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PAGINA DICIOTTO
2010

IMBRANATO CON L'ALTRO SESSO

Gentile Dott., da più di un anno mi è stata diagnosticata la fobia sociale. Sto svolgendo tutt'ora una terapia con una psicoterapeuta che mi sta aiutando molto e mi ha fatto fare molti passi in avanti. Inutile dire che sono sempre stato molto imbranato con le ragazze, solo che avevo sempre attribuito questo fatto alla timidezza, come mi dicevano tutti: "è molto timido", non rendendomi conto di soffrire di una vera e propria patologia. Mi rendo conto che quando mi trovo ad avere a che fare con le ragazze mi sento venire invaso da una vera e propria forma di terrore!, soprattutto quando mi rendo conto che la ragazza potrebbe avere un interesse per me. Sembra paradossale ma se la ragazza mi sembra indifferente sto benissimo con lei e ci parlo tranquillamente. Se invece penso che fra noi potrebbe nascere qualcosa che va al di là di una semplice conoscenza sento subito l'ansia invadermi. Probabilmente ci sono delle ragioni profonde per questo fenomeno, ma volevo sapere se può consigliarmi su quali aspetti della mia personalità posso lavorare per cercare di migliorare in quest'ambito. Se magari ci sono della terapie o dei manuali specifici per affrontare l'ansia con l'altro sesso. Grazie.

Gentilissimo,

Non saprei dirle se questo libro che lei cerca esiste già: o meglio, sicuramente ce ne saranno moltissimi, ma non so quanto siano seri e basati su dati scientifici, visto che questo argomento non raccoglie, in ambito scientifico, un sufficiente interesse da parte dei ricercatori. Dopo il Convegno di Ancona del mese scorso, in cui mi sono interessata della così detta "timidezza d'amore" (vedi slides) ho preso molto a cuore questo argomento ed ho deciso di scriverci un libro, conducendo anche delle specifiche ricerche per confermare o smentire determinati luoghi comuni. Il libro sarà ricco non solo di dati ed informazioni, ma anche di suggerimenti e di testimonianze di persone che ce l'hanno fatta a superare questa particolare inibizione con l'altro sesso. Per il momento sono ancora in fase di raccolta dati/studi/testimonianze e penso che, altri impegni permettendo, nel tempo di massimo 12 mesi il libro potrebbe essere pronto per la pubblicazione. Su queste pagine ed ancor di più sul sito e sul blog della Clinica della Timidezza troverà sicuramente ulteriori notizie.
Nel frattempo, spero lei si aiuti un po' anche da solo ;-)
A presto.

DALL'ALTRA PARTE, SUA SORELLA

Salve, da anni che leggo la vostra rubrica e oggi più che mai ho bisogno di una vostra consulenza. Da tempo oramai che nella mia famiglia si sta vivendo una situazione di conflitto dove da una parte del fronte ci siamo io e i miei genitori e dall'altra parte mia sorella; voglio aggiungere che questo conflitto non è voluto, ma anzi i miei genitori (compreso me ) ne soffrono tantissimo e non sanno come comportarsi. Ciò mi porta a scrivervi, proprio perchè anche io non so proprio qual'è l'atteggiamento e lo spirito adatto per affrontare il seguente "problema". Mia sorella, da due anni diplomata, ha sempre avuto un carattere "forte", ha sempre fatto di testa sua adoperando anche comportamenti ribelli e atteggiamenti di vero e proprio odio verso i suoi genitori che le imponevano limiti ed orari, vive da sempre chiusa a chiave nella sua camera, se si vuole parlare con lei bisogna fare il diavolo a 4 bussando e gridando (molte volte fa finta anche di non sentire). Da tempo ha anche svolto dei lavoretti ( alcuni dei quali la portano lontano da casa per poi ritornarsene perchè ha litigato con il principale o ha mandato a quel paese qualcuno) e tutti i soldi che riesce a guadagnare, li spende in cose inutili fino a svuotare il conto in banca e chiedere soldi in prestito ai miei genitori. Da che io ho memoria, ha sempre usato questo atteggiamento intensificandolo sempre di più, i miei genitori pensavano fosse un atteggiamento dovuto all'adolescenza ma purtroppo invece di svanire va sempre peggiorando. Ultimamente viene a chiedermi favori (come se fossero dovuti) se le si chiede del tempo o magari le si dice no perchè sono cose assurde lei manda a quel paese, minaccia e sfida provocando in me scatti d'ira che faccio sempre più fatica a contenere (mi sfida anche a picchiarla, cosa che io non ho mai fatto nonostante mi prudano sempre di più le mani). Secondo la mia valutazione sembra come se vivesse in un mondo tutto suo, dove lei si fa in quattro e non le viene riconosciuto niente e i Scusate per la lunga trattazione, non priva di errori d'ortografia Grazie e Arrivederci Marco

Gentile Marco,

Non vi sono, da quello che lei racconta, elementi che potrebbero indurre a pensare tout court ad una diagnosi psichiatrica, ma sinceramente neanche ad escluderla. L'atteggiamento di sua sorella infatti potrebbe essere dovuto ad antichi problemi di relazione con i genitori che si sono ormai cristallizzati, così come ad insoddisfazioni esistenziali di vario tipo, che la spingono al ritiro sociale così come ad atteggiamenti particolarmente aggressivi verso gli altri. E' anche possibile però che vi sia un disturbo più grave, di tipo paranoico, che non permette a sua sorella di avere un buon contatto con la realtà. Ritengo che, chiedendole di sottoporsi a test psicologici ed ad un colloquio clinico, sarà sicuramente possibile comprendere la natura del problema ed i trattamenti più adeguati per risolverlo o, almeno, per limitarne l'impatto, nella sua vita personale così come nella vita familiare, consentendo a voi tutti di ritrovare una migliore armonia familiare.
Cordiali saluti e grazie per il suo interesse per il nostro lavoro.


Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

QUANDO LE HO CONQUISTATE NON MI PIACCIONO PIU'

Buonasera mi chiamo Giuseppe e ho 23 anni e scrivo da Venezia.Vi pongo brevemente il mio problema:quando avevo 19 anni mi sono innamorato e fidanzato con una ragazza di 17 anni.La nostra storia è stata turbata dal fatto che voleva arrivare vergine al matrimonio e questo io non lo volevo.Il problema è che spesso se succedeva qualcosa di più di un bacio lei piangeva e per questo io sono stato molto male mi sentivo come se in un certo senso la violentassi:Sono andato in cura da uno psicologo e ho dovuto ricostruire la mia sicurezza distrutta da quell'episodio. Oggi sto uscendo con una ragazza con cui mi ci trovo molto bene e penso di essere innamorato di lei.Inconsciamente però mi viene da pensare che sia brutta e ciò mi dà molto ansia.Uno potrebbe pensare che ciò sia il significato che non sia innamorato di lei,ma questa situazione è successo già in passato con un altre mie ragazze e all'inizio con quella con cui sono stato a 19 anni.Io mi chiedo e se in realtà ho questi pensieri perchè sono insicuro ? se ho questi pensieri solo perchè ho paura di ciò che pensano gli altri della mia ragazza?Come è possibile stare male per una ragazza che non ci sta e poi una volta conquistata pensare che sia brutta?io ho paura che questo problema ce l'avrei con tutte perchè non riesco a vivere con tranquillità una relazione traumatizzato da ciò che ho subito in passato!!la prego di rispondermi il più presto grazie!!!

Gentilissimo Giuseppe,

Ciò che racconta in questa lettera è certamente troppo breve per azzardare una possibile diagnosi della sua personalità, o del suo modo di sperimentare la relazione di coppia. Ciò detto, la sua lettera contiene diversi elementi che potrebbero far pensare ad un disturbo narcisistico della personalità: nei rapporti interpersonali infatti, lei sembra avere difficoltà a calarsi empaticamente nei panni dell'altro e appare eccessivamente concentrato su sé stesso (salvo poi sentirsi in colpa, come le è accaduto nella prima esperienza, quando si rende conto di aver pensato solo a soddisfare i suoi desideri e le sue pulsioni). Da quanto scrive, sembrerebbe che lei sia interessato a queste ragazze solo nella misura in cui esse possono offrirle delle conferme al suo bisogno di perfezione e di onnipotenza. Il motivo della magica trasformazione delle sue Principesse in ranocchie potrebbe essere spiegato con il meccanismo difensivo della proiezione: i suoi difetti ed i suoi sensi di inadeguatezza infatti, quando non sono placati dalla sfida di seduzione e dal sentimento di conquista, diventano per lei troppo dolorosi da ammettere e da riconoscere come parti di sé stesso: per questo essi potrebbero essere proiettati fuori di sé, precisamente nei volti di queste ragazze le quali, dopo questa operazione difensiva, diventano improvvisamente insignificanti o perfino "brutte". Forse, concentrandosi più sull'altro (bisogni, emozioni, sentimenti, aspettative, desideri, ecc.) che su sé stesso, potrebbe riuscire a superare questo perenne senso di insoddisfazione e questo bisogno di perfezionismo, che le impediscono di godere del presente e di tutto ciò che di bello possiede, spingendola verso sempre nuove sfide e nuovi traguardi, nell'intima convinzione che l'erba del suo vicino sia sempre più verde: ovviamente non è così, ma per vedere davvero i colori della vita, spesso occorre togliersi dagli occhi tutti i filtri che distorcono la realtà.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

HO CONOSCIUTO UN'ALTRA

Gentilissima Dottoressa G. Proietti Le scrivo perchè improvvisamente mi sento colpito da un problema che mi turba in modo costante. Da più di 2 anni sto felicemente insieme alla mia ragazza ; tutto va bene, anche se qualche alto e basso, come è normale, c'è stato. Tuttavia nell'ultimo periodo sentivo che qualcosa era cambiato; forse c'erano meno occasioni di intimità, lei aveva sempre meno voglia di uscire o fare attività diverse dallo stare in caa e in alcune occasioni ho sentito un po' come un peso andare a passare dei pomeriggi che sapevo per certo non sarebbero stati granchè (purtroppo). In questi ultimo mese mi è capitato di conoscere una ragazza per motivi di lavoro che è completamente diversa come modo di fare da quella con cui sto attualmente. La cosa mi ha molto colpito e mi ha messo in crisi. Di solito sono sempre stato io il punto fermo, forse perchè più grande di 6 anni, quello più "forte" diciamo, che dava sicurezza nella coppia. Il più delle volte sono io che scelgo cosa fare e lei mi segue, ma non prende iniziativa, tende anzi a chiudersi nel suo guscio. Ho cercato di parlare di questo problema, di smuoverla, ma è molto difficile, perchè vorrei che fosse più autonoma. Ultimamente è spesso depressa per via del lavoro, che non trova, ed è difficile fare fare attività insieme. Certo è dolcissima ed affettuosa, ma nel lato pratico delle scelte o del supporto psicologico quando c'è qualcosa che non va, sono sempre io a darle sicurezza e il contrario non accade sempre. Per lavoro mi è capitato di incontrare una persona. Conoscere una persona indipendente, sempre presa da mille attività e con mille interessi è stato come un fulmine a ciel sereno. Ha messo in crisi quello che ho fatto in questi due anni. Il fatto che mi attrae anche fisicamente complica ancora di più la cosa, perchèmi capita sempre più spesso di pensarci. Forse ho sbagliato a cercare di cambiare una persona a cui sono legato da un forte legame affettivo, però credo che per amore si possa provare a tirare fuori il meglio da ogni persona. Alla domanda "se sono felice con questa persona" io rispondo che so che potrei essere più felice di così. Il problema è capire come. Anagraficamente e fisicamente entrambe sono ventenni, ma caratterialmente mi subito parso evidente che siano agli antipodi, una cerca lavoro, l'altra studia, una si appoggia di più alle mie scelte, l'altra le prende. Io ho fatto innumerevoli sforzi per venire incontro ai problemi della mia ragazza, ma, anche se è brutto doverli soppesare, sono stati più i miei dei suoi. E non so cosa fare. Perchè la conosco e ci tengo. Buttare tutto all'aria per una persona che conosco a malapena, che però mi attrae e mi affascina proprio per i motivi opposti a quelli che mi legano alla mia attuale fida In attesa di risposta le porgo distinti saluti

Gentilissimo,

Poiché nessuno in natura è strettamente monogamo, in un rapporto di lunga durata questo dubbio le verrà molte, molte volte e sarà difficile, ogni volta, darsi una risposta certa su quello che, in quel dato momento, le converrebbe fare. Ciò che è nuovo infatti è sempre più emozionante di ciò che si conosce già ed inoltre, della persona attraente, conosciuta da poco, chiunque vedrebbe solo i tanti pregi e nessuno dei suoi difetti. Solo dopo due anni di frequentazione con questa nuova ragazza lei potrebbe effettivamente dire chi, fra queste due donne, sia la più adatta ad un rapporto di coppia stabile con lei. Poiché è impossibile provare a frequentare tutte le persone attraenti che nella vita ci capitano, direi che occorre soppesare molto bene la scelta da fare (e le sue conseguenze), accettando il rischio solo se si è veramente convinti di fare bene.
Cordialmente,


Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona


DEPRESSIONE ENDOGENA E PSICOTERAPIA

Gent. Dott.ssa, mi chiamo Roberto ed ho un figlio da 21 anni che da circa un anno manifesta una depressione, lieve all'inizio( dicembre 2009) ma aggravatasi negli ultimi mesi.Subito seguito da uno psichiatra dell'Ospedale di F. che l'ha trattato con una serie di farmaci via via piu' potenti , da poche settimane la diagnosi e':...."si ritiene che sia in atto una depressione endogena importante ".Il dottore consigliava pure il ricovero per meglio seguire mio figlio attraverso approfondimenti diagnostici strumentali , cosa chelo ha gettato nello sconforto totale con pianto ecc., al che il dottore ha desisitito ed ha proposto la seguente cura :1-LAMOTRIGINA 25MG 1 CP X 3GG- 2-FLUOXETINA 1 CP 2 VOLTE/DIE - 3-LAROXIL 25 MG 1CP/DIE POI 2 CP/DIE - 4-MINIAS 2 MG 1 CP/DIE. La mia domanda e' questa : ritiene utile o indispensabile affiancare a questa terapia farmacologica una serie di colloqui con psicologi o quant'altro , o pensa che questi colloqui non faranno di certo male , ma che non servirebbero a molto ?La ringrazio se vorra' rispondermi: Roberto  grazie!!!

Gentilissimo Roberto,

Non posso certo, a distanza e senza conoscere il ragazzo, farle una diagnosi diversa da quella che ha ricevuto. Ammesso dunque che la diagnosi sia corretta (in ogni caso, è sempre meglio sentire più pareri...) e che la terapia farmacologica proposta sia adeguata (su questo non posso comunque esprimermi, perché non sono un medico), a mio modo di vedere sarebbe non solo utile, ma addirittura NECESSARIO tentare anche una psicoterapia. Nella peggiore delle ipotesi, come lei dice, se non gli farà bene, non gli farà senz'altro male, ma personalmente ritengo che gli sarebbe invece molto di aiuto. Non è solo un'idea personale: su Internet (ed anche in questo Blog) troverà molte ricerche scientifiche che confermano l'efficacia di un trattamento psicoterapeutico associato ai farmaci.
Cari saluti.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

FOBIA DELLA GRAVIDANZA

Un mio amico ogni qualvolta si parla in gruppo o da soli di gravidanza sviene automaticamente. Già quando andavamo alle elementari durante tutte le lezioni di educazione sessuale perdeva i sensi. Oggi ha 26 anni come me. Possiamo parlare di sesso tranquillamente ma quando si passa all'argomento gravidanza, anche solo accennato, lui chiude completamente "i battenti" e entra in grosse difficoltà, e spesso sviene. E' successo durante un film al con la protagonista in cinta. Addirittura ultimamente mi ha confessato di sentirsi in forte disagio anche di fronte a dei manichini in cinta in un centro commerciale. Questo mio amico ha un fratello più grande con il quale ha un rapporto poco sereno (sempre in contrasto). Il padre è un uomo molto sulle sue e molto silenzioso. La madre è morta da circa 4 anni non la conosco bene. Il mio amico è consapevole del suo problema ma non da cosa deriva. Una volta mi ha detto che non ha mai parlato di sessualità con i suoi genitori. Ho cercato su internet di che difficoltà o patologia si tratta ma non c'è nulla. Il problema gravidanza è solo legato alla sessualità femminile. Grazie spero di sentirla presto. Buon Lavoro e buone feste.

Salve.

Credo si tratti di una fobia sessuale, anche se non è chiaro se il suo amico provi disagio solo in presenza di una donna incinta, oppure abbia diversi problemi, relazionali e sessuali, quando prova a stabilire una relazione con l'altro sesso. Non è un sintomo molto comune, ma potrebbe essere associato a qualche esperienza traumatica vissuta nell'infanzia, collegata probabilmente a forti sensi di colpa. Credo che il suo amico abbia bisogno di una psicoterapia, perché immagino che questo sintomo non lo faccia vivere serenamente.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

A SCUOLA CON LE SCIMMIETTE

Insegno in una classe prima della scuola primaria e non riesco a risolvere le problematiche comportamentali di due scolari che, sistematicamente, impediscono il normale decorso dell'attività scolastica, sia essa ludica o strettamente didattica. Sono stata costretta a far togliere la lavagna perchè vi si arrampicano sopra e vi si dondolano a testa in giù. Ma ora si arrampicano sullle finestre e si lanciano da lì sui banchi e tra i banchi. La situazione familiare dei due scolasri è diversa, ma ugualmente difficile: la bambina è orfana di padre (ucciso per un regolamneto di conti) ma, dopo due anni, non ha ancora assorbito il colpo e ne parla - e lo dipinge - come se fosse vivo; il bambino ha un fratello down di pochi anni più grande, e di questo fratello imita i comportamenti e gli atteggiamenti oppositivi. Ambedue i bambini sono normodotati, ma rifiutano qualsiasi impegno scolastico che superi qualche minuto. Ho parlato con le famiglie che, scusandosi per il comportamento della prole, dicono che il pronlema è mio perchè non sono abbastanza autoritaria e autorevole. Simile risposta ho dalla dirigente. Ho provato molte strategie (dal cooperative learning all'attività prettamente ludica), ma il risultato è sempre lo stesso ... le scimmiette che si dondolano a testa in giù. I problemi scompaiono quando in aula ci sono due docenti, ma sono momenti sporadici. Cosa posso fare se non ho l'appoggio nè delle famiglie, nè della scuola? Grazie per l'attenzione.

