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ARCHIVIO DENTRO E FUORI DI TE
PAGINA OTTO
 

STARE O SCAPPARE?

Mi chiamo Denise, e in questo periodo non so più se è meglio stare o scappare. E' da anni che convivo con un ragazzo, abbiamo due caratteri diversi, ma mi ama veramente anche se a volte non mi sento bene con lui, ma ora il problema è che il suo migliore amico, lui però sposato (e ha un figlio che io adoro), dopo anni che ci frequentiamo, da tre settimane ufficiali diciamo, perchè io già da tempo pensavo a lui, tra un sms e un'altro per scherzare siamo in una brutta bufera.
Ancora non ci siamo visti, ma stiamo malissimo, lui non riesce più a stare in casa sua, esce tutte le sere, dice che non fa altro che pensarmi, ma oltre tutto, ci siamo trovati come in un'uragano, tutti e due stanchi della solita routine, non ci sentiamo capiti da i ns. compagni, sembriamo due ragazzini, stiamo male, sms appena possiamo, ma abbiamo paura....io soprattutto. Lui non capisco se davvero lo fa perchè innnamorato, o perchè si trova in una situazione che da tre anni si trascina per problemi vari di diversi tipi, e io pure, però lui ha già avuto diverse storie con altre ma per sfogo, diciamo che mi ha fatto capire che con me sarebbe diverso, e io non so copsa fare...Non dormo più, in casa con il mio compagno non riesco a far finta di niente, non mangio, non riesco nemmeno a stare dietro alla mia casa. Io ho 24 anni, lui ne ha 30. Anche lui non sa cosa fare, dice che ha bisogno di comprensione, tranquillità, svago, ma di una persona come me. Stasera abbiamo deciso di vederci, ma Lei ci può dire cosa è meglio fare???Io come devo comportarmi, cosa devo chiedergli, dirgli per capire se davvero non è una cavolata passeggera preso da questa situazione come me, in cui entrambi abbiamo gli stessi bisogni? Lui dice che l'unica cosa che lo trattiene ancora li è il bimbo, e io non voglio fare subito una pazzia, in cui subito dobbiamo scappare e abbandonare. La prego mi aiuti, ho disperato bisogno di aiuto, non sto in piedi, ho anche problemi fisici, e la testa mi sta abbandonando. Piango in continuazione......Se mi vuole contattare telefonicamente sono disponibile. Attendo disperatamente una Sua risposta il più breve possibile, prima che....Grazie
Denise


Cara Denise,

Credo che la persona di cui mi parla non sia stata scelta da lei per ragioni obiettive: lui non è migliore del ragazzo che ha e, credo, non ha meriti o qualità particolari. In più è sposato con una persona che credo lei ritenga sua amica, ha un figlio che lei adora, ha avuto giù altre storie extraconiugali e dunque la storia con lei non vi è ragione che sia diversa dalle altre. Penso, in conclusione, che questo ragazzo sia per lei ‘il primo che capita a tiro’ e pertanto, non mi sembra il caso di rovinare il suo rapporto di coppia ed il rapporto di amicizia che vi lega per il bisogno di un’evasione dalla routine. Il mondo è grande.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LA SITUAZIONE MI ATTANAGLIA

Gradirei avere un parere per una situazione che da qualche tempo mi "attanaglia".
Sono sposata da 2anni e mezzo, ho 30 anni, insieme a mio marito (33anni) abbiamo deciso dal settembre scorso la ricerca di una gravidanza. Ho quindi smesso la pillola Arianna in settembre dopo 2 anni di assunzione e il ciclo è ricomparso subito, anche se non regolare (non sono mai stata regolarissima). Diciamo che abbiamo subito cominciato a darci da fare ma al dicembre 2004 ancora niente e mio marito si è cosi' avvilito che è antrato in una fase di depressione che lo ha portato inizialmente alla mancanza dell'erezione (il rapporto iniziava ma dopo pochi secondi dalla penetrazione l'erezione cessava) poi ad un calo del desiderio. Ci siamo rivolti ad uno spicologo che già aveva seguito mio marito 5anni fa per una depressione dovuta al lavoro (ne era uscito con successo). Gli ha prescritto Anafranil 10 in pastiglie (3 al giorno) e Lexotan in gocce (15 alla sera). Sono passati più di 30gg dall'inizio della terapia ma il desiderio sessuale non ritorna: dice che al momento sta bene così.
Abbiamo accantonato la "fretta" di avere un figlio ma decisamente faccio fatica a capirlo: cosa vuol dire che sta bene così? Sottolineo che la sua paura di fallire nel rapporto lo aveva portato ad avere stati di ansia al momento del rientro a casa, perchè aveva terrore che che avremmo fatto sesso e quindi di non riuscire a farlo dato che non riuscuva a mantenere l'erezione. Un circolo visioso. Ora mi chiedo: cosa devo fare? Se provo ad eccitarlo si arrabbia. Poi avevo notato, e lui me lo ha confermato che ultimamente non faceva sesso per il piacere ma con lo scopo di mettermi incinta e se ne è uscito con un:"tutt'ora che rimani incinta siamo a posto così per 9 mesi non ho più l'obbligo di farlo." Cosa devo pensare? La ringrazio in anticipo se vorrà dedicarmi un pò del suo tempo e le mando i miei più sinceri saluti. Daniela


Cara Daniela,

Penso che la situazione sia evidente: suo marito ha perso il piacere di fare l’amore e per lui questo è diventato un compito. E’ una situazione frequente fra coppie che cercano una gravidanza.
Direi che l’unico modo per far tornare a posto la situazione sia non solo accantonare, per il momento, l’idea di avere un bambino, ma anche tornare a fare sesso per il puro piacere di farlo, possibilmente evitando la penetrazione, o almeno l’eiaculazione in vagina. Un comportamento del genere rassicurerebbe suo marito sulla qualità del rapporto e lo riporterebbe alla situazione precedente. Certamente l’assunzione degli psicofarmaci contribuisce a diminuire il desiderio sessuale, per cui il consiglio che le do è quello di aiutare suo marito a non vedere più nel sesso un dovere e diminuire così, gradualmente, l’assunzione dei medicinali.
Quanto al bambino, è vero, si perderanno degli anni o dei mesi preziosi: ma a che serve far nascere un bambino se i due genitori non vanno più d’accordo?
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

FIGLIA IN CRISI ORMONALE

sono una mamma di una ragazzina di 12 anni in piena "crisi" ormonale...E' una ragazzina molto brava a scuola e nella danza, ma con atteggiamenti a volte imbarazzanti con i maschietti. Quando tento di farla ragionare sui suoi
atteggiamenti non sempre corretti, non riesce a capire perchè la rimprovero. Tento di spiegare perchè certi atteggiamenti o il suo bisogno di abbracciare o stare vicino alla gente non da tutti è visto in positivo la sua reazione è
quella di guardarmi come se fossi una marziana anzi mi rispode "ma cosa ho fatto"... E' come se mia figlia fosse di due persone a scuola o in certi luoghi carina corretta gentile, e dall'altra parte esagerata esuberante instancabile.
Come mi devo comportare? Che atteggiamento assumere per far capire cosa per me significa un po' di "normalità"?
Cordiali saluti Angela


Cara Angela,
A 12 anni la personalità di sua figlia è ormai completamente formata e non credo lei possa fare assolutamente nulla per condurla alla sua ‘normalità’, soprattutto perché, a quanto pare, quando lei le fa osservare qualcosa, la ragazza non comprende i suoi messaggi e la guarda come una marziana. E’ evidente allora che i suoi messaggi non sono efficaci: forse le parole usate, gli esempi, i riferimenti, non sono quelli giusti. Provi a cambiare stile di linguaggio, atteggiamento, contenuti e veda se, quanto meno, riesce a migliorare la comunicazione fra voi. Detto questo, è ovvio che i suoi discorsi saranno non solo compresi, ma accettati, quanto più saranno vicini alla personalità di sua figlia e alle situazioni che sta vivendo in questo particolare momento della sua evoluzione personale.
Quando si ha a che fare con un adolescente, la parola d’ordine è… ‘pazienza’.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LOTTA FRA DUE DONNE


Frequento da due anni un uomo divorziato con una figlia di 17 anni. La sua ex moglie si è innamorata circa 10 anni fa di un altro uomo, e lui l'ha lasciata non sopportondandone più il tradimento. Pare che lei non intendesse rovinare
una così bella famiglia. Una volta libera, è andata a vivere con l'altro, da cui ha avuto altri due figli. Soprattutto all'inizio, hanno avuto problemi di inserimento sociale e di grande tensione, ed ha cercato di denigrare ed isolare
il marito da amici e familiari, per ottenere sostegno nei confronti del suo nuovo rapporto. Non ha avuto consensi, (la provincia è inesorabile), neanche dalla sua stessa sorella, la quale ha aiutato il cognato ad arredare la nuova
casa. Negli anni successivi, il nuovo convivente si è rivelato un personaggio molto inaffidabile, che con facilità ha contratto debiti, mettendo in serie difficoltà economiche la nuova famiglia.

