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IMBRANATO CON L'ALTRO SESSO
Gentile Dott., da
più di un anno mi è stata diagnosticata la fobia sociale. Sto
svolgendo tutt'ora una terapia con una psicoterapeuta che mi sta
aiutando molto e mi ha fatto fare molti passi in avanti. Inutile dire
che sono sempre stato molto imbranato con le ragazze, solo che avevo
sempre attribuito questo fatto alla timidezza, come mi dicevano tutti:
"è molto timido", non rendendomi conto di soffrire di una vera e
propria patologia. Mi rendo conto che quando mi trovo ad avere a che
fare con le ragazze mi sento venire invaso da una vera e propria forma
di terrore!, soprattutto quando mi rendo conto che la ragazza potrebbe
avere un interesse per me. Sembra paradossale ma se la ragazza mi
sembra indifferente sto benissimo con lei e ci parlo tranquillamente.
Se invece penso che fra noi potrebbe nascere qualcosa che va al di là
di una semplice conoscenza sento subito l'ansia invadermi.
Probabilmente ci sono delle ragioni profonde per questo fenomeno, ma
volevo sapere se può consigliarmi su quali aspetti della mia
personalità posso lavorare per cercare di migliorare in quest'ambito.
Se magari ci sono della terapie o dei manuali specifici per affrontare
l'ansia con l'altro sesso. Grazie.
Gentilissimo,
Non saprei dirle se questo libro che lei cerca esiste già: o meglio,
sicuramente ce ne saranno moltissimi, ma non so quanto siano seri e
basati su dati scientifici, visto che questo argomento non raccoglie,
in ambito scientifico, un sufficiente interesse da parte dei
ricercatori. Dopo il Convegno di Ancona del mese scorso, in cui mi
sono interessata della così detta "timidezza d'amore" (vedi
slides) ho preso molto a cuore questo argomento ed ho deciso di
scriverci un libro, conducendo anche delle specifiche ricerche per
confermare o smentire determinati luoghi comuni. Il libro sarà ricco
non solo di dati ed informazioni, ma anche di suggerimenti e di
testimonianze di persone che ce l'hanno fatta a superare questa
particolare inibizione con l'altro sesso. Per il momento sono ancora
in fase di raccolta dati/studi/testimonianze e penso che, altri
impegni permettendo, nel tempo di massimo 12 mesi il libro potrebbe
essere pronto per la pubblicazione. Su queste pagine ed ancor di più
sul sito e sul blog della
Clinica della Timidezza
troverà sicuramente ulteriori notizie.
Nel frattempo, spero lei si aiuti un po' anche da solo ;-)
A presto.
DALL'ALTRA PARTE, SUA SORELLA
Salve, da anni che
leggo la vostra rubrica e oggi più che mai ho bisogno di una vostra
consulenza. Da tempo oramai che nella mia famiglia si sta vivendo una
situazione di conflitto dove da una parte del fronte ci siamo io e i
miei genitori e dall'altra parte mia sorella; voglio aggiungere che
questo conflitto non è voluto, ma anzi i miei genitori (compreso me )
ne soffrono tantissimo e non sanno come comportarsi. Ciò mi porta a
scrivervi, proprio perchè anche io non so proprio qual'è
l'atteggiamento e lo spirito adatto per affrontare il seguente
"problema". Mia sorella, da due anni diplomata, ha sempre avuto un
carattere "forte", ha sempre fatto di testa sua adoperando anche
comportamenti ribelli e atteggiamenti di vero e proprio odio verso i
suoi genitori che le imponevano limiti ed orari, vive da sempre chiusa
a chiave nella sua camera, se si vuole parlare con lei bisogna fare il
diavolo a 4 bussando e gridando (molte volte fa finta anche di non
sentire). Da tempo ha anche svolto dei lavoretti ( alcuni dei quali la
portano lontano da casa per poi ritornarsene perchè ha litigato con il
principale o ha mandato a quel paese qualcuno) e tutti i soldi che
riesce a guadagnare, li spende in cose inutili fino a svuotare il
conto in banca e chiedere soldi in prestito ai miei genitori. Da che
io ho memoria, ha sempre usato questo atteggiamento intensificandolo
sempre di più, i miei genitori pensavano fosse un atteggiamento dovuto
all'adolescenza ma purtroppo invece di svanire va sempre peggiorando.
Ultimamente viene a chiedermi favori (come se fossero dovuti) se le si
chiede del tempo o magari le si dice no perchè sono cose assurde lei
manda a quel paese, minaccia e sfida provocando in me scatti d'ira che
faccio sempre più fatica a contenere (mi sfida anche a picchiarla,
cosa che io non ho mai fatto nonostante mi prudano sempre di più le
mani). Secondo la mia valutazione sembra come se vivesse in un mondo
tutto suo, dove lei si fa in quattro e non le viene riconosciuto
niente e i Scusate per la lunga trattazione, non priva di errori
d'ortografia Grazie e Arrivederci Marco
Gentile Marco,
Non vi sono, da quello che lei racconta, elementi che potrebbero
indurre a pensare tout court ad una diagnosi psichiatrica, ma
sinceramente neanche ad escluderla. L'atteggiamento di sua sorella
infatti potrebbe essere dovuto ad antichi problemi di relazione con i
genitori che si sono ormai cristallizzati, così come ad
insoddisfazioni esistenziali di vario tipo, che la spingono al ritiro
sociale così come ad atteggiamenti particolarmente aggressivi verso
gli altri. E' anche possibile però che vi sia un disturbo più grave,
di tipo paranoico, che non permette a sua sorella di avere un buon
contatto con la realtà. Ritengo che, chiedendole di sottoporsi a test
psicologici ed ad un colloquio clinico, sarà sicuramente possibile
comprendere la natura del problema ed i trattamenti più adeguati per
risolverlo o, almeno, per limitarne l'impatto, nella sua vita
personale così come nella vita familiare, consentendo a voi tutti di
ritrovare una migliore armonia familiare.
Cordiali saluti e grazie per il suo interesse per il nostro lavoro.
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
QUANDO LE HO CONQUISTATE NON MI PIACCIONO PIU'
Buonasera mi chiamo
Giuseppe e ho 23 anni e scrivo da Venezia.Vi pongo brevemente il mio
problema:quando avevo 19 anni mi sono innamorato e fidanzato con una
ragazza di 17 anni.La nostra storia è stata turbata dal fatto che
voleva arrivare vergine al matrimonio e questo io non lo volevo.Il
problema è che spesso se succedeva qualcosa di più di un bacio lei
piangeva e per questo io sono stato molto male mi sentivo come se in
un certo senso la violentassi:Sono andato in cura da uno psicologo e
ho dovuto ricostruire la mia sicurezza distrutta da quell'episodio.
Oggi sto uscendo con una ragazza con cui mi ci trovo molto
bene e penso di essere innamorato di lei.Inconsciamente però mi viene
da pensare che sia brutta e ciò mi dà molto ansia.Uno potrebbe pensare
che ciò sia il significato che non sia innamorato di lei,ma questa
situazione è successo già in passato con un altre mie ragazze e
all'inizio con quella con cui sono stato a 19 anni.Io mi chiedo e se
in realtà ho questi pensieri perchè sono insicuro ? se ho questi
pensieri solo perchè ho paura di ciò che pensano gli altri della mia
ragazza?Come è possibile stare male per una ragazza che non ci sta e
poi una volta conquistata pensare che sia brutta?io ho paura che
questo problema ce l'avrei con tutte perchè non riesco a vivere con
tranquillità una relazione traumatizzato da ciò che ho subito in
passato!!la prego di rispondermi il più presto grazie!!!
Gentilissimo Giuseppe,
Ciò che racconta in questa lettera è certamente troppo breve per
azzardare una possibile diagnosi della sua personalità, o del suo modo
di sperimentare la relazione di coppia. Ciò detto, la sua lettera
contiene diversi elementi che potrebbero far pensare ad un disturbo
narcisistico della personalità: nei rapporti interpersonali infatti,
lei sembra avere difficoltà a calarsi empaticamente nei panni
dell'altro e appare eccessivamente concentrato su sé stesso (salvo poi
sentirsi in colpa, come le è accaduto nella prima esperienza, quando
si rende conto di aver pensato solo a soddisfare i suoi desideri e le
sue pulsioni). Da quanto scrive, sembrerebbe che lei sia interessato a
queste ragazze solo nella misura in cui esse possono offrirle delle
conferme al suo bisogno di perfezione e di onnipotenza. Il motivo
della magica trasformazione delle sue Principesse in ranocchie
potrebbe essere spiegato con il meccanismo difensivo della proiezione:
i suoi difetti ed i suoi sensi di inadeguatezza infatti, quando non
sono placati dalla sfida di seduzione e dal sentimento di conquista,
diventano per lei troppo dolorosi da ammettere e da riconoscere come
parti di sé stesso: per questo essi potrebbero essere proiettati fuori
di sé, precisamente nei volti di queste ragazze le quali, dopo questa
operazione difensiva, diventano improvvisamente insignificanti o
perfino "brutte". Forse, concentrandosi più sull'altro (bisogni,
emozioni, sentimenti, aspettative, desideri, ecc.) che su sé stesso,
potrebbe riuscire a superare questo perenne senso di insoddisfazione e
questo bisogno di perfezionismo, che le impediscono di godere del
presente e di tutto ciò che di bello possiede, spingendola verso
sempre nuove sfide e nuovi traguardi, nell'intima convinzione che
l'erba del suo vicino sia sempre più verde: ovviamente non è così, ma
per vedere davvero i colori della vita, spesso occorre togliersi dagli
occhi tutti i filtri che distorcono la realtà.
Cordialmente,
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
HO CONOSCIUTO
UN'ALTRA
Gentilissima Dottoressa G.
Proietti Le scrivo perchè improvvisamente mi sento colpito da un
problema che mi turba in modo costante. Da più di 2 anni sto
felicemente insieme alla mia ragazza ; tutto va bene, anche se qualche
alto e basso, come è normale, c'è stato. Tuttavia nell'ultimo periodo
sentivo che qualcosa era cambiato; forse c'erano meno occasioni di
intimità, lei aveva sempre meno voglia di uscire o fare attività
diverse dallo stare in caa e in alcune occasioni ho sentito un po'
come un peso andare a passare dei pomeriggi che sapevo per certo non
sarebbero stati granchè (purtroppo). In questi ultimo mese mi è
capitato di conoscere una ragazza per motivi di lavoro che è
completamente diversa come modo di fare da quella con cui sto
attualmente. La cosa mi ha molto colpito e mi ha messo in crisi. Di
solito sono sempre stato io il punto fermo, forse perchè più grande di
6 anni, quello più "forte" diciamo, che dava sicurezza nella coppia.
Il più delle volte sono io che scelgo cosa fare e lei mi segue, ma non
prende iniziativa, tende anzi a chiudersi nel suo guscio. Ho cercato
di parlare di questo problema, di smuoverla, ma è molto difficile,
perchè vorrei che fosse più autonoma. Ultimamente è spesso depressa
per via del lavoro, che non trova, ed è difficile fare fare attività
insieme. Certo è dolcissima ed affettuosa, ma nel lato pratico delle
scelte o del supporto psicologico quando c'è qualcosa che non va, sono
sempre io a darle sicurezza e il contrario non accade sempre. Per
lavoro mi è capitato di incontrare una persona. Conoscere una persona
indipendente, sempre presa da mille attività e con mille interessi è
stato come un fulmine a ciel sereno. Ha messo in crisi quello che ho
fatto in questi due anni. Il fatto che mi attrae anche fisicamente
complica ancora di più la cosa, perchèmi capita sempre più spesso di
pensarci. Forse ho sbagliato a cercare di cambiare una persona a cui
sono legato da un forte legame affettivo, però credo che per amore si
possa provare a tirare fuori il meglio da ogni persona. Alla domanda
"se sono felice con questa persona" io rispondo che so che potrei
essere più felice di così. Il problema è capire come. Anagraficamente
e fisicamente entrambe sono ventenni, ma caratterialmente mi subito
parso evidente che siano agli antipodi, una cerca lavoro, l'altra
studia, una si appoggia
di più alle mie scelte, l'altra le prende. Io ho fatto innumerevoli
sforzi per venire incontro ai problemi della mia ragazza, ma, anche se
è brutto doverli soppesare, sono stati più i miei dei suoi. E non so
cosa fare. Perchè la conosco e ci tengo. Buttare tutto all'aria per
una persona che conosco a malapena, che però mi attrae e mi affascina
proprio per i motivi opposti a quelli che mi legano alla mia attuale
fida In attesa di risposta le porgo distinti saluti
Gentilissimo,
Poiché nessuno in natura è strettamente monogamo, in un rapporto di
lunga durata questo dubbio le verrà molte, molte volte e sarà
difficile, ogni volta, darsi una risposta certa su quello che, in quel
dato momento, le converrebbe fare. Ciò che è nuovo infatti è sempre
più emozionante di ciò che si conosce già ed inoltre, della persona
attraente, conosciuta da poco, chiunque vedrebbe solo i tanti pregi e
nessuno dei suoi difetti. Solo dopo due anni di frequentazione con
questa nuova ragazza lei potrebbe effettivamente dire chi, fra queste
due donne, sia la più adatta ad un rapporto di coppia stabile con lei.
Poiché è impossibile provare a frequentare tutte le persone attraenti
che nella vita ci capitano, direi che occorre soppesare molto bene la
scelta da fare (e le sue conseguenze), accettando il rischio solo se
si è veramente convinti di fare bene.
Cordialmente,
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
DEPRESSIONE ENDOGENA E PSICOTERAPIA
Gent. Dott.ssa, mi
chiamo Roberto ed ho un figlio da 21 anni che da circa un anno
manifesta una depressione, lieve all'inizio( dicembre 2009) ma
aggravatasi negli ultimi mesi.Subito seguito da uno psichiatra
dell'Ospedale di F. che l'ha trattato con una serie di farmaci via via
piu' potenti , da poche settimane la diagnosi e':...."si ritiene che
sia in atto una depressione endogena importante ".Il dottore
consigliava pure il ricovero per meglio seguire mio figlio attraverso
approfondimenti diagnostici strumentali , cosa chelo ha gettato nello
sconforto totale con pianto ecc., al che il dottore ha desisitito ed
ha proposto la seguente cura :1-LAMOTRIGINA 25MG 1 CP X 3GG-
2-FLUOXETINA 1 CP 2 VOLTE/DIE - 3-LAROXIL 25 MG 1CP/DIE POI 2 CP/DIE -
4-MINIAS 2 MG 1 CP/DIE. La mia domanda e' questa : ritiene utile o
indispensabile affiancare a questa terapia farmacologica una serie di
colloqui con psicologi o quant'altro , o pensa che questi colloqui non
faranno di certo male , ma che non servirebbero a molto ?La ringrazio
se vorra' rispondermi: Roberto grazie!!!
Gentilissimo Roberto,
Non posso certo, a distanza e senza conoscere il ragazzo, farle una
diagnosi diversa da quella che ha ricevuto. Ammesso dunque che la
diagnosi sia corretta (in ogni caso, è sempre meglio sentire più
pareri...) e che la terapia farmacologica proposta sia adeguata (su
questo non posso comunque esprimermi, perché non sono un medico), a
mio modo di vedere sarebbe non solo utile, ma addirittura NECESSARIO
tentare anche una psicoterapia. Nella peggiore delle ipotesi, come lei
dice, se non gli farà bene, non gli farà senz'altro male, ma
personalmente ritengo che gli sarebbe invece molto di aiuto. Non è
solo un'idea personale: su Internet (ed anche in questo Blog) troverà
molte ricerche scientifiche che confermano l'efficacia di un
trattamento psicoterapeutico associato ai farmaci.
Cari saluti.
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
FOBIA DELLA GRAVIDANZA
Un mio amico ogni
qualvolta si parla in gruppo o da soli di gravidanza sviene
automaticamente. Già quando andavamo alle elementari durante tutte le
lezioni di educazione sessuale perdeva i sensi. Oggi
ha 26 anni come me. Possiamo parlare di sesso tranquillamente
ma quando si passa all'argomento gravidanza, anche solo accennato, lui
chiude completamente "i battenti" e entra in grosse difficoltà, e
spesso sviene. E' successo durante un film al con la protagonista in
cinta. Addirittura ultimamente mi ha confessato di sentirsi in forte
disagio anche di fronte a dei manichini in cinta in un centro
commerciale. Questo mio amico ha un fratello più grande con il quale
ha un rapporto poco sereno (sempre in contrasto). Il padre è un uomo
molto sulle sue e molto silenzioso. La madre è morta da circa 4 anni
non la conosco bene. Il mio amico è consapevole del suo problema ma
non da cosa deriva. Una volta mi ha detto che non ha mai parlato di
sessualità con i suoi genitori. Ho cercato su internet di che
difficoltà o patologia si tratta ma non c'è nulla. Il problema
gravidanza è solo legato alla sessualità femminile. Grazie spero di
sentirla presto. Buon Lavoro e buone feste.
Salve.
Credo si tratti di una fobia sessuale, anche se non è chiaro se il suo
amico provi disagio solo in presenza di una donna incinta, oppure
abbia diversi problemi, relazionali e sessuali, quando prova a
stabilire una relazione con l'altro sesso. Non è un sintomo molto
comune, ma potrebbe essere associato a qualche esperienza traumatica
vissuta nell'infanzia, collegata probabilmente a forti sensi di colpa.
Credo che il suo amico abbia bisogno di una psicoterapia, perché
immagino che questo sintomo non lo faccia vivere serenamente.
Cordialmente,
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
A SCUOLA CON LE
SCIMMIETTE
Insegno in una classe prima della scuola primaria e non
riesco a risolvere le problematiche comportamentali di due scolari
che, sistematicamente, impediscono il normale decorso dell'attività
scolastica, sia essa ludica o strettamente didattica. Sono stata
costretta a far togliere la lavagna perchè vi si arrampicano sopra e
vi si dondolano a testa in giù. Ma ora si arrampicano sullle finestre
e si lanciano da lì sui banchi e tra i banchi. La situazione familiare
dei due scolasri è diversa, ma ugualmente difficile: la bambina è
orfana di padre (ucciso per un regolamneto di conti) ma, dopo due
anni, non ha ancora assorbito il colpo e ne parla - e lo dipinge -
come se fosse vivo; il bambino ha un fratello down di pochi anni più
grande, e di questo fratello imita i comportamenti e gli atteggiamenti
oppositivi. Ambedue i bambini sono normodotati, ma rifiutano qualsiasi
impegno scolastico che superi qualche minuto. Ho parlato con le
famiglie che, scusandosi per il comportamento della prole, dicono che
il pronlema è mio perchè non sono abbastanza autoritaria e autorevole.
Simile risposta ho dalla dirigente. Ho provato molte strategie (dal
cooperative learning all'attività prettamente ludica), ma il risultato
è sempre lo stesso ... le scimmiette che si dondolano a testa in giù.
I problemi scompaiono quando in aula ci sono due docenti, ma sono
momenti sporadici. Cosa posso fare se non ho l'appoggio nè delle
famiglie, nè della scuola? Grazie per l'attenzione.
Gentilissima,
Non so da quanti anni lei insegni, perché non lo dice. Credo però che
lei sia una giovane insegnante, che è stata letteralmente abbandonata
nella "fossa dei leoni". Lavorare proficuamente in un ambiente così
difficile e con alunni così problematici credo sia possibile solo a
persone particolarmente esperte e dal carattere carismatico: si tratta
infatti, anzitutto, di farsi accettare da bambini difficili, che
vengono a scuola senza forse neanche aver capito benissimo cosa ci
vengano a fare... Probabilmente, ancor prima di apprendere la
didattica, questi bambini avrebbero bisogno di supporto psicologico e
di comunicazione empatica, perché possano vedere riconosciuti i loro
problemi e possano cominciare a sentire la scuola come un luogo
piacevole e protettivo, dove non solo essi possano sentirsi
riconosciuti, ma possano anche trovare gratificazioni ai loro desideri
di socialità, alle loro curiosità, ai loro bisogni di comprensione e
di affetto. Sicuramente lavorare insieme agli altri bambini, come lei
ha tentato di fare, potrebbe essere molto utile, ma come primo
intervento credo potrebbe funzionare di più la ricerca di un rapporto
personale più profondo con questi alunni. Se questi bambini si
comportano così infatti è perché si sentono probabilmente inadeguati
all'ambiente e per questo vogliono richiamare l'attenzione su sé
stessi (A quell'età non sanno fare grandi discorsi e un comportamento
molesto può essere anche un modo per dire: prestami attenzione, ho
bisogno del tuo aiuto!). Lei li chiama "scimmiette": d'accordo, sarà
solo una battuta, però sinceramente questa espressione mi fa pensare
che lei abbia ormai perduto la speranza di scolarizzare questi
bambini, cioè di vederli cambiare, di interessarli, di coinvolgerli.