Gentilissima,

Non so da quanti anni lei insegni, perché non lo dice. Credo però che lei sia una giovane insegnante, che è stata letteralmente abbandonata nella "fossa dei leoni". Lavorare proficuamente in un ambiente così difficile e con alunni così problematici credo sia possibile solo a persone particolarmente esperte e dal carattere carismatico: si tratta infatti, anzitutto, di farsi accettare da bambini difficili, che vengono a scuola senza forse neanche aver capito benissimo cosa ci vengano a fare...  Probabilmente, ancor prima di apprendere la didattica, questi bambini avrebbero bisogno di supporto psicologico e di comunicazione empatica, perché possano vedere riconosciuti i loro problemi e possano cominciare a sentire la scuola come un luogo piacevole e protettivo, dove non solo essi possano sentirsi riconosciuti, ma possano anche trovare gratificazioni ai loro desideri di socialità, alle loro curiosità, ai loro bisogni di comprensione e di affetto. Sicuramente lavorare insieme agli altri bambini, come lei ha tentato di fare, potrebbe essere molto utile, ma come primo intervento credo potrebbe funzionare di più la ricerca di un rapporto personale più profondo con questi alunni. Se questi bambini si comportano così infatti è perché si sentono probabilmente inadeguati all'ambiente e per questo vogliono richiamare l'attenzione su sé stessi (A quell'età non sanno fare grandi discorsi e un comportamento molesto può essere anche un modo per dire: prestami attenzione, ho bisogno del tuo aiuto!). Lei li chiama "scimmiette": d'accordo, sarà solo una battuta, però sinceramente questa espressione mi fa pensare che lei abbia ormai perduto la speranza di scolarizzare questi bambini, cioè di vederli cambiare, di interessarli, di coinvolgerli. Le si chiede, del resto, mi rendo conto, un compito molto difficile, che lei potrebbe svolgere con tutte le migliori intenzioni, ma senza la necessaria esperienza. Poiché la scuola, in questo periodo, credo non le possa offrire assolutamente alcun supporto, le consiglierei di non arrendersi e di cercare di ritrovare energia e motivazione attraverso una consulenza professionale. Non si offenda: anche noi psicologi abbiamo a volte bisogno della supervisione di uno psicologo più esperto, per risolvere casi clinici difficili e questo vale senz'altro anche per gli insegnanti (di buona volontà).
Cordialmente,


Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

FARE UN FIGLIO CON UN ALTRO

Gent.le Dott.ssa, il mio matrimonio è finito. Mio marito, quando semplicemente eravamo conviventi, mi disse che per fare un figlio si sarebbe dovuto sposare, convolati a nozze dopo 3 anni mi disse che avrebbe dovuto mettere a posto la casa prima di avere un figlio e passarono 2 anni...due infernali anni perchèprovai in tutti i modi a rimanere incinta ma NULLA...gli chiesi di iniziare le pratiche d'adozione, d'affido, di andare a farsi dei controlli ma lui NULLA...non voleva rendersi conto che aveva problemi (io ero sicura della mia fertilità)..la disprerazione mi ridusse a vaneggiare..incontrai un uomo con un rapporto consolidato e gli chiesi di farmi fare un figlio..dopo poco rimasi incinta...la felicità alla constatazione mi risvegliò dal mio vaneggiare e dovetti raccontare tutto a mio marito...speravo in una comprensione, in un voler crescere insieme nel dolore per raggiungere più unione e serenità ma sono stata sbattuta fuori di casa, dimenticata, in un luogo dove sono sola, dove ho un lavoro misero perchè volevo dedicare tempo alla mia famiglia, ove sono stata 6 anni solo per mio marito...gli ho chiesto aiuto ma non ho ricevuto risposta....eppure mi aveva dichiarato amore infinito, perchè l'uomo non sà perdonare, perchè gli è tutto dovuto, perchè non si rende conto che la donna ha la necessità naturale di procreare per sentirsi pienamente realizzata, perchè in un nanosecondo per lui non esisto più pur avendogli dato 6 anni di felicità e tutto quello che lo circonda. Non riesco a capire perchè nell'uomo non ci sia lavolontàdi mettersi in discussione quando una donna ce l'ha insito...Avrei voluto vivere questa bimba con mio marito, l'inseminazione artificiale sarebbe stata la stessa cosa...mi disse che avrebbe accettato tutto se gli avessi raccontato che avevo avuto un rapporto occasionale senza il fine di prolificare ma il sapere che l'ho fatto intenzionalmente non l'ha digerito. Mi aiuti non riesco a farmene una ragione

Gentilissima,

Credo che per lei vi sia un solo punto di partenza per poter ricominciare: ammettere le sue responsabilità. Infatti, è comprensibile che una donna desideri soddisfare il suo desiderio di maternità, ma non lo è altrettanto quella di farsi inseminare dal primo che capita solo per vedere se effettivamente lei può diventare madre. Suo marito ha reagito come qualsiasi uomo (e qualsiasi donna!) avrebbe fatto. Probabilmente lei temeva di non poter avere figli e si è fatta prendere dall'ansia, perché pensava che una vita con quell'uomo e senza figli da accudire sarebbe stata per lei una vera disgrazia. Per risolvere questo suo problema dunque, ha compiuto deliberatamente una scelta: meglio un figlio oggi, che la vana attesa di un evento che probabilmente non si compirà mai. E' una scelta dura, egoista, ma del resto, se lei non riusciva a pensare di vivere senza figli con quell'uomo e pensava di non avere il tempo materiale per cercarsi un altro compagno prima che scoccasse inesorabilmente il suo orologio biologico, può essere una scelta sbagliata, ma comprensibile. (Se lei fosse ancora molto giovane invece, lo sarebbe molto meno).
Ora comunque la cosa importante è che lei non può prendersela con suo marito, non può rinfacciargli i sei anni di felicità, perché è lei ad aver scelto questa strada ed è lei che deve trovare il coraggio per dare a questa sua figlia, da lei tanto voluta e desiderata (e che peraltro non le aveva chiesto di essere concepita a tutti i costi!), tutto l'amore e il calore di una vera famiglia. Sia padre e madre, sia sorella e amica di questa bambina e cerchi in lei la forza di combattere questa difficile battaglia.
C'è una sola persona su cui lei può e deve contare ora: sé stessa. Sia forte, sia brava, e vedrà che col tempo le cose si sistemeranno.
Auguri.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

NON MI SONO MAI INNAMORATA

Gent.ma Dottoressa, vorrei fare chiarezza su un dubbio che mi assilla da qualche anno e al quale non riesco a dare una risposta. Sono una ragazza di 20 anni... mi ritengo una con la testa sulle spalle, non ho mai avuto particolari problemi relazionali, sono estroversa, mi piace scherzare e frequentare amici... magari ogni tanto ho bisogno di stare anche un po' da sola (sono anche riflessiva), ma questo non significa che non stia bene in mezzo alla gente...anzi!! Premetto che non ho avuto traumi infantili, sono vissuta in una famiglia quasi "perfetta" piena di nonni, zii e cugini e l'amore dai miei genitori non mi è mai mancato. Il fatto è che ho 20 anni e non mi sono mai innamorata e non ho mai avuto un ragazzo. Provo desiderio sessuale, ma pur non soddisfandolo in un vero rapporto non ci sto male... e se vedo un ragazzo carino, riconosco che è carino e certe volte mi è sembrato che qualcuno un po' mi piacesse, ma in realtà credo fosse solo attrazione sessuale, non amore, perchè non ho mai provato gelosia e non sono mai stata particolarmente male. E' come se il "flirtare" come fanno tutte le persone di questo mondo, in me non fosse una cosa naturale e automatica, ma forzata... tanto per fare un paragone un po' esagerato, è come che nella mia mente non fosse stato caricato un programma che tutti hanno. La prima risposta che tutti mi danno è "si vede che non hai ancora trovato la persona giusta"... e non è sbagliato come concetto... il fatto è che io vorrei andarci sotto... Non le chiedo di risolvermi il problema, perchè non conoscendomi non avrebbe i mezzi per farlo, ma di dirmi tutte le cause possibili (non certe) a cui questo può essere dovuto... cause ormonali? Mancanza di qualche sostanza nel corpo? O traumi psicologici di cui non ricordo nulla? Ho sentito parlare dell'asessualità e rabbrividisco al sol pensiero, perchè il mio più grande desiderio è quello di farmi una famiglia con dei figli. Le chiedo cortesemente un Suo parere. Cordiali saluti

Gentilissima,

Più che altro, leggendo la sua lettera, mi sembra di capire che lei abbia una visione un po' troppo idealizzata dell'amore. L'amore infatti non piove dall'alto come la manna dal cielo, ma bisogna un po' coltivarlo, cercarlo, favorirlo... Se flirtare le sembra una cosa forzata, c'è evidentemente in lei qualche inibizione, che non è detto sia solo di ordine sessuale (qualche pregiudizio di troppo, qualche idea poco realistica sulla vita, uno spirito critico troppo acceso, un eccessivo ricorso all'auto-osservazione, ecc.). Prima di pensare a cosa potrebbe non essere perfetto in lei, a cosa non funziona, provi a lasciarsi andare un po' di più, ad essere meno critica verso gli altri e verso le situazioni che le capitano: le prenda con maggiore leggerezza, provi a sdrammatizzare, a riderci su.
Auguri.


Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

PERCHE' SONO ANCORA QUI?

gentile dottoressa, sono una donna matura che oggi, dopo + di 30 anni di matrimonio , e un solo uomo: mio marito sta tirando le somme della sua vita.Famiglia di origine molto modesta con aspettetive sociali alte proiettate sui figli che con sacrifici han fatto diplomare e univers x me, ma con 1 fratello affetto da schizofrenia paranoide in "cura " soltanto da 10 anni che ne ha fatte di ogni e prosciugato tutte le proprietà e i beni famil. Vengo a vivere con il neo-sposo a Milano dal sud all'età di 20 anni ,entrambi con posto fisso, l'anno dopo nasce la prima figlia che a 3 anni si rivela audiolesa e dunque rieducazione ecc. Il rapporto con mio marito è sempre stato molto conflittuale lui è un anaffettivo tradizionalista, serissimo, meridionale fino nel midollo ,ma con la falsa lusinga di progressismo e disponibilità.Negli anni ci siamo allontanati da Mi (ma io non ero molto favorevole) x acquistare una casa nell'interland.Intanto mi son ributtata con concorsi vinti nella scuola pubblica x aver la pssibilità di seguire meglio la figliola; nasce la sorellina (che lei cercava come il papà) quando di anni ne aveva quasi 9.Compriamo una villa ancora più lontano da Mi e lì l' isolamento mio cresce. Sono (ero) una persona solare, che cantava e ballava in compagnia, sempre rimproverata per questo dal coniuge: sembri una poco di buono.Alla fine lui s'impegna nella plitica per 15 anni ed io insegno e cresco le figlie: rintanata nel mio ruolo.Legami forti con le famiglie di origine e frequenti vacanze passate nel paesello nella grande casa dei suoceri...Che angoscia ! nel tempo l'amore pasa i rapporti diventano sempre più imposti da lui e dolorosi x me: non vedevo l'ora che si sbrigasse: mai conosciuto l'orgasmo... ma insulti : sei frigida, o forse lesbica... Invece è lui che ha un difetto funzionale brutto anche solo da vedere. Ma perchè non ho fatto niente? perchè ho subito e sono ancora qui? Aspettavo il riconoscimento /apprezzamento delle mie figlie, ma non ho neppure quello! Ho voglia di sparire, Avrei voglia in altri momenti di essere finalmente me!!! Ma ho paura che sia tardi!!! So che devo trovare dentro di me la forza per uscire da questi decennali maltrattamenti psicologici... Help Riddu

Gentile Riddu,

Quando un amore finisce, ci si chiede come sia stato possibile cadere nell'errore e, per tanti anni, non aver fatto nulla per modificare la propria realtà. Queste sono cose che purtroppo si vedono e si capiscono solo con il senno di poi e quindi è inutile rinnegare le scelte del passato. Peraltro, se c'era amore, o comunque c'era più amore di quello che c'è oggi, la vostra vita comune avrà pur avuto qualche risvolto positivo... Direi dunque di chiudere gli occhi sul passato, evitando di ispirarsi a quel modello di ragazza che cantava e ballava con gli amici, perché per cercare sé stessi, dopo tanti anni di silenzio interiore, non si può pensare di ricominciare tutto da capo, come se tutti questi anni di vita coniugale non avessero lasciato su di lei dei segni e non l'avessero cambiata...
La sua ricerca di sé stessa dunque deve essere nel presente: cosa c'è che non le piace della sua vita? Ci sono margini di cambiamento? Prima di pensare a grosse rivoluzioni, pensi a modificare quello che dipende solo da lei: ad esempio il suo tempo libero, le sue amicizie, i suoi interessi.
Quando avrà ritrovato un po' di serenità e di piacere per la vita, cominci a prendere in considerazione anche gli aspetti più importanti della sua infelicità e, se necessario, si faccia aiutare da uno psicologo.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

ANSIA DA PRESTAZIONE

Sto insieme ad un ragazzo da due mesi. Non abitiamo nello stesso paese. Io abito in Sardegna e lui in Lombardia. Ci siamo conosciuti circa un anno e mezzo in chat. All'inizio, a quanto dice lui, io non gli piacevo. Poi con il passare del tempo ho iniziato a piacergli. Ques'estate, ad agosto, è venuto in Sardegna in vacanza e ne abbiamo approfittato per conoscerci di persona. (Premetto che negli utlimi mesi, prima che venisse in Sardegna) stavamo su messenger o skype a parlare e giocare ai giochi on line e ci vedevamo in cam ogni sera. Quando è venuto a trovarmi ci ha provato ed io non mi sono tirata indietro. Già quella volta abbiamo provato ad avere un rapporto sessuale ma lui non ha avuto un'erezione. Abbiamo attribuito la causa al fatto che fossimo in macchina e lui fosse da tanto senza avere un rapporto sessuale. (non ha mai avuto storie serie prima d'ora e nemmeno tante ragazze)... Una volta rientrato in Lombardia... capitava spesso che mi dicesse che si era masturbato pensando a me... Adesso, dal 30 ottobre fino ad oggi che è venuto nuovamente a trovarmi... E il problema si è rirpresentato... (E non in macchina ma a letto...)... Ho provato (senza obbligarlo o opprimerlo) a farlo eccitare... ma non è successo niente... Com'è possibile che mentre sta lontano e pensa a me abbia un'erezione completa... mentre quando stiamo insieme niente? Lui mi ha detto che ha paura... Ha paura di deludermi... Ha paura di non riuscire a soddisfarmi... A farmi provare l'orgasmo... Ha paura che a lungo andare questo problema possa allontanarci. Vorrei aiutarlo... Ma non so come fare... Abbiamo provato a guardare su internet riguardo l'ansia da prestazione... molti consigliano la meditazione... ma lui non è particolarmente convinto di questa tecnica... Ci rivedremo per capodanno (vado io da lui)... e la mia paura è che la situazione non cambi... C'è qualcosa che posso fare per farlo tranquillizzare e riuscire così a superare questo problema? La ringrazio cordialmente per l'attenzione.

Gentilissima,

La vostra situazione è abbastanza frequente fra le persone che si conoscono online: il problema è che nel virtuale siete in grande intimità e parlate di tutto, anche di sesso, trascorrendo insieme tante ore di svago e di divertimento. Nella realtà siete invece due estranei e malgrado vi sforziate di apparire naturali, è logico che tra voi ci sia qualche motivo di imbarazzo (anche perché un conto è parlare di sesso, un conto è farlo, un conto è vedere una persona su uno schermo, un conto è vederla nella realtà). Tutto questo è ancor più vero se alle spalle non si hanno grandi esperienze sessuali e tutto si è finora ridotto alla semplice masturbazione, o a qualche incontro occasionale senza storia. Un primo tentativo di soluzione sta dunque nel cercare di trascorrere più tempo insieme, arrivando solo per gradi al rapporto completo. Quello che bisogna smorzare è l'effetto "grande evento" che turba la tranquillità di lui: provate a vedervi più spesso e senza cercare il rapporto completo, almeno per le prossime due o tre volte, in modo che il tempo trascorso realmente insieme, nelle fantasie e nei ricordi, prenda il posto del tempo trascorso in chat (e non viceversa) e renda il vostro stare insieme più naturale e meno ansiogeno.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

A VOLTE ESAGERA


Buon giorno ,vorrei un indicazione su come devo procedere per recuperare il rapporto con mio marito.siamo sposati da 6 anni e dopo le solite crisette che credevo normali ultimamente lui mi dice che e' stufo di essere trattato male ,non considerato, insultato.Premetto che io a volte esagero e che dalla nascita della prima figlia ho la sciato che il lato mamma prendesse il sopravvento sul lato moglie :Di cio' ho chiesto scusa a mio marito ma lui non crede io possa cambiare e vuole tempo per riflettere se dare alla coppia una seconda occasione .:non so come comportarmi certo non assillandolo supplicando di tornare con me per il bene delle bimbe.Pero' non vorrei che lui pensasse che in fondo non me ne freghi niente del nostro rapporto grazie mille claudia r

Gentile Claudia,

Permetta la battuta, ma non si può volere la botte piena e il marito ubriaco... Se lui le dice che è stufo di essere trattato male, non considerato, insultato e, d'altra parte, lei è ben consapevole che "a volte esagera"e che "il lato mamma ha preso il sopravvento sul lato moglie"... Che altri consigli le si potrebbero dare, se non quelli di essere più gentile e premurosa con lui, di coinvolgerlo di più nella sua vita e nei suoi interessi, di fargli capire che non solo non è vero che non gliene importa nulla di lui, ma che anzi lo ama, ci tiene, vuole stare il resto della sua vita con lui ? Certamente continuando a fare quello che fa (e che non fa) la soluzione non appare esattamente dietro l'angolo, anzi le cose fra di voi sembrerebbero destinate a peggiorare. Forse, data la scontatezza di questa premessa, a questo punto lei potrebbe dirmi che "lo sa, ma non ci riesce". Se così fosse, come credo, c'è da comprenderne le ragioni profonde... Per quale motivo lei è contenta di stare con lui e perché, nello stesso tempo, non lo sopporta più? Occorre interrogarsi, spiegarsi, ragionare, cercare di cambiare, fare nuovi progetti... Una buona terapia di coppia potrebbe aiutarvi.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

UN RAPPORTO UN PO' FOCOSO

buon giorno cara dottoressa io ho solamente 17anni e ho da poco avuto il mio primo rapporto sessuale(un po focoso vista la mia partenza per 3 mesi)in condizioni normali (a letto, con preservativo e igiene)e in seguito ho accusato un po di dolori credo normali,ma un altro sintomo non troppo normale è stato lo stimolo continuo di urinare parecchio prolungato per quasi cinque giorni... dopo tre mesi il mio ragazzo mi ha praticato un po di preliminari,un po dolorosi ma credo sia stato per la strana situazione e posizione...e il problema di ''incontinenza'' ma senza fare pipi tranne due gocce si e ripresentato a questo punto vorrei sapere il perché?'cosi da evitare e se gentilmente se potrei avere qualche consiglio sia per evitarlo e sia se mi ricapita come farlo passare

Gentilissima,

Il consiglio è quello di fare una visita ginecologica. E' possibile infatti che lei soffra di qualche infiammazione vaginale e che abbia contratto una cistite. Per scoprirlo, vi sono appositi esami, che la sua ginecologa le potrà prescrivere, dandole anche i consigli giusti per fare prevenzione.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

STATO ANSIOSO INSOPPORTABILE

Salve sono una ragazza di 25 anni e da qualche mese soffro uno stato ansioso insopportabile...sono spesso angosciata per l'università. Mi sembra sempre di non riuscire ad affrontarla, soprattutto gli esami orali mi terrorizzano. Ho paura di essere giudicata male dai professori e di fare brutte figure. Questo è dovuto anche al fatto che ultimamente faccio molta fatica a concentrarmi nello studio e a ricordare le cose studiate. Ma quello che più mi assilla sono i pensieri che mi tormentano continuamente...penso continuamente a tutto quello che faccio, a quello che devo fare...pensieri stupidi su cose che non sono problemi reali che però mi creano molta ansia. Credo di essere una persona ansiosa di carattere, soffro anche di tricotrillomania però ultimamente questi pensieri proprio non mi danno pace...è come se il mio pensiero fosse accelerato. Vorrei capire a cosa è dovuto, cosa sono questi pensieri che mi impediscono di agire e di studiare. Passo il tempo a pensare invece che a "fare".
Ringrazio per l'attenzione
Cordiali saluti