Ora lei ha lasciato anche il secondo partner, esasperata, tra liti e denunce. In tutto questo, i rapporti tra la figlia grande ed il proprio padre sono sempre stati ottimi, ma la ragazza ha sempre taciuto l'esistenza di qualsiasi problema tra la mamma ed il nuovo compagno. Improvvisamente ha comunicato al padre che lei la mamma ed i fratellini cambiavano casa e andavano ad abitare nel paese dove anche lui risiede, e dove lei frequenta il liceo. Quando l'ex moglie ha saputo, due anni fa, della mia esistenza, ha telefonato all'ex marito, mettendosi a piangere, e dichiarando che era molto seccata e dispiaciuta per la sua relazione. Credo che lui ne abbia avuto intima ampia soddisfazione. Dopo un periodo di
rabbia e rapporti freddissimi, recentemente la figlia ha chiesto al padre di andare a cena nella loro nuova casa, ed un sabato ha chiesto se poteva invitare la mamma a casa di lui, sempre perchè era sola.
Nulla di male, anche se la stessa sorella la descrive come un personaggio così presuntuoso, da pensare di poter disporre dell'ex marito come e quando vuole. Premetto che io e lui viviamo a 600 km. di distanza e ci vediamo ogni 15
giorni, e per le vacanze. Un sabato che io ero da lui, lei ha inviato il seguente messaggio: "se sei sicuro di quello che provi per lei e se pensi che tanti anni di lontananza non siano stati difficili, ok. Altrimenti penso che si
debbano lasciare da parte paure ed orgoglio, e lasciarsi andare per vivere una cosa molto bella" . Lui sostiene che sono fantasie prive di qualsiasi fondamento e che non tornerebbe mai con lei. La sorella di lei, che la sta
aiutando moltissimo anche economicamente, sostiene la tesi del mio compagno, e che sarebbe un suicida se solo pensasse di tornare in un inferno. Sostiene che le difficoltà l'hanno resa ancora più instabile, e che la poverina rende la
vita impossibile anche a lei, pretendendo continua attenzione.  Mi chiedo, in tutto questo quadro, quanto sia giusto che per amore della figlia lui continui ad assecondare indirettamente la moglie. Io vorrei un rapporto leale, aperto, di sostegno a questa donna in difficoltà, ma a condizione che rispetti il nuovo rapporto del marito. Non ho alcuna volontà di scendere su di un piano di "lotta tra due donne", piuttosto vorrei che lui, anzichè farsi gestire dalla figlia, dalla ex moglie o da me, desse prova di maggiore personalità.  Mi devo defilare dalla situazione lasciando che lui si comporti nel modo che
riterrà più opportuno attendendo che la figlia cresca, o è bene che in modo educato ma deciso gli faccia notare che sta togliendo smalto al nostro rapporto?
Grazie. Fiammetta


Cara Fiammetta,

La figlia ha diciassette anni e non sette, dunque credo che una scelta in favore della figlia e dell’unità familiare sia solo un pretesto, che copre un rapporto di dipendenza che lui potrebbe avere nei confronti di questa donna. Da questo punto di vista credo che la cosa migliore che lei possa fare è restare alla finestra e guardare come evolvono le cose. Se lui dimostra scarsa personalità, dipendenza ed attrazione verso la moglie, meglio accorgersene per tempo, piuttosto che fra qualche anno, anche in considerazione del poco tempo che state insieme e della vostra lontananza.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PERIODO ATROCE

ho 40 anni e vivo da 7 con l'uomo che amo e nostro figlio di 5 anni. Siamo sempre stati molto felici ma 4 "atroci" mesi mi sono accorta che lui ha una relazione con un'altra donna. Ne abbiamo parlato tanto, gli ho chiesto il perchè, gli ho chiesto "con paura" di fare una scelta, di allontanarci per qualche tempo (anche se è l'ultima cosa che vorrei) e tante, tante altre parole ma non troviamo una soluzione. Le sue risposte sono queste: lui mi ama, sta bene con me, non può pensare alla sua vita senza di me e il bambino, vuole continuare con noi, insieme, nella nostra casa; mi assicura che non devo avere paura, dice di non poter lasciare l'altra perchè la ama, sta bene con lei e ha da me cose che io non posso dargli, non perchè non ne sia capace ma solo per il fatto che, ovviamente, siamo diverse e gli diamo cose diverse, mi assicura che da parte mia non ci sono state colpe o mancanze nel nostro rapporto. Lui vive con me ma quando è fuori per lavoro, ogni momento è buono perchè loro si incontrino, li ho visti già due volte insieme in macchina (può immaginare la sofferenza!) e ho visto la sua macchina sotto casa di lei. Più di una volta è uscito con lei la sera fino a tarda notte, lasciandomi in lacrime, consapevole e sofferente, mi sembra di morire ma ho il bambino e mi devo fare forza e poi,
cosa fondamentale io lo amo ancora molto profondamente e intensamente. Lui mi sta chiedendo di rispettare la sua sclta di avere tutte e due, io proprio non ce la faccio anche se quando mi dice che esce non gli dico "no", penso che, per
amore, devo concedergli la sua libertà se lo voglio felice, ma io mi sento morire. Quando ce la faccio lo abbraccio perchè è la cosa che desidero di più, sentirlo vicino, sono ancora disponibile ad avere rapporti sessuali con lui,
quando me lo chiede, lo faccio con amore, lo desidero ma sento la disperazione dentro. Da 4 mesi non dormo più una notte in maniera continuativa, piango in continuazione, ho dei disturbi fisici ed emotivi ... sono disperata! So che la
mia domanda è superficiale ma vorrei chiederle: "cosa ne pensa? per quello che può servire nella mia situazione ha da offrirmi un suggerimento?
Grazie da una donna che ama disperatamente!
Loretta


Cara Loretta,

Se due donne, che sono diverse fra loro, possono dare ad un uomo cose diverse, perché allora non averne tre, o meglio dieci ? Lei capisce che non può essere questa la base di un ragionamento serio, perché se guardiamo solo agli istinti è ovvio che suo marito sia in questo momento più soddisfatto che se avesse solo lei, ma poiché siamo esseri umani e ci siamo dati delle regole etiche e sociali per consentire la pacifica convivenza, nei gruppi e nelle coppie, è ovvio che suo marito dovrà, prima o poi costringersi ad una scelta. Forse lui la rassicura perché sa che, passata la tempesta emotiva dalla quale oggi sembra travolto, tornerà da lei e dal vostro bambino.
Sono sicura che se lei avrà pazienza succederà così e più avrà pazienza, più lui si renderà conto di quanto grande sia il suo amore nei suoi confronti e ci penserà bene prima di decidere di lasciarla.
Tutto sta a capire se questa persona merita davvero questo sforzo di pazienza: se si, non ci pensi due volte e faccia di tutto per aiutarsi a superare questo difficile momento, cavalcando questa tigre impazzita. Si mostri amorevole e comprensiva, ma non si faccia vedere infelice, piangente o depressa: questo darà a lui la sicurezza del suo amore e potrà dilatare i tempi. Meglio sopportare, ma senza farsi annientare, anzi reagendo come e meglio può con persone, cose e luoghi che possano aiutarla a portare altrove il suo pensiero. Se invece non ne vale la pena… Lo lasci andare dove lo porta il cuore !
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PADRE SEPARATO

Sono un uomo di 45 anni e da circa 1anno e mezzo vivo da solo perche' la vita di coppia si era ridotta ad una semplice convivenza tra adulti senza piu' amore e rispetto. Abbiamo un figlio di 14 anni che purtroppo responsabilizza il sottoscritto per questa separazione,convinto da sua madre che io mi sia allontanato da casa per un altra donna.
Negli ultimi anni, sua madre ha avuto un comportamento da single, usciva di sera, andava fuori città nei week-end
Tenga conto che circa 5 anni fa,volevamo separarci e accordati con gli avvocati per un giorno preciso, la signora ha innescato un furibondo litigio(cercava di spaccare tutto quello che aveva per le mani)ma il grave e' che nostro figlio ha assistito alla scena perche' alzatosi da letto risvegliato dalle urla di sua madre, la quale oltretutto ha chiamato i carabinieri ed io per il bene del bambino mi sono allontanato la sera stessa, presso un mio amico.Sono poi rientrato in casa circa 2 mesi dopo perche' lei (affetta da Depressione ciclopatica) attraversava il periodo negativo della malattia e cosi' ho riprovato a rimettere in piedi la cosa.
Ad oggi mi ritrovo con mio figlio che non riesce a comprendere in generale che nella societa' bisogna affrontare mille e piu' problematiche e che il rapporto con gli altri non puo' non essere valutato per "sentito dire", ma vagliato di persona.
Lei continua ad utilizzare il ragazzo per farmi passare per un padre che non s'interessa a lui e gli ripete piu' volte che io ho un altra famiglia(frequento saltuariamente una persona che a sua volta ha 1 figlio, ma ognuno poi torna nella propria casa).L'unica volta che l'ha vista con suo figlio che erano venuti a vedere giocare mio figlio, ha fatto una scena da isterica e strattonato nostro figlio, allontanandolo in maniera brusca). Sicuramente la mia sofferenza mi impedisce di affrontare la questione con mio figlio, che tra le altre cose, ha un atteggiamento aggressivo a livello verbale come d’altronde ha anche nei suoi confronti, e quando e' con me, mette sempre in dubbio che io conviva con questa persona e suo figlio(sua madre dice"grida"questo).Ad oggi, contattati gli assistenti famigliari,attendo che il ragazzo sia sentito da una pedagoga, sperando anch'io, ma sopratutto sua madre,cosa pensa effettivamente di tutta questa faccenda.Penso, comunque che , sino a quando non accetta lei la separazione non si potra' avere ritorni "normali" a livello di comportamento da nostro figlio. Un ultima cosa:lei e' in cura(almeno penso lo sia ancora),da uno psichiatra,ma purtroppo il proprio carattere la porta a comportarsi come sembra giusto a lei e il mondo deve girare come lei vuole.
Non so ' cosa fare, io mio figlio l'ho sempre seguito e vorrei che valutasse in generale, l'interlocutore che ha di fronte, sia l'amico, il parente,il compagno di scuola, suo padre eccc.Da parte mia, in molti casi purtroppo, ho un carattere che tende a non imporsi ma a parlare delle cose, anche se con mia moglie questo non e' stato possibile per i motivi sopradescritti. E da lei mi sento accusare di comportarmi troppo nervosamente ed essere intollerante nei suoi confronti.
Ancora oggi lei si organizza come meglio crede e gli altri si adattano alle proprie organizzazioni, mio figlio a d esempio, dorme da mia suocera, la sera che lei deve uscire.
Puo' gentilmente consigliarmi per il meglio?
Grazie di cuore
Papa' L.


