Abraham Maslow Abraham Maslow: un approfondimentoHo letto un articolo di Algis Valiunas, interamente dedicato alla figura di Abraham Maslow (1908-1970), lo psicologo della famosa piramide.

Di lui, che è una figura importantissima, quanto controversa, della storia della psicologia, abbiamo già parlato qui e qui, ma c’è ancora molto altro da sapere sul personaggio e sulle sue teorie, che davvero non si legge nei libri di testo e che però è utilissimo per comprendere meglio da dove nasce la psicologia umanistica e la famosa teoria dei bisogni. Agli interessati offriamo dunque un’ampia sintesi dei concetti più importanti trovati nel lunghissimo e interessantissmo articolo di The New Atlantis.

Come si ricorderà, al top della piramide di Maslow c’è l’auto-realizzazione, un concetto che si è  è attirato critiche pesanti, soprattutto da parte di intellettuali conservatori. Le teorie di Maslow infatti sono state a suo tempo definite come una colonia di ragni velenosi, che infestano la mente delle persone e contribuiscono a rendere stupida e pericolosa la nostra cultura.

Va detto anzitutto che il pensiero di Maslow è stato molto rimaneggiato da molti autori, per cui è difficile in realtà avere un’idea precisa sul suo pensiero autentico: per questo è necessario conoscerlo meglio, a partire dalla storia della sua vita.

Abraham Harold Maslow nacque il 1 ° aprile 1908, a New York City: era il primogenito di Samuel, un ebreo immigrato negli Stati Uniti dalla Russia che lavorava come bottaio, e Rose, sua moglie e sua cugina di primo grado. Abraham abitava con la sua famiglia a Brooklyn. Ebbe un’infanzia difficile dal momento che suo padre era un uomo rude, forte bevitore. La madre era fortemente instabile dal punto di vista psichico, tanto che Maslow l’avrebbe poi descritta come “schizofrenica”. Un solo esempio per tutti: una volta il bambino portò a casa due gattini abbandonati e gli dette del latte, ma sua madre li prese e li uccise, sbattendoli violentemente sul muro della cantina. Per fortuna la madre aveva un fratello che si prese cura del nipote e che gli dimostrò che le persone non erano tutte come i suoi genitori.

Maslow frequentò la High School Boys di Bedford-Stuyvesant, dove, come ha dichiarato anche lo scrittore Irwin Shaw, si poteva imparare tutto quello che c’è da sapere per uscire definitivamente da Brooklyn. Maslow raffinò le sue letture e cominciò ad interessarsi anche di socialismo e ateismo.

Nei suoi sogni c’era la Cornell University, ma i suoi voti mediocri a scuola gli fecero scegliere il più accessibile City College di New York. Dopo un anno si iscrisse ai corsi serali presso la Brooklyn Law School.  Il padre lo voleva avvocato e si aspettava che suo figlio riscattasse l’onore della famiglia. Ma lo studio della legge per Maslow significava avere a che fare “solo con uomini malvagi, e con i peccati dell’umanità”. Una discussione in classe sulle recinzioni di proprietà fatte tra vicini lo infastidì al punto di decidere che quella non era la sua strada. Il padre, mortificato, gli chiese cosa altro avesse intenzione di studiare. Risposta: “qualsiasi cosa”.

Maslow riuscì a trasferirsi all’ambita Cornell, ottenendo una borsa di studio per la Facoltà di Agraria, con il progetto di frequentare poi dei corsi di tipo umanistico, ma non venne accolto favorevolmente, in quanto ebreo, cosa che lo riempì di collera e risentimento, che durarono anni. Dopo un semestre fece ritorno dunque al City College.

Un libro di testo di filosofia della civiltà, lo indirizzò verso ciò che lo fece diventare uno psicologo famoso: Folkways, del darwinista sociale William Graham Sumner. Sumner parlava nel libro dei costumi più selvaggi dei popoli più selvaggi – cannibalismo, incesto, satanismo – senza esonerare in questa descrizione anche la nostra civiltà, con la sua storia anche recente di schiavitù e persecuzioni religiose. Solo una ragione militante, incarnata dagli uomini migliori, poteva far sperare di poter scacciare queste masse, dedite alla pratica di orribili riti. Maslow decise di diventare uno di quegli eroi dal pensiero razionale e virtuoso.