Le si chiede, del resto, mi rendo conto, un compito molto difficile,
che lei potrebbe svolgere con tutte le migliori intenzioni, ma senza
la necessaria esperienza. Poiché la scuola, in questo periodo, credo
non le possa offrire assolutamente alcun supporto, le consiglierei di
non arrendersi e di cercare di ritrovare energia e motivazione
attraverso una consulenza professionale. Non si offenda: anche noi
psicologi abbiamo a volte bisogno della supervisione di uno psicologo
più esperto, per risolvere casi clinici difficili e questo vale
senz'altro anche per gli insegnanti (di buona volontà).
Cordialmente,
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
FARE UN FIGLIO CON
UN ALTRO
Gent.le Dott.ssa, il mio
matrimonio è finito. Mio marito, quando semplicemente eravamo
conviventi, mi disse che per fare un figlio si sarebbe dovuto sposare,
convolati a nozze dopo 3 anni mi disse che avrebbe dovuto mettere a
posto la casa prima di avere un figlio e passarono 2 anni...due
infernali anni perchèprovai in tutti i modi a rimanere incinta ma
NULLA...gli chiesi di iniziare le pratiche d'adozione, d'affido, di
andare a farsi dei controlli ma lui NULLA...non voleva rendersi conto
che aveva problemi (io ero sicura della mia fertilità)..la
disprerazione mi ridusse a vaneggiare..incontrai un uomo con un
rapporto consolidato e gli chiesi di farmi fare un figlio..dopo poco
rimasi incinta...la felicità alla constatazione mi risvegliò dal mio
vaneggiare e dovetti raccontare tutto a mio marito...speravo in una
comprensione, in un voler crescere insieme nel dolore per raggiungere
più unione e serenità ma sono stata sbattuta fuori di casa,
dimenticata, in un luogo dove sono sola, dove ho un lavoro misero
perchè volevo dedicare tempo alla mia famiglia, ove sono stata 6 anni
solo per mio marito...gli ho chiesto aiuto ma non ho ricevuto
risposta....eppure mi aveva dichiarato amore infinito, perchè l'uomo
non sà perdonare, perchè gli è tutto dovuto, perchè non si rende conto
che la donna ha la necessità naturale di procreare per sentirsi
pienamente realizzata, perchè in un nanosecondo per lui non esisto più
pur avendogli dato 6 anni di felicità e tutto quello che lo circonda.
Non riesco a capire perchè nell'uomo non ci sia lavolontàdi mettersi
in discussione quando una donna ce l'ha insito...Avrei voluto vivere
questa bimba con mio marito, l'inseminazione artificiale sarebbe stata
la stessa cosa...mi disse che avrebbe accettato tutto se gli avessi
raccontato che avevo avuto un rapporto occasionale senza il fine di
prolificare ma il sapere che l'ho fatto intenzionalmente non l'ha
digerito. Mi aiuti non riesco a farmene una ragione
Gentilissima,
Credo che per lei vi sia un solo punto di partenza per poter
ricominciare: ammettere le sue responsabilità. Infatti, è
comprensibile che una donna desideri soddisfare il suo desiderio di
maternità, ma non lo è altrettanto quella di farsi inseminare dal
primo che capita solo per vedere se effettivamente lei può diventare
madre. Suo marito ha reagito come qualsiasi uomo (e qualsiasi donna!)
avrebbe fatto. Probabilmente lei temeva di non poter avere figli e si
è fatta prendere dall'ansia, perché pensava che una vita con
quell'uomo e senza figli da accudire sarebbe stata per lei una vera
disgrazia. Per risolvere questo suo problema dunque, ha compiuto
deliberatamente una scelta: meglio un figlio oggi, che la vana attesa
di un evento che probabilmente non si compirà mai. E' una scelta dura,
egoista, ma del resto, se lei non riusciva a pensare di vivere senza
figli con quell'uomo e pensava di non avere il tempo materiale per
cercarsi un altro compagno prima che scoccasse inesorabilmente il suo
orologio biologico, può essere una scelta sbagliata, ma comprensibile.
(Se lei fosse ancora molto giovane invece, lo sarebbe molto meno).
Ora comunque la cosa importante è che lei non può prendersela con suo
marito, non può rinfacciargli i sei anni di felicità, perché è lei ad
aver scelto questa strada ed è lei che deve trovare il coraggio per
dare a questa sua figlia, da lei tanto voluta e desiderata (e che
peraltro non le aveva chiesto di essere concepita a tutti i costi!),
tutto l'amore e il calore di una vera famiglia. Sia padre e madre, sia
sorella e amica di questa bambina e cerchi in lei la forza di
combattere questa difficile battaglia.
C'è una sola persona su cui lei può e deve contare ora: sé stessa. Sia
forte, sia brava, e vedrà che col tempo le cose si sistemeranno.
Auguri.
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
NON MI SONO MAI
INNAMORATA
Gent.ma Dottoressa, vorrei fare chiarezza
su un dubbio che mi assilla da qualche anno e al quale non riesco a
dare una risposta. Sono una ragazza di 20 anni... mi ritengo una con
la testa sulle spalle, non ho mai avuto particolari problemi
relazionali, sono estroversa, mi piace scherzare e frequentare
amici... magari ogni tanto ho bisogno di stare anche un po' da sola
(sono anche riflessiva), ma questo non significa che non stia bene in
mezzo alla gente...anzi!! Premetto che non ho avuto traumi infantili,
sono vissuta in una famiglia quasi "perfetta" piena di nonni, zii e
cugini e l'amore dai miei genitori non mi è mai mancato. Il fatto è
che ho 20 anni e non mi sono mai innamorata e non ho mai avuto un
ragazzo. Provo desiderio sessuale, ma pur non soddisfandolo in un vero
rapporto non ci sto male... e se vedo un ragazzo carino, riconosco che
è carino e certe volte mi è sembrato che qualcuno un po' mi piacesse,
ma in realtà credo fosse solo attrazione sessuale, non amore, perchè
non ho mai provato gelosia e non sono mai stata particolarmente male.
E' come se il "flirtare" come fanno tutte le persone di questo mondo,
in me non fosse una cosa naturale e automatica, ma forzata... tanto
per fare un paragone un po' esagerato, è come che nella mia mente non
fosse stato caricato un programma che tutti hanno. La prima risposta
che tutti mi danno è "si vede che non hai ancora trovato la persona
giusta"... e non è sbagliato come concetto... il fatto è che io vorrei
andarci sotto... Non le chiedo di risolvermi il problema, perchè non
conoscendomi non avrebbe i mezzi per farlo, ma di dirmi tutte le cause
possibili (non certe) a cui questo può essere dovuto... cause
ormonali? Mancanza di qualche sostanza nel corpo? O traumi psicologici
di cui non ricordo nulla? Ho sentito parlare dell'asessualità e
rabbrividisco al sol pensiero, perchè il mio più grande desiderio è
quello di farmi una famiglia con dei figli. Le chiedo cortesemente un
Suo parere. Cordiali saluti
Gentilissima,
Più che altro, leggendo la sua lettera, mi sembra di capire che lei
abbia una visione un po' troppo idealizzata dell'amore. L'amore
infatti non piove dall'alto come la manna dal cielo, ma bisogna un po'
coltivarlo, cercarlo, favorirlo... Se flirtare le sembra una cosa
forzata, c'è evidentemente in lei qualche inibizione, che non è detto
sia solo di ordine sessuale (qualche pregiudizio di troppo, qualche
idea poco realistica sulla vita, uno spirito critico troppo acceso, un
eccessivo ricorso all'auto-osservazione, ecc.). Prima di pensare a
cosa potrebbe non essere perfetto in lei, a cosa non funziona, provi a
lasciarsi andare un po' di più, ad essere meno critica verso gli altri
e verso le situazioni che le capitano: le prenda con maggiore
leggerezza, provi a sdrammatizzare, a riderci su.
Auguri.
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
PERCHE' SONO ANCORA
QUI?
gentile dottoressa, sono una donna matura che oggi, dopo +
di 30 anni di matrimonio , e un solo uomo: mio marito sta tirando le
somme della sua vita.Famiglia di origine molto modesta con aspettetive
sociali alte proiettate sui figli che con sacrifici han fatto
diplomare e univers x me, ma con 1 fratello affetto da schizofrenia
paranoide in "cura " soltanto da 10 anni che ne ha fatte di ogni e
prosciugato tutte le proprietà e i beni famil. Vengo a vivere con il
neo-sposo a Milano dal sud all'età di 20 anni ,entrambi con posto
fisso, l'anno dopo nasce la prima figlia che a 3 anni si rivela
audiolesa e dunque rieducazione ecc. Il rapporto con mio marito è
sempre stato molto conflittuale lui è un anaffettivo tradizionalista,
serissimo, meridionale fino nel midollo ,ma con la falsa lusinga di
progressismo e disponibilità.Negli anni ci siamo allontanati da Mi (ma
io non ero molto favorevole) x acquistare una casa nell'interland.Intanto
mi son ributtata con concorsi vinti nella scuola pubblica x aver la
pssibilità di seguire meglio la figliola; nasce la sorellina (che lei
cercava come il papà) quando di anni ne aveva quasi 9.Compriamo una
villa ancora più lontano da Mi e lì l' isolamento mio cresce. Sono
(ero) una persona solare, che cantava e ballava in compagnia, sempre
rimproverata per questo dal coniuge: sembri una poco di buono.Alla
fine lui s'impegna nella plitica per 15 anni ed io insegno e cresco le
figlie: rintanata nel mio ruolo.Legami forti con le famiglie di
origine e frequenti vacanze passate nel paesello nella grande casa dei
suoceri...Che angoscia ! nel tempo l'amore pasa i rapporti diventano
sempre più imposti da lui e dolorosi x me: non vedevo l'ora che si
sbrigasse: mai conosciuto l'orgasmo... ma insulti : sei frigida, o
forse lesbica... Invece è lui che ha un difetto funzionale brutto
anche solo da vedere. Ma perchè non ho fatto niente? perchè ho subito
e sono ancora qui? Aspettavo il riconoscimento /apprezzamento delle
mie figlie, ma non ho neppure quello! Ho voglia di sparire, Avrei
voglia in altri momenti di essere finalmente me!!! Ma ho paura che sia
tardi!!! So che devo trovare dentro di me la forza per uscire da
questi decennali maltrattamenti psicologici... Help Riddu
Gentile Riddu,
Quando un amore finisce, ci si chiede come sia stato possibile cadere
nell'errore e, per tanti anni, non aver fatto nulla per modificare la
propria realtà. Queste sono cose che purtroppo si vedono e si
capiscono solo con il senno di poi e quindi è inutile rinnegare le
scelte del passato. Peraltro, se c'era amore, o comunque c'era più
amore di quello che c'è oggi, la vostra vita comune avrà pur avuto
qualche risvolto positivo... Direi dunque di chiudere gli occhi sul
passato, evitando di ispirarsi a quel modello di ragazza che cantava e
ballava con gli amici, perché per cercare sé stessi, dopo tanti anni
di silenzio interiore, non si può pensare di ricominciare tutto da
capo, come se tutti questi anni di vita coniugale non avessero
lasciato su di lei dei segni e non l'avessero cambiata...
La sua ricerca di sé stessa dunque deve essere nel presente: cosa c'è
che non le piace della sua vita? Ci sono margini di cambiamento? Prima
di pensare a grosse rivoluzioni, pensi a modificare quello che dipende
solo da lei: ad esempio il suo tempo libero, le sue amicizie, i suoi
interessi.
Quando avrà ritrovato un po' di serenità e di piacere per la vita,
cominci a prendere in considerazione anche gli aspetti più importanti
della sua infelicità e, se necessario, si faccia aiutare da uno
psicologo.
Cordialmente,
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
ANSIA DA
PRESTAZIONE
Sto insieme ad un ragazzo da due mesi. Non abitiamo nello stesso
paese. Io abito in Sardegna e lui in Lombardia. Ci siamo conosciuti
circa un anno e mezzo in chat. All'inizio, a quanto dice lui, io non
gli piacevo. Poi con il passare del tempo ho iniziato a piacergli.
Ques'estate, ad agosto, è venuto in Sardegna in vacanza e ne abbiamo
approfittato per conoscerci di persona. (Premetto che negli utlimi
mesi, prima che venisse in Sardegna) stavamo su messenger o skype a
parlare e giocare ai giochi on line e ci vedevamo in cam ogni sera.
Quando è venuto a trovarmi ci ha provato ed io non mi sono tirata
indietro. Già quella volta abbiamo provato ad avere un rapporto
sessuale ma lui non ha avuto un'erezione. Abbiamo attribuito la causa
al fatto che fossimo in macchina e lui fosse da tanto senza avere un
rapporto sessuale. (non ha mai avuto storie serie prima d'ora e
nemmeno tante ragazze)... Una volta rientrato in Lombardia... capitava
spesso che mi dicesse che si era masturbato pensando a me... Adesso,
dal 30 ottobre fino ad oggi che è venuto nuovamente a trovarmi... E il
problema si è rirpresentato... (E non in macchina ma a letto...)... Ho
provato (senza obbligarlo o opprimerlo) a farlo eccitare... ma non è
successo niente... Com'è possibile che mentre sta lontano e pensa a me
abbia un'erezione completa... mentre quando stiamo insieme niente? Lui
mi ha detto che ha paura... Ha paura di deludermi... Ha paura di non
riuscire a soddisfarmi... A farmi provare l'orgasmo... Ha paura che a
lungo andare questo problema possa allontanarci. Vorrei aiutarlo... Ma
non so come fare... Abbiamo provato a guardare su internet riguardo
l'ansia da prestazione... molti consigliano la meditazione... ma lui
non è particolarmente convinto di questa tecnica... Ci rivedremo per
capodanno (vado io da lui)... e la mia paura è che la situazione non
cambi... C'è qualcosa che posso fare per farlo tranquillizzare e
riuscire così a superare questo problema? La ringrazio cordialmente
per l'attenzione.
Gentilissima,
La vostra situazione è abbastanza frequente fra le persone che si
conoscono online: il problema è che nel virtuale siete in grande
intimità e parlate di tutto, anche di sesso, trascorrendo insieme
tante ore di svago e di divertimento. Nella realtà siete invece due
estranei e malgrado vi sforziate di apparire naturali, è logico che
tra voi ci sia qualche motivo di imbarazzo (anche perché un conto è
parlare di sesso, un conto è farlo, un conto è vedere una persona su
uno schermo, un conto è vederla nella realtà). Tutto questo è ancor
più vero se alle spalle non si hanno grandi esperienze sessuali e
tutto si è finora ridotto alla semplice masturbazione, o a qualche
incontro occasionale senza storia. Un primo tentativo di soluzione sta
dunque nel cercare di trascorrere più tempo insieme, arrivando solo
per gradi al rapporto completo. Quello che bisogna smorzare è
l'effetto "grande evento" che turba la tranquillità di lui: provate a
vedervi più spesso e senza cercare il rapporto completo, almeno per le
prossime due o tre volte, in modo che il tempo trascorso realmente
insieme, nelle fantasie e nei ricordi, prenda il posto del tempo
trascorso in chat (e non viceversa) e renda il vostro stare insieme
più naturale e meno ansiogeno.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
A VOLTE ESAGERA
Buon giorno ,vorrei un indicazione su come devo procedere
per recuperare il rapporto con mio marito.siamo sposati da 6 anni e
dopo le solite crisette che credevo normali ultimamente lui mi dice
che e' stufo di essere trattato male ,non considerato,
insultato.Premetto che io a volte esagero e che dalla nascita della
prima figlia ho la sciato che il lato mamma prendesse il sopravvento
sul lato moglie :Di cio' ho chiesto scusa a mio marito ma lui non
crede io possa cambiare e vuole tempo per riflettere se dare alla
coppia una seconda occasione .:non so come comportarmi certo non
assillandolo supplicando di tornare con me per il bene delle
bimbe.Pero' non vorrei che lui pensasse che in fondo non me ne freghi
niente del nostro rapporto grazie mille claudia r
Gentile Claudia,
Permetta la battuta, ma non si può volere la botte piena e il marito
ubriaco... Se lui le dice che è stufo di essere trattato male, non
considerato, insultato e, d'altra parte, lei è ben consapevole che "a
volte esagera"e che "il lato mamma ha preso il sopravvento sul lato
moglie"... Che altri consigli le si potrebbero dare, se non quelli di
essere più gentile e premurosa con lui, di coinvolgerlo di più nella
sua vita e nei suoi interessi, di fargli capire che non solo non è
vero che non gliene importa nulla di lui, ma che anzi lo ama, ci
tiene, vuole stare il resto della sua vita con lui ? Certamente
continuando a fare quello che fa (e che non fa) la soluzione non
appare esattamente dietro l'angolo, anzi le cose fra di voi
sembrerebbero destinate a peggiorare. Forse, data la scontatezza di
questa premessa, a questo punto lei potrebbe dirmi che "lo sa, ma non
ci riesce". Se così fosse, come credo, c'è da comprenderne le ragioni
profonde... Per quale motivo lei è contenta di stare con lui e perché,
nello stesso tempo, non lo sopporta più? Occorre interrogarsi,
spiegarsi, ragionare, cercare di cambiare, fare nuovi progetti... Una
buona terapia di coppia potrebbe aiutarvi.
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
UN RAPPORTO UN PO' FOCOSO
buon giorno cara dottoressa io ho solamente 17anni e ho da
poco avuto il mio primo rapporto sessuale(un po focoso vista la mia
partenza per 3 mesi)in condizioni normali (a letto, con preservativo e
igiene)e in seguito ho accusato un po di dolori credo normali,ma un
altro sintomo non troppo normale è stato lo stimolo continuo di
urinare parecchio prolungato per quasi cinque giorni... dopo tre mesi
il mio ragazzo mi ha praticato un po di preliminari,un po dolorosi ma
credo sia stato per la strana situazione e posizione...e il problema
di ''incontinenza'' ma senza fare pipi tranne due gocce si e
ripresentato a questo punto vorrei sapere il perché?'cosi da evitare e
se gentilmente se potrei avere qualche consiglio sia per evitarlo e
sia se mi ricapita come farlo passare
Gentilissima,
Il consiglio è quello di fare una visita ginecologica. E' possibile
infatti che lei soffra di qualche infiammazione vaginale e che abbia
contratto una cistite. Per scoprirlo, vi sono appositi esami, che la
sua ginecologa le potrà prescrivere, dandole anche i consigli giusti
per fare prevenzione.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
STATO ANSIOSO
INSOPPORTABILE
Salve sono una ragazza di 25 anni e da qualche mese soffro
uno stato ansioso insopportabile...sono spesso angosciata per
l'università. Mi sembra sempre di non riuscire ad affrontarla,
soprattutto gli esami orali mi terrorizzano. Ho paura di essere
giudicata male dai professori e di fare brutte figure. Questo è dovuto
anche al fatto che ultimamente faccio molta fatica a concentrarmi
nello studio e a ricordare le cose studiate. Ma quello che più mi
assilla sono i pensieri che mi tormentano continuamente...penso
continuamente a tutto quello che faccio, a quello che devo
fare...pensieri stupidi su cose che non sono problemi reali che però
mi creano molta ansia. Credo di essere una persona ansiosa di
carattere, soffro anche di tricotrillomania però ultimamente questi
pensieri proprio non mi danno pace...è come se il mio pensiero fosse
accelerato. Vorrei capire a cosa è dovuto, cosa sono questi pensieri
che mi impediscono di agire e di studiare. Passo il tempo a pensare
invece che a "fare".
