La psicologia amica 10° anno online

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PAGINA SEI

STARE IN POSTI AFFOLLATI

Mi chiamo sara e le scrivo per un problema che gia da un po mi angoscia non riesco piu a stare in posti affollati come supermercati mercatini ecc. quanto ho un avvenimento inportante come il battesimo di mia figlia mi prende un ansia forte ma la cosa che mi crea piu disagio e il mio sguardo che quando parlo con qualsiasi persona tende ad essere uno sguardo fisso senza espressione.

Cara Sara,
forse questa situazione è solo dovuta ad un periodo di eccessiva stanchezza e stress, forse insorto dopo la nascita di sua figlia. Potrebbe innanzi tutto chiedere un aiuto alle persone che le sono vicine,a suo marito o ai suoi genitori. Queste stesse persone potrebbero sicuramente sostenerla, sia moralmente che psicologicamente in questo periodo. Se poi questo non fosse sufficiente, le consiglio di rivolgersi ad uno specialista ed evitare che il suo diventi un problema più grande e più difficile da superare.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

COME SEDURRE

Buona sera,
mi interessa sapere come corteggiare una ragazza , sono un carattere timido introverso molto razionale , il mio atteggiamento veros le cose e` descritto da Pascal nei Pensieri esprit de geometrie , ho conosciuto in Internet una ragazza che abita in Israele , ci scriviamo in inglese , abbiamo entrambi simpatia per l altro e una forte somiglianza
di carattere , ho avuto modo di vedere che e` molto intelligente . Come e` possibile sedurre , lanciare messaggi emotivi da un razionalista?
grazie , Michele.


Caro Michele,
non credo che il corteggiamento possa essere appreso in un libro o insegnato in due righe. Quello che invece penso è che per sedurre e affascinare è importante rimanere se stessi, senza voler essere chi non si è. Scrivi di essere un timido razionalista, ma ciò non ti ha impedito di stabilire un rapporto di simpatia con una ragazza, che per di più ti assomiglia. Forse quello che l’ha colpita per ora è proprio questa parte del tuo carattere. Quello che ti consiglio è di non concentrarti su cosa devi o non devi fare nel corteggiamento, ma di farti guidare solo dalle tue emozioni.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

L'IMPRESSIONE DI CADERE

Ciao,
Il mio non è proprio un sogno ma una sensazione che si ripete spesso mente dormo.
Ho l'impressione di cadere come se mi mancasse il terreno sotto I piedi e allora sobbalzo e spesso mi sveglio. Accade anche quando non sono completamente addormentata.
C'è una spiegazione?
Grazie mille!
Viviana

Cara Viviana,
stai più che tranquilla poiché quello che ti accade è un meccanismo naturale che avviene ogni qual volta ci si sta per addormentare. E’ il momento in cui il corpo si sta per abbandonare al sonno e tutti i nostri sensi si rilassano; è come se l’organismo staccasse la spina, o si lasciasse letteralmente cadere nel mondo onirico. La sensazione che provi è dunque dovuta ad un fattore fisiologico e non psicologico, in cui il sistema muscolare e vascolare si rilassano completamente e tu avverti questa sensazione di perdita dell’equilibrio. Dormi dunque sonni tranquilli e non preoccuparti!
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

UN MOMENTO DIFFICILE

Mi presento mi chiamo Francesca e ho 22 anni e sto' passando un momento abbastanza difficile della mia vita e diciamo pure per colpa di mio padre e della donna che le sta accanto... mia madre è morta quando avevo 8 anni (è stato allora che ho conosciuto mio padre).
Prima che succedesse la disgrazia io vivevo con mia madre, mia sorella e mio fratello in Svezia (dove sono nata), poi mi sono trasferita qui in Italia (separandomi dal mio fratellino figlio di mia mamma con un uomo svedese) dove viveva mio padre con la sua nuova fidanzata con annessa figlia rompiscatole...
Purtroppo con mio padre ho un pessimo rapporto..non parliamo quasi mai...lui non c'è e quando c'è urla..non mi vuole assolutamente pagare gli studi...(non chiedo tanto solo le tasse universitarie)
e tanto per finire mi ha tolto le chiavi di casa come se io avessi un posto alternativo dove andare quando non mi vuole tra i piedi...(una sera non avevo le chiavi di casa a, avevo litigato con il mio fidanzato e non sapevo proprio come fare....lui era fuori R.) si puo' perdonare un padre cosi'?!!! sicuramente immaginerai la mia situazione che sarà comune a tante ragazze e oltre tutto sto' passando un momento difficile con il mio ragazzo...sento che sto' per entrare in una crisi depressiva...di cui non mi fido molto ho paura che lui mi lasci da un momento all'altro... visto che quello precedente lo ha fatto tranquillamente dopo che gli avevo messo in mano la mia vita.
Per finire l'estate scorsa è morto mio nonno, (padre di A.) fidanzata di mio padre investito da un pirata e logicamente la colpa è stata la mia perchè io ero nello stesso pulmann dal quale lui è sceso prima di essere investito...(come se non mi sentissi abbastanza in colpa....)
Coma mi consigli di comportarmi con il mio ragazzo? lui logicamante dice di amarmi, di volermi sposare di, aiutarmi negli studi..., ma sarà sempre così?!!...sono confusa....a volte penso di tornare in Svezia da mia sorella che si è subito ritrasferita li' non avendo accettato la nuova famiglia di mio padre...
Mi dia lei un consiglio... Francesca

Cara Francesca,
Dalla tua lettera appare evidente che stai vivendo un periodo di grande confusione. Sicuramente non ti aiuta la tua famiglia disgregata, che non riesce ad offrirti un punto di riferimento o dei modelli di comportamento cui poterti ispirare (sono tutti così impegnati e lontani, in tutti i sensi…).In questa situazione è del tutto comprensibile che tu viva con una certa ansia il rapporto con il tuo ragazzo, specialmente dopo un’esperienza negativa.
Credo che la migliore cosa da fare sia impegnarsi nello studio (magari trovandoti un lavoretto per pagarti le tasse universitarie), al fine di poterti rendere al più presto indipendente dalla tua famiglia e costruirti un mondo che, come dice la pubblicità, giri veramente ‘intorno a te’. Finora infatti tu ti sei lasciata guidare dalla vita e dalle persone che ti sono intorno, ma nessuno ha potuto offrirti ciò di cui hai veramente bisogno. Cerca di evitare di dare troppe responsabilità al tuo ragazzo e vivi questa esperienza giorno per giorno, senza farti eccessive aspettative sul futuro: lavora su te stessa, renditi forte, cerca di vivere senza dover dipendere da qualcuno o contare sull’aiuto di qualcun altro. Considera poi che questo momento passerà: non può piovere per sempre!
Un saluto.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LEI SI FA DEL MALE

Sono un ragazzo di 32 anni e sto insieme ad una ragazza di 30. Siamo insieme da 6 mesi e, anche se sapevo qualcosa, solo oggi ho scoperto tutto il suo "inferno". Premetto che è' la seconda di due sorelle ed i suoi avrebbero voluto che fosse un maschio, infatti, pur essendo lei molto femminile, è stata tirata su come un uomo. Questo l'ha fatto tanto soffrire! Per anoressia è stata 8 mesi in clinica la quale secondo me le ha fatto ancora più male. Durante il suo matrimonio, durato 5 anni circa, il marito la picchiava ogni giorno per motivi futili e lei pensava che avesse ragione a farlo. Da quando è insieme a me ho assistito a due crisi ed in totale mi ha detto di averne avute quattro. Durante le crisi piange, grida, si fa del male (sbatte la testa o altro) e cambia tono di voce comportandosi duramente con me e con lei. Prende molti farmaci analgesici (Aulin, Synflex), ha i denti che le fanno male (alcuni si sono spezzati) ed ha parecchi problemi fisici a causa delle botte prese dal marito. Oltre questo mi ha confessato che da 2 anni e mezzo circa si fa del male quasi ogni giorno provocandosi il vomito, non per buttare fuori quello che ho mangiato, ma solo per farsi del male. Se non vede uscire sangue dalla bocca non si ferma! Lo fa per punirsi di qualcosa che pensa di aver fatto, anche dopo una litigata con il padre. Durante le crisi poi lo fa più volte durante il giorno (anche 4 o 5) ed "esce" fuori un'altra Luisa, una Luisa cattiva con se e con gli altri, ma poi non ricorda assolutamente nulla! Il male l'ha imparato a farselo in clinica vedendo un'altra ragazza farlo! Ne vuole uscire, ma non andrà mai più in clinica, dice che piuttosto  si lascerebbe morire o si suiciderebbe ed io ci credo! Ha tentato già due volte (prima di conoscermi) di togliersi la vita. In clinica e gli psichiatri non hanno mai scoperto del male che si faceva, hanno detto di aver riscontrato una doppia personalità e l'hanno curata per l'anoressia. Quando non è in crisi è una ragazza splendida, dolce, buona  e generosa, attenta ad ogni piccola cosa. Datemi un consiglio, cosa posso fare? Lei dice che ha solo bisogno di stare tranquilla e di andare via da casa...dal padre. Grazie – Giovanni

Caro Giovanni,
Il caso della sua ragazza mi sembra piuttosto serio, per cui le consiglierei senz’altro di farla rivolgere ad uno specialista, che possa curarla con una terapia integrata di farmaci e psicoterapia. Infatti, la prima cosa da fare è prevenire una eventuale condotta suicidaria e poi evitare che si faccia ancora del male, nel corpo e nell'anima. Il problema comunque non è semplice e l’unica cosa che lei può fare per aiutare questa ragazza è spingerla a curarsi.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SE NE E' ANDATO

io ho 38 anni, lui 39, siamo stati sposati 8 anni, di cui circa sei come amici o fratelli (in bianco) e lui mi e' sempre stato vicino con la speranza che un giorno le cose tornassero ad essere come all'inizio. La sua speranza era anche la mia, ma non ho trovato lo stimolo per curare la depressione (causa lutti precedenti non ben elaborati e il suo malsano rapporto con la famiglia d'origine - lui e' genitore e non figlio e li supporta economicamente) che piano piano mi ha spinto verso l'anaffettivita' e l'apatia. Lui non ha avuto il figlio e la famiglia che desiderava, non si e' sentito amato. Tre mesi fa se n'e' andato, tra le lacrime e le sofferenze per un rapporto che cosi' non poteva andare avanti, ma con l'affetto infinito che ancora ci lega. Se n'e' andato dicendo che forse, un giorno, le nostre strade s'incroceranno di nuovo, ma che alla soglia dei 40 anni non puo' rinunciare a cercare la felicita' ed il suo sogno di avere un amore ed una famiglia ed intanto io resto per lui la donna migliore del mondo, mi scrive mail e manda sms in cui mi dice che ci vorremo bene per sempre. Tra qualche mese avremo l'udienza per la separazione ma, dice lui, prima del divorzio si puo' annullare in ogni momento. Cosa prova per me? Un bene infinito, una stima enorme, ma il suo cuore e' gelato e sente di non amarmi piu'. Cosa provo io per lui? Un innamoramento folle, la voglia di essere insieme in ogni momento, la voglia di restituirgli tutto l'amore che in questi anni lui mi ha donato: glielo scrivo, glielo dico, ma l'effetto e' sempre lo stesso, lui mi dice che non vuole tornare indietro e che io devo farmi una vita per che' non posso vivere illudendomi che tra noi possa ricominciare... Io credo che il suo cuore non sia morto ma solo ferito, ma la mia insistenza non ha forse l'effetto del sale su di una ferita?
Grazie
Daniela

Cara Daniela,
Ma, prima di arrivare alla separazione, visto che c'è tutto questo affetto e questa stima che vi legano, avete provato a fare una terapia di coppia? E' evidente che il suo quasi-ex è arrivato ad una difficile quanto inevitabile decisione, dal momento che lei, pur amandolo, non è riuscita a cambiarsi per soddisfare i desideri ed i bisogni di lui. Il sesso in una coppia non è un optional, quindi temo che lei abbia molto sottovalutato il problema. Penso però che il gesto di suo marito valga più come un ultimatum che come una sentenza: colga l'attimo e provi a riprenderselo, cercando di essere più comprensiva e meno centrata su sé stessa. Non credo abbia ulteriori chances, per cui corra subito ai ripari, anche facendosi aiutare da un terapeuta. Non credo infatti che le potrebbe capitare in futuro un partner migliore di lui.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PSICOTERAPIE

Ho 37 anni e sono in terapia analitico-comportamentale da 5 anni.da 10 soffro di depressione la quale con l'andare del tempo si è trasformata in disturbo ossessivo con attacchi di panico o ansia generalizzata. Purtroppo la psicoterapia comportamentale non funziona ma a me sembra che anche quella analitica abbia dato risultati assai scadenti. Sono depresso nevrotico perché mi prendono mille paure e continuo,ossessivamente,a crearmi situazioni angoscianti. Volevo sapere,vista la cronicità del caso,quale,secondo voi,potrebbe essere una terapia farmacologica nel mio caso così da proporla eventualmente al mio psicoterapeuta.grazie. Distinti saluti
M.

