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di Giuliana Proietti


Oggi, sempre più spesso, accade di conoscere una persona, innamorarsi di lei, per poi scoprire che lui/lei professa un’altra religione. Che fare?

Per andare d’accordo bisogna anzitutto non cercare di convertire il/la partner alla propria religione, anche perché la cosa è controproducente: un conto infatti è credere in qualcosa perché viene da una convinzione interiore, un conto è farlo per compiacere un’altra persona.

Quando ci si sposa (in genere con cerimonie separate per ciascuna religione, o con riti che comprendono liturgie di entrambe le religioni), si deve essere consapevoli di essere una coppia ‘particolare’, che troverà difficoltà maggiori delle altre nell’inserimento e nelle pratiche sociali. 

La possibilità che questo genere di unione sopravviva sta proprio nella consapevolezza della estrema delicatezza del legame che unisce i due innamorati: un legame che dovrà essere curato e conservato con il doppio o il triplo delle attenzioni che occorrono alle coppie formate da persone che appartengono alle stesse culture e religioni.

Non è detto però che questa peculiarità sia un limite per la coppia: se valorizzata, questa differenza di credo religioso e di abitudini di vita può diventare il valore fondante dell’unione. I due partners devono stabilire sin dal primo momento la regola che le decisioni importanti si devono prendere sempre in due e che, qualora vi fosse disaccordo, si dovrà discutere e negoziare fino a che questo ‘brainstorming casalingo’ non avrà prodotto qualcosa di accettabile per entrambi.

Scegliere qualcosa di semplicemente ‘accettabile’ certamente non significherà fare la felicità completa né dell’uno, né dell’altro/a, ma del resto i partners sanno bene che il loro amore, per durare, esige dei continui compromessi. Un’idea potrebbe essere quella di scrivere e sottoscrivere le regole che formano la propria coppia (e poi la propria famiglia), in modo che i due coniugi sappiano con chiarezza quale è il codice di comportamento desiderato dall’altro partner in determinate situazioni e non ci si trovi così a litigare, per semplice disattenzione, o per mancanza di specifiche sensibilità.

Evitare poi di parlare di religione: se proprio necessario, cercare di parlare degli argomenti e delle pratiche che uniscono, piuttosto che di quelli che dividono.
A questo scopo, sarà bene evitare le inopportune e spesso pesanti ingerenze dei parenti acquisiti nella vita di ciascun partner: una coppia mista, per sopravvivere, farà bene ad allontanarsi dalle rispettive famiglie d’origine, per evitare incomprensioni e discussioni.

Quanto alle feste religiose, la cosa ideale è quella di rimanere fedeli alle proprie tradizioni, rispettando e onorando quelle dell’altro, anche senza parteciparvi attivamente.
Fin qui tutto più o meno fattibile. Il problema vero della coppia mista si presenta quando i due innamorati decidono di mettere su famiglia: qui tutte le questioni che si è riusciti a tenere a bada con successo, anche per anni, riemergono con forza e virulenza, perché quando si parla dell’educazione e del benessere dei propri figli è difficile accettare dei compromessi.

Ecco perché è bene fissare le regole, tutte le regole, con qualche anno di anticipo, e verificare, prima di mettere al mondo dei figli, se il/la partner collabora a sufficienza nel cercare e mantenere l’armonia familiare.

In mancanza di decisioni che rispettino entrambi i punti di vista dei genitori, è ragionevole pensare che la religione prevalente con la quale poter far crescere i propri figli sia quella del luogo dove si vive, anche per consentire loro di avere le stesse abitudini e credenze dei propri compagni e amici, in modo che l’inserimento sociale sia ottimale e la famiglia, nel suo insieme, non viva nell’isolamento e nell’infelicità.

 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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