalmente il rapporto con la persona amata.
E' chiaro dunque che, per un migliore equilibrio psicologico, sarebbe
bene evitare di essere gelosi... Ma per fortuna non siamo robot e siamo
tutti preda di emozioni e sentimenti che ci rendono più fragili, ma per
questo più 'umani'. Quando la gelosia, come nel suo caso, diventa
un'ossessione, bisogna sicuramente cercare di porvi rimedio, affinché
lei possa ritrovare la necessaria serenità, che fa bene tanto alla sua
salute, quanto al suo rapporto di coppia.
Come fare? Escluderei, nel suo caso, di provarci da solo: la tendenza
alla ruminazione ossessiva, se fosse amplificata da una volontaria e
continua auto-osservazione, potrebbe portarla a peggiorare le cose. Lei
dice che di autostima ne ha tanta: bisognerebbe capire cosa significa
per lei... Perché una persona che si stima così tanto si sente poi così
facilmente rimpiazzabile dal primo che passa?
Nell'immediato, le consiglierei inoltre di evitare tutte le forme di
controllo e di ricerca di rassicurazione: se continua così la sua
ragazza potrebbe seccarsi della focosità dell'amante latino e
cominciare, realmente, a guardarsi un po' intorno.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
PAURA DI CAMBIARE LAVORO
Gentile Dott.sa, ho 25 anni, lavoro come impiegata in una piccola
azienda e mitrovo abbastanza bene. Ho il diploma di ragioneria. Da
qualche settimana ho ricevuto la notizia che a dicembre la mia azienda
chiuderà e pertanto io sarò costretta a cercarmi un altro lavoro...sono
a dir poco terrorizzata...già a leggere gli annunci di lavoro mi viene
il panico...non ho competenze specifiche, non parlo lingue, non faccio
contabilità (attualmente le mie mansioni sono quelle di segretaria,
piuttosto semplici.) La cosa che più mi spaventa sono le difficoltà che
certamente incontrerei nell'adattarmi a nuovi colleghi, nuovi capi. Dopo
il diploma ho cambiato due lavori, e ci ho messo davvero tanto tempo per
adattarmi e per riuscire a svegliarmi la mattina senza ansia. purtroppo
di carattere sono ipersensibile, timida e insicura....ho paura di quello
a cui andrò in contro, ho paura delle sicuramente tante difficoltà che
sarò costretta ad affrontare. E' normale avere tutte queste paure? come
posso fare per prendere la cosa con maggiore serenità? La ringrazio di
cuore della risposta che vorrà darmi, tanti cari saluti.
Lella
Carissima Lella,
In psicologia si parla di 'profezia che si autorealizza'. Traduzione: se
una persona si mette in testa un'idea, se ne fa un'ossessione, poi anche
senza volerlo si comporta di conseguenza; gli altri dunque reagiscono al
suo comportamento, facendo esattamente quello che la persona temeva.
Conclusione: la profezia negativa si è realizzata.
Come vede, non è solo la realtà ad influenzare i nostri pensieri, ma
spesso sono i nostri pensieri ad influenzare la realtà.
Ripartiamo da questa ultima considerazione: Se i nostri pensieri possono
influenzare la realtà, facendo semplicemente pensieri positivi, potremo
generare comportamenti positivi, cui gli altri risponderanno in modo
positivo. E così avere successo.
... Le sembra che le abbia suggerito una soluzione troppo semplice? Non
giudichi dalle apparenze: prima ci provi! E tanti auguri per i suoi
futuri successi personali.
p.s. Se lei si impegnasse un po' (con lezioni private, corsi gratuiti,
lezioni su internet, corsi su dischi, vacanze in Inghilterra, ecc. ) da
qui a dicembre potrebbe parlare l'inglese come lo parlano a Oxford:
tutto è possibile se c'è entusiasmo e buona volontà. :-)
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
CALO DEL DESIDERIO
Gentile dottore,il “problema” di cui le parlo non è mio ma del mio
ragazzo. Siamo giovani ma stiamo assieme da ormai 5 anni. Quest’ultimo
anno ha portato molti cambiamenti perché siamo lontani, io in un altro
stato per studiare e lui è andato a studiare in una nuova città. Ed è
più o meno da quando sono cominciati questi cambiamenti che lui non
sente più il piacere di prima.Questo succede sia nella masturbazione,
dice che non ha voglia di farlo perché non lo soddisfa e non pensa
neanche a ragazze che vede per strada perché tanto alla fine sarebbe
solo piacere fisico ed è quello che gli è diminuito, sia quando sta con
me, anche se dice che comunque è la cosa che più gli dà piacere perché è
una possibilità realistica e fisicamente e mentalmente più coinvolgente,
però prova meno piacere di una volta.Vorrei aggiungere che la nostra
intimità spesso non è del tutto serena, ad esempio per la presenza dei
genitori in casa, e quindi spesso non ci sono le condizioni ottimali,
per questo siamo più tesi e lui ha la sensazione di poter perdere il
controllo di quello che fa, e se questo succede non riesce a
provare piacere perché è come se gli sfuggisse...Ultimamente si è fissato
su questa cosa perciò parte già preoccupato concentrandosi solo su
quanto riesce a controllarsi,se l'è fatto diventare un problema e non
vive più serenamente quei momenti.La domanda è: sono tutti i cambiamenti
che abbiamo vissuti, sommati alle difficoltà precedenti, che gli hanno
fatto diminuire il piacere e di conseguenza il desiderio?? Come possiamo
risolvere questo problema?(Ultima nota: quest'estate torneremo a stare
nella stessa città) Grazie
Gentilissima,
"L'amore non vuole pensieri" dice il detto popolare e non senza un
perché. L'eccitazione sessuale infatti non è un processo che riguarda
solo il corpo, ma soprattutto la mente.