Caro M.,
E' mia convinzione che, nel valutare un trattamento psicoterapeutico, sia meglio ragionare in termini di 'terapeuti' anziché di 'psicoterapie'. Il 'fattore umano' insomma, conta molto più della tecnica. Se lei trovasse uno/una psicoterapeuta veramente capace di ispirarle fiducia e con lui/lei riuscisse a stabilire una buona alleanza terapeutica ed un soddisfacente rapporto empatico... Le tecniche psicoterapeutiche utilizzate sarebbero veramente di secondaria importanza. Quanto alla terapia farmacologica, può essere necessaria, ma non indispensabile ed in ogni caso le consiglierei di rivolgersi al suo medico.
Cordiali saluti:
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

ALCOLISMO

Io lavoro nell'ambito dello spettacolo, e mi e' capitato circa 4 anni fa di notare tra il pubblico dell'hotel dove tenevo le mie prestazioni artistiche una ragazza stupenda, la quale all'epoca era fidanzata e siamo riusciti a fare solo conoscenza. Passati due anni dove regolarmente la vedevo per le sue vacanze, ci incontriamo alla sera di fine anno 2001 un saluto e poi quattro chiacchiere ...( lei si e lasciata col suo fidanzato e guarda caso anche io dopo 12 anni.)Premetto che io ho 34 anni e lei 24. Scoppia la scintilla e ci mettiamo insieme..Lei e' straniera e io italianissimo..Torna a casa sua e in seguito a distanza di un mese la vado a trovare..il nostro rapporto incomincia a prendere forma..Lei vuole una storia seria matrimonio bimbi ecc...... io pure!!Andiamo avanti fino a luglio 2002 quando la nostra decisione e' di vivere un po' da me e un po' da lei.. Entrambi possediamo la casa donataci dai genitori,iniziamo con lo stare a casa mia i primi quattro mesi e scopro che lei e' gelosissima, non posso piu' ricevere telefonate da amici genitori fratelli che immediatamente scoppiano polemiche:le sue domande sono sempre le stesse Cosa vogliono? cosa cercano da noi? io cerco di rassicurarla spiegando che non c'e' niente di male...MA questo non basta, anche il mio rapporto con i miei genitori e' compromesso,vuole che li vedo solo in sua presenza,e poi polemizza tutto quello che fanno,mi giudica un immaturo perché ancora li frequento troppo,quando lei a casa sua praticamente vive con i suoi genitori,e ha sempre amici in casa..Vabbe' fino a qui' forse mi sono spiegato..Ma c'e' una cosa molto piu' importante i suoi vizi fuma e beve in maniera esagerata credo sia sulle 25 al giorno e sicuramente raddoppiano durante lo stress, e poi incomincia a bere alcolici appena qualche cosa non va come lei dice.Tutta la colpa dei suoi vizi esagerati me la fa pesare su di me dicendo che non la faccio vivere bene!! e che smetterebbe se io le dessi quello che vuole..Ma i suoi vizi ci sono anche durante le serate normali!! Sinceramente tende sempre ad ubriacarsi e io ci sto malissimo perche' penso alla sua salute.. Conclusione:Io sicuramente credo di amarla,gli do tutto, quando beve che e a volte diventa violenta cerco di calmarla non alzo mai la voce mantengo sempre la calma..E' vero mi arrabbio con me stesso ma poi finisco sempre per scusarla,forse questa mia pazienza e' data dal fatto che lei mi piace tantissimo e la vorrei sempre con me senza mai perderla,ma non mi rendo conto del sacrificio.LA vorrei lasciare mandare a casa sua perché a mio avviso credo che sia un problema un po' importante che io non riesco a gestire ma mi dispiace troppo,allora finisco sempre con il tirare avanti. Chiedo consigli ad amici cari ai miei genitori raccontando ovviamente ciò che si può raccontare e malgrado tutto mi dicono di lasciarla..Lei ovviamente dice di amarmi tantissimo e che lei per me ha cambiato la lingua il lavoro paese e lasciato la sua famiglia...Le chiedo Dottoressa cosa posso fare?? e ancora...c'e' probabilità che possa insorgere alcolismo col tempo?? grazie
Benj

Caro Benj;
Credo che, se lei già si ubriaca quasi tutti i giorni, il problema dell'alcolismo non rappresenti un pericolo per il futuro, ma riguardi già il vostro presente. Sono rimasta colpita dal fatto che la motivazione che la spinge a non lasciarla è : 'mi piace tantissimo e la vorrei sempre con me senza mai perderla'. Insomma, parla della sua relazione con questa ragazza piena di problemi, con la quale peraltro vorrebbe costruire una famiglia, quasi come un ragazzino alle prese col suo giocattolo preferito, che è si un po' rotto, e che fa anche un po' male quando ci si gioca, ma che è così bello, stupendo... Insomma, mettendo insieme questa sensazione ed il fatto che la sua ragazza le impedisce di vedere i suoi genitori, se non in sua presenza, perché teme che la influenzino, mi chiedo se lei sia veramente maturo per stabilire un serio rapporto di coppia e se sia in grado di interagire alla pari con la sua compagna, attuando comportamenti autonomi e consapevoli...
Non sarebbe meglio aspettare ancora un po' prima di fare le cose sul serio?
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

COME AIUTARLO

Il mio ragazzo ha 31 anni e dieci anni fa ha avuto la prima crisi di panico finendo all'ospedale per continuo vomito. Ha avuto diverse consulenze ma nulla. Adesso a causa di un problema di coppia che è scaturito: bugie da parte mia, lui ha una paura spasmodica che io cospiri contro di lui, che tutti ridano alle sue spalle, che io l'ho tradito provando immenso piacere, che continuo ad ingannarlo.Si è creato delle paure che trasforma in realtà, credendole vere e vedendo tutto ciò che accade nel modo per dare conferma alle sue paure. Nelle crisi non vuole essere toccato da me mi insulta e mi respinge, io gli parlo e lui un pò si calma... non so cosa fare, sono un'assistente sociale ma non ho i mezzi per aiutarlo, come posso fare? Lui vorrebbe stare solo, cioè senza di me, ma a volte non vuole lasciarmi, e io vivo questi suoi momenti come accettazione e rifiuto continuo, che cambia da un momento all'altro. Per favore mi dia un consiglio!!Asia


Cara Asia,
più che di una semplice consulenza, credo che il suo ragazzo abbia bisogno di iniziare una vera e propria psicoterapia in modo da trovare lo spazio più adeguato in cui parlare delle sue paure e delle sue difficoltà. Ciò che può fare lei, da parte sua, è di continuare a stargli vicino e dimostrargli così il suo affetto, ma eviti di fare l'assistente sociale con lui, perché è controproducente, sia per lei che per il vostro rapporto di coppia. Cerchi, inoltre, di non farsi trascinare dalle paure del suo ragazzo e di non mentire per difendersi da esse. È importante che lei riesca ad essere il più serena possibile nel suo rapporto con lui e cercare di non cadere nella trappola delle sue paranoie.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona

NON RIESCO A CAMBIARE

Sono un ragazzo di trentaquattro anni e soffro di disturbi psicologici e caratteriali sin dall’infanzia, periodo per me molto brutto a causa del rapporto tra i miei genitori, e credo che l’origine dei miei disturbi sia stata proprio questo. I miei genitori si sono sposati abbastanza tardi, mio padre 40 e mia madre 36, e si sono separati dopo otto anni di litigi e violenze. Credo che anche mio padre soffrisse ( è morto tre anni fa) di disturbi psicologici, ma non lo ha mai voluto ammettere e non ha mai consultato nessuno, dico così perché ricordo il suo comportamento irascibile, violento ed associale, credeva che tutto il mondo l’avesse con lui. Ricordo perfettamente gli episodi di violenza nei confronti di mia madre già da quando avevo circa tre o quattro anni, quando cioè un bambino incomincia a rendersi conto di cosa succeda intorno a lui; potrei disegnarne le scene e raccontarne i dialoghi, ci penso spesso tutt’oggi e la cosa mi fa molto soffrire, nutro dei sentimenti di rabbia e di vendetta nei confronti di mio papà anche se non c’è più. Ho un fratello che è tre anni più giovane di me, il quale ha risentito molto meno di questi episodi, anche lui si adira facilmente, ma ciò non gli permette di non vivere serenamente, si è sposato ed è abbastanza felice. Ricordo che già quando avevo cinque o sei anni avevo qualche problema, non dimenticherò mai le parole del medico di famiglia in occasione di una visita, mi guardò e mi disse un po’ scherzosamente: “E tu, hai smesso d’essere nervoso?”.Penso spesso a queste parole con rabbia in quanto ritengo che all’epoca qualcuno avrebbe dovuto far qualcosa, adesso credo che sia un po’ tardi. Ricordo che i miei rapporti con gli altri bambini non erano proprio bellissimi; con mio fratello, con i cugini quando ci si vedeva e a scuola con i compagni trovavo sempre l’occasione per attaccare briga. L’adolescenza è trascorsa quasi allo stesso modo, ma io non ci davo peso più di tanto, ma dall’età di ventuno anni quando ho iniziato ad avere la prima fidanzata, mi sono reso conto che il mio comportamento doveva necessariamente essere corretto, e così ho provato a consultare sia psichiatri sia psicologi, ma non ho risolto nulla. La prima relazione sentimentale importante l’ho appunto avuta all’età di ventuno anni e la ragazza che stava con me era perfettamente a conoscenza dei problemi che mi affliggevano in quanto mi voleva bene ed era direttamente interessata dai miei comportamenti bellicosi. Dopo due ho tre mesi che avevamo iniziato a frequentarci, ho iniziato a manifestare forti sentimenti di gelosia, tanto che quando lei non c’era la mia immaginazione partiva a razzo irrefrenabile ed ero molto ansioso, quando invece lei era con me ero sempre nervoso, e la convivenza era veramente impossibile, anche se a lei raccontavo tutto ciò che pensavo. Dopo cinque anni questa ragazza si è innamorata di un altro ragazzo e mi ha lasciato; per me è stato come l’esplosione di una bomba, primo perché l’ho persa e poi perché mi ha tradito, è stata per un periodo con due ragazzi differenti. Dopo questa esperienza sentimentale ne ho avuto altre, ma il racconto è sempre lo stesso, un brevissimo periodo tranquillo e poi l’inizio delle manifestazioni di gelosia e d’intolleranza. Infatti, quando questa ragazza mi lasciò decisi di iscrivermi alle scuole serali per distogliere i pensieri da lei e per prendere il diploma, cosa che ho fatto dopo cinque anni di studi consecutivi. Durante l’ultimo anno di scuola conobbi una nuova compagna di classe, a lei mancava solo l’ultimo anno, e decisi di iniziare a frequentarla, anche se sapevo che avrei avuto qualche difficoltà, lei è più giovane di me di nove anni. Anche in questo caso gli eventi si sono ripetuti quasi come i precedenti, un periodo tranquillo e poi l’inizio dei problemi, fino all’abbandono. Devo confessare che ho sempre cercato di mollare io per prima, dichiarando alle mie compagne che per me era molto difficile in quanto soffrivo molto, ma credo che non l’abbia voluto mai fino in fondo; le lasciavo sperando in fondo che l’indomani mi chiamassero, ma a forza di giocare in questo modo venivo sempre lasciato, soffrendo ancor di più. Anche a questa ragazza dichiarai i miei problemi ed anche con lei decisi di fare qualcosa, ma non è successo niente. Ho provato con gli psicologi, con il reiki, con chi si spacciava per veggente o medium e con altre cose ma mi sono reso conto che non serviva a niente, spendevo milioni inutilmente. Un mese fa decisi di abbandonare la terapia psicanalitica iniziata all’inizio dell’anno scorso in quanto mi rendevo conto che stavo spendendo svariati milioni e non si vedeva neanche un briciolo di miglioramento. Con questo psicologo ha provato con il training autogeno, ma disse che era molto difficile perché ho molte resistenze, come se mi fossi costruito una corazza. Due settimane fa mi ha chiamato la ragazza con cui sono stato ultimamente, quella più giovane, per sapere come stavo,e dopo avermi detto che stava molto bene e aveva dimenticato abbastanza bene, mi ha augurato belle cose; ho iniziato a sentire un fortissima rabbia e gelosia dilaniante. Oggi mi rendo conto che la mia vita mi è veramente pesante e penso molto spesso al suicidio, anche tutti i giorni, anche se non ne ho mai avuto il coraggio. Scappo da tutto e da tutti e sono sempre costantemente arrabbiato, mi comporto come un bambino e non riesco a cambiare. Ho pensato ad un problema ereditario nascosto, ma i medici lo hanno sempre escluso, ho pensato a destino carmico, ma non so più cosa fare. Ho provato a chiedere se con l’ipnosi si potesse risolvere qualcosa, ma tutti gli psicologi a cui mi sono rivolto non hanno mai provato e lo hanno sempre escluso. Chiedo allora a voi, con le lacrime agli occhi un piccolo aiuto.
Carlo 