Caro Papà L.

Ho letto con molta attenzione la sua lettera e mi sono accorta che in essa non vi è nemmeno un riferimento a suoi eventuali errori, che possano aver contribuito a rovinar il rapporto con sua moglie. L’unica cosa negativa che si riconosce è la debolezza verso l’aggressività di suo figlio e di sua moglie. Lei capisce che questa è solo apparentemente un’ammissione di colpevolezza, perché riconoscendosi il torto di essere ‘vittima’ non fa che confermare le accuse verso gli altri. Ora, le sembra possibile che lei in vita sua non abbia sbagliato mai nulla, non abbia detto o fatto cose che possono aver ferito qualcuno? In genere, quando c’è una rottura, bisogna per prima cosa compiere un onesto insight dentro sé stessi e capire in cosa si è sbagliato.. Riconoscere gli errori, accettare le critiche, non è un segno di debolezza, ma di forza: tutti noi siamo in continua evoluzione ed il riconoscimento dei propri errori, in modo da correggerli o comprendere meglio le ragioni degli altri, può essere un ottimo punto di partenza per proporre una mediazione, un compromesso. Se lei non vive con questa nuova donna, ma vi frequentate nelle reciproche abitazioni, c’è poca differenza: perché non ammettere che le cose stanno effettivamente così? Insomma, il consiglio è quello di mantenere, prima di tutto con suo figlio, ma anche con sua moglie, un rapporto sincero, civile, fatto di reciproco rispetto, dove non conta quello che si è fatto in passato, ma quello che si decide di fare per il futuro, in modo che tutti possiate essere felici, sebbene separati.
Se non ce la fa, si faccia aiutare da uno psicologo.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

FIGLIA INDOLENTE


sono la madre di una ragazza di 22 anni, studentessa universitaria. Penso che avrebbe bisogno di aprirsi con uno psicologo, ma non ne vuole sapere. Quindi mi sono decisa io. Dal mio punto di vista è indolente, non vuole saperne di faticare per qualsiasi obiettivo, nè di sacrificarsi per ottenere qualcosa, non ne sente la necessità o non ha alcun obiettivo a cui veramente tenga. Ha qualche amicizia, ma sta molto volentieri da sola. Lo sport è fatica, quindi non se ne parla proprio. Passa da periodi di voracità a propositi di dieta ferrea che poi per fortuna non segue. E' sempre stata in lotta con la bilancia, in sovrappeso dalla nascita. Storie d'amore ne sono nate tante, ma non durano. Non so proprio cosa fare. Ultimamente l'ho messa alle strette con lo studio, pretendendo che dia il massimo, altrimenti si chiude il discorso Università. Che mi consiglia? Marisa


Cara Marisa,
A volte i giovani quando si comportano così non sono semplicemente indolenti, ma depressi. Purtroppo molti pensano che la depressione sia come un raffreddore e che quindi, con un po’ di pazienza, prima o poi passerà. Purtroppo non è così, o almeno non è sempre così: la depressione può far insorgere ad esempio delle fobie, per cui dopo uscire di casa da soli può essere causa di stress, incontrare delle persone e doverci interagire può provocare attacchi di panico. La disistima che si ha di sé può portare ad una dismorfofobia, ovvero vedersi mostruosi, anche se si è del tutto normali ed infatti sua figlia ha dei disturbi alimentari che confermano questo genere di vissuti. Ora, non si può obbligare nessuno ad andare dallo psicologo, perché oltre tutto non funzionerebbe, ma si può dare il buon esempio: ci vada lei per prima !
In fondo, lo stress che le procura questa situazione non è abbastanza per fare una decina di sedute di sostegno, allo scopo di ritrovare un po’ di serenità? Sua figlia, vedendo i suoi miglioramenti, quanto meno ci penserà con maggiore cognizione di causa.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LUI E’ GELOSO

Sto vivendo una storia d'amore con un ragazzo che ha un modo esasperato di affrontare le discussioni.
Il tema su cui si discute è sempre lo stesso, i miei possibili tradimenti. Ciò si dovrebbe verificare ad ogni istante, ma specialmente quando esco con le mie amiche.
Non sopporta che mi vesta troppo appariscente, riscontro la sua approvazione (cioè non mi critica) quando sono vestita mediocremente. Ha paura di ogni mio contatto con l'altro sesso. A tal proposito egli non pensa ad un sano scambio intellettuale, una semplice interazione, ma va su tutte le furie dandomi appellativi volgari, e pensando solo al sesso come unica dimensione nell'interazione fra due persone del sesso opposto. Poi ho notato che quando mi porta all'esasperazione, quasi si renda conto delle sue fantasie, cede, sorride, come se fosse stato tutto un gioco, ma poi basta un niente e si ritorna alla stessa situazione di prima.
Insomma non c'è in lui una presa di coscienza del suo comportamento, ed io penso di dare sempre ogni volta il massimo per fargli comprendere che si sbaglia. Quando la storia era ai primi albori, subivo completamente la sua ira, ed in un certo senso mi lasciavo andare, pensando che in fondo dimostrandogli tutto quello che lui voleva, si sarebbe reso conto di quello che stava facendo. Ma poi, dato che il suo comportamento peggiorava, mi son resa conto che il problema non ero io, ma lui.
E' arrivato anche alle mani. Sporadicamente ma è capitato. Ho notato che quando beve è ancora più violento con le parole, e con i gesti. Più volte gli ho detto che il suo è un comportamento anomalo, gli ho proposto di andare insieme a parlare con qualche psicologo. Ma la verità è che non vuole far sapere a nessuno che sta vivendo un problema. Da cosa può derivare la sua esasperata volgarità nel modo di porsi quotidianamente nelle discussioni?E' possibile che le sue accuse nei miei confronti siano in qualche modo una proiezione di se stesso nel rapporto con l'altro sesso?E' davvero normale un comportamento del genere?
La ringrazio per la sua attenzione, io ormai non so più cosa fare.
Mirella


Cara Mirella,
La gelosia è un sentimento normale; non è normale invece alzare le mani o pretendere che la propria ragazza vada in giro con il burka, per non far cadere gli altri in tentazione.
Qui secondo me il problema non è psicologico, ma culturale: il suo ragazzo, in altre parole, non ha fiducia nelle donne e ciò che pensa veramente è quello che le dice quando beve (in vino veritas dicevano i latini). Sta a lei decidere se l’apertura mentale è tra le caratteristiche desiderabili del suo partner o se per lei contano di più altri valori (es. bellezza, denaro ecc.)
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PROBLEMI DI LAVORO

sono una donna di 52 anni e lavoro da quasi 9 anni in una struttura per anziani, come badante privata. Ho sempre lavorato bene ,con soddisfazione e il lavoro non mi era mai mancato,Ora da un pò di tempo la direzione,non mi assegna più nessun lavoro,alle mie richieste mi rispondono che non c'è lavoro,e questo invece non è assolutamente vero,perchè poi vedi che lo assegnano a qualcun'altra.Mi sono fatta tante domande al motivo di questo rifiuto,ma non riesco a trovare una risposta ,pur essendo molto obbiettiva.Mi pare di essermi sempre comportata bene,anche perchè se così non fosse avrei sicuramente avuto dei rimproveri dalla Direzione,Questo problema per me è veramente importante,anche perchè ho davvero bisogno di lavorare,ho un figlio che studia e tante necessità. Ora sto pensando di lasciare questo lavoro, purtroppo a malincuore,anche perchè alla mia età non è facile trovare qualcos'altro.Cosa potrei fare per farmi "accettare" da queste donne che compongono la Direzione? Perchè sono così antipatica a loro?Io saluto sempre e loro cercano addirittura di non rispondere al saluto facendo finta di non vedermi. Davvero sono molto abbattuta e non riesco più a dormire nemmeno di notte. La saluto e la ringrazio Maria