La scoperta della psicologia comportamentista, nel lavoro del suo fondatore americano, John B. Watson, rese gli studi di Maslow ancora più specificamente orientati. Al culmine della sua fama, durante gli anni in cui Maslow frequentava l’Università,  il comportamentista Watson cercava di dimostrare che, allo stesso modo dei famosi cani di Pavlov, che salivavano al suono di una campanella, anche gli esseri umani erano regolati su comportamenti del tipo stimolo-risposta (… E potevano essere dunque condizionati ad operare con maggiore efficienza morale, liberando il mondo dalla sua malvagia irragionevolezza). Agli occhi di Maslow questa teoria era interessante, perché anche persone istintive e superstiziose come sua madre avrebbero potuto dunque essere “riprogrammate”, fino a portarle a pensare in modo chiaro e ad amare i propri figli, tanto quanto i gattini indifesi. Gli antisemiti ignoranti avrebbero potuto finalmente accettare gli ebrei come loro simili. Maslow fu colpito dalle possibilità incalcolabili promesse da questa disciplina per il miglioramento dell’essere umano.

Andò dunque alla University of Wisconsin, notoriamente progressista, con la certezza di poter fare qualcosa per trasformare l’umanità, ma il suo desiderio di fare cose importanti per l’umanità trovò degli ostacoli. Non trovò infatti in quella università gli eroi che si aspettava di trovare come mentori e colleghi; i professori e gli studenti gli ricordavano gli imprenditori e i politici, tutti intenti a fare una bella carriera per sé stessi, ciechi nei riguardi delle preoccupazioni sociali. Nel suo diario scrisse “Sembrano degli intellettuali castrati …. Ma, dannazione, conserverò la mia virilità intellettuale a costo di morire. Al diavolo il loro lavoro”.

Lo salvarono le scimmie, nel senso che mettersi a studiare le preferenze alimentari di questi animali lo portò fuori dalla ortodossia comportamentista. Maslow capì che, negli animali antropomorfi, come le scimmie, anche un bisogno fisiologico di base come la fame non si limita all’istinto di sopravvivenza: le scimmie che hanno soddisfatto la loro fame cercheranno a quel punto le prelibatezze, come le arachidi e il cioccolato, mentre rifiuteranno le stecche di cibo conservato.

L’insistenza comportamentista sul fatto che tutti i comportamenti animali sono guidati dall’istinto gli appariva ora sbagliata: ciò che valeva per le scimmie doveva infatti essere valido anche per gli esseri umani. Ulteriori ricerche sulle scimmie, per la sua tesi di dottorato, riguardarono il comportamento sessuale.

Maslow scoprì che le scimmie dominanti, sia maschi che femmine, montavano le scimmie sottomesse, a volte chiaramente per dimostrare il loro potere, piuttosto che per soddisfare i loro bisogni sessuali. Maslow riprese dunque in considerazione le idee di Alfred Adler, (che nel 1911 aveva rotto con il suo maestro, Sigmund Freud), dichiarando che i rapporti sessuali umani sono fondamentali per la gestione del potere.

Maslow vinse una borsa di studio alla Columbia University - una vera fortuna, negli anni peggiori della Grande Depressione americana, ed in questi anni studiò i rapporti fra sesso e potere. Scoprì ad esempio che le donne di status sociale più elevato apprezzano la più grande varietà di piaceri sessuali, mentre le donne di status sociale inferiore trovano questa attività pesante e degradante.

Con riverente trepidazione dunque, Maslow cercò Alfred Adler, che in quel periodo aveva lasciato l’Austria a causa del nazismo ed era giunto a New York: i due divennero maestro e discepolo. Maslow però nel tempo divenne molto sicuro di sé ed i rapporti fra i due psicologi si interruppero, senza riuscire a riconciliarsi, a causa della improvvisa morte di Adler, nel 1937, per un infarto.

Maslow ha sempre dichiarato di essere stato l’uomo più fortunato del mondo quanto alla qualità dei docenti avuti. New York negli anni Trenta era del resto come l’Atene di Platone: molti dei migliori psicologi europei erano andati ad abitare lì; molti di loro erano ebrei fuggiti dalle persecuzioni di Hitler. Fra loro Erich Fromm, Kurt Koffka, Karen Horney, Max Wertheimer, Kurt Goldstein ecc.