Ringrazio per l'attenzione
Cordiali saluti
Gentilissima,
L'ansia è un'emozione molto utile: infatti se non vi fosse l'ansia
quando ci prepariamo ad un compito impegnativo, probabilmente non
dedicheremmo una sufficiente attenzione all'apprendimento e alla
preparazione della nostra performance. Chiaramente però, se l'ansia è
presente in misura eccessiva, ciò finisce per rivelarsi uno
svantaggio, più che un vantaggio. L'abilità di un soggetto ansioso
consiste pertanto nel saper fare un uso positivo della propria ansia
ed anche nel saperla tenere sotto controllo, quando è eccessiva. Detto
in altre parole, si tratta di curare non solo il pensiero logico, ma
anche l'intelligenza emotiva. Scoprire le cause di questa situazione
non è semplice, soprattutto perché non la conosco personalmente e non
abbiamo avuto modo di approfondire i discorsi, ma comunque può essere
certa che questa condizione dipende in parte dal suo corredo genetico
(ciò che le hanno trasmesso i genitori a livello di DNA) ed in parte
da esperienze negative vissute, o da modelli educativi sbagliati. Il
fatto che lei passi più tempo a pensare anziché a fare potrebbe
significare due cose: la prima è che probabilmente sta affrontando uno
scoglio difficile all'Università, per cui con la volontà si impegna a
studiare, ma con il pensiero e attraverso la fantasia il suo inconscio
la fa fuggire lontano, laddove si sente più serena e tranquilla; la
seconda è che probabilmente lei non si organizza sufficientemente
bene, dividendo il tempo dello studio da quello dello svago (che non
necessariamente deve essere una "perdita di tempo", ma che potrebbe
anche esserlo, dal momento che non è possibile mantenere sempre desta
la propria attenzione, senza ogni tanto rilassarsi: facendo altro o,
semplicemente, "facendo nulla").
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
DEVO LASCIARLO
mi chiamo R., sono nata a V., sono sposata dal 1994. Lo
conosco dal 1990 (20anni). Io per anni ho avuto problemi con i meii
genitori che ni hanno sempre umiliato.Lavoravo a casa e nell'attività
commerciante con loro (ambulanti), ma non potevo avere nessuna
attività mia perchè femmina e dovevo avere figli epensare alla
famiglia.. Da quando sono sposata mio marito mi ha considerato un po'
una scappata di casa, Della serie se i tuoi non ti vogliono, ti
raccolgo dalla strada.
E comunque mi ha sempre umiliato anche davante alle mie figlie (15 e
11 anni)
Mio marito ha un'attività in proprio.E' artigiano. Io smesso quasi
subito di lavorare (come impegata) per poter aiutare lui, e la casa .
Ora la ditta di mio marito e cresciuta negli anni io ho sempre cercato
di fare della buona contabilita, mi lascia gestire tutto cio che
riguarda le pratiche cartacee e bancarie. Ma non sento coinvolta nel
suo lavoro, nelle varie decisioni o nelle scelte dei lavori. (sara
anche il tipo di lavoro).Le nostre filgie le ho cresciute, con un
padre ombra, io le ho sempre portate (macchina/moto) a scuola,
dentisti, dottore, riunioni varie, spese varie, palestre etc. l'ho
sempre gestito io.
Ma negli ultimi anni stà peggiorando. Ogni cosa che provo a dire ,dico
stronzate, cazzate, ((anche davanti a loro). negli anni mi sento di
aver perso completamente me stessa..
Credo di non esistere più, e stò cercando per quello che riesco a
leggere libri sull'autostima, Ma anche l'adolescenza di mia figlia mi
stà vomitando le stesse cose del padre.
Devo lasciarlo...
Come devo fare..
E pensare che adesso che mia madre non c'e più (da 10anni) io qualche
volta vado a trovare mia padre che vive da solo a V. e continua a fare
i mercati. Mio marito me fa pesare anche questo...
Non ce la faccio più aiutatemi..!!!
Gentilissima,
Tutto quello che lei lamenta, sembrerebbe di capire, è che suo marito
non l'aiuta molto a condividere i problemi legati alla gestione delle
due figlie e che, quando parla, non è troppo gentile con lei.
Sicuramente lei sarebbe più felice se tutto questo non vi fosse ma,
francamente, in una coppia di lunga durata, che oltre tutto condivide
non solo il tempo della famiglia, ma anche quello del lavoro, direi
che qualche piccola incomprensione è naturale che vi sia... Per il
resto, sembra che lei sia più arrabbiata con sé stessa che con lui,
soprattutto per la sua incapacità a farsi trattare e rispettare come
sicuramente meriterebbe. Fa bene dunque a leggere dei libri
sull'autostima (ma sarebbero interessanti anche dei libri sulla
comunicazione interpersonale), perché non possiamo prendercela con gli
altri se noi per primi non abbiamo fiducia nelle nostre possibilità e
abilità sociali. Cerchi di migliorare il suo modo di porsi e vedrà che
suo marito dovrà per forza cambiare molti dei suoi atteggiamenti.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
LUI ANDAVA CON
LE PROSTITUTE
Sono fidanzata da un anno con 1 ragazzo,che amo,tutto era
perfetto fino a due mesi fa, quando,ahimè vedendo delle auto ferme
vicino a delle prostitute gli chiesi se lui ci fosse mai andato,la sua
risposta fu negativa ma non convincente e ,lo costrinsi a dirmi la
verità. Mi disse che gli era capitato, prima di conoscere me ,di
andare in compagnia di amici e solo una volta da solo. La mia reazione
fu quella di piangere ininterrottamente e di aggredirlo con parole
pesanti e gli dissi che mi sarei sottoposta a delle analisi. Lo
lasciai, e,dopo 1 settimana,non riuscendo a stargli lontana, decisi di
ricominciare,facendomi promettere di non rifarlo , e, di non uscire
più di sera con quel gruppo di amici...... Mi disse che con me sta
bene e non ne aveva l'esigenza . Da allora non sono più la stessa con
lui, alterno momenti in cui sto bene con altri in cui, immaginando lui
in quella situazione mi distacco ,rifiutando qualsiasi contatto
fisico. Perchè mi succede questo? Vorrei tanto superare tutto,non
voglio che questa cosa a lungo andare peggiori le cose e rovini il mio
rapporto con lui. Cordiali saluti
Gentilissima,
Andare con le prostitute è, da sempre, un comportamento molto
frequente tra gli uomini. Molti lo fanno e non lo ammettono, altri lo
fanno e poi lo ammettono, anche se con difficoltà, come nel caso del
suo ragazzo. Del resto, non si può pretendere la sincerità di una
persona e poi non accettare la rivelazione: se si pensa di non poter
convivere con determinate certezze, è sempre meglio non porre la
domanda. L'unica cosa importante è pretendere l'uso del preservativo,
se non ci si fida completamente, perché ne va della propria salute.
Lasciarlo per un altro non credo sia una buona scelta: in primis
perché lei ama questa persona, in secondo luogo perché il possibile
altro non è detto che sia migliore: potrebbe infatti appartenere alla
categoria di quelli che lo fanno e non lo ammettono, categoria forse
molto più pericolosa.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
UNA STORIA FRA
DUE DONNE
Salve Dottoressa, scrivo per avere una consulenza in merito
alla mia storia durata 5 anni. PAlro di una storia tra 2 donne, lei
all'epoca 19 enne io 23 enne..mai litigi, sempre tutto perfetto. A
dicembre litigammo per una stupidaggine e dalla stupidaggine finimmo
ll'impossibile. Mi chiese una pausa per far clamare il nervoso e la
tensione tra di noi, solo che io non la rispettai perchè stavo troppo
male, e dopo 1 settimana facemmo la pace. Nel corso di questi mesi
aveva alti e bassi, ed io avvertivo la freddezza nei miei confronti.
Così un giorno decisi di parlarle ( a luglio di quest'anno) e lei mi
disse che non provava + la magia dei primi anni e che non sapeva il
perchè se non mi vedeva stava male e le mancavo mentre quando mi
teneva davanti nin sempre mi dava le attenzioni che merito. Così mise
in emzzo la pausa e siamo state 40 giorni senza vederci e ci siam
spentite solo 4 volte. Dopo questi 40 giorni ci incontriamo e lei
decide di lasciarmi. Dicendo che è cresciuta, che non rimpiange nulla
di quello che ha fatto con me e che sa cosa perde perchè siamo molto
simili, non abbiamo grilli per la testa e ci piace ad entrambe la vita
tranquilla. Disse che voleva pensare un pò a lei, finire l'università
e che vuole stare da sola e che con il tempo l'amore è andato a
sciamare. Ho abbreviato molto il racconto, non so se può bastare.
Vorrei sapere è possibilie che abbia avuto dei dubbi? E' possiblile
che sia stressata e lo stress le abbia portato a questa soluzione? Lei
era pazza di me proprio come io di lei. Può finire tutto così? Sono
disperata.
Questa lettera è stata inviata al sito psicolinea.it. Per usufruire
del servizio di Consulenza on Line consultare questo link.
Gentilissima,
Credo proprio di si, che possa finire anche così. L'amore non è
un'assicurazione sulla vita: è qualcosa di molto fragile che, da un
momento all'altro, può infrangersi e sciogliere legami che
apparentemente sembravano indissolubili. In ogni caso, visto che
l'altra volta c'è stata tra voi una rappacificazione un po' forzata,
dovuta alle sue insistenze, questa volta le consiglierei di aspettare
e vedere cosa fa la sua amica: quando si è in crisi, del resto, è
necessario avere il modo di mettere in ordine i propri pensieri e
capire bene in che direzione si desidera andare. Voler abbreviare i
tempi di questa riflessione, come ha visto, non è auspicabile, né
risolutivo.
Cordiali saluti e molti auguri.
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
IL SUO
ATTEGGIAMENTO STRANO
Salve, sono una ragazza di 20, da poco meno di un anno ho
una relazione con un ragazzo poco più grande di me.. le cose nei primi
mesi sembravano andare bene, ma poco a poco stanno degenerando.Viviamo
un perido di crisi dove non ci sono delle vere e proprie liti ma
piuttosto da parte sua c'é un atteggiamento strano mi rinfaccia
direttamente o indirettamente cose assurde... del tipo "io ho
rinunciato a studiare... io ho rinciato allo sport... io ho problemi
con la mia famiglia... io sto male fisicamente... per colpa tua"
oppure " tu ti muovi in un modo che nn mi piace, o tu pronunci alcune
parole in modo cacofonico, e per colpa tua anch'io faccio cosi" eppure
prima di stare assieme mi dipingeva in maniera diversa ed ora come ora
in alcuni momenti lo fa ancora... una giornata assieme inizia bene e
finisce cosi... anch'io ho avuto problemi nell'adettarmi a lui... ma
mai gli ho proibito di fare cose perchè lui non ha mai avuto voglia di
studiare seriamente, lui è sempre stato male fisicamente lui ha sempre
avuto problemi con la sua famiglia... tutte queste cose che mi
rinfaccia e dice che io ne sia la causa hanno sempre fatto parte di
lui... dice che io non gli do la tranquillità mentale ma mi creda io
l'ho conosciuto già cosi depresso... che faccio? sono stanca di
sentirmi dire queste cose ma nello stesso tempo lo amo! dall'altro
canto anch'io non ho tranquillità mentale per problemi che ho e
distacchi che ho dovuto subire ma quando glene parlo finge un finto
interesse e dopo dice che sono in pratica discorsi inutili....
aspettando con ansia la vostra risposta Valentina
Gentile Valentina,
Sembrerebbe che il suo ragazzo sia profondamente scontento della vita
che sta conducendo ma, non potendo/volendo prendersela con sé stesso
(che forse è il vero responsabile di tutto), non fa che proiettare su
di lei tutti i suoi limiti e le sue manchevolezze. Non appare un buon
modo di fare o un buon inizio per una relazione soddisfacente e
stabile... Provi dunque a rifletterci bene e veda lei se è il caso di
continuare.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
LEI HA LA
FISSAZIONE...
gentile d.ressa, mi chiamo luigi sono sposato da 9 anni ed
abbiamo un figlio di 7 . Sono disperato perché innamoratissimo sia di
mia moglie che del piccolo G. e mi sono sempre dedicato con amore a
loro. Purtroppo è successo che qualche mese fa (per un periodo di
circa 2-3 mesi) le mie attenzioni si erano spostate verso il gioco del
poker on line tralasciando la famiglia. Sia chiaro che al momento ho
cancellato veramente tutto dal fatto che mi ha spaventato perdere ciò
che ho più caro al mondo, ma mia moglie da quel periodo si è impuntata
sul fatto che non mi ama più, è fredda (lo è sempre stata), e
l'iniziativa dei nostri rapporti sessuali nasce solo ed esclusivamente
da me. In pratica lei si concede solo per i miei piaceri ma anche lei
ha il suo orgasmo. La questione è che sia io che lei non siamo più
sicuri del nostro rapporto, io perché mi vien detto Ti voglio solo
bene però non mi sento importante, lei perché ha la fissazione che io
pensi solo al sesso. Le chiedo gentilmente un aiuto! Grazie in
anticipo.
Gentilissimo,
Se sua moglie rifiuta il sesso, o lo evita come può, ciò significa che
evidentemente non lo considera un piacere, perlomeno non allo stesso
modo in cui lo considera lei... Altrimenti avrebbe un atteggiamento
diverso, le pare? Se per l'uomo la soddisfazione sessuale si basa
prevalentemente sulle sensazioni fisiche, per la donna il piacere
sessuale è qualcosa di molto più complesso, che riguarda non solo il
raggiungimento dell'orgasmo, ma molto, molto di più. Ad esempio, se
non si tratta di sesso occasionale, è importante che la donna provi
sentimenti positivi verso il suo partner: che lo stimi, che lo
apprezzi, che lo senta complice e non nemico. Se sua moglie ha perso
la stima di lei nel periodo del poker online, lei farebbe bene ad
impegnarsi di più per riconquistare questa fiducia, invece di
lamentarsi per le "fissazioni" di lei. D'altro canto, va anche detto
che la sua "sbandata" per il poker potrebbe essere stata causata dalla
una sua insoddisfazione sessuale, che l'ha spinta a cercare qualche
emozione in più nel gioco d'azzardo. Per fortuna le cose sono andate
bene, se lei ha veramente smesso di andare su quei siti: ora non resta
che ritrovarvi, cercando entrambi di fare uno sforzo per concentrarvi
su ciò che vi unisce e non su ciò che vi divide. Ci vuole un po' di
impegno ed eventualmente, se non ci riuscite da soli, una terapia di
coppia.
Saluti e auguri.
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
AIUTARLO A LASCIARSI ANDARE
buonasera, ho 30 anni e da 5 sono insieme ad un ragazzo 2
anni più grande di me. la storia è stata vissuta a distanza per i
primi 2 anni, poi ho deciso di fare l'università nella città dove vive
per avere un rapporto più concreto ( ormai conviviamo da 3 anni).
entrambi abbiamo vissuto una storia precedente che ci ha dato grandi
delusioni e secondo me continuiamo a pagarne le conseguenze. lui non
riesce mai a dirmi quello che prova e a volte sembra quasi non voglia
darmi sicurezze. io, in precedenza umiliata e tradita, per 3 anni sono
stata da sola cercando di riprendere fiducia in me ma sopratutto negli
altri. anche io non gli dico che lo amo perchè ho paura di una nuova
delusione e non riesco a lasciarmi andare. sono diventata molto gelosa
stando con lui e penso che sia un modo per difendere la mia
tranquillità. non mi fido di nessuno, nè delle altre donne, nè di lui.
vedo in ogni suo amico un pericolo, una occasione di conoscere altre
ragazze. questa mia gelosia mi porta ad avere attacchi di ira e se
potessi spaccherei tutto, ultimo episodio: la sua partenza per le
vacanze con i suoi amici (tutti single) che avviene ogni estate. ed io
ogni estate mi faccio prendere dagli isterismi consapevole che è
inutile, egoista e crea gravi danni al nostro rapporto; ma purtroppo
non riesco a trattenermi e cado nella disperazione sperando che non
parta. adesso sono qui a ripensare alle mie scenate e mi vergogno
perchè non vorrei farle, e perchè dentro di me so che non cè nulla di
male in una vacanza; vorrei essere come ero prima, avere fiducia e
vivere con meno paure. quindi le chiedo cosa devo fare per migliorare
il mio modo di fare? come posso fare per aiutare lui a lasciarsi
andare? come posso ritrovare la fiducia negli altri? grazie per
l'aiuto. G
Gentilissima,
Più che ritrovare la fiducia negli altri, lei dovrebbe ritrovare la
fiducia in sé stessa. Ciò significa che, qualsiasi cosa gli altri le
possano fare, anche la peggiore, lei non dovrà più sentirsi distrutta
e privata della voglia di vivere. Infatti, noi non abbiamo alcuna
possibilità di cambiare gli altri, di farli diventare più sinceri, più
maturi, più fedeli, ecc.: tutto quello che possiamo fare è lavorare su
noi stessi ed imparare a diventare forti, per poter far fronte a tutte
le avversità della vita. Quanto alle vacanze del suo compagno con gli
amici singles, direi che non c'è assolutamente nulla di male, se nel
vostro patto di coppia è stabilito che ciascuno dei due possa fare
vacanze separate. Infine, se lei imparerà a dirgli "ti amo" (o "ti
voglio bene", se le viene meglio), questo non toglierà assolutamente
nulla al vostro rapporto, non la renderà più debole nei suoi
confronti, ma potrà rendere molto più belli ed intensi i vostri
momenti di intimità.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
NON MOGLIE, MA SOCIA
Buonasera dottoressa, vorrei parlarLe di un argomento molto
delicato che non riesco a condividere con nessuno perchè molto
particolare. Ho 34 anni e lavoro nell'azienda della mia famiglia da
quando mi sono laureata. Faccio parte di una famiglia perbene e molto
unita, Siamo tutti impegnati in azienda (papà, mamma e sorella)
facendo anche grossi sacrifici. Mio padre non ci ha fatto mai mancare
niente ma ci ha insegnato fin da piccole il valore del lavoro. Siamo
cresciute in un ambiente sano, con una grande passione per il lavoro
di nostro padre, che oggi portiamo avanti con impegno. Io e mia
sorella siamo due ragazze senza fronzoli per la testa, che amiamo
quello che facciamo e stiamo avendo grandi soddisfazioni. Insomma, non
siamo due parassite, anzi. Io mi sono sposata poco più di un anno fa'
con un "ragazzo" più grande di me di 15 anni. E' un imprenditore,
anche lui appartiene ad una delle famiglie più in vista della città.
Lui è molto forte, molto affermato nel suo lavoro, con grandi capacità
professionali. In lui per alcuni versi ho rivisto mio padre (un
classico?!), anche se hanno un carattere molto diverso. Avevo pensato
che, pur mantenendo ovviamente la mia identità e il mio impegno
lavorativo, mio marito si sarebbe preso cura di me come lo faceva mio
padre. Mi spiego meglio anche se è imbarazzante. Mio marito si occupa
delle spese di casa (acqua, luce, gas, persona di servizio) e mi da
una somma per la spesa quotidiana. Mentre di tutte le mie spese
personali me ne occupo solo io. Si, mi fa dei regali, anche bellissimi
e importanti ma a me piacerebbe che lui si "occupasse" di me. La cosa
paradossale è che lui lavora nel mondo della moda e ha delle
bellissime boutique di cui io sono cliente. Mi fa un trattamento molto
particolare, ma resto pur sempre una "cliente". La cosa che mi ferisce
è che per lui questo non è assolutamente un pensiero che lo riguarda.
Lui dice che siccome io guadagno posso essere autonoma. Quindi, dopo
aver parlato con lui di questo argomento la prima volta e aver visto
che la cosa mi rimbalzava contro, ho capito che non sarebbe cambiato
mai e così non ne ho più parlato. Però questo è un pensiero che mi
torna sempre in mente perchè per me è mortificante. Dentro di me
faccio sempre confronti con le mie amiche che usano le carte di
credito dei mariti. Lui dice che siccome loro non lavorano e fanno le
mamme è normale. Io invece credo che dipenda dalla sensibilità e da
cosa si intende per matrimonio e condivisione della vita. Lui vorrebbe
anche un figlio, lo desidera tanto. In certi momenti anche io sento
forte questo desiderio. Ma mi frena l'idea di un marito che non si
occupa di me. A volte non mi sento moglie ma socia al 50%. Mi sembra
che ognuno ha il suo e lo gestisce come meglio crede ma senza un
progetto comune. Grazie per lo sfogo. A volte serve mettere le cose
nero su bianco! Tiffany
Gentilissima,
Alle sue considerazioni si potrebbe aggiungere che, quando si ha poco,
si tende ad unire, a condividere, a rischiare insieme (anche perché,
fondamentalmente, non si ha molto da perdere...).