Le difficoltà oggettive, la stanchezza, magari una leggera depressione,
per tutte queste difficoltà e cambiamenti che state vivendo in questo
periodo, potrebbero essere la causa di tutto ciò. Per non parlare poi
della presenza dei genitori, che sicuramente sono un fattore inibente di
un certo rilievo.
Direi che il 'problema' dovrebbe essere considerato tale solo se dovesse
persistere, anche quando le cose intorno a voi saranno tornate del tutto
'normali'. Se questo fosse il caso, potrebbe essere indicata una terapia
di coppia, dato che sono già cinque anni che state insieme e, forse,
potrebbe essere giunto il momento di rivedere un po' alcune vostre
abitudini, per cercare di restituire al vostro rapporto un po' di
freschezza e nuovi entusiasmi.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta - Ancona
Psicolinea.it
Consulenza Sessuale
UN'AMICA SENZA FIGLI
Salve, sono una ragazza di 21 anni....il mio non è un problema grave
ma,cercavo un consiglio da esperto.....da un pò di anni ho un'amicizia
con una persona più grande di me di circa 20anni.....è per me una
persona importantissima, mi è stata vicina nel percorso(un pò tortuoso)
verso la maturità e lo è tutt'ora. Ho però un dubbio: lei è
sposata, ma
non ha figli, ed io in tutto questo tempo non ho mai avuto il
coraggio di
chiederle il perchè, un pò per pudore, ma soprattutto perchè è una
persona molto molto fragile e mi dispiacerebbe solo vederla star male
nel ricordare.......più volte si è toccato il discorso empaticamente, ma
io ho sempre aspettato che fosse lei a parlarmene; ma questo in sette
anni non è ancora avvenuto! Ora mi chiedo: sto facendo bene, o il mio è
un atteggiamento sbagliato? Come dovrei comportarmi? Fiduciosa in un
vostro consiglio, ringrazio anticipatamente. Saluti
Anna
Cara Anna,
Direi che lei sta facendo bene, anzi benissimo! Se infatti questa amica
quarantenne fosse una persona che non ha figli per libera scelta, non
avrebbe problemi a parlarne: il fatto che in sette anni non abbia mai
affrontato il discorso potrebbe significare che forse c'è qualche
problema e che, soprattutto, non si è ancora del tutto rassegnata a
questa situazione. Non credo sia comunque un diritto, anche in una
fortissima amicizia, quello di essere messi a conoscenza di una cosa
così intima e riservata, legata alla vita affettiva e sessuale e magari
fonte di tante segrete sofferenze... Continui dunque così: a meno che
non sia l'altra persona a parlarne per prima.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
CON CHI VIVERE LA MIA SESSUALITA'
Sono una ragazza fidanzata da due anni con altre esperienze
precedenti, l'incontro con una ragazza è stato per me fatale perchè mi
ha fatto scoprire un lato di me che ha accresciuto in me dei dubbi, c'è
stato con questa ragazza un forte trasporto che mi ha scatenato una
grandissima passione...poco mancava ad un rapporto sessuale soffocato
dalla paura di essere scoperte da mia madre..spesso mi tornano in mente
pensieri e sensazioni. Pur frequentando ragazzi continuo a provare forti
sensazioni nei confronti di determinate ragazze che mi provocano
fortissime emozioni. ora sono stanca voglio capire chi sono e che strada
devo seguire, con chi dovrei vivere la mia sessualità?
Maria
Gentile Maria,
Comprendo il suo attuale senso di disorientamento e la voglia di avere
dei punti di riferimento più certi, ma credo non ci sia nessuna persona
al mondo che possa darle, su questo tema, una risposta incontrovertibile
e, soprattutto, onesta, del tutto slegata dalle proprie convinzioni
personali, dal proprio stile di vita, dalle proprie esperienze ed
abitudini sessuali.
Non esiste una sessualità buona e una cattiva, una normale e una
sbagliata: la pulsione sessuale non si comanda con il cervello ed essa
si esprime ogni qual volta trova un oggetto intrinsecamente capace di
soddisfare il desiderio, come ci ha insegnato il buon Freud.
Credo dunque che lei debba anzitutto decidere se si sente pronta a
seguire i suoi istinti, ovunque la porteranno, o se, per giustificabili
motivi di opportunità, preferisca rientrare nei canoni del 'socialmente
accettato', in questo caso inibendo determinati impulsi. E' una
decisione sua: parlarne con uno psicologo tuttavia potrebbe aiutarla a
capirsi meglio ed a scegliere quale via prendere, se prenderla. Lo scopo
finale della psicoterapia dovrebbe comunque essere quello di farla
sentire una persona equilibrata e soddisfatta di sé, a prescindere
dall'orientamento sessuale.
Dr. Walter La Gatta
Psicolinea.it
Consulenza on Line
PORNOGRAFIA: PERCHE' LA COSA MI FERISCE COSI' TANTO?
C'è una cosa di mio marito che mi preoccupa molto in certi momenti.
Nonostante la nostra vita sessuale sia abbastanza soddisfacente, lui non
credo riesca ad eccitarsi senza guardare film porno (li guardiamo
insieme anche se io lo faccio il più delle volte per far piacere a lui).
