CARL GUSTAV JUNG, Le cose che si vedono in
cielo, 1958
In questo saggio Carl Gustav Jung si occupa, niente di meno, di "dischi
volanti".
A quell’epoca infatti gli ‘avvistamenti’ erano molto frequenti ed anche un
grande psicologo come Jung si è interessato del problema, partendo da una
rassegna di dati disponibili sul fenomeno. La sua analisi si allarga
ovviamente alle tracce del fenomeno riscontrabili nei sogni, nei dipinti,
nelle sculture. Jung ritiene che si tratti di immagini unificatrici prodotte
dall’inconscio con una funzione di rassicurazione, di fronte a uno stato di
smarrimento collettivo, come era negli anni del dopoguerra. Tuttavia Jung
non esclude l’ipotesi – suffragata dalla sua teoria della sincronicità –
della percezione di realtà fisiche concrete, non ancora dimostrabili con
strumenti scientifici.
Queste le sue parole al riguardo:’ L’irrazionale pienezza della vita mi ha
insegnato a non scartare mai nulla, neanche quello che urta contro tutte le
nostre teorie […] o che sembra per ora inspiegabile’.
CARL GUSTAV JUNG, La psicologia del Kundalini-Yoga. Seminario tenuto nel
1932.
Nell’ottobre del 1932 Wilhelm Hauer, studioso della civiltà indiana, tenne
sei conferenze presso il Club psicologico di Zurigo, dal titolo: "Lo yoga, e
in particolare il significato dei cakra". Jung si interessò molto
all’argomento, tanto che nelle settimane successive dedicò quattro
conferenze all'interpretazione psicologica del Kundalini-yoga. Per Jung era
infatti assai interessante ed intellettualmente affascinante poter fare un
confronto fra la giovane psicologia occidentale del tempo ed il millenario
pensiero orientale. In questo libro vengono presentati stralci del Seminario
di Jung, che mostrano il suo interesse tanto per la psicologia del profondo,
quanto per il pensiero orientale, argomenti che gli offrono lo spunto per le
sue divagazioni nei più svariati campi del sapere e nelle citazioni di casi
clinici. Oggi che il pensiero orientale è così apprezzato e che si
costituiscono gruppi di studio e di ricerca fra monaci tibetani e psicologi
occidentali per discutere sull’esistenza umana e sulla ricerca della
felicità, può essere interessante leggere questo precursore dei tempi e le
sue riflessioni in merito.
Jung vede nel non-io, che reputa il concetto centrale della filosofia
indiana, una sorta di inconscio collettivo. La Kundalini è vista come
l’Anima, elemento femminile tra l’altro stimolatore del processo conoscitivo
e spirituale. Il risveglio della Kundalini può avere effetto sulla salute e
sul benessere della persona.
CARL GUSTAV JUNG, La libido: simboli e trasformazioni 1912
Con questo libro Jung compie una svolta decisiva e si distacca
definitivamente da Freud, proseguendo secondo un nuovo orientamento, che
apre in maniera radicale la ricerca psicoanalitica: dalla storia personale
del singolo alla storia collettiva dell'umanità, che nel singolo si
concretizza e prosegue. L'inconscio infatti non è più solo l'inconscio
personale prodotto dalla rimozione, ma è l'inconscio collettivo. Jung
definisce la libido come il corrispondente psichico dell'energia fisica, e
quindi come un concetto quantitativo (Freud ne parlava in termini solo
qualitativi). Inoltre, la libido non è più solo un istinto sessuale, come lo
aveva definito Freud, ma una manifestazione dell’energia psichica che
riguarda tutti gli istinti umani. Come dice Jung nella sua autobiografia,
scrivendo questo libro egli sapeva già che la sua pubblicazione gli sarebbe
costata l'amicizia di Freud, a causa dei cambiamenti sostanziali nella sua
teoria: dalla concezione dell'incesto alla trasformazione del concetto di
libido
CARL GUSTAV JUNG, PRESENTE E FUTURO
Nel libro ‘Presente e Futuro’, del 1956, le riflessioni di Jung sono ancora
ispirate alla ricerca della fisica sul problema della acausalità e della
relativizzazione di spazio e tempo. Jung ipotizza una realtà transpsichica,
al di là della psiche, con le sue connessioni allo spazio e al tempo. Ciò