Del resto, quello che le capita segue la tendenza: sempre più spesso
infatti si sceglie per la separazione dei beni. I dati Istat ci dicono
che nel 2008 l'incidenza di questa tendenza è stata pari al 62,7% dei
matrimoni, raggiungendo addirittura il 65,5% nel Nord-Ovest. Chi non è
giovanissimo ricorderà che un tempo si sceglieva in massa la
condivisione dei beni. Probabilmente il suo è, nel bene e nel male, un
matrimonio più "moderno" di quello delle sue amiche.
Cari saluti e auguri.
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
LUI E' LA MIA VITA, MA IL SESSO NON VA
Gentile dottoressa, da 11 mesi sono fidanzata con un ragazzo
che amo tantissimo, come mai ho amato nella mia vita. Ci siamo
conosciuti quando ancora convivevo con un altro ragazzo che ormai non
amavo più, e che ho piantato in asso nel giro di un mese per
cominciare una nuova convivenza con il mio nuovo amore. Lui usciva da
poco da una relazione finita male, era stato mollato dopo una breve
convivenza. Sono sicura che mi ama molto, mi aiuta in tutto e mi
dimostra il suo affetto. Ma anche se siamo assieme da nemmeno un anno,
lo facciamo circa due o tre volte al mese al massimo. Lo amo molto e
per me è una grossa sfferenza perhè ho paura di non piacergli
abbastanza o di non soddisfarlo. Quando ne parliamo dice che lui è
sempre stato così e che il sesso per lui non è importante. Una volta
mi ha perfino detto che mi rispetta...ma io voglio sentirmi la sua
DONNA, ed essere presa con passione, voglio sentirlo vicino e vivere
la nostra intimità di coppia con tranquillità!Non sono affatto brutta,
anzi, ho un sacco di corteggiatori e nel centro commerciale dove
lavoro sono stata eletta la commessa più carina (tanto per farLe
capire). La prego mi aiuti lui è la mia vita. N1981
Gentilissima N1981,
La sessualità non si gioca solo sulla bellezza e sulla capacità di
attrazione fisica, ma su una serie di altri fattori, che riguardano,
fra l'altro, gli interessi personali, l'educazione ricevuta, i
pregiudizi, i condizionamenti, ecc. Probabilmente, come del resto
succede a molti uomini, lui ha della sessualità un'idea che mal si
concilia con un rapporto di stima e di affetto e per questo teme di
lasciarsi andare con lei ad atteggiamenti che non ritiene adeguati al
vostro rapporto. La cosa migliore da fare dunque è quella di parlarne
liberamente, cercando di spiegarsi sul proprio concetto di piacere
sessuale e trovare, se possibile, dei punti in comune.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
DORMO TROPPO
salve , sono una ragazza di 26 anni ....dormo troppo ma questo nn mi
causa problemi riesco a dormire fino a 48 ore di fila se nessuno mi
sveglia e s se sono al buio. Quando mi sveglio sto benissimo ....
sogno sempre ...ed i miei sogni sono quasi reali li ricordo tutti in
genere se mi sveglio con calma .... anche se mi addormento per 15
minuti sogno e ricordo ..... ma nn soffro di sonnolenza anzi quando
sono sveglia sto bene .... ma se decido di dormire lo faccio subito
..... e dormo dormo dormo ..... la mattina nn sento nulla ne sveglie
ne rumori niente ...e questo per me è un problema .... quando mi
sveglio sono abbastanza confusa ma solo per 10 minuti poi mi riprendo
..... di giorno sono molto fiacca mentre la sera sto molto bene ......
nei miei sogni riesco a ricordami ogni dettaglio invento faccie e le
ricordo .....è un po come se vivessi in un altra realta .... puoi
dirmi cosa posso fare per controllare il mio dolce dormir?
Gentilissima,
Può darsi che non sia così (perché a parte che l'ipersonnia, nella sua
lettera lei non racconta altre notizie che la riguardano), ma è più che
probabile che questo suo continuo dormire nasconda una leggera
depressione, una sorta di ritiro interiore, per cui ricava più
soddisfazione dai suoi pensieri e dalle sue fantasie, nonché dalla
riconsiderazione dei ricordi onirici, che dalla vita reale, dalle
relazioni con persone la cui faccia, purtroppo, non si può inventare,
come invece si può fare nei sogni.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
SOLO PER AMORE
Buona sera, sono disperata! Prima di tutto vorrei scusarmi gli
errore grammaticali, perche' sono brasiliana, vivo in Italia da quase
9 anni.,VIVO QUA SOLTANTO PER AMORE. Inizialmente dovevo andare ad
un'altro paese, ma quando lo conosciuto, ci siamo innamorati....e non
ci siamo piu' lasciati. Abbiamo fatto un anno per conoscenza, io a
Londra e lui a Roma, dopo questo meraviglioso anno, lui ha preso un
monolocalino e nostra convivenza e' iniziata benissimo... Tutto
aparentemente bene, anche perche' non sapevo parlare la lingua, avevo
cambiato un'altra cultura, avevo lasciato TUTTO per stare con lui... e
Lui ha lasciato la casa dei suoi. Loro hanno un azieda familiare,
cioe' lui ha sempre lavorato con i suoi, ha sempre mangiato con i
suoi, sin dal primo giorno che sono arrivata. e questa regola non e'
mai stata cambiata. Andiamo d'accordissimo, ma quando ho deciso di
portare mia mamma a passare 20 giorni con me e gli avevo detto che lui
doveva tornare a casa della mamma per questi 20 giorni, abbiamo avuto
la prima grave discussione. Dopo tanto stress, sua mamma ha accettato
che mio marito tornasse a casa per 20 giorni. (Ho dovuto parlare con
mia futura suocera, le ho detto che se non accettasse la mia mamma ,
io tornavo al mio paese, e lui doveva andare li, perche' qui in Italia
non tornavo piu', cosi Lei ha accettato). Dopo 2 anni di convivenza,
abbiamo deciso di sporsarci, E il tempo passava, nostro rapporto (io e
LUI) era perfetto fin quando non metteva sua famiglia in mezzo. Le
discussioni erano sempre basate sulla mia famiglia e la sua familia,
perche' NOI insieme stiamo benissimo. Abbiamo comprato casa, con un
piccolo aiuto dei suoi, E anche in questo dovevo ascoltare sempre i
consigli dalla famiglia, se volevo qualcosa diversa degli altri non
ero ascoltata. Abbiamo avuto nostro figli dopo 1 anno di matrimonio,
li e' stato la prova:nel giorno della dimissione, vengono tutti a
prendermi, marito, suocera, cognata e suocero... sono rimasta
malissimo, perche' anche mia mamma e sorella erano a R. e lui non le
ha nemeno chimate .... Lui doveva andare a prenderci da solo oppure
con tutta la famiglia mia e sua. Quando mia mamma veniva a
R., c'era
sempre da parte della famiglia del mio marito molto stress, invidia,
gelosia con il bam bimo. Non so se mi capisce? Al primo compleanno di
mio figlio, molto stress, anche perche' mia mamma aveva appena
scoperto un nodulo nel seno, eravamo tesi ... abbiamo litigato, sempre
per motivi inutile.... verso fine anno, abbiamo scoperto il cancro di
mia mamma, ho dovuto litigare per poter andare in Brasile, a passare
le feste di capodanno, perche' si spendeva dei soldi. Mia mamma ha
iniziato per un anno il trattamento in Brasile e dopo un anno, ho
dovuto litigare per andare nella sua ultima chemio. A marzo 2009 mia
mamma e mia sorella, sono venute a vivere a R., perche' c'era anche
il mio fratello. Morale, sembra che la presenza di mia mamma li dava
fastidio.... Lui cercava di non farmi stare con lei nei weekend,
dovevo stare con sua famiglia, avevamo finito dal psicologo di coppia,
perche' tornando da un weekend in montagna con la suocera, mio marito
e' entrato in un grosso desequilibrio psicologico, diceva che io ce
l'avevo con sua mamma, lche la odiavo, ecc..itigavamo tutti giorni..
Lui aveva il coraggio di parlare apertamente con mia mamma, che aveva
appena scoperto le metastase, ma non aveva lo stesso coraggio di
parlare con sua mamma, la difendeva sempre, la mettev sempre in alto,
La cosa strana e' che non sappiamo neanche il perche' dello stress.
Siamo andati da un consulente di coppie. Lui mi aggrediva
psicologicamente, cercava di distrarmi dal problema di mia mamma, c'e'
stato un momento che io non sapevo cosa stesse succedendo. (e' troppo
difficile scrivere il tutto). Ho detto un frase tipo, se non smettela,
io mi uccido, basta, lui ha scritto al psicologo di coppi,aquesta
cosa... ed i problemi se tornavano sempre piu' difficile di risolvere.
CMQ, ho fatto alcuni consulenza con una psicologa, solo perche' LUI
mia ha chiesto, perche' diceva che io ero stressata, ma alla fine, io
sapevo che il problema era solo suo, anche se io stavo passando un
problema grosso di saluti di mia mamma. Dopo due mesi, con tutti
quelli stress, di litigio con sua famiglia e con lui mia mamma si e'
spenta novembre di 2009. Questo mese e' un perido molto difficile per
me, perche' non riesco a dimenticare che l'anno scorso il mio marito
mi ha fatto soffrire molto, ha fatto sofrire anche mia mamma, diceva
cose senza pensare, offendeva senza accorgersi .... I problemi
continuano, se io sto zita, va tutto bene se io mi impunto in
qualcosa, basta inizia lo stress... Oggi gli ho detto che se lui non
cambia questo attegiamento, io non ce la faro' stare con lui,
chiedero' la separazione.... anche se lo amo, anche se lui mi ha fatto
soffrire, anche se abbiamo un figlio. Io mi sento sempre in secondo
piano, prima e' sua famiglia di origine dopo viene io e nostro
figlio... sono stanca di tutto, ma sinceramente ho ancora la speranza
che lui cambi, e' possibile??? Mi puo' dare un consiglio cosa dovrei
fare, la pazienza sta' finendo.... grazie mille
Gentilissima,
Quando un rapporto di coppia è così litigioso come quello da lei
descritto, è del tutto inutile che cambi solo uno dei due partners:
devono cambiare tutti e due! Infatti, cambiare per sottomettersi alla
volontà dell'altro, come lei ben sa, non rende felici. Nella vostra
coppia è dunque necessario stabilire delle regole precise su come
comportarsi nei confronti delle rispettive famiglie e decidere insieme
fino a che punto le famiglie debbano sentirsi autorizzate ad invadere,
in vari modi, la vostra privacy. Ciò detto, quando si chiede un aiuto
economico a qualcuno, questo comporta in genere la perdita della
propria libertà di azione nei confronti del proprio benefattore. Se
non si vogliono obblighi o limitazioni, è meglio contentarsi di quello
che si ha, senza chiedere favori ad altri.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
LA LONTANANZA
Salve, buonasera mi chiamo lucia e scrivo per chiedere il consiglio di
un esperto in quanto da 5 anni sono sposata con un uomo di 30 anni con
cui ho una figlia di 6 anni. Purtroppo il mio matrimonio non è stato
mai vissuto anima e corpo perchè mio marito è stato sempre fuori per
lavoro in giro per l' Italia e per l'estero in trasferta mentre io e
nostra figlia stavamo nella nostra città e lui veniva a casa una volta
al mese per pochi giorni. La lontananza ha creato molti problemi tra
di noi, io volevo che lui venisse più spesso perchè avevo bisogno di
lui, lui col passare degli anni mi ha iniziato a chiedere di seguirlo
e di andare sù con lui per trovare una stabilità lavorativa in modo da
poter stare insieme come famiglia, ma tutto questo non è mai avvenuto
perchè lui me lo ha sempre detto ma nella realtà non lo ha mai fatto
perchè nella sua mente ha sempre avuto la convinzione che io non sarei
mai andata ed è rimasto così a lavorare sempre in giro. Passando il
tempo le nostre liti aumentarono perchè il lavoro mi portava ad avere
tante carenze affettive che mi mancavano e per questo mi lamentavo in
continuazione e litigavamo sempre anche le cose più stupide erano
causa di litigi in casa fra di noi, molto spesso sono andata anche con
la bambina da mia madre in modo da poter stare lontani, ma tutto
questo ci ha allontanati sempre di più anche nei rapporti gionalieri,
non eravamo più complici, uniti, affiatati, anche sessualmente molto
lontani, lui è come se avesse una sensazione di schifo nei miei
confronti tant'è che neanche mi guardava in faccia, così ho iniziato
ad amarlo in silenzio senza poterlo e riuscendo a dimostrarglielo. Poi
mi sono ammalata, un brutto linfoma all' addome e tutti i miei
problemi famigliari sono diventati meno importanti, pensavo solo a me
a guarire entravo e uscivo dall'ospedale, sedute di chemioterapia fino
a fare l'autotrapianto, Adesso sono passati circa sei mesi che ho
fatto l'autotrapianto, vado a fare controlli periodici, ma la mia vita
con lui è sempre uguale, io lo amo ma non rieso a essere felice perchè
lui è sempre freddo e distante con me, vuole separarsi definitivamente
e io invece sto ancora con la convinzione di cercare di recuperare un
marito che ormai sicuramente non mi ama più! Abbiamo discusso tanto
gli ho anche detto di provare con una terapia di coppia ma lui non
intende perchè è convinto che riprovarci non servirebbe a nulla perchè
i problemi e la situazione ritornerebbe sempre la stessa. Io lo amo è
ho ancora tanto bisogno di lui!!! Vi chiedo gentilmente di darmi un
consiglio e Vi porgo distinti saluti. Lucia
Cara Lucia,
Quali sono, come dice suo marito, i problemi che renderebbero la
vostra situazione sempre la stessa? Dalla sua lettera mi è difficile
capirlo... Se si riferisce al problema della distanza, credo che in
effetti questo sia un grosso problema, che dovrebbe essere affrontato.
Lui non aveva particolare desiderio di averla accanto, ma a quanto
pare neanche lei, prima di ammalarsi, ha fatto moltissimo per
raggiungerlo dove lavora. Ora ciascuno di voi due ha una propria vita
e propri interessi, non avete più da tempo rapporti sessuali e vi
vedete pochissimo: sappia, cara Lucia, che la terapia di coppia è
utile, ma non è bene illudersi troppo, perché non fa miracoli! Quello
che c'è da capire è: 1. se lei ama davvero suo marito o ha
(comprensibilmente) paura di affrontare una nuova vita completamente
da sola, visti anche i problemi di salute 2) quali sono, come si
diceva all'inizio, questi problemi che secondo suo marito impediscono
il cambiamento e quali potrebbero essere le eventuali soluzioni (se ce
ne sono).
Cari saluti e soprattutto... Stia bene!
Dr. Giuliana Proietti
MARITO
PREOCCUPATO
Gent.ma Dott.sa Proietti, sono a chiederLe aiuto: sono un
marito veramente preoccupato che dopo trent’anni insieme all’unica
donna della sua vita è nello scoramento più totale. Lo scenario è
questo: con mia moglie siamo sposati da 25 anni e fidanzati da altri 5
e abbiamo due bellissime figlie di 17 e 11 anni. Io ho quasi 52 anni e
mia moglie 48. Dopo tanti anni trascorsi senza scossoni particolari,
ma con qualche litigio dovuto alla gestione delle figlie che ci ha
forse un po’ allontanato. Infatti ormai da quasi un anno e mezzo se mi
avvicino a mia moglie anche solo per una carezza la vedo in grande
difficoltà. Si immagini parlare di fare l’amore! La situazione che
percepisco è di imbarazzo e quasi di schifo. Spesso colgo anche un
certo astio quando parla con me. Dopo trent’anni insieme non è certo
una situazione facile. Ho cercato di parlarne con lei, ma ottenendo
poche risposte.Ho pensato anche alla presenza di un “altro”, ma lei
dice che non c’è nessuno, anche se non mi sa spiegare perché usi un
contraccetivo comunque.Mi ha detto solo che prova solo indifferenza
nei miei confronti, che non abbiamo più interessi in comune e cerca di
non parlare di questa ns. situazione. Da qualche mese è in cura presso
un centro specializzato antidepressione, ma per ora con pochi
risultati a parte una leggera apparente tranquillità forse dovuta alla
Paroxetina che le è stata prescritta. Come è anche giusto non mi
racconta molto delle sedute e non so se hanno parlato del ns.
problema. Le parlo sempre con grande calma e dolcezza, ma ormai certe
volte mi sembra di parlare con un’estranea e di essere sempre più
lontano dalla sua vita. Purtroppo non sembra una situazione
recuperabile e questo, per non danneggiare il rapporto con le bimbe,
mi porta spesso a pensare al passo della separazione. Amo sempre mia
moglie, ma questa situazione mi sta lentamente distruggendo.Che mi
consiglia di fare? Cordiali saluti e grazie per l'aiuto e i preziosi
consigli che mi potrà dare. Franco
Gentile Franco,
Lei non è uno spettatore di prima fila nella rappresentazione della
crisi di questo vostro rapporto di coppia: lei è il primo attore, il
protagonista. Inoltre, lei non può non rendersi conto che se una
persona prende antidepressivi e fa psicoterapia è perché sta vivendo
un momento di particolare infelicità, di ansia, di stress...
Altrettanto irragionevole è pensare che una donna possa prendere degli
anticoncezionali se non ha rapporti sessuali. Il consiglio che le
posso dare è dunque quello di cessare questo atteggiamento passivo,
questo chiamarsi fuori dagli eventi che stanno portando il vostro
rapporto alla deriva, e cercare un modo serio e concreto per riaprire
un dialogo costruttivo con sua moglie. Provi a fare lei per primo dei
discorsi, dei gesti significativi di riavvicinamento, per dimostrare
in modo convincente la sua disponibilità al dialogo e al cambiamento,
la sua sensibilità nei confronti delle insoddisfazioni e delle
infelicità di sua moglie. Probabilmente lei si chiederà: ma perché
devo essere proprio io a fare il primo passo? Risposta: perché è lei
che sostiene di amare ancora sua moglie. Se questo è vero, lo
dimostri: invece di pensare alla separazione, provi anzitutto a fare
qualcosa di concreto per salvare questo vostro matrimonio, e lo faccia
nel nome di quell'amore che sente di provare per sua moglie così come,
immagino, per le sue due figlie. Non le sembra che la posta in gioco
sia abbastanza per fare un piccolo sforzo su sé stesso e uscire da
questa apatia in cui si è rifugiato? Consideri anche l'eventualità di
una terapia di coppia.
Con molti auguri.
Dr. Giuliana Proietti
BISOGNO DELLA SUA PRESENZA
Da sette mesi sono stata lasciata dal mio compagno con cui ho un
figlio, dopo che lui ha conosciuto una ragazza di 19 anni. Il nostro
rapporto durava da sei anni e tra alti e bassi, comunque dopo che lui
ha deciso di lasciarmi per stare con quest'altra, per un pò di tempo
abbiamo continuato ad avere rapporti sessuali anche se lui non stava
più con me. So che non è stato inteligente ma non ho saputo dire di no
e anche adesso lo rivvorei nella mia vita più di prima. Una settimana
fa il suo atteggiamento era distaccato e furioso nei miei
confronti e
dopo Pasqua le cose sono cambiate radicalmente ogni volta che ci si
vede è affettuoso e ogni volta che non sono attenta mi guarda fisso e
quando me ne accorgo toglie lo sguardo. Diciamo che non ci sto capendo
più nulla, non capisco il suo atteggiamento e da qualche settimana
faccio dei sogni strani nei quali lui si riavvicina a me iniziando
scrivendomi una lettera. So che forse questo è il mio subcoscio per il
fatto che lo rivoglio con me. E poi altro piccolo particolare fra tre
mesi si sposerà suo fratello e alla cerimonia è stata invitata anche
quella con cui sta adesso, sono confusa e già la sola idea di sapere
che stanno insieme mi da ai nervi, ma vederli anche con occhi potrebbe
essere una catastrofe. Vorrei qualche suggerimento su come devo agire
ora e su come capire il suo atteggiamento ambiguo??? Vorrei anche
capire come poterli far capire che sia io che suo figlio abbiamo
bisogno della sua presenza che per tre anni è stata assente dal
momento che è stato in una comunità per tossicodipendenti per uso di
droghe, dalla quale è uscito da un anno abbondante. Nostro figlio
sente molto la sua mancanza, ma come farlo capire a una persona che
non ha intenzione di crescere e per fuggire ai suoi doveri prima si è
rifugiato nella droga, poi è corso a casa dei suoi genitori e infine
in una storia con una ragazza che ha dodici anni meno di lui. La prego
di volermi aiutare a trovare una soluzione vera per tutto questo.