Caro Carlo,
dalla tua lettera mi sembri più che mai convinto che non puoi fare più niente per migliorare la tua situazione e che avendole provate tutte, ormai, non resta che rassegnarti. Eppure ti posso assicurare che non sei un caso disperato, anzi. Sei giunto ad un punto in cui credi che, poiché la tua infanzia è stata difficile, tu sia destinato a vivere una vita piena di dolore e di difficoltà, hai pensato anche ad un eventuale problema ereditario che confermi l’impossibilità di cambiare. Forse questa tua predisposizione a credere che tutto sia ormai scontato non fa altro che condurti a effettuare scelte e comportamenti che poi confermano questa tua convinzione. Tutto è partito da quella 'etichetta' di bambino nervoso che ti ha affibbiato il tuo medico di famiglia: ti ha tanto colpito che ti sei lasciato condizionare da essa e ti comporti come se il tuo destino fosse segnato. Non è così: ciascuno di noi può cambiare il senso della propria esistenza in qualsiasi momento : deve solo scattare una molla, quella della motivazione. Evidentemente niente di quello che hai fatto finora per te è stato così forte da spingerti a cambiare. Nel leggere la tua storia però ho avuto subito un dubbio: non sono sicura che tu voglia veramente cambiare ; secondo me a questo punto cambiare comportamento (diventare un 'buono' per intenderci) ti mette paura e pertanto preferisci nasconderti dietro questa maschera da duro che ti sei costruita. Pensaci.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona

UNA RECONDITA VOCINA

Salve dottoressa proietti ,ho casualmente trovato il suo indirizzo e-mail ricercando nel motore di ricerca la parola ottimismo.....si infatti ....!!!!io mi chiamo Giancarlo e sono un trentenne di R. nonostante l'eta',in cui la maggiorparte dei giovani solitamente vive una vita quasi spensierata,io non so per quale motivo da tre o quattro anni a questa parte sto vivendo una situazione di pessimismo e di mancanza totale di stima nei miei confronti che mi sta rovinando la vita..........e non esagero!!!!!.....io non riesco sinceramente a comprenderne il motivo ......vedo tutto quello che e' intorno a me come una meta insormontabile ,e come se all'interno del mio animo ci fosse sempre una voce che dice:no...no...tanto non c'e la farai!!!!in questa maniera mi sto' quasi escludendo da tutto quelli che sono i normali lati della vita sociale di un trentenne.......amici...amore....sesso.....ecc rendendomi la vita impossibile..e poi pero' mi rendo conto di non essere una persona da buttare via.....sono abbastanza carino...ho una cultura medio alta....ecc pero' nonostante tutto, questa recondita vocina mi sta' distruggendo....io le chiedo spassionatamente un consiglio su che cosa fare .....perche'questa situazione sta diventando per me veramente insopportabile,aspetto vivamente da lei una risposta.....grazie giancarlo

Caro Giancarlo,
ha provato a capire cosa sia successo, tre o quattro anni fa, cosa l’ abbia portata a perdere la fiducia in sé stesso? Riesce a ricordarsi di qualche evento particolare di quel periodo che abbia potuto provocare questo suo problema? In ogni caso la sua non è che una depressione (non posso valutare di quale entità a causa delle poche cose che so di lei) e la vocina che sente dentro di sé e che la scoraggia in ogni iniziativa viene da lei stesso: è un modo per non mettersi mai in gioco, per non mettere a rischio quel poco di equilibrio che le sembra di avere. In realtà 'ascoltando la vocina' non fa altro che ingigantire i suoi problemi. Un'altra riflessione da fare è questa: e se le sue aspettative fossero troppo alte ? Non potrebbe essere questo il motivo per cui non riesce a raggiungere la sua meta ? Provi a non chiedere troppo a se stesso ed impari ad apprezzare quello che ha, che dalla sua descrizione non mi sembra poco...
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

CIRCOLO VIZIOSO

Sono una ragazza di 23 anni, studentessa in economia con una felice vita sentimentale e famigliare. Il mio problema mi perseguita da anni e non so come fare per uscirne. Mi rivolgo a lei sicura di avere un valido consiglio. Mi capita periodicamente di avere dei periodi di profonda crisi e tristezza. Ciò può durare solo poche ore oppure settimane intere. Durante queste crisi non riesco a far altro che piangere e sentirmi disperata. Sono disperata perché mi sento una fallita, una nullità, guardo al mio passato e vedo solo errori, penso al mio futuro (soprattutto lavorativo) e non vedo nulla di buono. Alle volte sto talmente male che l'unico modo per risollevarmi è quello di farmi del male, infliggendomi taglietti ed ustioni alle gambe e alle braccia. Poi magicamente tutto passa lasciandomi solo un senso di vergogna per quello che ho fatto e ho pensato. Il problema è che oramai questo è diventato un circolo vizioso; anche se quando sto bene mi rendo conto di quanto sia infondato tutto ciò che ho pensato nei momenti di crisi, non riesco comunque ad evitare di star male. Credo che il problema di fondo sia il fatto che io mi sento sempre in colpa per tutto . Mi sento la sola responsabile di tutto ciò di negativo che succede nel "mio territorio"; mi accuso tutti i giorni di aver fatto qualche cosa di sbagliato, anche se so che non è vero, e immancabilmente crollo. Inoltre mi sto isolando dagli altri in quanto questo mio sentirmi sempre in colpa non mi fa vivere serenamente i rapporti sociali. Mi sono rivolta a lei per avere un valido consiglio riguardo la mia situazione, soprattutto vorrei capire se ciò che provo sia normale o meno.
La ringrazio anticipatamente,
Antonia

Cara Antonia,
E' importante cercare di arrestare questo circolo vizioso a cui hai dato avvio. Prova ad individuare dei campanelli d’allarme che ti avvisino ogni volta che sta per arrivare un comportamento autodistruttivo. Questi campanelli possono essere dei pensieri o stati d’animo che di solito precedono l’attivazione dei tuoi comportamenti, come ad esempio “ sentirsi una nullità “. Cerca, se puoi, di distogliere la mente dai tuoi pensieri negativi e dedicati a qualcosa d’altro.
Cerca anche di capire se questi stati d'animo arrivano fra l'ovulazione e la mestruazione : non è escluso infatti che tu possa soffrire della 'sindrome premestruale', che in quei giorni del ciclo abbassa drasticamente il tono dell'umore in alcuni soggetti predisposti, rendendo tutto orrendo ed inaccettabile, compresi sé stessi. Poi la tempesta ormonale finisce e tutto torna alla normalità... Può essere questo il tuo caso?
Se fosse così, basta qualche supporto farmacologico per risolvere il problema, se invece il periodo del ciclo non c'entra, non resta che rivolgersi ad uno psicoterapeuta per avere specifici consigli ed indicazioni.
I più cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PROBLEMA NOTTURNO

Sono una ragazza di 22 anni e volevo avere chiarezza sul mio problema che si svela durante la notte ossia soffro di sonnambulismo, anche se non sempre mi alzo dal letto e me ne vado in giro per casa ma tante volte parlo (rido, piango, corro nel letto) durante il sonno, volevo capire da che cosa potrebbe essere causato e se era probabile che la mia mania di volere essere sempre al centro dell'attenzione possa essere la causa di questo.
La ringrazio per la Sua collaborazione, gradirei una Sua risposta, grazie.
Luna

Cara Luna,
Se lei dorme profondamente credo sia impossibile che possa assumere un comportamento volontario che possa metterla al centro dell'attenzione: a molte persone accade di vivere i sogni in maniera tanto intensa da metterli in scena anche a livello corporeo. Niente di grave.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

