STARE IN POSTI AFFOLLATI
Mi chiamo sara e le scrivo per un problema che gia da un po mi
angoscia non riesco piu a stare in posti affollati come supermercati
mercatini ecc. quanto ho un avvenimento inportante come il battesimo
di mia figlia mi prende un ansia forte ma la cosa che mi crea piu
disagio e il mio sguardo che quando parlo con qualsiasi persona tende
ad essere uno sguardo fisso senza espressione.
Cara Sara,
forse questa situazione è solo dovuta ad un periodo di eccessiva
stanchezza e stress, forse insorto dopo la nascita di sua figlia.
Potrebbe innanzi tutto chiedere un aiuto alle persone che le sono
vicine,a suo marito o ai suoi genitori. Queste stesse persone
potrebbero sicuramente sostenerla, sia moralmente che psicologicamente
in questo periodo. Se poi questo non fosse sufficiente, le consiglio
di rivolgersi ad uno specialista ed evitare che il suo diventi un
problema più grande e più difficile da superare.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
COME SEDURRE
Buona sera,
mi interessa sapere come corteggiare una ragazza , sono un carattere
timido introverso molto razionale , il mio atteggiamento veros le cose
e` descritto da Pascal nei Pensieri esprit de geometrie , ho
conosciuto in Internet una ragazza che abita in Israele , ci scriviamo
in inglese , abbiamo entrambi simpatia per l altro e una forte
somiglianza
di carattere , ho avuto modo di vedere che e` molto intelligente .
Come e` possibile sedurre , lanciare messaggi emotivi da un
razionalista?
grazie , Michele.
Caro Michele,
non credo che il corteggiamento possa essere appreso in un libro o
insegnato in due righe. Quello che invece penso è che per sedurre e
affascinare è importante rimanere se stessi, senza voler essere chi
non si è. Scrivi di essere un timido razionalista, ma ciò non ti ha
impedito di stabilire un rapporto di simpatia con una ragazza, che per
di più ti assomiglia. Forse quello che l’ha colpita per ora è proprio
questa parte del tuo carattere. Quello che ti consiglio è di non
concentrarti su cosa devi o non devi fare nel corteggiamento, ma di
farti guidare solo dalle tue emozioni.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
L'IMPRESSIONE DI CADERE
Ciao,
Il mio non è proprio un sogno ma una sensazione che si ripete spesso
mente dormo.
Ho l'impressione di cadere come se mi mancasse il terreno sotto I
piedi e allora sobbalzo e spesso mi sveglio. Accade anche quando non
sono completamente addormentata.
C'è una spiegazione?
Grazie mille!
Viviana
Cara Viviana,
stai più che tranquilla poiché quello che ti accade è un meccanismo
naturale che avviene ogni qual volta ci si sta per addormentare. E’ il
momento in cui il corpo si sta per abbandonare al sonno e tutti i
nostri sensi si rilassano; è come se l’organismo staccasse la spina, o
si lasciasse letteralmente cadere nel mondo onirico. La sensazione che
provi è dunque dovuta ad un fattore fisiologico e non psicologico, in
cui il sistema muscolare e vascolare si rilassano completamente e tu
avverti questa sensazione di perdita dell’equilibrio. Dormi dunque
sonni tranquilli e non preoccuparti!
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
UN MOMENTO DIFFICILE
Mi presento mi chiamo Francesca e ho 22 anni e sto' passando un
momento abbastanza difficile della mia vita e diciamo pure per colpa
di mio padre e della donna che le sta accanto... mia madre è morta
quando avevo 8 anni (è stato allora che ho conosciuto mio padre).
Prima che succedesse la disgrazia io vivevo con mia madre, mia sorella
e mio fratello in Svezia (dove sono nata), poi mi sono trasferita qui
in Italia (separandomi dal mio fratellino figlio di mia mamma con un
uomo svedese) dove viveva mio padre con la sua nuova fidanzata con
annessa figlia rompiscatole...
Purtroppo con mio padre ho un pessimo rapporto..non parliamo quasi
mai...lui non c'è e quando c'è urla..non mi vuole assolutamente pagare
gli studi...(non chiedo tanto solo le tasse universitarie)
e tanto per finire mi ha tolto le chiavi di casa come se io avessi un
posto alternativo dove andare quando non mi vuole tra i piedi...(una
sera non avevo le chiavi di casa a, avevo litigato con il mio
fidanzato e non sapevo proprio come fare....lui era fuori R.) si puo'
perdonare un padre cosi'?!!! sicuramente immaginerai la mia situazione
che sarà comune a tante ragazze e oltre tutto sto' passando un momento
difficile con il mio ragazzo...sento che sto' per entrare in una crisi
depressiva...di cui non mi fido molto ho paura che lui mi lasci da un
momento all'altro... visto che quello precedente lo ha fatto
tranquillamente dopo che gli avevo messo in mano la mia vita.
Per finire l'estate scorsa è morto mio nonno, (padre di A.) fidanzata
di mio padre investito da un pirata e logicamente la colpa è stata la
mia perchè io ero nello stesso pulmann dal quale lui è sceso prima di
essere investito...(come se non mi sentissi abbastanza in colpa....)
Coma mi consigli di comportarmi con il mio ragazzo? lui logicamante
dice di amarmi, di volermi sposare di, aiutarmi negli studi..., ma
sarà sempre così?!!...sono confusa....a volte penso di tornare in
Svezia da mia sorella che si è subito ritrasferita li' non avendo
accettato la nuova famiglia di mio padre...
Mi dia lei un consiglio... Francesca
Cara Francesca,
Dalla tua lettera appare evidente che stai vivendo un periodo di
grande confusione. Sicuramente non ti aiuta la tua famiglia
disgregata, che non riesce ad offrirti un punto di riferimento o dei
modelli di comportamento cui poterti ispirare (sono tutti così
impegnati e lontani, in tutti i sensi…).In questa situazione è del
tutto comprensibile che tu viva con una certa ansia il rapporto con il
tuo ragazzo, specialmente dopo un’esperienza negativa.
Credo che la migliore cosa da fare sia impegnarsi nello studio (magari
trovandoti un lavoretto per pagarti le tasse universitarie), al fine
di poterti rendere al più presto indipendente dalla tua famiglia e
costruirti un mondo che, come dice la pubblicità, giri veramente
‘intorno a te’. Finora infatti tu ti sei lasciata guidare dalla vita e
dalle persone che ti sono intorno, ma nessuno ha potuto offrirti ciò
di cui hai veramente bisogno. Cerca di evitare di dare troppe
responsabilità al tuo ragazzo e vivi questa esperienza giorno per
giorno, senza farti eccessive aspettative sul futuro: lavora su te
stessa, renditi forte, cerca di vivere senza dover dipendere da
qualcuno o contare sull’aiuto di qualcun altro. Considera poi che
questo momento passerà: non può piovere per sempre!
Un saluto.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
LEI SI FA DEL MALE
Sono un ragazzo di 32 anni e sto insieme ad una ragazza di
30. Siamo insieme da 6 mesi e, anche se sapevo qualcosa, solo oggi ho
scoperto tutto il suo "inferno". Premetto che è' la seconda di due
sorelle ed i suoi avrebbero voluto che fosse un maschio, infatti, pur
essendo lei molto femminile, è stata tirata su come un uomo. Questo
l'ha fatto tanto soffrire! Per anoressia è stata 8 mesi in clinica la
quale secondo me le ha fatto ancora più male. Durante il suo
matrimonio, durato 5 anni circa, il marito la picchiava ogni giorno
per motivi futili e lei pensava che avesse ragione a farlo. Da quando
è insieme a me ho assistito a due crisi ed in totale mi ha detto di
averne avute quattro. Durante le crisi piange, grida, si fa del male
(sbatte la testa o altro) e cambia tono di voce comportandosi
duramente con me e con lei. Prende molti farmaci analgesici (Aulin,
Synflex), ha i denti che le fanno male (alcuni si sono spezzati) ed ha
parecchi problemi fisici a causa delle botte prese dal marito. Oltre
questo mi ha confessato che da 2 anni e mezzo circa si fa del male
quasi ogni giorno provocandosi il vomito, non per buttare fuori quello
che ho mangiato, ma solo per farsi del male. Se non vede uscire sangue
dalla bocca non si ferma! Lo fa per punirsi di qualcosa che pensa di
aver fatto, anche dopo una litigata con il padre. Durante le crisi poi
lo fa più volte durante il giorno (anche 4 o 5) ed "esce" fuori
un'altra Luisa, una Luisa cattiva con se e con gli altri, ma poi non
ricorda assolutamente nulla! Il male l'ha imparato a farselo in
clinica vedendo un'altra ragazza farlo! Ne vuole uscire, ma non andrà
mai più in clinica, dice che piuttosto si lascerebbe morire o si
suiciderebbe ed io ci credo! Ha tentato già due volte (prima di
conoscermi) di togliersi la vita. In clinica e gli psichiatri non
hanno mai scoperto del male che si faceva, hanno detto di aver
riscontrato una doppia personalità e l'hanno curata per
l'anoressia. Quando non è in crisi è una ragazza splendida, dolce,
buona e generosa, attenta ad ogni piccola cosa. Datemi un consiglio,
cosa posso fare? Lei dice che ha solo bisogno di stare tranquilla e di
andare via da casa...dal padre. Grazie – Giovanni
Caro Giovanni,
Il caso della sua ragazza mi sembra piuttosto serio, per cui le
consiglierei senz’altro di farla rivolgere ad uno specialista, che
possa curarla con una terapia integrata di farmaci e psicoterapia.
Infatti, la prima cosa da fare è prevenire una eventuale condotta
suicidaria e poi evitare che si faccia ancora del male, nel corpo e
nell'anima. Il problema comunque non è semplice e l’unica cosa che lei
può fare per aiutare questa ragazza è spingerla a curarsi.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
SE NE E' ANDATO
io ho 38 anni, lui 39, siamo stati sposati 8 anni, di cui circa sei
come amici o fratelli (in bianco) e lui mi e' sempre stato vicino con
la speranza che un giorno le cose tornassero ad essere come
all'inizio. La sua speranza era anche la mia, ma non ho trovato lo
stimolo per curare la depressione (causa lutti precedenti non ben
elaborati e il suo malsano rapporto con la famiglia d'origine - lui e'
genitore e non figlio e li supporta economicamente) che piano piano mi
ha spinto verso l'anaffettivita' e l'apatia. Lui non ha avuto il
figlio e la famiglia che desiderava, non si e' sentito amato. Tre mesi
fa se n'e' andato, tra le lacrime e le sofferenze per un rapporto che
cosi' non poteva andare avanti, ma con l'affetto infinito che ancora
ci lega. Se n'e' andato dicendo che forse, un giorno, le nostre strade
s'incroceranno di nuovo, ma che alla soglia dei 40 anni non puo'
rinunciare a cercare la felicita' ed il suo sogno di avere un amore ed
una famiglia ed intanto io resto per lui la donna migliore del mondo,
mi scrive mail e manda sms in cui mi dice che ci vorremo bene per
sempre. Tra qualche mese avremo l'udienza per la separazione ma, dice
lui, prima del divorzio si puo' annullare in ogni momento. Cosa prova
per me? Un bene infinito, una stima enorme, ma il suo cuore e' gelato
e sente di non amarmi piu'. Cosa provo io per lui? Un innamoramento
folle, la voglia di essere insieme in ogni momento, la voglia di
restituirgli tutto l'amore che in questi anni lui mi ha donato: glielo
scrivo, glielo dico, ma l'effetto e' sempre lo stesso, lui mi dice che
non vuole tornare indietro e che io devo farmi una vita per che' non
posso vivere illudendomi che tra noi possa ricominciare... Io credo
che il suo cuore non sia morto ma solo ferito, ma la mia insistenza
non ha forse l'effetto del sale su di una ferita?