che è sperimentato dalla coscienza come passato, presente e futuro, si
relativizzerebbe in una realtà transpsichica, fino a fondersi in una unità
non conoscibile o extra-temporalità. In questo modo, ciò che appare alla
coscienza come vicino o lontano dipende in realtà da questo stesso processo
di relativizzazione, che conduce ad una extraspazialità non conoscibile. Nel
libro ci sono anche molti riferimenti alla società contemporanea ed al
particolare periodo storico della Guerra fredda, fra America e Unione
Sovietica. Scrive Jung: "Non che l'uomo contemporaneo sia capace di maggiori
malvagità dell'uomo antico o di quello primitivo, ma egli possiede oggi
mezzi incomparabilmente più potenti per affermare la sua cattiveria. Se la
sua coscienza si è ampliata e differenziata, la sua costituzione morale è
rimasta arretrata. Questo è il grande problema del giorno”.
CARL GUSTAV JUNG PSICOLOGIA DELL'INCONSCIO
Come scrisse lo stesso Jung nella prefazione, questo libro è una revisione
del saggio 'Nuove vie della psicologia', apparso nel 1912. Dopo la rottura
con Freud (1913) Jung sentì l'esigenza di abbreviare nel testo le teorie di
Freud, prendendo in considerazione le teorie di Adler (altro eretico) e le
proprie sulla psicologia dell'inconscio, dalle prime intuizioni ai dati
sperimentali emersi durante il lavoro con i suoi pazienti, che lo portarono
ad elaborare l'idea dell'esistenza di un inconscio collettivo, ad esplorarne
le capacità creative, le relazioni con i disturbi psichici ed il modo in cui
influenza la nostra vita quotidiana.
CARL GUSTAV JUNG ANALISI DEI SOGNI
L'interesse per il sogno come testimonianza dell'esistenza dell'inconscio è
importantissima nel pensiero di Jung e spesso costituisce il fondamento
empirico della sua visione della psicologia del profondo. Con l'analisi dei
sogni, Jung si mise sulle orme di Freud, anche senza trovare una ‘via
maestra’completamente condivisa. Per Jung il sogno si può spiegare come uno
dei prodotti più puri d'una costellazione inconscia che, per essere
analizzata, deve essere condivisa con un analista, che non solo ascolta ed
interpreta, ma mette in gioco la propria soggettività.
Questo libro riporta i contenuti di un seminario di studi tenuto da Jung nel
1928. Esso passa in rassegna i grandi sistemi di interpretazione dei sogni a
partire dall’antichità e attraverso una serie di 30 sogni commentati, mostra
come ascoltare e comprendere le immagini oniriche che derivano dalle proprie
avventure interiori. Dietro ciascuna di esse infatti vi è sempre un
messaggio che l’inconscio invia al conscio. Se il sognatore non recepisce il
messaggio, se la sua mente conscia non si interessa del contenuto del sogno,
l’inconscio continuerà ad inviare lo stesso genere di segnali attraverso i
sogni ricorrenti.
CARL GUSTAV JUNG LA SINCRONICITA'
Pensiamo ad un amico che non vediamo da tempo... Dopo qualche istante suona
il telefono: è lui. Questa è, per Jung, una sincronicità, che può avere
anche carattere precognitivo e chiaroveggente. Se, con Freud, la regolarità
delle leggi della natura poteva essere spiegata attraverso la causalità
(ogni evento ha una sua causa oggettiva), Jung ritenne che, in certi casi,
il legame tra due eventi potesse non essere causale, ma spiegabile
altrimenti. Questa formulazione traeva spunto dalla ricerca scientifica che
osservava in quegli anni la disintegrazione radioattiva: un fenomeno che si
presentava come un effetto senza causa. Ciò spingeva alcuni filosofi e
scienziati ad ipotizzare che anche le leggi della natura potessero essere
acausali. Secondo Jung "...soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza
della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile
che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa...." ed ancora :
"La causalità è solo un principio e la psicologia non può venir esaurita
soltanto con metodi causali, perché lo spirito vive ugualmente di fini".
