La nascita di un figlio cambia la relazione di coppia: nel nuovo ruolo
di genitori infatti può capitare che uno o entrambi i membri della
coppia abbiano difficoltà a ritrovare la vecchia intesa, così come le
certezze acquisite durante la convivenza sulla personalità del partner.
La nascita del primo figlio è infatti, in tutte le coppie, un momento
intenso di trambusto e di cambiamento, che spesso mette seriamente alla
prova anche la vita sessuale.
Infatti, solo il 14% delle donne e il 12% degli uomini dichiarano di non
avere problemi sessuali dopo la nascita di un figlio ed il 40-64% delle
neomamme, così come il 19-64% dei neopapà esprimono dubbi e paure
pensando al primo rapporto che avranno dopo la nascita del loro figlio (Hames,
1980).
Fino a non molto tempo fa, la donna che aveva da poco partorito non
doveva toccare l’acqua o svolgere lavori domestici per almeno quaranta
giorni. Anche i rapporti sessuali in questo lungo periodo di quarantena
erano considerati un tabù. Si trattava ovviamente di falsi miti, nati in
epoca medioevale, quando la giovane mamma veniva considerata “impura” a
causa delle perdite di sangue post-partum, o anche perché si temeva che
l’attività sessuale potesse sciupare il suo latte, o che vi fosse un
maggior rischio di contrarre infezioni.
Oggi sappiamo che tutte queste credenze popolari non hanno fondamento e
le coppie sono potenzialmente libere di ricominciare ad avere rapporti
in qualsiasi momento: in realtà, per diversi motivi i rapporti sessuali
non riprendono subito ed anzi è molto frequente che la coppia incontri
delle difficoltà sotto l'aspetto sessuale.
Secondo uno studio condotto nel 2000 (Barrett), il 38% dei neo-genitori
vedrà il peggioramento della relazione, mentre solo il 10% avrà una vita
sessuale più intensa e gratificante. Un altro studio similare, di
qualche anno prima (Robson, 1981), sostiene che a 3 e 12 mesi dal parto
il desiderio sessuale delle primipare, rispetto a prima della
gravidanza, risulta inferiore, rispettivamente, del 57% e del 25%. Il
desiderio sessuale resta invariato per il 33% (a tre mesi dal parto) e
per il 50% (a 12 mesi dal parto) ed aumenta per il 10% (a tre mesi dal
parto) e per il 25% (a 12 mesi dal parto).
Dal punto di vista evoluzionistico si è tentato di spiegare questo
momento particolare della vita della donna come un periodo necessario a
garantire la sopravvivenza della prole: la donna infatti, perdendo
interesse per altri stimoli presenti nell’ambiente, riesce a dedicarsi
interamente e completamente al bambino, permettendogli così di crescere
e diventare autonomo.
In questo processo vi sono naturalmente delle cause organiche: il calo
degli estrogeni (Alder, 1986, 1988, 1989; Hyde, 1996) comporta una
perdita di lubrificazione nella vagina e una minore congestione dei vasi
sanguigni,; l’aumento della concentrazione di prolattina (ormone che
raggiunge il picco massimo ad una settimana dal parto e che permette la
lattazione) è responsabile anche delle variazioni dell’umore (es. calo
del desiderio, stanchezza e facilità al pianto). Inoltre, le donne che
lamentano una riduzione del desiderio hanno livelli di testosterone ed
androstenedione significativamente inferiori (Alder, 1989).
Il parto stesso lascia diversi strascichi, che mal dispongono verso la
sessualità: ad esempio il fastidio e la paura per la ferita episiotomica
(il taglio che viene fatto per aiutare la donna al momento
dell’espulsione del bambino), oltre a sanguinamenti, perdite vaginali,
dolori di vario genere, in diverse parti del corpo.
Le motivazioni psicologiche per il calo di desiderio riguardano sia
l’uomo che la donna.
La donna, dopo il parto, può sentirsi meno dotata di capacità seduttive
ed erotiche, come già sperimentato durante la gravidanza. Per molte
donne gravide infatti non è facile accettare di vedere il proprio corpo
modificarsi rispetto ai canoni di bellezza comunemente accettati. Il
senso di perdita provato per queste modifiche del corpo durante la
gravidanza può produrre dei cambiamenti sulla psiche della donna, anche
diverse settimane dopo il parto, con perdita dell’autostima, sensi di
sconforto e sentimenti di inadeguatezza.