Grazie
Daniela
Cara Daniela,
Ma, prima di arrivare alla separazione, visto che c'è tutto questo
affetto e questa stima che vi legano, avete provato a fare una terapia
di coppia? E' evidente che il suo quasi-ex è arrivato ad una difficile
quanto inevitabile decisione, dal momento che lei, pur amandolo, non è
riuscita a cambiarsi per soddisfare i desideri ed i bisogni di lui. Il
sesso in una coppia non è un optional, quindi temo che lei abbia molto
sottovalutato il problema. Penso però che il gesto di suo marito valga
più come un ultimatum che come una sentenza: colga l'attimo e provi a
riprenderselo, cercando di essere più comprensiva e meno centrata su
sé stessa. Non credo abbia ulteriori chances, per cui corra subito ai
ripari, anche facendosi aiutare da un terapeuta. Non credo infatti che
le potrebbe capitare in futuro un partner migliore di lui.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
PSICOTERAPIE
Ho 37 anni e sono in terapia analitico-comportamentale da 5 anni.da
10 soffro di depressione la quale con l'andare del tempo si è
trasformata in disturbo ossessivo con attacchi di panico o ansia
generalizzata. Purtroppo la psicoterapia comportamentale non funziona
ma a me sembra che anche quella analitica abbia dato risultati assai
scadenti. Sono depresso nevrotico perché mi prendono mille paure e
continuo,ossessivamente,a crearmi situazioni angoscianti. Volevo
sapere,vista la cronicità del caso,quale,secondo voi,potrebbe essere
una terapia farmacologica nel mio caso così da proporla eventualmente
al mio psicoterapeuta.grazie. Distinti saluti
M.
Caro M.,
E' mia convinzione che, nel valutare un trattamento psicoterapeutico,
sia meglio ragionare in termini di 'terapeuti' anziché di 'psicoterapie'.
Il 'fattore umano' insomma, conta molto più della tecnica. Se lei
trovasse uno/una psicoterapeuta veramente capace di ispirarle fiducia
e con lui/lei riuscisse a stabilire una buona alleanza terapeutica ed
un soddisfacente rapporto empatico... Le tecniche psicoterapeutiche
utilizzate sarebbero veramente di secondaria importanza. Quanto alla
terapia farmacologica, può essere necessaria, ma non indispensabile ed
in ogni caso le consiglierei di rivolgersi al suo medico.
Cordiali saluti:
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
ALCOLISMO
Io lavoro nell'ambito dello spettacolo, e mi e' capitato circa 4
anni fa di notare tra il pubblico dell'hotel dove tenevo le mie
prestazioni artistiche una ragazza stupenda, la quale all'epoca era
fidanzata e siamo riusciti a fare solo conoscenza. Passati due anni
dove regolarmente la vedevo per le sue vacanze, ci incontriamo alla
sera di fine anno 2001 un saluto e poi quattro chiacchiere ...( lei si
e lasciata col suo fidanzato e guarda caso anche io dopo 12
anni.)Premetto che io ho 34 anni e lei 24. Scoppia la scintilla e ci
mettiamo insieme..Lei e' straniera e io italianissimo..Torna a casa
sua e in seguito a distanza di un mese la vado a trovare..il nostro
rapporto incomincia a prendere forma..Lei vuole una storia seria
matrimonio bimbi ecc...... io pure!!Andiamo avanti fino a luglio 2002
quando la nostra decisione e' di vivere un po' da me e un po' da lei..
Entrambi possediamo la casa donataci dai genitori,iniziamo con lo
stare a casa mia i primi quattro mesi e scopro che lei e' gelosissima,
non posso piu' ricevere telefonate da amici genitori fratelli che
immediatamente scoppiano polemiche:le sue domande sono sempre le
stesse Cosa vogliono? cosa cercano da noi? io cerco di rassicurarla
spiegando che non c'e' niente di male...MA questo non basta, anche il
mio rapporto con i miei genitori e' compromesso,vuole che li vedo solo
in sua presenza,e poi polemizza tutto quello che fanno,mi giudica un
immaturo perché ancora li frequento troppo,quando lei a casa sua
praticamente vive con i suoi genitori,e ha sempre amici in casa..Vabbe'
fino a qui' forse mi sono spiegato..Ma c'e' una cosa molto piu'
importante i suoi vizi fuma e beve in maniera esagerata credo sia
sulle 25 al giorno e sicuramente raddoppiano durante lo stress, e poi
incomincia a bere alcolici appena qualche cosa non va come lei dice.Tutta
la colpa dei suoi vizi esagerati me la fa pesare su di me dicendo che
non la faccio vivere bene!! e che smetterebbe se io le dessi quello
che vuole..Ma i suoi vizi ci sono anche durante le serate normali!!
Sinceramente tende sempre ad ubriacarsi e io ci sto malissimo perche'
penso alla sua salute.. Conclusione:Io sicuramente credo di amarla,gli
do tutto, quando beve che e a volte diventa violenta cerco di calmarla
non alzo mai la voce mantengo sempre la calma..E' vero mi arrabbio con
me stesso ma poi finisco sempre per scusarla,forse questa mia pazienza
e' data dal fatto che lei mi piace tantissimo e la vorrei sempre con
me senza mai perderla,ma non mi rendo conto del sacrificio.LA vorrei
lasciare mandare a casa sua perché a mio avviso credo che sia un
problema un po' importante che io non riesco a gestire ma mi dispiace
troppo,allora finisco sempre con il tirare avanti. Chiedo consigli ad
amici cari ai miei genitori raccontando ovviamente ciò che si può
raccontare e malgrado tutto mi dicono di lasciarla..Lei ovviamente
dice di amarmi tantissimo e che lei per me ha cambiato la lingua il
lavoro paese e lasciato la sua famiglia...Le chiedo Dottoressa cosa
posso fare?? e ancora...c'e' probabilità che possa insorgere alcolismo
col tempo?? grazie
Benj
Caro Benj;
Credo che, se lei già si ubriaca quasi tutti i giorni, il problema
dell'alcolismo non rappresenti un pericolo per il futuro, ma riguardi
già il vostro presente. Sono rimasta colpita dal fatto che la
motivazione che la spinge a non lasciarla è : 'mi piace tantissimo e
la vorrei sempre con me senza mai perderla'. Insomma, parla della sua
relazione con questa ragazza piena di problemi, con la quale peraltro
vorrebbe costruire una famiglia, quasi come un ragazzino alle prese
col suo giocattolo preferito, che è si un po' rotto, e che fa anche un
po' male quando ci si gioca, ma che è così bello, stupendo... Insomma,
mettendo insieme questa sensazione ed il fatto che la sua ragazza le
impedisce di vedere i suoi genitori, se non in sua presenza, perché
teme che la influenzino, mi chiedo se lei sia veramente maturo per
stabilire un serio rapporto di coppia e se sia in grado di interagire
alla pari con la sua compagna, attuando comportamenti autonomi e
consapevoli...
Non sarebbe meglio aspettare ancora un po' prima di fare le cose sul
serio?
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
COME AIUTARLO
Il mio ragazzo ha 31 anni e dieci anni fa ha avuto la prima crisi di
panico finendo all'ospedale per continuo vomito. Ha avuto diverse
consulenze ma nulla. Adesso a causa di un problema di coppia che è
scaturito: bugie da parte mia, lui ha una paura spasmodica che io
cospiri contro di lui, che tutti ridano alle sue spalle, che io l'ho
tradito provando immenso piacere, che continuo ad ingannarlo.Si è
creato delle paure che trasforma in realtà, credendole vere e vedendo
tutto ciò che accade nel modo per dare conferma alle sue paure. Nelle
crisi non vuole essere toccato da me mi insulta e mi respinge, io gli
parlo e lui un pò si calma... non so cosa fare, sono un'assistente
sociale ma non ho i mezzi per aiutarlo, come posso fare? Lui vorrebbe
stare solo, cioè senza di me, ma a volte non vuole lasciarmi, e io
vivo questi suoi momenti come accettazione e rifiuto continuo, che
cambia da un momento all'altro. Per favore mi dia un consiglio!!Asia
Cara Asia,
più che di una semplice consulenza, credo che il suo ragazzo abbia
bisogno di iniziare una vera e propria psicoterapia in modo da trovare
lo spazio più adeguato in cui parlare delle sue paure e delle sue
difficoltà. Ciò che può fare lei, da parte sua, è di continuare a
stargli vicino e dimostrargli così il suo affetto, ma eviti di fare
l'assistente sociale con lui, perché è controproducente, sia per lei
che per il vostro rapporto di coppia. Cerchi, inoltre, di non farsi
trascinare dalle paure del suo ragazzo e di non mentire per difendersi
da esse. È importante che lei riesca ad essere il più serena possibile
nel suo rapporto con lui e cercare di non cadere nella trappola delle
sue paranoie.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
NON RIESCO A CAMBIARE
Sono un ragazzo di trentaquattro anni e soffro di disturbi
psicologici e caratteriali sin dall’infanzia, periodo per me molto
brutto a causa del rapporto tra i miei genitori, e credo che l’origine
dei miei disturbi sia stata proprio questo. I miei genitori si sono
sposati abbastanza tardi, mio padre 40 e mia madre 36, e si sono
separati dopo otto anni di litigi e violenze. Credo che anche mio
padre soffrisse ( è morto tre anni fa) di disturbi psicologici, ma non
lo ha mai voluto ammettere e non ha mai consultato nessuno, dico così
perché ricordo il suo comportamento irascibile, violento ed associale,
credeva che tutto il mondo l’avesse con lui. Ricordo perfettamente gli
episodi di violenza nei confronti di mia madre già da quando avevo
circa tre o quattro anni, quando cioè un bambino incomincia a rendersi
conto di cosa succeda intorno a lui; potrei disegnarne le scene e
raccontarne i dialoghi, ci penso spesso tutt’oggi e la cosa mi fa
molto soffrire, nutro dei sentimenti di rabbia e di vendetta nei
confronti di mio papà anche se non c’è più. Ho un fratello che è tre
anni più giovane di me, il quale ha risentito molto meno di questi
episodi, anche lui si adira facilmente, ma ciò non gli permette di non
vivere serenamente, si è sposato ed è abbastanza felice. Ricordo che
già quando avevo cinque o sei anni avevo qualche problema, non
dimenticherò mai le parole del medico di famiglia in occasione di una
visita, mi guardò e mi disse un po’ scherzosamente: “E tu, hai smesso
d’essere nervoso?”.Penso spesso a queste parole con rabbia in quanto
ritengo che all’epoca qualcuno avrebbe dovuto far qualcosa, adesso
credo che sia un po’ tardi. Ricordo che i miei rapporti con gli altri
bambini non erano proprio bellissimi; con mio fratello, con i cugini
quando ci si vedeva e a scuola con i compagni trovavo sempre
l’occasione per attaccare briga. L’adolescenza è trascorsa quasi allo
stesso modo, ma io non ci davo peso più di tanto, ma dall’età di
ventuno anni quando ho iniziato ad avere la prima fidanzata, mi sono
reso conto che il mio comportamento doveva necessariamente essere
corretto, e così ho provato a consultare sia psichiatri sia psicologi,
ma non ho risolto nulla. La prima relazione sentimentale importante
l’ho appunto avuta all’età di ventuno anni e la ragazza che stava con
me era perfettamente a conoscenza dei problemi che mi affliggevano in
quanto mi voleva bene ed era direttamente interessata dai miei
comportamenti bellicosi. Dopo due ho tre mesi che avevamo iniziato a
frequentarci, ho iniziato a manifestare forti sentimenti di gelosia,
tanto che quando lei non c’era la mia immaginazione partiva a razzo
irrefrenabile ed ero molto ansioso, quando invece lei era con me ero
sempre nervoso, e la convivenza era veramente impossibile, anche se a
lei raccontavo tutto ciò che pensavo. Dopo cinque anni questa ragazza
si è innamorata di un altro ragazzo e mi ha lasciato; per me è stato
come l’esplosione di una bomba, primo perché l’ho persa e poi perché
mi ha tradito, è stata per un periodo con due ragazzi differenti. Dopo
questa esperienza sentimentale ne ho avuto altre, ma il racconto è
sempre lo stesso, un brevissimo periodo tranquillo e poi l’inizio
delle manifestazioni di gelosia e d’intolleranza. Infatti, quando
questa ragazza mi lasciò decisi di iscrivermi alle scuole serali per
distogliere i pensieri da lei e per prendere il diploma, cosa che ho
fatto dopo cinque anni di studi consecutivi. Durante l’ultimo anno di
scuola conobbi una nuova compagna di classe, a lei mancava solo
l’ultimo anno, e decisi di iniziare a frequentarla, anche se sapevo
che avrei avuto qualche difficoltà, lei è più giovane di me di nove
anni. Anche in questo caso gli eventi si sono ripetuti quasi come i
precedenti, un periodo tranquillo e poi l’inizio dei problemi, fino
all’abbandono. Devo confessare che ho sempre cercato di mollare io per
prima, dichiarando alle mie compagne che per me era molto difficile in
quanto soffrivo molto, ma credo che non l’abbia voluto mai fino in
fondo; le lasciavo sperando in fondo che l’indomani mi chiamassero, ma
a forza di giocare in questo modo venivo sempre lasciato, soffrendo
ancor di più. Anche a questa ragazza dichiarai i miei problemi ed
anche con lei decisi di fare qualcosa, ma non è successo niente. Ho
provato con gli psicologi, con il reiki, con chi si spacciava per
veggente o medium e con altre cose ma mi sono reso conto che non
serviva a niente, spendevo milioni inutilmente. Un mese fa decisi di
abbandonare la terapia psicanalitica iniziata all’inizio dell’anno
scorso in quanto mi rendevo conto che stavo spendendo svariati milioni
e non si vedeva neanche un briciolo di miglioramento. Con questo
psicologo ha provato con il training autogeno, ma disse che era molto
difficile perché ho molte resistenze, come se mi fossi costruito una
corazza. Due settimane fa mi ha chiamato la ragazza con cui sono stato
ultimamente, quella più giovane, per sapere come stavo,e dopo avermi
detto che stava molto bene e aveva dimenticato abbastanza bene, mi ha
augurato belle cose; ho iniziato a sentire un fortissima rabbia e
gelosia dilaniante. Oggi mi rendo conto che la mia vita mi è veramente
pesante e penso molto spesso al suicidio, anche tutti i giorni, anche
se non ne ho mai avuto il coraggio. Scappo da tutto e da tutti e sono
sempre costantemente arrabbiato, mi comporto come un bambino e non
riesco a cambiare. Ho pensato ad un problema ereditario nascosto, ma i
medici lo hanno sempre escluso, ho pensato a destino carmico, ma non
so più cosa fare. Ho provato a chiedere se con l’ipnosi si potesse
risolvere qualcosa, ma tutti gli psicologi a cui mi sono rivolto non
hanno mai provato e lo hanno sempre escluso. Chiedo allora a voi, con
le lacrime agli occhi un piccolo aiuto.