Fu proprio Goldstein a coniare il termine auto-realizzazione, recuperando la nozione aristotelica di teleologia, in gran parte screditata dalla scienza moderna, e in particolare dalla psicologia dello stimolo-risposta. Ogni organismo, diceva Goldstein, di per sé cerca di raggiungere il fine per cui è stato creato.

Ma fu lo psicologo sociale Wertheimer, insieme con il pionieristico lavoro dell’antropologa Ruth Benedict, a fornire a Maslow il modello dell’autorealizzazione dell’essere umano. Questi due intellettuali erano considerati da Maslow come dei geni viventi, “come se venissero da un altro pianeta”.

Descrivere queste persone, spiegare la loro eccellenza, diffondere le loro teorie divenne dunque l’obiettivo principale del lavoro di Maslow, per rovesciare la visione riduttiva e oppressiva dell’essere umano, come era stata descritta per millenni. Maslow si sentiva sicuro di poter riuscire là dove i suoi predecessori avevano fallito: nè i comportamentisti, né Freud infatti erano riusciti a dare una descrizione scientifica di ciò che l’essere umano realmente è, né di quello che poteva diventare.

Sollecitato da Ruth Benedict, nel 1938, Maslow intraprese ricerche antropologiche ad Alberta, con gli indiani dai Piedi Neri del Nord. Quasi tutti i Piedi Neri, scoprì, mostravano un livello di sicurezza emotiva che solo i percentili superiori della popolazione americana raggiungevano, e Maslow attribuiva questo alle responsabilità personali inculcate sin dalla prima infanzia, a questi piccoli indiani. Per esempio, un bambino di sette anni, se doveva prendere una decisione difficile doveva andare nel bosco da solo per diversi giorni, per riflettere. Una educazione esigente, ma affettuosa, migliorava la bontà, la forza, le virtù personali di questi bambini, ma la loro cultura non era tesa a limitare i tratti di umanità, come invece le società più avanzate tendono a fare. La combinazione di tenerezza e severità che Maslow vide nei Blackfoot contribuì a plasmare le sue idee sul carattere. Cominciò dunque a guardare oltre questa cultura specifica, pensando ad un ideale universale. Il relativismo culturale era la strada da perseguire: se tutte le persone condividevano il meglio della loro natura, ciò escludeva anche le differenze tra le razze, le classi o le civiltà.

Maslow era dunque sedotto dal meglio che poteva dare l’essere umano, anche in anni in cui il pessimismo poteva prevalere. Mentre insegnava al Brooklyn College, ad esempio, nel 1941, in concomitanza con la seconda guerra mondiale, scrisse i suoi Principi di psicologia anormale. (Dopo quattordici anni a Brooklyn, andò alla Brandeis University, dove rimase fino al 1968.)

Maslow si rifiutava di rimanere nel solco scavato dalle legioni di pessimisti freudiani. Il suo libro del 1943 “teoria della motivazione umana” (ripubblicato nel 1954, nel libro Motivazione e personalità, descrive il bisogno umano che esige di essere soddisfatto dopo la soddisfazione dei bisogni primari: il cibo, la sicurezza, la casa, il sesso, l’amore, l’autostima, organizzati nella sua famosa gerarchia piramidale).

“Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere, un poeta deve scrivere, se vuole essere in pace con sé stesso. Ciò che un uomo può essere, deve essere. Deve essere fedele alla propria natura. Questa necessità si può chiamare l’auto-realizzazione“. Maslow continua raccontando che sta rivedendo l’uso fatto da Kurt Goldstein del termine, per uno scopo più esclusivo. “Si riferisce al desiderio dell’uomo di raggiungere auto-realizzazione, e cioè la tendenza a diventare ciò che potenzialmente è. Questa tendenza potrebbe essere formulata come il desiderio di diventare sempre più ciò che caratterizza la propria persona, diventare tutto ciò che una persona è capace di diventare”.