Gentilissima,

L'ansia è un'emozione molto utile: infatti se non vi fosse l'ansia quando ci prepariamo ad un compito impegnativo, probabilmente non dedicheremmo una sufficiente attenzione all'apprendimento e alla preparazione della nostra performance. Chiaramente però, se l'ansia è presente in misura eccessiva, ciò finisce per rivelarsi uno svantaggio, più che un vantaggio. L'abilità di un soggetto ansioso consiste pertanto nel saper fare un uso positivo della propria ansia ed anche nel saperla tenere sotto controllo, quando è eccessiva. Detto in altre parole, si tratta di curare non solo il pensiero logico, ma anche l'intelligenza emotiva. Scoprire le cause di questa situazione non è semplice, soprattutto perché non la conosco personalmente e non abbiamo avuto modo di approfondire i discorsi, ma comunque può essere certa che questa condizione dipende in parte dal suo corredo genetico (ciò che le hanno trasmesso i genitori a livello di DNA) ed in parte da esperienze negative vissute, o da modelli educativi sbagliati. Il fatto che lei passi più tempo a pensare anziché a fare potrebbe significare due cose: la prima è che probabilmente sta affrontando uno scoglio difficile all'Università, per cui con la volontà si impegna a studiare, ma con il pensiero e attraverso la fantasia il suo inconscio la fa fuggire lontano, laddove si sente più serena e tranquilla; la seconda è che probabilmente lei non si organizza sufficientemente bene, dividendo il tempo dello studio da quello dello svago (che non necessariamente deve essere una "perdita di tempo", ma che potrebbe anche esserlo, dal momento che non è possibile mantenere sempre desta la propria attenzione, senza ogni tanto rilassarsi: facendo altro o, semplicemente, "facendo nulla").
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

DEVO LASCIARLO

mi chiamo R., sono nata a V., sono sposata dal 1994. Lo conosco dal 1990 (20anni). Io per anni ho avuto problemi con i meii genitori che ni hanno sempre umiliato.Lavoravo a casa e nell'attività commerciante con loro (ambulanti), ma non potevo avere nessuna attività mia perchè femmina e dovevo avere figli epensare alla famiglia.. Da quando sono sposata mio marito mi ha considerato un po' una scappata di casa, Della serie se i tuoi non ti vogliono, ti raccolgo dalla strada.
E comunque mi ha sempre umiliato anche davante alle mie figlie (15 e 11 anni)
Mio marito ha un'attività in proprio.E' artigiano. Io smesso quasi subito di lavorare (come impegata) per poter aiutare lui, e la casa . Ora la ditta di mio marito e cresciuta negli anni io ho sempre cercato di fare della buona contabilita, mi lascia gestire tutto cio che riguarda le pratiche cartacee e bancarie. Ma non sento coinvolta nel suo lavoro, nelle varie decisioni o nelle scelte dei lavori. (sara anche il tipo di lavoro).Le nostre filgie le ho cresciute, con un padre ombra, io le ho sempre portate (macchina/moto) a scuola, dentisti, dottore, riunioni varie, spese varie, palestre etc. l'ho sempre gestito io.
Ma negli ultimi anni stà peggiorando. Ogni cosa che provo a dire ,dico stronzate, cazzate, ((anche davanti a loro). negli anni mi sento di aver perso completamente me stessa..
Credo di non esistere più, e stò cercando per quello che riesco a leggere libri sull'autostima, Ma anche l'adolescenza di mia figlia mi stà vomitando le stesse cose del padre.
Devo lasciarlo...
Come devo fare..
E pensare che adesso che mia madre non c'e più (da 10anni) io qualche volta vado a trovare mia padre che vive da solo a V. e continua a fare i mercati. Mio marito me fa pesare anche questo...
Non ce la faccio più aiutatemi..!!!


Gentilissima,

Tutto quello che lei lamenta, sembrerebbe di capire, è che suo marito non l'aiuta molto a condividere i problemi legati alla gestione delle due figlie e che, quando parla, non è troppo gentile con lei. Sicuramente lei sarebbe più felice se tutto questo non vi fosse ma, francamente, in una coppia di lunga durata, che oltre tutto condivide non solo il tempo della famiglia, ma anche quello del lavoro, direi che qualche piccola incomprensione è naturale che vi sia... Per il resto, sembra che lei sia più arrabbiata con sé stessa che con lui, soprattutto per la sua incapacità a farsi trattare e rispettare come sicuramente meriterebbe. Fa bene dunque a leggere dei libri sull'autostima (ma sarebbero interessanti anche dei libri sulla comunicazione interpersonale), perché non possiamo prendercela con gli altri se noi per primi non abbiamo fiducia nelle nostre possibilità e abilità sociali. Cerchi di migliorare il suo modo di porsi e vedrà che suo marito dovrà per forza cambiare molti dei suoi atteggiamenti.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona


LUI ANDAVA CON LE PROSTITUTE

Sono fidanzata da un anno con 1 ragazzo,che amo,tutto era perfetto fino a due mesi fa, quando,ahimè vedendo delle auto ferme vicino a delle prostitute gli chiesi se lui ci fosse mai andato,la sua risposta fu negativa ma non convincente e ,lo costrinsi a dirmi la verità. Mi disse che gli era capitato, prima di conoscere me ,di andare in compagnia di amici e solo una volta da solo. La mia reazione fu quella di piangere ininterrottamente e di aggredirlo con parole pesanti e gli dissi che mi sarei sottoposta a delle analisi. Lo lasciai, e,dopo 1 settimana,non riuscendo a stargli lontana, decisi di ricominciare,facendomi promettere di non rifarlo , e, di non uscire più di sera con quel gruppo di amici...... Mi disse che con me sta bene e non ne aveva l'esigenza . Da allora non sono più la stessa con lui, alterno momenti in cui sto bene con altri in cui, immaginando lui in quella situazione mi distacco ,rifiutando qualsiasi contatto fisico. Perchè mi succede questo? Vorrei tanto superare tutto,non voglio che questa cosa a lungo andare peggiori le cose e rovini il mio rapporto con lui. Cordiali saluti

Gentilissima,

Andare con le prostitute è, da sempre, un comportamento molto frequente tra gli uomini. Molti lo fanno e non lo ammettono, altri lo fanno e poi lo ammettono, anche se con difficoltà, come nel caso del suo ragazzo. Del resto, non si può pretendere la sincerità di una persona e poi non accettare la rivelazione: se si pensa di non poter convivere con determinate certezze, è sempre meglio non porre la domanda. L'unica cosa importante è pretendere l'uso del preservativo, se non ci si fida completamente, perché ne va della propria salute. Lasciarlo per un altro non credo sia una buona scelta: in primis perché lei ama questa persona, in secondo luogo perché il possibile altro non è detto che sia migliore: potrebbe infatti appartenere alla categoria di quelli che lo fanno e non lo ammettono, categoria forse molto più pericolosa.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

UNA STORIA FRA DUE DONNE

Salve Dottoressa, scrivo per avere una consulenza in merito alla mia storia durata 5 anni. PAlro di una storia tra 2 donne, lei all'epoca 19 enne io 23 enne..mai litigi, sempre tutto perfetto. A dicembre litigammo per una stupidaggine e dalla stupidaggine finimmo ll'impossibile. Mi chiese una pausa per far clamare il nervoso e la tensione tra di noi, solo che io non la rispettai perchè stavo troppo male, e dopo 1 settimana facemmo la pace. Nel corso di questi mesi aveva alti e bassi, ed io avvertivo la freddezza nei miei confronti. Così un giorno decisi di parlarle ( a luglio di quest'anno) e lei mi disse che non provava + la magia dei primi anni e che non sapeva il perchè se non mi vedeva stava male e le mancavo mentre quando mi teneva davanti nin sempre mi dava le attenzioni che merito. Così mise in emzzo la pausa e siamo state 40 giorni senza vederci e ci siam spentite solo 4 volte. Dopo questi 40 giorni ci incontriamo e lei decide di lasciarmi. Dicendo che è cresciuta, che non rimpiange nulla di quello che ha fatto con me e che sa cosa perde perchè siamo molto simili, non abbiamo grilli per la testa e ci piace ad entrambe la vita tranquilla. Disse che voleva pensare un pò a lei, finire l'università e che vuole stare da sola e che con il tempo l'amore è andato a sciamare. Ho abbreviato molto il racconto, non so se può bastare. Vorrei sapere è possibilie che abbia avuto dei dubbi? E' possiblile che sia stressata e lo stress le abbia portato a questa soluzione? Lei era pazza di me proprio come io di lei. Può finire tutto così? Sono disperata.
Questa lettera è stata inviata al sito psicolinea.it. Per usufruire del servizio di Consulenza on Line consultare questo link.


Gentilissima,

Credo proprio di si, che possa finire anche così. L'amore non è un'assicurazione sulla vita: è qualcosa di molto fragile che, da un momento all'altro, può infrangersi e sciogliere legami che apparentemente sembravano indissolubili. In ogni caso, visto che l'altra volta c'è stata tra voi una rappacificazione un po' forzata, dovuta alle sue insistenze, questa volta le consiglierei di aspettare e vedere cosa fa la sua amica: quando si è in crisi, del resto, è necessario avere il modo di mettere in ordine i propri pensieri e capire bene in che direzione si desidera andare. Voler abbreviare i tempi di questa riflessione, come ha visto, non è auspicabile, né risolutivo.
Cordiali saluti e molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

IL SUO ATTEGGIAMENTO STRANO

Salve, sono una ragazza di 20, da poco meno di un anno ho una relazione con un ragazzo poco più grande di me.. le cose nei primi mesi sembravano andare bene, ma poco a poco stanno degenerando.Viviamo un perido di crisi dove non ci sono delle vere e proprie liti ma piuttosto da parte sua c'é un atteggiamento strano mi rinfaccia direttamente o indirettamente cose assurde... del tipo "io ho rinunciato a studiare... io ho rinciato allo sport... io ho problemi con la mia famiglia... io sto male fisicamente... per colpa tua" oppure " tu ti muovi in un modo che nn mi piace, o tu pronunci alcune parole in modo cacofonico, e per colpa tua anch'io faccio cosi" eppure prima di stare assieme mi dipingeva in maniera diversa ed ora come ora in alcuni momenti lo fa ancora... una giornata assieme inizia bene e finisce cosi... anch'io ho avuto problemi nell'adettarmi a lui... ma mai gli ho proibito di fare cose perchè lui non ha mai avuto voglia di studiare seriamente, lui è sempre stato male fisicamente lui ha sempre avuto problemi con la sua famiglia... tutte queste cose che mi rinfaccia e dice che io ne sia la causa hanno sempre fatto parte di lui... dice che io non gli do la tranquillità mentale ma mi creda io l'ho conosciuto già cosi depresso... che faccio? sono stanca di sentirmi dire queste cose ma nello stesso tempo lo amo! dall'altro canto anch'io non ho tranquillità mentale per problemi che ho e distacchi che ho dovuto subire ma quando glene parlo finge un finto interesse e dopo dice che sono in pratica discorsi inutili.... aspettando con ansia la vostra risposta Valentina

Gentile Valentina,

Sembrerebbe che il suo ragazzo sia profondamente scontento della vita che sta conducendo ma, non potendo/volendo prendersela con sé stesso (che forse è il vero responsabile di tutto), non fa che proiettare su di lei tutti i suoi limiti e le sue manchevolezze. Non appare un buon modo di fare o un buon inizio per una relazione soddisfacente e stabile... Provi dunque a rifletterci bene e veda lei se è il caso di continuare.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

LEI HA LA FISSAZIONE...

gentile d.ressa, mi chiamo luigi sono sposato da 9 anni ed abbiamo un figlio di 7 . Sono disperato perché innamoratissimo sia di mia moglie che del piccolo G. e mi sono sempre dedicato con amore a loro. Purtroppo è successo che qualche mese fa (per un periodo di circa 2-3 mesi) le mie attenzioni si erano spostate verso il gioco del poker on line tralasciando la famiglia. Sia chiaro che al momento ho cancellato veramente tutto dal fatto che mi ha spaventato perdere ciò che ho più caro al mondo, ma mia moglie da quel periodo si è impuntata sul fatto che non mi ama più, è fredda (lo è sempre stata), e l'iniziativa dei nostri rapporti sessuali nasce solo ed esclusivamente da me. In pratica lei si concede solo per i miei piaceri ma anche lei ha il suo orgasmo. La questione è che sia io che lei non siamo più sicuri del nostro rapporto, io perché mi vien detto Ti voglio solo bene però non mi sento importante, lei perché ha la fissazione che io pensi solo al sesso. Le chiedo gentilmente un aiuto! Grazie in anticipo.

Gentilissimo,

Se sua moglie rifiuta il sesso, o lo evita come può, ciò significa che evidentemente non lo considera un piacere, perlomeno non allo stesso modo in cui lo considera lei... Altrimenti avrebbe un atteggiamento diverso, le pare? Se per l'uomo la soddisfazione sessuale si basa prevalentemente sulle sensazioni fisiche, per la donna il piacere sessuale è qualcosa di molto più complesso, che riguarda non solo il raggiungimento dell'orgasmo, ma molto, molto di più. Ad esempio, se non si tratta di sesso occasionale, è importante che la donna provi sentimenti positivi verso il suo partner: che lo stimi, che lo apprezzi, che lo senta complice e non nemico. Se sua moglie ha perso la stima di lei nel periodo del poker online, lei farebbe bene ad impegnarsi di più per riconquistare questa fiducia, invece di lamentarsi per le "fissazioni" di lei. D'altro canto, va anche detto che la sua "sbandata" per il poker potrebbe essere stata causata dalla una sua insoddisfazione sessuale, che l'ha spinta a cercare qualche emozione in più nel gioco d'azzardo. Per fortuna le cose sono andate bene, se lei ha veramente smesso di andare su quei siti: ora non resta che ritrovarvi, cercando entrambi di fare uno sforzo per concentrarvi su ciò che vi unisce e non su ciò che vi divide. Ci vuole un po' di impegno ed eventualmente, se non ci riuscite da soli, una terapia di coppia.
Saluti e auguri.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

AIUTARLO A LASCIARSI ANDARE

buonasera, ho 30 anni e da 5 sono insieme ad un ragazzo 2 anni più grande di me. la storia è stata vissuta a distanza per i primi 2 anni, poi ho deciso di fare l'università nella città dove vive per avere un rapporto più concreto ( ormai conviviamo da 3 anni). entrambi abbiamo vissuto una storia precedente che ci ha dato grandi delusioni e secondo me continuiamo a pagarne le conseguenze. lui non riesce mai a dirmi quello che prova e a volte sembra quasi non voglia darmi sicurezze. io, in precedenza umiliata e tradita, per 3 anni sono stata da sola cercando di riprendere fiducia in me ma sopratutto negli altri. anche io non gli dico che lo amo perchè ho paura di una nuova delusione e non riesco a lasciarmi andare. sono diventata molto gelosa stando con lui e penso che sia un modo per difendere la mia tranquillità. non mi fido di nessuno, nè delle altre donne, nè di lui. vedo in ogni suo amico un pericolo, una occasione di conoscere altre ragazze. questa mia gelosia mi porta ad avere attacchi di ira e se potessi spaccherei tutto, ultimo episodio: la sua partenza per le vacanze con i suoi amici (tutti single) che avviene ogni estate. ed io ogni estate mi faccio prendere dagli isterismi consapevole che è inutile, egoista e crea gravi danni al nostro rapporto; ma purtroppo non riesco a trattenermi e cado nella disperazione sperando che non parta. adesso sono qui a ripensare alle mie scenate e mi vergogno perchè non vorrei farle, e perchè dentro di me so che non cè nulla di male in una vacanza; vorrei essere come ero prima, avere fiducia e vivere con meno paure. quindi le chiedo cosa devo fare per migliorare il mio modo di fare? come posso fare per aiutare lui a lasciarsi andare? come posso ritrovare la fiducia negli altri? grazie per l'aiuto. G

Gentilissima,

Più che ritrovare la fiducia negli altri, lei dovrebbe ritrovare la fiducia in sé stessa. Ciò significa che, qualsiasi cosa gli altri le possano fare, anche la peggiore, lei non dovrà più sentirsi distrutta e privata della voglia di vivere. Infatti, noi non abbiamo alcuna possibilità di cambiare gli altri, di farli diventare più sinceri, più maturi, più fedeli, ecc.: tutto quello che possiamo fare è lavorare su noi stessi ed imparare a diventare forti, per poter far fronte a tutte le avversità della vita. Quanto alle vacanze del suo compagno con gli amici singles, direi che non c'è assolutamente nulla di male, se nel vostro patto di coppia è stabilito che ciascuno dei due possa fare vacanze separate. Infine, se lei imparerà a dirgli "ti amo" (o "ti voglio bene", se le viene meglio), questo non toglierà assolutamente nulla al vostro rapporto, non la renderà più debole nei suoi confronti, ma potrà rendere molto più belli ed intensi i vostri momenti di intimità.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

NON MOGLIE, MA SOCIA


Buonasera dottoressa, vorrei parlarLe di un argomento molto delicato che non riesco a condividere con nessuno perchè molto particolare. Ho 34 anni e lavoro nell'azienda della mia famiglia da quando mi sono laureata. Faccio parte di una famiglia perbene e molto unita, Siamo tutti impegnati in azienda (papà, mamma e sorella) facendo anche grossi sacrifici. Mio padre non ci ha fatto mai mancare niente ma ci ha insegnato fin da piccole il valore del lavoro. Siamo cresciute in un ambiente sano, con una grande passione per il lavoro di nostro padre, che oggi portiamo avanti con impegno. Io e mia sorella siamo due ragazze senza fronzoli per la testa, che amiamo quello che facciamo e stiamo avendo grandi soddisfazioni. Insomma, non siamo due parassite, anzi. Io mi sono sposata poco più di un anno fa' con un "ragazzo" più grande di me di 15 anni. E' un imprenditore, anche lui appartiene ad una delle famiglie più in vista della città. Lui è molto forte, molto affermato nel suo lavoro, con grandi capacità professionali. In lui per alcuni versi ho rivisto mio padre (un classico?!), anche se hanno un carattere molto diverso. Avevo pensato che, pur mantenendo ovviamente la mia identità e il mio impegno lavorativo, mio marito si sarebbe preso cura di me come lo faceva mio padre. Mi spiego meglio anche se è imbarazzante. Mio marito si occupa delle spese di casa (acqua, luce, gas, persona di servizio) e mi da una somma per la spesa quotidiana. Mentre di tutte le mie spese personali me ne occupo solo io. Si, mi fa dei regali, anche bellissimi e importanti ma a me piacerebbe che lui si "occupasse" di me. La cosa paradossale è che lui lavora nel mondo della moda e ha delle bellissime boutique di cui io sono cliente. Mi fa un trattamento molto particolare, ma resto pur sempre una "cliente". La cosa che mi ferisce è che per lui questo non è assolutamente un pensiero che lo riguarda. Lui dice che siccome io guadagno posso essere autonoma. Quindi, dopo aver parlato con lui di questo argomento la prima volta e aver visto che la cosa mi rimbalzava contro, ho capito che non sarebbe cambiato mai e così non ne ho più parlato. Però questo è un pensiero che mi torna sempre in mente perchè per me è mortificante. Dentro di me faccio sempre confronti con le mie amiche che usano le carte di credito dei mariti. Lui dice che siccome loro non lavorano e fanno le mamme è normale. Io invece credo che dipenda dalla sensibilità e da cosa si intende per matrimonio e condivisione della vita. Lui vorrebbe anche un figlio, lo desidera tanto. In certi momenti anche io sento forte questo desiderio. Ma mi frena l'idea di un marito che non si occupa di me. A volte non mi sento moglie ma socia al 50%. Mi sembra che ognuno ha il suo e lo gestisce come meglio crede ma senza un progetto comune. Grazie per lo sfogo. A volte serve mettere le cose nero su bianco! Tiffany