Grazie per la sua risposta Cordiali saluti
Gentilissima,
Sinceramente mi chiedo se lei sia davvero
innamorata di questa persona, oppure se abbia talmente tanta paura
della vita, tanto da attaccarsi a questo rapporto con le mani e con i
denti, piuttosto che pensare di dover ricominciare tutto da capo...Se
non ho capito male, in sei anni che siete insieme, lui ne ha trascorsi
tre in comunità. Poco più di un anno fa è uscito dalla comunità, ma
non è tornato a casa: è andato dai suoi genitori. Ora, da sette mesi
frequenta una ragazza che ha dodici anni meno di lui... E' sicura che
questa persona meriti le sue attenzioni ed il suo affetto? La mia
sensazione è che il suo atteggiamento di dipendenza da lui e di
eccessivo attaccamento contribuiscano a farlo sentire libero di
scegliere a suo volere della vostra vita, nella piena consapevolezza che
qualcuno a casa lo aspetterà sempre a braccia aperte, qualsiasi cosa
faccia.
Cominci a lanciare messaggi di diverso genere: dimostrando più
autonomia e distacco, potrà non solo provare a costruirsi un futuro
migliore, ma anche creare le condizioni per un effettivo cambiamento e
riavvicinamento del suo compagno.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
QUANTA PAZZIA?
Lei: 46 anni. Sposata con una figlia. Laureata. A tre anni le muore
il padre. A 35 la madre per tumore al seno che viene anche a lei a
quell'età. Sorella spesso in cura per depressioni ecc. Nipote gay.
Genero deceduto da poco tempo. Siamo colleghi di lavoro e cerco di
aiutarla in tutto lavoro affetti soldi. Nasce amore folgorante anche
perchè dopo l'operazione al seno non prova più piacere nei rapporti
col marito reo di non averla supportata durante la malattia. Cerco di
correggere quello che nel carattere la penalizza nei giudizi di
colleghi e capi anche una certa facilità all'amicizia maschile, come
lo dimostra il numero di uomini avuti che lei stessa ammette. A natale
si innamora di un'altro il motivo è la mia gelosia e la gabbia di
consigli in cui l'ho avvolta. Ritento per ricominciare ma mi dice che
lei c'è si ancora, per me,ma che dovrò condividerla con altri. La vedo
su facebook la vedo frequentare altri uomini, sesso compreso. Ma mi
vuole ancora ed anch'io ho bisogno di lei. Ora è innamorata di
un'altro collega più giovane sul quale ho sempre pensato e temuto che
prima o poi sarebbero finiti assieme. Ora fà sesso con lui, con me, ed
almeno con altri due, trà cui un amico di università col quale circa
20 anni fà ebbe una relazione durata prima e dopo i rispettivi
matrimoni. Che fare? E quanta pazzia c'è in questa storia?
Sicuramente è una storia poco allegra, direi
perfino triste: non a caso per spiegarla (e per spiegarsela) lei
ricorre ad un lungo elenco di problemi e di disgrazie che hanno
colpito direttamente o indirettamente questa persona. E' probabile che
un comportamento del genere potrebbe essere una reazione a tutte
queste sfortune, ma chiaramente è difficile poterlo dire, dal momento
che si sa troppo poco della persona in questione. Non so dunque se c'è
della follia in questo comportamento della signora; sicuramente c'è
poca stabilità, poco desiderio di avere un rapporto esclusivo, di tipo
tradizionale... Che fare? Se frequentarla le provoca sensi di gelosia,
questa scelta si rivela decisamente poco felice e poco equilibrata. Se
invece il piacere di avere vicina questa donna supera tutti i suoi
malesseri, continui pure così. Sappia però che in questa storia non
c'è futuro: se lei lo desiderasse, credo dovrebbe investire altrove i
suoi talenti
Cordialmente.
Dr. Giuliana Proietti
IMPOSSIBILE LASCIARSI
Gent.le Dott.ssa Proietti, Le scrivo perchè vorrei avere il parere
di un'esperta in merito alla mia personale situazione. Ho 25 anni e da
qualche mese sto con un uomo che ha 15 anni più di me. All'inizio solo
mail, messaggi e telefonate, quando poi lui mi ha chiesto di uscire
insieme io non ho saputo dire di no e, nonostante uscissi da una
storia lunga e importante con un'altra persona, ho provato sin da
subito un fortissimo interesse per lui fino ad innamorarmene
perdutamente. Sono rimasta affascinata soprattutto dalla sua testa,
dal suo modo di ragionare, dal suo essere sempre presente per me...
riusciamo a parlare di tutto e tra di noi cè un'intesa particolare, ci
capiamo al volo...lui dice di amarmi tantissimo, molto più di quanto
abbia mai amato qualcuno in tutta la sua vita...dice di non aver mai
incontrato nessuna come me...continua a ripetermi che ormai gli sono
entrata dentro e che non smetterà mai di amarmi. Il problema è che io
vorrei di più...io lo sposerei domani e glielo ripeto spesso, per me i
15 anni di differenza non sono un problema, vorrei vivere questa
storia in maniera completa, vorrei farlo conoscere ai miei genitori,
conoscere la sua famiglia, lui invece dice che la differenza d'età è
un ostacolo troppo grande, che quando io avrò la sua età lui ormai non
sarà più in grado di darmi ciò di cui io avrò bisogno, ritiene che io
ora sono convinta di volerlo ma che poi mi pentirò di questa scelta...dice
che la nostra storia è destinata a finire...io lo amo davvero tanto e
mi sento profondamente legata a lui, tanto da desiderare da lui un
figlio...cosa che non mi era mai accaduta prima... Visto che lui si
ostina a ritenere che tra di noi non durerà ho provato a troncare...ma
non ci siamo riusciti...al solo pensiero di stare separati abbiamo
cominciato a piangere entrambi...io non voglio perderlo...ma non
voglio nemmeno continuare a vivere questa storia a metà... Cosa potrei
fare per fargli cambiare idea? Lei, che ovviamente ne sa più di me,
crede che per lui sia davvero solo l'età il problema o che il suo
comportamento sia sintomatico del fatto che non voglia impegnarsi
seriamente? Attendo con ansia una Sua risposta e La ringrazio
anticipatamente. B.
Gentilissima,
Grazie per la fiducia, ma io non credo di saperne più di lei su questa
sua storia... Infatti è difficile generalizzare: non tutti gli uomini
che hanno una relazione con una persona più giovane temono che la loro
storia non durerà e molti sono invece gli uomini che non vogliono
impegnarsi seriamente, a prescindere dall'età della propria partner.
Da quello che leggo, vista anche la partecipazione emotiva di lui, il
condiviso bisogno di vedersi e di stare insieme, tutto lascerebbe
pensare che possa esserci del vero amore, ma proprio per questo, se ci
si rende conto che questa felicità sia un micidiale congegno a
orologeria, si cerca di non cadere nella trappola. Del resto sappiamo
bene che anche quella che sulla carta appare come un'unione perfetta
può poi entrare in crisi a causa degli imprevisti della vita: allo
stesso modo un'unione potenzialmente instabile e precaria potrebbe poi
rivelarsi molto più solida di tante altre...Come si fa a fare
previsioni non azzardate su una storia d'amore? Credo vi sia un unico
modo e che questo sia conoscersi a fondo, frequentarsi, capirsi.
Non credo che una storia sia da considerarsi a metà solo perché non si
fanno figli insieme o non si parla di matrimonio, oppure perché le due
famiglie non si conoscono. In fondo lei frequenta questa persona solo
da qualche mese... Perché tutta questa fretta? Forse lei pensa che
aspettando qualche anno lui diventi troppo vecchio per lei? Se questa
fosse la sua reale preoccupazione, credo che lui non abbia tutti i
torti.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
GESTIRE LA MIA AGGRESSIVITA'
Buon giorno, Mi chiamo Sara sono della provincia di
M. e ho 45 anni, Vorrei trovare una soluzione a un problema che
mi porto dietro da sempre: gestire la mia aggressività. Specifico, che
non è una cosa grave e neanche quotidiana ma sono madre di due
adolescenti e la mia pazienza è spesso messa a dura prova, con
risultati a volte che eccedono, dando un pessimo esempio di come si
dovrebbe reagire alle discussioni anche ai miei figli (nei quali già
intravedo questo lato di me che non sopporto). Non so se potete
aiutarmi ma quello che vorrei, è sapere quali sono le tecniche che
hanno dato i risultati migliori se con l’ipnosi la psicoterapia lo
psicologo l’agopuntura o cos’altro; se esistono gruppi di lavoro o
corsi o professionisti mirati. Vorrei proprio fare qualcosa, so che la
rabbia può avere centinaia di motivazioni che spaziano da
problematiche fisiche a modelli sbagliati nella nostra infanzia, al
voler avere a tutti costi ragione; ma a prescindere dalla motivazione
io vorrei trovare un aiuto concreto, un modo che mi permetta non tanto
di bloccarla ma di gestirla. Grazie anticipatamente Sara
Gentile Sara,
Già il fatto di essersi posta questo problema, significa che lei è
sulla strada della soluzione. Infatti, la maggior parte dei genitori
aggressivi cerca sempre delle giustificazioni per i propri
atteggiamenti (il lavoro, la mancanza di tranquillità, l'ansia, la
depressione, il carattere difficile ecc.). E' vero che tutte queste
sono delle componenti importanti e che i modelli ricevuti
nell'infanzia sono assai influenti nel comportamento di una persona...
Sta di fatto però che ad un certo punto si matura, si diventa persone
autonome e nessuno di noi è un semplice replicante: molti dei nostri
comportamenti non dipendono da condizioni esterne, ma da nostre
specifiche scelte, di cui non vogliamo semplicemente assumerci le
responsabilità. A volte l'aggressività dipende dalla mancanza di
fiducia in sé stessi, dalla difficoltà a trovare argomenti convincenti
e persuasivi, che possano essere usati al posto degli urli e delle
minacce. Altre volte ciò che manca è l'ascolto: se non si ascoltano i
problemi degli altri non li si capisce fino in fondo e dunque è
difficile assumere atteggiamenti comprensivi ed empatici. Le
consiglierei dunque, se le fosse possibile, di parlarne con uno
psicologo, per avere suggerimenti sia sulla gestione dell'ansia e
della rabbia (ad esempio imparare il training autogeno potrebbe farle
molto bene), sia nell'acquisizione di migliori strumenti per la
comunicazione interpersonale (tecniche di mediazione, per evitare i
conflitti, e ascolto attivo), sia nella ricerca di una migliore stima
di sé: chi ha detto che lei, parlando a bassa voce e con tutta calma,
non riesca ad essere ugualmente convincente nei confronti dei suoi
figli?
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
IL BIMBO PICCOLO E LA SUOCERA
PEDANTE
Gentile Dottoressa, vi scrivo perchè vorrei un
consiglio. Circa due anni e mezzo fa ho partorito, dopo nemmeno una
settimana, nemmeno il tempo di riprendermi psicologicamente dal parto
a circa una settimana sono tornata a casa mia che dista 500 km da dove
ho partorito, Vi spiego mi sono sposata e ho cambiato residenza, ma io
tutti i miei parenti e i miei genitori sono rimasti nella città dove
sono nata. Ho cambiato città per seguire l'amore e perchè mio marito
lavora qua e un suo trasferimento nella mia città natale era
impossibile. Come detto alla nascita del mio primo figlio mio marito
ha voluto che io tornassi subito a casa e questo mi ha nuociuto
moltissimo. Il bimbo troppo piccolo, una suocera alquanto pedante che
criticava e mai aiutava solo per gli omogenizzati e i pannolini, ma io
avevo bisogno di un sostegno morale di un appoggio visto che mio
marito lavorava e solo la sera c'era ma era quasi sempre stanco e
crollava sulla sedia e io in questi due anni e mezzo non mi sento
felice, non mi sento adeguata nemmeno nel ruolo di madre avvolte.
Qualche volta mi viene da piangere, sto sempre nervosa e non posso
nemmeno stare con i miei genitori perchè gli vedo due volte all'anno.
Se mio marito invece mi aveva lasciato nella mia città natale almeno
un mese un paio di mesi massimo dopo il parto forse non sarei così
infelice. Devo dire che almeno mi aiuta con il bimbo e la casa. Negli
ultimi tempi mi sento peggio del solito. Cosa mi consiglia di fare
dottoressa? Grazie per un suo consiglio, Cordialmente.
Gentilissima,
Come lei dice giustamente, "forse" non sarebbe stata così infelice, se
suo marito l'avesse lasciata nella sua città natale, ma nessuno ci può
dare la prova contraria. Forse si, forse no: chissà.
Personalmente però credo che suo marito abbia fatto benissimo a
consigliarle di tornare, sin da subito, nella vostra casa e nella
vostra nuova città. Capisco che i suoi affetti e probabilmente sua
madre le manchino molto, ma lei deve vivere dove vive suo marito e
deve crescere questo figlio insieme a lui (non insieme a sua
suocera!).
E' vero che lui lavora e torna stanco, ma sicuramente avrete qualche
momento per vivere la vostra vita in intimità. Se questi momenti non
fossero abbastanza, occorre adoperarsi perché diventino più frequenti.
Quanto a sua suocera, se lei lavora è un aiuto prezioso, anzi
preziosissimo, e dunque in questo caso non va detta una sola parola in
più... Ma se lei non lavora e la sua giornata è già piuttosto vuota,
l'aiuto non richiesto di sua suocera potrebbe essere più un peso che
altro.
Se ha deciso di non lavorare, cerchi almeno di uscire spesso con suo
figlio, lo porti al parco, lo porti in piscina e poi, quando sarà più
grandicello, lo porti a fare sport. In questo modo suo figlio avrà una
vita sociale intensa, che lo aiuterà nella crescita e anche lei potrà
conoscere le altre mamme, con le quali stabilire un rapporto di
amicizia e di frequentazione.
Le consiglierei di trovarsi anche delle occupazioni personali, come
frequentare dei Corsi: dal corso di inglese a quello di pittura, da
quello di ricamo a quello di burraco, veda lei, secondo i suoi gusti.
L'importante è non lasciarsi andare ed evitare di sentirsi inutile.
Anche se dista 500 km dalla sua città natale, la vita non è finita ed
anche nella sua nuova città ci possono essere persone con le quali
potrebbe trovarsi bene. Coraggio, le cerchi ;-)
Cordialmente,
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
BELLISSIME FAMIGLIE E TRADIMENTO
Sono sposata con una bellissima famiglia. Da
quasi un anno frequento, per motivi di lavoro, un uomo della mia
stessa età, anche lui con una bellissima famiglia. Fino a qualche mese
fa i nostri rapporti sono sempre stati abbastanza formali, ma poi
qualcosa è cambiato. Ho cominciato a sentire con lui un legame più
profondo e ho scoperto molte affinità tra di noi. Nonostante abbia un
carattere molto ermetico è come se lo conoscessi da una vita e noto
che anche lui lascia trasparire una certa simpatia e attrazione nei
miei confronti. Mi sento confusa, non riesco a spiegarmi come abbia
potuto succedere. Non so più come comportarmi con lui. Visto che i
nostri rapporti sul lavoro non ci consentono un dialogo vero e proprio
e visto che non oso assolutamente chiedergli di trovarci al di fuori,
gli ho scritto una lettera in cui ho tentato di spiegargli quello che
sento, in cui dichiaro di essere molto felice di questo legame ed
esprimo però le mie paure al riguardo. Ma non so se avrò mai il
coraggio di dargliela, né so se sia giusto. Forse sarebbe meglio non
forzare le cose e lasciare che gli eventi seguano il proprio corso?
Grazie per il Suo aiuto. Utopia
Gentile Utopia,
Credo non le stia succedendo nulla di particolare, né di imprevisto:
frequentare una persona dell'altro sesso, specialmente quando c'è una
certa affinità, porta a provare un naturale interesse verso l'altro/a,
insieme ad una certa curiosità ed attrazione sessuale. La lettera che
lei ha scritto (al di là di tutte le giustificazioni morali e le
razionalizzazioni che lei avrà usato per spiegare a sé stessa e
all'altro il senso profondo di questo messaggio...) probabilmente non
ha altro scopo che quello di far comprendere al collega che lei è
pronta e disponibile a saltare il fosso... Ma lei lo è davvero? La sua
"bellissima" famiglia resterebbe tale anche dopo questa esperienza?
Oppure: è proprio sicura che la sua famiglia sia davvero "bellissima"?
Quanto si sente felice e realizzata lei, all'interno della sua
"bellissima" famiglia? Provi a farsi queste domande e cerchi dentro
di sé una risposta sincera. Nulla infatti, in questo genere di
situazioni, accade realmente per caso: se desidera avere questa
esperienza, abbia il coraggio di confidarlo a sé stessa ed agisca di
conseguenza; se tiene di più alla "bellissima" famiglia, sua e del suo
collega, faccia invece un passo indietro. Gli "eventi" di questo tipo
possono seguire il loro corso, come lei dice, ma possono essere anche
opportunamente "guidati": scrivendo una lettera, così come cambiando
abitudini e frequentazioni. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
IL PUNTO G
sono Rossella, sono una donna felicemente
sposata, mio marito mi ha eposto il desidero di farmi provare
l'orgasmo con la stimolazione del punto G, abbiamo letto qualche
articolo ma senza alcun risultato, lui dice di trovare (verso il
ventre)a circa 6-7 cm un tessuto liscio e duro simile ad una noce, lo
stimola ma io sento dolore, vorrei sapere se è quello il punto G
oppure si tratta di altro, magari una foto ben dettagliata o un
consiglio tecnico,grazie per la risposta
Gentile Rossella,
Il Punto G potrebbe non esistere (come sembra dalle ricerche più
recenti), o comunque potrebbe non essere presente in tutte le donne.
Non tutte le donne, inoltre, provano l'orgasmo vaginale, anzi lo prova
solo una minoranza. Quanto alla domanda specifica, credo che una
visita ginecologica potrà chiarirle ogni dubbio.
Cordialmente,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
3 FIGLI E VITA DI
COPPIA CAMBIATA
salve sono monica di 33 anni ho 3 figli, da 10 mesi
l'ultima,ecco inizia tutto da qui !da quando ho partorito e' cambiata
la mia vita di coppia (da tanto sesso x avere questa bimba tanto
desiderata a ritrovarci da 10 mesi senza far nulla)io in primis sono
cambiata fisicamente e psicologicamente ho messo + di 30 kg e non mi
accetto non riesco nemmeno a guardarmi nuda ,mi sto' rifugiando nel
cibo xche' non mi sento nemmeno desiderata da mio marito lui ecco non
mi cerca proprio io non so' se pensa ad un'altra opppure gli faccio
tanto schifo da non venirmi vicino.lui dice che non penserebbe mai di
tradirmi e mi accusa di essere cambiata .non so' cosa fare aiutatemi
vi prego io l'amo troppo e non voglio perderlo.........
Gentile Monica,
Mi piacerebbe poterle dire che è una cosa normale tutto quello che le
sta succedendo, ma purtroppo so che non è così. Nella coppia vi state
lentamente allontanando e lei, come giustamente osserva, si sta
abbandonando al cibo in quanto si sente insicura del rapporto e cerca
in esso consolazione (peggiorando ulteriormente la situazione). E' un
circolo vizioso dal quale si può sicuramente uscire, ma occorre fare
subito qualcosa di serio e di concreto. Purtroppo via email e da
queste poche righe in cui mi racconta la sua vita è difficile darle
buoni consigli, perché sicuramente la vostra vita familiare, con tre
bambini piccoli, non deve essere né facile, né "leggera". Le
raccomanderei dunque di prendere al più presto un appuntamento con un
terapeuta della coppia, che potrà aiutarvi, prima che le cose fra di
voi precipitino. (10 mesi senza rapporti sono un segnale importante,
da non sottovalutare!).
Cari saluti e molti auguri.