Nel maggio del 1945, Maslow decise di approfondire lo studio del comportamento dell’essere umano. In un primo momento pensò che gli studenti avrebbero potuto essere i soggetti primari del suo studio. Li osservava in classe, li intervistava, li sottoponeva al test di Rorschach ecc. Il problema è che sceglieva molte più ragazze che ragazzi e la maggior parte delle ragazze erano di bell’aspetto…Questo gli attirò molte critiche.

In ogni caso, la maggior parte dei suoi studenti, in particolare le ragazze, lo delusero, con il loro grigiore psichico celato in un corpo di bell’aspetto “I loro volti sembrano molto più promettenti di quanto non siano realmente. Sono tutti abbastanza ben regolati, felici, sereni ecc, ma non hanno entusiasmo, dedizione obiettivi, senso di responsabilità. Riteneva questi ragazzi troppo miti, troppo incapaci di affrontare le sfide della vita e questo per lui era da considerarsi come una profonda malattia dell’anima. La mediocrità sembrava essere la sorte generale di quella generazione, ma le eccezioni in cui Maslow potè imbattersi lo convinsero che si poteva ancora sperare in qualcosa che fosse meglio della “normalità”. Scrisse allora “Cosa la psicologia può imparare dall’esistenzialismo”, che incluse in seguito nel libro Verso una psicologia dell’essere (1962), in cui inveì contro la “psicopatologia della mediocrità”.

Maslow aveva l’anima di un poeta romantico, anche se come scienziato sociale aveva una prosa piuttosto infelice, ma aveva una fiducia quasi illimitata nella scienza. In Psicologia della Scienza: una ricognizione (1966), Maslow esaltava la vita scientifica al suo meglio, come una vocazione sacra:

La scienza al massimo livello è in definitiva l’organizzazione, la ricerca sistematica, il piacere dello stupore, timore e mistero …. La scienza può essere la religione dei non religiosi, la poesia dei non poeti, l’arte di colui che non può dipingere, l’umorismo di un uomo serio, e l’amore di un uomo timido e inibito. Non solo la scienza comincia dalla meraviglia, ma finisce poi per meravigliare.

Ma anche nella scienza si può distinguere tra l’ordinario e lo straordinario. Vi sono ricercatori che si pongono domande di poco valore e ignorano quelli epocali. Maslow voleva andare oltre i limiti del mondo intellettuale conosciuto. Sceglieva compagnie intelligenti, studiava le menti sublimi del passato (anche se non raggiunse mai il livello di Freud o di Jung). Costruì un opus magnum, una grande opera psicologica, anche se essa non raggiunse il massimo successo.

Mai prima di allora un pensatore aveva mirato così in alto in nome di tutta l’umanità. Maslow riteneva che anche le persone migliori fossero umane, suscettibili di tutti i difetti della specie, e dunque chiunque poteva ambire a migliorare, a realizzarsi pienamente. La questione essenziale non era ciò che aveva reso Beethoven Beethoven, ma perché non tutti diventavano Beethoven. Maslow sapeva bene che il genio musicale, o qualsiasi altra dote personale, non è presente in tutti allo stesso modo, ma lui riteneva che ogni persona doveva essere messa in grado di eccellere e trovare soddisfazione nel proprio lavoro, qualunque esso fosse. Qualsiasi lavoro svolto con maestria possedeva una grande dignità ai suoi occhi.

Quanto alla sua vita sentimentale, Maslow da adolescente si era innamorato della cugina Bertha Goodman (parlò del loro primo bacio come uno dei momenti più emozionanti della sua vita). La coppia rimase sposata fino alla morte di lui, che non ebbe mai altre donne. Maslow non concordava con l’idea di Aristotele per cui il vero filosofo doveva essere autosufficiente ed avere bisogno soltanto della propria mente per essere felice. Per il filosofo greco la mente del filosofo doveva eccellere su quella di tutti gli altri uomini, per cui amare un’altra persona era la prova di uno stato di carenza, di incompletezza e di bisogno, sconveniente per la propria levatura intellettuale. Maslow non a caso distinse fra le “esigenze dovute ad uno stato di carenza” e i “valori dell’essere”, come li definì nel libro pubblicato postumo nel 1971 The Farther Reaches of Human Nature.