Gentilissima,

Alle sue considerazioni si potrebbe aggiungere che, quando si ha poco, si tende ad unire, a condividere, a rischiare insieme (anche perché, fondamentalmente, non si ha molto da perdere...).
Del resto, quello che le capita segue la tendenza: sempre più spesso infatti si sceglie per la separazione dei beni. I dati Istat ci dicono che nel 2008 l'incidenza di questa tendenza è stata pari al 62,7% dei matrimoni, raggiungendo addirittura il 65,5% nel Nord-Ovest. Chi non è giovanissimo ricorderà che un tempo si sceglieva in massa la condivisione dei beni. Probabilmente il suo è, nel bene e nel male, un matrimonio più "moderno" di quello delle sue amiche.
Cari saluti e auguri.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

LUI E' LA MIA VITA, MA IL SESSO NON VA


Gentile dottoressa, da 11 mesi sono fidanzata con un ragazzo che amo tantissimo, come mai ho amato nella mia vita. Ci siamo conosciuti quando ancora convivevo con un altro ragazzo che ormai non amavo più, e che ho piantato in asso nel giro di un mese per cominciare una nuova convivenza con il mio nuovo amore. Lui usciva da poco da una relazione finita male, era stato mollato dopo una breve convivenza. Sono sicura che mi ama molto, mi aiuta in tutto e mi dimostra il suo affetto. Ma anche se siamo assieme da nemmeno un anno, lo facciamo circa due o tre volte al mese al massimo. Lo amo molto e per me è una grossa sfferenza perhè ho paura di non piacergli abbastanza o di non soddisfarlo. Quando ne parliamo dice che lui è sempre stato così e che il sesso per lui non è importante. Una volta mi ha perfino detto che mi rispetta...ma io voglio sentirmi la sua DONNA, ed essere presa con passione, voglio sentirlo vicino e vivere la nostra intimità di coppia con tranquillità!Non sono affatto brutta, anzi, ho un sacco di corteggiatori e nel centro commerciale dove lavoro sono stata eletta la commessa più carina (tanto per farLe capire). La prego mi aiuti lui è la mia vita. N1981

Gentilissima N1981,

La sessualità non si gioca solo sulla bellezza e sulla capacità di attrazione fisica, ma su una serie di altri fattori, che riguardano, fra l'altro, gli interessi personali, l'educazione ricevuta, i pregiudizi, i condizionamenti, ecc. Probabilmente, come del resto succede a molti uomini, lui ha della sessualità un'idea che mal si concilia con un rapporto di stima e di affetto e per questo teme di lasciarsi andare con lei ad atteggiamenti che non ritiene adeguati al vostro rapporto. La cosa migliore da fare dunque è quella di parlarne liberamente, cercando di spiegarsi sul proprio concetto di piacere sessuale e trovare, se possibile, dei punti in comune.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

DORMO TROPPO


salve , sono una ragazza di 26 anni ....dormo troppo ma questo nn mi causa problemi riesco a dormire fino a 48 ore di fila se nessuno mi sveglia e s se sono al buio. Quando mi sveglio sto benissimo .... sogno sempre ...ed i miei sogni sono quasi reali li ricordo tutti in genere se mi sveglio con calma .... anche se mi addormento per 15 minuti sogno e ricordo ..... ma nn soffro di sonnolenza anzi quando sono sveglia sto bene .... ma se decido di dormire lo faccio subito ..... e dormo dormo dormo ..... la mattina nn sento nulla ne sveglie ne rumori niente ...e questo per me è un problema .... quando mi sveglio sono abbastanza confusa ma solo per 10 minuti poi mi riprendo ..... di giorno sono molto fiacca mentre la sera sto molto bene ...... nei miei sogni riesco a ricordami ogni dettaglio invento faccie e le ricordo .....è un po come se vivessi in un altra realta .... puoi dirmi cosa posso fare per controllare il mio dolce dormir?

Gentilissima,

Può darsi che non sia così (perché a parte che l'ipersonnia, nella sua lettera lei non racconta altre notizie che la riguardano), ma è più che probabile che questo suo continuo dormire nasconda una leggera depressione, una sorta di ritiro interiore, per cui ricava più soddisfazione dai suoi pensieri e dalle sue fantasie, nonché dalla riconsiderazione dei ricordi onirici, che dalla vita reale, dalle relazioni con persone la cui faccia, purtroppo, non si può inventare, come invece si può fare nei sogni.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti

SOLO PER AMORE

Buona sera, sono disperata! Prima di tutto vorrei scusarmi gli errore grammaticali, perche' sono brasiliana, vivo in Italia da quase 9 anni.,VIVO QUA SOLTANTO PER AMORE. Inizialmente dovevo andare ad un'altro paese, ma quando lo conosciuto, ci siamo innamorati....e non ci siamo piu' lasciati. Abbiamo fatto un anno per conoscenza, io a Londra e lui a Roma, dopo questo meraviglioso anno, lui ha preso un monolocalino e nostra convivenza e' iniziata benissimo... Tutto aparentemente bene, anche perche' non sapevo parlare la lingua, avevo cambiato un'altra cultura, avevo lasciato TUTTO per stare con lui... e Lui ha lasciato la casa dei suoi. Loro hanno un azieda familiare, cioe' lui ha sempre lavorato con i suoi, ha sempre mangiato con i suoi, sin dal primo giorno che sono arrivata. e questa regola non e' mai stata cambiata. Andiamo d'accordissimo, ma quando ho deciso di portare mia mamma a passare 20 giorni con me e gli avevo detto che lui doveva tornare a casa della mamma per questi 20 giorni, abbiamo avuto la prima grave discussione. Dopo tanto stress, sua mamma ha accettato che mio marito tornasse a casa per 20 giorni. (Ho dovuto parlare con mia futura suocera, le ho detto che se non accettasse la mia mamma , io tornavo al mio paese, e lui doveva andare li, perche' qui in Italia non tornavo piu', cosi Lei ha accettato). Dopo 2 anni di convivenza, abbiamo deciso di sporsarci, E il tempo passava, nostro rapporto (io e LUI) era perfetto fin quando non metteva sua famiglia in mezzo. Le discussioni erano sempre basate sulla mia famiglia e la sua familia, perche' NOI insieme stiamo benissimo. Abbiamo comprato casa, con un piccolo aiuto dei suoi, E anche in questo dovevo ascoltare sempre i consigli dalla famiglia, se volevo qualcosa diversa degli altri non ero ascoltata. Abbiamo avuto nostro figli dopo 1 anno di matrimonio, li e' stato la prova:nel giorno della dimissione, vengono tutti a prendermi, marito, suocera, cognata e suocero... sono rimasta malissimo, perche' anche mia mamma e sorella erano a R. e lui non le ha nemeno chimate .... Lui doveva andare a prenderci da solo oppure con tutta la famiglia mia e sua. Quando mia mamma veniva a R., c'era sempre da parte della famiglia del mio marito molto stress, invidia, gelosia con il bam bimo. Non so se mi capisce? Al primo compleanno di mio figlio, molto stress, anche perche' mia mamma aveva appena scoperto un nodulo nel seno, eravamo tesi ... abbiamo litigato, sempre per motivi inutile.... verso fine anno, abbiamo scoperto il cancro di mia mamma, ho dovuto litigare per poter andare in Brasile, a passare le feste di capodanno, perche' si spendeva dei soldi. Mia mamma ha iniziato per un anno il trattamento in Brasile e dopo un anno, ho dovuto litigare per andare nella sua ultima chemio. A marzo 2009 mia mamma e mia sorella, sono venute a vivere a R., perche' c'era anche il mio fratello. Morale, sembra che la presenza di mia mamma li dava fastidio.... Lui cercava di non farmi stare con lei nei weekend, dovevo stare con sua famiglia, avevamo finito dal psicologo di coppia, perche' tornando da un weekend in montagna con la suocera, mio marito e' entrato in un grosso desequilibrio psicologico, diceva che io ce l'avevo con sua mamma, lche la odiavo, ecc..itigavamo tutti giorni.. Lui aveva il coraggio di parlare apertamente con mia mamma, che aveva appena scoperto le metastase, ma non aveva lo stesso coraggio di parlare con sua mamma, la difendeva sempre, la mettev sempre in alto, La cosa strana e' che non sappiamo neanche il perche' dello stress. Siamo andati da un consulente di coppie. Lui mi aggrediva psicologicamente, cercava di distrarmi dal problema di mia mamma, c'e' stato un momento che io non sapevo cosa stesse succedendo. (e' troppo difficile scrivere il tutto). Ho detto un frase tipo, se non smettela, io mi uccido, basta, lui ha scritto al psicologo di coppi,aquesta cosa... ed i problemi se tornavano sempre piu' difficile di risolvere. CMQ, ho fatto alcuni consulenza con una psicologa, solo perche' LUI mia ha chiesto, perche' diceva che io ero stressata, ma alla fine, io sapevo che il problema era solo suo, anche se io stavo passando un problema grosso di saluti di mia mamma. Dopo due mesi, con tutti quelli stress, di litigio con sua famiglia e con lui mia mamma si e' spenta novembre di 2009. Questo mese e' un perido molto difficile per me, perche' non riesco a dimenticare che l'anno scorso il mio marito mi ha fatto soffrire molto, ha fatto sofrire anche mia mamma, diceva cose senza pensare, offendeva senza accorgersi .... I problemi continuano, se io sto zita, va tutto bene se io mi impunto in qualcosa, basta inizia lo stress... Oggi gli ho detto che se lui non cambia questo attegiamento, io non ce la faro' stare con lui, chiedero' la separazione.... anche se lo amo, anche se lui mi ha fatto soffrire, anche se abbiamo un figlio. Io mi sento sempre in secondo piano, prima e' sua famiglia di origine dopo viene io e nostro figlio... sono stanca di tutto, ma sinceramente ho ancora la speranza che lui cambi, e' possibile??? Mi puo' dare un consiglio cosa dovrei fare, la pazienza sta' finendo.... grazie mille

Gentilissima,

Quando un rapporto di coppia è così litigioso come quello da lei descritto, è del tutto inutile che cambi solo uno dei due partners: devono cambiare tutti e due! Infatti, cambiare per sottomettersi alla volontà dell'altro, come lei ben sa, non rende felici. Nella vostra coppia è dunque necessario stabilire delle regole precise su come comportarsi nei confronti delle rispettive famiglie e decidere insieme fino a che punto le famiglie debbano sentirsi autorizzate ad invadere, in vari modi, la vostra privacy. Ciò detto, quando si chiede un aiuto economico a qualcuno, questo comporta in genere la perdita della propria libertà di azione nei confronti del proprio benefattore. Se non si vogliono obblighi o limitazioni, è meglio contentarsi di quello che si ha, senza chiedere favori ad altri.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti

LA LONTANANZA

Salve, buonasera mi chiamo lucia e scrivo per chiedere il consiglio di un esperto in quanto da 5 anni sono sposata con un uomo di 30 anni con cui ho una figlia di 6 anni. Purtroppo il mio matrimonio non è stato mai vissuto anima e corpo perchè mio marito è stato sempre fuori per lavoro in giro per l' Italia e per l'estero in trasferta mentre io e nostra figlia stavamo nella nostra città e lui veniva a casa una volta al mese per pochi giorni. La lontananza ha creato molti problemi tra di noi, io volevo che lui venisse più spesso perchè avevo bisogno di lui, lui col passare degli anni mi ha iniziato a chiedere di seguirlo e di andare sù con lui per trovare una stabilità lavorativa in modo da poter stare insieme come famiglia, ma tutto questo non è mai avvenuto perchè lui me lo ha sempre detto ma nella realtà non lo ha mai fatto perchè nella sua mente ha sempre avuto la convinzione che io non sarei mai andata ed è rimasto così a lavorare sempre in giro. Passando il tempo le nostre liti aumentarono perchè il lavoro mi portava ad avere tante carenze affettive che mi mancavano e per questo mi lamentavo in continuazione e litigavamo sempre anche le cose più stupide erano causa di litigi in casa fra di noi, molto spesso sono andata anche con la bambina da mia madre in modo da poter stare lontani, ma tutto questo ci ha allontanati sempre di più anche nei rapporti gionalieri, non eravamo più complici, uniti, affiatati, anche sessualmente molto lontani, lui è come se avesse una sensazione di schifo nei miei confronti tant'è che neanche mi guardava in faccia, così ho iniziato ad amarlo in silenzio senza poterlo e riuscendo a dimostrarglielo. Poi mi sono ammalata, un brutto linfoma all' addome e tutti i miei problemi famigliari sono diventati meno importanti, pensavo solo a me a guarire entravo e uscivo dall'ospedale, sedute di chemioterapia fino a fare l'autotrapianto, Adesso sono passati circa sei mesi che ho fatto l'autotrapianto, vado a fare controlli periodici, ma la mia vita con lui è sempre uguale, io lo amo ma non rieso a essere felice perchè lui è sempre freddo e distante con me, vuole separarsi definitivamente e io invece sto ancora con la convinzione di cercare di recuperare un marito che ormai sicuramente non mi ama più! Abbiamo discusso tanto gli ho anche detto di provare con una terapia di coppia ma lui non intende perchè è convinto che riprovarci non servirebbe a nulla perchè i problemi e la situazione ritornerebbe sempre la stessa. Io lo amo è ho ancora tanto bisogno di lui!!! Vi chiedo gentilmente di darmi un consiglio e Vi porgo distinti saluti. Lucia

Cara Lucia,

Quali sono, come dice suo marito, i problemi che renderebbero la vostra situazione sempre la stessa? Dalla sua lettera mi è difficile capirlo... Se si riferisce al problema della distanza, credo che in effetti questo sia un grosso problema, che dovrebbe essere affrontato. Lui non aveva particolare desiderio di averla accanto, ma a quanto pare neanche lei, prima di ammalarsi, ha fatto moltissimo per raggiungerlo dove lavora. Ora ciascuno di voi due ha una propria vita e propri interessi, non avete più da tempo rapporti sessuali e vi vedete pochissimo: sappia, cara Lucia, che la terapia di coppia è utile, ma non è bene illudersi troppo, perché non fa miracoli! Quello che c'è da capire è: 1. se lei ama davvero suo marito o ha (comprensibilmente) paura di affrontare una nuova vita completamente da sola, visti anche i problemi di salute 2) quali sono, come si diceva all'inizio, questi problemi che secondo suo marito impediscono il cambiamento e quali potrebbero essere le eventuali soluzioni (se ce ne sono).

Cari saluti e soprattutto... Stia bene!

Dr. Giuliana Proietti

MARITO PREOCCUPATO

Gent.ma Dott.sa Proietti, sono a chiederLe aiuto: sono un marito veramente preoccupato che dopo trent’anni insieme all’unica donna della sua vita è nello scoramento più totale. Lo scenario è questo: con mia moglie siamo sposati da 25 anni e fidanzati da altri 5 e abbiamo due bellissime figlie di 17 e 11 anni. Io ho quasi 52 anni e mia moglie 48. Dopo tanti anni trascorsi senza scossoni particolari, ma con qualche litigio dovuto alla gestione delle figlie che ci ha forse un po’ allontanato. Infatti ormai da quasi un anno e mezzo se mi avvicino a mia moglie anche solo per una carezza la vedo in grande difficoltà. Si immagini parlare di fare l’amore! La situazione che percepisco è di imbarazzo e quasi di schifo. Spesso colgo anche un certo astio quando parla con me. Dopo trent’anni insieme non è certo una situazione facile. Ho cercato di parlarne con lei, ma ottenendo poche risposte.Ho pensato anche alla presenza di un “altro”, ma lei dice che non c’è nessuno, anche se non mi sa spiegare perché usi un contraccetivo comunque.Mi ha detto solo che prova solo indifferenza nei miei confronti, che non abbiamo più interessi in comune e cerca di non parlare di questa ns. situazione. Da qualche mese è in cura presso un centro specializzato antidepressione, ma per ora con pochi risultati a parte una leggera apparente tranquillità forse dovuta alla Paroxetina che le è stata prescritta. Come è anche giusto non mi racconta molto delle sedute e non so se hanno parlato del ns. problema. Le parlo sempre con grande calma e dolcezza, ma ormai certe volte mi sembra di parlare con un’estranea e di essere sempre più lontano dalla sua vita. Purtroppo non sembra una situazione recuperabile e questo, per non danneggiare il rapporto con le bimbe, mi porta spesso a pensare al passo della separazione. Amo sempre mia moglie, ma questa situazione mi sta lentamente distruggendo.Che mi consiglia di fare? Cordiali saluti e grazie per l'aiuto e i preziosi consigli che mi potrà dare. Franco

Gentile Franco,

Lei non è uno spettatore di prima fila nella rappresentazione della crisi di questo vostro rapporto di coppia: lei è il primo attore, il protagonista. Inoltre, lei non può non rendersi conto che se una persona prende antidepressivi e fa psicoterapia è perché sta vivendo un momento di particolare infelicità, di ansia, di stress... Altrettanto irragionevole è pensare che una donna possa prendere degli anticoncezionali se non ha rapporti sessuali. Il consiglio che le posso dare è dunque quello di cessare questo atteggiamento passivo, questo chiamarsi fuori dagli eventi che stanno portando il vostro rapporto alla deriva, e cercare un modo serio e concreto per riaprire un dialogo costruttivo con sua moglie. Provi a fare lei per primo dei discorsi, dei gesti significativi di riavvicinamento, per dimostrare in modo convincente la sua disponibilità al dialogo e al cambiamento, la sua sensibilità nei confronti delle insoddisfazioni e delle infelicità di sua moglie. Probabilmente lei si chiederà: ma perché devo essere proprio io a fare il primo passo? Risposta: perché è lei che sostiene di amare ancora sua moglie. Se questo è vero, lo dimostri: invece di pensare alla separazione, provi anzitutto a fare qualcosa di concreto per salvare questo vostro matrimonio, e lo faccia nel nome di quell'amore che sente di provare per sua moglie così come, immagino, per le sue due figlie. Non le sembra che la posta in gioco sia abbastanza per fare un piccolo sforzo su sé stesso e uscire da questa apatia in cui si è rifugiato? Consideri anche l'eventualità di una terapia di coppia.
Con molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti


BISOGNO DELLA SUA PRESENZA

Da sette mesi sono stata lasciata dal mio compagno con cui ho un figlio, dopo che lui ha conosciuto una ragazza di 19 anni. Il nostro rapporto durava da sei anni e tra alti e bassi, comunque dopo che lui ha deciso di lasciarmi per stare con quest'altra, per un pò di tempo abbiamo continuato ad avere rapporti sessuali anche se lui non stava più con me. So che non è stato inteligente ma non ho saputo dire di no e anche adesso lo rivvorei nella mia vita più di prima. Una settimana fa il suo atteggiamento era distaccato e furioso nei miei confronti e dopo Pasqua le cose sono cambiate radicalmente ogni volta che ci si vede è affettuoso e ogni volta che non sono attenta mi guarda fisso e quando me ne accorgo toglie lo sguardo. Diciamo che non ci sto capendo più nulla, non capisco il suo atteggiamento e da qualche settimana faccio dei sogni strani nei quali lui si riavvicina a me iniziando scrivendomi una lettera. So che forse questo è il mio subcoscio per il fatto che lo rivoglio con me. E poi altro piccolo particolare fra tre mesi si sposerà suo fratello e alla cerimonia è stata invitata anche quella con cui sta adesso, sono confusa e già la sola idea di sapere che stanno insieme mi da ai nervi, ma vederli anche con occhi potrebbe essere una catastrofe. Vorrei qualche suggerimento su come devo agire ora e su come capire il suo atteggiamento ambiguo??? Vorrei anche capire come poterli far capire che sia io che suo figlio abbiamo bisogno della sua presenza che per tre anni è stata assente dal momento che è stato in una comunità per tossicodipendenti per uso di droghe, dalla quale è uscito da un anno abbondante. Nostro figlio sente molto la sua mancanza, ma come farlo capire a una persona che non ha intenzione di crescere e per fuggire ai suoi doveri prima si è rifugiato nella droga, poi è corso a casa dei suoi genitori e infine in una storia con una ragazza che ha dodici anni meno di lui. La prego di volermi aiutare a trovare una soluzione vera per tutto questo. Grazie per la sua risposta Cordiali saluti

Gentilissima,

Sinceramente mi chiedo se lei sia davvero innamorata di questa persona, oppure se abbia talmente tanta paura della vita, tanto da attaccarsi a questo rapporto con le mani e con i denti, piuttosto che pensare di dover ricominciare tutto da capo...Se non ho capito male, in sei anni che siete insieme, lui ne ha trascorsi tre in comunità. Poco più di un anno fa è uscito dalla comunità, ma non è tornato a casa: è andato dai suoi genitori. Ora, da sette mesi frequenta una ragazza che ha dodici anni meno di lui... E' sicura che questa persona meriti le sue attenzioni ed il suo affetto? La mia sensazione è che il suo atteggiamento di dipendenza da lui e di eccessivo attaccamento contribuiscano a farlo sentire libero di scegliere a suo volere della vostra vita, nella piena consapevolezza che qualcuno a casa lo aspetterà sempre a braccia aperte, qualsiasi cosa faccia. Cominci a lanciare messaggi di diverso genere: dimostrando più autonomia e distacco, potrà non solo provare a costruirsi un futuro migliore, ma anche creare le condizioni per un effettivo cambiamento e riavvicinamento del suo compagno.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti

QUANTA PAZZIA?