Inoltre scoproche, spessissimo, se li guarda da solo anche sul computer
dove ha una cartellapiena di film porno scaricati e va a navigare in
siti porno (immagino che simasturbi davanti ad essi). Quando gliene
parlo lui si arrabbia e mi accusa dinon fare nulla per piacergli. So che
a lui piacerei vestita come una di queste signorine (a volte lo faccio)
ma sempre non ne ho voglia. Devo preoccuparmi?Perchè la cosa mi ferisce
tanto?
Mimma
Gentile Mimma,
La cosa la ferisce tanto perché nella vostra coppia non c'è sufficiente
complicità: non è detto infatti che entrambi i partners siano sensibili
agli stessi stimoli erotici. Suo marito si eccita con la pornografia;
lei non ne sembra molto entusiasta. Che fare? Cercare degli stimoli che
piacciano a lei, da suggerire a suo marito: in questo modo la complicità
potrebbe consistere non nel fare allo stesso tempo le cose che piacciono
ad entrambi, ma nel cercare di soddisfare, in tempi diversi, le esigenze
o i desideri di ciascuno di voi due. Probabilmente, pensandoci, non le
viene in mente nulla di particolarmente eccitante da proporre a suo
marito: si avvalga della lettura di romanzi e film erotici, che sono più
adatti alla psicologia femminile. Tutti gli studi al riguardo dicono
infatti che per una donna è molto più eccitante immaginare un incontro
clandestino di due innamorati, che vivono un amore impossibile e
contrastato, piuttosto chel'esposizione di tanti pezzi di carne in primo
piano... In altre parole, cerchi le sue proprie fonti di ispirazione.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta - Ancona
Psicolinea.it
Consulenza sessuale
TIMIDEZZA IN AMBITO SESSUALE
Salve, sono Franco - 24 anni. Il mio problema riguarda la timidezza
in ambito sessuale. Ho avuto rapporti con una sola ragazza per 3 anni e
mezzo (la prima volta a circa 19 anni). Dall'infanzia ad ora, ho sempre
avuto la convinzione di non aver il diritto di amore e sopratutto sesso,
(i miei mi hanno sempre trattato da adulto, tenendomi però lontano dal
sesso, facendomi vergognare).
Sono arrivato al punto in cui mi fa veramente male, voglio sesso ma la
timidezza mi paralizza. Non riesco nemmeno a parlare di questo problema,
con nessuno. Conosco il linguaggio del corpo e so usarlo (nel
corteggiamento uso praticamente solo quello, perchè a parole mi blocco)
ma poi quando devo concretizzare scappo o mi chiudo. So che è una
domanda stupida e ho già la risposta, ma non riesco a metterla in
pratica, vorrei un vostro aiuto per raggirarla o avere un'altra
risposta. Domanda: come faccio per superare la timidezza paralizzante?
Risposta: parla del tuo problema con le ragazze e buttati desiderando il
piacere, consapevole che tu ne hai diritto. ... non riesco a mettere in
pratica questa autorisposta, come posso fare? datemi un aiuto, una
risposta alternativa o un modo di superare questo blocco. Sto male e non
riesco a parlarne, mi sento morto, in agonia perenne. Mi da fastidio
esser considerato uno sfigato o un bambino (ma è ciò che sono ora, non è
ciò che vorrei né che sento di essere realmente). Un Grazie immenso in
anticipo.
Franco
Gentilissimo Franco,
lei si fa le domande, poi si dà le risposte: crede di essere giunto a
capire quale sia il suo problema, quale sia la soluzione del problema,
ma poi vede che i suoi ragionamenti ed i suoi comportamenti non la
portano da nessuna parte… Allora si deprime, entra in ansia e la sua
timidezza diventa sempre più ‘paralizzante’. Come vede, lei si trova al
centro di un circolo vizioso, che non promette vie d’uscita. Per
cambiare questa situazione occorre trovare un fatto nuovo, che
disinneschi il meccanismo. Ad esempio, trovare l’errore. Dove è
l’errore? E’ forse nelle premesse? Forse non c’è solo una responsabilità
educativa da affibbiare ai suoi genitori (es. convinzione di non avere
diritto al sesso: perché?), ma c’è anche la mancanza di coraggio nel
voler uscire dal guscio e confrontarsi con il mondo, la paura di
assumersi delle responsabilità, di correre dei rischi... L’errore
potrebbe essere anche inoltre in alcune sue convinzioni (chi ha detto
che per superare il problema della timidezza ne debba parlare con le
ragazze? Chi le ha detto che il piacere sia un suo ‘diritto’? Chi le ha
detto che per avere successo con le donne occorre ‘buttarsi desiderando
il piacere’?).Insomma, potrebbe esserci qualcosa di sbagliato nei suoi
ragionamenti: lei potrebbe agire in base a errati convincimenti, che le
vengono dalla mancanza di confronto con gli altri e dall’inesperienza.
E’ per questo che le suggerisco l’unica alternativa praticabile:
parlarne con un professionista, che la aiuti a mettere in ordine i suoi
pensieri e che, partendo da giuste premesse, la possa aiutare ad
identificare i suoi problemi, aiutandola poi a trovare strategie utili e
motivazione per superarli.
