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Impotenza di coppia

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di Walter La Gatta 
Psicoterapeuta, Responsabile settore sessuologia Psicolinea.it


Per diagnosticare un’impotenza di coppia, come insegna la psicologia ‘sistemica’, bisogna anzitutto evitare di prendere in considerazione i semplici rapporti lineari fra cause ed effetti, ma riferirsi piuttosto alle reazioni circolari.

Gli eventi nella vita di una coppia infatti non derivano meccanicamente uno dall’altro, ma sono tutti in relazione fra loro. Ciò significa che in una coppia non ci saranno comportamenti specifici attribuibili all’uno o all’altro, ma che ogni membro della coppia assume un comportamento che in parte gli è proprio ed in parte risponde ai comportamenti dell’altro.

In questo quadro teorico, l'impotenza di coppia è una cosa che riguardala relazione fra i due partners, del cui mancato funzionamento sono responsabili entrambi.

Le impotenze di coppia rappresentano circa il 30% delle domande che pervengono negli studi professionali dei sessuologi ed è in aumento la domanda della coppia rispetto a quella individuale.

Il primo sintomo dell'impotenza di coppia è la mancanza di desiderio, che nell’uomo può essere seguita dalla disfunzione erettile, oppure dal riacutizzarsi di un’ eiaculazione precoce giovanile. Il risultato porta ad una diminuzione dei rapporti, alla comparsa del vaginismo nella donna e alla ripresa della masturbazione, quasi come espressione di riappropriazione della propria sessualità.

In genere il portatore del sintomo, colui che si reca nello studio del sessuologo, è la figura passiva, quella che contiene all’eccesso le proprie rabbie, le ansie, i conflitti: si presenta come ‘buono’, ‘comprensivo’, che lascia all’altro le aggressioni verbali o di fatto. Alla fine questo soggetto non ce la fa più ed esplode.

Spesso dietro una difficoltà di coppia vi è anche una ostilità di coppia : l’aggressività si esprime soprattutto nella sessualità, attraverso comportamenti sado-masochistici, oppure attraverso il tradimento, che assume la connotazione di un’ulteriore aggressione dell’altro.  

La terapia di coppia in questi casi deve anzitutto mirare ad un miglioramento della comunicazione, cercando di spostare le manifestazioni aggressive dall’area della sessualità alle altre aree. 

Un’altra forma di impotenza di coppia è quella dei ‘matrimoni bianchi’, dove cioè non ci sono rapporti sessuali. Queste unioni si basano su un’alleanza di coppia : ad esempio, lei pensa che gli uomini siano tutti uguali e tutti mascalzoni, che vogliono solo ‘quella cosa lì’; lui è un tipo rispettoso, che non allunga le mani. Lui si trova bene con lei perché non ha eccessive richieste sessuali, lei si sente compresa e rispettata. Questa alleanza, questa complicità è la garanzia per non dover provare all’altro di ‘essere capace di’. In genere le due persone condividono una morale religiosa. Il meccanismo è quello della negazione, dove massicciamente si nega di avere problemi e si resta soddisfatti del solo petting, che impedisce di vedere una realtà che causa dolore. In genere questo tipo di problema viene proposto agli operatori dopo diversi anni di matrimonio. Una terapia di 3-6 mesi è in genere risolutiva.

Infine, c’è la patologia di uno dei due, che poi si allarga alla coppia. Per l’altro partner si tratta di una impotenza secondaria, perché la patologia è nata all’esterno, ma poi si è trasferita all’interno della coppia.

Se uno dei due partners ha la malaugurata idea di mettersi a fare il 'terapeuta di coppia' e l’altro accetta di farsi ‘curare’, la coppia entra in seria crisi, dalla quale risulta difficile uscire.
Prima di mettersi in questa condizione dunque, conviene andare da un terapeuta 'vero', esterno alla coppia.
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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