Lei: 46 anni. Sposata con una figlia. Laureata. A tre anni le muore il padre. A 35 la madre per tumore al seno che viene anche a lei a quell'età. Sorella spesso in cura per depressioni ecc. Nipote gay. Genero deceduto da poco tempo. Siamo colleghi di lavoro e cerco di aiutarla in tutto lavoro affetti soldi. Nasce amore folgorante anche perchè dopo l'operazione al seno non prova più piacere nei rapporti col marito reo di non averla supportata durante la malattia. Cerco di correggere quello che nel carattere la penalizza nei giudizi di colleghi e capi anche una certa facilità all'amicizia maschile, come lo dimostra il numero di uomini avuti che lei stessa ammette. A natale si innamora di un'altro il motivo è la mia gelosia e la gabbia di consigli in cui l'ho avvolta. Ritento per ricominciare ma mi dice che lei c'è si ancora, per me,ma che dovrò condividerla con altri. La vedo su facebook la vedo frequentare altri uomini, sesso compreso. Ma mi vuole ancora ed anch'io ho bisogno di lei. Ora è innamorata di un'altro collega più giovane sul quale ho sempre pensato e temuto che prima o poi sarebbero finiti assieme. Ora fà sesso con lui, con me, ed almeno con altri due, trà cui un amico di università col quale circa 20 anni fà ebbe una relazione durata prima e dopo i rispettivi matrimoni. Che fare? E quanta pazzia c'è in questa storia?

Sicuramente è una storia poco allegra, direi perfino triste: non a caso per spiegarla (e per spiegarsela) lei ricorre ad un lungo elenco di problemi e di disgrazie che hanno colpito direttamente o indirettamente questa persona. E' probabile che un comportamento del genere potrebbe essere una reazione a tutte queste sfortune, ma chiaramente è difficile poterlo dire, dal momento che si sa troppo poco della persona in questione. Non so dunque se c'è della follia in questo comportamento della signora; sicuramente c'è poca stabilità, poco desiderio di avere un rapporto esclusivo, di tipo tradizionale... Che fare? Se frequentarla le provoca sensi di gelosia, questa scelta si rivela decisamente poco felice e poco equilibrata. Se invece il piacere di avere vicina questa donna supera tutti i suoi malesseri, continui pure così. Sappia però che in questa storia non c'è futuro: se lei lo desiderasse, credo dovrebbe investire altrove i suoi talenti
Cordialmente.

Dr. Giuliana Proietti

IMPOSSIBILE LASCIARSI

Gent.le Dott.ssa Proietti, Le scrivo perchè vorrei avere il parere di un'esperta in merito alla mia personale situazione. Ho 25 anni e da qualche mese sto con un uomo che ha 15 anni più di me. All'inizio solo mail, messaggi e telefonate, quando poi lui mi ha chiesto di uscire insieme io non ho saputo dire di no e, nonostante uscissi da una storia lunga e importante con un'altra persona, ho provato sin da subito un fortissimo interesse per lui fino ad innamorarmene perdutamente. Sono rimasta affascinata soprattutto dalla sua testa, dal suo modo di ragionare, dal suo essere sempre presente per me... riusciamo a parlare di tutto e tra di noi cè un'intesa particolare, ci capiamo al volo...lui dice di amarmi tantissimo, molto più di quanto abbia mai amato qualcuno in tutta la sua vita...dice di non aver mai incontrato nessuna come me...continua a ripetermi che ormai gli sono entrata dentro e che non smetterà mai di amarmi. Il problema è che io vorrei di più...io lo sposerei domani e glielo ripeto spesso, per me i 15 anni di differenza non sono un problema, vorrei vivere questa storia in maniera completa, vorrei farlo conoscere ai miei genitori, conoscere la sua famiglia, lui invece dice che la differenza d'età è un ostacolo troppo grande, che quando io avrò la sua età lui ormai non sarà più in grado di darmi ciò di cui io avrò bisogno, ritiene che io ora sono convinta di volerlo ma che poi mi pentirò di questa scelta...dice che la nostra storia è destinata a finire...io lo amo davvero tanto e mi sento profondamente legata a lui, tanto da desiderare da lui un figlio...cosa che non mi era mai accaduta prima... Visto che lui si ostina a ritenere che tra di noi non durerà ho provato a troncare...ma non ci siamo riusciti...al solo pensiero di stare separati abbiamo cominciato a piangere entrambi...io non voglio perderlo...ma non voglio nemmeno continuare a vivere questa storia a metà... Cosa potrei fare per fargli cambiare idea? Lei, che ovviamente ne sa più di me, crede che per lui sia davvero solo l'età il problema o che il suo comportamento sia sintomatico del fatto che non voglia impegnarsi seriamente? Attendo con ansia una Sua risposta e La ringrazio anticipatamente. B.

Gentilissima,

Grazie per la fiducia, ma io non credo di saperne più di lei su questa sua storia... Infatti è difficile generalizzare: non tutti gli uomini che hanno una relazione con una persona più giovane temono che la loro storia non durerà e molti sono invece gli uomini che non vogliono impegnarsi seriamente, a prescindere dall'età della propria partner. Da quello che leggo, vista anche la partecipazione emotiva di lui, il condiviso bisogno di vedersi e di stare insieme, tutto lascerebbe pensare che possa esserci del vero amore, ma proprio per questo, se ci si rende conto che questa felicità sia un micidiale congegno a orologeria, si cerca di non cadere nella trappola. Del resto sappiamo bene che anche quella che sulla carta appare come un'unione perfetta può poi entrare in crisi a causa degli imprevisti della vita: allo stesso modo un'unione potenzialmente instabile e precaria potrebbe poi rivelarsi molto più solida di tante altre...Come si fa a fare previsioni non azzardate su una storia d'amore? Credo vi sia un unico modo e che questo sia conoscersi a fondo, frequentarsi, capirsi.  Non credo che una storia sia da considerarsi a metà solo perché non si fanno figli insieme o non si parla di matrimonio, oppure perché le due famiglie non si conoscono. In fondo lei frequenta questa persona solo da qualche mese... Perché tutta questa fretta? Forse lei pensa che aspettando qualche anno lui diventi troppo vecchio per lei? Se questa fosse la sua reale preoccupazione, credo che lui non abbia tutti i torti.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti

GESTIRE LA MIA AGGRESSIVITA'

Buon giorno, Mi chiamo Sara sono della provincia di M. e ho 45 anni, Vorrei trovare una soluzione a un problema che mi porto dietro da sempre: gestire la mia aggressività. Specifico, che non è una cosa grave e neanche quotidiana ma sono madre di due adolescenti e la mia pazienza è spesso messa a dura prova, con risultati a volte che eccedono, dando un pessimo esempio di come si dovrebbe reagire alle discussioni anche ai miei figli (nei quali già intravedo questo lato di me che non sopporto). Non so se potete aiutarmi ma quello che vorrei, è sapere quali sono le tecniche che hanno dato i risultati migliori se con l’ipnosi la psicoterapia lo psicologo l’agopuntura o cos’altro; se esistono gruppi di lavoro o corsi o professionisti mirati. Vorrei proprio fare qualcosa, so che la rabbia può avere centinaia di motivazioni che spaziano da problematiche fisiche a modelli sbagliati nella nostra infanzia, al voler avere a tutti costi ragione; ma a prescindere dalla motivazione io vorrei trovare un aiuto concreto, un modo che mi permetta non tanto di bloccarla ma di gestirla. Grazie anticipatamente Sara

Gentile Sara,

Già il fatto di essersi posta questo problema, significa che lei è sulla strada della soluzione. Infatti, la maggior parte dei genitori aggressivi cerca sempre delle giustificazioni per i propri atteggiamenti (il lavoro, la mancanza di tranquillità, l'ansia, la depressione, il carattere difficile ecc.). E' vero che tutte queste sono delle componenti importanti e che i modelli ricevuti nell'infanzia sono assai influenti nel comportamento di una persona... Sta di fatto però che ad un certo punto si matura, si diventa persone autonome e nessuno di noi è un semplice replicante: molti dei nostri comportamenti non dipendono da condizioni esterne, ma da nostre specifiche scelte, di cui non vogliamo semplicemente assumerci le responsabilità. A volte l'aggressività dipende dalla mancanza di fiducia in sé stessi, dalla difficoltà a trovare argomenti convincenti e persuasivi, che possano essere usati al posto degli urli e delle minacce. Altre volte ciò che manca è l'ascolto: se non si ascoltano i problemi degli altri non li si capisce fino in fondo e dunque è difficile assumere atteggiamenti comprensivi ed empatici. Le consiglierei dunque, se le fosse possibile, di parlarne con uno psicologo, per avere suggerimenti sia sulla gestione dell'ansia e della rabbia (ad esempio imparare il training autogeno potrebbe farle molto bene), sia nell'acquisizione di migliori strumenti per la comunicazione interpersonale (tecniche di mediazione, per evitare i conflitti, e ascolto attivo), sia nella ricerca di una migliore stima di sé: chi ha detto che lei, parlando a bassa voce e con tutta calma, non riesca ad essere ugualmente convincente nei confronti dei suoi figli?
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti


IL BIMBO PICCOLO E LA SUOCERA PEDANTE

Gentile Dottoressa, vi scrivo perchè vorrei un consiglio. Circa due anni e mezzo fa ho partorito, dopo nemmeno una settimana, nemmeno il tempo di riprendermi psicologicamente dal parto a circa una settimana sono tornata a casa mia che dista 500 km da dove ho partorito, Vi spiego mi sono sposata e ho cambiato residenza, ma io tutti i miei parenti e i miei genitori sono rimasti nella città dove sono nata. Ho cambiato città per seguire l'amore e perchè mio marito lavora qua e un suo trasferimento nella mia città natale era impossibile. Come detto alla nascita del mio primo figlio mio marito ha voluto che io tornassi subito a casa e questo mi ha nuociuto moltissimo. Il bimbo troppo piccolo, una suocera alquanto pedante che criticava e mai aiutava solo per gli omogenizzati e i pannolini, ma io avevo bisogno di un sostegno morale di un appoggio visto che mio marito lavorava e solo la sera c'era ma era quasi sempre stanco e crollava sulla sedia e io in questi due anni e mezzo non mi sento felice, non mi sento adeguata nemmeno nel ruolo di madre avvolte. Qualche volta mi viene da piangere, sto sempre nervosa e non posso nemmeno stare con i miei genitori perchè gli vedo due volte all'anno. Se mio marito invece mi aveva lasciato nella mia città natale almeno un mese un paio di mesi massimo dopo il parto forse non sarei così infelice. Devo dire che almeno mi aiuta con il bimbo e la casa. Negli ultimi tempi mi sento peggio del solito. Cosa mi consiglia di fare dottoressa? Grazie per un suo consiglio, Cordialmente.

Gentilissima,

Come lei dice giustamente, "forse" non sarebbe stata così infelice, se suo marito l'avesse lasciata nella sua città natale, ma nessuno ci può dare la prova contraria. Forse si, forse no: chissà.
Personalmente però credo che suo marito abbia fatto benissimo a consigliarle di tornare, sin da subito, nella vostra casa e nella vostra nuova città. Capisco che i suoi affetti e probabilmente sua madre le manchino molto, ma lei deve vivere dove vive suo marito e deve crescere questo figlio insieme a lui (non insieme a sua suocera!).
E' vero che lui lavora e torna stanco, ma sicuramente avrete qualche momento per vivere la vostra vita in intimità. Se questi momenti non fossero abbastanza, occorre adoperarsi perché diventino più frequenti.
Quanto a sua suocera, se lei lavora è un aiuto prezioso, anzi preziosissimo, e dunque in questo caso non va detta una sola parola in più... Ma se lei non lavora e la sua giornata è già piuttosto vuota, l'aiuto non richiesto di sua suocera potrebbe essere più un peso che altro.
Se ha deciso di non lavorare, cerchi almeno di uscire spesso con suo figlio, lo porti al parco, lo porti in piscina e poi, quando sarà più grandicello, lo porti a fare sport. In questo modo suo figlio avrà una vita sociale intensa, che lo aiuterà nella crescita e anche lei potrà conoscere le altre mamme, con le quali stabilire un rapporto di amicizia e di frequentazione.
Le consiglierei di trovarsi anche delle occupazioni personali, come frequentare dei Corsi: dal corso di inglese a quello di pittura, da quello di ricamo a quello di burraco, veda lei, secondo i suoi gusti. L'importante è non lasciarsi andare ed evitare di sentirsi inutile. Anche se dista 500 km dalla sua città natale, la vita non è finita ed anche nella sua nuova città ci possono essere persone con le quali potrebbe trovarsi bene. Coraggio, le cerchi ;-)
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

BELLISSIME FAMIGLIE E TRADIMENTO

Sono sposata con una bellissima famiglia. Da quasi un anno frequento, per motivi di lavoro, un uomo della mia stessa età, anche lui con una bellissima famiglia. Fino a qualche mese fa i nostri rapporti sono sempre stati abbastanza formali, ma poi qualcosa è cambiato. Ho cominciato a sentire con lui un legame più profondo e ho scoperto molte affinità tra di noi. Nonostante abbia un carattere molto ermetico è come se lo conoscessi da una vita e noto che anche lui lascia trasparire una certa simpatia e attrazione nei miei confronti. Mi sento confusa, non riesco a spiegarmi come abbia potuto succedere. Non so più come comportarmi con lui. Visto che i nostri rapporti sul lavoro non ci consentono un dialogo vero e proprio e visto che non oso assolutamente chiedergli di trovarci al di fuori, gli ho scritto una lettera in cui ho tentato di spiegargli quello che sento, in cui dichiaro di essere molto felice di questo legame ed esprimo però le mie paure al riguardo. Ma non so se avrò mai il coraggio di dargliela, né so se sia giusto. Forse sarebbe meglio non forzare le cose e lasciare che gli eventi seguano il proprio corso? Grazie per il Suo aiuto. Utopia

Gentile Utopia,

Credo non le stia succedendo nulla di particolare, né di imprevisto: frequentare una persona dell'altro sesso, specialmente quando c'è una certa affinità, porta a provare un naturale interesse verso l'altro/a, insieme ad una certa curiosità ed attrazione sessuale. La lettera che lei ha scritto (al di là di tutte le giustificazioni morali e le razionalizzazioni che lei avrà usato per spiegare a sé stessa e all'altro il senso profondo di questo messaggio...) probabilmente non ha altro scopo che quello di far comprendere al collega che lei è pronta e disponibile a saltare il fosso... Ma lei lo è davvero? La sua "bellissima" famiglia resterebbe tale anche dopo questa esperienza? Oppure: è proprio sicura che la sua famiglia sia davvero "bellissima"? Quanto si sente felice e realizzata lei, all'interno della sua "bellissima" famiglia?  Provi a farsi queste domande e cerchi dentro di sé una risposta sincera. Nulla infatti, in questo genere di situazioni, accade realmente per caso: se desidera avere questa esperienza, abbia il coraggio di confidarlo a sé stessa ed agisca di conseguenza; se tiene di più alla "bellissima" famiglia, sua e del suo collega, faccia invece un passo indietro. Gli "eventi" di questo tipo possono seguire il loro corso, come lei dice, ma possono essere anche opportunamente "guidati": scrivendo una lettera, così come cambiando abitudini e frequentazioni. Auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

IL PUNTO G

sono Rossella, sono una donna felicemente sposata, mio marito mi ha eposto il desidero di farmi provare l'orgasmo con la stimolazione del punto G, abbiamo letto qualche articolo ma senza alcun risultato, lui dice di trovare (verso il ventre)a circa 6-7 cm un tessuto liscio e duro simile ad una noce, lo stimola ma io sento dolore, vorrei sapere se è quello il punto G oppure si tratta di altro, magari una foto ben dettagliata o un consiglio tecnico,grazie per la risposta 

Gentile Rossella,

Il Punto G potrebbe non esistere (come sembra dalle ricerche più recenti), o comunque potrebbe non essere presente in tutte le donne. Non tutte le donne, inoltre, provano l'orgasmo vaginale, anzi lo prova solo una minoranza. Quanto alla domanda specifica, credo che una visita ginecologica potrà chiarirle ogni dubbio.
Cordialmente,

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

3 FIGLI E VITA DI COPPIA CAMBIATA


salve sono monica di 33 anni ho 3 figli, da 10 mesi l'ultima,ecco inizia tutto da qui !da quando ho partorito e' cambiata la mia vita di coppia (da tanto sesso x avere questa bimba tanto desiderata a ritrovarci da 10 mesi senza far nulla)io in primis sono cambiata fisicamente e psicologicamente ho messo + di 30 kg e non mi accetto non riesco nemmeno a guardarmi nuda ,mi sto' rifugiando nel cibo xche' non mi sento nemmeno desiderata da mio marito lui ecco non mi cerca proprio io non so' se pensa ad un'altra opppure gli faccio tanto schifo da non venirmi vicino.lui dice che non penserebbe mai di tradirmi e mi accusa di essere cambiata .non so' cosa fare aiutatemi vi prego io l'amo troppo e non voglio perderlo.........