Inoltre, non dimentichi il nostro sito, www.clinicadellatimidezza, nel
quale potrà trovare tanti utili suggerimenti.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
DUBBI, PAURE E ANSIE
Ho tanti dubbi, paure e "ansie", strano innanzitutto a volte mi
piacerebbe andare da uno psicologo ma in fondo non so neanche se mi
serva o meno. normale? poi vabbè dovrei anche trovare il coraggio di
andarci (forse in fondo è quello il vero problema) visto che ai miei
difficilmente riuscirei a dirlo, ma in realtà non riesco a parlarne con
nessuno di questa mia volontà.
Uno dei problemi è che, detto in parole povere, odio me stesso, si io
quasi sempre do la colpa al mio stato di essere per come vanno le cose,e
al mio carattere,infatti ho sempre sognato e tutto ora a volte mi
incanto ad immaginarmi diverso o meglio è quello che spero ancora.
Invece eccomi a 21 anni ancora ad avere paura, vergogna, indecisione x
chiedere solo un informazione, esporre un mio parere, tutto ciò mi pesa
moltissimo. Quindi immaginerete il mio carattere: timido, taciturno,
introverso, continuamente indeciso e confuso,asociale (e non per scelta
visto che mi piacerebbe conoscere nuova gente nuovi ragazzi), apatico,
senza personalità (e non so se capite cosa intendo), mi odio a tal punto
che piu' volte nel corso della mia vita ho pensato anche al suicidio.
Continuo:Avendo tale carattere con in piu' parecchi difetti fisici (
tipo dislessia, grasso ecc..) sono sempre stato preso in giro ed io che
non sapevo reagire... Ma in fondo vi stupirete se vi dico che per gli
altri sono un ragazzo normalissimo ovvio timido, quieto, definendomi di
solito una persona serena che non parla mai. E mi fa ancor piu’ rabbia
sentendolo dire perché non per niente
cosi! Infatti pur avendo quasi sempre amici e una comitiva (con alti e
bassi, ci son stati anche periodi in cui uscivo pochissimo) spesso mi
sono sentito solo perchè non sono mai riuscito a parlare di queste mie
paure a qualcuno e sinceramente ripensandoci: che stupido! in fondo
alcuni amici che avevo non erano male anche se ( e scusate il mio essere
continuamente contraddittorio) anche loro, scherzando, mi han ferito
molto.
Spesso penso (e soprattutto in passato) che in fondo son inutile, che
comunque (per esempio) i miei amici non ha alcun bisogno di me visto che
certamente non sono la persona che sa tirar su lo stato d’animo di
qualcuno quando sta un po’ giu’ ( ma questo è solo uno dei tanti esempi)
o addirittura a volte ho pensato di avere degli handicap.
Ma in questi ultimi anni ho cercato di mettermi in gioco, purtroppo
oltre il rispetto degli altri (semplicemente perchè ormai ho una certa
età) non ho risolto granchè. In fondo(perchè nessuno lo sa) so per
esempio di essermi iscritto all'università ( ed ho scelto proprio una
facoltà umanistica)per vedere cosa riuscivo a combinare (infatti spesso
penso di lasciare perché so che comunque in questo rame io non ho
speranza).
Trascorso il primo ho avuto anche una sorpresa ossia che con gli esami è
andata piu' ke bene ma i rapporti con i nuovi presunti amici non tanto o
meglio non come volevo, i soliti diciamo..amici ma con distacco.
Ovviamente so che voi mi suggerirete di andare da uno specialista (cosa
che credo difficilmente farò) quindi volevo chiedervi (oramai sto
cercando di fare lo psicologo di me stesso) lo scopo è quello di
accettarmi per quello che sono o di mettermi in gioco, cercare di
risolvere difetti (tipo la dislessia) che per me son stati fattori
incisivi della mia vita?
Un'ultima cosa affinchè possa aiutarvi nel vostro giudizio: con i miei
genitori (o meglio con mio padre) non ho un bel rapporto, però niente
litigi, contrasti o roba del genere semplicemente non abbiamo parlato
mai molto, non è il padre che da consigli,(o forse io il figlio che non
sa chiedere) che chiede come va, a me dispiace anche tanto dire queste
cose (infatti non ne ho mai parlato a nessuno) perchè comunque non mi ha
fatto mancare mai niente,mi ha permesso di studiare, non mi ha mai
ostacolato nelle mie scelte (spesso penso che sono io quello che si
lamenta troppo e che ci sarebbero centinaia di ragazzi a volere un padre
come il mio) ma purtroppo è quello che sento, è un vuoto che ho, che
ancora non ho capito se mi ha lasciato lui o se mi son costruito io con
il mio carattere o la mia fantasia.
C'è ancora una cosa, strana: spesso quando mi trovo da solo mi rattristo
(senza alcun motivo apparente) e quasi piango, altre volte invece
insieme a questo stato immagino anche la morte di qualche mio familiare
o amico (insomma qualcuno vicino) ed io che vengo consolato dagli amici
e i parenti piu' vicini. Sintomo di solitudine? mancanza e voglia
d'affetto? Mi scuso per la lunga lettera, sperando che vi abbia dato
elementi dispensabili almeno per un possibile consiglio che accetterò
molto volentieri. Vi ringrazio in anticipo e vi faccio miei vivi
complimenti per il sito.
dean
Caro Dean,
Probabilmente, se lei semplicemente si sforzasse di spostare
l’attenzione da sé stesso agli altri, se provasse di più a mettersi nei
panni altrui, anziché rimanere caparbiamente nei suoi, a giudicare
malevolmente e criticamente chiunque le stia accanto, riuscirebbe a
vedere il mondo con altri occhi. Lei non fa mai nulla per migliorare i
rapporti che ha con le persone: non dà affetto, attenzione, consigli…E
neanche ne chiede. Oltre tutto, si aspetta tutto da tutti. e per questo
spesso rimane deluso. Il consiglio è sicuramente quello di dare di più,
e per primo: avrà maggiore stima di sé stesso e vedrà che anche gli
altri saranno meno male di come li giudica oggi.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
PAURA DEI SENTIMENTI
Ho un bimbo di 5 anni e una bambina di 1. Da quando è nata la piccola
è come se i miei sentimenti nei confronti del figlio maggiore fossero
cambiati. Nel senso che mi sembra di non volergli più bene come prima.