Cara Maria,
Quando si parla in termini astratti di 'mobbing si pensa a questo fenomeno come qualcosa che non ci riguardi nella realtà. Quello che lei invece sta vivendo è proprio un caso di mobbing: infatti, intorno a lei, nel suo posto di lavoro, si è creato un ambiente ostile che tende a sconvolgere il suo equilibrio affettivo ed il suo senso di autostima, portandola a rassegnare le dimissioni.
Lei può proteggersi da tutto ciò rivolgendosi ad un legale o ad un sindacato. O altrimenti, si metta in proprio: il lavoro come badante non è certo in crisi!
Cordiali saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LO AMO MA…


sono una ragazza di vent'anni e le scrivo perchè da troppo tempo vivo una situazione angosciante..Sono fidanzata da quasi due anni con un ragazzo che amo alla follia, che prova altrettanto per me, ma che,ahimè,ha un carattere bruttissimo che spesso lo ha portato a mancarmi di rispetto e a trattarmi male.La nostra storia è un alto e basso continuo:si passa da momenti paradisiaci in cui lui sembra il compagno ideale, dolce e pacato,ad altri in cui scoppiano liti allucinanti che,pur partendo da sciocchezze, degenerano e lo portano a dire e fare cose assurde,a offendermi,mortificarmi..tante volte se n'è parlato,ho provato a fargli capire ke non può mancare rispetto e stima in una storia,e che così mi ferisce a morte. Lui capiva i miei discorsi, era mortificato,e riusciva sempre in qualche modo a farsi perdonare.E poi risuccedeva..Come ieri sera,quando in un altro dei suoi attacchi d'ira mi sono sentita dire che non valgo niente.Pesa come un macigno questa frase.Ormai sono rassegnata,so che le cose non cambieranno mai radicalmente e che è una storia destinata a finire,e io per prima in cuor mio mi auguro che non sia lui il tipo
di persona con cui dividerò la mia vita,una famiglia..So che dovrei lasciarlo,perchè anche se non lo fa con cattiveria ha una immensa capacità di ferirmi,e mi dispiace per me stessa ritrovarmi a vent'anni in questa situazione,io che sono sempre stata carica di autostima e buoni valori.Il problema è che pur pensando queste cose,non riesco a metterle in pratica!Io non so veramente come spiegarmelo,la sola idea di stare senza di lui mi fa mancare l'aria..Ho provato a lasciarlo quest'inverno,lui continuava a cercarmi ogni singolo giorno e io ero talmente tanto depressa che alla fine ho ceduto,sono tornata con lui e per me è stata la cosa più bella del mondo.Sono stati due mesi che vorrei proprio dimenticare,mi erano venute mille fobie,paranoie,non riuscivo neanche più a star sola nella mia stanza,e questo mi fa anche tanta rabbia perchè è odioso che una persona possa avere tanto potere su di me.
La prego di perdonarmi per la lunghezza della lettera..volevo che avesse una panoramica completa della situazione.. Attendo con ansia un suo parere.
Gaia


Cara Gaia,
E’ la famosa storia del carnefice e della vittima: non ha sempre ragione la vittima, sa? A volte infatti, è la vittima a dare il potere all’altro, per fargli fare il carnefice. In questo modo la ‘vittima’ ha il beneficio secondario di non dover prendersi la responsabilità di scegliere, di agire, di cambiare la sua vita. Se lui fa il carnefice, è lei che glielo permette. Lei è perfettamente libera ed in grado di decidere se starci insieme o lasciarlo. Se decide di starci insieme e poi sta male però, non se la prenda con la cattiveria di lui, quanto con il suo rifiuto di voler decidere in proprio della sua vita.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

RAGAZZA MADRE

sono una ragazza madre di 31 anni, mi chiamo M., ho una bimba di sei anni e mezzo. Il padre la vede a week end alterni, e abbiamo una situazione difficile perché siamo regolati da un decreto del tribunale minorile di b., e abbiamo continui litigi perché lui la vorrebbe sempre con se, nonostante io viva in una diversa città e ci siano notevoli viaggi da far fare a nostra figlia. Le parlo della mia Situazione difficile, per farle capire in che situazione sono già. Dopo il padre, con cui ho avuto una relazione di tre anni, non ho più avuto una storia che durasse più di sei mesi, e sono passati sette anni. Ne ho avute tre, di cui l'ultima mi sta rovinando davvero. E' iniziata nel settembre del 2003, stavamo bene, poi lui dopo quattro mesi è scappato. Mi ha detto che non riesce ad amare dopo che è finita la storia che è durata dieci
anni e finita cinque anni fa. Che per il mio bene, per non distruggermi lui scappa. Ho aspettato, ci sentamo ogni giorno due volte mattino sera, viene da me e mi regala tante cose, piangeva e mi diceva che non capivo che mi vuole bene, che sono unica. Non mi ha più dato un bacio, cosa di cui ha il terrore, e neppure c'è più stato sesso. Però mi prende la mano, mi abbracia teneramente,mi accarezza, siamo agli occhi degli altri una coppia per strada ma nulla. Un anno e mezzo e nulla, lui è come di ghiaccio. Ma non ha nessu'altra, perché lo sento sempre e lui stesso dice che se dovesse avere un'altra sarebbe perché non prova quello che prova per me più. Sto impazzendo, e soffro molto, ogni giorno.
Mi sento sola. Voglio molto bene a mia figlia e dedico a lei tutto. Ma sento tanto il bisogno di un uomo vicino. Non riesco a uscire da questo perché sono innamorata. Mi sento come una naufraga che sta affogando e lotta ma non ce la fa più. So che non posso smettere di amarlo, e lui non penso che tornerà mai. Ma cosa devo fare? Gli mando mail con scritto quello che penso, glie lo dico, ma poi torna tutto come prima e si torna ogni giorno a fare finta che questa situazione assurda sia normale.
grazie dell'ascolto, grazie
M.

Cara M,,
Per salvarti hai un'unica chance: allontana questa persona. Lui non solo ha dei seri problemi personali, ma influenza negativamente anche la tua vita, perché non ti permette di allacciare nuove relazioni. Dal tono della tua lettera capisco che tu hai tanto bisogno di affetto e di qualcuno che ti ascolti: prova ad andare dallo psicologo, cercati un padre confessore se sei religiosa, datti al volontariato, iscriviti a qualche forum... Insomma, cerca di capire che è solo una forma di pigrizia mentale e si insicurezza ciò che ti lega a lui, non è amore. Reagisici!
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

SEPARAZIONE

dopo 20 anni di matrimonio mia moglie ed io ci stiamo separando. abbiamo una figlia di 15 anni che conosce i dettagli della nostra decisione mentre il bambino di 6 anni è soltanto a conoscenza che mamma e papà non vanno più d'accordo. da pochi giorni gli ho detto che ho preso un appartamento e che con la mamma abbiamo deciso che papa' andra ad abitare in questa nuova casa a pochi chilometri di distanza.io sono dell'opinione che un distacco graduale sarebbe meno traumatico per il bambino e così pensavo di trasferirmi gradualmente
(prima una notte..poi due..poi tre e così via).mia moglie invece pensa che il distacco dovrebbe essere netto.
ci puo' dare un suggerimento in merito?
grazie mille
mv


Gentile mv,
Credo che, se il vostro rapporto si mantiene civile e non ci sono liti furibonde tra di voi, la sua posizione sia preferibile: con la gradualità ci si abitua a tutto, soprattutto quando le cose non sono liete.
Auguri!
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

VOGLIO MORIRE

Gentile Dottoressa,
voglio morire. ho 15 anni e voglio morire...la mia vita fa schifo...come me del resto. mi faccio schifo. quando avevo 6 anni mi hanno stuprata. mio padre
picchia mia madre e più di una volta lo ha fatto davanti a me. non mi accetto e di conseguenza neanche gli altri mi accettano. basta io non ce l'ha faccio più!
basta veramente. mi scusi.
15anni


Cara 15anni,
La tua lettera è così breve, ma così intensa. Dici delle cose veramente terribili... Io spero tanto che chi ti è intorno possa capire quanto tu abbia bisogno di aiuto psicologico. Se nessuno lo capisse, prova a chiederlo tu. Ci sono tanti consultori e centri per gli adolescenti, dove non si paga.
Mi raccomando, prova a dire ai tuoi genitori che hai bisogno di aiuto, oppure parlane con le tue insegnanti, prova a dirlo al tuo parroco... Fatti aiutare, perché quando le cose che si mettono insieme sono troppe, è difficile farcela da soli.
In ogni caso, non tutti i giorni sono uguali, spero che tu mi abbia scritto in un momento in cui ti sentivi particolarmente giù. L'estate è in arrivo e porterà con sé tante belle giornate. Dai, 15anni, hai tutto un futuro davanti da costruire, tutto per te!
Un forte abbraccio.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

PARLIAMO DI TUTTO

sto con un ragazzo da non molti mesi, ma sento che è la persona giusta per me. Possiamo parlare di tutto. L'ho conosciuto mentre avevo appena concluso una brevissima storia con un'altra persona. Abbiamo trascorso bellissimi istanti insieme, anche se io, che esternamente ho un carattere forte, ma che sono molto fragile, sono particolarmente gelosa,anche se mi fido ciecamente di lui. Mi sono sempre tenuta in contatto con il mio ex sperando di poter instaurare un rapporto di amicizia. Lui mi ha sempre fatto capire di volere molto di più.
Sopratutto in questo periodo io ho cercato di sentirlo e lui mi ha confessato di stare male, che ha avuto altre storia ma io sono importante ecc... IO amo il mio ragazzo e questa persona ormai non mi interessa più...allora perchè mi sono sentita turbata, tanto che il mio ragazzo si è accorto del mio cambiamento di umore?
grazie per le delucidazioni
Mary