Gentile Monica,

Mi piacerebbe poterle dire che è una cosa normale tutto quello che le sta succedendo, ma purtroppo so che non è così. Nella coppia vi state lentamente allontanando e lei, come giustamente osserva, si sta abbandonando al cibo in quanto si sente insicura del rapporto e cerca in esso consolazione (peggiorando ulteriormente la situazione). E' un circolo vizioso dal quale si può sicuramente uscire, ma occorre fare subito qualcosa di serio e di concreto. Purtroppo via email e da queste poche righe in cui mi racconta la sua vita è difficile darle buoni consigli, perché sicuramente la vostra vita familiare, con tre bambini piccoli, non deve essere né facile, né "leggera". Le raccomanderei dunque di prendere al più presto un appuntamento con un terapeuta della coppia, che potrà aiutarvi, prima che le cose fra di voi precipitino. (10 mesi senza rapporti sono un segnale importante, da non sottovalutare!).
Cari saluti e molti auguri.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona


MI VORREI SEPARARE


Gentilissima, Sono una donna e mamma disperata. Mi vorrei separare, perchè con mio marito, nonostante gli innumerevoli tentativi che oltretutto nostro figlio ha subito, la situazione non va proprio ma nel contempo lui che ha 12 anni si oppone in tutti i modi. Lì per lì sembrava quasi "rassegnato" all'idea che io e suo padre ci separassimo ma col passare dei giorni, ha cambiato atteggiamento e dice continuamente che qualora ci separassimo ci odierebbe tutt'e due nel medesimo modo e che vuole che si stia insieme pur litigando. Mi tratta male perché, probabilmente vede in me la causa della rottura e minaccia spesso di scappare di casa e non vuole assolutamente che suo padre vada via. Ha atteggiamenti nervosi e talvolta aggressivi, soprattutto nei miei confronti.. Sono oltremodo disperata perchè soffro moltissimo per me e per lui, di questa situazione ma ciò nonostante mi rendo conto che io e suo padre non abbiamo speranze e non credo di dover abbandonare il “progetto”. Come posso affrontare mio figlio (dal momento che in questo suo padre non mi aiuta affatto, anzi) e fargli capire, nel modo meno doloroso possibile che è meglio così? Mi aiuti, La prego. Sono veramente in uno stato pietoso. Spero possa rispondermi Grazie infinite.

Gentilissima,

Lei non spiega i motivi della conflittualità con suo marito ma, poiché racconta nella lettera che suo figlio è molto aggressivo nei suoi confronti, presumo che a volere questa separazione sia soprattutto lei. Se la decisione della separazione fosse ormai definitivamente presa e suo marito fosse d'accordo (come sembrerebbe dalla lettera), sarebbe consigliabile lasciar trascorrere ancora un po' di tempo prima di attuare il progetto, per cercare di far tornare un po' di armonia in famiglia (per quanto forzata), nel tentativo di rassicurare vostro figlio che, comunque vada, sarete sempre i suoi genitori e continuerete entrambi a volergli molto bene.
Cercate di predisporre le cose in modo che questa separazione sia civile, senza inutili litigi o violenze verbali, e cercate di far sentire vostro figlio sempre al centro delle vostre attenzioni e del vostro affetto. Visto che il matrimonio sembra ormai fallito, è inutile tentare una terapia di coppia, ma potreste invece intanto provare a fare qualche seduta di mediazione familiare, per essere aiutati a preparare la vostra separazione nel modo migliore. Cominciate a prendere accordi (economici e non) sul futuro e a ragionare sulle scelte che pensate di fare per il vostro ragazzo, ma fatelo sempre quando lui non c'è, quando non vi può ascoltare. In sua presenza sforzatevi di mostrarvi sereni e affettuosi verso di lui. Una "buona" separazione è il miglior regalo che i genitori possono fare ai propri figli e vale molto di più del più costoso dei regali.
Auguri per tutto.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona


AD UN CERTO PUNTO SI STOPPA


Sono una signora di 40 anni, sposata da 15, con un fidanzamento di 10 anni e con un figlio di 12. Mio marito ha 10 anni più di me. Nata e cresciuta in una famiglia dove l'affetto erano alla base dei nostri rapporti mi sono ritrovata con un uomo che di affettuoso non aveva proprio niente,neanche quella più elementare. In più mi ha sempre, da subito, tagliata fuori dalla sua vita professionale non mettendomi al corrente su niente. Per rendere meglio l'idea: io tuttora (lui è in artigiano senza stipendio fisso)non ho la più pallida idea di quanto e se, guadagni e anche questo ha fatto sì che si alzasse un muro tra noi. Ho sempre provato a ragionare e sragionare con lui, con non poche difficoltà e solo quando io lo mettevo alle strette ha avuto atteggiamenti diversi nell’approccio di coppia. Ma sono durati sempre molto poco. Con gli anni quello che provavo per lui si è lentamente spento, portandomi a tradirlo di continuo. Causandomi sensi di colpa verso lui e mio figlio. Ci sono state rotture drastiche con separazioni (l’ultima a fine 2008) e riavvicinamenti. A settembre del 2009 ho deciso di riprovare per il quieto vivere e per far star meglio mio figlio e forse, anche per far tacere la mia coscienza. Ho provato a ripartire da zero ma è più forte di me: purtroppo, non provo più quel sentimento che dovrebbe fare da collante a questo rapporto e oggi mi ritrovo al punto di partenza. Vorrei la separazione e finalmente una vita più serena anche se sola con mio figlio. Come faccio ad affrontare di nuovo questa situazione con mio figlio che non ha colpe se non quella di avere due genitori squinternati? Consideri che mio figlio non più di 15 giorni fa, mi ha detto che sarebbe meglio separarsi e che lui stava “meglio” l’anno scorso quando lo eravamo. Mi chiedo in cosa sto sbagliando ma soprattutto perchè, ad un certo punto mi “stoppo” e non riesco a portare a termine la mia decisione. Spero di essere stata sufficientemente chiara e ringrazio fin d’ora. L.

Gentilissima,

Per vivere in coppia occorre andare entrambi nella stessa direzione. Dopo che, per anni, ognuno è andato per la sua strada, è difficile che possa risbocciare magicamente l'amore... Non so per quale motivo lei "stoppi" la separazione e non riesca a divorziare completamente: non credo per suo figlio, visto che lui le dice che stava meglio quando eravate separati; non credo per paura di perdere suo marito, visto che anche lui, se questa è la vostra situazione di coppia, avrà sicuramente imparato a fare a meno di lei. Forse quello che le impedisce di portare a termine la separazione è semplicemente la paura: separarsi significa ricominciare, cambiare abitudini, assumersi molte più responsabilità, diminuire il proprio tenore di vita... Forse lei capisce che, tutto sommato, le conviene lasciare le cose come stanno. E chissà che, quando il nido sarà vuoto e vostro figlio avrà preso la sua strada, ritrovarvi insieme non vi faccia piacere... Glielo auguro, sinceramente.

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

CHATTER COMPULSIVO


GENTILE DOTT.SSA, spero lei possa venire in mmio aiuto, quasi 6 aa fa dopo una brutta separazione (mio ex marito perde la testa per altra donna e mi lascia con 2 bambine sola una delle quali molto piccola) conosco tramite chat una persona molto dolce che passa le notti con me a parlare al telefono , parliamo per un mese circa prima di incontrarci, ci incontriamo e ci frequentiamo quando io sono sola senza le mie figlie, nasce una storia bella lui molto preso e presente nella mia vita mi cerca sempre la storia continua dopo un anno mi chiede di venire a convivere con noi io un po' titubante poi accetto..... tutto abbastanza bene fatto di alti e bassi della vita quotidiana dopo due anni di storia si dimentica a casa il telefono e cosi' io lo prendo e scopro foto di donne sconosciute inviategli via cell capisco che lui continua a chattare...... si fa mandare foto da queste donne ma non le incontra mai perchè è sempre a casa mia . la cosa comincia a sconvolgermi , trovo la chat dove lui incontra persone mi iscrivo contatta anche me, dice di avere una compagna alla quale vuole molto bene ma ha bisogno di conoscere altra gente ed eccitarsi e la sua compagna non glielo permetterebbe mai.....io vado in crisi crisi di panico etc...lui parte per un mese a casa sua dai suoi come al solito, ritorna rinnovato pensando a una terapia di coppia andiamo la terapista dice che è meglio una terapia individuale, lui va 3/4 volte poi non va più.Scopre e-bay le aste on line poi scopre facebook io scopro che lui chatta anche li' cercando di tessere relazioni virtuali, gli scopro nelle e mail foto di ragazze straniere scopro che anche lui invia foto sue.....purtroppo con mio grande sofferenza prendo la decisione di mandarlo via da casa, cerco di non farmi trovare per i primi 15 gg poi ci risentiamo ci incontriamo lui mi chiede di ritornare io temporeggio, nel frattempo muore sua madre improvvisamente, chiama me, torna dai suoi per un po' mi chiama tutti i gg mi dichiara amore vuole ritornare con me.......ritorna a casa

Gentilissima,

Occorrerebbe capire perché lui sente il bisogno compulsivo di conoscere altre persone via chat. Probabilmente è una persona immatura che non ha avuto molte relazioni nella vita reale e ciò che cerca nel virtuale non è la possibilità di incontri veri e propri, ma solo un modo per nutrire le sue fantasie attraverso improbabili "conquiste" . Direi che dopo una separazione e con due figlie piccole, lei dovrebbe giustamente aspirare a rendere stabile la sua vita, accanto ad una persona che meriti la sua fiducia ed abbia senso di responsabilità. Secondo lei questo signore che lei frequenta è un tipo affidabile?
Cari saluti e buone riflessioni ;-)

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

VOGLIO RINASCERE

Buongiorno Dott.ssa Proietti, sono felice del vosro sito e spero di riuscire a risolvere il problema che mi affligge molto , e non saprei da che parte cominciare perchè sarebbe molto lunga la mia storia e cercherò di fare un breve riassunto: allora soffro molto ansia e attacchi di panico , esco poco soprattutto devo essere in compagnia del mio compagno o mia mamma ecc... da sola non riesco andare es. a fare shopping o fare la spesa in un centro commerciale ecc.. soffro tanto di depressione perchè ho subito e subisco molti dispiaceri dovuto a un padre padrone violento e ho un hancdicap che non voglio specificare e mi fa vivere malissimo. Non riesco a essere felice , sono tanto paranoica per tutto non mi piaccio odio i mei capelli , il mio fisico ecc. e vado spesso in crisi e mi rovino anche le giornate e spesso ho rinunciato a uscire e preferisco stare chiusa in caso al sicuro. Poi anche solo per stendere la roba nel balcone mi devo truccare e pettinarmi perchè mi vergogno far vedere alla gente di come sono in acqua sapone, come anche andare a buttare l'immondizia mi devo vestire diciamo bene se non nn vado , così non è vita sono distrutta . Sono una ragazza molto intelligente e dentro di me sento che c è un vulcano che vorrei spaccare il mondo ma mi sento bloccatta la paura del giudizio della gente, esprimo raramente le mie opinioni preferisco stare zitta e cosi è ovvio che la gente mi prendeno per stupida e se ne approfittano, aiuto tanto le persone mentre gli altri no e spesso risolvo i problemi da sola....ho sempre il terrore che la gente è arrabbiata con me come esempio al lavoro se vedo che la mia collega non mi parla subito le chiedo sei arrabbiata con me ? e spesso mi sento rispondere seccata che può succedere che hanno la luna storta e io ci rimango male ecc.... Cosa devo fare voglio rinascere , voglio vivere in maniera libera e serena senza avere le paure e la perfezione e poi rischio di perdere il mio compagno perchè non è facile starmi accanto sono pesante . Comunque prima di salutare vorrei risolvere il problema di aver paura d parlare in mezzo alla gente perchè non ho una bella voce e cosi parlo pianissimo per evitare che la gente si gira e seconda cosa vorrei risolvere al piu presto il problema della sudorazione nelle ascelle e devo sempre comprare roba scura che mentre adoro i colori pastelli coa devo fare? grazie per l'attenzione e spero di essere stata abbastanza chiara con affetto A.

Gentilissima A.,

Quanti sono i problemi che vorrebbe risolvere per poter "rinascere"? Almeno una decina... Ma sicuramente ne avrà dimenticato qualcuno...  Non so cosa possa spingerla a vedere e a sentire i problemi che elenca (impossibilità di vestire con toni pastello, importanza del trucco per non farsi vedere acqua e sapone, ecc.) come importanti e capaci di infliggere sofferenza psicologica: visti dall'esterno essi appaiono decisamente marginali e di scarsa entità. Andrebbero dunque meglio spiegati, perché a mio parere questi problemi, apparentemente superficiali, potrebbero invece essere collegati al suo handicap, del quale, infatti, lei non desidera parlare. Proiettando all'esterno (sugli abiti, sul trucco, sui vicini ecc.) il suo problema interiore,  lei riesce probabilmente a placare le sofferenze che le derivano dalla ferita narcisistica, mai rimarginata, che il suo misterioso handicap le procura.
Per rinascere, cara A, bisogna guardare in faccia la realtà, per quanto doloroso questo passaggio possa essere. Per questo però esistono gli psicoterapeuti, la cui professione è mirata a prestare aiuto alle persone che, come lei, vivono con sofferenza un periodo di momentanea difficoltà e si sentono infelici, anche se hanno tutto, o molto (nel suo caso, almeno questo: un lavoro, un compagno, una mamma affettuosa, una casa, un buon livello intellettivo...)
Cari saluti e molti auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


TRADITA E DISPERATA

Buongiorno, sono una donna tradita e disperata. Io e mio marito siamo stati fidanzati 3 anni e sposati da 4, con un bambino i 2 anni. Mio marito viaggia per lavoro e una o due gioni a settimana dorme fuori casa, due mesi fa ha assunto una collaboratrice, da subito ho sentito puzza di bruciato, ma non so perchè era una questione di pelle di sensazioni. La scorsa settimana è andato via per lavoro, dicendomi che avrebbe dormito in albergo solo una notte con questa ragazza, ma io non ci ho creduto e l'ho torturato di telefonate per tre giorni. Tornato a casa mi ha detto che lui non poteva essere torturato in quel modo quando lavora..e che se io mi ero comportata così significava che tra di noi le cose non andavano bene da tempo. Abbiamo poi parlato molto, da subito ho capito che mi aveva tradito, anche se non ha ammesso, il giorno dopo siamo partiti per una vacanza già organizzata durante la quale non ha voluto nemmeno toccarmi con un dito, ha continuato a chiamarla di nascosto. In vacanza abbiamo parlato molto di noi del nostro rapporto, ma lui voleva che tornando a casa di comune accordo comunicassimo che tra di noi non c'era più sentimento ma solo rapporto di amicizia, peccato che abbiamo avuto rapporti fino due giorni prima che andassse via con questa per lavoro. Tornati a casa ho trovato una chat in cui si scrivevano e progettavano un incontro la sera dopo, ho fatto una scenata ma lui è uscito ed è andato per 2 ore da questa e la sera dopo è andato con questa in hotel in un'altra città come da progetto telefonandomi e dicendomi che visto che è ancora a casa con noi ( dice che deve avere il tempo di trovare un alloggio) non sarebbe andato a letto con lei( e io ci credo? figuriamoci) io e mio marito abbiamo un legame molto profondo io mi sono messa molto in discussione al punto tale che da subito ho cercato di migliorarmi e di ritornare in forma come quando ci siamo conosciuti, visto che so che lui da tempo ci teneva . Non so cosa fare lui dice che vuole andare a vivere fuori casa per capire e che secondo lui non mi ama più ma il rapporto fra di noi è solo di fratello sorella e che inviece con questa donna da subito si sono trovati in sintonia e che gli piace molto scopare con lei. Che cosa faccio ? abbiamo un bambino di due anni e ho paura che la sua sia solo una storiella di sesso ed evasione. Mi aiutate? Grazie

Gentilissima,

Oramai che la "frittata" è fatta, non ha altre possibilità che aspettare che questa storia sfumi, per poi cercare di ricominciare un rapporto di coppia su nuove basi. Più lei esaspererà questa condizione, più torturerà suo marito con scenate di gelosia, più lui si sentirà sicuro del suo amore per lui e gli permetterà di vivere questa storia senza sensi di colpa (dal momento che ora la "cattiva" è lei...). Cambi completamente registro: sia dolce, premurosa, affettuosa, non faccia domande, sia sorridente e si rimetta presto in forma. E' solo questa la strada che aiuterà suo marito a capire la differenza fra una moglie con la quale si condivide un rapporto profondo, oltre che un figlio di pochi anni e una storiella di poco conto, di sesso occasionale, che lascia il tempo che trova.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

Buonasera, Sono una ragazza che sta vivendo un periodo critico della propia vita.In realtà questo periodo dura da quando ho conosciuto il mio attuale compagno. Ci siamo trasferiti per vivere insieme e cercare lavoro. All'inizio della storia lui era dolce e passionale,ora fa l'amore per dovere e solo se glielo chiedo io. Si alza presto e la sera è sempre distrutto.Io lavoro saltuariamente e ho il terrore di finire i miei risparmi. Prima lavoravo stagionalmente ma ero abbastanza indipendente.Ora il fatto di non esselo piu'mi rende insicura e molto triste. Piango spesso e vorrei andar via per risolvere questa situazione anche se non saprei dove andare. Prima vivevo dai miei,quando non ero fuori per lavoro,che pero'non possono aiutarmi avendo grossi problemi economici e personali. Il mio compagno quando piango mi ignora,guarda la tv o sente la musica.Mi dice che è stanchissimo e che non puo' darmi retta. Ho lasciato quel poco che avevo per stare con lui ed a volte mi sento più sola di prima.Non sono felice e mi manca l'appoggio di una famiglia. Vivo nel ricordo del passato e penso che tutti gli altri siano più felici di me. Cosa dovrei fare?Ho paura di perdermi. Grazie. Laura

Gentile Laura,

Lei ha temporaneamente smarrito i suoi obiettivi. Infatti, siete partiti dal luogo di origine avendo un progetto di coppia, che ora sembra dissolversi giorno dopo giorno, lasciandola completamente priva di energie: delusa dal presente, impossibilitata a riagganciarsi al passato, incapace di guardare al futuro. Credo che il suo percorso di liberazione da questa angoscia che al momento sta vivendo non potrà che ripartire dalla conquista di una maggiore sicurezza economica, da raggiungere attraverso qualsiasi tipo di lavoro (onesto). La stima di sé e l'energia per affrontare i problemi infatti potranno tornare solo quando lei si sentirà più sicura di poter contare pienamente su sé stessa.
Coraggio Laura, non si perderà, ma si dia da fare: piangere fa sentire meglio, ma non è d'aiuto.
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

CONFUSA

cara dottoressa, scrivo perchè sono molto confusa e consapevole di dover affrontare i miei disagi, le mie attuali difficoltà. Le chiedo un primo orientamento, un consiglio sul modo migliore per trovare (cercare?) il mio equilibrio interiore. Ho due figli 10 femmina 8 maschio, due splendidi bambini. Sono sposata da undici anni con alti e bassi "fisiologici" nella relazione.I miei genitori, residenti in altra città, quindi lontani, sono sempre stati molto molto ansiosi e io non ho mai voluto essere come loro. Le persone che mi circondano amici, colleghe, conoscenti mi reputano una persona solare, disponibile, gentile. Faccio molta fatica a mantenere questo ruolo, vorrei preoccuparmi meno di-quello-che-pensano-gli-altri. I nostri bambini crescono e sento di avere difficoltà a lasciarli andare, nonostante la presenza, il sostegno di mio marito e soprattutto la condivisione dei nostri interventi educativi, genitoriali... faccio fatica, vorrei tenerli in braccio, stretti a me. Questo credo sia un nodo forte, anche perchè sono razionalmente convinta che crescere in autonomia con il giusto sostegno da parte dei genitori sia un elemento indispensabile per diventare persone, serene, libere e capaci di ragionare con la propria testa. Mi sento molto stanca, spesso mi vengono giramenti di testa. Il ciclo mestruale è sballatissimo (fatta visita ginecologica, sbalzi attribuiti allo stress, niente di fisiologico). Da qualche settimana il mio riposo notturno è un incubo! mi addormento subito ma poi mi sveglio durante la notte oppure faccio sogni brutti di cui non ricordo il contenuto; la mattina mi sveglio a pezzi.Ho frequentato un ciclo di terapia di gruppo per smettere di fumare... stava andando bene ma poi la psicologa mi ha consigliato lexotan e lì ho provato delusione nei confronti della terapia, volevo farcela da sola volevo sentirmi capace e invece... fumo ancora, ho vissuto un forte senso di fallimento. Mi sento inadeguata, faccio fatica ad affrontare tante cose ... attendo risposta, grazie Anna