Carlo
Caro Carlo,
dalla tua lettera mi sembri più che mai convinto che non puoi fare più
niente per migliorare la tua situazione e che avendole provate tutte,
ormai, non resta che rassegnarti. Eppure ti posso assicurare che non
sei un caso disperato, anzi. Sei giunto ad un punto in cui credi che,
poiché la tua infanzia è stata difficile, tu sia destinato a vivere
una vita piena di dolore e di difficoltà, hai pensato anche ad un
eventuale problema ereditario che confermi l’impossibilità di
cambiare. Forse questa tua predisposizione a credere che tutto sia
ormai scontato non fa altro che condurti a effettuare scelte e
comportamenti che poi confermano questa tua convinzione. Tutto è
partito da quella 'etichetta' di bambino nervoso che ti ha affibbiato
il tuo medico di famiglia: ti ha tanto colpito che ti sei lasciato
condizionare da essa e ti comporti come se il tuo destino fosse
segnato. Non è così: ciascuno di noi può cambiare il senso della
propria esistenza in qualsiasi momento : deve solo scattare una molla,
quella della motivazione. Evidentemente niente di quello che hai fatto
finora per te è stato così forte da spingerti a cambiare. Nel leggere
la tua storia però ho avuto subito un dubbio: non sono sicura che tu
voglia veramente cambiare ; secondo me a questo punto cambiare
comportamento (diventare un 'buono' per intenderci) ti mette paura e
pertanto preferisci nasconderti dietro questa maschera da duro che ti
sei costruita. Pensaci.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
UNA RECONDITA VOCINA
Salve dottoressa proietti ,ho casualmente trovato il suo indirizzo
e-mail ricercando nel motore di ricerca la parola ottimismo.....si
infatti ....!!!!io mi chiamo Giancarlo e sono un trentenne di R.
nonostante l'eta',in cui la maggiorparte dei giovani solitamente vive
una vita quasi spensierata,io non so per quale motivo da tre o quattro
anni a questa parte sto vivendo una situazione di pessimismo e di
mancanza totale di stima nei miei confronti che mi sta rovinando la
vita..........e non esagero!!!!!.....io non riesco sinceramente a
comprenderne il motivo ......vedo tutto quello che e' intorno a me
come una meta insormontabile ,e come se all'interno del mio animo ci
fosse sempre una voce che dice:no...no...tanto non c'e la farai!!!!in
questa maniera mi sto' quasi escludendo da tutto quelli che sono i
normali lati della vita sociale di un trentenne.......amici...amore....sesso.....ecc
rendendomi la vita impossibile..e poi pero' mi rendo conto di non
essere una persona da buttare via.....sono abbastanza carino...ho una
cultura medio alta....ecc pero' nonostante tutto, questa recondita
vocina mi sta' distruggendo....io le chiedo spassionatamente un
consiglio su che cosa fare .....perche'questa situazione sta
diventando per me veramente insopportabile,aspetto vivamente da lei
una risposta.....grazie giancarlo
Caro Giancarlo,
ha provato a capire cosa sia successo, tre o quattro anni fa, cosa l’
abbia portata a perdere la fiducia in sé stesso? Riesce a ricordarsi
di qualche evento particolare di quel periodo che abbia potuto
provocare questo suo problema? In ogni caso la sua non è che una
depressione (non posso valutare di quale entità a causa delle poche
cose che so di lei) e la vocina che sente dentro di sé e che la
scoraggia in ogni iniziativa viene da lei stesso: è un modo per non
mettersi mai in gioco, per non mettere a rischio quel poco di
equilibrio che le sembra di avere. In realtà 'ascoltando la vocina'
non fa altro che ingigantire i suoi problemi. Un'altra riflessione da
fare è questa: e se le sue aspettative fossero troppo alte ? Non
potrebbe essere questo il motivo per cui non riesce a raggiungere la
sua meta ? Provi a non chiedere troppo a se stesso ed impari ad
apprezzare quello che ha, che dalla sua descrizione non mi sembra
poco...
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
CIRCOLO VIZIOSO
Sono una ragazza di 23 anni, studentessa in economia con una felice
vita sentimentale e famigliare. Il mio problema mi perseguita da anni
e non so come fare per uscirne. Mi rivolgo a lei sicura di avere un
valido consiglio. Mi capita periodicamente di avere dei periodi di
profonda crisi e tristezza. Ciò può durare solo poche ore oppure
settimane intere. Durante queste crisi non riesco a far altro che
piangere e sentirmi disperata. Sono disperata perché mi sento una
fallita, una nullità, guardo al mio passato e vedo solo errori, penso
al mio futuro (soprattutto lavorativo) e non vedo nulla di buono. Alle
volte sto talmente male che l'unico modo per risollevarmi è quello di
farmi del male, infliggendomi taglietti ed ustioni alle gambe e alle
braccia. Poi magicamente tutto passa lasciandomi solo un senso di
vergogna per quello che ho fatto e ho pensato. Il problema è che
oramai questo è diventato un circolo vizioso; anche se quando sto bene
mi rendo conto di quanto sia infondato tutto ciò che ho pensato nei
momenti di crisi, non riesco comunque ad evitare di star male. Credo
che il problema di fondo sia il fatto che io mi sento sempre in colpa
per tutto . Mi sento la sola responsabile di tutto ciò di negativo che
succede nel "mio territorio"; mi accuso tutti i giorni di aver fatto
qualche cosa di sbagliato, anche se so che non è vero, e
immancabilmente crollo. Inoltre mi sto isolando dagli altri in quanto
questo mio sentirmi sempre in colpa non mi fa vivere serenamente i
rapporti sociali. Mi sono rivolta a lei per avere un valido consiglio
riguardo la mia situazione, soprattutto vorrei capire se ciò che provo
sia normale o meno.
La ringrazio anticipatamente,
Antonia
Cara Antonia,
E' importante cercare di arrestare questo circolo vizioso a cui hai
dato avvio. Prova ad individuare dei campanelli d’allarme che ti
avvisino ogni volta che sta per arrivare un comportamento
autodistruttivo. Questi campanelli possono essere dei pensieri o stati
d’animo che di solito precedono l’attivazione dei tuoi comportamenti,
come ad esempio “ sentirsi una nullità “. Cerca, se puoi, di
distogliere la mente dai tuoi pensieri negativi e dedicati a qualcosa
d’altro.
Cerca anche di capire se questi stati d'animo arrivano fra
l'ovulazione e la mestruazione : non è escluso infatti che tu possa
soffrire della 'sindrome premestruale', che in quei giorni del ciclo
abbassa drasticamente il tono dell'umore in alcuni soggetti
predisposti, rendendo tutto orrendo ed inaccettabile, compresi sé
stessi. Poi la tempesta ormonale finisce e tutto torna alla
normalità... Può essere questo il tuo caso?
Se fosse così, basta qualche supporto farmacologico per risolvere il
problema, se invece il periodo del ciclo non c'entra, non resta che
rivolgersi ad uno psicoterapeuta per avere specifici consigli ed
indicazioni.
I più cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
PROBLEMA NOTTURNO
Sono una ragazza di 22 anni e volevo avere chiarezza sul mio
problema che si svela durante la notte ossia soffro di sonnambulismo,
anche se non sempre mi alzo dal letto e me ne vado in giro per casa ma
tante volte parlo (rido, piango, corro nel letto) durante il sonno,
volevo capire da che cosa potrebbe essere causato e se era probabile
che la mia mania di volere essere sempre al centro dell'attenzione
possa essere la causa di questo.
La ringrazio per la Sua collaborazione, gradirei una Sua risposta,
grazie.