Cara Mary,
Forse con il tuo ex non 'parlavi di tutto', come ti accade con il tuo ragazzo attuale, ma probabilmente sei ancora legata a lui. Ecco perché vuoi restarci amica, anche quando sai benissimo che non è questo che lui vuole da te. Credo tuttavia che sia una cosa abbastanza normale quando, dopo una storia molto intensa, ci si innamora di un altro... Per qualche tempo, forse anche solo per abitudine, non si può fare a meno di pensare anche all' ex e questo genera confusione sulla chiarezza dei propri sentimenti.
Non mi preoccuperei di questo ma, se ci tieni a questo ragazzo, credo che non abbia senso tenere il piede su due staffe.
Voglio anche darti una spiegazione in più, di tipo freudiano: volevi evidenziare, alla fine della tua lettera, la parola 'amo' ed invece hai evidenziato la parola 'io': uno psicoanalista ti direbbe subito che in realtà tu ami solo te stessa...
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

TIMIDEZZA

Sono un ragazzo di 24 anni della citta’ di C. , le scrivo per avere un suo parere sulla mia condizione di vita che reputo condizionata a causa di una timidezza che mi blocca, sono arrivato ad un punto che ormai ho perso le speranze di poterne uscire e questo mi fa star male da morire,la mia vita si riconduce a due semplici quanto odiate parole casa-lavoro infatti non ho amici con cui parlare, svagarsi,confrontarsi ne tanto meno una ragazza, anzi per dirla tutta non ne ho mai avuta una,c’e’ da dire che di gente ne vedo parecchia con il lavoro che svolgo (faccio l’edicolante) ma mai con nessuno/a ho mai instaurato un rapporto,questo mi crea un mix di rabbia,odio,invidia soprattutto nel vedere gli altri coetanei che svolgono una vita normale,sto vedendo il mondo che gira mentre io faccio da semplice spettatore buttando gli
anni migliori della mia vita,la società’ che ci circonda certo non mi aiuta a mettermi a mio agio anzi mi fa sentire un emarginato,sembra ormai che chi non sa ballare e non frequenta le discoteche non conti assolutamente niente, l’obiettivo e’ essere trasgressivo e di certo chi e’ nella mia condizione viene escluso,i miei genitori, anche loro stanno male per questa cosa e piu’ volte mi hanno detto di frequentare posti dove potrei socializzare ma per me e’ come scalare una montagna e non ho mai fatto niente;vorrei riprendermi la mia vita ma non so neanche da che parte cominciare,avevo anche pensato di mettermi alle cure di uno psicologo ma alla fine quando tutto era pronto mi sono tirato
indietro, il fatto e’ che vivo questa mia condizione come una vergogna,come qualcosa da nascondere e non parlarne con nessuno. Spero che lei mi dia un buon consiglio per uscire da questa mia situazione, le porgo i miei piu’ sentiti saluti.
Newspaperboy

Caro newspaperboy,
Smettiamola anzitutto di pensare che, se le cose non girano bene, è sempre colpa della società. Questo è un facile rimedio psicologico per chi, attribuendo sempre la colpa a qualcosa o a qualcuno, ama leccarsi le ferite e non fare assolutamente nulla per uscire da questa situazione. Tu non ti rendi nemmeno conto di quanto, con il tuo lavoro e con la tua maturità, possa essere ambito dalle ragazze che condividono i tuoi stessi ideali! Fai qualcosa per tirarti fuori da questa apatia, datti degli obiettivi, rischia. E se fai brutta figura? Pazienza, riprovaci, alla fine vedrai, è una legge matematica, dovrà andare bene anche a te.
Ti consiglio intanto di andare sul sito www.clinicadellatimidezza.it, dove potrai trovare tanti utili consigli. Coraggio !
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti


VERGINITA’

il fatto di consumare la propria verginità all'interno del matrimonio da maggiori garanzie di fedeltà e attaccamento da parte della donna verso l'uomo??? Credo nella logica dell'amore che anche se non si è piu' vergini certamente si puo' essere fedelissimi al coniuge ma il fatto (per la donna) di consumare la sua prima volta con il proprio marito non da una garanzia ,un beneficio in piu' ,una sicurezza in piu'??Oggi viviamo nel libertinismo sessuale e il sesso si consuma con agilità in maniera molto precoce ma chi sceglie coscientemente, razionalmente di donare la sua verginità in ambito matrimoniale avrà delle conseguenze positive ??Un uomo che sposa una donna che dona la sua verginità come frutto dell suo totale amore assegnando grande importanza ad esso puo' in linea di massima garantire una maggiore affidabilità, fedeltà???? Alcune statistiche sostengono che chi ha avuto rapporti prematrimoniali ha il doppio delle probabilità di tradire..voi cosa ne pensate??? Grazie, gentilmente Matteo.

Caro Matteo,
Nella sua lettera la domanda è sempre la stessa e sembra sottintendere quest’altra : ‘posso fidarmi della fedeltà della mia ragazza, che ha avuto rapporti con un altro prima di stare con me’?
Allora io le dirò, statistiche alla mano, che oggi la crisi matrimoniale arriva ben prima del settimo anno, che un matrimonio su quattro fallisce, che sette volte su dieci sono le donne a chiedere la separazione…
Pensa che in un mondo così tanto cambiato nei suoi valori di riferimento e nei costumi possa ancora avere un senso chiedersi se la verginità fa o meno la differenza in tema di fedeltà e di stabilità della coppia? Le persone oggi stanno insieme solo se riescono a crescere insieme, mantenendo vivo il fuoco dell’amore e del desiderio : le assicuro che è un grande impegno per i due partners ed infatti sono in pochi a riuscirci. Per conto mio dunque, l’attenzione da prestare al futuro conta molto più dell’attenzione da dedicare al passato e non vi sono, per nessuno, comportamenti ‘predittivi’, perché le persone nella vita cambiano continuamente e cambiano anche in funzione dei cambiamenti (e non cambiamenti) del partner.
Detto in altre parole, una ragazza ‘vergine’ non potrebbe darle assolutamente un briciolo di sicurezza in più.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

L’HO AMATO TANTO

Mi chiamo Daniela,ho 27 anni. Ieri,per caso,ho visitato il suo sito e l'ho trovato interessante. Le volevo domandare una cosa: oggi la mia vita sessuale va bene ma spesso ripenso a una mia vecchia passione,alla relazione con un uomo che ho amato tanto. Il mio dubbio era: come è possibile, oggi i miei rapporti con mio marito vanno bene, riesco a raggiungere l'orgasmo in 5 o 10 minuti di rapporto invece con la passata relazione in 3 ore non riuscivo.
Forse perchè stavo tradendo il mio fidanzato ed ero condizionata psicologicamente?
Mi piaceva tutto di lui,il modo in cui mi guardava mi faceva impazzire,il modo in cui si muoveva dentro di me non ne parliamo,ancora di più,quando stavo da sola il solo pensiero di fare sesso con lui mi eccitava allora perchè poi quando ci incontravamo, mi eccitavo da impazzire,godevo ma non riuscivo
a raggiungere l'orgasmo? quell'orgasmo che desideravo tanto ( non ci vedevamo spesso,un paio di volte al mese ed era una storia che durava da 3 anni).
E' un dubbio che mi sovviene spesso,alla differenza di rapporto che ho adesso con mio marito e a quella storia. Anche una mia amica è nella mia stessa situazione tutt'oggi,è sposata ma la sua vecchia storia non è mai terminata,lei prova le mie stesse emozioni nel fare sesso con l'altro ma non riesce a raggiungere l'apice? quindi non succede solo a me? possono esistere rapporti così? Desiderare talmente tanto un uomo da non riuscire a raggiungere l'orgasmo? forse perché siamo troppo attaccate alle sensazioni che ci sta dando e non riusciamo a concentrarci sull'orgasmo? mi può dare delle risposte? mi ha fatto piacere scriverle, spero che leggerà questa email e mi risponderà al più presto.
Daniela


Cara Daniela,
Credo che la risposta potrebbe semplicemente essere : ‘l’erba del vicino è sempre più verde’. Se lei si fosse sposata con l’altro, probabilmente suo marito oggi sarebbe nei suoi sogni erotici. Nel ricordo le persone appaiono migliori perché fa piacere ricordarne solo gli aspetti positivi. Suo marito invece, pur permettendole una vita sessuale soddisfacente, ha il grave difetto di essere sempre presente nella sua vita, con tutti i suoi piccoli e grandi difetti. Quanto al fatto che con l’altro era eccitata, ma non raggiungeva l’orgasmo, forse lui non era altrettanto bravo come suo marito, forse l’anorgasmia era il prezzo che lei ‘pagava’ per lenire i sensi di colpa dovuti ad un rapporto trasgressivo che lei non accettava fino in fondo.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