ANSIA E PANICO

Salve,sono una ragazza di 21 anni e da un anno esatto soffro di attacchi di ansia e di panico.Tutto è successo l'estate scorsa,quando mi sono sentita male in un locale con i classici disturbi dell'attacco di panico,dopo mesi estenuanti a causa della malattia di mia madre(un cancro al seno),le sedute di chemio,la sua completa guarigione,e la preparazione di un paio di esami molto duri.per un po da quel giorno ho sofferto di un'ansia immotivata:avevo paura di frequentare locali,di uscire e sentirmi male e cercavo collegamenti stupidi o comportamenti da evitare per non stare piu male.per fortuna mi sono stati vicini i miei familiari e soprattutto il mio ragazzo,che studiando psicologia riusciva a capirmi. Premetto che sono stata sempre una bambina molto matura, responsabile,insomma ero tutto cio che gli altri si aspettavano da me e ho continuato ad esserlo anche da grande....mai bevuto,mai fumato,forse a causa di un'educazione molto rigida da parte dei miei genitori,che credono che l'educazione e la reputazione siano tutto.Da quando mi ricordo ho sempre sofferto di ipocondria:trascorrevo mesi interi credendo di avere malattie mortali e neanche le visite mediche riuscivano a convincermi che stavo bene...poi all'improvviso passavano e iniziavo ad avere altri tipi di fissazione.Tutto cio fino all'attacco di panico dell'estate scorsa(premetto ke d'estate sono sempre peggiorata con le mie fissazioni,forse a causa della noia,del troppo tempo libero).Poi sono partita con il mio ragazzo e degli amici e dopo i primi giorni di angoscia perché ero lontanissima da casa (ero a Londra)e avevo paura di sentirmi male,sono stata benissimo.Al ritorno sono partita di nuovo con i miei per un villaggio turistico,senza il mio ragazzo,dove mi sono divertita da morire,credendo anche di avere interesse per un animatore,che in realtà non mi è mai piaciuto,quello ke mi piaceva era essere corteggiata e fare quelle cose che fanno i "single"(sono fidanzata da 4 anni e mezzo).Tutto questo mi ha fatto pensare che il mio problema fosse proprio il mio ragazzo,che non l'amassi più ma dopo una pausa ho capito che non era cosi...solo che mi è venuta l'ennesima fissazione e cioè che dovevo creare con lui un rapporto diverso,più libero,sentendoci e vedendoci di meno e a volte forzando i miei desideri per non stare troppo tempo con lui.Per capire se lo amavo ancora l'ho tradito con l'animatore e pensavo che fosse una cosa giusta per non avere più l'ansia.Solo ora sento i sensi di colpa perché lui non sa niente e cmq mi sono resa subito conto di non provare nulla per quella persona. L'anno è passato abbastanza bene,senza piu attacchi di panico,o cmq molto leggeri pero io continuavo a cercare di sentirmi più libera,a vederlo meno per paura di stare di nuovo male.Lui continuava a ripetermi che non lo amavo più e che ero cambiata e un giorno a queste sue parole mi è venuto un altro attacco di ansia.Ho iniziato a pensare ke fosse vero,ke dovevo lasciarlo e l'ho fatto,ma sono stata male da morire.Lui è tutto cio ke desidero,è stupendo,perfetto,mi capisce mi aiuta,mi consola,e c'è molta attrazione fisica tra noi,non litighiamo mai,ci diciamo tutto....insomma non so quale sia il problema ma non riesco a togliermi dalla mente che forse non lo amo più,ogni volta che ci penso pero sto peggio perché so che la soluzione sarebbe lasciarlo ma senza di lui non voglio vivere.Quando sto con lui mi diverto e sto bene,poi da sola a casa mi viene l'ansia.....penso che sto sprecando la mia vita,che vorrei vedere che si prova ad essere single perché da quando avevo 15 anni sono innamorata di lui e da quando ne avevo 17 stiamo insieme quindi ho poche esperienze e tutto ciò mi manca un po.Sono in cura da un'omeopata che mi conosce dalla nascita,e dice che è un'ennesima fissazione mia,secondo il mio ragazzo soffro di disturbi ossessivo compulsivi,infatti da quando ho questa ossessione è sparita l'ipocondria.Secondo voi può essere questo?e se si come lo curo?perché anche se razionalmente so di avere idee assurde cmq mi fanno stare male e compromettono la mia vita,perché non riesco piu a fare nulla ed inoltre temo di perdere il mio ragazzo comportandomi cosi.Scusate per la lettera lunga,credevo fosse giusto spiegare tutto per bene...vi prego aiutatemi!I miei sono contrari a portarmi da uno psicologo,anzi da un po’ devo nascondere loro questi miei pensieri perché dicono che dopo tutti i problemi che abbiamo avuto non possono avere preoccupazioni e che io li farei ammalare.Grazie mille,anche solo per il disturbo cordiali saluti
Anna

Cara Anna,
Quello che le sta accadendo è che sta crescendo, sta maturando e sta cambiando. Questo significa affrontare nuovi problemi, assumersi nuove responsabilità, prendere decisioni sulla propria vita e tutto questo la spaventa da morire. Ricorrere a questi sintomi psico-somatici l'aiuta a tentare di tenere sotto controllo i suoi attacchi di ansia (se pensa di avere una malattia, i suoi pensieri e le sue preoccupazioni si concentrano sul suo corpo e non sulle scelte che invece deve fare e che le mettono tanto pensiero...). Mi sembra che lei sia ancora molto dipendente dai suoi genitori e che questo ragazzo sia, di loro, una sorta di 'prolunga'. La cosa da fare è crescere. Faccia le sue scelte e si assuma le sue responsabilità, nel bene e nel male.
Cordiali saluti.
Dott.ssa G. Proietti Ancona

UN PAIO DI PROBLEMI

Cara dottoressa, ho 18 anni e ho un paio di problemi con me stessa,sono alla ricerca disperata della felicità(come si suol dire). Sono una tipa aggressiva che reagisco se mi pestano la coda.Mio padre è un tipo autoritario che mi permette a stento di uscire,e premetto che a casa mia ci sono molti libri che riguardano l'occulto che mi interesso a leggere per passione. Sto con un ragazzo che sopporta le mie crisi di depressione che mi vengono spesso e per periodi lunghi,è una persona dolcissima che invidio moltissimo perchè mi chiedo come faccia a stare con una persona come me. Nel rapporto di coppia sono una ragazza che non riesco a dare fiducia agli uomini,perchè secondo me sono tutti uguali, anche se il mio ragazzo non mi ha deluso mai,nemmeno una mezza volta.E' una persona affettuosa piena di buoni propositi(sono davvero fortunata).Anche se certe volte penso che prima o poi si stancherà di me. Tornando a me,quelle poche volte che entro in chiesa per un battesimo o altro, sento un rifiuto per Dio(infatti non vado mai in chiesa di mia spontanea volontà)anche se ho la certezza che non scivolerò mai nel satanismo perchè non ho mai letto cose al contrario o cose del genere(mi rifiuto perchè so' di andare incontro a delle conseguenzee). Anche se certe volte sento come un richiamo dentro di me,davvero strano:come se io facessi parte di qualcosa di oscuro...
Mary

Cara Mary,
Io tutta questa sicurezza che ha lei di non poter cadere vittima di una setta satanica proprio non ce l'avrei... Sento che è un po' confusa e soprattutto spaventata di sé stessa. A volte l'avere pensieri inusuali, lo stupirsi delle proprie sensazioni, della propria raffinatezza percettiva, può portare a credere di essere in contatto con chissà quale altra intelligenza nell'universo... In realtà tutto avviene all'interno del suo cervello e queste sensazioni oscure provengono solo da lei e dalle sue paure. Si tranquillizzi dunque e, se non crede in Dio, non è necessario odiarlo o rifiutarlo: semplicemente lo ignori!
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

TANT'E'

Sono un signore che ha più dimestichezza con internet che con i sogni. Ma tant'è. Una mia amica ha sognato di subire una violenza sessuale di gruppo e nel dimenarsi cercando disperatamente aiuto (non riuscendoci) si accorge che unico conoscente che assiste impotente allo stupro è il proprio padre. Che significherà? A Voi l'interpretazione.
Grato per il Vostro sicuro interesse, Vogliate accettare i miei migliori saluti.
Beppe

Caro Beppe,
Grazie per la fiducia nel nostro 'sicuro interesse'. Purtroppo non mi piace analizzare i sogni di persone che non conosco perché non mi sembra serio. E' vero infatti che vi sono dei simboli universali, ma se non vogliamo cadere nel banale, bisognerebbe sapere che tipo di rapporto ha questa ragazza con suo padre, che tipo di rapporto ha con il sesso, quali sono le sue esperienze, le sue aspirazioni, i suoi desideri... Lei sa infatti che i sogni sono desideri... L'importante è capire il messaggio latente che si maschera dietro il contenuto manifesto, come diceva il buon Freud. E questo, in questo contesto, ci è impossibile!
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

UNA VITA IN POCHE RIGHE

Non è facile raccontare in poche righe oramai pareccchi anni di vita. Sono arrivato alla bella età di 38 anni. Da piccolo ero molto timido, sia (a mio parere) per questione per così dire genetiche che per il fatto di abitare in zone isolate di montagna non avevo molte possibilità di contatto con gli altri bambini, a parte i miei 2 fratelli.
Ciò ha comportato successivamente dall'adoloscenza ai 18 anni la difficoltà ad instaurare amicizie sia maschili che sopratutto femminili. Finite le superiori ho cominciato subito a lavorare, rendendomi indipendente economicamente, ma lasciate per vari motivi le amicizie della scuola ho cominciato ad isolarmi sempre di più. Verso i 25 anni ho cambiato attività ed essendo a contatto con molte persone e colleghi, piano piano la timidezza se ne è andata, ma questo solo professionalmente parlando. Le amicizie sono rimaste sempre poche e così ho eretto un muro fra me e gli altri, le donne sopratutto.
Piano piano nel mio inconscio si è fatta strada l'idea che evidententemente ero nato per stare solo, incapace di esternare i propri sentimenti con chicchessia.
Il tempo libero l'ho occupato con vari hobby, imparando da autodidatta a fare numerose cose (non starò qui a tediarla con i particolari).
Ogni tanto uscivo la sera con i colleghi o con i rari amici senza mai peraltro riuscire ad iniziare vere storie sentimentali. Per le donne sono rimasto il "bravo ragazzo", intelligente ma troppo serio, utile solo per aiutare al momento del bisogno, ma incapace in campo affettivo. Nella vita prima o poi arriva il momento di fare dei bilanci, e per me è arrivato.
Nonostante un buon lavoro e un discreto stipendio, una bella casa che mi sono costruito praticamente da solo facendo grandissimi sacrifici, un fisico integro e (a detta di molte donne) piacevole, sento di avere fallito o meglio di avere vissuto a metà la mia esistenza.
Non si offenda dott.ssa se prevedo già una sua possibile risposta: " sig...... le consiglio di rivolgersi da uno psicologo presente dove lei vive". Francamente penso mi abbia preso il tardi e gli anni persi non ritornano !! Spero solo che qualche giovane che si riconosca nei problemi che ho sinteticamente descritto ne prenda spunto per dare una svolta alla propria vita, senza rinchudersi in sè stesso, facendo uscire l'amore per il prossimo e per l'altro sesso che io non stato capace di fare emergere.
La ringrazio per la Sua attenzione e per avermi dato la possibilità, tramite questo bel sito, di sfogarmi "elettronicamente", visto che nella vita di tutti i giorni non mi è mai riuscito.
Cordiali saluti.
henry

Caro Henry,
Piuttosto che preoccuparsi degli altri bravi giovani che dovrebbero prendere spunto dalla sua lettera per imparare a darsi da fare con le donne, le direi piuttosto di preoccuparsi di sé stesso, senza proiettare sugli altri le sue infelicità e le sue angosce. Per saperci fare con le donne, non c'è bisogno di andare a scuola, né dallo psicologo: occorre osservare, capire, rischiare e non prendersela troppo quando va male, pensando che una rondine non fa primavera...
Cordiali saluti, elettronici ma non virtuali.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

RELAZIONE SERIA

Gentile dott.ssa Proietti,
Sono una ragazza di 25 anni. Le scrivo perché non riesco a trovare una soluzione al mio problema. Pochi mesi fa, il mio ragazzo ( di 31 anni ) mi ha lasciata dopo quasi un anno di relazione. Siamo sempre stati molto uniti, lui pareva molto legato, era affettuoso, presente e appassionato.
Il motivo della separazione sta nel fatto che davanti ad una relazione " seria " lui si spaventa, diventa insofferente e deve allontanarsi. Non è mai stato capace di dirmi chiaro e tondo che non mi ama più. Ci sentiamo ancora, anche perché mi manca moltissimo.
Quando eravamo ancora fidanzati mi ha raccontato che suo padre se ne è andato quando lui era ancora un bambino ( intorno ai 9 anni ), e non si è più fatto vedere.. non so se questo trauma possa aver influenzato la sua vita sentimentale oppure no.
Io so solo che non riesco a rassegnarmi, perché non trovo una ragione valida lasciare una persona per paura, tanto più che io non pretendevo di sposarmi domani ( dato che mi mancano alemno 2 anni per terminare gli studi ) e l'unica cosa che volevo era vivere tutto spontaneamente come prima.
Mi rendo conto che è un problema magari banale il mio, ma Le assicuro che mi sta rovinando la vita, anche perché se non me ne faccio una ragione continuerò a pensare che la colpa in qualche modo è stata mia, oltre al fatto che la mia vita sentimentale è stata sempre un fallimento prima di incontrare lui e ora che ho scoperto che potevo anche io avere qualcosa di bello dalla vita mi ritrovo in questa situazione. Gli ho offerto tutta la mia comprensione, ma più cerco di aiutarlo più lui si allontana.
Grazie per l'aiuto che vorrà offrirmi.
Giò