Maslow rimase tutta la vita un ateo, ma anche se non accettava il concetto di Dio, sembrava riconoscerne le sembianze nelle così dette “esperienze di picco”, come le chiamò nel libro del 1964 Religions, Values, and Peak-Experiences. Freud a suo avviso sbagliava, nel ritenere che il sentimento religioso fosse una perversione emotiva – una nevrosi ossessiva derivante dal complesso di Edipo (come si legge ne L’avvenire di un’illusione – 1927). Invece, Maslow riteneva che l’esperienza religiosa nella sua forma più pura, il trasporto mistico, lontano dagli insegnamenti ricevuti in Chiesa, rappresentasse la massima espressione dell’esperienza umana. La sua psicologia umanistica accettava ciò che Freud ed altri rifiutavano: se l’uomo è misura di tutte le cose, allora nulla di umano può essere lasciato fuori dalla vera scienza dell’uomo, compresi gli aspetti della sua esperienza che la scienza convenzionale ha respinto come soprannaturali.

Maslow sospetta che la verità finale rimarrà per sempre nascosta agli psicologi, il cui scopo è quello di conoscere il posto dell’essere umano nell’ordine naturale. La psicologia moderna aveva il vantaggio di usufruire della storia della filosofia, del pensiero di grandi maestri, ma gli uomini moderni ne sapevano obiettivamente di più sul mondo, rispetto a Platone, Aristotele o Spinoza. Per Maslow dunque la scienza moderna più che cercare risposte, avrebbe potuto accontentarsi di porsi delle domande.

Ciò di cui Maslow era sicuro era che le risposte date nel passato erano sbagliate: Ebraismo, Cristianesimo, Buddismo, Platonismo, Aristotelismo, Freudismo, Esistenzialismo…Tutti avevano “svenduto la natura umana” come diceva lui.

Maslow stimava moltissimo Freud, ma riteneva inaccettabile il suo voler trasformare la malattia nevrotica in una infelicità comune, grazie alla psicoanalisi. Per Freud non ci saremmo mai liberati dalle brutture della nostra umanità e avremmo per questo dovuto venire a patti con la nostra natura: ciò era inaccettabile per Maslow, che invece sperava nella possibilità umana di superare sé stessa.

Diceva a questo proposito: “L’inconscio porta in sé anche le radici della creatività, della gioia, della felicità, della bontà, di una propria etica e di valori umani”: non tutto ciò che inconscio è distruttivo. La spiegazione freudiana gli appariva riduttiva: ad esempio, per Freud una persona è gentile perché siamo in presenza di una formazione reattiva contro la sua naturale rabbia e voglia di uccidere. In qualche modo, l’omicidio sembrava a Freud più importante della natura gentile, la gentilezza era un modo per cercare di nascondere, reprimere,  difendersi, riconoscendo il fatto che l’essere umano è un potenziale assassino…. Non sarebbe altrettanto plausibile, ribatteva Maslow, che il comportamento omicida possa essere considerato una formazione reattiva contro la possibilità di amare?

Contrariamente a quanto diceva Freud, per Maslow gli impulsi irriducibili non sono tutti distruttivi, e la bontà non è un velo discreto per celare la propria malvagità intrinseca. Di conseguenza, il modo in cui sono fatti gli uomini civilizzati non deve essere giudicato come un collare soffocante, ma far si che esso possa effettivamente offrire le condizioni per una realizzazione individuale.

Nelle considerazioni di Maslow,  l’eccellenza personale è il fine ultimo della vita umana, ed è abbastanza vero che ogni persona ha la sua propria eccellenza particolare da coltivare. Eppure, l’uomo di Maslow è un animale politico, perché diventare sé stessi significa fare anche il bene della società, dal momento che una vita migliore riflette una “sinergia”: le energie individuali servono il bene sociale e l’organizzazione sociale migliora la felicità individuale.

Eupsichia è il nome che Maslow creò per definire una società sinergica realizzata al suo meglio, una comunità di “anime buone”, il cui modello era la cultura di un’isola immaginaria, realizzata da un migliaio di persone auto-realizzate. Nell ‘estate del 1962 Maslow ebbe la rara opportunità, per un intellettuale, di vedere come questa teoria poteva influenzare la pratica, quando Andrew Kay, presidente della società di produzione di sistemi non lineari, impressionato dalle teorie della motivazione di Maslow, lo chiamò nella sua azienda californiana in qualità di ricercatore e consulente.