So che questo è praticamente impossibile, ma la sensazione che provo è
terribile. Non mi viene più spontaneo fargli le coccole, mi dà fastidio
se mi si avvicina per baciarmi e sono spesso irritabile con lui. Lui è
un bambino molto vivace e poco ubbidiente, direi impegnativo (lo è
sempre stato), e naturalmente dalla nascita della sorella il tutto è
accentuato dalla grande gelosia che lo pervade e che lo ha fatto
regredire rendendolo, se possibile, ancora meno gestibile. D'altro canto
io mi sento molto coinvolta dalla piccola per la quale provo un enorme
amore e voglia di contatto. Ho paura dei miei sentimenti... Mi può dare
dei consigli?
Grazie
Gentilissima,
Quando i figli sono piccoli, si vive con loro uno stato fusionale, quasi
indifferenziato, per cui madre e figlio si sentono quasi la stessa
persona. Quando il bambino comincia a camminare, a muoversi
autonomamente nello spazio, a fare nuove esperienze, si comincia a
strutturare la sua personalità individuale, che viene favorita da un
lungo processo di separazione-individuazione.
E’ dunque nella normalità delle cose che, al momento, verso sua figlia
lei provi un attaccamento più forte che nei confronti del fratello
maggiore. Man mano che la piccola crescerà però, le cose dovrebbero
ristabilirsi. Detto ciò, non si può negare che, in alcuni casi, esistano
delle spiccate preferenze, stabili nel tempo, di una madre nei confronti
di uno dei suoi figli (per un fatto di affinità, di somiglianze, di
esperienze pregresse ecc.). In questo caso però, in una buona madre, la
sua intelligenza e la razionalità del pensiero dovrebbero sostituirsi
alla carenza affettiva, facendo in modo che i propri sentimenti e le
proprie preferenze siano solo un fatto interiore, non riconoscibile da
nessuna delle persone che la circondano. In concreto dunque, la
inviterei a non sentirsi in colpa per i suoi sentimenti (la perfezione
assoluta non esiste!), ma di impegnarsi compunque nel dedicare a suo
figlio del tempo ‘di qualità’, in cui lui possa sentirsi amato,
ascoltato, considerato. Lei infatti ha due figli: lui ha un’unica mamma!
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
AMARLO O NON AMARLO…
Gentile Dottoressa, mi chiamo Marina e ho 19 anni,negli ultimi 2 sono
stata fidanzata con stefano di 22.In questi 2 anni ne abbiamo
passate molte ma siamo sempre riusciti a risollevarci .Pochi mesi fa lui
è andato a vivere da solo e io ho iniziato l'università e da allora il
mio sentimento verso di lui si è spento.Il nostro rapporto è stato da
subito molto impegnato e "chiuso",eravamo solo e sempre noi 2 e lui non
voleva frequentare i miei amici. Inizialmente questo non mi pesava,ero
innamorata ma poi mi sono accorta di non amarlo più e l'ho lasciato. Ora
lui ha iniziato a frequentare il mio gruppo, si comporta da amico nei
miei confronti e nonostante la mia convinzione di non amarlo sono gelosa
e m'infastidisce il pensiero di saperlo con un'altra. Riesce ancora a
farmi ingelosire, mi disorienta con i suoi modi di fare e continuo a
volerlo e non volerlo. Credevo che lasciandolo sarei stata meglio ma non
è così. A volte mi fa piacere passare del tempo con lui altre non vorrei
nemmeno vederlo. Cosa mi succede?
Grazie Marina
Cara Marina,
Il suo ragazzo è sicuramente un tpo intelligente. Infatti, qualsiasi
rapporto a due, anche il più magico, ad un certo punto si imbatte nella
noia, nella prevedibilità, nella routine. Si pensa così che la fiamma
dell'amore si sia definitivamente spenta. E invece, può accadere che uno
dei due partners cambi abitudini, atteggiamenti, relazioni sociali,
interessi ecc. e questo contribuisca a far rinascere nell'altro
interesse, curiosità, desiderio. Questo è quello che le sta accadendo:
non si può dire se e per quanto tempo durerà. In ogni caso, impari da
questa esperienza per le crisi future che dovesse incontrare, con lui o
con un altro.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
MIA MOGLIE NON MI AMA PIU’
Mia moglie con la quale siamo sposati da poco piu' di un anno mi ha
confidato che non mi ama piu' da qualche mese. Il mio problema e' che
penso che cio' sia dovuto ad una serie di cisrcostanze lavorative
stressanti ed impegnative e da problemi arretrati non risolti con la sua
famiglia .Circa 5 anni fa per una serie di circostanze si e' allontanta
dalla propria famiglia per una indipendenza economica e personale e per
un senso di malessere che le ha fatto cambiare vita in seguito ad un
evento traumatico che ha sconvolto l'intera famiglia dovuto alla morte
di un fratello. I rapporti con la propria famiglia in conseguenza al suo
allontanamento sono andati via via migliorando. Circa 5 anni fa ci siamo
innamorati perche' lavoravamo entrambi nella stessa azienda e l'anno
scorso grazie proprio al restaurato buon rapporto familiare ci siamo
sposati con il loro aiuto. La vita per noi non e' mai stata facile in
quanto le difficolta' economiche iniziali come per molta gente hanno
fatto si che fossero l'impegno principale del quotidiano e in piu' c'era
l'amore ed una forte attrazione reciproca. Ora a dir suo, che le cose
sono nettamente migliorate e purtoppo ancora migliorabili, le e' venuto
a mancare l'amore e si sta interrogando se cio' non voglia dire che
dobbiamo separaci in quanto il sentimento principe della coppia e'
venuto a mancare. Da parte mia non e' cosi' in quanto sento di amarla
piu' che mai , ed in passato io essendo 10 anni piu' grande di Lei, ho
gia' affrontato questa situazione e devo dire ne sono uscito malconcio.