Cara Giò,
Il tuo problema è tutt'altro che banale: la fine di una relazione comporta sempre dolore e sofferenza, soprattutto quando la decisione viene dall'altra parte. Tu avevi investito molto in questa relazione, ti sembrava di aver trovato l'uomo della tua vita e quindi è più che normale che tu abbia desiderato costruire qualcosa di importante e duraturo. Non devi giustificarti e tanto meno colpevolizzarti; non hai niente da rimproverarti se non di avergli voluto bene e di volergliene ancora... Ma questa è una colpa? Credo comunque che la cosa da fare è evitare di ricercarlo (neanche per aiutarlo: è una scusa!) perché questo renderebbe ancora più dura l'accettazione della fine del vostro rapporto. Un'ultima osservazione: quelli che tu chiami 'fallimenti' sono invece delle esperienze importantissime, che ti saranno molto utili quando incontrerai la persona con la quale costruire il rapporto serio che desideri.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SONO BULIMICA

Cara dottoressa le scrivo per avere un parere o meglio un aiuto su di un problema che mi attanaglia mi blocca ,da cui vorrei uscire......sono bulimica da un 3 anni,prima ero anoressica, lo sono stata per quasi 2,ma poi ho deciso di uscirne,o meglio ho creduto di uscirne ma in realtà sono incappata nella bulimia. il cibo diventa per me come una droga,vado al supermercato,compro quei cibi ricchi di grassi ,zuccheri,buoni certo,ma che divoro ,poi il giorno dopo mi sveglio nervosa,depressa,ma con dentro una grande voglia di dire basta!!!!!!
soffoco le mie emozioni?a volte l'idea di andare al supermercato girare tra le file delle merendine biscotti,patine,mi piace,diventa una tentazione a cui non resisto......
la sera quando esco,penso al ritorno quando starò lì seduta in cucina sola a ingozzarmi come si deve. Cosa fare? da dove partire ?Come bloccare?
Nera

Cara Nera,
Come hai già purtroppo visto, con la tua sola forza di volontà non riesci a venirne fuori. La cosa migliore da fare dunque è rivolgersi ad un terapeuta o ad un centro specializzato per i disordini alimentari. Infatti, la cosa importante da capire al momento è il significato di questi tuoi comportamenti : cosa cerchi attraverso il cibo? Quali sono i bisogni e i desideri che non riesci a realizzare in altro modo? Cerca comunque di non sottovalutare il problema, perché altrimenti ti può capitare come l'altra volta, quando hai 'creduto' di uscire dall'anoressia ed invece ti sei ammalata di bulimia.
Cari saluti e tanti auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

RIPRENDERE IL VOLO

Per raccontare la mia storia ci vorrebbero giornate intere, ma cercherò di essere breve.Infanzia difficile con genitori in continuo litigio e me come valvola di sfogo per mia madre.Un rapporto disastroso. All' età di 13 anni per fuggire dalla realtà mi sono ritrovata legata ad un ragazzo, ma sono passata dalla padella nella brace. Ora ho 35 anni ed esausta, caduta e rialzatami un sacco di volte e con l' unica cosa positiva, una figlia. Sono riuscita dopo anni di fidanzamento e circa 11 di matrimonio, grazie all' aiuto di una psicologa a separami, ma i problemi anzichè diminuire sono aumentati, ma lo rifarei di nuovo. Ho subito varie violenze fisiche, per non parlare di quelle morali che tuttora continuano con aggiunta di minacce. Avvocati, assistenti sociali, carabinieri, non servono tanto, almeno nel mio caso. I primi pensano solo ai soldi, i secondi non vanno oltre un certo limite ed i terzi aspettano di trovarti in una pozza di sangue per poter intervenire. Ho cercato e provato di tutto per poter essere aiutata, sono al limite delle forze, lui mi sta facendo terra bruciata intorno, non posso avvicinare persone che a lui non piacciono sia maschi che femmine mentre lui si è dato alla pazza gioia. Sono separata da oltre 1 anno e non sono mai uscita una sera ed inoltre vivo sola nella città in cui sono e non ho nessuno e non posso lasciare mia figlia a detta sua con una mia amica perchè non le piace. Ho le ali tarpate vorrei riprendere il volo, ma non riesco a capire come. Nel frattempo ho conosciuto per caso quando non era neanche il momento giusto , data la mia situazione, una persona splendida che mi ha aiutata moralmente e vorrebbe andare oltre con me ed anche a me piacerebbe provarci, dato che fino a questo punto della mia vita è stato un disastro, ma il mio ex non solo ha aggredito questa persona, ma mi ha anche minacciata e proibito di avvicinare mia figlia a lui e comunque fra parentesi usa nostra figlia come arma nei miei confronti e questo non lo sopporto. Ormai non mi rimane che aspettare un segno divino il terreno l' ho provato tutto. Questo che ho raccontato è solo la punta di un icerberg purtroppo. La risposta la leggerò sul sito o mi arriverà anche via e mail? La ringrazio anticipatamente e mi congratulo per la sua missione umanitaria.
Gianna

Cara Gianna,
Come è scritto nel sito, non diamo risposte private e dunque ecco la sua risposta on line. Quanto alla 'missione umanitaria' la ringrazio veramente del complimento, anche se penso sia un po' esagerato... Tornando alla sua lettera, vedo che si è trovata a vivere numerose difficoltà, nonostante la sua giovane età. Per fortuna però, in lei è ancora presente il desiderio di 'tornare a volare' e questo è un aspetto molto positivo e confortante..
Sicuramente il suo volo spiccherà di nuovo, ma dovrà prima riuscire a ritrovare un po' di serenità: dopo tutto la separazione è avvenuta solo da 12 mesi, suo marito è una persona 'difficile' ed ha forse bisogno di più tempo per adattarsi alla nuova condizione. Quello che le consiglierei è di cercare di vivere la sua vita in maniera molto discreta e riservata, tenendo un 'basso profilo', evitando tutti i possibili incontri o scontri con il suo ex. Cerchi di trovare la forza di andare avanti attraverso le due importanti persone che le sono vicine in questo momento : sua figlia e quest'uomo 'splendido' che ha avuto la fortuna di incontrare in un momento così difficile. Davvero un regalo inaspettato che le ha fatto la vita. Direi che al momento la cosa più saggia da fare, per il bene suo e di sua figlia, è quello di evitare che il suo nuovo compagno frequenti la sua casa quando c'è la bambina, evitando qualsiasi comportamento che possa essere sentito come una 'provocazione', da parte del suo ex.
Sia molto paziente e tranquilla : la sua bambina non potrà che apprezzarla per questo, qualsiasi cosa le racconti suo padre. Smonti le sue false argomentazioni opponendo comportamenti saggi e costruttivi.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

CONFUSIONE MENTALE

Buongiorno dottoressa, Le scrivo perchè mi capita spesso di avere una sorta di CONFUSIONE MENTALE, sul lavoro.
Mi spiego meglio lavoro in una ditta dove sono l'unica impiegata e ho tre titolari che però non vengono mai in ufficio in quanto svolgono altre attività.
Con loro comunico frettolosamente via mail, sms o telefono e tutto l'ufficio è a mia completa gestione, ma per diverse cose devo chiedere ai titolari cosa fare, e lo faccio tramite mail.
Solo che capita che uno mi risponde quasi subito, l'altro risponde dopo 2 o 3 giorni, l'altro a volte risponde a volte no, però io la risposta la devo avere da tutti e 3. Quindi comincio a telefonargli e non sempre rispondono. Io spesso mi trovo con delle cose in sospeso, ma devo stare attenta alle scadenze, e di scadenze ne ho tantissime. Il mio lavoro è bello perchè è molto articolato, ma ci sono talmente tante cose da fare e decisioni da prendere che io non riesco a sostenere tutto ciò. A volte gliene ho parlato, e loro per un pò si mettono sulla retta via e riesco ad avere le risposte alle mie domande, poi tutto torna come prima e io mi trovo sempre a fare delle corse mentali assurde per riuscire ad arrivare dappertutto.
Ma questo lo vivo in maniera molto brutta, all'improvviso mi capita di sentirmi demotivata, di non capirci più niente, di non riuscirne a venire a capo e vorrei mollare tutto li. Mi viene una tale confusione mentale che non riesco neanche più a capire cosa devo fare.
Lei pensa che sia una forma di ansia, attacchi di panico, sindrome di burn out??
Io sto prendendo le gocce di EN per mantenermi calma, perchè raggiungo degli stati di arrabbiature, aggressività e intolleranza che si ripercuotono anche nella mia vita privata.
Quale consiglio può darmi?
Ci tengo ad una sua risposta o consiglio. Grazie
Gabriella

Cara Gabriella,
Il suo problema è la mancanza di organizzazione che, come lei giustamente osserva, le crea ansia e confusione mentale. Direi che lei dovrebbe essere più chiara con i suoi principali e pretendere un metodo di lavoro che possa soddisfare le esigenze di tutti.
Se le verrà accordato di poter gestire il suo lavoro con maggiore autonomia, starà a lei fare un piano che possa consentirle di organizzare le sue scadenze in modo più appropriato. Se questo non accadrà, può scegliere una fra queste due opzioni: allontanamento da questo lavoro o disimpegno professionale. Tra le due è sicuramente migliore la prima! Certo è che non può continuare così: le gocce che prende sono parte del suo problema, non la soluzione.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

MI SENTO SPIAZZATA

Frequento da poco più di un mese un uomo di 43 anni. Stiamo instaurando un rapporto basato sul dialogo ed una certa complicità nel fare le cose insieme (tra l’altro siamo anche colleghi di lavoro). Dai suoi comportamenti e dai suoi discorsi intuisco che lui tiene molto a me ma percepisco che esistono alcuni aspetti della sua personalità e del suo passato che gli sono d’ostacolo a lasciarsi andare completamente nella relazione.Circa dieci anni fa ha perso il padre a cui era molto legato. Questa figura, perfetta ai suoi occhi, incombe nella sua vita come un fantasma nei confronti del quale lui ammette di sentirsi inadeguato (“non sarò mai in gamba come mio padre”). Vive con la madre con cui ha un rapporto ambivalente, da un lato sostiene che sia castrante e dall’altro fatica a svincolarsene.A volte accenna al desiderio di vivere con una compagna ma un suo matrimonio fallito alle spalle lo frena. Quando me ne parla capisco che il suo è un modo di chiedermi aiuto, vorrebbe da me delle risposte ma d’acchito non mi viene nulla e non so proprio come aiutarlo.Cosa rispondere a uno che ti dice che vorrebbe che la nostra relazione rimanesse platonica (non mi ha ancora sfiorata con un dito) perché solo così l’amore può restare eterno, alimentandosi sempre di un desiderio mai appagato e che la quotidianità della convivenza ucciderebbe?Cosa fare con uno che non ha ancora superato il trauma dell’abbandono della moglie e che sostiene espressamente di avere paura che io possa fare come lei, rinfacciandogli un giorno di “avergli fatto perdere del tempo”?Mi rivolgo a voi non certo con la speranza di risolvere una situazione che richiederebbe sicuramente una psicoterapia (ho una formazione psicopedagogica e lo so bene) ma come una donna che di fronte ad un uomo che ammette di avere paura di amare (vorrei ma non posso) si sente spiazzata e senza risposte. Cosa posso dirgli? Cosa posso fare? Consigliatemi voi. I miei più sentiti ringraziamenti se vorrete gentilmente rispondere a questa mia.
Francesca