LUI E LA MIA FAMIGLIA

Le scrivo per chiederLe un parere sul mio rapporto di coppia. Ho 40 anni e sono sposata da sette, stiamo insieme da 12 anni in tutto. Ma stiamo attraversando, da molti mesi ormai, una crisi. Sarebbe lungo spiegarLe tutto, e non sono di Ancona, nel qual caso sarei venuta sicuramente da Lei. Ma il Suo parere professionale conterebbe molto. Mio marito ed io non riusciamo a comunicare.
All'inizio vivevamo a Milano, i nostri genitori in altre città, lavoravamo entrambi con molto tempo libero. Per cui io andavo dai miei a metà settimana e lo raggiungevo dai suoi il fine settimana. Sono sempre stata gentile e disponibile con la sua famiglia, nonostante non mi fossero molto simpatici. A volte veniva lui dai miei. A quel tempo tenevo un diario, dove rileggo certe frasi del tipo"ho fatto il pieno della tua famiglia"!!. Lui non ha mai sopportato mia sorella, questo da molti anni, senza vero motivo. La salutava a malapena, nei pranzi non diceva una parola, serio anche alle battute. Dopo alcune malattie dei miei genitori e la sua perdita del lavoro a Milano,visto che a lui piaceva la mia città, siamo venuti a stare vicino a mia madre (mio padre è venuto a mancare). E' stato molto carino, ha pagato lui certi lavori del condominio nonostante sia casa mia e non sua ed è venuto ad abitare con me accanto a mia madre (case separate, però). Beh, prima di ciò ebbe un semi litigio con lei, e da allora non le ha quasi più parlato. E' venuto a mangiare da lei credo due volte in un anno, ai pranzi della mia famiglia non vuole venire. A Pasqua è stato da solo, io non ho voluto rinunciare a stare con loro. Si è comportato male più volte: non è venuto all'ultimo compleanno di mio padre, temevo fosse l'ultimo, io ci tenevo, e lui non è voluto venire. Dopo la sua morte, invece di capire che io avevo bisogno di stare vicino a mia madre, voleva portarmi via di continuo. Dice che ho un attaccamento morboso con la mia famiglia, e quando gli dico che io con la sua sono sempre stata carina, lui mi risponde che non devo sempre fare confronti. Ora suo padre è rimasto solo, quando andiamo da lui sono sempre disponibile, vedo spesso la sua famiglia, anche i parenti più noiosi. Se gli dico che anche a me farebbe piacere che lui fosse cordiale con la mia famiglia, che mi piacerebbe salutasse mia sorella con un semplice "ciao, come stai?", e che magari sarei contenta rivolgesse un saluto al mio nipotino di cinque anni, mi risponde che ha già dato una grande prova d'amore a venire nella mia città e che non vuole diventare lo zerbino della mia famiglia. E che se voglio posso non andare più dalla sua. Ma che rapporto sarebbe?
In passato avevo pensato ad un figlio, ha sempre detto che non era il momento, ed ora che sono agli sgoccioli per poterne avere uno, dice che non ne vuole e che lo sapevo. E conclude dicendo:"le cose stanno così, non sopporto la tua famiglia e se verrò da loro sarà come farmi sodomizzare, e non voglio figli. Ti va bene così???"
Se discutiamo, alla fine la nostra crisi è sempre nata per colpa mia, sono troppo attaccata(malata, per lui) alla mia famiglia, sono cambiata, non sono più carina con lui come un tempo..
Che fare? Lui con me è molto affettuoso, ma il suo comportamento mi fa soffrire, e ancora di più il fatto che persegua con tale atteggiamento sapendo di farmi soffrire. Lui vorrebbe che tutto fosse armonioso tra di noi, ma non fa nulla di quello che mi piacerebbe.
Mesi fa ho conosciuto un altro uomo, ed è cominciata una relazione. Con lui sto bene, e vorrebbe stare insieme a me, senza però essere la causa della mia separazione. Io sono confusa, i problemi con mio marito sono precedenti a questa relazione, ma non so realmente cosa voglio. Così, ho deciso di provare a ricucire con mio marito, e lui anche (non sa della mia relazione)ma continua a non risparmiare battute ciniche sulla mia famiglia. Secondo lei ci farebbe bene una terapia di coppia o non sarebbe utile?
Se è arrivata a leggere fino a questo punto, Le faccio i miei complimenti per la pazienza e La ringrazio anticipatamente
Greta

Cara Greta,
Se dovessi ragionare in termini di ‘quantità’ credo che suo marito occupi ancora il posto principale nella sua vita, visto il lungo spazio che gli ha dedicato nell’economia della lettera. Questa sua nuova fiamma infatti viene citata solo alla fine e per poche righe. Tutto lascia dunque pensare che una terapia di coppia potrebbe farvi bene, dal momento che suo marito è ancora, per lei, una persona importante. Non altrettanto posso invece dire di lui nei suoi confronti perché, dopo sette anni di matrimonio, non sente ancora l’esigenza di assumersi delle responsabilità e di costruire una famiglia, anche per appagare un suo legittimo desiderio di maternità. Il comportamento di suo marito mi appare molto infantile, maleducato come può esserlo quello di un adolescente che vuole conservare la sua libertà e sente nel mondo adulto che lo circonda una pressione ad entrare in schemi e ruoli che lui rifiuta a priori.
Che dire? Credo che la soluzione migliore sia intraprendere una terapia di coppia se lei tiene davvero a suo marito, altrimenti meglio guardare alle opportunità che la vita le offre, con generosità, in alternativa.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

IL PENSIERO DI LEI

Espongo il quesito. da circa 4 anni sono rimasto vedovo e nonostante il tempo trascorso sono legato al pensiero di mia moglie; il trauma della sua precoce dipartita mi ha reso "di marmo" nei confronti della vita; non ho più l'entusiasmo dei tempi passati nel fare le cose anzi se posso evitare di fare,non faccio; mi rifugio nel dormire; penso continuamente a malattie, sofferenze, penso che la vita non abbia un senso, che tutto il tempo che corriamo a fare questo o quello non serva a niente. e questo nonostante abbia un figlio a cui potrei rivolgere, forse, più attenzione. potrei frequentare persone che mi dimostrano affetto e che potrebbero diventare anche compagne per un futuro, ma da parte mia non c'è un minimo d'interesse, in sostanza sono diventato apatico, mi sono chiuso in me e non riesco a trovare uno stimolo che mi dia il via a riprendere a vivere diciamo in maniera "normale" ( non so se a 45 anni sia normale una cosa del genere ). ho provato anche a suo tempo a rivolgermi a "specialisti" ma come vede non è giovato a molto, il fatto stesso che le sto scrivendo lo dimostra. non mi aspetto da Lei la risoluzione della mia situazione, non perchè Lei non sia capace, ma semplicemente perchè sono consapevole che un e-mail non sia sufficiente a dare il quadro della situazione.
non so perchè ho voluto importunarla e per questo le chiedo scusa, forse un momento di "debolezza", comunque ora tolgo il disturbo porgendole
distinti saluti
Pippo


Caro Pippo,
La mia risposta è contenuta implicitamente nella sua lettera ed è stata espressa chiaramente dalle sue stesse parole. Lei è una persona che non si fida di nessuno e non vuole chiedere aiuto a nessuno, perché vede in questo una forma di debolezza. Quando si rivolge a qualcuno, come è successo con lo ‘specialista’ di cui mi parla, probabilmente è prevenuto da dubbi e sospetti e, come fa con me, lancia il sasso e poi ritira la mano. Con questo atteggiamento lei non ha e non avrà la possibilità di superare la depressione insorta in lei dopo la perdita di sua moglie. La inviterei pertanto a superare questo atteggiamento di rigidità e di chiusura, che dura ormai da ben quattro anni, se non altro per salvare dall’infelicità esistenziale suo figlio, che ha tutto il diritto di avere almeno un genitore, visto che non è un orfano. Questo sforzo interiore lei lo deve compiere soprattutto per lui, oltre che per sé stesso.
Non deve fare nulla, se non andare da un bravo psicoterapeuta e lasciare che egli (o ella) possa lavorare per la vostra serenità.
Cari saluti e molti auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


INSICUREZZA

Ho 26 anni. Finora non ho mai avuto una ragazza e pochissime esperienze sessuali. Tutto questo mi rende insicuro e mi rende più difficile il trovare una ragazza. Ho pochi amici e quei pochi che ho sono sfigati come me e non possono certo farmi conoscere nuove ragazze. Da solo non riesco a fare conoscenze di ragazze. Sono troppo timido e impacciato e una volta data quest'impressione non faccio una bella figura. Sento tutto il disagio della mia condizione vedendo molti miei coetanei e conoscenti che hanno già avuto esperienze affettive e sentimentali e sono molto più avanti di me. Ho provato con alcune ragazze (non molte a dire il vero) e ho avuto la percezione che non fossero interessate a me. Una di sicuro, perchè si è fidanzata con un altro. Soprattutto nella ricerca di sicurezza ho corteggiato ultimamente delle ragazze meno 'carine' e più 'timide', meno belle sul piano fisico, sperando stupidamente che in questo modo le potessi conquistare più facilmente e invece ho fatto una cosa stupida, perché non solo mi hanno rifiutato, ma addirittura io a causa di tali rifiuti sono caduto in depressione più di prima e ho anche provato dei rimorsi perché ho pensato che sono stato davvero insensibile e curante solo di me stesso nel pensare di provarci con una ragazza solo perché ha dei problemi e sperando così di risolvere i miei e i suoi problemi. Il problema è che non riesco neppure a instaurare un'amicizia e una conoscenza più approfondita con una ragazza e credo che senza questo non può nascere un rapporto tenero e profondo, base credo imprescindibile per un eventuale amore. Ho paura per via della mia totale inesperienza e mi chiudo in me stesso complicando le cose. Eppure avrei così desiderio di vivere almeno un amore in vita mia! Ma come posso riuscirci se ho il terrore di avvicinami a una ragazza? (anche con le ragazze con cui mi sentivo sicuro, poi alla fine sono stato insicuro nel momento in cui ho dovuto loro chiedere per esempio se le andava di uscire con me o quando sono uscito con loro). Volevo poi chiedervi se il non avere avuto esperienze sessuali ed affettive nell'età che io ritengo giusta - tra i 15 e i 20 anni - incide poi nel tuo comportamento a un'età più matura, tipo come ho io ora 26 anni. Ho molta paura do dover rivelare alla mia ragazza, ammesso che mai riesca a conquistarne una, la mia inesperienza: avrei paura che mi lascerebbe o non mi vorrebbe più. Per questo, stupidamente, vorrei avere una ragazza inesperta come me. Per uno stupido desiderio di sicurezza.
Una sicurezza che non ho. Come vedete ho provato ad analizzarmi, per quel poco che riesca. Ma le mie paure rimangono e in questo periodo sto davvero molto male. Vorrei tanto che voi poteste darmi la soluzione ai miei problemi.
Ma so che più di tanto non potete fare e che molto spetta a me. Ma da solo non ce la faccio. Scusate la lunghezza della mail. Grazie
Andrea