Ora pero' mi rendo conto che devo fare qualche cosa e credo che qualcuno
che ci possa aiutare c'e' sicuramente senza fare tutto da soli ma il
problema di lei e' che l'amore non c'e' piu' e quindi non ne vale la
pena, mentre io credo che l'amore ci sia ancora e' solo celato ai suoi
occhi perche' si manifesta in maniera diversa e soprattutto e' distolta
da pensieri negativi che non le possono dare la tranquillita' per poter
vedere l'amore. Questo e' soprattutto perche' abbiamo due caratteri
all'opposto.
Fulvio
Caro Fulvio,
Come testimonia lei personalmente con la sua esperienza precedente, le
crisi di coppia sono frequenti, specialmente in un rapporto di lunga
durata, come spero sia il vostro.
Lei è più maturo, certe esperienze le ha già vissute, mentre sue moglie
probabilmente si trova per la prima volta di fronte alla consapevolezza
che qualcosa tra voi è cambiato, che l'amore non è più uguale a quello
che c'era, che l'attrazione è diminuita ecc. Non è un problema grave,
perché sono sensazioni che tutti provano nei rapporti. Di fronte a
questa situazione, c'è chi vede il bicchiere mezzo vuoto e dice che
tutto è finito, bisogna lasciarsi. Chi vede il bicchiere mezzo pieno
invece, capisce che si tratta di una crisi momentanea, guarda avanti e
cerca di impegnarsi per salvare il proprio rapporto. Questa è,
fondamentalmente, la differenza fra una coppia che si lascia ed una che
rimane insieme. Solo se riuscirete a riscrivere le regole del vostro
rapporto su basi nuove, ridestando ogni volta i sentimenti positivi che
vi hanno portato a scegliervi, l' attrazione fisica reciproca, il
desiderio di intimità, riuscirete a restare insieme. Se incontraste
delle difficoltà nel riuscirci da soli, affidatevi ad una terapia di
coppia.
Vi faccio tanti cari auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
AMO DA SEI MESI UNA RAGAZZA
Gentilissima Dottoressa,
amo da 6 mesi una ragazza la quale mi ha confidato che in passato ha
tradito il suo ex; ha fatto un pò di doppia vita...cosa che odio;con me
è stata sincera, ma forse non lo meritavo, visto che dopo queste
confidenze sono diventato sospettoso e faccio domande che la fanno
sentire sotto processo (mi sono scusato sinceramente ieri); però, queste
domande, mi hanno fatto scoprire che andava a letto con l'amante anche
quando flirtava con me (ma fino ad ora aveva sempre detto che era finita
da mesi...invece erano pochi giorni prima che noi andassimo a letto
insieme)...poi, dopo la prima volta con me è scomparsa 3 giorni...forse
è andata un'ultima volta col tipo?(sarebbe plausibile: fine di un amore
che l'ha fatta soffrire come diceva lei...può scappare una volta in più
no? sopratutto in considerazione del fatto che non era finita da mesi...ma
da giorni...forse non si sentiva ancora affettivamente legata a me...)