Cara Francesca,
In fondo non è tanto che vi frequentate e probabilmente il suo uomo ha bisogno di ritrovare un briciolo di fiducia, nell'amore e nelle donne. E' una cosa che può accadere dopo una profonda delusione e quando si ha un carattere molto chiuso e rigido. Dimentichi tuttavia le sue conoscenze psicologiche ed eviti di aiutarlo da questo punto di vista. Come si sa infatti, i 'pazienti' prima o poi guariscono e, proprio per questo, decidono di allontanarsi dal loro psicologo, per vivere la loro vita con maggiore autonomia personale. Questo significherebbe, anche per lei, 'perdere tempo' con questo signore. Il mio consiglio è dunque quello di avere pazienza e stare alla finestra per un po', cercando di non coinvolgersi troppo in questa storia, nella speranza che il suo uomo esca presto dal tunnel depressivo che lo porta a vedere la vita e l'amore nei loro aspetti peggiori.
Qualora ciò non dovesse accadere, è sensato cominciarsi a chiedere se il problema non sia prettamente sessuale, dovuto ad ansia da prestazione, disfunzioni sessuali o altro.
I più cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

DIVERSA DALLE ALTRE PERSONE

Sono una ragazza di 20 anni,iscritta al secondo anno della facoltà di Giurisprudenza.La mia famiglia è composta da quattro persone:io,i miei genitori,ed una sorella minore,di 16 anni. Il mio problema sta nel fatto che mi sento sempre diversa dalle altre persone. Infatti,alla mia età(20 anni),non sono mai stata fidanzata, ho una vita sociale piuttosto povera(ho solo due amiche),esco pochissimo,e sto meglio quando sono da sola,anzichè quando mi trovo in compagnia.
Ma non è soltanto ciò,a farmi sentire "anormale".Illustro,a questo proposito,il mio "vissuto scolastico",che io ritengo disastroso:partendo dalla scuola elementare,ho frequentato la prima classe senza alcun problema,nè di relazione,nè di rendimento(a parte,però,la mia introversione caratteriale);in vista del secondo anno,i miei genitori ritennero opportuno iscrivermi presso un'altra scuola,adducendo come motivazione la migliore preparazione degli insegnanti(didatticamente parlando).A questo punto iniziarono,per me,i problemi. Innanzitutto,l'inserimento all'interno di un nuovo gruppo classe,sicuramente non facilitato dalla mia timidezza;in secondo luogo,il fatto di dovermi adattare a metodi di lavoro diversi rispetto a quelli da me già sperimentati;infine,l'impatto con nuovi insegnanti.I rapporti con i nuovi compagni,ed anche con uno degli insegnanti, si rivelarono,fin dall'inizio,piuttosto difficili.Io ero molto timida,impacciata,lenta nell'eseguire i lavori assegnati,e quindi,oggetto di scherno da parte dei compagni più "svegli",i quali mi punzecchiavano in continuazione,tormentandomi,e facendomi sentire inferiore.A ciò,poi,si univa l'atteggiamento rude e aggressivo di uno degli insegnanti,con l'intento,forse,di smuovermi.Io soffrivo parecchio,a causa di tutto ciò. In terza elementare,la situazione peggiorò:a parte il mio rendimento scolastico per nulla brillante,venivo sempre presa di mira e maltrattata dai miei compagni.Inoltre,in classe,durante le lezioni,mi tagliavo i capelli e le sopracciglia,mi capitava di masturbarmi,e,soprattutto,pur essendo timida,facevo dispetti ad alcuni compagni.Inoltre,raccontavo bugie:scarabocchiai il mio zaino e l'astuccio con un pennarello,e poi dissi ai miei genitori che la colpa era di un mio compagno,anche se l'autrice di quel gesto ero io.
Finchè,a metà quinta elementare,i miei genitori mi cambiarono nuovamente scuola,visto che i rapporti con i compagni erano diventati veramente impossibili.Alla scuola media,ed anche alle superiori,il copione si ripetè,nel senso che,anche in questo caso,lo zimbello della classe ero sempre io:qualsiasi motivo era valido per essere presa di mira e beffeggiata.
Eppure,mi dico ora,non mi pare di essere un mostro.Tutto ciò,però,mi porta a sentirmi diversa dagli altri. Ho motivo di pensare ciò? Sono un "caso patologico",una psicopatica(come mi sono sentita chiamare)?
Grazie per l'attenzione
Silvia 


Cara Silvia,
le esperienze che hai dovuto vivere in passato a scuola, hanno probabilmente contribuito a costruire un’immagine negativa di te stessa, attraverso cui ti sei sentita diversa e non accettata. Questo tuo modo di percepirti e l'ambiente in cui hai vissuto può, inoltre, aver contribuito a farti mettere in atto dei comportamenti volti a confermare, a te e agli altri, questa 'realtà'. In psicologia questa si chiama la 'profezia che si autorealizza'. Quindi, niente di particolare, non sei un caso 'patologico', rassicurati su questo punto. Mi sembra piuttosto di leggere fra le righe un sottile rimprovero ai tuoi genitori per queste scelte scolastiche sbagliate e forse il tuo comportamento ribelle e 'cattivo' è stato un modo per far sapere loro quanto ti hanno fatto soffrire con le loro decisioni 'avventate'. C'è da dire che una bambina non può capire perché i suoi genitori le cambino così spesso scuola e quindi è comprensibile che tu abbia sviluppato queste modalità reattive ad una ingiustizia grave che pensavi di aver subito. Ora però, Silvia, sei diventata grande e devi guardare al tuo passato da un altro punto di vista: i tuoi genitori possono aver sbagliato, ma sicuramente, se lo hanno fatto, lo hanno fatto per darti un avvenire migliore dapprima e per 'toglierti dai guai' poi. Pensa anche loro quanto si saranno sentiti in colpa in quel periodo! La prima cosa che ti consiglierei dunque è quella di rileggere il tuo passato guardandolo da una prospettiva adulta, cercando su questi temi un confronto diretto ed aperto con i tuoi genitori. Questo per quanto riguarda il passato. Per il presente, cerca di demolire man mano questa immagine che ti sei fatta di te stessa, attraverso la ricerca di situazioni che ti concedano delle gratificazioni personali e delle chances per riprovarci ancora. Nella vita non si finisce mai di imparare e questa volta hai forse imparato che non vale la pena piangere sul latte versato: fatti forza e vai... Infine, un'ultima considerazione: se nel passato altri hanno deciso per te, ora, per scrivere la storia del tuo futuro, la penna in mano ce l'hai tu, solo tu. Coraggio!
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

GRANDE CONFUSIONE IN TESTA

Gentile dottoressa,
sono una ragazza di 19 anni che ha una grande confusione in testa. Da circa 2 anni ho una relazione con un ragazzo,è sempre andato tutto abbastanza bene,finché sono partita per la gita con la mia classe,durante la quale è successa una cosa che mi ha cambiato la vita.
Una notte ho chiacchierato fino a mattina con un mio compagno di classe,Michele,con il quale è nata un'amicizia stupenda,e poi ci siamo addormentati nello stesso letto.Il mio ragazzo si è arrabbiato
moltissimo,sostenendo addirittura che lo avessi tradito,anche se gli ho spiegato che tra me e questo ragazzo non è successo assolutamente nulla. L'altro giorno,però,quando stavo salutando Michele all'uscita della scuola,ho provato qualcosa,quasi come se avessi voluto che mi baciasse. Da quel giorno non faccio che pensare a quello che proverei se mi baciasse davvero,osservo i suoi sguardi (quando,a volte,usciamo tra compagni di classe),ma allo stesso tempo mi sento in colpa,perchè io tengo tantissimo ad Andrea,il mio ragazzo.
Stasera gli ho chiesto una pausa,spiegandogli che sono confusa,ma senza dirgli di Michele,lo farei stare troppo male. Non voglio parlargliene finché non sono sicura di ciò che provo...ma se stessi sbagliando tutto?
Al mio ragazzo voglio davvero bene,ma Michele riesce a farmi ridere nei momenti in cui non farei altro che piangere (compreso questa sera) ed è una persona speciale.
Secondo lei sto confondendo una bella amicizia in qualcosa di più?E la mia confusione è dettata solo dal fatto che da quella famosa sera in albergo io e il mio ragazzo non andiamo più d’accordo? Oppure succede a tutti i giovani che hanno una storia lunga (magari per avere più esperienze)?E se alla fine
lo lasciassi?Non riesco a vedere la mia vita senza di lui e allo stesso tempo il mio pensiero cade anche sul mio amico.
Spero davvero che mi possa aiutare,non posso parlarne con nessuno mi creda.
La ringrazio anticipatamente.
Cordiali saluti.
Confusa

Cara Confusa,
Così come tu stessa accenni nella tua lettera, gli amori giovanili sono instabili e talvolta non molto durevoli. In questo quadro è effettivamente difficile riconoscere una forte amicizia da un amore che nasce e la pausa di riflessione che hai chiesto al tuo ragazzo conferma l'incertezza delle tue scelte. La tua 'pausa di riflessione' nei confronti di Andrea potrebbe indicare che l'attrazione verso Michele
( fisica? sentimentale ? sessuale ? ) comincia ad essere più forte della relazione con il tuo ragazzo....
Se fosse così, approfitta di questo periodo per capire meglio cosa provi nei riguardi di Michele, frequentandolo di più. Se il distacco da Andrea ti procura più sofferenza del piacere che provi nel frequentare Michele.... Avrai la risposta che stai cercando e, forse, uscirai dalla tua confusione !
Cari saluti e auguri,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SPERO CHE LE COSE VADANO MEGLIO

Gentilissima dott. Proietti
In sintesi la mia storia coniugale è precipitata circa sette anni fa quando scoprii che mia moglie coltivava un'amicizia particolare nel suo ambiente di lavoro. Lei mi confessò tutto nei minimi dettagli sostenendo che infondo si trattava per lo più di conversazioni telefoniche. Da allora in me venne meno la fiducia che avevo per lei nonostante, per salvare il nostro matrimonio si era allontanata da quell'ambiente cambiando lavoro. In seguito è venuta un'atra figlia ma questo non riuscì a placare la delusione che avevo provato. Per tutti questi anni è successo che gli ho rinfacciato spesso quell'evento. Alcuni mesi fa gli è stata diagnosticata una infiammazione cronica alla tiroide che le causa aritmie e pressione alta che sta curando. Di questo suo male lei attribuisce a me la colpa, poiché sostiene che io l'abbia assillata con i miei modi di dire e di fare in quanto si sentiva controllata, spiata, in pratica un incubo. Alcuni mesi fa in occasione di un ennesimo litigio riferito al fatto che si sentiva controllata da me, mi confessò che ormai non sentiva di amarmi più già da un po di tempo, che pian piano aveva maturato la cosa e adesso ne era pienamente convinta. Solo allora mi sono reso conto di quanto la amassi e ho cercato di farglielo capire, ma se soltanto osavo rivolgergli la parola mi aggrediva gridandomi in faccia che ormai era finita e che non c'era più niente da fare. Fu cosi che ha iniziato a rifiutare i regali che spesso usavo farle anzi mi ha chiarito che questo le da fastidio come le danno fastidio le mie attenzioni, e che continuava a portare la fede solo perché gli va di farlo, intanto ha lasciato il letto matrimoniale per andare a dormire con la piccola nella stanza di sua madre e non sembra affatto disposta a ritornarvi. (Le introduco che la mia famiglia noi con due bambine 12 e 5 conviviamo con suocera e cognata sposata con una figlia, praticamente sotto lo stesso tetto e intorno allo stesso tavolo anche se mia cognata ha una casa sua, tra madre e figlie vi è forte legame guai! A proporne il distacco) della nostra situazione ha informato anche sua madre e sua sorella affinché fosse lasciata in pace. Questa situazione che ho con mia moglie mi fa impazzire, vedo la mia famiglia andare in rovina per una mia negligenza. Vorrei salvare, rammendare, ma sembra tutto impossibile, la cosa mi deprime molto, non riesco a lavorare più, per me è come se la risoluzione di questo problema avesse priorità su tutto e tutti, sono disperato perché mi manca la certezza che un giorno si potrà risolvere riuscendo a recuperare mia moglie. In casa sono tutti dalla sua parte, per farsi una ragione hanno tirato fuori vecchie storie, eventi in cui si è sentita trascurata emarginata, si sono scagliati contro i miei fratelli mia madre sostenendo che mi hanno plagiato, sfruttato, sottraendomi a lei, inoltre che le ho mentito, praticamente quanto più c'è di peggio, dice che da quando stiamo insieme lei non è più vissuta, adesso invece si sente libera e dice di stare bene, ha giurato a me e ai suoi che non ha un amante che possa spiegare questo suo comportamento. Quando mi sono accorto che il modo in cui mia moglie si rivolgeva a me con un'aggressività paradossale, che non c'era verso di colloquiare, disperatamente le ho chiesto di farci aiutare da uno psicologo, da un consulente, ma lei niente, ha detto non ne ha alcun bisogno in quanto ha le idee chiare. Io credo che si sia rifiutata, per la paura che ci venisse riferito che la nostra condizione di convivenza plurima non è l'ambiente ideale per esprimersi come coppia, e poiché la convivenza con la sua famiglia e ormai una cosa consolidata, non rinuncerebbe mai alla madre e alla sorella. Sono anche certo, che nel suo ambiente di lavoro, lei abbia parlato di se con le colleghe e con qualche medico che la tiene in cura. Per quel che mi riguarda io ammetto di aver commesso degli errori, sicuramente l'avrò pressata un po’ troppo alludendo a quella storia che ebbe. Certo, capisco che la storia e un po’ complessa, in quanto le persone coinvolte sono diverse e raccontarla nei dettagli che pure sono importante è praticamente impossibile almeno in questa sede.Oggi il colloquio tra noi si è ridotto praticamente all'essenziale se non a zero, e questo mi pesa tantissimo, non so se anche per lei è lo stesso. Ad ogni modo cara Dott. Proietti, le chiedo: se ho la speranza che un giorno riuscirò a recuperare mia moglie anche se sarà un amore diverso, forse più maturo va bene lo stesso. quali atteggiamenti dovrò assumere per non commettere errori che possano ulteriormente aggravare la situazione. Se mia moglie si comporta cosi per punirmi e ripagarmi con la stessa moneta. Se anche lei soffre di questa situazione. Se tornerà a dormire nel suo letto. Insomma cosa ci aspetta per il futuro nostro e delle bambine. Vorrei avere la certezza ho quanto meno la speranza che le cose si vadano un po meglio in futuro, giusto quel tanto per poter andare avanti con un po di serenità considerato che abbiamo due figlie piccole. La ringrazio sin d'ora della sua gentilezza e mi risponda la prego se ho da sperare qualcosa di buono per il futuro grazie.
Con affetto Enzo