Luna
Cara Luna,
Se lei dorme profondamente credo sia impossibile che possa assumere un
comportamento volontario che possa metterla al centro dell'attenzione:
a molte persone accade di vivere i sogni in maniera tanto intensa da
metterli in scena anche a livello corporeo. Niente di grave.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
ANSIA E PANICO
Salve,sono una ragazza di 21 anni e da un anno esatto soffro di
attacchi di ansia e di panico.Tutto è successo l'estate scorsa,quando
mi sono sentita male in un locale con i classici disturbi dell'attacco
di panico,dopo mesi estenuanti a causa della malattia di mia madre(un
cancro al seno),le sedute di chemio,la sua completa guarigione,e la
preparazione di un paio di esami molto duri.per un po da quel giorno
ho sofferto di un'ansia immotivata:avevo paura di frequentare
locali,di uscire e sentirmi male e cercavo collegamenti stupidi o
comportamenti da evitare per non stare piu male.per fortuna mi sono
stati vicini i miei familiari e soprattutto il mio ragazzo,che
studiando psicologia riusciva a capirmi. Premetto che sono stata
sempre una bambina molto matura, responsabile,insomma ero tutto cio
che gli altri si aspettavano da me e ho continuato ad esserlo anche da
grande....mai bevuto,mai fumato,forse a causa di un'educazione molto
rigida da parte dei miei genitori,che credono che l'educazione e la
reputazione siano tutto.Da quando mi ricordo ho sempre sofferto di
ipocondria:trascorrevo mesi interi credendo di avere malattie mortali
e neanche le visite mediche riuscivano a convincermi che stavo bene...poi
all'improvviso passavano e iniziavo ad avere altri tipi di fissazione.Tutto
cio fino all'attacco di panico dell'estate scorsa(premetto ke d'estate
sono sempre peggiorata con le mie fissazioni,forse a causa della
noia,del troppo tempo libero).Poi sono partita con il mio ragazzo e
degli amici e dopo i primi giorni di angoscia perché ero lontanissima
da casa (ero a Londra)e avevo paura di sentirmi male,sono stata
benissimo.Al ritorno sono partita di nuovo con i miei per un villaggio
turistico,senza il mio ragazzo,dove mi sono divertita da
morire,credendo anche di avere interesse per un animatore,che in
realtà non mi è mai piaciuto,quello ke mi piaceva era essere
corteggiata e fare quelle cose che fanno i "single"(sono fidanzata da
4 anni e mezzo).Tutto questo mi ha fatto pensare che il mio problema
fosse proprio il mio ragazzo,che non l'amassi più ma dopo una pausa ho
capito che non era cosi...solo che mi è venuta l'ennesima fissazione e
cioè che dovevo creare con lui un rapporto diverso,più
libero,sentendoci e vedendoci di meno e a volte forzando i miei
desideri per non stare troppo tempo con lui.Per capire se lo amavo
ancora l'ho tradito con l'animatore e pensavo che fosse una cosa
giusta per non avere più l'ansia.Solo ora sento i sensi di colpa
perché lui non sa niente e cmq mi sono resa subito conto di non
provare nulla per quella persona. L'anno è passato abbastanza
bene,senza piu attacchi di panico,o cmq molto leggeri pero io
continuavo a cercare di sentirmi più libera,a vederlo meno per paura
di stare di nuovo male.Lui continuava a ripetermi che non lo amavo più
e che ero cambiata e un giorno a queste sue parole mi è venuto un
altro attacco di ansia.Ho iniziato a pensare ke fosse vero,ke dovevo
lasciarlo e l'ho fatto,ma sono stata male da morire.Lui è tutto cio ke
desidero,è stupendo,perfetto,mi capisce mi aiuta,mi consola,e c'è
molta attrazione fisica tra noi,non litighiamo mai,ci diciamo
tutto....insomma non so quale sia il problema ma non riesco a
togliermi dalla mente che forse non lo amo più,ogni volta che ci penso
pero sto peggio perché so che la soluzione sarebbe lasciarlo ma senza
di lui non voglio vivere.Quando sto con lui mi diverto e sto bene,poi
da sola a casa mi viene l'ansia.....penso che sto sprecando la mia
vita,che vorrei vedere che si prova ad essere single perché da quando
avevo 15 anni sono innamorata di lui e da quando ne avevo 17 stiamo
insieme quindi ho poche esperienze e tutto ciò mi manca un po.Sono in
cura da un'omeopata che mi conosce dalla nascita,e dice che è
un'ennesima fissazione mia,secondo il mio ragazzo soffro di disturbi
ossessivo compulsivi,infatti da quando ho questa ossessione è sparita
l'ipocondria.Secondo voi può essere questo?e se si come lo curo?perché
anche se razionalmente so di avere idee assurde cmq mi fanno stare
male e compromettono la mia vita,perché non riesco piu a fare nulla ed
inoltre temo di perdere il mio ragazzo comportandomi cosi.Scusate per
la lettera lunga,credevo fosse giusto spiegare tutto per bene...vi
prego aiutatemi!I miei sono contrari a portarmi da uno psicologo,anzi
da un po’ devo nascondere loro questi miei pensieri perché dicono che
dopo tutti i problemi che abbiamo avuto non possono avere
preoccupazioni e che io li farei ammalare.Grazie mille,anche solo per
il disturbo cordiali saluti
Anna
Cara Anna,
Quello che le sta accadendo è che sta crescendo, sta maturando e sta
cambiando. Questo significa affrontare nuovi problemi, assumersi nuove
responsabilità, prendere decisioni sulla propria vita e tutto questo
la spaventa da morire. Ricorrere a questi sintomi psico-somatici
l'aiuta a tentare di tenere sotto controllo i suoi attacchi di ansia
(se pensa di avere una malattia, i suoi pensieri e le sue
preoccupazioni si concentrano sul suo corpo e non sulle scelte che
invece deve fare e che le mettono tanto pensiero...). Mi sembra che
lei sia ancora molto dipendente dai suoi genitori e che questo ragazzo
sia, di loro, una sorta di 'prolunga'. La cosa da fare è crescere.
Faccia le sue scelte e si assuma le sue responsabilità, nel bene e nel
male.
Cordiali saluti.
Dott.ssa G. Proietti Ancona
UN PAIO DI PROBLEMI
Cara dottoressa, ho 18 anni e ho un paio di problemi con me
stessa,sono alla ricerca disperata della felicità(come si suol dire).
Sono una tipa aggressiva che reagisco se mi pestano la coda.Mio padre
è un tipo autoritario che mi permette a stento di uscire,e premetto
che a casa mia ci sono molti libri che riguardano l'occulto che mi
interesso a leggere per passione. Sto con un ragazzo che sopporta le
mie crisi di depressione che mi vengono spesso e per periodi lunghi,è
una persona dolcissima che invidio moltissimo perchè mi chiedo come
faccia a stare con una persona come me. Nel rapporto di coppia sono
una ragazza che non riesco a dare fiducia agli uomini,perchè secondo
me sono tutti uguali, anche se il mio ragazzo non mi ha deluso
mai,nemmeno una mezza volta.E' una persona affettuosa piena di buoni
propositi(sono davvero fortunata).Anche se certe volte penso che prima
o poi si stancherà di me. Tornando a me,quelle poche volte che entro
in chiesa per un battesimo o altro, sento un rifiuto per Dio(infatti
non vado mai in chiesa di mia spontanea volontà)anche se ho la
certezza che non scivolerò mai nel satanismo perchè non ho mai letto
cose al contrario o cose del genere(mi rifiuto perchè so' di andare
incontro a delle conseguenzee). Anche se certe volte sento come un
richiamo dentro di me,davvero strano:come se io facessi parte di
qualcosa di oscuro...
Mary
Cara Mary,
Io tutta questa sicurezza che ha lei di non poter cadere vittima di
una setta satanica proprio non ce l'avrei... Sento che è un po'
confusa e soprattutto spaventata di sé stessa. A volte l'avere
pensieri inusuali, lo stupirsi delle proprie sensazioni, della propria
raffinatezza percettiva, può portare a credere di essere in contatto
con chissà quale altra intelligenza nell'universo... In realtà tutto
avviene all'interno del suo cervello e queste sensazioni oscure
provengono solo da lei e dalle sue paure. Si tranquillizzi dunque e,
se non crede in Dio, non è necessario odiarlo o rifiutarlo:
semplicemente lo ignori!
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
TANT'E'
Sono un signore che ha più dimestichezza con internet che con i
sogni. Ma tant'è. Una mia amica ha sognato di subire una violenza
sessuale di gruppo e nel dimenarsi cercando disperatamente aiuto (non
riuscendoci) si accorge che unico conoscente che assiste impotente
allo stupro è il proprio padre. Che significherà? A Voi
l'interpretazione.
Grato per il Vostro sicuro interesse, Vogliate accettare i miei
migliori saluti.
Beppe
Caro Beppe,
Grazie per la fiducia nel nostro 'sicuro interesse'. Purtroppo non mi
piace analizzare i sogni di persone che non conosco perché non mi
sembra serio. E' vero infatti che vi sono dei simboli universali, ma
se non vogliamo cadere nel banale, bisognerebbe sapere che tipo di
rapporto ha questa ragazza con suo padre, che tipo di rapporto ha con
il sesso, quali sono le sue esperienze, le sue aspirazioni, i suoi
desideri... Lei sa infatti che i sogni sono desideri... L'importante è
capire il messaggio latente che si maschera dietro il contenuto
manifesto, come diceva il buon Freud. E questo, in questo contesto, ci
è impossibile!
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
UNA VITA IN POCHE RIGHE
Non è facile raccontare in poche righe oramai pareccchi anni di
vita. Sono arrivato alla bella età di 38 anni. Da piccolo ero molto
timido, sia (a mio parere) per questione per così dire genetiche che
per il fatto di abitare in zone isolate di montagna non avevo molte
possibilità di contatto con gli altri bambini, a parte i miei 2
fratelli.
Ciò ha comportato successivamente dall'adoloscenza ai 18 anni la
difficoltà ad instaurare amicizie sia maschili che sopratutto
femminili. Finite le superiori ho cominciato subito a lavorare,
rendendomi indipendente economicamente, ma lasciate per vari motivi le
amicizie della scuola ho cominciato ad isolarmi sempre di più. Verso i
25 anni ho cambiato attività ed essendo a contatto con molte persone e
colleghi, piano piano la timidezza se ne è andata, ma questo solo
professionalmente parlando. Le amicizie sono rimaste sempre poche e
così ho eretto un muro fra me e gli altri, le donne sopratutto.
Piano piano nel mio inconscio si è fatta strada l'idea che
evidententemente ero nato per stare solo, incapace di esternare i
propri sentimenti con chicchessia.
Il tempo libero l'ho occupato con vari hobby, imparando da autodidatta
a fare numerose cose (non starò qui a tediarla con i particolari).
Ogni tanto uscivo la sera con i colleghi o con i rari amici senza mai
peraltro riuscire ad iniziare vere storie sentimentali. Per le donne
sono rimasto il "bravo ragazzo", intelligente ma troppo serio, utile
solo per aiutare al momento del bisogno, ma incapace in campo
affettivo. Nella vita prima o poi arriva il momento di fare dei
bilanci, e per me è arrivato.
Nonostante un buon lavoro e un discreto stipendio, una bella casa che
mi sono costruito praticamente da solo facendo grandissimi sacrifici,
un fisico integro e (a detta di molte donne) piacevole, sento di avere
fallito o meglio di avere vissuto a metà la mia esistenza.
Non si offenda dott.ssa se prevedo già una sua possibile risposta: "
sig...... le consiglio di rivolgersi da uno psicologo presente dove
lei vive". Francamente penso mi abbia preso il tardi e gli anni persi
non ritornano !! Spero solo che qualche giovane che si riconosca nei
problemi che ho sinteticamente descritto ne prenda spunto per dare una
svolta alla propria vita, senza rinchudersi in sè stesso, facendo
uscire l'amore per il prossimo e per l'altro sesso che io non stato
capace di fare emergere.
La ringrazio per la Sua attenzione e per avermi dato la possibilità,
tramite questo bel sito, di sfogarmi "elettronicamente", visto che
nella vita di tutti i giorni non mi è mai riuscito.
Cordiali saluti.
henry
Caro Henry,
Piuttosto che preoccuparsi degli altri bravi giovani che dovrebbero
prendere spunto dalla sua lettera per imparare a darsi da fare con le
donne, le direi piuttosto di preoccuparsi di sé stesso, senza
proiettare sugli altri le sue infelicità e le sue angosce. Per saperci
fare con le donne, non c'è bisogno di andare a scuola, né dallo
psicologo: occorre osservare, capire, rischiare e non prendersela
troppo quando va male, pensando che una rondine non fa primavera...
Cordiali saluti, elettronici ma non virtuali.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
RELAZIONE SERIA
Gentile dott.ssa Proietti,
Sono una ragazza di 25 anni. Le scrivo perché non riesco a trovare una
soluzione al mio problema. Pochi mesi fa, il mio ragazzo ( di 31 anni
) mi ha lasciata dopo quasi un anno di relazione. Siamo sempre stati
molto uniti, lui pareva molto legato, era affettuoso, presente e
appassionato.
Il motivo della separazione sta nel fatto che davanti ad una relazione
" seria " lui si spaventa, diventa insofferente e deve allontanarsi.
Non è mai stato capace di dirmi chiaro e tondo che non mi ama più. Ci
sentiamo ancora, anche perché mi manca moltissimo.
Quando eravamo ancora fidanzati mi ha raccontato che suo padre se ne è
andato quando lui era ancora un bambino ( intorno ai 9 anni ), e non
si è più fatto vedere.. non so se questo trauma possa aver influenzato
la sua vita sentimentale oppure no.
Io so solo che non riesco a rassegnarmi, perché non trovo una ragione
valida lasciare una persona per paura, tanto più che io non pretendevo
di sposarmi domani ( dato che mi mancano alemno 2 anni per terminare
gli studi ) e l'unica cosa che volevo era vivere tutto spontaneamente
come prima.
Mi rendo conto che è un problema magari banale il mio, ma Le assicuro
che mi sta rovinando la vita, anche perché se non me ne faccio una
ragione continuerò a pensare che la colpa in qualche modo è stata mia,
oltre al fatto che la mia vita sentimentale è stata sempre un
fallimento prima di incontrare lui e ora che ho scoperto che potevo
anche io avere qualcosa di bello dalla vita mi ritrovo in questa
situazione. Gli ho offerto tutta la mia comprensione, ma più cerco di
aiutarlo più lui si allontana.
Grazie per l'aiuto che vorrà offrirmi.