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
MI VORREI
SEPARARE
Gentilissima, Sono una donna e mamma disperata. Mi
vorrei separare, perchè con mio marito, nonostante gli innumerevoli
tentativi che oltretutto nostro figlio ha subito, la situazione non va
proprio ma nel contempo lui che ha 12 anni si oppone in tutti i modi.
Lì per lì sembrava quasi "rassegnato" all'idea che io e suo padre ci
separassimo ma col passare dei giorni, ha cambiato atteggiamento e
dice continuamente che qualora ci separassimo ci odierebbe tutt'e due
nel medesimo modo e che vuole che si stia insieme pur litigando. Mi
tratta male perché, probabilmente vede in me la causa della rottura e
minaccia spesso di scappare di casa e non vuole assolutamente che suo
padre vada via. Ha atteggiamenti nervosi e talvolta aggressivi,
soprattutto nei miei confronti.. Sono oltremodo disperata perchè
soffro moltissimo per me e per lui, di questa situazione ma ciò
nonostante mi rendo conto che io e suo padre non abbiamo speranze e
non credo di dover abbandonare il “progetto”. Come posso affrontare
mio figlio (dal momento che in questo suo padre non mi aiuta affatto,
anzi) e fargli capire, nel modo meno doloroso possibile che è meglio
così? Mi aiuti, La prego. Sono veramente in uno stato pietoso. Spero
possa rispondermi Grazie infinite.
Gentilissima,
Lei non spiega i motivi della conflittualità con suo marito ma, poiché
racconta nella lettera che suo figlio è molto aggressivo nei suoi
confronti, presumo che a volere questa separazione sia soprattutto
lei. Se la decisione della separazione fosse ormai definitivamente
presa e suo marito fosse d'accordo (come sembrerebbe dalla lettera),
sarebbe consigliabile lasciar trascorrere ancora un po' di tempo prima
di attuare il progetto, per cercare di far tornare un po' di armonia
in famiglia (per quanto forzata), nel tentativo di rassicurare vostro
figlio che, comunque vada, sarete sempre i suoi genitori e
continuerete entrambi a volergli molto bene.
Cercate di predisporre le cose in modo che questa separazione sia
civile, senza inutili litigi o violenze verbali, e cercate di far
sentire vostro figlio sempre al centro delle vostre attenzioni e del
vostro affetto. Visto che il matrimonio sembra ormai fallito, è
inutile tentare una terapia di coppia, ma potreste invece intanto
provare a fare qualche seduta di mediazione familiare, per essere
aiutati a preparare la vostra separazione nel modo migliore.
Cominciate a prendere accordi (economici e non) sul futuro e a
ragionare sulle scelte che pensate di fare per il vostro ragazzo, ma
fatelo sempre quando lui non c'è, quando non vi può ascoltare. In sua
presenza sforzatevi di mostrarvi sereni e affettuosi verso di lui. Una
"buona" separazione è il miglior regalo che i genitori possono fare ai
propri figli e vale molto di più del più costoso dei regali.
Auguri per tutto.
Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
AD UN CERTO
PUNTO SI STOPPA
Sono una signora di 40 anni, sposata da 15, con un
fidanzamento di 10 anni e con un figlio di 12. Mio marito ha 10 anni
più di me. Nata e cresciuta in una famiglia dove l'affetto erano alla
base dei nostri rapporti mi sono ritrovata con un uomo che di
affettuoso non aveva proprio niente,neanche quella più elementare. In
più mi ha sempre, da subito, tagliata fuori dalla sua vita
professionale non mettendomi al corrente su niente. Per rendere meglio
l'idea: io tuttora (lui è in artigiano senza stipendio fisso)non ho la
più pallida idea di quanto e se, guadagni e anche questo ha fatto sì
che si alzasse un muro tra noi. Ho sempre provato a ragionare e
sragionare con lui, con non poche difficoltà e solo quando io lo
mettevo alle strette ha avuto atteggiamenti diversi nell’approccio di
coppia. Ma sono durati sempre molto poco. Con gli anni quello che
provavo per lui si è lentamente spento, portandomi a tradirlo di
continuo. Causandomi sensi di colpa verso lui e mio figlio. Ci sono
state rotture drastiche con separazioni (l’ultima a fine 2008) e
riavvicinamenti. A settembre del 2009 ho deciso di riprovare per il
quieto vivere e per far star meglio mio figlio e forse, anche per far
tacere la mia coscienza. Ho provato a ripartire da zero ma è più forte
di me: purtroppo, non provo più quel sentimento che dovrebbe fare da
collante a questo rapporto e oggi mi ritrovo al punto di partenza.
Vorrei la separazione e finalmente una vita più serena anche se sola
con mio figlio. Come faccio ad affrontare di nuovo questa situazione
con mio figlio che non ha colpe se non quella di avere due genitori
squinternati? Consideri che mio figlio non più di 15 giorni fa, mi ha
detto che sarebbe meglio separarsi e che lui stava “meglio” l’anno
scorso quando lo eravamo. Mi chiedo in cosa sto sbagliando ma
soprattutto perchè, ad un certo punto mi “stoppo” e non riesco a
portare a termine la mia decisione. Spero di essere stata
sufficientemente chiara e ringrazio fin d’ora. L.
Gentilissima,
Per vivere in coppia occorre andare entrambi nella stessa direzione.
Dopo che, per anni, ognuno è andato per la sua strada, è difficile che
possa risbocciare magicamente l'amore... Non so per quale motivo lei
"stoppi" la separazione e non riesca a divorziare completamente: non
credo per suo figlio, visto che lui le dice che stava meglio quando
eravate separati; non credo per paura di perdere suo marito, visto che
anche lui, se questa è la vostra situazione di coppia, avrà
sicuramente imparato a fare a meno di lei. Forse quello che le
impedisce di portare a termine la separazione è semplicemente la
paura: separarsi significa ricominciare, cambiare abitudini, assumersi
molte più responsabilità, diminuire il proprio tenore di vita... Forse
lei capisce che, tutto sommato, le conviene lasciare le cose come
stanno. E chissà che, quando il nido sarà vuoto e vostro figlio avrà
preso la sua strada, ritrovarvi insieme non vi faccia piacere...
Glielo auguro, sinceramente.
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
CHATTER
COMPULSIVO
GENTILE DOTT.SSA, spero lei possa venire in mmio aiuto,
quasi 6 aa fa dopo una brutta separazione (mio ex marito perde la
testa per altra donna e mi lascia con 2 bambine sola una delle quali
molto piccola) conosco tramite chat una persona molto dolce che passa
le notti con me a parlare al telefono , parliamo per un mese circa
prima di incontrarci, ci incontriamo e ci frequentiamo quando io sono
sola senza le mie figlie, nasce una storia bella lui molto preso e
presente nella mia vita mi cerca sempre la storia continua dopo un
anno mi chiede di venire a convivere con noi io un po' titubante poi
accetto..... tutto abbastanza bene fatto di alti e bassi della vita
quotidiana dopo due anni di storia si dimentica a casa il telefono e
cosi' io lo prendo e scopro foto di donne sconosciute inviategli via
cell capisco che lui continua a chattare...... si fa mandare foto da
queste donne ma non le incontra mai perchè è sempre a casa mia . la
cosa comincia a sconvolgermi , trovo la chat dove lui incontra persone
mi iscrivo contatta anche me, dice di avere una compagna alla quale
vuole molto bene ma ha bisogno di conoscere altra gente ed eccitarsi e
la sua compagna non glielo permetterebbe mai.....io vado in crisi
crisi di panico etc...lui parte per un mese a casa sua dai suoi come
al solito, ritorna rinnovato pensando a una terapia di coppia andiamo
la terapista dice che è meglio una terapia individuale, lui va 3/4
volte poi non va più.Scopre e-bay le aste on line poi scopre facebook
io scopro che lui chatta anche li' cercando di tessere relazioni
virtuali, gli scopro nelle e mail foto di ragazze straniere scopro che
anche lui invia foto sue.....purtroppo con mio grande sofferenza
prendo la decisione di mandarlo via da casa, cerco di non farmi
trovare per i primi 15 gg poi ci risentiamo ci incontriamo lui mi
chiede di ritornare io temporeggio, nel frattempo muore sua madre
improvvisamente, chiama me, torna dai suoi per un po' mi chiama tutti
i gg mi dichiara amore vuole ritornare con me.......ritorna a casa
Gentilissima,
Occorrerebbe capire perché lui sente il bisogno compulsivo di
conoscere altre persone via chat. Probabilmente è una persona immatura
che non ha avuto molte relazioni nella vita reale e ciò che cerca nel
virtuale non è la possibilità di incontri veri e propri, ma solo un
modo per nutrire le sue fantasie attraverso improbabili "conquiste" .
Direi che dopo una separazione e con due figlie piccole, lei dovrebbe
giustamente aspirare a rendere stabile la sua vita, accanto ad una
persona che meriti la sua fiducia ed abbia senso di responsabilità.
Secondo lei questo signore che lei frequenta è un tipo affidabile?
Cari saluti e buone riflessioni ;-)
Dr.
Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona
VOGLIO
RINASCERE
Buongiorno Dott.ssa Proietti, sono felice del vosro sito
e spero di riuscire a risolvere il problema che mi affligge molto , e
non saprei da che parte cominciare perchè sarebbe molto lunga la mia
storia e cercherò di fare un breve riassunto: allora soffro molto
ansia e attacchi di panico , esco poco soprattutto devo essere in
compagnia del mio compagno o mia mamma ecc... da sola non riesco
andare es. a fare shopping o fare la spesa in un centro commerciale
ecc.. soffro tanto di depressione perchè ho subito e subisco molti
dispiaceri dovuto a un padre padrone violento e ho un hancdicap che
non voglio specificare e mi fa vivere malissimo. Non riesco a essere
felice , sono tanto paranoica per tutto non mi piaccio odio i mei
capelli , il mio fisico ecc. e vado spesso in crisi e mi rovino anche
le giornate e spesso ho rinunciato a uscire e preferisco stare chiusa
in caso al sicuro. Poi anche solo per stendere la roba nel balcone mi
devo truccare e pettinarmi perchè mi vergogno far vedere alla gente di
come sono in acqua sapone, come anche andare a buttare l'immondizia mi
devo vestire diciamo bene se non nn vado , così non è vita sono
distrutta . Sono una ragazza molto intelligente e dentro di me sento
che c è un vulcano che vorrei spaccare il mondo ma mi sento bloccatta
la paura del giudizio della gente, esprimo raramente le mie opinioni
preferisco stare zitta e cosi è ovvio che la gente mi prendeno per
stupida e se ne approfittano, aiuto tanto le persone mentre gli altri
no e spesso risolvo i problemi da sola....ho sempre il terrore che la
gente è arrabbiata con me come esempio al lavoro se vedo che la mia
collega non mi parla subito le chiedo sei arrabbiata con me ? e spesso
mi sento rispondere seccata che può succedere che hanno la luna storta
e io ci rimango male ecc.... Cosa devo fare voglio rinascere , voglio
vivere in maniera libera e serena senza avere le paure e la perfezione
e poi rischio di perdere il mio compagno perchè non è facile starmi
accanto sono pesante . Comunque prima di salutare vorrei risolvere il
problema di aver paura d parlare in mezzo alla gente perchè non ho una
bella voce e cosi parlo pianissimo per evitare che la gente si gira e
seconda cosa vorrei risolvere al piu presto il problema della
sudorazione nelle ascelle e devo sempre comprare roba scura che mentre
adoro i colori pastelli coa devo fare? grazie per l'attenzione e spero
di essere stata abbastanza chiara con affetto A.
Gentilissima A.,
Quanti sono i problemi che vorrebbe risolvere per poter "rinascere"?
Almeno una decina... Ma sicuramente ne avrà dimenticato qualcuno...
Non so cosa possa spingerla a vedere e a sentire i problemi che elenca
(impossibilità di vestire con toni pastello, importanza del trucco per
non farsi vedere acqua e sapone, ecc.) come importanti e capaci di
infliggere sofferenza psicologica: visti dall'esterno essi appaiono
decisamente marginali e di scarsa entità. Andrebbero dunque meglio
spiegati, perché a mio parere questi problemi, apparentemente
superficiali, potrebbero invece essere collegati al suo handicap, del
quale, infatti, lei non desidera parlare. Proiettando all'esterno
(sugli abiti, sul trucco, sui vicini ecc.) il suo problema interiore,
lei riesce probabilmente a placare le sofferenze che le derivano dalla
ferita narcisistica, mai rimarginata, che il suo misterioso handicap
le procura.
Per rinascere, cara A, bisogna guardare in faccia la realtà, per
quanto doloroso questo passaggio possa essere. Per questo però
esistono gli psicoterapeuti, la cui professione è mirata a prestare
aiuto alle persone che, come lei, vivono con sofferenza un periodo di
momentanea difficoltà e si sentono infelici, anche se hanno tutto, o
molto (nel suo caso, almeno questo: un lavoro, un compagno, una mamma
affettuosa, una casa, un buon livello intellettivo...)
Cari saluti e molti auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
TRADITA E
DISPERATA
Buongiorno, sono una donna tradita e disperata. Io e mio
marito siamo stati fidanzati 3 anni e sposati da 4, con un bambino i 2
anni. Mio marito viaggia per lavoro e una o due gioni a settimana
dorme fuori casa, due mesi fa ha assunto una collaboratrice, da subito
ho sentito puzza di bruciato, ma non so perchè era una questione di
pelle di sensazioni. La scorsa settimana è andato via per lavoro,
dicendomi che avrebbe dormito in albergo solo una notte con questa
ragazza, ma io non ci ho creduto e l'ho torturato di telefonate per
tre giorni. Tornato a casa mi ha detto che lui non poteva essere
torturato in quel modo quando lavora..e che se io mi ero comportata
così significava che tra di noi le cose non andavano bene da tempo.
Abbiamo poi parlato molto, da subito ho capito che mi aveva tradito,
anche se non ha ammesso, il giorno dopo siamo partiti per una vacanza
già organizzata durante la quale non ha voluto nemmeno toccarmi con un
dito, ha continuato a chiamarla di nascosto. In vacanza abbiamo
parlato molto di noi del nostro rapporto, ma lui voleva che tornando a
casa di comune accordo comunicassimo che tra di noi non c'era più
sentimento ma solo rapporto di amicizia, peccato che abbiamo avuto
rapporti fino due giorni prima che andassse via con questa per lavoro.
Tornati a casa ho trovato una chat in cui si scrivevano e progettavano
un incontro la sera dopo, ho fatto una scenata ma lui è uscito ed è
andato per 2 ore da questa e la sera dopo è andato con questa in hotel
in un'altra città come da progetto telefonandomi e dicendomi che visto
che è ancora a casa con noi ( dice che deve avere il tempo di trovare
un alloggio) non sarebbe andato a letto con lei( e io ci credo?
figuriamoci) io e mio marito abbiamo un legame molto profondo io mi
sono messa molto in discussione al punto tale che da subito ho cercato
di migliorarmi e di ritornare in forma come quando ci siamo
conosciuti, visto che so che lui da tempo ci teneva . Non so cosa fare
lui dice che vuole andare a vivere fuori casa per capire e che secondo
lui non mi ama più ma il rapporto fra di noi è solo di fratello
sorella e che inviece con questa donna da subito si sono trovati in
sintonia e che gli piace molto scopare con lei. Che cosa faccio ?
abbiamo un bambino di due anni e ho paura che la sua sia solo una
storiella di sesso ed evasione. Mi aiutate? Grazie
Gentilissima,
Oramai che la "frittata" è fatta, non ha altre possibilità che
aspettare che questa storia sfumi, per poi cercare di ricominciare un
rapporto di coppia su nuove basi. Più lei esaspererà questa
condizione, più torturerà suo marito con scenate di gelosia, più lui
si sentirà sicuro del suo amore per lui e gli permetterà di vivere
questa storia senza sensi di colpa (dal momento che ora la "cattiva" è
lei...). Cambi completamente registro: sia dolce, premurosa,
affettuosa, non faccia domande, sia sorridente e si rimetta presto in
forma. E' solo questa la strada che aiuterà suo marito a capire la
differenza fra una moglie con la quale si condivide un rapporto
profondo, oltre che un figlio di pochi anni e una storiella di poco
conto, di sesso occasionale, che lascia il tempo che trova.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
LA RAGAZZA
CON LA VALIGIA
Buonasera, Sono una ragazza che sta vivendo un periodo
critico della propia vita.In realtà questo periodo dura da quando ho
conosciuto il mio attuale compagno. Ci siamo trasferiti per vivere
insieme e cercare lavoro. All'inizio della storia lui era dolce e
passionale,ora fa l'amore per dovere e solo se glielo chiedo io. Si
alza presto e la sera è sempre distrutto.Io lavoro saltuariamente e ho
il terrore di finire i miei risparmi. Prima lavoravo stagionalmente ma
ero abbastanza indipendente.Ora il fatto di non esselo piu'mi rende
insicura e molto triste. Piango spesso e vorrei andar via per
risolvere questa situazione anche se non saprei dove andare. Prima
vivevo dai miei,quando non ero fuori per lavoro,che pero'non possono
aiutarmi avendo grossi problemi economici e personali. Il mio compagno
quando piango mi ignora,guarda la tv o sente la musica.Mi dice che è
stanchissimo e che non puo' darmi retta. Ho lasciato quel poco che
avevo per stare con lui ed a volte mi sento più sola di prima.Non sono
felice e mi manca l'appoggio di una famiglia. Vivo nel ricordo del
passato e penso che tutti gli altri siano più felici di me. Cosa
dovrei fare?Ho paura di perdermi. Grazie. Laura
Gentile Laura,
Lei ha temporaneamente smarrito i suoi obiettivi. Infatti, siete
partiti dal luogo di origine avendo un progetto di coppia, che ora
sembra dissolversi giorno dopo giorno, lasciandola completamente priva
di energie: delusa dal presente, impossibilitata a riagganciarsi al
passato, incapace di guardare al futuro. Credo che il suo percorso di
liberazione da questa angoscia che al momento sta vivendo non potrà
che ripartire dalla conquista di una maggiore sicurezza economica, da
raggiungere attraverso qualsiasi tipo di lavoro (onesto). La stima di
sé e l'energia per affrontare i problemi infatti potranno tornare solo
quando lei si sentirà più sicura di poter contare pienamente su sé
stessa.
Coraggio Laura, non si perderà, ma si dia da fare: piangere fa sentire
meglio, ma non è d'aiuto.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
CONFUSA
cara dottoressa, scrivo perchè sono molto confusa e
consapevole di dover affrontare i miei disagi, le mie attuali
difficoltà. Le chiedo un primo orientamento, un consiglio sul modo
migliore per trovare (cercare?) il mio equilibrio interiore. Ho due
figli 10 femmina 8 maschio, due splendidi bambini. Sono sposata da
undici anni con alti e bassi "fisiologici" nella relazione.I miei
genitori, residenti in altra città, quindi lontani, sono sempre stati
molto molto ansiosi e io non ho mai voluto essere come loro. Le
persone che mi circondano amici, colleghe, conoscenti mi reputano una
persona solare, disponibile, gentile. Faccio molta fatica a mantenere
questo ruolo, vorrei preoccuparmi meno di-quello-che-pensano-gli-altri.
I nostri bambini crescono e sento di avere difficoltà a lasciarli
andare, nonostante la presenza, il sostegno di mio marito e
soprattutto la condivisione dei nostri interventi educativi,
genitoriali... faccio fatica, vorrei tenerli in braccio, stretti a me.