Aspetto con ansia tue notizie, grazie

Caro Enzo,
credo che sebbene la vostra crisi di coppia sia scoppiata 7 anni fa, anche negli anni che l'hanno preceduta non tutto doveva essere perfetto, visto che sua moglie ha sentito il bisogno di avere un confidente diverso da lei. Nel momento in cui avete deciso di dimenticare il passato e lei ha cambiato lavoro sarebbe stato, forse, saggio non riesumare giorno dopo giorno quanto era avvenuto. Un altro aspetto sicuramente problematico nel vostro matrimonio è la convivenza con i troppi familiari di sua moglie, che rende impossibile il consolidarsi del vostro rapporto di coppia.
Credo che lei dovrebbe impegnarsi su tre importanti aspetti della sua vita. Il primo, per non inasprire ulteriormente il rapporto con sua moglie, è assumere un atteggiamento più neutro nei confronti di lei, senza riservarle pensieri, frasi, attenzioni che in un momento critico come questo possono solo infastidirla. Il secondo è verificare nei limiti delle proprie possibilità, una situazione diversa ( magari in un altro quartiere ) per la sua famiglia, che non preveda la presenza di altre persone conviventi .
Il terzo aspetto che deve curare è uscire dal circolo ripetitivo ed ossessivo dei suoi pensieri, tornando ad impegnarsi profondamente nel suo lavoro. Nel tempo libero si dedichi agli interessi che le sono più congeniali come lo sport, la cura del proprio fisico, gli approfondimenti culturali (cinema, teatro, letture) e tutte le altre attività che possano impegnarla e tenerla in contatto con gli altri, lontano da quella casa che non sente sua e dai suoi pensieri. Quanto al futuro, credo che nessuno abbia la possibilità di conoscerlo, ma molto possiamo fare con il nostro impegno nel presente.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Giuliana Proietti

PARANOIA CRONICA

Gentile Dottoressa: circa tre anni fa, e dopo una grave crisi, é stata diagnosticata a mia mamma Paranoia Cronica. Pur prendendo la sua medicazione ogni tanto ha delle piccole crisi: manie persecutorie e l'ossessione di essere maltrattata psicologicamente dalla famiglia. Le scrivo perché é arrivato un punto nel quale non so piú come reagire di fronte a queste crisi. A volte cerco di ragionare con lei, di spiegarle che non é come pensa, ma é impossibile: la sua logica e i suoi motivi sono cosi lucidi e poderosi che per me é impossibile ribattere, e cado dentro il suo circolo. Come mi devo comportare? Come posso superare questi momenti? La ringrazio infinitamente per la risposta e la possibilità che abbiamo attraverso il suo sito di ricevere aiuto.
Sandra

Cara Sandra,
la malattia mentale di sua madre è ora probabilmente sotto il controllo medico e farmacologico di chi ha fatto la diagnosi di paranoia, per cui sono sicura che i medici che tengono in cura sua madre siano sicuramente in grado di offrirle i consigli di cui ha bisogno. Quello che vorrei osservare, da un punto di vista psicologico, è che i sentimenti d' affetto che, malgrado tutto, la legano a sua madre, la spingono ancora verso il dialogo con lei, in particolare nei momenti di crisi : questo dovrebbe, invece, essere evitato perché gli argomenti che porta sua madre non sono " poderosi e lucidi " come a lei appaiono (in virtù dell'affetto e della stima che la legano a questa persona), ma sono frutto della malattia mentale diagnosticata. Nei momenti di crisi, le suggerirei dunque di cercare di mantenere un maggiore distacco, per poter preservare la sua integrità. Non è necessario ribattere: taccia e comprenda.
Grazie per averci scritto e saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SAI COME SONO...


Cara Dottoressa, mi chiamo Denise,ho quasi 24 anni e le scrivo da T. Forse il mio piccolo problema non è assolutamente niente a confronto di molti altri che ha affrontato e affronterà, ma nel mio piccolo soffro e così credo valga la pena parlarne con qualcuno che possa aiutarmi guardando la storia dal di fuori. Un anno fa ho iniziato un nuovo lavoro,in un negozio, li ho conosciuto Mattia,tre anni più piccolo di me. Era fidanzato da 2 anni con una ragazza e teneva molto a lei. Più volte ha avuto dei comportamenti un po' ambigui che mi hanno fatto pensare fosse attratto in qualche modo da me, finché non ne ho avuto la conferma da un altro collega. Neanche 2 mesi dopo si è lasciato con la fidanzata e ne ha sofferto molto, io ho cercato in ogni modo di fargli capire che se voleva poteva chiamarmi quando voleva,lo avrei aiutato visto che ero appena uscita da una storia molto simile. Niente. Ha iniziato a trattarmi peggio di una pezza da piedi, era diventato mio superiore e per questo se ne approfittava, mi insultava, ne diceva di tutti i colori, ma nonostante questo il mio istinto (e non solo lui) dicevano che nascondeva qualcosa... A luglio ci siamo baciati, la passione ci travolgeva...le assicuro che io non ho mai provato un'attrazione così forte per qualcuno... Lui quando eravamo soli era un'altra persona... mano a mano che la storia andava avanti era sempre più dolce...ma quando c'erano gli altri...io ero una merda per lui. Mi sono anche resa conto che controllava i ragazzi con i quali parlavo, si è attaccato con un tipo con cui uscivo, lo voleva picchiare e lo ha minacciato di non farsi piu' vedere in negozio...senza motivo...ha iniziato a odiarne un altro dal momento che è uscito con me un paio di volte...insomma una continua contraddizione. A volte rimanevo settimane senza parlargli, poi non resistevo piu' e allora tornavo a parlargli e abbracciarlo... lui ricambiava ed era palese che non aspettasse altro. A gennaio abbiamo appreso la notizia che lo avrebbero spostato in un altro negozio, lui era dispiaciutissimo, io ne ho quasi fatto una malattia ma non gliel'ho detto...da li in poi è cambiato ancora...mi teneva stretta, mi cercava quando non c'ero e veniva da me quando ero sotto in magazzino. Io sono una ragazzo molto pudica e forse troppo all'antica, ma ho fatto l'amore con lui...quando abbiamo finito sembrava sapesse esattamente cosa io stessi provando...mi ha tenuta stretta per un sacco di tempo, senza parlare,io mi sono trattenuta a forza dal piangere,poi mi ha guardata e, molto timidamente, mi ha detto: "Ne parliamo poi..."E' successo poi altre volte, anche dopo il suo trasferimento, ma non abbandona mai questo modo di trattarmi davanti agli altri, io gli ho parlato, gli ho detto che sapevo bene che era iniziato tutto come un gioco, ma che ero sicura che anche per lui non era più solo questo. Gli ho detto che non posso sopportare il fatto che lui soffra, che quando non lo vedo mi manca, gli ho fatto in qualche modo capire che volevo stare con lui. Purtroppo facciamo un lavoro particolare che ci tiene occupati dalle 9 del mattino fino alle 11 di sera...ed ecco la sua risposta:"Io non è vero che ti odio, pero' sai come sono ...aspetta che ci sia più tranquillità al lavoro e vedrai come ti chiedo di uscire..."gia' perche' ora se non sono io a chiederglielo, lui non si fa mai sentire...è vero che non ha il cellulare e non ha piu' manco la patente...ma io cosa devo pensare se non mi parla, mi continua a trattare come prima davanti agli altri...???So che mi vuole molto bene, lo so perché lo sento e perché me lo dicono tutti che se mi ha sempre trattato male è sempre stato perché aveva e ha un interesse nei miei confronti...Solo una volta, era ubriaco fradicio, guardandomi negli occhi, in procinto di andarsene dal mio negozio, mi ha detto:"IO TI ADORO...COME FACCIO ADESSO SENZA DI TE?...IO VOGLIO TE!"La prego dottoressa, mi aiuti!!!Io sto sempre in ansia, non so piu' che fare,non so se la pazienza di aspettare sia la soluzione...Spero di non averla annoiata..un grazie di cuore
DENISE

Cara Denise,
Da quello che traspare nella sua lettera, non credo che Mattia sia più di tanto coinvolto nella vostra storia. Una storia nata in un momento di crisi sentimentale per entrambi e vissuta più sulla mancanza di alternative che su un vero rapporto d'amore, di stima e di amicizia. Non so dirle perché Mattia la tratti così quando siete insieme ad altri: forse è semplicemente un insicuro, un immaturo, un ragazzo che vuole apparire forte di fronte agli altri, pur non sentendosi così. Il sospetto che altri possano ritenerlo un debole, uno che possa innamorarsi o cedere alla seduzione di una donna, lo porta a mettersi sulla difensiva, mettendo in atto comportamenti aggressivi. Approfitti del fatto che non lavorate più nello stesso luogo e si impegni a cercare nuove amicizie, tra le quali, chissà, potrebbe trovare un partner molto più garbato del precedente...
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