Giò
Cara Giò,
Il tuo problema è tutt'altro che banale: la fine di una relazione
comporta sempre dolore e sofferenza, soprattutto quando la decisione
viene dall'altra parte. Tu avevi investito molto in questa relazione,
ti sembrava di aver trovato l'uomo della tua vita e quindi è più che
normale che tu abbia desiderato costruire qualcosa di importante e
duraturo. Non devi giustificarti e tanto meno colpevolizzarti; non hai
niente da rimproverarti se non di avergli voluto bene e di volergliene
ancora... Ma questa è una colpa? Credo comunque che la cosa da fare è
evitare di ricercarlo (neanche per aiutarlo: è una scusa!) perché
questo renderebbe ancora più dura l'accettazione della fine del vostro
rapporto. Un'ultima osservazione: quelli che tu chiami 'fallimenti'
sono invece delle esperienze importantissime, che ti saranno molto
utili quando incontrerai la persona con la quale costruire il rapporto
serio che desideri.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
SONO BULIMICA
Cara dottoressa le scrivo per avere un parere o meglio un aiuto su
di un problema che mi attanaglia mi blocca ,da cui vorrei
uscire......sono bulimica da un 3 anni,prima ero anoressica, lo sono
stata per quasi 2,ma poi ho deciso di uscirne,o meglio ho creduto di
uscirne ma in realtà sono incappata nella bulimia. il cibo diventa per
me come una droga,vado al supermercato,compro quei cibi ricchi di
grassi ,zuccheri,buoni certo,ma che divoro ,poi il giorno dopo mi
sveglio nervosa,depressa,ma con dentro una grande voglia di dire
basta!!!!!!
soffoco le mie emozioni?a volte l'idea di andare al supermercato
girare tra le file delle merendine biscotti,patine,mi piace,diventa
una tentazione a cui non resisto......
la sera quando esco,penso al ritorno quando starò lì seduta in cucina
sola a ingozzarmi come si deve. Cosa fare? da dove partire ?Come
bloccare?
Nera
Cara Nera,
Come hai già purtroppo visto, con la tua sola forza di volontà non
riesci a venirne fuori. La cosa migliore da fare dunque è rivolgersi
ad un terapeuta o ad un centro specializzato per i disordini
alimentari. Infatti, la cosa importante da capire al momento è il
significato di questi tuoi comportamenti : cosa cerchi attraverso il
cibo? Quali sono i bisogni e i desideri che non riesci a realizzare in
altro modo? Cerca comunque di non sottovalutare il problema, perché
altrimenti ti può capitare come l'altra volta, quando hai 'creduto' di
uscire dall'anoressia ed invece ti sei ammalata di bulimia.
Cari saluti e tanti auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
RIPRENDERE IL VOLO
Per raccontare la mia storia ci vorrebbero giornate intere, ma
cercherò di essere breve.Infanzia difficile con genitori in continuo
litigio e me come valvola di sfogo per mia madre.Un rapporto
disastroso. All' età di 13 anni per fuggire dalla realtà mi sono
ritrovata legata ad un ragazzo, ma sono passata dalla padella nella
brace. Ora ho 35 anni ed esausta, caduta e rialzatami un sacco di
volte e con l' unica cosa positiva, una figlia. Sono riuscita dopo
anni di fidanzamento e circa 11 di matrimonio, grazie all' aiuto di
una psicologa a separami, ma i problemi anzichè diminuire sono
aumentati, ma lo rifarei di nuovo. Ho subito varie violenze fisiche,
per non parlare di quelle morali che tuttora continuano con aggiunta
di minacce. Avvocati, assistenti sociali, carabinieri, non servono
tanto, almeno nel mio caso. I primi pensano solo ai soldi, i secondi
non vanno oltre un certo limite ed i terzi aspettano di trovarti in
una pozza di sangue per poter intervenire. Ho cercato e provato di
tutto per poter essere aiutata, sono al limite delle forze, lui mi sta
facendo terra bruciata intorno, non posso avvicinare persone che a lui
non piacciono sia maschi che femmine mentre lui si è dato alla pazza
gioia. Sono separata da oltre 1 anno e non sono mai uscita una sera ed
inoltre vivo sola nella città in cui sono e non ho nessuno e non posso
lasciare mia figlia a detta sua con una mia amica perchè non le piace.
Ho le ali tarpate vorrei riprendere il volo, ma non riesco a capire
come. Nel frattempo ho conosciuto per caso quando non era neanche il
momento giusto , data la mia situazione, una persona splendida che mi
ha aiutata moralmente e vorrebbe andare oltre con me ed anche a me
piacerebbe provarci, dato che fino a questo punto della mia vita è
stato un disastro, ma il mio ex non solo ha aggredito questa persona,
ma mi ha anche minacciata e proibito di avvicinare mia figlia a lui e
comunque fra parentesi usa nostra figlia come arma nei miei confronti
e questo non lo sopporto. Ormai non mi rimane che aspettare un segno
divino il terreno l' ho provato tutto. Questo che ho raccontato è solo
la punta di un icerberg purtroppo. La risposta la leggerò sul sito o
mi arriverà anche via e mail? La ringrazio anticipatamente e mi
congratulo per la sua missione umanitaria.
Gianna
Cara Gianna,
Come è scritto nel sito, non diamo risposte private e dunque ecco la
sua risposta on line. Quanto alla 'missione umanitaria' la ringrazio
veramente del complimento, anche se penso sia un po' esagerato...
Tornando alla sua lettera, vedo che si è trovata a vivere numerose
difficoltà, nonostante la sua giovane età. Per fortuna però, in lei è
ancora presente il desiderio di 'tornare a volare' e questo è un
aspetto molto positivo e confortante..
Sicuramente il suo volo spiccherà di nuovo, ma dovrà prima riuscire a
ritrovare un po' di serenità: dopo tutto la separazione è avvenuta
solo da 12 mesi, suo marito è una persona 'difficile' ed ha forse
bisogno di più tempo per adattarsi alla nuova condizione. Quello che
le consiglierei è di cercare di vivere la sua vita in maniera molto
discreta e riservata, tenendo un 'basso profilo', evitando tutti i
possibili incontri o scontri con il suo ex. Cerchi di trovare la forza
di andare avanti attraverso le due importanti persone che le sono
vicine in questo momento : sua figlia e quest'uomo 'splendido' che ha
avuto la fortuna di incontrare in un momento così difficile. Davvero
un regalo inaspettato che le ha fatto la vita. Direi che al momento la
cosa più saggia da fare, per il bene suo e di sua figlia, è quello di
evitare che il suo nuovo compagno frequenti la sua casa quando c'è la
bambina, evitando qualsiasi comportamento che possa essere sentito
come una 'provocazione', da parte del suo ex.
Sia molto paziente e tranquilla : la sua bambina non potrà che
apprezzarla per questo, qualsiasi cosa le racconti suo padre. Smonti
le sue false argomentazioni opponendo comportamenti saggi e
costruttivi.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
CONFUSIONE MENTALE
Buongiorno dottoressa, Le scrivo perchè mi capita spesso di avere
una sorta di CONFUSIONE MENTALE, sul lavoro.
Mi spiego meglio lavoro in una ditta dove sono l'unica impiegata e ho
tre titolari che però non vengono mai in ufficio in quanto svolgono
altre attività.
Con loro comunico frettolosamente via mail, sms o telefono e tutto
l'ufficio è a mia completa gestione, ma per diverse cose devo chiedere
ai titolari cosa fare, e lo faccio tramite mail.
Solo che capita che uno mi risponde quasi subito, l'altro risponde
dopo 2 o 3 giorni, l'altro a volte risponde a volte no, però io la
risposta la devo avere da tutti e 3. Quindi comincio a telefonargli e
non sempre rispondono. Io spesso mi trovo con delle cose in sospeso,
ma devo stare attenta alle scadenze, e di scadenze ne ho tantissime.
Il mio lavoro è bello perchè è molto articolato, ma ci sono talmente
tante cose da fare e decisioni da prendere che io non riesco a
sostenere tutto ciò. A volte gliene ho parlato, e loro per un pò si
mettono sulla retta via e riesco ad avere le risposte alle mie
domande, poi tutto torna come prima e io mi trovo sempre a fare delle
corse mentali assurde per riuscire ad arrivare dappertutto.
Ma questo lo vivo in maniera molto brutta, all'improvviso mi capita di
sentirmi demotivata, di non capirci più niente, di non riuscirne a
venire a capo e vorrei mollare tutto li. Mi viene una tale confusione
mentale che non riesco neanche più a capire cosa devo fare.
Lei pensa che sia una forma di ansia, attacchi di panico, sindrome di
burn out??
Io sto prendendo le gocce di EN per mantenermi calma, perchè raggiungo
degli stati di arrabbiature, aggressività e intolleranza che si
ripercuotono anche nella mia vita privata.
Quale consiglio può darmi?
Ci tengo ad una sua risposta o consiglio. Grazie
Gabriella
Cara Gabriella,
Il suo problema è la mancanza di organizzazione che, come lei
giustamente osserva, le crea ansia e confusione mentale. Direi che lei
dovrebbe essere più chiara con i suoi principali e pretendere un
metodo di lavoro che possa soddisfare le esigenze di tutti.
Se le verrà accordato di poter gestire il suo lavoro con maggiore
autonomia, starà a lei fare un piano che possa consentirle di
organizzare le sue scadenze in modo più appropriato. Se questo non
accadrà, può scegliere una fra queste due opzioni: allontanamento da
questo lavoro o disimpegno professionale. Tra le due è sicuramente
migliore la prima! Certo è che non può continuare così: le gocce che
prende sono parte del suo problema, non la soluzione.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
MI SENTO SPIAZZATA
Frequento da poco più di un mese un uomo di 43 anni. Stiamo
instaurando un rapporto basato sul dialogo ed una certa complicità nel
fare le cose insieme (tra l’altro siamo anche colleghi di lavoro). Dai
suoi comportamenti e dai suoi discorsi intuisco che lui tiene molto a
me ma percepisco che esistono alcuni aspetti della sua personalità e
del suo passato che gli sono d’ostacolo a lasciarsi andare
completamente nella relazione.Circa dieci anni fa ha perso il padre a
cui era molto legato. Questa figura, perfetta ai suoi occhi, incombe
nella sua vita come un fantasma nei confronti del quale lui ammette di
sentirsi inadeguato (“non sarò mai in gamba come mio padre”). Vive con
la madre con cui ha un rapporto ambivalente, da un lato sostiene che
sia castrante e dall’altro fatica a svincolarsene.A volte accenna al
desiderio di vivere con una compagna ma un suo matrimonio fallito alle
spalle lo frena. Quando me ne parla capisco che il suo è un modo di
chiedermi aiuto, vorrebbe da me delle risposte ma d’acchito non mi
viene nulla e non so proprio come aiutarlo.Cosa rispondere a uno che
ti dice che vorrebbe che la nostra relazione rimanesse platonica (non
mi ha ancora sfiorata con un dito) perché solo così l’amore può
restare eterno, alimentandosi sempre di un desiderio mai appagato e
che la quotidianità della convivenza ucciderebbe?Cosa fare con uno che
non ha ancora superato il trauma dell’abbandono della moglie e che
sostiene espressamente di avere paura che io possa fare come lei,
rinfacciandogli un giorno di “avergli fatto perdere del tempo”?Mi
rivolgo a voi non certo con la speranza di risolvere una situazione
che richiederebbe sicuramente una psicoterapia (ho una formazione
psicopedagogica e lo so bene) ma come una donna che di fronte ad un
uomo che ammette di avere paura di amare (vorrei ma non posso) si
sente spiazzata e senza risposte. Cosa posso dirgli? Cosa posso fare?
Consigliatemi voi. I miei più sentiti ringraziamenti se vorrete
gentilmente rispondere a questa mia.
Francesca
Cara Francesca,
In fondo non è tanto che vi frequentate e probabilmente il suo uomo ha
bisogno di ritrovare un briciolo di fiducia, nell'amore e nelle donne.
E' una cosa che può accadere dopo una profonda delusione e quando si
ha un carattere molto chiuso e rigido. Dimentichi tuttavia le sue
conoscenze psicologiche ed eviti di aiutarlo da questo punto di vista.