Caro Andrea,
Per prima cosa vorrei invitarla a leggere le lettere pubblicate nel sito www.clinicadellatimidezza.it per accorgersi che questi sentimenti che lei prova sono condivisi da moltissimi ragazzi e ragazze. Il problema lo si può affrontare e risolvere agendo su due fronti: la psicoterapia e l’agenzia matrimoniale.
Se le condizioni economiche glielo consentono, potrebbe optare per entrambe. Infatti, la psicoterapia la aiuterà a cambiare il modo di pensare, di agire e di rapportarsi con gli altri; l’agenzia matrimoniale le sarà d’aiuto proponendole incontri ‘ravvicinati’ con ragazze interessate a cercare un partner stabile. Lei dovrebbe accostarsi a questa esperienza con umiltà, con lo spirito di chi vuole ‘imparare’ come ci si comporta con una ragazza. Dopo qualche mese di questa doppia cura ‘intensiva’ mi scriva ancora… E mi parli di lei (la sua lei).
Cordiali saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


GELOSIA

Il mio è un problema di gelosia. Sto con un ragazzo (poco più grande, ma molto più maturo di me) da più di un anno. E’ la prima persona che sento di amare sul serio e i miei sentimenti sono ricambiati in tutta la loro intensità... l'unico problema è che gli faccio scenate inutili, delle quali mi pento non appena ci penso razionalmente... poi mi scuso, ma oramai ho già rovinato la serata... in questo anno sono state di più le serate che ho rovinato con questo mio assurdo comportamento che non quelle che gli ho fatto passare in
tranquillità... ormai mi sopporta fin da troppo... sto uccidendo il nostro rapporto... non me lo perdonerei mai se dovessi perderlo a causa mia... ho provato mille volte a cambiare, ma ogni tentativo finora si è dimostrato vano perchè, puntualmente, faccio un'altra scenata davvero fuoriluogo... il mio problema è l'insicurezza... vengo considerata da tutti la ragazza perfetta : bella, intelligente, dolce e simpatica.... ma poi, con l'unico che vorrei mi reputasse tale, mi trasformo in un "mostro" che distrugge tutto ciò che si costruisce insieme... perchè mi comporto così?come posso guarire? secondo me la mia insicurezza si è trasformata in un terrore dell'abbandono, e, da quando è morto mio padre (pochi mesi), credo la cosa non sia affatto migliorata (preciso, il mio problema non è iniziato con la morte di mio padre, lo avevo già da prima)...
Ho letto di molte donne estenuate dalla gelosia del proprio compagno... non voglio che il mio ragazzo faccia quella fine! che poi io non gli impedisco di fare niente... può uscire con i suoi amici, andare in vacanza da solo, fare tutto ciò che vuole, ma quando lo vedo parlare con un'altra donna (anche se so che non lo attrae e che io sono l'unica che vuole al suo fianco..)... beh, in me cresce una sensazione fortissima che non si può spiegare con le parole... è troppo forte... praticamente non ci vedo più, non sento più, riesco solo a pensare quanto male mi fa assistere a quella scena!!!praticamente ho paura che lui si possa innamorare di un'altra.... la prego, mi aiuti, sto rovinando la cosa più bella che la vita mi abbia mai regalato per una stupidaggine...per favore, mi risponda, mi sono stancata di sentirmi stupida, inadeguata, infantile e "sbagliata". grazie.
laura83


Cara Laura83,
Non credere che con le tue scenate di gelosia tu possa realmente mantenere il controllo sulla vita ed i pensieri del tuo ragazzo: solo basandoti sulle statistiche, puoi stare tranquilla che ti tradirà continuamente col pensiero e quasi sicuramente anche nei fatti e questo a prescindere dalla tua volontà, dai tuoi desideri e dalle tue scenate. Scenate di gelosia che, oltre tutto, danno di te l’immagine di una persona fragile e per questo di scarso valore. In questa situazione, una ragazza altrettanto bella, ma con una personalità più sicura di sé e con un modo di fare più pacato potrebbe avere la meglio. Inoltre, vorrei farti osservare che tu stessa in questo modo ti rendi una conquista troppo ‘scontata’, ormai fuori discussione. Impara piuttosto a tenere lui sul filo del rasoio, in modo che non possa mai sentirsi completamente sicuro di te. Infine, impara a dominare le emozioni: conta fino a cento prima di reagire e, quando assisti a queste scene ‘dolorose’ concentrati piuttosto su di te: pensa a quanto sei bella, a quanto sei diventata brava nel saperti gestire, a quanto sei elegante nei modi di fare, anche quando altri si aspetterebbero da te la solita scenata di gelosia, per trovarvi rassicurazione sul tuo amore.
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

TRADIMENTO

Sono piena di dolore che mi sta divorando la vita. Due anni fa scoprii il tradimento di mio marito che confermò e mi chiese di perdonarlo, cosa che con tanta sofferenza ho cercato di fare,anche se la depressione era sempre in agguato.
Nonostante questa sofferenza terribile ho continuato a lavorare ed andare avanti fra alti e bassi,più bassi sicuramente imbottendomi di iperico ,fiori di bach e quantaltro.Ora dopo tutto questo tempo sono ricaduta in depressione e lui affrontando sempre il discorso mi ha confessato che mi tradiva con un uomo. Per me è stato doppiamente terribile. Ora non so più cosa fare,penso di avere toccato il fondo e non so se voglio stare ancora con un uomo così,abbiamo due figli uno di 29 e 18 anni.Non ho un reddito che mi permette di vivere,cosa potrei fare? penso che tra un po’ impazzirò
grazie un consiglio per favore.
Maria

Cara Maria,
Se non hai i mezzi per mantenerti da sola è inutile pensare di allontanarti da quest’uomo. Non vi è, d’altra parte, alcun motivo per continuare a sentirti sua moglie se non lo ami più e se pensi che lui ti abbia deluso.
A questo punto vi consiglierei di non parlare mai più di quanto accaduto e di rivolgervi piuttosto ad un terapeuta della coppia, che possa farvi capire fino in fondo se ci sono margini di recupero per la vostra unione o se è almeno possibile stabilire i termini per una civile convivenza in cui ciascuno abbia i suoi spazi, nel rispetto dell’altro.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

DIALOGA CON L’ALTRO

sono un uomo di 43 anni, sposato da 15 e con due figli di 11 e 5 anni.Fino a qualche giorno fa ero un uomo tutto sommato felice, con alti e bassi naturalmente, della mia vita familiare.Una sera mia moglie è tornata un po’ tardi dal lavoro per fare, ed io ne ero a conoscenza, una vista medica. Al suo ritorno ho chiesto come era andata ma dal suo racconto ho capito non era stata a questa visita; costretta dalle mie insistenze ha confessato che si era vista con un altro uomo (non sessualmente). Ebbene, senza dilungarmi troppo nella
spiegazione, mi ha confessato di averlo voluto vedere e anche di continuare a vederlo, solo per dialogare, per capire come quest'uomo può turbare la sua vita e di conseguenza anche la nostra. Da premettere che lei di me non si lamenta, che non poteva pretendere di meglio da un uomo: presente, innamorato, intelligente e tutto il meglio che si possa dire e che diverse amiche le avevano detto di essere fortunata ad aver trovato un uomo così. Qui scatta la mia confusione. Perché tutto questo? Non so come comportarmi. Ho subito detto
che sarei andato via di casa, che non accettavo questa situazione.Non posso pensare che lei torni più tardi dal lavoro perchè sta "dialogando" con l'altro, ed io a casa con i bambini e preparare anche la cena.Vorrei fargli provare la sensazione di non avermi più in modo che lei potesse capire meglio, ma i figli?
Non so cosa fare può darmi un consiglio? (Da premettere che l'uomo in questione lavora nello stesso stabile di mia moglie anche se durante il lavoro possono parlarsi raramente, a detta di lei).Potrei capire che se avessero lavorato insieme nel tempo sarebbe potuto nascere qualcosa, ma parlandosi 5-10 minuti
alla settimana, cosa è successo?
Quale potrebbe essere il mio migliore atteggiamento? Mi scuso per la lunghezza della lettera e spero di essere stato abbastanza chiaro. La saluto con speranza. Giuseppe