IPERIDROSI

Mi chiamo G. N., ho 37 anni, e sono affetto, da una vita, dal disturbo dell'iperidrosi palmare e plantare. Nel corso degli anni ho cercato, invano, di trovare una soluzione al problema, compresa la psicoterapia; tutt'oggi mi sento "quasi rassegnato" a convivere con questo strano disturbo e ho scoperto su internet che l'1% della popolazione ne è affetto in modo più o meno accentuato. Sembra che oggi sia possibile una soluzione concreta e definitiva con l'intervento chirurgico della simpaticectomia toracoscopica, un intervento microinvasivo ed efficace effettuabile anche presso l'ospedale pubblico di Brescia. Anche se gli interventi di questo tipo sembra siano in aumento in Italia e nel mondo con ridottissime controindicazioni, rimangono tuttavia interventi chirurgici molto delicati che dovrebbero indurre i pazienti a preferire soluzioni alternative se efficaci. Ancora non sono convinto sulle cause che determinano l'iperidrosi, gli esperti in materia propendono alcuni per la causa fisiologica organica, altri, come gli psicoterapeuti, per la correlazione esistente con i disturbi della sfera affettiva. Personalmente sono rimasto deluso dall'approccio terapeutico che ho avuto qualche anno fa, ma ciò non costituisce pregiudizio nei confronti della  tecnica dell'ipnosi regressiva che conosco da diverso tempo per letture personali e che ritengo molto interessante. Ammesso che l'iperidrosi sia un problema di natura organica, ritenete possibile una soluzione del problema con l'ipnosi regressiva?
Graziano


Caro Graziano,
Un'idea potrebbe essere quella di provare altre forme di psicoterapia. Infatti le psicoterapie sono tante e diverse fra loro, così come gli psicoterapeuti ed il loro modo di approcciare il paziente e il sintomo. Nel suo caso le consiglierei una psicoterapia breve, che focalizzi l’attenzione sul suo problema specifico e che individui le strategie più adeguate per far fronte alle situazioni per Lei più difficili. Fra queste, ritengo sia importante lavorare sia sulle tecniche di rilassamento per imparare a ridurre gli stati emotivi, sia sugli aspetti cognitivi, per imparare ad accettarsi di più e a non diminuire la sua autostima a causa del sintomo che le crea il disagio. Infine, ha mai cercato di capire in quali momenti si intensifica il suo problema ? Cerchi di osservare quanto le capita intorno e provi ad individuare eventuali fattori che possono contribuire all’insorgenza del sintomo cercando di individuare, nel suo comportamento, degli atteggiamenti, fisici e psichici che possano attenuare il problema manifestato. Quanto all'ipnosi regressiva, non so dirle molto di questa tecnica perché non la conosco a fondo. In questo sito però troverà articoli molto esaurienti sul tema che potranno chiarirle le idee. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

I MIEI SOGNI

I miei sogni sono molto spesso ambientati in uno sfondo di notte, buio. Mi piacerebbe sapere perché ricorre questa situazione. Inoltre mi è capitato di sognare di trovarmi in una situazione di pericolo in cui volevo urlare, chiamare qualcuno ma la voce non mi veniva.
Grazie per il vostro supporto.
Simona


Cara Simona,
non è possibile interpretare un sogno partendo da poche informazioni come nel tuo caso. Come ben saprai, per fornire un'interpretazione psicologica, è importante conoscere diversi aspetti della tua vita, non solo quelli che riguardano la tua vita passata, ma anche quella presente: il tuo vissuto personale, quali sono le tue esperienze, quali le tue paure e le tue angosce…un’infinità di dati che solo all’interno di una psicoterapia possono essere raccolti. Parlando in generale poi, ti posso dire che questi sogni di aggressione sono molto comuni e riguardano paure primitive che tutti abbiamo, ma attenzione, potrebbe avere il significato opposto e cioè la paura di aggredire qualcun altro attraverso un processo di identificazione con l'aggressore... Insomma, come vedi non è facile fornire interpretazioni ai sogni se non si conosce la storia della persona. Il consiglio che posso darti è quello di provare a capire se questi sogni ricorrono in seguito ad avvenimenti specifici della giornata e se sono collegati ad essi : questo può essere un modo che ti può aiutare ad individuare uno dei significati possibili.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

GRAVIDANZE INTERROTTE

Gentile dottoressa,
ho 36 anni e, purtroppo, un triste passato di gravidanze interrotte. Sono portatrice di una traslocazione cromosomica bilanciata e questo mi ha portato, in passato, a 4 aborti spontanei entro la 12 settimana. Non dimenticherò mai i momenti tristi ed infelici di quei giorni, pensavo che mai avrei potuto avere un figlio sano. Invece, fortunatamente, quando ormai avevo perso le speranze, ho avuto il mio piccolino, che adesso ha 5 anni, è sano e intelligente.
Lo scorso dicembre sono rimasta di nuovo incinta, fin dall'inizio ho avuto perdite e quindi minacce d'aborto, ho pensato che neanche questa volta sarei riuscita a far nascere il piccolino. Le ecografie, però, mi dimostravano il contrario: il cuoricino batteva ed il piccolino cresceva! Così la gravidanza è andata avanti; al momento di fare l'amniocentesi ho iniziato ad avere contrazioni non dolorose ma frequenti, così abbiamo rimandato di un'altra settimana. Fatta l'amnio il risultato è stato che aveva la mia stessa traslocazione bilanciata, quindi era apparentemente sano. Arrivata alla 21 settimana, col piccolino che ormai da almeno 3 settimane scalciava e si muoveva dentro di me, vado a fare l'ecografia morfologica: il piccolo Emanuele aveva solo metà del cuoricino!! Eppure batteva da pazzi!
Corro in centri specializzati per approfondire e fare l'ecocardio fetale: il risultato era lo stesso. Mi son trovata costretta, solo e unicamente per il bene del bambino, ad interrompere la gravidanza alla 22 settimana; proprio io, con quello che avevo passato, io che avevo giurato a me stessa che mai avrei fatto un aborto!
Ora sono disperata, penso al piccolino che non c'è più, da un lato vorrei un altro bimbo, subito, dall'altro ho il terrore di ritrovarmi a fare scelte così dure, ho paura ad affrontare una gravidanza, starei male dal primo all'ultimo giorno...Non so proprio cosa fare...
Grazie
Daniela

Cara Daniela,
Mi rendo conto che non è mai facile superare un aborto e il più delle volte è inevitabile voler superare questo momento pensando ad una nuova gravidanza. Lei però è una donna forte e consapevole delle difficoltà a cui andrà incontro e agli eventuali traumi cui si esporrà nel caso decidesse di provare ancora. Se però posso permettermi di darle un consiglio, io eviterei di imbarcarmi ancora in un'esperienza così difficile e traumatica, anche per rispetto al suo bambino di cinque anni, che ha tutto il diritto di avere accanto una mamma serena e accogliente, disposta a seguirlo nelle sue conquiste di ogni giorno, vivendole insieme a lui, così da conferire loro l’importanza che esse meritano. Altrimenti rischierà di perdere non solo il secondo bambino, ma anche momenti bellissimi con il figlio di cinque anni, che forse non si ripeteranno mai più nella sua vita... Ci pensi. Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti

MIGLIORARE L'ORIZZONTE

Salve a tutti, ho un grosso problema (almeno per me) da sottoporvi. Sono un uomo di 37 anni che da qualche mese sta vivendo il periodo forse più brutto di tutta la vita. Mi spiego meglio. Io e mia moglie abbiamo inoltrato una domanda di adozione e siamo nell'attesa di ottenere l'abbinamento con il bambino che ci sarà affidato. Fin qui tutto bene se non che la cosa sta andando per le lunghe e l'ansia di giungere alla sospirata meta si fa sentire molto pesantemente. A questo problema dobbiamo aggiungere anche quello riguardante il mio lavoro che, da diverso tempo a questa parte, ha subito una grave recessione con pesanti risvolti dal punto di vista economico e trattandosi dell'unica fonte di reddito in famiglia, ci ha letteralmente scaraventati nella disperazione. Ho provato a cercare di sottoporre il mio curriculum a diverse aziende, anche con incarichi meno "prestigiosi" ma la situazione attuale non aiuta certamente cosicché: altro stress.Il risultato di tutto questo ha fatto in modo che oggi, la mia situazione (ma anche di mia moglie) è la seguente:
insonnia molto accentuata (dormo 3-4 ore per notte), mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte con il cuore in gola;
paura del futuro (io che sono sempre stato un ottimista...); perdita di peso (4 Kg in due mesi) e inappetenza;
ogni seppur piccolo problema mi pare una montagna da scalare e lo sconforto aumenta. Inoltre mi pare che tutti gli sforzi che faccio per cercare di trovare una soluzione siano completamente inutili; ogni mattina, al momento di andare al lavoro, mi prende un'angoscia fortissima e, non mi vergogno affatto a dirlo, mi viene da piangere. Spesso lo sconforto mi assale anche in momenti nei quali non si sono manifestati problemi tangibili.
Tutti questi segnali mi allarmano enormemente soprattutto se penso che ho sempre avuto l'energia necessaria per far fronte a diversi problemi della mia vita (la perdita del padre quando avevo 8 anni, il non aver potuto proseguire gli studi per necessità lavorative, la paternità irrealizzata a causa di un mio problema di oligospermia). L'unica mia fonte di serenità sono le ore che trascorro con mia moglie alla quale sono legatissimo.
Non voglio assumere psicofarmaci o antidepressivi perché mi fanno paura ma, al contempo, come posso cercare di migliorare il mio orizzonte di vita?
Grazie. Franco

Caro Franco,
Lei ha la fortuna di avere una moglie al suo fianco su cui poter contare e questo mi sembra un ottimo punto di partenza. Dato che stare vicino a lei le procura serenità, ricerchi la sua presenza il più possibile, organizzando il tempo nello svolgimento di attività che ad entrambi danno piacere. Inoltre inizi a praticare qualche attività fisica che se praticata quotidianamente, senza esagerare, la aiuterà ad alleviare i suoi disturbi d’insonnia. La situazione molto difficile che si trova a vivere la porta ad ingigantire i problemi e ad incrementare così la sua ansia verso il futuro. Cerchi di recuperare la giusta prospettiva con cui affrontare le diverse difficoltà quotidiane. Focalizzi la sua attenzione non solo sugli aspetti negativi della sua vita, ma anche su quelli positivi. Inoltre faccia una lista di tutte le soluzioni possibili che potrebbero aiutarla a superare il problema del suo lavoro; cerchi di sottolineare per ciascuna di esse diverse strategie d’azione e si ponga degli obiettivi da raggiungere a breve termine. Per quanto riguarda gli sforzi passati, che non hanno avuto un buon fine,provi ad individuare cosa abbia influito negativamente sul risultato, si domandi se ha provato le strade giuste o se già a priori erano destinate a fallire. Infine, provi a non pensare così intensamente all’adozione del bambino, si sa che i tempi per un affidamento e per l’adozione sono inevitabilmente lunghi,renda quest’attesa piacevole, trascorrendo il tempo progettando e realizzando, per esempio, insieme a sua moglie, la stanza del suo futuro bambino.
In ogni caso, non prenda sottogamba una possibile sua lieve depressione, che andrebbe comunque curata per tempo, in modo da essere, quando sarà il momento, pieno di energie e di entusiasmo per iniziare la nuova professione di papà.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti

DISTURBO BIPOLARE

Ho la moglie affetta da disturbi bipolare. Ora si trova in cura presso una clinica nel capoluogo lombardo. I medici dicono che in una paziente con la malattia acuta la psicoterapia non serve a niente. Io invece, penso che una volta dimessa, oltre che seguirla uno psichiatra per la terapia, penserei di farla seguire anche da un psicologo. Gradirei se possibile un vs. suggerimento
e parere in merito. Grazie  Giulio

Caro Giulio,
il disturbo bipolare viene di solito trattato con psicofarmaci che garantiscono la stabilitá psichica del paziente. A mio parere una psicoterapia può affiancare il trattamento farmacologico a cui sua moglie è sottoposta, consentendole di avere un sostegno ulteriore. Non deve necessariamente rivolgersi a due professionisti diversi, può ricercare uno psichiatra che sia abilitato alla psicoterapia che possa così non solo curare sua moglie dal punto di vista farmacologico, ma anche da quello psicologico- affettivo.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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