dice di no ma nel rispondere aveva la testa bassa e gli occhi lucidi; e
se fosse vero dovrei mollarla? in fondo, a parte quei giorni, mi
dimostra continuamente il suo amore, davvero tanto! (tranne gli ultimi
giorni...dice che la faccio sentire una poco di buono! mi sono riscusato,
ma se uno ti fa una domanda e gli rispondi dando 1000 versioni
diverse(nel corso dei 6 mesi) non aiuti certo a far star tranquilla una
persona no? e poi la testa bassa l'aveva anche quando diceva di non
conservare i messaggini degli ex...invece li aveva...comunque soffro se
penso che andava con questo durante il nostro flirt (che lei definisce
magico...ma che in me ha perso,adesso, la sua magia) e se penso che è
successo dopo sto malissimo; forse lei avrà pensato che era meglio dirmi
una bugia a fin di bene?...mi aiuti...grazie!!!...mi sento "tradito" e
ciò sta logorando quella felicità che speravo di aver trovato!!! scusi
la prolissità, ma le do qualche dettaglio per fornirle un quadro più
completo della situazione: - lei ha appena terminato una relazione
durata circa 10 anni- la relazione, già in crisi da un paio d'anni
circa, era finita anche perchè lei (la mia attuale ragazza), aveva
conosciuto un altro uomo, più giovane di lei di 8 anni (cosa che mi
ingelosisce un pò essendo lei mia coetanea), con cui aveva iniziato una
relazione...si, ha tradito il suo ex, e questo è il primo problema: temo
che lo faccia anche a me. - non è stata correttissima neppure con il
nuovo ragazzo poichè nei primi giorni non aveva detto di essere occupata.Pare
che la relazione sia andata avanti segretamente per poco tempo, perchè
lei, per inseguire il suo nuovo amore, si è lasciata. Il nuovo amore
però,malgrado le promesse iniziali non l'ha più voluta, o meglio l'ha
voluta solo sessualmente ma niente storia di amore. Lei ovviamente ne ha
sofferto molto. Così, ha cercato di riallacciare con l'ex (ritornando
dalla vecchia scarpa -cosa che mi da estremamente fastidio nelle
relazioni) ma quando il "nuovo amore" è ritornato, lei ci è ricaduta e
si è fatta "usare" da uno che approfittava solo dei suoi sentimenti...e
ne ha sofferto davvero tanto (ho anche visto i libri sull'amore che
acquistava), fu cosi che lei ha smesso disperare nel nuovo perchè aveva
ormai capito ciò che voleva...e nel vecchio perchè aveva preso ormai
atto della mancanza di amore reciproco. Il fatto è che a quel punto
lei...diciamo che si è divertita con entrambi............non
tantissimo...nel senso che entrambi si ricordavano di lei
saltuariamente...una volta le ho chiesto se è successo nello stesso
giorno(pessima domanda, me ne vergogno)........dice di no, ma il suo
sguardo era tutto un programma (basso e mortificato)...non so perchè, ma
l'idea di questo"divertimento" mi fa stare malissimo!!! Ah, dimenticavo,
quello che era il nuovo amore è un suo collega quindi può immaginare la
mia gelosia; a me è capitata una storia simile con una collega che mi ha
molto usato (lei lo sa ed è gelosissima) e l'ho dimenticata
definitivamente solo cambiando ufficio, mentre la mia ragazza invece, lo
vede sempre, ne era innamorata e per lui ha buttato una storia
lunghissima......e se questo ritornasse?...lei dice che non ci
ricadrebbe?... La ringrazio infinitamente...scusi la prolissità ma era
per darle un quadro completo della situazione. Saluti anonimo
Caro Anonimo,
Sebbene sia la cosa più logica da dirle, eviterò di consigliarle di
dimenticare la sua gelosia ed imparare a non soffrirne perché, mi rendo
conto, che non è sempre facile trovare in sé, in un momento di così
grande sofferenza interiore, le tante energie che occorrono per tingere
di rosa tutto quello che si percepisce come grigio e minaccioso. Però,
vorrei farla riflettere sul fatto che nessun amore è stabile, sicuro al
100% per i due partners. Paradossalmente, è proprio quando il rapporto
diventa troppo stabile, troppo prevedibile, troppo 'sicuro' che si è più
vicini all'incertezza e al cambiamento. Veda, come esempio, la relazione
'lunghissima' della sua ragazza e ciò che ne è conseguito. Del resto, se
questa ragazza l'ha fatta così tanto innamorare, parte del merito è
anche in questo suo essere così, un po' misteriosa, imprevedibile,
contraddittoria.
Dunque, la cosa più intelligente da fare, al momento, è imparare a
convivere con questa sua gelosia, cercando di limitarne gli effetti, la
sofferenza interiore, il tormento. Oltre tutto si tratta di una gelosia
'retroattiva', cioè che non la riguarda personalmente, ma riguarda
solamente il passato della sua ragazza.
Certo, sarebbe tutto più bello se non vi fossero questi nei, queste
piccole imperfezioni che limitano la purezza del vostro amore, che non
lo rendono del tutto chiaro, limpido e perfetto come potrebbe essere nei
suoi ideali romantici... Ma la vita purtroppo non sempre ci offre, nella
realtà, la soddisfazione di ogni nostro desiderio. Dunque, ripartirei
dall'inizio della sua lettera: "amo da sei mesi una ragazza... ". Se la
ama davvero, cerchi di limitare la sua ossessiva curiosità, le sue
lamentele, la sua gelosia, il suo pungente sarcasmo: tutto ciò non aiuta
a costruire le basi di un buon rapporto di coppia. Il tempo le farà
capire con chi ha veramente a che fare: per ora si rilassi e si goda
questi bei momenti, che non torneranno più.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
LEI FA DA SE'
Cara dottoressa.
sono Marco, da pochi giorno sto con una ragazza di 23 (io 32) è mi
sembra siascoppiato un grande amore. Da premettere che da pochi mesi
sono stato lasciatoda una con cui stavo o credevo di stare organzizando
il matrimonio (poi leiinvaghita di un altro è andata via). Dopo 2,5 mesi
di conoscenze varie (nientedi importante) ho conosciuto questa ragazza..
Ed è stato colpo di fulminereciproco. In pochi giorni stiamo bruciano le
tappe e lei che era quasiinesperta mi dice qualche no, poi si lascia
andare. C'è molto trasporto,passione.. Ci ha preso di brutto. La mia
preoccupazione è che lei ha avuto ragazzi che non dimostravano di
desiderarla o non la desideravano affatto. In questi ultimi anni ha
fatto spessissimo da sola. Ed ora quando la tocco o le bacio il
clitoride lei sembra stia raggiungendo l'orgasmo, ma poi si blocca...Le
ho chiesto di ridurre un po' la masturbazione e di stare serena e
tranquilla. Di disabituarsi all'autoerotismo.. Credo, poi, che la cosa
potrà superarla quando inizieremo ad avere un rapporto completo.. Per il
momento cosa faccio, secondo lei??Grazie della disponibilità e del
lavoro di volotariato che prestate.