Questo credo sia un nodo forte, anche perchè sono razionalmente
convinta che crescere in autonomia con il giusto sostegno da parte dei
genitori sia un elemento indispensabile per diventare persone, serene,
libere e capaci di ragionare con la propria testa. Mi sento molto
stanca, spesso mi vengono giramenti di testa. Il ciclo mestruale è
sballatissimo (fatta visita ginecologica, sbalzi attribuiti allo
stress, niente di fisiologico). Da qualche settimana il mio riposo
notturno è un incubo! mi addormento subito ma poi mi sveglio durante
la notte oppure faccio sogni brutti di cui non ricordo il contenuto;
la mattina mi sveglio a pezzi.Ho frequentato un ciclo di terapia di
gruppo per smettere di fumare... stava andando bene ma poi la
psicologa mi ha consigliato lexotan e lì ho provato delusione nei
confronti della terapia, volevo farcela da sola volevo sentirmi capace
e invece... fumo ancora, ho vissuto un forte senso di fallimento. Mi
sento inadeguata, faccio fatica ad affrontare tante cose ... attendo
risposta, grazie Anna
Gentilissima,
Dalla sua lettera appare chiaramente questo suo stato di confusione:
tante sono le cose che in questo periodo le creano disagio, anche se
potrebbero avere tutte un'unica causa. Ritengo che una psicoterapia
individuale sia la cosa più indicata al momento per lei, che non deve
"solo" smettere di fumare, ma anche, evidentemente, riconquistare
fiducia in sé stessa e nella possibilità di gestire consapevolmente la
propria vita.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
BELLISSIME
FAMIGLIE E TRADIMENTI
Sono sposata con una bellissima famiglia. Da quasi un
anno frequento, per motivi di lavoro, un uomo della mia stessa età,
anche lui con una bellissima famiglia. Fino a qualche mese fa i nostri
rapporti sono sempre stati abbastanza formali, ma poi qualcosa è
cambiato. Ho cominciato a sentire con lui un legame più profondo e ho
scoperto molte affinità tra di noi. Nonostante abbia un carattere
molto ermetico è come se lo conoscessi da una vita e noto che anche
lui lascia trasparire una certa simpatia e attrazione nei miei
confronti. Mi sento confusa, non riesco a spiegarmi come abbia potuto
succedere. Non so più come comportarmi con lui. Visto che i nostri
rapporti sul lavoro non ci consentono un dialogo vero e proprio e
visto che non oso assolutamente chiedergli di trovarci al di fuori,
gli ho scritto una lettera in cui ho tentato di spiegargli quello che
sento, in cui dichiaro di essere molto felice di questo legame ed
esprimo però le mie paure al riguardo. Ma non so se avrò mai il
coraggio di dargliela, né so se sia giusto. Forse sarebbe meglio non
forzare le cose e lasciare che gli eventi seguano il proprio corso?
Grazie per il Suo aiuto. Utopia
Gentile Utopia,
Credo non le stia succedendo nulla di particolare, né di imprevisto:
frequentare una persona dell'altro sesso, specialmente quando c'è una
certa affinità, porta a provare un naturale interesse verso l'altro/a,
insieme ad una certa curiosità ed attrazione sessuale. La lettera che
lei ha scritto (al di là di tutte le giustificazioni morali e le
razionalizzazioni che lei avrà usato per spiegare a sé stessa e
all'altro il senso profondo di questo messaggio...) probabilmente non
ha altro scopo che quello di far comprendere al collega che lei è
pronta e disponibile a saltare il fosso... Ma lei lo è davvero? La sua
"bellissima" famiglia resterebbe tale anche dopo questa esperienza?
Oppure: è proprio sicura che la sua famiglia sia davvero "bellissima"?
Quanto si sente felice e realizzata lei, all'interno della sua
"bellissima" famiglia? Provi a farsi queste domande e cerchi dentro
di sé una risposta sincera. Nulla infatti, in questo genere di
situazioni, accade realmente per caso: se desidera avere questa
esperienza, abbia il coraggio di confidarlo a sé stessa ed agisca di
conseguenza; se tiene di più alla "bellissima" famiglia, sua e del suo
collega, faccia invece un passo indietro. Gli "eventi" di questo tipo
possono seguire il loro corso, come lei dice, ma possono essere anche
opportunamente "guidati": scrivendo una lettera, così come cambiando
abitudini e frequentazioni. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
TRE ESAMI
DALLA LAUREA
salve dottoressa, sono una ragazza di 29 anni laureanda
in psicologia. ma da un paio di anni mi sono bloccata con gli ultimi 3
esami, rendendomi anche bugiarda con la mia famiglia ( loro pensano
che abbia finito gli esami ed ho problemi con la tesi...) per questo
mi sento molto in colpa, ma ho preferito dire bugie piuttosto che
deluderli.. in questi ultimi anni ho anche iniziato soffrire di
herpes. il fatto che ho notato è che ho interesse nello studiare, ma
quando manca poco tempo alla data d'esame, nn riesco più a
concentrarmi e studio veramente poco, cosicchè non mi presento mai
all'appello e nn riesco a capire come posso fermare questo triste
copione che mi sta dilaniando la vita. io penso che sia scarsa
autostima e poca fiducia in me, volevo sapere se mi poteva dare un
consiglio . grazie p.s. pensavo di iniziare a scrivere un diario pensa
che possa essere utile?
Gentilissima,
Chiaramente lei non desidera laurearsi, perché c'è qualcosa che la
spaventa. Laurearsi significa infatti concludere un ciclo, terminare
il periodo della formazione personale ed entrare finalmente, da
persona adulta, nel mondo del lavoro. Non è possibile comprendere
quali siano le sue reali difficoltà da queste poche righe che mi
scrive, ma andare da uno psicologo per farsi sostenere e motivare in
questo ultimo periodo di fatica universitaria potrebbe essere
un'ottima idea.
Lei ha 29 anni ed è già ampiamente fuori corso: la sua autostima potrà
realmente riconquistarla solo quando riuscirà a staccarsi dalla sua
famiglia e a "volare" da sola, trovandosi un lavoro. L'herpes è
probabilmente una somatizzazione di questo suo stato di ansia e
insoddisfazione. Tenere un diario potrebbe essere utile, soprattutto
quando ci si fissa degli obiettivi ed ogni giorno si scrive cosa si è
fatto per soddisfare gli impegni presi con sé stessi.
A mio parere dovrebbe ricominciare immediatamente a sostenere gli
esami, eventualmente presentandosi all'appello, anche quando non si
sente preparatissima: solo come atto di buona volontà, di fiducia
verso sé stessa. Un'altra cosa.... A volte può venire l'idea di
scrivere un diario "segreto" per farlo in realtà trovare a qualcuno...
Forse ci sono problemi di comunicazione fra lei ed i suoi genitori?
Forse lei non sente di potersi realizzare, dopo la laurea, come i suoi
genitori si aspetterebbero? Se queste fossero le sue difficoltà,
occorrerebbe parlarne, con sincerità. Raccontare menzogne è infatti
una modalità molto infantile di risolvere i problemi, i quali invece,
con le bugie di mezzo, non fanno che aggravarsi ulteriormente.
Coraggio dunque, cara quasi-collega: questo momento di depressione e
di incertezza le sarà molto utile in futuro per capire gli altri,
quando sarà dall'altra parte. Non perda
ulteriore tempo e si liberi al più presto della catena che la lega
all'Università: il mondo può essere difficile, strano, pericoloso, ma
conviene sicuramente affrontarlo se si desidera dare un senso alla
propria esistenza, le pare? ;-)
Cordialmente,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
LEI RUBA?
mi chiamo gianni, ho una relazione con una donna da
circa 1 anno e mezzo, ho 55 anni lei 11 meno, circa 6 mesi fa ho avuto
il sospetto, intuito che lei aveva preso il mio portafogli a mia
insaputa, poi ho controllato il contanti ma non ero sicuro che mi
avesse sottratto del denaro, magari 20 o 50 euro. poi circa 30 giorni
fa dopo una notte di sesso, mentre io ancora dormivo, svegliandomi al
mattino ho sorpreso lei con i miei pantaloni ed il mio portafogli in
cucina, ed aveva sottratto circa 20 euro di cui 5 sono caduti dalla
sua gonna, poi mi sono arrabbiato ed ho cercato di interrompere la
realzione definitivamente con lei, ma dopo in serata ed il giorno dopo
lei mi ha chiesto perdono del suo comportamento, ed io ho lasciato
perdere. Ma adesso l'episodio ed il suo mal modo mi pesa, ho cercato
di incontare altre donne, per finirla con lei. Lei ritiene che sia una
donna non affidabile dopo l'accaduto, e che sia il caso di lasciarla
definitivamente,? Cosa mi consiglia, rimanere con Lei e nel frattempo
cercare un'altra relazione più affidabile? adesso comunque come prima
ci vediamo quasi tutti i giorni e rimane da me a dormire poi al giono
al lavoro, torna dalla mamma, e di solito la sera e la notte torna da
me, cosa mi consiglia? devo lasciarla definitivamente? aspetto con
urgenza il consiglio!
Gentile Sig. Gianni,
Francamente nel suo quesito ci trovo poco di psicologico e dunque le
rispondo come credo le risponderebbe chiunque: provi a mettere i soldi
in un luogo inaccessibile e veda come va... In alternativa, lasci
delle piccole somme in giro per la casa (o nel suo portafogli),
scrivendo nei dettagli il luogo dove li lascia e il relativo importo,
compresi gli spiccioli. Poi faccia un controllo. Credo però di
intuire, visto che ha pensato di porre la domanda ad una psicologa,
che lei stesso non ritenga del tutto infondato il sospetto che una
donna tanto più giovane di lei possa avere qualche altro interesse,
che vada al di là di una notte di sesso... Credo che la cosa migliore
da fare sia affidarsi ad una prova "provata" che smentisca (o
confermi) ogni dubbio.
Cordialmente,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
UN MARITO
PUO' CAPIRE SE UNA MOGLIE HA UN DISTURBO DEL DESIDERIO?
Come si puo' riconoscere in una donna (la propria moglie
di 39 anni) il disturbo del desiderio? Quali sono i sintomi e
comportamenti nel dettaglio a parte ad esempio strategie di copertura
che pero' potrebbero essere anche confusi da "tradimenti" (es. troppe
chat su internet) o in effetti comportamenti attribuibili a me come
partner (sebbene mai esplicitati in 13 anni di matrimonio). Solo ora
confessa di non avere fantasie sessuali, aver sempre avuto poca voglia
perché non gli interessa il sesso e di non essersi mai masturbata,
nemmeno in adolescenza. Pero' siamo andati avanti per 13 anni e due
figli anche se con molta irregolarità e mia masturbazione (che ora gli
ho confessato visto che la situazione é diventata oggetto di litigi e
insostenibile). Lei arriva anche a parlarmi di separazione e ha
cominciato ad accusare me che sono padre troppo "perfetto" 100%
casalingo che si occupa full time di casa e figli e domando a lei,
donna lavoratrice, di essere un po' più madre (con i figli) e moglie
presente. Risultato: lei preferisce il suo lavoro e i suoi amici e
colleghi e io divento collerico con lei anche a causa del mio
testosterone (che forse manca a lei?). Una cosa é certa, mia moglie mi
ha sempre parlato poco..
Una cosa è certa: avete bisogno di una terapia di coppia, prima che le
cose precipitino (e lei non ha sufficienti strumenti per risolvere le
cose da solo, visto che non è estraneo a questa coppia, ma è parte di
quel problema....)
Auguri.
Dr. Giuliana Proietti
LA PENETRAZIONE
Salve. Ho 36 anni, un passato bulimico alle spalle, ma
nel complesso una vita che, pur faticando, migliora di giorno in
giorno. Vorrei chiederle una cosa : dopo aver avuto le normali
esperienze sessuali che dall'adolescenza all'età matura capita di
fare, sono arrivata a un punto in cui mi piace godere con il mio uomo,
con cui ho un legame da più di due anni, in vari modi, tempi, ritmi ma
la penetrazione, avendo comunque constatato che tramite essa non godo,
mi fa sentire usata, anche se sono giunta precedentemente all'orgasmo
per più volte, e quindi tendo a evitarla, dopo averne completamente
sfatato il "mito" e averne ripetutamente parlato con il mio compagno.
Quello che io dico è poichè abbiamo voluto, con i contraccettivi,
"liberarci" del significato più vero della penetrazione come atto
procreativo, perchè continuare imperterriti a darvi compimento quando
da più parti si legge che solo il 7%delle donne gode in tal maniera?
"Avere un essere umano dentro di sè", come ho letto da qualche parte
in riferimento alla gioia suprema per una donna, dovrebbe essere -
caso mai - riferito a un bambino (ma penso che ci siano anche altre
gioie, magari l'adozione, anche più grandi) e non a un adulto. C'è
forse in psicologia un atto di violenza inconscio perpetrato dagli
uomini e subito dalle donne? Mi spiego meglio : cos'è che continua a
portare le donne "clitoridee" ad accettare il patner dentro di sè? Non
è poi così appagante essere penetrati, anche laddove si ami il proprio
compagno..o forse dovrei vedere in questo mio "fastidio" che si è
andato delucidando nel tempo ma che , latente, a parer mio, è sempre
stato dentro di me, la prova del mancato amore per il mio ragazzo? Ho
forse un celato odio per gli uomini? Ultimamente mi è capitato di
leggere frequentemente lettere di donne che lamenteno nella propria
vita sessuale la mancanza di piacere e lettere di uomini, magari
sposati, che lamentano il fatto che le loro mogli non vogliano più
buttarsi denrtro un letto con loro...mi chiedo e le chiedo, non sfiora
minimamente la testa di queste persone il fatto che si rifuta ciò che
non dà piacere? Perchè mai si dovrebbe finire in un letto? Per
tradizione? O per contratto? La ringrazio sin d'ora della pazienza che
avrà voluto mettere nel leggere il mio scritto.
Gentilissima,
Grazie anzitutto di questa lettera che, si sente, esprime pensieri e
riflessioni che sicuramente la accompagnano da tempo. A parte per le
situazioni in cui la coppia intende procreare, la penetrazione oggi,
come lei ben dice, non è affatto un must. Quanto al sentirsi
usata, varrebbe la pena riflettere sul fatto che un tempo le donne si
sentivano "usate" se venivano chieste loro delle prestazioni diverse
dalla penetrazione, che si svolgevano più nei postriboli che con la
propria moglie (intendo dire il sesso orale, il sesso anale ecc.). Con
la moglie l'unico sesso "lecito" era la penetrazione, dal momento che
era l'atto sessuale più casto, in quanto strettamente legato alla vita
riproduttiva e familiare.Oggi molti tabù sono caduti e con la propria
compagna si fa sesso di tutti i tipi, per cui siamo giunti al
paradosso che le donne possano sentirsi oggi usate se si chiede loro
il rapporto sessuale classico, magari nella posizione del
missionario... Come vede, il sentirsi o meno usate dipende più da un
fattore culturale che organico o fisiologico. In ogni caso, sono
d'accordo con lei: non c'è alcun motivo per costringersi a quell'atto,
se esso non è capace di restituire un piacere condiviso. Quanto alla
sua domanda sulle donne "clitoridee", risponderei che esse non
disdegnano la sensazione del pene che si muove dentro di loro, un po'
perché, anche se non le conduce all'orgasmo, si tratta comunque di una
stimolazione molto potente (se sono sufficientemente lubrificate), un
po' perché alcune donne possono sentirsi eccitate nel semplice donarsi
completamente al proprio uomo, anche fosse per il suo esclusivo
piacere. Non è certo questa la normalità, anzi... Però esiste. Nella
nostra società c'è molto individualismo ed egocentrismo: tutti
reclamano il proprio piacere, ma poco fanno per donarlo all'altro/a.
Il discorso vale per la donna, quanto per l'uomo: occorre imparare a
dare di più, per ricevere di più. Se, con il tempo, ci si accorge che,
malgrado gli sforzi sostenuti non si riesce ad ottenere il cambiamento
desiderato, si può riconsiderare il senso della propria unione, magari
passando, prima di buttare al vento anni e anni di convivenza, dal
terapeuta della coppia, o dal sessuologo. Non fanno miracoli, ma il
gioco vale sicuramente la candela...
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
COSA STA
SUCCEDENDO NELLA MIA VITA?
Gentile dottoressa, le scrivo per avere un suo aiuto a
capire ciò che sta succedendo nella mia vita e in quella della mia
famiglia. Ho 50 anni e sono sposato da 21 anni con mia moglie che ne
ha 48 ( ci conosciamo da circa 29 anni). Abbiamo un figlio di 18 anni.
Il nostro rapporto è stato fino a qualche mese fa di quelli molto
tranquilli, senza scossoni e, apparentemente (questo è ciò che
percepivo e-credo- pensassero gli altri ) molto solido. Ad un tratto,
alla fine dello scorso mese di Settembre, tutto è cambiato… E’ bastato
che un giorno facessi notare a mia moglie che mi sembrava che fossimo
un pochino tristi senza capire bene i motivi per cui ciò avvenisse.
Alla mia constatazione seguiva un suo sfogo che per me è stato come
un’onda di piena che mi ha investito e travolto. In pochi attimi e un
discorso nemmeno troppo lungo, tutta la nostra convivenza è stata
ri-analizzata arrivando ad affermare che lei si era annullata a causa
dell’amore provato per me e che io avevo vissuto tutti questi anni
prevaricandola, impedendole di essere se stessa, cercando di chiuderla
all’interno di un recinto, riservando la maggior parte del mio tempo e
delle mie energie al mio lavoro e ai miei libri ( sono un docente
universitario e conduco un’attività di ricerca in campo scientifico).
Dopo i primi attimi di autentico stupore ( era quanto di più lontano
potessi immaginare!) ho realizzato la gravità della cosa ed ho cercato
di capire che cosa si potesse fare. Ho proposto di rivolgerci
immediatamente ad un terapeuta ma, pur non ricevendo un rifiuto netto,
mia moglie mi ha fatto capire che riteneva molto più utile per lei, in
quel momento, riflettere da sola sulla situazione e rimandare questa
decisione. Inutile dire che da quel momento tutta la nostra vita
intima è cambiata: niente più rapporti sessuali, coccole, baci ma solo
qualche raro abbraccio o carezza ( ma solo in privato, in quanto in
pubblico non vuole che le prenda neanche la mano!). E’ trascorso da
allora un periodo di inferno durante il quale si alternavano momenti
drammatici in cui lei piangeva e si disperava ( a suo dire in quanto
in preda al rimorso per la sofferenza che mi stava infliggendo) a
momenti in cui sembrava che potessimo ritrovare un’armonia. Molte
volte mi ha accusato di “non fare niente”, ovvero di non riflettere
sulla nostra situazione ma limitarmi semplicemente ad attendere una
sua decisione che non arrivava. Mi ha ripetuto infinite volte che mi
vuole un bene grandissimo ( e che me ne vorrà sempre) ma che qualcosa
si è rotto che non sente più l’attrazione di pr Come vede, sono
veramente molto confuso e ho grandi difficoltà ad andare avanti in
questa situazione di grandissima incertezza. Dormo poco, cambio
continuamente umore. Ogni tanto, quando la situazione mi appare troppo
degradata perché possa pensare che qualcosa si potrà ricostruire, sono
tentato di raccontare pacatamente a mio figlio la mia versione dei
fatti e uscirmene da quella che mi appare ogni giorno di più una
trappola, ma fino ad ora non ho mai trovato la forza per farlo. In
ogni caso, La ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà
riservare a questo mio sfogo. Distinti saluti Roberto
Gentile Roberto,
Sicuramente questo è un momento di grande confusione, ma è anche un
momento in cui entrambi siete divenuti consapevoli che qualcosa nel
vostro rapporto non va più bene e che c'è bisogno di fare qualcosa per
ristabilire un minimo di serenità. Anzitutto va considerato che state
vivendo un'età di transizione: vostro figlio sta diventando
maggiorenne, il "nido" sta per svuotarsi e le abitudini nel tempo
accumulate sembrano ormai non avere più alcun senso. Infatti, dopo
tanti anni in cui vi siete occupati soprattutto della educazione e
della sana crescita di vostro figlio, ora dovete ritrovarvi come
coppia e questo non sempre è facile, perché ovviamente voi non siete
più i ragazzi di un tempo: la vita vi ha necessariamente cambiato, nel
corpo, nelle conoscenze, nelle esperienze, nelle esigenze. A questo
punto dunque va completamente rinegoziato il vostro modo di stare
insieme, i vostri rispettivi ruoli nella coppia, i compiti nella vita
quotidiana. E' possibile che sua moglie senta davvero tutte le cose
che le ha detto, ma forse la loro portata è stata ingigantita da uno
stato di leggera depressione, che la porta a guardare in modo
pessimistico tutto ciò che la circonda. Avere delle discussioni e dei
litigi è comunque un'espressione di vitalità nella coppia e voi
dovreste prendere questo momento di riflessione come una opportunità
che vi si offre per migliorare il vostro stile di vita ed essere
entrambi più felici, non solo come famiglia, ma anche come coppia. Il
consiglio che sento di darle, a parte quello di rivolgersi ad un
esperto, cosa che peraltro lei ha già preso in considerazione, è
quello di ascoltare le esigenze di sua moglie, di mettersi in
discussione, di mostrarsi disponibile a modificare alcune sue
abitudini, magari chiedendo in cambio altre cose da sua moglie, che la
renderebbero più felice nel rapporto con lei. Cercate di trovare o
ri-trovare degli hobbies da condividere, fatevi dei nuovi amici,
tornate a manifestare attenzione verso le esigenze dell'altro. A
livello personale le consiglierei, come del resto implicitamente le
chiede sua moglie, di uscire dall'apatia in cui sembra precipitato: la
sua casa, la sua famiglia, non sono una trappola, perché lei non è una
vittima inconsapevole di questo sistema, ma un protagonista. Cerchi
dunque di mostrarsi attivo e sereno, evitando, questo si, di tornare
su discorsi poco costruttivi e inconcludenti, che si attorcigliano su
sé stessi, senza produrre cambiamenti. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
SCARICARE LA
COSCIENZA
salve,sono un ragazzo di 35 anni fidanato da 8, da
quando avevo circa 25 anni ho scoperto di avere fantasie sessuali con
uomini e piano piano ho cercato contatti anche fisici in modo soft
,contatti che sono sempre diventati più fraquenti.ogni volta al
termine degli incontri m vergognavo di me stesso e mi promettevo di
non rifarlo più.non ho mai considerato questo mio vizio un tradimento
verso la mia compagna perchè lo consideravo una cosa intima mia che
non poteva sfiorare il mio amore per lei e che nessuno poteva mai
sapere.purtroppo oggi dopo qualche battuta strana di qualche
conoscente ho il sospetto che qualcuno del mio paese sappia qualcosa
ho mi abbia visto in posti"compromettenti" e la cosa mi ha
letteralmente sconvolto mi è caduto il mondo addosso. penso sopratutto
alla mia compagna,alle chiacchere della gente alle mie spalle e ogni
vota che lei mi gurda con occhi innamorati convinta che io sia un vero
uomo la mia coscenza vorrebbe dirgli tutto,perchè non sopporto più il
peso di questo segreto che pensavo tale. cosa devo fare?scaricare la
mia coscenza e farla sare male, e rischiare di perderla oppure
nascondere tutto e lasciare che gli altri possano ridere di lei sue
alle spalle?non se lo merita. sono veramente tormentato e distrutto
.non ho avuto più nessun contatto con uomini ormai da più di 1 anno e
mezzo .la dignità nei miei conronti ormai è a zero ed ho paura del
futuro.