In campo psicologico, Jung formulò dunque il concetto di ‘sincronicità’, un
processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli, o
‘coincidenze significative’, collegati ad archetipi dell'inconscio
collettivo, tracce mnestiche sovraindividuali, universali, che si perdono
nelle origini più profonde della psiche.
Attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con
la riflessione su alcuni sorprendenti avvenimenti della sua vita, che
sembravano sfuggire ad ogni interpretazione razionale, Jung approfondì
ulteriormente questi temi. La sincronicità venne così distinta dal semplice
"sincronismo" relativo ad eventi che accadono simultaneamente, ma che non
hanno alcuna connessione di significato.
Nel 1952 Wolfang Pauli, fisico quantistico e premio Nobel pubblicò insieme a
Jung un libro sul concetto di ‘sincronicità, "Naturer-klung und Psyche".
Nella parte scritta da Jung, dal titolo "Sincronicità come principio di
nessi acausali" l’analista propone un parallelismo fra psicologia del
profondo e fisica, in particolare sulla relatività delle categorie di spazio
e tempo. Se Jung cercava in questo libro di spiegare la psicologia
attraverso al fisica, Pauli parlava nel suo saggio della presenza di
‘archetipi ‘nelle teorie di Keplero, confermando un parallelo fra lo studio
della fisica e della psicologia.
Jung e Pauli sostenevano che alla triade della fisica classica composta di
tempo, spazio e causalità dovesse essere aggiunta anche la sincronicità.
Il concetto junghiano di sincronicità viene spesso utilizzato per dare una
spiegazione ‘scientifica’ all’astrologia o ad altre pratiche divinatorie, in
una pericolosa commistione fra scienza e magia.
CARL GUSTAV JUNG, TIPI PSICOLOGICI
Chi decidesse di leggere il corposo volume (700 pagine) di Jung sui Tipi
psicologici per trovarvi dei semplici profili di personalità, rimarrebbe
facilmente deluso. Il libro uscì dopo l'allontanamento da Freud (1913) e le
successive dimissioni dall'insegnamento universitario, ma soprattutto dopo
un lungo periodo di autoanalisi, che portò Jung all'elaborazione delle sue
teorie principali. In questo primo, importante libro infatti, si trovano
tutte le teorie dello psicoanalista svizzero. Più di tutto però, nel libro
si trovano le conoscenze di Jung sulla teologia, la psicologia, la filosofia
e le opere etnologiche. Nell'ultima parte del libro Jung parla finalmente
dei tipi psicologici, sostenendo che introversione ed estroversione sono
atteggiamenti presenti in ogni individuo in gradi diversi. Gli introversi
traggono le loro motivazioni soprattutto dall'interno, fa fattori
soggettivi, mentre gli estroversi trovano le loro motivazioni dal di fuori,
cioè da fattori esterni. Nel corso della vita è possibile che uno stesso
individuo passi dei periodi di introversione ed altri di estroversione e che
queste oscillazioni siano piuttosto frequenti. Se l'atteggiamento risulta
però abbastanza stabile, si può parlare di tipo 'introverso' o 'estroverso';
più frequenti tuttavia sono i tipi intermedi. A questi concetti Jung
aggiunse il 'sistema delle quattro funzioni' della psiche conscia : due
funzioni sono razionali (pensiero e sentimento) e due irrazionali
(sensazione e intuizione). Le quattro funzioni sono presenti in ogni
individuo, ma in ognuno ne predomina una. Se ad esempio predomina il
sentimento, la razionalità è in una situazione di inferiorità. Basandosi
sulle teorie dell'introversione e dell'estroversione e di queste quattro
funzioni, Jung stabilisce un sistema di otto tipi psicologici:
l'intellettuale-estroverso, il sentimentale-estroverso, il
sensoriale-estroverso, l'intuitivo-estroverso, l'intellettuale-introverso,
il sentimentale-introverso, il sensoriale-introverso e
l'intuitivo-introverso.