Come si sa infatti, i 'pazienti' prima o poi guariscono e, proprio per
questo, decidono di allontanarsi dal loro psicologo, per vivere la
loro vita con maggiore autonomia personale. Questo significherebbe,
anche per lei, 'perdere tempo' con questo signore. Il mio consiglio è
dunque quello di avere pazienza e stare alla finestra per un po',
cercando di non coinvolgersi troppo in questa storia, nella speranza
che il suo uomo esca presto dal tunnel depressivo che lo porta a
vedere la vita e l'amore nei loro aspetti peggiori.
Qualora ciò non dovesse accadere, è sensato cominciarsi a chiedere se
il problema non sia prettamente sessuale, dovuto ad ansia da
prestazione, disfunzioni sessuali o altro.
I più cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
DIVERSA DALLE ALTRE PERSONE
Sono una ragazza di 20 anni,iscritta al secondo anno della facoltà
di Giurisprudenza.La mia famiglia è composta da quattro persone:io,i
miei genitori,ed una sorella minore,di 16 anni. Il mio problema sta
nel fatto che mi sento sempre diversa dalle altre persone.
Infatti,alla mia età(20 anni),non sono mai stata fidanzata, ho una
vita sociale piuttosto povera(ho solo due amiche),esco pochissimo,e
sto meglio quando sono da sola,anzichè quando mi trovo in compagnia.
Ma non è soltanto ciò,a farmi sentire "anormale".Illustro,a questo
proposito,il mio "vissuto scolastico",che io ritengo
disastroso:partendo dalla scuola elementare,ho frequentato la prima
classe senza alcun problema,nè di relazione,nè di rendimento(a
parte,però,la mia introversione caratteriale);in vista del secondo
anno,i miei genitori ritennero opportuno iscrivermi presso un'altra
scuola,adducendo come motivazione la migliore preparazione degli
insegnanti(didatticamente parlando).A questo punto iniziarono,per me,i
problemi. Innanzitutto,l'inserimento all'interno di un nuovo gruppo
classe,sicuramente non facilitato dalla mia timidezza;in secondo
luogo,il fatto di dovermi adattare a metodi di lavoro diversi rispetto
a quelli da me già sperimentati;infine,l'impatto con nuovi
insegnanti.I rapporti con i nuovi compagni,ed anche con uno degli
insegnanti, si rivelarono,fin dall'inizio,piuttosto difficili.Io ero
molto timida,impacciata,lenta nell'eseguire i lavori assegnati,e
quindi,oggetto di scherno da parte dei compagni più "svegli",i quali
mi punzecchiavano in continuazione,tormentandomi,e facendomi sentire
inferiore.A ciò,poi,si univa l'atteggiamento rude e aggressivo di uno
degli insegnanti,con l'intento,forse,di smuovermi.Io soffrivo
parecchio,a causa di tutto ciò. In terza elementare,la situazione
peggiorò:a parte il mio rendimento scolastico per nulla
brillante,venivo sempre presa di mira e maltrattata dai miei
compagni.Inoltre,in classe,durante le lezioni,mi tagliavo i capelli e
le sopracciglia,mi capitava di masturbarmi,e,soprattutto,pur essendo
timida,facevo dispetti ad alcuni compagni.Inoltre,raccontavo
bugie:scarabocchiai il mio zaino e l'astuccio con un pennarello,e poi
dissi ai miei genitori che la colpa era di un mio compagno,anche se
l'autrice di quel gesto ero io.
Finchè,a metà quinta elementare,i miei genitori mi cambiarono
nuovamente scuola,visto che i rapporti con i compagni erano diventati
veramente impossibili.Alla scuola media,ed anche alle superiori,il
copione si ripetè,nel senso che,anche in questo caso,lo zimbello della
classe ero sempre io:qualsiasi motivo era valido per essere presa di
mira e beffeggiata.
Eppure,mi dico ora,non mi pare di essere un mostro.Tutto ciò,però,mi
porta a sentirmi diversa dagli altri. Ho motivo di pensare ciò? Sono
un "caso patologico",una psicopatica(come mi sono sentita chiamare)?
Grazie per l'attenzione
Silvia
Cara Silvia,
le esperienze che hai dovuto vivere in passato a scuola, hanno
probabilmente contribuito a costruire un’immagine negativa di te
stessa, attraverso cui ti sei sentita diversa e non accettata. Questo
tuo modo di percepirti e l'ambiente in cui hai vissuto può, inoltre,
aver contribuito a farti mettere in atto dei comportamenti volti a
confermare, a te e agli altri, questa 'realtà'. In psicologia questa
si chiama la 'profezia che si autorealizza'. Quindi, niente di
particolare, non sei un caso 'patologico', rassicurati su questo
punto. Mi sembra piuttosto di leggere fra le righe un sottile
rimprovero ai tuoi genitori per queste scelte scolastiche sbagliate e
forse il tuo comportamento ribelle e 'cattivo' è stato un modo per far
sapere loro quanto ti hanno fatto soffrire con le loro decisioni 'avventate'.
C'è da dire che una bambina non può capire perché i suoi genitori le
cambino così spesso scuola e quindi è comprensibile che tu abbia
sviluppato queste modalità reattive ad una ingiustizia grave che
pensavi di aver subito. Ora però, Silvia, sei diventata grande e devi
guardare al tuo passato da un altro punto di vista: i tuoi genitori
possono aver sbagliato, ma sicuramente, se lo hanno fatto, lo hanno
fatto per darti un avvenire migliore dapprima e per 'toglierti dai
guai' poi. Pensa anche loro quanto si saranno sentiti in colpa in quel
periodo! La prima cosa che ti consiglierei dunque è quella di
rileggere il tuo passato guardandolo da una prospettiva adulta,
cercando su questi temi un confronto diretto ed aperto con i tuoi
genitori. Questo per quanto riguarda il passato. Per il presente,
cerca di demolire man mano questa immagine che ti sei fatta di te
stessa, attraverso la ricerca di situazioni che ti concedano delle
gratificazioni personali e delle chances per riprovarci ancora. Nella
vita non si finisce mai di imparare e questa volta hai forse imparato
che non vale la pena piangere sul latte versato: fatti forza e vai...
Infine, un'ultima considerazione: se nel passato altri hanno deciso
per te, ora, per scrivere la storia del tuo futuro, la penna in mano
ce l'hai tu, solo tu. Coraggio!
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
GRANDE CONFUSIONE IN TESTA
Gentile dottoressa,
sono una ragazza di 19 anni che ha una grande confusione in testa. Da
circa 2 anni ho una relazione con un ragazzo,è sempre andato tutto
abbastanza bene,finché sono partita per la gita con la mia
classe,durante la quale è successa una cosa che mi ha cambiato la
vita.
Una notte ho chiacchierato fino a mattina con un mio compagno di
classe,Michele,con il quale è nata un'amicizia stupenda,e poi ci siamo
addormentati nello stesso letto.Il mio ragazzo si è arrabbiato
moltissimo,sostenendo addirittura che lo avessi tradito,anche se gli
ho spiegato che tra me e questo ragazzo non è successo assolutamente
nulla. L'altro giorno,però,quando stavo salutando Michele all'uscita
della scuola,ho provato qualcosa,quasi come se avessi voluto che mi
baciasse. Da quel giorno non faccio che pensare a quello che proverei
se mi baciasse davvero,osservo i suoi sguardi (quando,a volte,usciamo
tra compagni di classe),ma allo stesso tempo mi sento in colpa,perchè
io tengo tantissimo ad Andrea,il mio ragazzo.
Stasera gli ho chiesto una pausa,spiegandogli che sono confusa,ma
senza dirgli di Michele,lo farei stare troppo male. Non voglio
parlargliene finché non sono sicura di ciò che provo...ma se stessi
sbagliando tutto?
Al mio ragazzo voglio davvero bene,ma Michele riesce a farmi ridere
nei momenti in cui non farei altro che piangere (compreso questa sera)
ed è una persona speciale.
Secondo lei sto confondendo una bella amicizia in qualcosa di più?E la
mia confusione è dettata solo dal fatto che da quella famosa sera in
albergo io e il mio ragazzo non andiamo più d’accordo? Oppure succede
a tutti i giovani che hanno una storia lunga (magari per avere più
esperienze)?E se alla fine
lo lasciassi?Non riesco a vedere la mia vita senza di lui e allo
stesso tempo il mio pensiero cade anche sul mio amico.
Spero davvero che mi possa aiutare,non posso parlarne con nessuno mi
creda.
La ringrazio anticipatamente.
Cordiali saluti.
Confusa
Cara Confusa,
Così come tu stessa accenni nella tua lettera, gli amori giovanili
sono instabili e talvolta non molto durevoli. In questo quadro è
effettivamente difficile riconoscere una forte amicizia da un amore
che nasce e la pausa di riflessione che hai chiesto al tuo ragazzo
conferma l'incertezza delle tue scelte. La tua 'pausa di riflessione'
nei confronti di Andrea potrebbe indicare che l'attrazione verso
Michele
( fisica? sentimentale ? sessuale ? ) comincia ad essere più forte
della relazione con il tuo ragazzo....
Se fosse così, approfitta di questo periodo per capire meglio cosa
provi nei riguardi di Michele, frequentandolo di più. Se il distacco
da Andrea ti procura più sofferenza del piacere che provi nel
frequentare Michele.... Avrai la risposta che stai cercando e, forse,
uscirai dalla tua confusione !
Cari saluti e auguri,
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
SPERO CHE LE COSE VADANO MEGLIO
Gentilissima dott. Proietti
In sintesi la mia storia coniugale è precipitata circa sette anni fa
quando scoprii che mia moglie coltivava un'amicizia particolare nel
suo ambiente di lavoro. Lei mi confessò tutto nei minimi dettagli
sostenendo che infondo si trattava per lo più di conversazioni
telefoniche. Da allora in me venne meno la fiducia che avevo per lei
nonostante, per salvare il nostro matrimonio si era allontanata da
quell'ambiente cambiando lavoro. In seguito è venuta un'atra figlia ma
questo non riuscì a placare la delusione che avevo provato. Per tutti
questi anni è successo che gli ho rinfacciato spesso quell'evento.
Alcuni mesi fa gli è stata diagnosticata una infiammazione cronica
alla tiroide che le causa aritmie e pressione alta che sta curando. Di
questo suo male lei attribuisce a me la colpa, poiché sostiene che io
l'abbia assillata con i miei modi di dire e di fare in quanto si
sentiva controllata, spiata, in pratica un incubo. Alcuni mesi fa in
occasione di un ennesimo litigio riferito al fatto che si sentiva
controllata da me, mi confessò che ormai non sentiva di amarmi più già
da un po di tempo, che pian piano aveva maturato la cosa e adesso ne
era pienamente convinta. Solo allora mi sono reso conto di quanto la
amassi e ho cercato di farglielo capire, ma se soltanto osavo
rivolgergli la parola mi aggrediva gridandomi in faccia che ormai era
finita e che non c'era più niente da fare. Fu cosi che ha iniziato a
rifiutare i regali che spesso usavo farle anzi mi ha chiarito che
questo le da fastidio come le danno fastidio le mie attenzioni, e che
continuava a portare la fede solo perché gli va di farlo, intanto ha
lasciato il letto matrimoniale per andare a dormire con la piccola
nella stanza di sua madre e non sembra affatto disposta a ritornarvi.