Questa esperienza nella psicologia del lavoro fu un successo: Maslow sosteneva che per cambiare il mondo non poteva bastare la psicoterapia individuale, non poteva bastare il miglioramento dell’attività scolastica, ma era nel mondo del lavoro che dovevano essere ricercati i cambiamenti, visto che il lavoro riguarda tutti.

Scrisse: “Le uniche persone felici che conosco sono quelle che stanno lavorando a qualcosa che considerano importante”. La strategia ottimale del manager è quella di dare considerazione a tutti i lavoratori, di fare un buon lavoro di squadra, preferendo la responsabilità alla passività, dando un senso al lavoro, che necessita che la propria individualità venga riconosciuta, con apprezzamento pubblico per i propri meriti. Dall’esperienza in questo campo nacque Eupsychian Management.

Eppure, la reputazione di Maslow non è quella di un intellettuale dotato di sobrietà intellettuale, e questa reputazione è in gran parte immeritata. La sua adesione all’associazione Esalen di Big Sur, California -  avanguardia del New Age, è una delle ragioni principali della sua scarsa reputazione. Tutto avvenne per caso: una notte Maslow e la moglie erano in autostrada lungo la Pacific Coast quando finirono in un albergo di Big Sur, in seguito noto come l’Istituto Esalen. L’addetto alla reception quando si rese conto di essere di fronte allo psicologo Maslow non credeva ai suoi occhi, visto che tutti gli aderenti a quel gruppo stavano leggendo con molto interesse Toward a Psychology of Being. Maslow cominciò dunque a frequentare il gruppo Esalen, per un certo tempo. Non tutto gli piaceva e non sempre i rapporti con il gruppo erano positivi. Una volta, ad esempio, durante una sua conferenza, Fritz Perls si rannicchiò in posizione fetale ai suoi piedi, offeso dalla presunzione di Maslow di voler insegnare agli altri l’auto-realizzazione, piuttosto che lasciare che ciascuno potesse trovare la sua strada per farlo. Maslow capì definitivamente che questo gruppo non era adatto a lui e se ne allontanò.

Maslow non era un tipico wild child degli anni Sessanta, come lo si è descritto. Non era neanche superficiale e, ad esempio, prima di rifiutare le teorie di Freud, le studiò approfonditamente. Nel settembre 1969 scrisse che “le esperienze di picco non rappresentano uno stile di vita, e non si può costruire un  modello su di esse, in esclusiva. Non andava bene neanche quando si cercava di ottenere queste esperienze attraverso l’ LSD o nei workshop dei fine settimana a Esalen. “L’emozione delle esperienze di picco può fornire l’impulso per la ricerca dell’eccellenza, ma sono le esperienze del giorno per giorno, nel lavoro e nelle relazioni, che costituiscono il cuore di una vita auto-realizzata“, diceva.

Maslow non è mai stato bene accetto fra i conservatori: parte del problema derivava dalla sua adesione a Esalen, un’altra parte al suo ateismo, ma soprattutto la sua reputazione è stata definitivamente rovinata da ciò che i suoi presunti seguaci hanno fatto del suo lavoro: come scrisse W. H. Auden, “Le parole di un morto / Sono modificate nelle budella dei viventi. “

Probabilmente, se fosse vivo oggi, preferirebbe vedere il suo nome cancellato dalla lista dei pensatori più influenti della seconda metà del Secolo : l’influenza che ha avuto infatti non è affatto l’influenza che avrebbe desiderato. Il suo più alto anelito democratico – realizzare il meglio della propria natura – è stato svilito in una compiacenza pervasiva, in una mostruosità diffusa, dipingendo l’uomo che vuole raggiungere il meglio di sé sostanzialmente come un anarchico o uno psicopatico (si vedano il romanzo/film Qualcuno volò sul nido del cuculo o Coniglio corri di Updike, ispirati al suo modello di uomo auto-realizzato)

Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta, Ancona

Fonte:

Abraham Maslow and the All-American Self, The New Atlantis

Immagine:

Abraham Maslow, Wikimedia

giuliana proietti psi Abraham Maslow: un approfondimento

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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