Gentilissima,

Dalla sua lettera appare chiaramente questo suo stato di confusione: tante sono le cose che in questo periodo le creano disagio, anche se potrebbero avere tutte un'unica causa. Ritengo che una psicoterapia individuale sia la cosa più indicata al momento per lei, che non deve "solo" smettere di fumare, ma anche, evidentemente, riconquistare fiducia in sé stessa e nella possibilità di gestire consapevolmente la propria vita.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

BELLISSIME FAMIGLIE E TRADIMENTI


Sono sposata con una bellissima famiglia. Da quasi un anno frequento, per motivi di lavoro, un uomo della mia stessa età, anche lui con una bellissima famiglia. Fino a qualche mese fa i nostri rapporti sono sempre stati abbastanza formali, ma poi qualcosa è cambiato. Ho cominciato a sentire con lui un legame più profondo e ho scoperto molte affinità tra di noi. Nonostante abbia un carattere molto ermetico è come se lo conoscessi da una vita e noto che anche lui lascia trasparire una certa simpatia e attrazione nei miei confronti. Mi sento confusa, non riesco a spiegarmi come abbia potuto succedere. Non so più come comportarmi con lui. Visto che i nostri rapporti sul lavoro non ci consentono un dialogo vero e proprio e visto che non oso assolutamente chiedergli di trovarci al di fuori, gli ho scritto una lettera in cui ho tentato di spiegargli quello che sento, in cui dichiaro di essere molto felice di questo legame ed esprimo però le mie paure al riguardo. Ma non so se avrò mai il coraggio di dargliela, né so se sia giusto. Forse sarebbe meglio non forzare le cose e lasciare che gli eventi seguano il proprio corso? Grazie per il Suo aiuto. Utopia

Gentile Utopia,

Credo non le stia succedendo nulla di particolare, né di imprevisto: frequentare una persona dell'altro sesso, specialmente quando c'è una certa affinità, porta a provare un naturale interesse verso l'altro/a, insieme ad una certa curiosità ed attrazione sessuale. La lettera che lei ha scritto (al di là di tutte le giustificazioni morali e le razionalizzazioni che lei avrà usato per spiegare a sé stessa e all'altro il senso profondo di questo messaggio...) probabilmente non ha altro scopo che quello di far comprendere al collega che lei è pronta e disponibile a saltare il fosso... Ma lei lo è davvero? La sua "bellissima" famiglia resterebbe tale anche dopo questa esperienza? Oppure: è proprio sicura che la sua famiglia sia davvero "bellissima"? Quanto si sente felice e realizzata lei, all'interno della sua "bellissima" famiglia?  Provi a farsi queste domande e cerchi dentro di sé una risposta sincera. Nulla infatti, in questo genere di situazioni, accade realmente per caso: se desidera avere questa esperienza, abbia il coraggio di confidarlo a sé stessa ed agisca di conseguenza; se tiene di più alla "bellissima" famiglia, sua e del suo collega, faccia invece un passo indietro. Gli "eventi" di questo tipo possono seguire il loro corso, come lei dice, ma possono essere anche opportunamente "guidati": scrivendo una lettera, così come cambiando abitudini e frequentazioni. Auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

TRE ESAMI DALLA LAUREA

salve dottoressa, sono una ragazza di 29 anni laureanda in psicologia. ma da un paio di anni mi sono bloccata con gli ultimi 3 esami, rendendomi anche bugiarda con la mia famiglia ( loro pensano che abbia finito gli esami ed ho problemi con la tesi...) per questo mi sento molto in colpa, ma ho preferito dire bugie piuttosto che deluderli.. in questi ultimi anni ho anche iniziato soffrire di herpes. il fatto che ho notato è che ho interesse nello studiare, ma quando manca poco tempo alla data d'esame, nn riesco più a concentrarmi e studio veramente poco, cosicchè non mi presento mai all'appello e nn riesco a capire come posso fermare questo triste copione che mi sta dilaniando la vita. io penso che sia scarsa autostima e poca fiducia in me, volevo sapere se mi poteva dare un consiglio . grazie p.s. pensavo di iniziare a scrivere un diario pensa che possa essere utile?

Gentilissima,

Chiaramente lei non desidera laurearsi, perché c'è qualcosa che la spaventa. Laurearsi significa infatti concludere un ciclo, terminare il periodo della formazione personale ed entrare finalmente, da persona adulta, nel mondo del lavoro. Non è possibile comprendere quali siano le sue reali difficoltà da queste poche righe che mi scrive, ma andare da uno psicologo per farsi sostenere e motivare in questo ultimo periodo di fatica universitaria potrebbe essere un'ottima idea.
Lei ha 29 anni ed è già ampiamente fuori corso: la sua autostima potrà realmente riconquistarla solo quando riuscirà a staccarsi dalla sua famiglia e a "volare" da sola, trovandosi un lavoro. L'herpes è probabilmente una somatizzazione di questo suo stato di ansia e insoddisfazione. Tenere un diario potrebbe essere utile, soprattutto quando ci si fissa degli obiettivi ed ogni giorno si scrive cosa si è fatto per soddisfare gli impegni presi con sé stessi. 
A mio parere dovrebbe ricominciare immediatamente a sostenere gli esami, eventualmente presentandosi all'appello, anche quando non si sente preparatissima: solo come atto di buona volontà, di fiducia verso sé stessa. Un'altra cosa.... A volte può venire l'idea di scrivere un diario "segreto" per farlo in realtà trovare a qualcuno... Forse ci sono problemi di comunicazione fra lei ed i suoi genitori? Forse lei non sente di potersi realizzare, dopo la laurea, come i suoi genitori si aspetterebbero? Se queste fossero le sue difficoltà, occorrerebbe parlarne, con sincerità. Raccontare menzogne è infatti una modalità molto infantile di risolvere i problemi, i quali invece, con le bugie di mezzo, non fanno che aggravarsi ulteriormente.
Coraggio dunque, cara quasi-collega: questo momento di depressione e di incertezza le sarà molto utile in futuro per capire gli altri, quando sarà dall'altra parte. Non perda ulteriore tempo e si liberi al più presto della catena che la lega all'Università: il mondo può essere difficile, strano, pericoloso, ma conviene sicuramente affrontarlo se si desidera dare un senso alla propria esistenza, le pare? ;-)
Cordialmente,

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LEI RUBA?

mi chiamo gianni, ho una relazione con una donna da circa 1 anno e mezzo, ho 55 anni lei 11 meno, circa 6 mesi fa ho avuto il sospetto, intuito che lei aveva preso il mio portafogli a mia insaputa, poi ho controllato il contanti ma non ero sicuro che mi avesse sottratto del denaro, magari 20 o 50 euro. poi circa 30 giorni fa dopo una notte di sesso, mentre io ancora dormivo, svegliandomi al mattino ho sorpreso lei con i miei pantaloni ed il mio portafogli in cucina, ed aveva sottratto circa 20 euro di cui 5 sono caduti dalla sua gonna, poi mi sono arrabbiato ed ho cercato di interrompere la realzione definitivamente con lei, ma dopo in serata ed il giorno dopo lei mi ha chiesto perdono del suo comportamento, ed io ho lasciato perdere. Ma adesso l'episodio ed il suo mal modo mi pesa, ho cercato di incontare altre donne, per finirla con lei. Lei ritiene che sia una donna non affidabile dopo l'accaduto, e che sia il caso di lasciarla definitivamente,? Cosa mi consiglia, rimanere con Lei e nel frattempo cercare un'altra relazione più affidabile? adesso comunque come prima ci vediamo quasi tutti i giorni e rimane da me a dormire poi al giono al lavoro, torna dalla mamma, e di solito la sera e la notte torna da me, cosa mi consiglia? devo lasciarla definitivamente? aspetto con urgenza il consiglio!

Gentile Sig. Gianni,

Francamente nel suo quesito ci trovo poco di psicologico e dunque le rispondo come credo le risponderebbe chiunque: provi a mettere i soldi in un luogo inaccessibile e veda come va... In alternativa, lasci delle piccole somme in giro per la casa (o nel suo portafogli), scrivendo nei dettagli il luogo dove li lascia e il relativo importo, compresi gli spiccioli. Poi faccia un controllo. Credo però di intuire, visto che ha pensato di porre la domanda ad una psicologa, che lei stesso non ritenga del tutto infondato il sospetto che una donna tanto più giovane di lei possa avere qualche altro interesse, che vada al di là di una notte di sesso... Credo che la cosa migliore da fare sia affidarsi ad una prova "provata" che smentisca (o confermi) ogni dubbio.
Cordialmente,

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

UN MARITO PUO' CAPIRE SE UNA MOGLIE HA UN DISTURBO DEL DESIDERIO?

Come si puo' riconoscere in una donna (la propria moglie di 39 anni) il disturbo del desiderio? Quali sono i sintomi e comportamenti nel dettaglio a parte ad esempio strategie di copertura che pero' potrebbero essere anche confusi da "tradimenti" (es. troppe chat su internet) o in effetti comportamenti attribuibili a me come partner (sebbene mai esplicitati in 13 anni di matrimonio). Solo ora confessa di non avere fantasie sessuali, aver sempre avuto poca voglia perché non gli interessa il sesso e di non essersi mai masturbata, nemmeno in adolescenza. Pero' siamo andati avanti per 13 anni e due figli anche se con molta irregolarità e mia masturbazione (che ora gli ho confessato visto che la situazione é diventata oggetto di litigi e insostenibile). Lei arriva anche a parlarmi di separazione e ha cominciato ad accusare me che sono padre troppo "perfetto" 100% casalingo che si occupa full time di casa e figli e domando a lei, donna lavoratrice, di essere un po' più madre (con i figli) e moglie presente. Risultato: lei preferisce il suo lavoro e i suoi amici e colleghi e io divento collerico con lei anche a causa del mio testosterone (che forse manca a lei?). Una cosa é certa, mia moglie mi ha sempre parlato poco..

Una cosa è certa: avete bisogno di una terapia di coppia, prima che le cose precipitino (e lei non ha sufficienti strumenti per risolvere le cose da solo, visto che non è estraneo a questa coppia, ma è parte di quel problema....)
Auguri.

Dr. Giuliana Proietti

LA PENETRAZIONE

Salve. Ho 36 anni, un passato bulimico alle spalle, ma nel complesso una vita che, pur faticando, migliora di giorno in giorno. Vorrei chiederle una cosa : dopo aver avuto le normali esperienze sessuali che dall'adolescenza all'età matura capita di fare, sono arrivata a un punto in cui mi piace godere con il mio uomo, con cui ho un legame da più di due anni, in vari modi, tempi, ritmi ma la penetrazione, avendo comunque constatato che tramite essa non godo, mi fa sentire usata, anche se sono giunta precedentemente all'orgasmo per più volte, e quindi tendo a evitarla, dopo averne completamente sfatato il "mito" e averne ripetutamente parlato con il mio compagno. Quello che io dico è poichè abbiamo voluto, con i contraccettivi, "liberarci" del significato più vero della penetrazione come atto procreativo, perchè continuare imperterriti a darvi compimento quando da più parti si legge che solo il 7%delle donne gode in tal maniera? "Avere un essere umano dentro di sè", come ho letto da qualche parte in riferimento alla gioia suprema per una donna, dovrebbe essere - caso mai - riferito a un bambino (ma penso che ci siano anche altre gioie, magari l'adozione, anche più grandi) e non a un adulto. C'è forse in psicologia un atto di violenza inconscio perpetrato dagli uomini e subito dalle donne? Mi spiego meglio : cos'è che continua a portare le donne "clitoridee" ad accettare il patner dentro di sè? Non è poi così appagante essere penetrati, anche laddove si ami il proprio compagno..o forse dovrei vedere in questo mio "fastidio" che si è andato delucidando nel tempo ma che , latente, a parer mio, è sempre stato dentro di me, la prova del mancato amore per il mio ragazzo? Ho forse un celato odio per gli uomini? Ultimamente mi è capitato di leggere frequentemente lettere di donne che lamenteno nella propria vita sessuale la mancanza di piacere e lettere di uomini, magari sposati, che lamentano il fatto che le loro mogli non vogliano più buttarsi denrtro un letto con loro...mi chiedo e le chiedo, non sfiora minimamente la testa di queste persone il fatto che si rifuta ciò che non dà piacere? Perchè mai si dovrebbe finire in un letto? Per tradizione? O per contratto? La ringrazio sin d'ora della pazienza che avrà voluto mettere nel leggere il mio scritto.

Gentilissima,

Grazie anzitutto di questa lettera che, si sente, esprime pensieri e riflessioni che sicuramente la accompagnano da tempo. A parte per le situazioni in cui la coppia intende procreare, la penetrazione oggi, come lei ben dice, non è affatto un must. Quanto al sentirsi usata, varrebbe la pena riflettere sul fatto che un tempo le donne si sentivano "usate" se venivano chieste loro delle prestazioni diverse dalla penetrazione, che si svolgevano più nei postriboli che con la propria moglie (intendo dire il sesso orale, il sesso anale ecc.). Con la moglie l'unico sesso "lecito" era la penetrazione, dal momento che era l'atto sessuale più casto, in quanto strettamente legato alla vita riproduttiva e familiare.Oggi molti tabù sono caduti e con la propria compagna si fa sesso di tutti i tipi, per cui siamo giunti al paradosso che le donne possano sentirsi oggi usate se si chiede loro il rapporto sessuale classico, magari nella posizione del missionario... Come vede, il sentirsi o meno usate dipende più da un fattore culturale che organico o fisiologico. In ogni caso, sono d'accordo con lei: non c'è alcun motivo per costringersi a quell'atto, se esso non è capace di restituire un piacere condiviso. Quanto alla sua domanda sulle donne "clitoridee", risponderei che esse non disdegnano la sensazione del pene che si muove dentro di loro, un po' perché, anche se non le conduce all'orgasmo, si tratta comunque di una stimolazione molto potente (se sono sufficientemente lubrificate), un po' perché alcune donne possono sentirsi eccitate nel semplice donarsi completamente al proprio uomo, anche fosse per il suo esclusivo piacere. Non è certo questa la normalità, anzi... Però esiste. Nella nostra società c'è molto individualismo ed egocentrismo: tutti reclamano il proprio piacere, ma poco fanno per donarlo all'altro/a. Il discorso vale per la donna, quanto per l'uomo: occorre imparare a dare di più, per ricevere di più. Se, con il tempo, ci si accorge che, malgrado gli sforzi sostenuti non si riesce ad ottenere il cambiamento desiderato, si può riconsiderare il senso della propria unione, magari passando, prima di buttare al vento anni e anni di convivenza, dal terapeuta della coppia, o dal sessuologo. Non fanno miracoli, ma il gioco vale sicuramente la candela...
Cari saluti.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


COSA STA SUCCEDENDO NELLA MIA VITA?

Gentile dottoressa, le scrivo per avere un suo aiuto a capire ciò che sta succedendo nella mia vita e in quella della mia famiglia. Ho 50 anni e sono sposato da 21 anni con mia moglie che ne ha 48 ( ci conosciamo da circa 29 anni). Abbiamo un figlio di 18 anni. Il nostro rapporto è stato fino a qualche mese fa di quelli molto tranquilli, senza scossoni e, apparentemente (questo è ciò che percepivo e-credo- pensassero gli altri ) molto solido. Ad un tratto, alla fine dello scorso mese di Settembre, tutto è cambiato… E’ bastato che un giorno facessi notare a mia moglie che mi sembrava che fossimo un pochino tristi senza capire bene i motivi per cui ciò avvenisse. Alla mia constatazione seguiva un suo sfogo che per me è stato come un’onda di piena che mi ha investito e travolto. In pochi attimi e un discorso nemmeno troppo lungo, tutta la nostra convivenza è stata ri-analizzata arrivando ad affermare che lei si era annullata a causa dell’amore provato per me e che io avevo vissuto tutti questi anni prevaricandola, impedendole di essere se stessa, cercando di chiuderla all’interno di un recinto, riservando la maggior parte del mio tempo e delle mie energie al mio lavoro e ai miei libri ( sono un docente universitario e conduco un’attività di ricerca in campo scientifico). Dopo i primi attimi di autentico stupore ( era quanto di più lontano potessi immaginare!) ho realizzato la gravità della cosa ed ho cercato di capire che cosa si potesse fare. Ho proposto di rivolgerci immediatamente ad un terapeuta ma, pur non ricevendo un rifiuto netto, mia moglie mi ha fatto capire che riteneva molto più utile per lei, in quel momento, riflettere da sola sulla situazione e rimandare questa decisione. Inutile dire che da quel momento tutta la nostra vita intima è cambiata: niente più rapporti sessuali, coccole, baci ma solo qualche raro abbraccio o carezza ( ma solo in privato, in quanto in pubblico non vuole che le prenda neanche la mano!). E’ trascorso da allora un periodo di inferno durante il quale si alternavano momenti drammatici in cui lei piangeva e si disperava ( a suo dire in quanto in preda al rimorso per la sofferenza che mi stava infliggendo) a momenti in cui sembrava che potessimo ritrovare un’armonia. Molte volte mi ha accusato di “non fare niente”, ovvero di non riflettere sulla nostra situazione ma limitarmi semplicemente ad attendere una sua decisione che non arrivava. Mi ha ripetuto infinite volte che mi vuole un bene grandissimo ( e che me ne vorrà sempre) ma che qualcosa si è rotto che non sente più l’attrazione di pr Come vede, sono veramente molto confuso e ho grandi difficoltà ad andare avanti in questa situazione di grandissima incertezza. Dormo poco, cambio continuamente umore. Ogni tanto, quando la situazione mi appare troppo degradata perché possa pensare che qualcosa si potrà ricostruire, sono tentato di raccontare pacatamente a mio figlio la mia versione dei fatti e uscirmene da quella che mi appare ogni giorno di più una trappola, ma fino ad ora non ho mai trovato la forza per farlo. In ogni caso, La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà riservare a questo mio sfogo. Distinti saluti Roberto


Gentile Roberto,

Sicuramente questo è un momento di grande confusione, ma è anche un momento in cui entrambi siete divenuti consapevoli che qualcosa nel vostro rapporto non va più bene e che c'è bisogno di fare qualcosa per ristabilire un minimo di serenità. Anzitutto va considerato che state vivendo un'età di transizione: vostro figlio sta diventando maggiorenne, il "nido" sta per svuotarsi e le abitudini nel tempo accumulate sembrano ormai non avere più alcun senso. Infatti, dopo tanti anni in cui vi siete occupati soprattutto della educazione e della sana crescita di vostro figlio, ora dovete ritrovarvi come coppia e questo non sempre è facile, perché ovviamente voi non siete più i ragazzi di un tempo: la vita vi ha necessariamente cambiato, nel corpo, nelle conoscenze, nelle esperienze, nelle esigenze. A questo punto dunque va completamente rinegoziato il vostro modo di stare insieme, i vostri rispettivi ruoli nella coppia, i compiti nella vita quotidiana. E' possibile che sua moglie senta davvero tutte le cose che le ha detto, ma forse la loro portata è stata ingigantita da uno stato di leggera depressione, che la porta a guardare in modo pessimistico tutto ciò che la circonda. Avere delle discussioni e dei litigi è comunque un'espressione di vitalità nella coppia e voi dovreste prendere questo momento di riflessione come una opportunità che vi si offre per migliorare il vostro stile di vita ed essere entrambi più felici, non solo come famiglia, ma anche come coppia. Il consiglio che sento di darle, a parte quello di rivolgersi ad un esperto, cosa che peraltro lei ha già preso in considerazione, è quello di ascoltare le esigenze di sua moglie, di mettersi in discussione, di mostrarsi disponibile a modificare alcune sue abitudini, magari chiedendo in cambio altre cose da sua moglie, che la renderebbero più felice nel rapporto con lei. Cercate di trovare o ri-trovare degli hobbies da condividere, fatevi dei nuovi amici, tornate a manifestare attenzione verso le esigenze dell'altro. A livello personale le consiglierei, come del resto implicitamente le chiede sua moglie, di uscire dall'apatia in cui sembra precipitato: la sua casa, la sua famiglia, non sono una trappola, perché lei non è una vittima inconsapevole di questo sistema, ma un protagonista. Cerchi dunque di mostrarsi attivo e sereno, evitando, questo si, di tornare su discorsi poco costruttivi e inconcludenti, che si attorcigliano su sé stessi, senza produrre cambiamenti. Auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


SCARICARE LA COSCIENZA

salve,sono un ragazzo di 35 anni fidanato da 8, da quando avevo circa 25 anni ho scoperto di avere fantasie sessuali con uomini e piano piano ho cercato contatti anche fisici in modo soft ,contatti che sono sempre diventati più fraquenti.ogni volta al termine degli incontri m vergognavo di me stesso e mi promettevo di non rifarlo più.non ho mai considerato questo mio vizio un tradimento verso la mia compagna perchè lo consideravo una cosa intima mia che non poteva sfiorare il mio amore per lei e che nessuno poteva mai sapere.purtroppo oggi dopo qualche battuta strana di qualche conoscente ho il sospetto che qualcuno del mio paese sappia qualcosa ho mi abbia visto in posti"compromettenti" e la cosa mi ha letteralmente sconvolto mi è caduto il mondo addosso. penso sopratutto alla mia compagna,alle chiacchere della gente alle mie spalle e ogni vota che lei mi gurda con occhi innamorati convinta che io sia un vero uomo la mia coscenza vorrebbe dirgli tutto,perchè non sopporto più il peso di questo segreto che pensavo tale. cosa devo fare?scaricare la mia coscenza e farla sare male, e rischiare di perderla oppure nascondere tutto e lasciare che gli altri possano ridere di lei sue alle spalle?non se lo merita. sono veramente tormentato e distrutto .non ho avuto più nessun contatto con uomini ormai da più di 1 anno e mezzo .la dignità nei miei conronti ormai è a zero ed ho paura del futuro.