(Le introduco che la mia famiglia noi con due bambine 12 e 5
conviviamo con suocera e cognata sposata con una figlia, praticamente
sotto lo stesso tetto e intorno allo stesso tavolo anche se mia
cognata ha una casa sua, tra madre e figlie vi è forte legame guai! A
proporne il distacco) della nostra situazione ha informato anche sua
madre e sua sorella affinché fosse lasciata in pace. Questa situazione
che ho con mia moglie mi fa impazzire, vedo la mia famiglia andare in
rovina per una mia negligenza. Vorrei salvare, rammendare, ma sembra
tutto impossibile, la cosa mi deprime molto, non riesco a lavorare
più, per me è come se la risoluzione di questo problema avesse
priorità su tutto e tutti, sono disperato perché mi manca la certezza
che un giorno si potrà risolvere riuscendo a recuperare mia moglie. In
casa sono tutti dalla sua parte, per farsi una ragione hanno tirato
fuori vecchie storie, eventi in cui si è sentita trascurata
emarginata, si sono scagliati contro i miei fratelli mia madre
sostenendo che mi hanno plagiato, sfruttato, sottraendomi a lei,
inoltre che le ho mentito, praticamente quanto più c'è di peggio, dice
che da quando stiamo insieme lei non è più vissuta, adesso invece si
sente libera e dice di stare bene, ha giurato a me e ai suoi che non
ha un amante che possa spiegare questo suo comportamento. Quando mi
sono accorto che il modo in cui mia moglie si rivolgeva a me con
un'aggressività paradossale, che non c'era verso di colloquiare,
disperatamente le ho chiesto di farci aiutare da uno psicologo, da un
consulente, ma lei niente, ha detto non ne ha alcun bisogno in quanto
ha le idee chiare. Io credo che si sia rifiutata, per la paura che ci
venisse riferito che la nostra condizione di convivenza plurima non è
l'ambiente ideale per esprimersi come coppia, e poiché la convivenza
con la sua famiglia e ormai una cosa consolidata, non rinuncerebbe mai
alla madre e alla sorella. Sono anche certo, che nel suo ambiente di
lavoro, lei abbia parlato di se con le colleghe e con qualche medico
che la tiene in cura. Per quel che mi riguarda io ammetto di aver
commesso degli errori, sicuramente l'avrò pressata un po’ troppo
alludendo a quella storia che ebbe. Certo, capisco che la storia e un
po’ complessa, in quanto le persone coinvolte sono diverse e
raccontarla nei dettagli che pure sono importante è praticamente
impossibile almeno in questa sede.Oggi il colloquio tra noi si è
ridotto praticamente all'essenziale se non a zero, e questo mi pesa
tantissimo, non so se anche per lei è lo stesso. Ad ogni modo cara
Dott. Proietti, le chiedo: se ho la speranza che un giorno riuscirò a
recuperare mia moglie anche se sarà un amore diverso, forse più maturo
va bene lo stesso. quali atteggiamenti dovrò assumere per non
commettere errori che possano ulteriormente aggravare la situazione.
Se mia moglie si comporta cosi per punirmi e ripagarmi con la stessa
moneta. Se anche lei soffre di questa situazione. Se tornerà a dormire
nel suo letto. Insomma cosa ci aspetta per il futuro nostro e delle
bambine. Vorrei avere la certezza ho quanto meno la speranza che le
cose si vadano un po meglio in futuro, giusto quel tanto per poter
andare avanti con un po di serenità considerato che abbiamo due figlie
piccole. La ringrazio sin d'ora della sua gentilezza e mi risponda la
prego se ho da sperare qualcosa di buono per il futuro grazie.
Con affetto Enzo
Aspetto con ansia tue notizie, grazie
Caro Enzo,
credo che sebbene la vostra crisi di coppia sia scoppiata 7 anni fa,
anche negli anni che l'hanno preceduta non tutto doveva essere
perfetto, visto che sua moglie ha sentito il bisogno di avere un
confidente diverso da lei. Nel momento in cui avete deciso di
dimenticare il passato e lei ha cambiato lavoro sarebbe stato, forse,
saggio non riesumare giorno dopo giorno quanto era avvenuto. Un altro
aspetto sicuramente problematico nel vostro matrimonio è la convivenza
con i troppi familiari di sua moglie, che rende impossibile il
consolidarsi del vostro rapporto di coppia.
Credo che lei dovrebbe impegnarsi su tre importanti aspetti della sua
vita. Il primo, per non inasprire ulteriormente il rapporto con sua
moglie, è assumere un atteggiamento più neutro nei confronti di lei,
senza riservarle pensieri, frasi, attenzioni che in un momento critico
come questo possono solo infastidirla. Il secondo è verificare nei
limiti delle proprie possibilità, una situazione diversa ( magari in
un altro quartiere ) per la sua famiglia, che non preveda la presenza
di altre persone conviventi .
Il terzo aspetto che deve curare è uscire dal circolo ripetitivo ed
ossessivo dei suoi pensieri, tornando ad impegnarsi profondamente nel
suo lavoro. Nel tempo libero si dedichi agli interessi che le sono più
congeniali come lo sport, la cura del proprio fisico, gli
approfondimenti culturali (cinema, teatro, letture) e tutte le altre
attività che possano impegnarla e tenerla in contatto con gli altri,
lontano da quella casa che non sente sua e dai suoi pensieri. Quanto
al futuro, credo che nessuno abbia la possibilità di conoscerlo, ma
molto possiamo fare con il nostro impegno nel presente.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Giuliana Proietti
PARANOIA CRONICA
Gentile Dottoressa: circa tre anni fa, e dopo una grave crisi, é
stata diagnosticata a mia mamma Paranoia Cronica. Pur prendendo la sua
medicazione ogni tanto ha delle piccole crisi: manie persecutorie e
l'ossessione di essere maltrattata psicologicamente dalla famiglia. Le
scrivo perché é arrivato un punto nel quale non so piú come reagire di
fronte a queste crisi. A volte cerco di ragionare con lei, di
spiegarle che non é come pensa, ma é impossibile: la sua logica e i
suoi motivi sono cosi lucidi e poderosi che per me é impossibile
ribattere, e cado dentro il suo circolo. Come mi devo comportare? Come
posso superare questi momenti? La ringrazio infinitamente per la
risposta e la possibilità che abbiamo attraverso il suo sito di
ricevere aiuto.
Sandra
Cara Sandra,
la malattia mentale di sua madre è ora probabilmente sotto il
controllo medico e farmacologico di chi ha fatto la diagnosi di
paranoia, per cui sono sicura che i medici che tengono in cura sua
madre siano sicuramente in grado di offrirle i consigli di cui ha
bisogno. Quello che vorrei osservare, da un punto di vista
psicologico, è che i sentimenti d' affetto che, malgrado tutto, la
legano a sua madre, la spingono ancora verso il dialogo con lei, in
particolare nei momenti di crisi : questo dovrebbe, invece, essere
evitato perché gli argomenti che porta sua madre non sono " poderosi e
lucidi " come a lei appaiono (in virtù dell'affetto e della stima che
la legano a questa persona), ma sono frutto della malattia mentale
diagnosticata. Nei momenti di crisi, le suggerirei dunque di cercare
di mantenere un maggiore distacco, per poter preservare la sua
integrità. Non è necessario ribattere: taccia e comprenda.
Grazie per averci scritto e saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
SAI COME SONO...
Cara Dottoressa, mi chiamo Denise,ho quasi 24 anni e le scrivo da
T. Forse il mio piccolo problema non è assolutamente niente a
confronto di molti altri che ha affrontato e affronterà, ma nel mio
piccolo soffro e così credo valga la pena parlarne con qualcuno che
possa aiutarmi guardando la storia dal di fuori. Un anno fa ho
iniziato un nuovo lavoro,in un negozio, li ho conosciuto Mattia,tre
anni più piccolo di me. Era fidanzato da 2 anni con una ragazza e
teneva molto a lei. Più volte ha avuto dei comportamenti un po'
ambigui che mi hanno fatto pensare fosse attratto in qualche modo da
me, finché non ne ho avuto la conferma da un altro collega. Neanche 2
mesi dopo si è lasciato con la fidanzata e ne ha sofferto molto, io ho
cercato in ogni modo di fargli capire che se voleva poteva chiamarmi
quando voleva,lo avrei aiutato visto che ero appena uscita da una
storia molto simile. Niente. Ha iniziato a trattarmi peggio di una
pezza da piedi, era diventato mio superiore e per questo se ne
approfittava, mi insultava, ne diceva di tutti i colori, ma nonostante
questo il mio istinto (e non solo lui) dicevano che nascondeva
qualcosa... A luglio ci siamo baciati, la passione ci travolgeva...le
assicuro che io non ho mai provato un'attrazione così forte per
qualcuno... Lui quando eravamo soli era un'altra persona... mano a
mano che la storia andava avanti era sempre più dolce...ma quando
c'erano gli altri...io ero una merda per lui. Mi sono anche resa conto
che controllava i ragazzi con i quali parlavo, si è attaccato con un
tipo con cui uscivo, lo voleva picchiare e lo ha minacciato di non
farsi piu' vedere in negozio...senza motivo...ha iniziato a odiarne un
altro dal momento che è uscito con me un paio di volte...insomma una
continua contraddizione. A volte rimanevo settimane senza parlargli,
poi non resistevo piu' e allora tornavo a parlargli e abbracciarlo...
lui ricambiava ed era palese che non aspettasse altro. A gennaio
abbiamo appreso la notizia che lo avrebbero spostato in un altro
negozio, lui era dispiaciutissimo, io ne ho quasi fatto una malattia
ma non gliel'ho detto...da li in poi è cambiato ancora...mi teneva
stretta, mi cercava quando non c'ero e veniva da me quando ero sotto
in magazzino. Io sono una ragazzo molto pudica e forse troppo
all'antica, ma ho fatto l'amore con lui...quando abbiamo finito
sembrava sapesse esattamente cosa io stessi provando...mi ha tenuta
stretta per un sacco di tempo, senza parlare,io mi sono trattenuta a
forza dal piangere,poi mi ha guardata e, molto timidamente, mi ha
detto: "Ne parliamo poi..."E' successo poi altre volte, anche dopo il
suo trasferimento, ma non abbandona mai questo modo di trattarmi
davanti agli altri, io gli ho parlato, gli ho detto che sapevo bene
che era iniziato tutto come un gioco, ma che ero sicura che anche per
lui non era più solo questo. Gli ho detto che non posso sopportare il
fatto che lui soffra, che quando non lo vedo mi manca, gli ho fatto in
qualche modo capire che volevo stare con lui. Purtroppo facciamo un
lavoro particolare che ci tiene occupati dalle 9 del mattino fino alle
11 di sera...ed ecco la sua risposta:"Io non è vero che ti odio, pero'
sai come sono ...aspetta che ci sia più tranquillità al lavoro e
vedrai come ti chiedo di uscire..."gia' perche' ora se non sono io a
chiederglielo, lui non si fa mai sentire...è vero che non ha il
cellulare e non ha piu' manco la patente...ma io cosa devo pensare se
non mi parla, mi continua a trattare come prima davanti agli
altri...???So che mi vuole molto bene, lo so perché lo sento e perché
me lo dicono tutti che se mi ha sempre trattato male è sempre stato
perché aveva e ha un interesse nei miei confronti...Solo una volta,
era ubriaco fradicio, guardandomi negli occhi, in procinto di
andarsene dal mio negozio, mi ha detto:"IO TI ADORO...COME FACCIO
ADESSO SENZA DI TE?...IO VOGLIO TE!"La prego dottoressa, mi aiuti!!!Io
sto sempre in ansia, non so piu' che fare,non so se la pazienza di
aspettare sia la soluzione...Spero di non averla annoiata..un grazie
di cuore
DENISE
Cara Denise,
Da quello che traspare nella sua lettera, non credo che Mattia sia più
di tanto coinvolto nella vostra storia. Una storia nata in un momento
di crisi sentimentale per entrambi e vissuta più sulla mancanza di
alternative che su un vero rapporto d'amore, di stima e di amicizia.
Non so dirle perché Mattia la tratti così quando siete insieme ad
altri: forse è semplicemente un insicuro, un immaturo, un ragazzo che
vuole apparire forte di fronte agli altri, pur non sentendosi così. Il
sospetto che altri possano ritenerlo un debole, uno che possa
innamorarsi o cedere alla seduzione di una donna, lo porta a mettersi
sulla difensiva, mettendo in atto comportamenti aggressivi. Approfitti
del fatto che non lavorate più nello stesso luogo e si impegni a
cercare nuove amicizie, tra le quali, chissà, potrebbe trovare un
partner molto più garbato del precedente...