GREGORY BATESON, VERSO UN'ECOLOGIA DELLA MENTE
Verso un’ecologia della mente (1972) tradotto in italiano nel 1976, è un
classico della psicologia, scritto da Gregory Bateson, filosofo,
antropologo,fotografo,naturalista e poeta, marito e collaboratore
dell’antropologa Margaret Mead. Bateson all’epoca sessantottenne. E’ un
libro non sempre facile ed in certi punti addirittura ‘pesante’, organizzato
come una collezione di saggi relativamente brevi. Questo libro è
unanimemente considerato uno dei più importanti lavori per chi si interessa
di psicologia. Come dice il titolo, in questo libro Bateson esamina la
natura della mente, vedendola come una rete di interazioni che legano
l’individuo al suo ambiente e all’universo più esteso.
L’ecologia della mente non esiste come teoria o conoscenza – dice lo stesso
Autore - ma essa sola permette di capire la simmetria bilaterale di un
animale, la disposizione strutturata delle foglie in una pianta,
l'amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del
corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero
della evoluzione biologica e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra
l'uomo e l'ambiente. In Steps To An Ecology of Mind - 'Toward a Theory of
Schizophrenia' (questo il titolo del libro in inglese) Bateson descrive la
situazione del ‘doppio legame’ : quando ci si trova in una relazione emotiva
importante in cui sente come assolutamente necessario comprendere
accuratamente il messaggio per rispondervi adeguatamente, ma non si riesce
ad avvertire consapevolmente una contraddizione fra due messaggi di livelli
logici differenti. Ad esempio: ‘sii te stesso’: se sono me stesso obbedisco
al tuo comando, ma non sono più me stesso, perché faccio quello che mi dici
tu… Questo ‘doppio legame’ è assolutamente invisibile agli occhi degli
interessati. Un altro esempio classico è quello della madre che sbuffa
quando il figlio l’abbraccia e gli chiede ‘non mi vuoi più bene’? quando lui
si ritrae. Ovviamente i messaggi di cui Bateson parla non sono solo verbali,
ma anche gestuali e possono riguardare anche più persone, dove uno impone
una proibizione ad un terzo soggetto e l’altro invita il terzo soggetto a
comportarsi come l’altro gli aveva proibito (esempio padre e madre nei
confronti del figlio). A lungo andare, secondo Bateson, il doppio legame può
portare verso la schizofrenia.
LA RISPOSTA SESSUALE
Masters e Johnsons, ricercatori (lui ginecologo, lei psicologa) e coniugi
statunitensi, studiarono approfonditamente l'atto sessuale per comprenderne
la biologia e la fisiologia. La risposta sessuale umana, del 1966 è la loro
opera principale, nella quale parlarono per primi del sesso come di
qualsiasi altra funzione umana, che va osservata e studiata con metodi
scientifici e, in caso di patologie, va curata con opportune terapie. Il
libro e la ricerca stessa sull'atto sessuale furono aspramente criticati.
Il libro riporta una indagine molto vasta sulla sessualità, durata dieci
anni, che aveva coinvolto settecento persone, delle quali si erano studiati
desideri, pulsioni, comportamenti. Lo studio fu condotto tramite interviste
e questionari, ma anche osservazione diretta di rapporti sessuali e
masturbazioni eseguiti da soggetti volontari. Le loro risposte sessuali
venivano accuratamente filmate, fotografate, catalogate, al fine di trarre
delle conclusioni che potessero essere di aiuto alla comunità scientifica e
alla gente comune, alle prese con problemi della sfera sessuale. Il libro
infatti utilizza un linguaggio molto accessibile e le informazioni raccolte
riguardano tutti i campi in cui si può esprimere la sessualità umana.