Gentilissimo,

In realtà non vi è molta differenza fra un rapporto hard e uno soft, tra una penetrazione, o una semplice masturbazione reciproca... Se lei sente il bisogno di avere questo tipo di rapporti omosessuali non c'è nulla di male: deve soltanto riconoscerlo e abituarsi a convivere con questa parte di sé, anche compiendo delle scelte che riguardano la sua vita.
Se invece si è trattato solo di una parentesi, di una esplorazione più profonda della sua sessualità ed ha ora deciso di chiudere definitivamente questa esperienza, non credo che "scaricarsi la coscienza" con la sua ragazza sia la cosa migliore da fare. In questo modo infatti rischierebbe di perderla, oltre tutto per un motivo che ormai appare superato. Se sente il bisogno di parlare di questa cosa (e credo che lei ne abbia veramente bisogno) può farlo con uno psicologo: si potrà così aprire completamente e potrà sentirsi sicuro della sua privacy, appellandosi al segreto professionale (cosa che non potrà mai chiedere a nessuno dei suoi eventuali confidenti, compresa la sua attuale ragazza).
E' vero che in amore la sincerità è un valore grandissimo e, quando è possibile, andrebbe perseguito; vi sono tuttavia delle situazioni in cui qualche omissis e qualche mezza verità possono rappresentare un compromesso accettabile per   riconquistare l'autostima e continuare a credere nel futuro. Nessuno del resto è perfetto, ma tutti possono impegnarsi per migliorare.
Cordialmente,

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


PAURA DEL BUIO

Gentilissima Dottoressa Giuliana, le scrivo per una consulenza in merito ad una fobia che mi opprime da anni, la paura del buio!! brevemente io: sono un ragazzo solare, sempre pronto alla battuta, faccio un lavoro che non mi piace da molti anni (impiegato), ho una vena artistica molto forte (mi piace costruire, disegnare, progettare e realizzare ogni singola cosa della mia vita, dai quadri all'arredamento alle macchine, moto ecc..), non ho alcuna fede religiosa, non seguo nessuna corrente politica, sono abbastanza inconcludente e sfaticato, fumo hashish abitualmente, fondamentalmente timido e riservato. La paura del buio me la porto dietro da tutta la vita, puntualmente arriva ogni notte prima di andare a dormire. Quando sono al buio sono "ossessionato" dal fatto che qualcuno (che non c'è) possa toccarmi o parlarmi e la maggior parte delle volte mi paralizzo, apro gli occhi e fisso il nulla finchè non crollo esausto. Condivido il letto con la mia compagna da qualke anno, e questo mi aiuta un po', ho come un senso di protezione... ma non totale. Ultime due cose: La mia casa è composta di due stanze (soggiorno e camera da letto) se dormo in soggiorno avverto molto meno questa paura - forse perchè la posizione del soggiorno mi consente di tenere "sott'occhio" quasi tutta la casa mentre dalla camera da letto non vedo niente. Se invece ci sono ospiti (e quindi dormono nel soggiorno o anche viceversa nel caso dei genitori/suoceri ai quali cediamo volentieri la nostra stanza) la paura scompare del tutto, in sintesi più persone ci sono quando dormo/sono al buio più mi sento tranquillo. Ringraziandola colgo l'occasione per augurarLe un sereno Natale e un felice anno nuovo.

Gentilissimo,

La paura del buio è la paura classica dei bambini. Quando è presente negli adulti, sarebbe necessario cercare di recuperare alcuni ricordi della propria infanzia, per capire se vi sono stati particolari traumi che hanno prodotto questa difficoltà. Comprendere le cause del disagio potrà di per sé esserle di grande aiuto. Per migliorare ulteriormente la situazione nel presente, dovrebbe desensibilizzarsi gradualmente alla situazione di oscurità, il che significa imporsi di dormire sempre in camera da letto, con una luce (che non disturbi la sua compagna). L'intensità dell'illuminazione dovrebbe essere poi via via diminuita, fino ad arrivare alla condizione di buio. Un secondo suggerimento è quello di cercare di fare al buio tutto quello che può essere fatto (senza correre inutili rischi, ovviamente): mangiare, ascoltare musica, conversare con altre persone, stare da solo a pensare a qualcosa di bello che le è capitato, ecc. Associare ricordi positivi allo stato di oscurità potrà aiutarla a superare la fobia. L'unica cosa che le raccomando è il tempo: non abbia fretta. Queste paure si superano solo quando c'è la motivazione, la costanza e soprattutto la pazienza. Salve.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

UNA COPPIA ANNOIATA

Sono sposata da 11 anni non ho figli - mio marito e un uomo buono onesto tranquillo in tutti i sensi! E peggiorato e sempre stanco annoiato senza entusiasmo non gli va di fare nulla con me. Ho provato a dirglielo ma dice che è anche colpa mia e che lui e cosi e non puo farci nulla- Neanche con l'arma del sesso riesco a farmi notare io lo ignoro e lui mi ingnora ci sarebbe tanto altro ma per ora va bene cosi. mi sento terribilmente sola eppure vorrei solo un po di attenzzione e complicità


Gentile Signora,

Non è molto vantaggioso, nella vita, aspettare che siano sempre gli altri a cambiare... A volte il cambiamento, nel proprio partner, così come nel proprio ambiente sociale, può essere prodotto da atteggiamenti diversi, più efficaci nel raggiungere gli obiettivi desiderati. Infatti, se le cose fra voi sono arrivate a questo punto, non necessariamente le colpe sono tutte di suo marito... Come lui dice, anche lei ha sicuramente la sua parte di responsabilità!
Cerchi allora di prendere seriamente in considerazione le motivazioni di suo marito: perché si comporta così? Cosa gli manca per essere felice? Cosa si aspetterebbe da lei? Sicuramente molte delle sue richieste potrebbero essere soddisfatte senza particolari sforzi; altre potrebbero invece essere accordate in cambio di qualcosa che venga questa volta a soddisfare le sue aspirazioni, i suoi desideri. Nella vostra coppia occorre produrre un cambiamento: qualcuno deve prendersi la responsabilità di cambiare il suo modo di fare, per influenzare positivamente l'altro. Rimanere uguali a sé stessi, prendendosi come unica soddisfazione quella di lamentarsi, significa accettare questo stato di cose come se fosse un destino, una fatalità... E invece molto possiamo fare, nella vita, per stare meglio, per essere più felici, anche se, ovviamente, non possiamo desiderare l'impossibile. Auguri.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


SOSPETTO


Salve, sono sposata da circa tre anni ed abbiamo un bambino di due anni; il periodo del fidanzamento è durato poco, circa nove mesi, durante i quali si è manifestata subito una certa diffidenza sia da parte mia( avevo avuto una precedente traumatica esperienza con un tipo che mi aveva nascosto di essere sposato!Ma prima di allora ero stata fidanzata per 4 anni senza quasi essere gelosa ) sia da parte di mio marito( anche lui diceva di aver avuto esperienza negativa poichè aveva scoperto il tradimento della cognata nei confronti di suo fratello). Nonostante ciò e nonostante problemi con la sua famiglia, mio marito si era dimostrato una persona dolce, garbata,gentile,sembrava quasi privo di cattiveria; dopo il matrimonio, ahimè, le cose sono cambiate in modo radicale: la sua gelosia nei miei confronti è diventata morbosa, con sospetti ed umiliazioni di ogni tipo, pur essendogli stata sempre fedele; a ciò si sono aggiunti comportamenti e modi di fare incredibilmente offensivi e volgari, parolacce, minacce, urla, litigi per pretesti banalissimi,insomma, si è manifestata una persona totalmente diversa da quella che pareva prima del matrimonio, e tutto questo mentre ero incinta; il bambino è nato prematuro(la sera prima della rottura delle membrane c'è stata una lite furibonda tra noi), grazie a Dio ora sta bene ed ha recuperato, ma il rapporto tra noi si è andato deteriorando sempre più. Da un punto di vista fisico, poichè io desideravo per scelta di fede avere rapporti dopo il matrimonio,(scelta che ha condiviso dicendo di non aver avuto rapporti neanche lui),le cose non sono andate bene poichè io non sono mai riuscita a rilassarmi e lui mi ha anche incolpato di ciò,rendendo la cosa difficilissima; inoltre i continui litigi me lo hanno allontanato sempre più cosicchè io non l'ho più desiderato ed anzi, l'ho respinto ogni volta che si avvicinava; da qualche mese,però,di colpo ho iniziato a ricollegare tutta una serie di piccoli eventi strani,( ritardi, cose successe all'ultimo momento, chiusure nel bagno per tanto tempo e tante altre) inclusa una improvvisa assenza di gelosia da lui giustificata con la voglia di andar d'accordo, ed ho iniziato a sospettare che ci sia un'altra storia, con una persona in particolare,(una collega di lavoro) poichè più volte me ne ha parlato ostentando un certo disprezzo e poi l'ho ascoltato al telefono mentre parlava con ella con un tono veramente molto dolce; alle mie domande mio marito ha reagito dapprima in modo violento con altrettante urla e parolacce e dicendo che sono pazza da ricovero, poi, negli ultimi tempi, sta cercando di controllarsi e di non avere più questi atteggiamenti; io dal canto mio ho cercato di avvicinarmi anche fisicamente, solo che, dopo essere stati insieme(ed ero più rilassata) mi si è innescata una candidosi che mi ha impedito di continuare e mi sono anche insospettita; ora mi rendo conto che guardo ogni cosa con sospetto Grazie per il suo aiuto Rossana

Gentilissima Rossana,

Le scelte di fede, seppure rispettabili, non sono sempre le scelte migliori per quanto riguarda il benessere della coppia. Il rapporto sessuale infatti non dipende da leggi matematiche e per questo non è detto che mettendo insieme due persone a caso dentro un letto si possa sempre creare l'alchimia giusta per una relazione sessuale soddisfacente per entrambi. La sessualità infatti è una forma di dialogo, dove a parlare sono i corpi; pù si "dialoga", più ci si capisce e si consolida la coppia. Prenda questa storia della collega di suo marito come un ottimo campanello d'allarme, utile per farle comprendere che, se foste andati avanti con le modalità utilizzate in questi anni, presto vi sareste ritrovati nell'ufficio di un avvocato. Il consiglio è quello di cercare di rimettere a posto le cose attraverso una "provvidenziale" terapia di coppia.
Coraggio, cambiando un po' tutti e due ce la potrete fare. Auguri.

Dr. Giuliana Proietti

HO PAURA

Cara dottoressa, io so che la mia non è una vera è propria domanda ma uno sfogo! sn abbastanza attenta e meticolosa sul cercare di capire cosa mi capita intorno a me! mi sento una persona empatica e a volte vivo dei sentimenti degli altri, mi sento come in un film dove se in quel preciso momento non piango sn falsa o c'è qualcosa che in me non va! sn molto confusa approposito delle mie emozioni, l'unica du cui non riesco ad avere controllo e la PAURA! mi domina, mi possiede e non mi fa vivere, vado a dormire con il dubbio del domani pensando alle cose più brutte che poi si avverano perchè sn io a farlo! ho accanto una famiglia ed un ragazzo stupendi che mi capiscono e mi seguono. sn rari momenti che la paura mi attanaglia e da cui non vedo una razionale uscita, essa scompare alcune mattine per non fare ritorno per messi a volte anni, ma quando ricompare mi consuma, mi lacera metto in dubbio tutto, dall'affetto per i miei cari all'amore per i mio fidanzato. AIUTO so che il cosiglio è vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, il futuro è il tuo presento che è il tuo passato ma.....HO PAURA

Gentilissima,

Questa volta, vede che succede anche a lei, ha sbagliato la previsione... Infatti non le dirò affatto "vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo", ma piuttosto: prenda un appuntamento con un terapeuta, perché lei potrebbe avere bisogno di un aiuto professionale. Le persone care che le sono intorno infatti le danno affetto ed attenzione, ma sicuramente non possono avere gli strumenti necessari per restituirle l'equilibrio che sembra (momentaneamente) perduto.
Non abbia paura, si fidi di chi potrà aiutarla.
Cari saluti e auguri.

Dr. Giuliana Proietti

MOLTO CONFUSA

Salve, le scrivo perchè sono molto confusa in questo momento. La storia con il mio ragazzo va avanti da 2 anni ma non sono stati 2 anni molto felici. Io e lui abbiamo due caratteri molto diversi. Io per certi versi sono più fragile e insicura, lui invece ha un carattere decisamente forte e molto critico. Questo può essere dovuto anke alla differenza di età visto ke abbiamo 8 anni di differenza. Comunque il problema è ke lui mi critica costantemente per qualsiasi cosa, per come sono fisicamente(sono un po in sovrappeso), per come mi comporto, per come cucino e perchè a volte piango troppo quando litighiamo, però noi litighiamo sempre. Inoltre devo sempre exere io a chiedergli di fare l'amore e la maggior parte delle volte mi dice anke di no, mi fa sentire indesiderata e anke se lui dice ke mi ama ed è un bravo ragazzo, io lo vivo come una sorta di rifuito per il mio aspetto e così anche se provo a mettermi a dieta ci sono momenti dopo ke abbiamo litigato ke vado in crisi e invece di moderarmi mangio di più. Ho provato a parlarne con lui, ma lui dice ke gli va bene così, però io no riesco a far finta di niente, noi litighiamo quasi tutti i giorni, perchè lui mi prende in giro, un giorno è arrivato a chiamarmi pachiderma e non le dico come mi sono sentita, io non sono obesa e sentirmi apostrofare così. Il bello è ke io prima non ero così, non permettevo a nessuno di offendermi e mi arrabbiavo a sentire di donne ke subivano cattiverie dagli uomini, ma quando lui fa così io non riesc o a reagire, ho paura ke se gli rispondo lui alla fine se ne vada e io non voglio ke ci lasciamo.La mia autostima in questo momento è davvero bassa. Per lei c'è qualcosa ke posso fare per stare meglio?

Gentilissima,

Occorrerebbe capire se è lui ad essere veramente maleducato ed insensibile nei suoi confronti (e in questo caso bisognerebbe anche chiedersene le ragioni) oppure se è lei che, vivendo un momento di depressione e di scarsa autostima (succede a tutti prima o poi...) attribuisce troppa importanza a quello che le viene detto, senza comprendere che quello di lui è solo un modo goliardico per scherzare tra di voi. Certo, il fatto che anche i rapporti sessuali siano infrequenti e lascino a desiderare non depone a favore della seconda ipotesi. Prenda dunque questo momento difficile come un momento di riflessione profonda: si sente felice? E' riuscita ad essere quello che voleva diventare? Quali sono i suoi sogni realizzati e quali quelli ancora nel cassetto? Ci sono persone intorno a lei che la potrebbero aiutare? Ha considerato l'ipotesi di fare qualche colloquio psicologico di sostegno, per uscire più facilmente da questo stato di confusione ? Venendo alla sua domanda, per stare meglio lei dovrebbe anzitutto convincersi che, in questa corsa ad ostacoli che è la vita, si può inciampare e magari anche cadere: l'importante è rialzarsi, più sicuri e più forti di prima, trovando il coraggio di prendere le giuste decisioni ed assumendosi la responsabilità delle proprie scelte.
Cari saluti e auguri.

Dr. Giuliana Proietti

VOMITO FACILE

Salve sono Arianna,credo di essere ammalata,il peggio è che me ne sono resa conto solo qualche mese fà, guardando un dossier sulla bulimia e l'anoressia,mi sono rivista in tutto e per tutto, così tornando in dietro col tempo, ho contato 16 anni di vomito,il peggio è che per mè non è mai stato un problema,anche perchè so soltanto io quello che faccio al bagno ,,,,, ma da quando ho fatto caso al mio atteggiamento ho visto che ancora prima di cominciare a mangiare so già che me ne libererò presto, il mio stomaco tira, certe volte il vomito è così sforzato da farmi male esofago e mandibole,il cuore a duemila, e se non riesco a vomitare tutto per bene ci riprovo fino a riuscirci ,oggi dopo 16 anni ho capito che ho un problema ,uno in più a quelli che già ho,ma chiedo aiuto .......!!!!!!grazie p.s vomito anche 4 volte al giorno in base a ciò che ho mangiato ,in sintesi tutto ciò che contiene grassi, mangio a tappo così il vomito viene facile.

Gentilissima,

Francamente non posso pensare che lei sia stata inconsapevole, per 16 anni, di soffrire di un disturbo alimentare. Se ne parla ovunque: sui giornali, in TV, su Internet, su questo sito... Possibile che lei non si sia mai imbattuta in simili informazioni? Sinceramente sono più propensa a pensare che ora, finalmente, lei abbia ri-conosciuto il suo problema e che questo sia il primo passo per trovarvi una soluzione. Chiaramente in questo caso avrà bisogno di un aiuto professionale, dal momento che uscire da un disturbo alimentare è possibile, ma c'è bisogno di grande impegno e motivazione, soprattutto per la ricerca delle cause profonde che l'hanno portata ad agire, fin qui, nel modo che ha descritto. Non di meno dovrebbe essere analizzata questa sua resistenza, o "disattenzione", che per 16 anni non le ha permesso di guardare con occhio sereno ed obiettivo la sua realtà.
Non perda dunque altro tempo: cerchi un aiuto professionale per risolvere al più presto questo suo problema, il quale non la mette (forse) in pericolo di vita, ma rapina comunque la sua vita e violenta la sua serenità.
Cari saluti e auguri.

Dr. Giuliana Proietti

 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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