Oggi, sempre più
spesso, accade di conoscere una persona, innamorarsi di lei, per poi
scoprire che lui/lei professa un’altra religione. Che fare?
Per andare d’accordo
bisogna anzitutto non cercare di convertire il/la partner alla propria
religione, anche perché la cosa è controproducente: un conto infatti è
credere in qualcosa perché viene da una convinzione interiore, un
conto è farlo per compiacere un’altra persona.
Quando ci si sposa (in genere con cerimonie separate per ciascuna
religione, o con riti che comprendono liturgie di entrambe le
religioni), si deve essere consapevoli di essere una coppia ‘particolare’,
che troverà difficoltà maggiori delle altre nell’inserimento e nelle
pratiche sociali.
La possibilità che questo genere di unione sopravviva sta proprio
nella consapevolezza della estrema delicatezza del legame che unisce i
due innamorati: un legame che dovrà essere curato e conservato con il
doppio o il triplo delle attenzioni che occorrono alle coppie formate
da persone che appartengono alle stesse culture e religioni.
Non è detto però che questa peculiarità sia un limite per la coppia:
se valorizzata, questa differenza di credo religioso e di abitudini di
vita può diventare il valore fondante dell’unione. I due partners
devono stabilire sin dal primo momento la regola che le decisioni
importanti si devono prendere sempre in due e che, qualora vi fosse
disaccordo, si dovrà discutere e negoziare fino a che questo
‘brainstorming casalingo’ non avrà prodotto qualcosa di accettabile
per entrambi.
Scegliere qualcosa di semplicemente ‘accettabile’ certamente non
significherà fare la felicità completa né dell’uno, né dell’altro/a,
ma del resto i partners sanno bene che il loro amore, per durare,
esige dei continui compromessi. Un’idea potrebbe essere quella di
scrivere e sottoscrivere le regole che formano la propria coppia (e
poi la propria famiglia), in modo che i due coniugi sappiano con
chiarezza quale è il codice di comportamento desiderato dall’altro
partner in determinate situazioni e non ci si trovi così a litigare,
per semplice disattenzione, o per mancanza di specifiche sensibilità.
Evitare poi di parlare di religione: se proprio necessario, cercare di
parlare degli argomenti e delle pratiche che uniscono, piuttosto che
di quelli che dividono.
A questo scopo, sarà bene evitare le inopportune e spesso pesanti
ingerenze dei parenti acquisiti nella vita di ciascun partner: una
coppia mista, per sopravvivere, farà bene ad allontanarsi dalle
rispettive famiglie d’origine, per evitare incomprensioni e
discussioni.
Quanto alle feste religiose, la cosa ideale è quella di rimanere
fedeli alle proprie tradizioni, rispettando e onorando quelle
dell’altro, anche senza parteciparvi attivamente.
Fin qui tutto più o meno fattibile. Il problema vero della coppia
mista si presenta quando i due innamorati decidono di mettere su
famiglia: qui tutte le questioni che si è riusciti a tenere a bada con
successo, anche per anni, riemergono con forza e virulenza, perché
quando si parla dell’educazione e del benessere dei propri figli è
difficile accettare dei compromessi.
Ecco perché è bene fissare le regole, tutte le regole, con qualche
anno di anticipo, e verificare, prima di mettere al mondo dei figli,
se il/la partner collabora a sufficienza nel cercare e mantenere
l’armonia familiare.
In mancanza di decisioni che rispettino entrambi i punti di vista dei
genitori, è ragionevole pensare che la religione prevalente con la
quale poter far crescere i propri figli sia quella del luogo dove si
vive, anche per consentire loro di avere le stesse abitudini e
credenze dei propri compagni e amici, in modo che l’inserimento
sociale sia ottimale e la famiglia, nel suo insieme, non viva
nell’isolamento e nell’infelicità.
|