Una volta la nascita di un bambino faceva concentrare tutte le
attenzioni sulla madre, mentre i padri avevano un ruolo marginale, sia
durante l’attesa, sia dopo la nascita del figlio. Oggi tutto questo è
cambiato: da quando negli anni settanta del secolo scorso i padri sono
stati ammessi ai corsi di preparazione al parto e possono essere
presenti al momento della nascita, essi vivono più intensamente
l’esperienza della nuova genitorialità e possono più facilmente
elaborare, insieme alla mamma, la rinuncia ad un rapporto esclusivo a
due, come era prima che nascesse il figlio. Vi sono però anche aspetti
negativi riguardo a questo coinvolgimento del papà: molti uomini infatti
possono restare particolarmente colpiti da alcuni aspetti clinici
relativi al parto, dalla sofferenza della propria compagna, dal sangue e
dalle suture, finendo per provare fatica a riprendere i rapporti
sessuali con la propria donna.
Numerosi studi sugli “uomini in attesa” hanno inoltre evidenziato
diverse manifestazioni sintomatiche, reattive allo stato di gravidanza
della moglie: ansia, insonnia, depressione, cui gli uomini possono
reagire con il ricorso all’alcol, tuffandosi nel lavoro, registrando un
calo del desiderio sessuale, o viceversa, con una intensa pratica
extraconiugale. Dal punto di vista clinico si ritiene che le difficoltà
a cui un uomo va incontro con la gravidanza della partner e con la
successiva nascita di un figlio possano essere dei “precipitanti” di
disturbi psichici pre-esistenti, in modo analogo a quanto accade nella
donna con il disturbo di depressione post-partum.
Quanto al desiderio sessuale, alcuni studi suggeriscono che il calo sia
addirittura maggiore nell’uomo che nella donna (Hames, 1980), anche se
l’iniziativa sessuale rimane appannaggio del partner maschile prima
della gravidanza, durante e dopo (Reamy, 1987; Hart, 1991; Adinma,
1995).
A tutto questo va aggiunto che la presenza del bambino, con le sue
continue richieste, i pianti, il diverso ritmo sonno-veglia, gli orari
per la pappa, ecc. possono far sentire ai due partners la mancanza di
una vera e propria intimità in cui potersi ritrovare oltre ad un
profondo senso di stanchezza.
In alcuni casi, specie quando la madre allatta al seno, l’uomo può
sentirsi di fatto escluso da questa nuova diade madre-figlio e provare
sensazioni di gelosia e di perdita, almeno fino a quando il bambino non
sia abbastanza cresciuto e non si siano creati i presupposti perché
anche il padre possa stabilire una relazione significativa con il
bambino.
Tutti questi fattori possono contribuire all’instaurarsi di una
patologia sessuale di coppia che coinvolge la risposta sessuale a tutti
i livelli: dal calo del desiderio alle difficoltà di eccitazione e di
percezione orgasmica.
Nella donna, gli studi ci dicono che il desiderio sessuale ricompare in
genere dopo 4 settimane dal parto (Kenny, 1973; Reamy, 1985). In
percentuale, le donne che allattano non trovano dei cambiamenti nel
desiderio sessuale nel 52% dei casi, mentre il 18% lamenta un chiaro
calo del desiderio e il 30% riferisce un desiderio sessuale maggiore (Kenny,
1973; Reamy, 1985).
Normalmente i rapporti sessuali vengono ripresi in media dopo 6-8
settimane dal parto. In uno studio (Barrett, 2000) è emerso che il 10%
delle coppie riprendono entro 3 settimane; il 32% dopo 6 settimane, il
62% dopo 8 settimane, l’81% dopo 12 settimane, l’89% dopo 6 mesi.
Rispetto a prima della gravidanza, la frequenza coitale, nel 67% delle
coppie, appare “ridotta” rispetto a periodi precedenti (Barrett, 2000).
Anche l’attività sessuale non coitale ricomincia in media dopo 2.7
settimane dal parto (range 2-5 settimane) rimanendo comunque su livelli
inferiori rispetto a prima della gravidanza, per i primi 3 anni (Ryding,
1984; Alder, 1986; Hart, 1991; Hyde, 1996; Barrett, 2000).
In uno studio più recente (Connolly, 2005) si è visto a 6 - 12 - 24
settimane dal parto hanno ripreso i rapporti sessuali rispettivamente il
57% - 82% - 90% delle donne.
Nel considerare il calo del desiderio femminile dopo il parto va
specificato che, statisticamente, una donna su due (49% secondo uno
studio dell'Università di Berlino) incontra un problema importante nel
riprendere la vita sessuale: la dispareunia (dolore nel rapporto, che
può essere medio, severo o intensissimo).
La dispareunia è causata principalmente da una insufficiente
lubrificazione vaginale dovuta all’allattamento e alla mancanza del
ciclo mestruale.
A tre-sei mesi dal parto, con il ritorno all’attività sessuale, sembra
che solo il 20% delle donne riescano a provare l'orgasmo. (Ryding, 1984;
Alder, 1986; von Sydow, 1999; Signorello, 2001).