Gentilissimo,
In realtà non vi è molta differenza fra un rapporto hard e uno soft,
tra una penetrazione, o una semplice masturbazione reciproca... Se lei
sente il bisogno di avere questo tipo di rapporti omosessuali non c'è
nulla di male: deve soltanto riconoscerlo e abituarsi a convivere con
questa parte di sé, anche compiendo delle scelte che riguardano la sua
vita.
Se invece si è trattato solo di una parentesi, di una esplorazione più
profonda della sua sessualità ed ha ora deciso di chiudere
definitivamente questa esperienza, non credo che "scaricarsi la
coscienza" con la sua ragazza sia la cosa migliore da fare. In questo
modo infatti rischierebbe di perderla, oltre tutto per un motivo che
ormai appare superato. Se sente il bisogno di parlare di questa cosa
(e credo che lei ne abbia veramente bisogno) può farlo con uno
psicologo: si potrà così aprire completamente e potrà sentirsi sicuro
della sua privacy, appellandosi al segreto professionale (cosa che non
potrà mai chiedere a nessuno dei suoi eventuali confidenti, compresa
la sua attuale ragazza).
E' vero che in amore la sincerità è un valore grandissimo e, quando è
possibile, andrebbe perseguito; vi sono tuttavia delle situazioni in
cui qualche omissis e qualche mezza verità possono rappresentare un
compromesso accettabile per riconquistare l'autostima e continuare a
credere nel futuro. Nessuno del resto è perfetto, ma tutti possono
impegnarsi per migliorare.
Cordialmente,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
PAURA DEL
BUIO
Gentilissima Dottoressa Giuliana, le scrivo per una
consulenza in merito ad una fobia che mi opprime da anni, la paura del
buio!! brevemente io: sono un ragazzo solare, sempre pronto alla
battuta, faccio un lavoro che non mi piace da molti anni (impiegato),
ho una vena artistica molto forte (mi piace costruire, disegnare,
progettare e realizzare ogni singola cosa della mia vita, dai quadri
all'arredamento alle macchine, moto ecc..), non ho alcuna fede
religiosa, non seguo nessuna corrente politica, sono abbastanza
inconcludente e sfaticato, fumo hashish abitualmente, fondamentalmente
timido e riservato. La paura del buio me la porto dietro da tutta la
vita, puntualmente arriva ogni notte prima di andare a dormire. Quando
sono al buio sono "ossessionato" dal fatto che qualcuno (che non c'è)
possa toccarmi o parlarmi e la maggior parte delle volte mi paralizzo,
apro gli occhi e fisso il nulla finchè non crollo esausto. Condivido
il letto con la mia compagna da qualke anno, e questo mi aiuta un po',
ho come un senso di protezione... ma non totale. Ultime due cose: La
mia casa è composta di due stanze (soggiorno e camera da letto) se
dormo in soggiorno avverto molto meno questa paura - forse perchè la
posizione del soggiorno mi consente di tenere "sott'occhio" quasi
tutta la casa mentre dalla camera da letto non vedo niente. Se invece
ci sono ospiti (e quindi dormono nel soggiorno o anche viceversa nel
caso dei genitori/suoceri ai quali cediamo volentieri la nostra
stanza) la paura scompare del tutto, in sintesi più persone ci sono
quando dormo/sono al buio più mi sento tranquillo. Ringraziandola
colgo l'occasione per augurarLe un sereno Natale e un felice anno
nuovo.
Gentilissimo,
La paura del buio è la paura classica dei bambini. Quando è presente
negli adulti, sarebbe necessario cercare di recuperare alcuni ricordi
della propria infanzia, per capire se vi sono stati particolari traumi
che hanno prodotto questa difficoltà. Comprendere le cause del disagio
potrà di per sé esserle di grande aiuto. Per migliorare ulteriormente
la situazione nel presente, dovrebbe desensibilizzarsi gradualmente
alla situazione di oscurità, il che significa imporsi di dormire
sempre in camera da letto, con una luce (che non disturbi la sua
compagna). L'intensità dell'illuminazione dovrebbe essere poi via via
diminuita, fino ad arrivare alla condizione di buio. Un secondo
suggerimento è quello di cercare di fare al buio tutto quello che può
essere fatto (senza correre inutili rischi, ovviamente): mangiare,
ascoltare musica, conversare con altre persone, stare da solo a
pensare a qualcosa di bello che le è capitato, ecc. Associare ricordi
positivi allo stato di oscurità potrà aiutarla a superare la fobia.
L'unica cosa che le raccomando è il tempo: non abbia fretta. Queste
paure si superano solo quando c'è la motivazione, la costanza e
soprattutto la pazienza. Salve.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
UNA COPPIA
ANNOIATA
Sono sposata da 11 anni non ho figli - mio marito e un
uomo buono onesto tranquillo in tutti i sensi! E peggiorato e sempre
stanco annoiato senza entusiasmo non gli va di fare nulla con me. Ho
provato a dirglielo ma dice che è anche colpa mia e che lui e cosi e
non puo farci nulla- Neanche con l'arma del sesso riesco a farmi
notare io lo ignoro e lui mi ingnora ci sarebbe tanto altro ma per ora
va bene cosi. mi sento terribilmente sola eppure vorrei solo un po di
attenzzione e complicità
Gentile Signora,
Non è molto vantaggioso, nella vita, aspettare che siano sempre gli
altri a cambiare... A volte il cambiamento, nel proprio partner, così
come nel proprio ambiente sociale, può essere prodotto da
atteggiamenti diversi, più efficaci nel raggiungere gli obiettivi
desiderati. Infatti, se le cose fra voi sono arrivate a questo punto,
non necessariamente le colpe sono tutte di suo marito... Come lui
dice, anche lei ha sicuramente la sua parte di responsabilità!
Cerchi allora di prendere seriamente in considerazione le motivazioni
di suo marito: perché si comporta così? Cosa gli manca per essere
felice? Cosa si aspetterebbe da lei? Sicuramente molte delle sue
richieste potrebbero essere soddisfatte senza particolari sforzi;
altre potrebbero invece essere accordate in cambio di qualcosa che
venga questa volta a soddisfare le sue aspirazioni, i suoi desideri.
Nella vostra coppia occorre produrre un cambiamento: qualcuno deve
prendersi la responsabilità di cambiare il suo modo di fare, per
influenzare positivamente l'altro. Rimanere uguali a sé stessi,
prendendosi come unica soddisfazione quella di lamentarsi, significa
accettare questo stato di cose come se fosse un destino, una
fatalità... E invece molto possiamo fare, nella vita, per stare
meglio, per essere più felici, anche se, ovviamente, non possiamo
desiderare l'impossibile. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
SOSPETTO
Salve, sono sposata da circa tre anni ed
abbiamo un bambino di due anni; il periodo del fidanzamento è durato
poco, circa nove mesi, durante i quali si è manifestata subito una
certa diffidenza sia da parte mia( avevo avuto una precedente
traumatica esperienza con un tipo che mi aveva nascosto di essere
sposato!Ma prima di allora ero stata fidanzata per 4 anni senza quasi
essere gelosa ) sia da parte di mio marito( anche lui diceva di aver
avuto esperienza negativa poichè aveva scoperto il tradimento della
cognata nei confronti di suo fratello). Nonostante ciò e nonostante
problemi con la sua famiglia, mio marito si era dimostrato una persona
dolce, garbata,gentile,sembrava quasi privo di cattiveria; dopo il
matrimonio, ahimè, le cose sono cambiate in modo radicale: la sua
gelosia nei miei confronti è diventata morbosa, con sospetti ed
umiliazioni di ogni tipo, pur essendogli stata sempre fedele; a ciò si
sono aggiunti comportamenti e modi di fare incredibilmente offensivi e
volgari, parolacce, minacce, urla, litigi per pretesti
banalissimi,insomma, si è manifestata una persona totalmente diversa
da quella che pareva prima del matrimonio, e tutto questo mentre ero
incinta; il bambino è nato prematuro(la sera prima della rottura delle
membrane c'è stata una lite furibonda tra noi), grazie a Dio ora sta
bene ed ha recuperato, ma il rapporto tra noi si è andato deteriorando
sempre più. Da un punto di vista fisico, poichè io desideravo per
scelta di fede avere rapporti dopo il matrimonio,(scelta che ha
condiviso dicendo di non aver avuto rapporti neanche lui),le cose non
sono andate bene poichè io non sono mai riuscita a rilassarmi e lui mi
ha anche incolpato di ciò,rendendo la cosa difficilissima; inoltre i
continui litigi me lo hanno allontanato sempre più cosicchè io non
l'ho più desiderato ed anzi, l'ho respinto ogni volta che si
avvicinava; da qualche mese,però,di colpo ho iniziato a ricollegare
tutta una serie di piccoli eventi strani,( ritardi, cose successe
all'ultimo momento, chiusure nel bagno per tanto tempo e tante altre)
inclusa una improvvisa assenza di gelosia da lui giustificata con la
voglia di andar d'accordo, ed ho iniziato a sospettare che ci sia
un'altra storia, con una persona in particolare,(una collega di
lavoro) poichè più volte me ne ha parlato ostentando un certo
disprezzo e poi l'ho ascoltato al telefono mentre parlava con ella con
un tono veramente molto dolce; alle mie domande mio marito ha reagito
dapprima in modo violento con altrettante urla e parolacce e dicendo
che sono pazza da ricovero, poi, negli ultimi tempi, sta cercando di
controllarsi e di non avere più questi atteggiamenti; io dal canto mio
ho cercato di avvicinarmi anche fisicamente, solo che, dopo essere
stati insieme(ed ero più rilassata) mi si è innescata una candidosi
che mi ha impedito di continuare e mi sono anche insospettita; ora mi
rendo conto che guardo ogni cosa con sospetto Grazie per il suo aiuto
Rossana
Gentilissima Rossana,
Le scelte di fede, seppure rispettabili, non sono sempre le scelte
migliori per quanto riguarda il benessere della coppia. Il rapporto
sessuale infatti non dipende da leggi matematiche e per questo non è
detto che mettendo insieme due persone a caso dentro un letto si possa
sempre creare l'alchimia giusta per una relazione sessuale soddisfacente per entrambi. La
sessualità infatti è una forma di dialogo, dove a parlare sono i
corpi; pù si "dialoga", più ci si capisce e si consolida la coppia.
Prenda questa storia della collega di suo marito come un ottimo
campanello d'allarme, utile per farle comprendere che, se foste andati avanti
con le modalità utilizzate in questi anni, presto vi sareste
ritrovati nell'ufficio di un avvocato. Il consiglio è quello di
cercare di rimettere a posto le cose attraverso una "provvidenziale"
terapia di coppia.
Coraggio, cambiando un po' tutti e due ce la potrete fare. Auguri.
Dr. Giuliana Proietti
HO PAURA
Cara dottoressa, io so che la mia non è una vera è propria domanda
ma uno sfogo! sn abbastanza attenta e meticolosa sul cercare di capire
cosa mi capita intorno a me! mi sento una persona empatica e a volte
vivo dei sentimenti degli altri, mi sento come in un film dove se in
quel preciso momento non piango sn falsa o c'è qualcosa che in me non
va! sn molto confusa approposito delle mie emozioni, l'unica du cui
non riesco ad avere controllo e la PAURA! mi domina, mi possiede e non
mi fa vivere, vado a dormire con il dubbio del domani pensando alle
cose più brutte che poi si avverano perchè sn io a farlo! ho accanto
una famiglia ed un ragazzo stupendi che mi capiscono e mi seguono. sn
rari momenti che la paura mi attanaglia e da cui non vedo una
razionale uscita, essa scompare alcune mattine per non fare ritorno
per messi a volte anni, ma quando ricompare mi consuma, mi lacera
metto in dubbio tutto, dall'affetto per i miei cari all'amore per i
mio fidanzato. AIUTO so che il cosiglio è vivi ogni giorno come se
fosse l'ultimo, il futuro è il tuo presento che è il tuo passato
ma.....HO PAURA
Gentilissima,
Questa volta, vede che succede anche a lei, ha sbagliato la
previsione... Infatti non le dirò affatto "vivi ogni giorno come se
fosse l'ultimo", ma piuttosto: prenda un appuntamento con un
terapeuta, perché lei potrebbe avere bisogno di un aiuto
professionale. Le persone care che le sono intorno infatti le danno
affetto ed attenzione, ma sicuramente non possono avere gli strumenti
necessari per restituirle l'equilibrio che sembra (momentaneamente)
perduto.
Non abbia paura, si fidi di chi potrà aiutarla.
Cari saluti e auguri.
Dr. Giuliana Proietti
MOLTO CONFUSA
Salve, le scrivo perchè sono molto confusa in questo momento. La
storia con il mio ragazzo va avanti da 2 anni ma non sono stati 2 anni
molto felici. Io e lui abbiamo due caratteri molto diversi. Io per
certi versi sono più fragile e insicura, lui invece ha un carattere
decisamente forte e molto critico. Questo può essere dovuto anke alla
differenza di età visto ke abbiamo 8 anni di differenza. Comunque il
problema è ke lui mi critica costantemente per qualsiasi cosa, per
come sono fisicamente(sono un po in sovrappeso), per come mi comporto,
per come cucino e perchè a volte piango troppo quando litighiamo, però
noi litighiamo sempre. Inoltre devo sempre exere io a chiedergli di
fare l'amore e la maggior parte delle volte mi dice anke di no, mi fa
sentire indesiderata e anke se lui dice ke mi ama ed è un bravo
ragazzo, io lo vivo come una sorta di rifuito per il mio aspetto e
così anche se provo a mettermi a dieta ci sono momenti dopo ke abbiamo
litigato ke vado in crisi e invece di moderarmi mangio di più. Ho
provato a parlarne con lui, ma lui dice ke gli va bene così, però io
no riesco a far finta di niente, noi litighiamo quasi tutti i giorni,
perchè lui mi prende in giro, un giorno è arrivato a chiamarmi
pachiderma e non le dico come mi sono sentita, io non sono obesa e
sentirmi apostrofare così. Il bello è ke io prima non ero così, non
permettevo a nessuno di offendermi e mi arrabbiavo a sentire di donne
ke subivano cattiverie dagli uomini, ma quando lui fa così io non
riesc o a reagire, ho paura ke se gli rispondo lui alla fine se ne
vada e io non voglio ke ci lasciamo.La mia autostima in questo momento
è davvero bassa. Per lei c'è qualcosa ke posso fare per stare meglio?
Gentilissima,
Occorrerebbe capire se è lui ad essere veramente maleducato ed
insensibile nei suoi confronti (e in questo caso bisognerebbe anche
chiedersene le ragioni) oppure se è lei che, vivendo un momento di
depressione e di scarsa autostima (succede a tutti prima o poi...)
attribuisce troppa importanza a quello che le viene detto, senza
comprendere che quello di lui è solo un modo goliardico per scherzare
tra di voi. Certo, il fatto che anche i rapporti sessuali siano
infrequenti e lascino a desiderare non depone a favore della seconda
ipotesi. Prenda dunque questo momento difficile come un momento di
riflessione profonda: si sente felice? E' riuscita ad essere quello
che voleva diventare? Quali sono i suoi sogni realizzati e quali
quelli ancora nel cassetto? Ci sono persone intorno a lei che la
potrebbero aiutare? Ha considerato l'ipotesi di fare qualche colloquio
psicologico di sostegno, per uscire più facilmente da questo stato di
confusione ? Venendo alla sua domanda, per stare meglio lei dovrebbe
anzitutto convincersi che, in questa corsa ad ostacoli che è la vita,
si può inciampare e magari anche cadere: l'importante è rialzarsi, più
sicuri e più forti di prima, trovando il coraggio di prendere le
giuste decisioni ed assumendosi la responsabilità delle proprie
scelte.
Cari saluti e auguri.
Dr. Giuliana Proietti
VOMITO FACILE
Salve sono Arianna,credo di essere ammalata,il peggio è che me ne
sono resa conto solo qualche mese fà, guardando un dossier sulla
bulimia e l'anoressia,mi sono rivista in tutto e per tutto, così
tornando in dietro col tempo, ho contato 16 anni di vomito,il peggio è
che per mè non è mai stato un problema,anche perchè so soltanto io
quello che faccio al bagno ,,,,, ma da quando ho fatto caso al mio
atteggiamento ho visto che ancora prima di cominciare a mangiare so
già che me ne libererò presto, il mio stomaco tira, certe volte il
vomito è così sforzato da farmi male esofago e mandibole,il cuore a
duemila, e se non riesco a vomitare tutto per bene ci riprovo fino a
riuscirci ,oggi dopo 16 anni ho capito che ho un problema ,uno in più
a quelli che già ho,ma chiedo aiuto .......!!!!!!grazie p.s vomito
anche 4 volte al giorno in base a ciò che ho mangiato ,in sintesi
tutto ciò che contiene grassi, mangio a tappo così il vomito viene
facile.
Gentilissima,
Francamente non posso pensare che lei sia stata inconsapevole, per 16
anni, di soffrire di un disturbo alimentare. Se ne parla ovunque: sui
giornali, in TV, su Internet, su questo sito... Possibile che lei non
si sia mai imbattuta in simili informazioni? Sinceramente sono più
propensa a pensare che ora, finalmente, lei abbia ri-conosciuto il suo
problema e che questo sia il primo passo per trovarvi una soluzione.
Chiaramente in questo caso avrà bisogno di un aiuto professionale, dal
momento che uscire da un disturbo alimentare è possibile, ma c'è
bisogno di grande impegno e motivazione, soprattutto per la ricerca
delle cause profonde che l'hanno portata ad agire, fin qui, nel modo
che ha descritto. Non di meno dovrebbe essere analizzata questa sua
resistenza, o "disattenzione", che per 16 anni non le ha permesso di
guardare con occhio sereno ed obiettivo la sua realtà.
Non perda dunque altro tempo: cerchi un aiuto professionale per
risolvere al più presto questo suo problema, il quale non la mette
(forse) in pericolo di vita, ma rapina comunque la sua vita e violenta
la sua serenità.
Cari saluti e auguri.
Dr. Giuliana Proietti
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