Gentile Giuseppe,
Complimenti anzitutto per la sua autostima, che non la fa mettere nemmeno per un istante in discussione… Lei sarà pure un uomo perfetto, ma se sua moglie vuole ‘dialogare’ con l’altro, evidentemente c’è qualcosa che non va nel vostro rapporto. Noia? Routine? Mancanza di dialogo, di stimoli, di divertimento? Di complicità? Di passione? Di piacere sessuale? A lei trovare le risposte. In ogni caso è ovvio che sua moglie non possa essere davvero innamorata di un uomo che vede 5-10 minuti a settimana: si tratta sicuramente di una infatuazione. Probabilmente, parlandoci di più, potrebbe rendersi conto di aver preso una cantonata.
Lei dunque, in questo momento così delicato, per salvare la sua famiglia, dovrebbe a mio avviso evitare di essere comprensivo, rimproverarla, minacciarla. Semplicemente dovrebbe evitare di parlarne. Siccome l’amore non si compra, né lo si può pretendere da chicchessia e poiché è suo interesse in questo momento riportare ‘a casa’ sua moglie, se non altro per evitare ai figli il trauma di una inutile e sciocca separazione, cerchi di fare del tutto per riservare alla sua donna attenzioni e coccole: guardate le foto dei bambini piccoli, di quando eravate fidanzati ecc. per rinforzare il senso della vostra unione, ma soprattutto fate progetti per il futuro, ritirate fuori i sogni che avete sepolto nel cassetto, rispolverate la vostra complicità, provate, quando fate l’amore, ad accarezzarvi lungamente, come forse non fate da tempo.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona


STUPENDA STORIA D’AMORE

Ho purtroppo da qualche giorno concluso una stupenda storia d'amore. Il mio lui si è spaventato per l'impegno che stava comportando tutto. Non si sentiva pronto. Abitiamo in due città diverse, la lontananza ha contribuito molto al distacco. Mi sento distrutta, completamente vuota, come se mi avessero strappato tutti gli organi, il mio respiro è letteralmente spezzato. In tutto questo ho iniziato a fare dei sogni molto strani. Ho sognato una coppia di cavalli distesi a terra, apparentemente morti, con accanto il loro puledrino, morto anche lui. Mentre mi avvicino a loro i due cavalli si alzano, mentre il loro puledro era realmente morto. Un altro sogno molto particolare è stato quello di coltivare con molta cura una piantina di basilico dentro un piccolo vaso. Può aiutarmi a capire quale è il messaggio che il mio inconscio sta cercando di inviarmi e che io non riesco a recepire? La ringrazio infinitamente per la sua attenzione e spero di poter ricevere un suo consiglio prezioso.
Lorena


Cara Lorena,
Come ho detto tante volte in questa rubrica, non è serio analizzare un sogno se non si conosce nulla della vita del sognatore: come si fa ad associare vissuto, desideri e simboli? Un’interpretazione molto generale potrebbe essere quella di aver perduto la progettualità futura. I due cavalli ‘anziani’ infatti possono sembrare morti, ma ognuno poi può rialzarsi e cercare un’altra strada: ciò che è definitivamente morto è il sogno di unire il proprio destino in un progetto comune (rappresentato dal cavallino morto). Credo che ogni storia d’amore che finisce lascia una ferita, specialmente se questa storia era davvero ‘stupenda’. Ci vorrà del tempo per elaborare il lutto di questa perdita. Mi permetta però una provocazione: come faceva ad essere una storia ‘stupenda’ con un tizio che non si sentiva pronto di amarla, che era ‘spaventato’dalla banale difficoltà rappresentata dal vivere in due città diverse? E’ sicura di non averci guadagnato al libertà di potersi scegliere un uomo capace di spaccare le montagne per venirla a trovare?
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

MI AUTODISTRUGGO

Vorrei poter dire di essermi imbattuta nel suo indirizzo per puro caso ma in realtà non è così. Mi trovo in un momento della mia vita dove in apparenza tutti credono che io stia bene e sia felice e sinceramente io non sto facendo niente per dissuaderli da questa convinzione, ma la realtà direi che è tutta un’altra. Se devo essere sincera sono una persona molto fortunata, ho una famiglia meravigliosa amici, sono carina quindi piaccio, ho raggiunto in quest’ultimo anno la condizione fisica migliore perdendo qualche kg,mi sono laureata a 24 anni, faccio il lavoro per cui per anni ho studiato, viaggio, quando decido di ottenere qualcosa mi impegno sino a farcela. Insomma niente di cui lamentarmi. Se non fosse che.. non è facile da spiegare.. Da tempo è come se qualcosa si fosse inesorabilmente spento in me faccio fatica ad essere felice è come se tutto mi scivolasse addosso. Tre anni fa ho conosciuto lui uscivo da tre anni di storia e stavo vivendo
un momento di rinnovamento personale meraviglioso. Non è stato un colpo di fulmine, ma l’amore non ci ha neanche messo tanto a sbocciare. L’amore più grande che io abbia mai provato, il vero amore, non mi serviva niente se non avere lui nella mia vita. Ma le favole purtroppo nella realtà non esistono e così comincia una storia fatta di tira e molla che ogni volta è come mi portano via un po' di me stessa.
La prima volta mi ha lasciato dopo poco che eravamo insieme, sa vacanze separate, paure, timori, non ci si conosceva bene... ma dopo qualche mese un caffè fu galeotto e ci siamo ritrovati. Tutto bene, anzi meravigliosamente per un anno e mezzo, poi io comincio a lavorare prima di laurearmi, una situazione orrenda che mi opprimeva ogni giorno che passava sempre di più e che minava tutte le mie certezze, cercavo di portare avanti tutto, ma lui di nuovo mi lascia. La disperazione, il dolore che ho provato è ancora così vivo in me che faccio fatica anche a ricordalo. Decido di lasciare il lavoro (e questo non centra niente con lui) e decido di andare 2 mesi in America da sola per ritrovare me stessa. Mi privo di un’estate con le persone a cui tengo e me ne vado per vivere un’esperienza che è stata per me fondamentale, che mi è molto servita, ma che mi ha anche fatto conoscere la vera solitudine e non perché non avessi persone intorno a me la solitudine io ce l’avevo dentro. Lui nel frattempo si fa risentire, ma quando torno niente è
cambiato. Ricomincio a fare la tesi e forse il troppo stare da sola chiusa in casa davanti a un pc non mi ha fatto tanto bene: quando non studiavo piangevo, quando non piangevo vivevo in una sorta di apatia. Ecco che a novembre però ci rivediamo, lui mi dice di aver capito tante cose e ricominciamo. Di nuovo amore, di nuovo tutto bello…anzi no…nonostante io avessi ottenuto quello che volevo bastava un cambio del tono della sua voce per farmi morire di terrore. Per cosa? L’essere lasciata. Ad Aprile mi laureo e una mia amica mi offre di andare con lei a S.Domingo per festeggiare ed ecco che mentre sono via lui torna in crisi. Torno lo raggiungo praticamente immediatamente e lui mi lascia. Come sono stata è difficile da piegare…innanzitutto non cercavo negli altri nessun tipo di conforto perché a questo giro sentivo di essermela cercata e quindi non ce la facevo a piangere sulle spalle altrui. Ero arrabbiata col mondo,l’universo con me stessa ma non con lui. Non sono mai riuscita ad odiarlo, neanche un minuto. La rabbia l’ho fatta diventare la mia forza per alzarmi la mattina, quando non ce la facevo. Io che della comprensione delle azioni altrui, avevo fatto una mia massima di vita ero diventata cattiva, cinica, categorica e la comprensione era diventata una di quelle cose che odiavo. Ma nello stesso tempo agli occhi degli altri ero allegra, spumeggiante e in piena forma. Passano i mesi e il mio umore è altalenante, gioia, dolore, disperazione, euforia, si alternano a volte nello spazio di una sola giornata. A ottobre lui mi cerca, ma questa volta ce la voglio fare e mi nego. A novembre i giù diventano troppi, vivo un momento di solitudine e così cedo: ci vediamo. Tutto bello tutto perfetto. Credo che questo si possa definire veramente l’inizio della fine. Ci vediamo ogni tanto, stiamo bene, finiamo a letto e poi lui mi parla delle sue paure, di come gli manco, di come si riinnamorebbe di me, ma sa che poi andrebbe a finire tutto male.. bla .. bla.. bla. E io? Non rispondo, faccio finta che questa situazione sia perfetta così una volta gli ho anche detto che non lo amavo più! Questo è il quadro più semplice che potevo farLe della mia complicata storia e mi scuso per la lunghezza. I miei problemi sono di due tipologie. 1-Ho 25 anni sia quando lui era di nuovo sparito che ora, non riesco a provare interesse per nessun ragazzo che non sia lui. Ci ho provato a uscire con qualcuno, mi sono anche lasciata baciare, ma niente il vuoto, non una emozione, non un battito di cuore o almeno una pura e semplice reazione fisica. Per 6 mesi nessuno è riuscito a farmi provare qualcosa. Mi sembra di essere morta. 2-Lui. Perché non riesco a smettere di vederlo? Fino a che punto è amore a fino a che punto sta diventando un’ossessione? Stiamo andando da qualche parte o mi sto solo lanciando in una folle corse che mi porterà ad autodistruggermi? A volte il solo fatto di provare amore per lui riesce a scaldarmi il cuore, mi rende felice, mi fa sentire piena. Perché una persona come me che ha tutte le carte in regola per poter essere felice si trova in una situazione del genere? Perché senza di lui tutto perde di senso? Sono combattuta e questa guerra dentro di me mi sta…. Non so neanche come definirlo… Vorrei solo sapere cosa devo fare. La ringrazio per il solo fatto di avermi ascoltato e nell’attesa di ricevere una sua risposta la saluto cordialmente.
Selly


Cara Selly,
Per par condicio, una lunga lettera richiede una risposta breve. La risposta è che, quando il paziente è morto non serve a nulla l’accanimento terapeutico. Questa storia d’amore è finita ed è inutile tentare di rianimarla. Se continuerà con lui non si ‘autodistruggerà’come in un feuilleton di primo novecento: perderà solo del tempo. Coraggio, esca dal tunnel.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 08/03/2010
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