Ad un anno dal parto, più della metà delle donne e degli uomini si
dichiarano soddisfatti dell’ “intimità sessuale”, ma il 20% "non è del
tutto soddisfatto" e il 25% "non è assolutamente soddisfatto" (von Sydow,
1999).
Altri disturbi sessuali tipicamente frequenti nelle puerpere, sono
dovuti a: difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo, vagina “stretta”,
perdita di tono muscolare perineale, sanguinamento/irritazione dopo il
rapporto, mancanza di desiderio (Barrett, 2000).
Le primipare mostrano con maggior frequenza questi tipi di disturbi
rispetto alle multipare: in particolare per quanto riguarda il dolore
perineale, soprattutto in seguito ad un parto vaginale operativo (cioè
con episiotomia, forcipe, ventosa, ecc.) anche a distanza di 18 mesi dal
parto (Reamy, 1987; Ryding, 1984; Elliott, 1985; Adinma, 1996; Glazener,
1995; Grudzinkas, 1984; Masters, 1996).
Se la coppia fosse opportunamente preparata ai problemi di tipo sessuale
cui va incontro con la nascita di un figlio, forse il rapporto di coppia
potrebbe essere maggiormente curato anche da questo punto di vista,
prevenendo difficoltà e crisi. Invece i dati ci dicono che prima e dopo
il parto, solo il 28% delle donne riceve consigli sul momento più
opportuno per riprendere i rapporti e solo il 18% riceve informazioni
circa i possibili problemi o cambiamenti che il parto potrebbe procurare
alla vita sessuale (Grudzinkas, 1984; Barrett, 2000). Alla visita di
controllo a 6 settimane dal parto, solo il 45% dei casi viene
interrogato esplicitamente circa eventuali problemi sessuali incontrati
nel puerperio (Barrett, 2000).
Appare evidente che fornire alla coppia il counseling sessuale nelle
valutazioni
post-partum è un segno di reale attenzione alla qualità della vita della
donna e della coppia. In diverse casistiche si riporta infatti come le
coppie sentano la necessità di ricevere informazioni circa la sessualità
nel puerperio: desiderio che spesso viene disatteso (Hames, 1980; Ryding,
1984; von Sydow, 1999).
Una ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nel 1999 e
pubblicata nel 2003, riporta i dati dell’indagine campionaria
sull’attività di informazione e di sostegno ricevute dalle donne in
epoca prenatale e nel post partum, quanto a ripresa dei rapporti e
contraccezione. Il 72% delle donne dichiara di non aver ricevuto alcuna
informazione sulla ripresa dei rapporti e il 7%, pur avendo ricevuto
questo tipo di informazioni, non le ritiene sufficienti. Solo il 21%
delle puerpere dichiara di essere stata informata in modo soddisfacente
(Donati, 2003).
Da quanto si è detto appare evidente che non può esserci una
generalizzazione riguardo alla ripresa dell’attività sessuale dopo il
parto: essa è infatti influenzata da molteplici fattori che riguardano
il tipo di parto, l'allattamento, le caratteristiche psicologiche della
neo-mamma e del partner ed anche, ovviamente, il livello di
soddisfazione sessuale e di frequenza dei rapporti che si avevano prima
della gravidanza e del parto.
Qualora la coppia senta di avere delle difficoltà nel ritrovare una
sessualità soddisfacente, è opportuno affrontare il problema con una
terapia di coppia in tempi abbastanza rapidi (es. dopo 10-12 mesi dal
parto) e non quando i rapporti sessuali si sono ormai troppo diradati o
sono diventati inesistenti o vi è stato l'allontanamento/tradimento di
uno dei due partners.
In particolare, il problema dovrà essere affrontato dalla neo-mamma, la
quale dovrà imparare a separare abbastanza nettamente il ruolo materno
da quello di partner sessuale, per evitare che la vita sessuale della
coppia venga ingiustamente trascurata.
Superare questo momento non è difficile se entrambi i partner saranno
aperti alla comunicazione e alla condivisione e mostreranno un reciproco
desiderio di trovare un valido compromesso.
Riferimenti bibliografici:
Baldaro Verde J., Nappi R., Donne nuove: l’universo femminile nel terzo
millennio, ed. Franco Angeli, 2002
Battacchi M.W., , Trattato enciclopedico di psicologia dell’età
evolutiva, ed. Piccin, 1988
Graziottin A, Rovei V., Sessualità in puerperio e igiene intima: il
ruolo del ginecologo Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVIII - n. 6 Giugno 2006
Panzeri M. , Donà M.A., Cucinato M., La sessualità della coppia nel
ciclo di vita familiare Rivista di sessuologia, vol 30 - n.2 anno 2006
Vedi anche
Sessualità e nascita del primo figlio
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