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
IPERIDROSI
Mi chiamo G. N., ho 37 anni, e sono affetto, da una vita, dal
disturbo dell'iperidrosi palmare e plantare. Nel corso degli anni ho
cercato, invano, di trovare una soluzione al problema, compresa la
psicoterapia; tutt'oggi mi sento "quasi rassegnato" a convivere con
questo strano disturbo e ho scoperto su internet che l'1% della
popolazione ne è affetto in modo più o meno accentuato. Sembra che
oggi sia possibile una soluzione concreta e definitiva con
l'intervento chirurgico della simpaticectomia toracoscopica, un
intervento microinvasivo ed efficace effettuabile anche presso
l'ospedale pubblico di Brescia. Anche se gli interventi di questo tipo
sembra siano in aumento in Italia e nel mondo con ridottissime
controindicazioni, rimangono tuttavia interventi chirurgici molto
delicati che dovrebbero indurre i pazienti a preferire soluzioni
alternative se efficaci. Ancora non sono convinto sulle cause che
determinano l'iperidrosi, gli esperti in materia propendono alcuni per
la causa fisiologica organica, altri, come gli psicoterapeuti, per la
correlazione esistente con i disturbi della sfera affettiva.
Personalmente sono rimasto deluso dall'approccio terapeutico che ho
avuto qualche anno fa, ma ciò non costituisce pregiudizio nei
confronti della tecnica dell'ipnosi regressiva che conosco da diverso
tempo per letture personali e che ritengo molto interessante. Ammesso
che l'iperidrosi sia un problema di natura organica, ritenete
possibile una soluzione del problema con l'ipnosi regressiva?
Graziano
Caro Graziano,
Un'idea potrebbe essere quella di provare altre forme di psicoterapia.
Infatti le psicoterapie sono tante e diverse fra loro, così come gli
psicoterapeuti ed il loro modo di approcciare il paziente e il
sintomo. Nel suo caso le consiglierei una psicoterapia breve, che
focalizzi l’attenzione sul suo problema specifico e che individui le
strategie più adeguate per far fronte alle situazioni per Lei più
difficili. Fra queste, ritengo sia importante lavorare sia sulle
tecniche di rilassamento per imparare a ridurre gli stati emotivi, sia
sugli aspetti cognitivi, per imparare ad accettarsi di più e a non
diminuire la sua autostima a causa del sintomo che le crea il disagio.
Infine, ha mai cercato di capire in quali momenti si intensifica il
suo problema ? Cerchi di osservare quanto le capita intorno e provi ad
individuare eventuali fattori che possono contribuire all’insorgenza
del sintomo cercando di individuare, nel suo comportamento, degli
atteggiamenti, fisici e psichici che possano attenuare il problema
manifestato. Quanto all'ipnosi regressiva, non so dirle molto di
questa tecnica perché non la conosco a fondo. In questo sito però
troverà articoli molto esaurienti sul tema che potranno chiarirle le
idee. Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
I MIEI SOGNI
I miei sogni sono molto spesso ambientati in uno sfondo di notte,
buio. Mi piacerebbe sapere perché ricorre questa situazione. Inoltre
mi è capitato di sognare di trovarmi in una situazione di pericolo in
cui volevo urlare, chiamare qualcuno ma la voce non mi veniva.
Grazie per il vostro supporto.
Simona
Cara Simona,
non è possibile interpretare un sogno partendo da poche informazioni
come nel tuo caso. Come ben saprai, per fornire un'interpretazione
psicologica, è importante conoscere diversi aspetti della tua vita,
non solo quelli che riguardano la tua vita passata, ma anche quella
presente: il tuo vissuto personale, quali sono le tue esperienze,
quali le tue paure e le tue angosce…un’infinità di dati che solo
all’interno di una psicoterapia possono essere raccolti. Parlando in
generale poi, ti posso dire che questi sogni di aggressione sono molto
comuni e riguardano paure primitive che tutti abbiamo, ma attenzione,
potrebbe avere il significato opposto e cioè la paura di aggredire
qualcun altro attraverso un processo di identificazione con
l'aggressore... Insomma, come vedi non è facile fornire
interpretazioni ai sogni se non si conosce la storia della persona. Il
consiglio che posso darti è quello di provare a capire se questi sogni
ricorrono in seguito ad avvenimenti specifici della giornata e se sono
collegati ad essi : questo può essere un modo che ti può aiutare ad
individuare uno dei significati possibili.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
GRAVIDANZE INTERROTTE
Gentile dottoressa,
ho 36 anni e, purtroppo, un triste passato di gravidanze interrotte.
Sono portatrice di una traslocazione cromosomica bilanciata e questo
mi ha portato, in passato, a 4 aborti spontanei entro la 12 settimana.
Non dimenticherò mai i momenti tristi ed infelici di quei giorni,
pensavo che mai avrei potuto avere un figlio sano. Invece,
fortunatamente, quando ormai avevo perso le speranze, ho avuto il mio
piccolino, che adesso ha 5 anni, è sano e intelligente.
Lo scorso dicembre sono rimasta di nuovo incinta, fin dall'inizio ho
avuto perdite e quindi minacce d'aborto, ho pensato che neanche questa
volta sarei riuscita a far nascere il piccolino. Le ecografie, però,
mi dimostravano il contrario: il cuoricino batteva ed il piccolino
cresceva! Così la gravidanza è andata avanti; al momento di fare l'amniocentesi
ho iniziato ad avere contrazioni non dolorose ma frequenti, così
abbiamo rimandato di un'altra settimana. Fatta l'amnio il risultato è
stato che aveva la mia stessa traslocazione bilanciata, quindi era
apparentemente sano. Arrivata alla 21 settimana, col piccolino che
ormai da almeno 3 settimane scalciava e si muoveva dentro di me, vado
a fare l'ecografia morfologica: il piccolo Emanuele aveva solo metà
del cuoricino!! Eppure batteva da pazzi!
Corro in centri specializzati per approfondire e fare l'ecocardio
fetale: il risultato era lo stesso. Mi son trovata costretta, solo e
unicamente per il bene del bambino, ad interrompere la gravidanza alla
22 settimana; proprio io, con quello che avevo passato, io che avevo
giurato a me stessa che mai avrei fatto un aborto!
Ora sono disperata, penso al piccolino che non c'è più, da un lato
vorrei un altro bimbo, subito, dall'altro ho il terrore di ritrovarmi
a fare scelte così dure, ho paura ad affrontare una gravidanza, starei
male dal primo all'ultimo giorno...Non so proprio cosa fare...
Grazie
Daniela
Cara Daniela,
Mi rendo conto che non è mai facile superare un aborto e il più delle
volte è inevitabile voler superare questo momento pensando ad una
nuova gravidanza. Lei però è una donna forte e consapevole delle
difficoltà a cui andrà incontro e agli eventuali traumi cui si esporrà
nel caso decidesse di provare ancora. Se però posso permettermi di
darle un consiglio, io eviterei di imbarcarmi ancora in un'esperienza
così difficile e traumatica, anche per rispetto al suo bambino di
cinque anni, che ha tutto il diritto di avere accanto una mamma serena
e accogliente, disposta a seguirlo nelle sue conquiste di ogni giorno,
vivendole insieme a lui, così da conferire loro l’importanza che esse
meritano. Altrimenti rischierà di perdere non solo il secondo bambino,
ma anche momenti bellissimi con il figlio di cinque anni, che forse
non si ripeteranno mai più nella sua vita... Ci pensi. Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti
MIGLIORARE L'ORIZZONTE
Salve a tutti, ho un grosso problema (almeno per me) da sottoporvi.
Sono un uomo di 37 anni che da qualche mese sta vivendo il periodo
forse più brutto di tutta la vita. Mi spiego meglio. Io e mia moglie
abbiamo inoltrato una domanda di adozione e siamo nell'attesa di
ottenere l'abbinamento con il bambino che ci sarà affidato. Fin qui
tutto bene se non che la cosa sta andando per le lunghe e l'ansia di
giungere alla sospirata meta si fa sentire molto pesantemente. A
questo problema dobbiamo aggiungere anche quello riguardante il mio
lavoro che, da diverso tempo a questa parte, ha subito una grave
recessione con pesanti risvolti dal punto di vista economico e
trattandosi dell'unica fonte di reddito in famiglia, ci ha
letteralmente scaraventati nella disperazione. Ho provato a cercare di
sottoporre il mio curriculum a diverse aziende, anche con incarichi
meno "prestigiosi" ma la situazione attuale non aiuta certamente
cosicché: altro stress.Il risultato di tutto questo ha fatto in modo
che oggi, la mia situazione (ma anche di mia moglie) è la seguente:
insonnia molto accentuata (dormo 3-4 ore per notte), mi sveglio di
soprassalto nel cuore della notte con il cuore in gola;
paura del futuro (io che sono sempre stato un ottimista...); perdita
di peso (4 Kg in due mesi) e inappetenza;
ogni seppur piccolo problema mi pare una montagna da scalare e lo
sconforto aumenta. Inoltre mi pare che tutti gli sforzi che faccio per
cercare di trovare una soluzione siano completamente inutili; ogni
mattina, al momento di andare al lavoro, mi prende un'angoscia
fortissima e, non mi vergogno affatto a dirlo, mi viene da piangere.
Spesso lo sconforto mi assale anche in momenti nei quali non si sono
manifestati problemi tangibili.
Tutti questi segnali mi allarmano enormemente soprattutto se penso che
ho sempre avuto l'energia necessaria per far fronte a diversi problemi
della mia vita (la perdita del padre quando avevo 8 anni, il non aver
potuto proseguire gli studi per necessità lavorative, la paternità
irrealizzata a causa di un mio problema di oligospermia). L'unica mia
fonte di serenità sono le ore che trascorro con mia moglie alla quale
sono legatissimo.
Non voglio assumere psicofarmaci o antidepressivi perché mi fanno
paura ma, al contempo, come posso cercare di migliorare il mio
orizzonte di vita?
Grazie. Franco
Caro Franco,
Lei ha la fortuna di avere una moglie al suo fianco su cui poter
contare e questo mi sembra un ottimo punto di partenza. Dato che stare
vicino a lei le procura serenità, ricerchi la sua presenza il più
possibile, organizzando il tempo nello svolgimento di attività che ad
entrambi danno piacere. Inoltre inizi a praticare qualche attività
fisica che se praticata quotidianamente, senza esagerare, la aiuterà
ad alleviare i suoi disturbi d’insonnia. La situazione molto difficile
che si trova a vivere la porta ad ingigantire i problemi e ad
incrementare così la sua ansia verso il futuro. Cerchi di recuperare
la giusta prospettiva con cui affrontare le diverse difficoltà
quotidiane. Focalizzi la sua attenzione non solo sugli aspetti
negativi della sua vita, ma anche su quelli positivi. Inoltre faccia
una lista di tutte le soluzioni possibili che potrebbero aiutarla a
superare il problema del suo lavoro; cerchi di sottolineare per
ciascuna di esse diverse strategie d’azione e si ponga degli obiettivi
da raggiungere a breve termine. Per quanto riguarda gli sforzi
passati, che non hanno avuto un buon fine,provi ad individuare cosa
abbia influito negativamente sul risultato, si domandi se ha provato
le strade giuste o se già a priori erano destinate a fallire. Infine,
provi a non pensare così intensamente all’adozione del bambino, si sa
che i tempi per un affidamento e per l’adozione sono inevitabilmente
lunghi,renda quest’attesa piacevole, trascorrendo il tempo progettando
e realizzando, per esempio, insieme a sua moglie, la stanza del suo
futuro bambino.
In ogni caso, non prenda sottogamba una possibile sua lieve
depressione, che andrebbe comunque curata per tempo, in modo da
essere, quando sarà il momento, pieno di energie e di entusiasmo per
iniziare la nuova professione di papà.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
DISTURBO BIPOLARE
Ho la moglie affetta da disturbi bipolare. Ora si trova in cura
presso una clinica nel capoluogo lombardo. I medici dicono che in una
paziente con la malattia acuta la psicoterapia non serve a niente. Io
invece, penso che una volta dimessa, oltre che seguirla uno psichiatra
per la terapia, penserei di farla seguire anche da un psicologo.
Gradirei se possibile un vs. suggerimento
e parere in merito. Grazie Giulio
Caro Giulio,
il disturbo bipolare viene di solito trattato con psicofarmaci che
garantiscono la stabilitá psichica del paziente. A mio parere una
psicoterapia può affiancare il trattamento farmacologico a cui sua
moglie è sottoposta, consentendole di avere un sostegno ulteriore. Non
deve necessariamente rivolgersi a due professionisti diversi, può
ricercare uno psichiatra che sia abilitato alla psicoterapia che possa
così non solo curare sua moglie dal punto di vista farmacologico, ma
anche da quello psicologico- affettivo.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
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