Masters e Johnsons scoprirono che per una donna è normale avere una serie di
orgasmi in successione abbastanza rapida, se il livello del suo eccitamento
erotico rimane elevato, mentre per l'uomo dopo l'orgasmo vi è un 'periodo
refrattario' durante il quale non può raggiungere altri orgasmi. I risultati
ottenuti negli esperimenti dimostrarono che la capacità di seguire un ciclo
normale di reazioni sessuali è conservato fino ad un’età estremamente
avanzata. L’ultimo mito sfatato dalle ricerche di Masters e Johnson era la
convinzione che la capacità di soddisfare la donna dipendesse direttamente
dalle dimensioni del pene dell’uomo. I Ricercatori dimostrarono l'assenza di
correlazione fra le due cose e la capacità vaginale di adattarsi, durante la
penetrazione, a qualsiasi pene. Nel libro, soprattutto, si parlava per la
prima volta di una sessualità femminile, complementare a quella dell'uomo e
non di semplice supporto. Altra grande scoperta fu che l’orgasmo vaginale e
quello clitorideo, al contrario di quanto sostenuto da Freud, erano del
tutto simili e che la stimolazione dei capezzoli poteva produrre orgasmo. Il
desiderio sessuale della donna trovava insomma un suo spazio e non si
interrompeva più durante la mestruazione, nella gravidanza e dopo la
menopausa.
ANALISI TRANSAZIONALE E PSICOTERAPIA. UN SISTEMA DI PSICHIATRIA SOCIALE E
INDIVIDUALE
La missione di Eric Berne è stata quella di cercare di parlare del
comportamento umano in un linguaggio non tecnico, in modo che i concetti da
lui formulati potessero essere compresi anche dall’uomo della strada. Berne
delinea in questo libro una serie di comportamenti umani, i quali sono,
secondo la sua teoria, influenzati da tre differenti stati dell’Io, che sono
il Genitore, l’Adulto e il Bambino (l'ispirazione è largamente coincidente
con i concetti freudiani di Io Es e SuperIo). Nella comunicazione
interpersonale descritta dall'analisi transazionale, questi stati dell’Io
interagiscono e formano le ‘transazioni’. Questo libro entrò nella cultura
popolare americana degli anni settanta, perdendo così in gran parte i suoi
fondamenti scientifici. Solo recentemente, attraverso qualche piccola e
grande rielaborazione del suo impianto teorico, l’analisi transazionale è
tornata ad essere una psicoterapia ‘seria’, con la quale potersi curare o
imparare a comunicare in modo efficace.
REICH, ANALISI DEL CARATTERE
Nel movimento psicoanalitico, Reich si distinse per la sua teoria del
carattere ed anche per la tecnica dell'analisi del carattere. Troviamo
questi concetti nei suoi libri La funzione dell'orgasmo, Psicologia di massa
del fascismo e soprattutto in Analisi del carattere, pubblicato nel 1933.
Secondo Reich, i diversi tratti del carattere formano un'unica difesa contro
le emozioni pericolose, o vissute dall'individuo come tali. Da questo punto
di vista, anche un intervento psicoterapeutico può essere vissuto come una
minaccia, al quale opporre una resistenza. L'insieme di queste resistenze, o
difese, furono definite dall'Autore 'corazza caratteriale'. In questo modo,
Reich spostava l'attenzione dall'analisi del sintomo all'analisi del
carattere, nel quale Reich individuava il peggior nemico della guarigione
del paziente. L'analisi del carattere rappresenta dunque l'analisi delle
strutture difensive che impediscono all'individuo di essere aperto, di
svilupparsi in modo armonico e di giungere alla maturità emotiva, alla 'genitalità',
concetto allora ostico agli altri colleghi del movimento psicoanalitico, fra
cui Nunberg, Jones, Fenichel, Federn e Rado, oltre che allo stesso Freud.