Caro Marco,
Le cose verranno con sé, stia tranquillo. Per quanto riguarda
l'autoerotismo di lei, lasci che sia la sua ragazza a decidere se
continuare o smettere... Il suo autoerotismo 'privato' non può, in ogni
caso ed in nessun modo, interferire col vostro rapporto di coppia.
Se la sua ragazza 'si blocca', le cause possono essere diverse: mancanza
di tranquillità, ansia da prestazione, pensieri interferenti, sensi di
colpa ecc.
Le consiglierei dunque di evitare di informarsi e di discutere sulla
vita intima della sua ragazza, anche se, mi pare, l'idea che la sua lei
possa coltivare delle fantasie e dei piaceri privati, 'non
controllabili', la mette un po' in ansia. Ma questo è un problema che
riguarda lei, Marco, non la vostra coppia.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
NON VORREI SEPARARMI
salve dott.ssa
Sono sposata da circa 3 anni...e da mese di ottobre che il mio
matrimonio è in crisi..mio marito dice che forse nn mi ama +.all'inizio
pensavo fosse una crisi passegera e come una stupida ho assecondato
quello che diceva..cioè di stare un pò separati..quindi ho preso le
valigie,mi sono licenziata e sono andata dai miei...Proprio quando ero
lì sono venuta a conoscenza che lui frequentava una ragazza di vent'anni...Sono
tornata e ho chiesto spiegazioni..lui dice che è stata solo un'amicizia
ma io nn ci credo xkè si vedevano e sentivano tutti i giorni...Adesso
dice di nn vederla + ..nn so se credergli ma ormai di lei nn gli chiedo
+ niente..xkè mi ha detto troppe bugie in questi mesi Cmq dato che io lo
amo troppo gli ho detto che ci mettevo una pietra sopra...ma lui niente
continua a dire che mi vuole solo bene.Prima di natale ha detto che
aveva voglia di ricominciare...dopo qualke giorno è entrato in crisi di
nuovo...Per farla breve mi è arrivata la lettera dell'avvocato per la
separazione ma io nn voglio separarmi.Stiamo nella stessa casa..sembra
che nn ci stiamo separando perchè io continuo a fare di tutto per fargli
cambiare idea..mai un attacco di rabbia ...mai niente..sempre tanquilla..ma
solo all'apparenza xkè dentro sto morendo...ho attacchi di ansia..sono
dimagrita 12kg...insommma un inferno.. Lui si comporta da marito
premuroso,mi porta sempre con lui.usciamo con degli amici,da soli
insomma le cose che facevamo prima...a volte mi chiama anche"amore"...io
nn lo capisco perchè quando si parla di separazione sembra convinto ma
nei fatti no...Poi se nn metto io l'argomento in mezzo lui nn dice mai
niente...A me sembra che quando parlo con lui parlo con un muro....Lui è
sereno ma a me questa situazione mi rende ansiosa xkè io mi rendo conto
di quello che sta succedendo forse lui no..Io nn capisco più niente...nn
so se devo accettare la separazione ma nn è quello che il mio cuore
vuole,nn so come mi devo comportare...nn so se sto facendo bene a
comportarmi sempre tranquilla,a stargli vicino...nn so veramente Grazie
Antonella
Gentilissima Antonella,
Quando ci si sta per separare, non c'è mai un comportamento 'giusto' e
uno 'sbagliato', perché gli equilibri, personali e di coppia, diventano
talmente instabili, che non si riesce più a capire se si sta affrontando
la prima delle tante crisi che caratterizzano un duraturo rapporto di
coppia, o se si è veramente di fronte alla parola 'fine'. Se si riceve
una lettera dall'avvocato tuttavia, non si può far finta di nulla:
questo atto indica chiaramente l'assoluta determinatezza di suo marito
nel voler raggiungere il suo obiettivo. Che poi anche a lui questa
separazione costi, dato l'affetto e la stima che rimane tra di voi, può
essere vero, ma è un'altra cosa e non è certo (in questo momento) la più
importante per lei, per quello che attiene almeno il suo benessere
personale.
Restare in quella casa, ad aspettare una sentenza esterna, del tutto
indipendente dalla sua volontà, che determinerà la fine del vostro
rapporto dunque, mi sembra un'inutile stress per lei ed una scelta che
non la permetterà di ritrovare le forze per mettere in atto una reazione
adeguata, trovando delle alternative per il proprio futuro, qualora
questo non dovesse essere così come lei si augura e si aspetta. Se lei
potesse contare su un suo lavoro, una sua casa, degli amici personali e
non di coppia, potrebbe almeno sperare di evitare la crisi depressiva ed
il senso di fallimento che in genere seguono una separazione non
desiderata , guardando al futuro con maggiore ottimismo.
Comunque vada dunque, cerchi intanto di tagliare questo cordone
ombelicale che la lega a suo marito: cerchi di contare di più sulla sua
intelligenza e le sue capacità personali, che non devono essere volte
alla semplice 'sopportazione' delle situazioni esterne, ma devono essere
prospositive, creative, risolutive, allo scopo di valutare se altri
equilibri di coppia possono essere individuati e raggiunti ed
eventualmente in che tempi ed in quali modi.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
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