Reich contestava il concetto freudiano che la soddisfazione sessuale sia
l'antitesi della creatività e della cultura (come espresso nel 'disagio
della civiltà') e vedeva anzi proprio nella sessualità il presupposto stesso
della cultura, anche se la società, sessuofobica e repressiva, faceva di
tutto per impedire all'individuo di esprimersi e di migliorarsi. Il lavoro
psicoanalitico va eseguito direttamente sul corpo (individuazione e
scioglimento delle corazze muscolari, massaggi, esercizi corporei ai
differenti segmenti dell'organismo, ecc.). L'obiettivo è quello di
sciogliere barriere, blocchi, fissazioni, tensioni, rigidità muscolari oltre
alle inibizioni psichiche.Il paziente guarito deve giungere alla percezione
di una circolazione sufficientemente buona, agevole, flessibile, fluida,
dell'energia. Dopo l'uscita di questo libro, Reich fu espulso dalla Società
di psicoanalisi.
REICH LA BIOPATIA DEL CANCRO
Questo testo è la continuazione ideale del libro 'La funzione dell'orgasmo'.
Reich coniò il termine 'biopatia' per indicare le malattie intimamente
legate alle strutture psichiche e 'orgastiche' del soggetto. Questi disturbi
organici devono distinguersi, secondo Reich, dalle infezioni o dalle
malattie provocate dal contatto con batteri presenti nell'ambiente, poiché
lo sviluppo di una miopatia dipende esclusivamente dallo stato emotivo del
paziente. Tra le biopatie Wilhelm Reich elenca il cancro, la cardiopatia e
la schizofrenia, alla cui origine comune l'Autore vede un cronico
malfunzionamento dell'energia biologica dell'organismo. Nel libro 'Biopatia
del cancro' Reich individua l'origine della malattia cancerosa melle
intossicazioni e nelle degenerazioni dei tessuti, conseguenti alla
subossigenazione locale e generale, a sua volta prodotta mell'organismo
umano dall'ansia cronicizzata e dalle alterazioni fisiologiche che essa
comporta. Ma dove nasce l'ansia di vivere, l'angoscia? Questa sarebbe
prodotta nell'essere umano dalla costante repressione della sua sessualità.
Reich così esprime il concetto: ' il cancro è l'espressione somatica più
significativa dell'effetto biofisiologico della stasi sessuale'. Reich tentò
di supportare questa tesi compiendo delle ricerche, fra gli anni 30 e 40,
sul carattere di alcuni malati di cancro, evidenziando come queste persone
mostrassero emozioni molto controllate ed una grande senso di rassegnazione,
da lui associati ad una riduzione dell'energia vitale. Un'altra tesi
centrale del lavoro di Reich è che le persone con struttura caratteriale
biopatica vivono in uno stato cronico di profonda contrazione del corpo,
capace di bloccare l'energia vitale attraverso la contrazione dei muscoli.
Per sostenere questi concetti Reich illustra nel libro alcuni suoi
esperimenti, condotti sui vermi o sui prodotti del corpo di alcuni malati di
cancro (sangue, sperma ecc.), con un microscopio ad alta sensibilità. La
conclusione cui arriva Reich è che il cancro difficilmente può essere
curato, ma che sicuramente può essere prevenuto, evitando di reprimere la
sessualità dell'essere umano.
REICH PSICOLOGIA DI MASSA DEL FASCISMO
Il libro di Wilhelm Reich, Psicologia di massa del Fascismo inaugura il
pensiero ‘freudomarxista’ che tanta influenza ebbe poi negli anni sessanta.
Reich fu allievo di Freud e membro della società psicoanalitica di Vienna,
ma nel tempo il suo pensiero siallontanò da quello del Maestro, soprattutto
per quanto riguarda la genesi della nevrosi, che Reich attribuisce a precise
responsabilità politiche e sociali. Psicologia di massa del Fascismo uscì
nel 1934, in un periodo particolarmente funesto per la società europea a
causa di terribili dittature. La tesi di Reich sull’argomento è che il
fascismo non sia una semplice imposizione di una fazione politica su un
popolo ‘innocente’, ma sia piuttosto dovuto alla mancanza di consapevolezza
delle persone, all’irrazionalità del loro carattere, alla accettazione da
parte di esse dell’azione repressiva esercitata dalla classe egemone nei
loro confronti, soprattutto a livello di impulsi primari (soprattutto quelli
sessuali).
Reich, come Freud, affermava l’importanza della sessualità nella vita umana
e riteneva che la nevrosi nascesse da una repressione sessuale. La
repressione sessuale descritta da Reich però era fondamentalmente dovuta
alla società capitalistica, terribilmente sessuofobia e capace di
interferire sui bisogni umani, al punto di modificarli nella loro natura. In
questa visione della società, la classe egemone, per garantirsi la
sopravvivenza, ha bisogno di modificare il carattere delle persone. Questo
processo avviene soprattutto in famiglia, dove gli impulsi sessuali vengono
regolarmente trasformati in energie contropulsionali. L’Es allora, come per
Freud, rimane il luogo degli istinti, mentre l’Io diventa l’istanza
psichica che reagisce alla repressione sociale: da questa resistenza si
genera il sintomo nevrotico e dunque il carattere irrazionale delle persone,
che poi porta all’accettazione della dittatura. Il nevrotico, incapace di
raggiungere il completo abbandono al piacere dell’orgasmo e allo scarico
completo dell’eccitazione al termine dell’amplesso,(a causa delle resistenze
anti-pulsionali che vi si oppongono) è così gravato nel suo corpo da un
ingorgo di energia vitale, per liberare la quale l’individuo deve rinunciare
al moralismo puritano ed instaurare al suo posto una sessualità liberata,
anche attraverso una rivoluzione come quella ipotizzata da Marx, che possa
definitivamente affrancarlo dalla necessità di vestire una sorta di ‘corazza
caratteriale’ che lo imprigiona e gli impedisce di poter esprimere
liberamente i suoi impulsi sessuali, oltre che perdere la libertà
individuale.
WILHELM REICH, LA FUNZIONE DELL'ORGASMO
Wilhelm Reich, allievo di Freud, è il padre della bioenergetica. Le sue idee
ruotano tutte intorno al concetto centrale della rivoluzione e della
liberazione sessuale. Nel libro La funzione dell'orgasmo, l'Autore sostiene
che la salute di ciascun individuo dipende direttamente dal suo equilibrio
sessuale, dalla piena espressione della sua potenza orgastica. Là dove non
c'è orgasmo c'è inibizione della energia sessuale: ciò produce resistenze
che, se accumulate, producono la nevrosi. Per usare le parole dello stesso
Reich, quando lui parla di orgasmo, non parla dell'impotenza o della
frigidità: ciò che intende è l'esperienza psichica primaria della unione di
due organismi. Il problema dunque non riguarda solo coloro che non riescono
ad avere l'orgasmo, ma anche coloro che non riescono a pervenire alla
completa soddisfazione sessuale. La Potenza Orgastica salvaguarda dunque il
sano funzionamento dell’organismo umano per cui lottare per la liberazione
sessuale è anche premessa indispensabile per una lotta politica consapevole.
Reich rinnega in questo libro la teoria della pulsione di morte di Freud:
per lui gli atteggiamenti distruttivi ed autodistruttivi non derivano dagli
istinti, ma vanno ricercati nelle disastrose condizioni sociali della
società, in particolare dalla repressione della sessualità infantile e
giovanile che ha la funzione di facilitare ai genitori l'assoggettamento
autoritario dei figli. Per ottenere una massa di persone docili ed
obbedienti, il potere manipola gli individui adulti al punto di renderli
incapaci di autodeterminazione e costantemente sull'orlo di un tracollo
nervoso. Si tratta di una sorta di 'peste psichica' che, nei suoi momenti
culminanti, sfocia nella guerra, nei massacri, nei campi di sterminio.
E'solo attraverso la comprensione della funzione dell'orgasmo e dunque del
piacere sessuale, che l'uomo potrà tornare ad aspirare alla felicità. |