|
Per diagnosticare
un’impotenza di coppia, come insegna la psicologia ‘sistemica’, bisogna
anzitutto evitare di prendere in considerazione i semplici rapporti
lineari fra cause ed effetti, ma riferirsi piuttosto alle reazioni
circolari.
Gli eventi nella vita di una coppia infatti non derivano meccanicamente
uno dall’altro, ma sono tutti in relazione fra loro. Ciò significa che
in una coppia non ci saranno comportamenti specifici attribuibili
all’uno o all’altro, ma che ogni membro della coppia assume un
comportamento che in parte gli è proprio ed in parte risponde ai
comportamenti dell’altro.
In questo quadro teorico, l'impotenza di coppia è una cosa che
riguardala relazione fra i due partners, del cui mancato funzionamento
sono responsabili entrambi.
Le impotenze di coppia
rappresentano circa il 30% delle domande che pervengono negli studi
professionali dei sessuologi ed è in aumento la domanda della coppia
rispetto a quella individuale.
Il primo sintomo
dell'impotenza di coppia è la mancanza di desiderio, che nell’uomo può
essere seguita dalla disfunzione erettile, oppure dal riacutizzarsi di
un’ eiaculazione precoce giovanile. Il risultato porta ad una
diminuzione dei rapporti, alla comparsa del vaginismo nella donna e alla
ripresa della masturbazione, quasi come espressione di riappropriazione
della propria sessualità.
In genere il portatore
del sintomo, colui che si reca nello studio del sessuologo, è la figura
passiva, quella che contiene all’eccesso le proprie rabbie, le ansie, i
conflitti: si presenta come ‘buono’, ‘comprensivo’, che lascia all’altro
le aggressioni verbali o di fatto. Alla fine questo soggetto non ce la
fa più ed esplode.
Spesso dietro una
difficoltà di coppia vi è anche una ostilità di coppia : l’aggressività
si esprime soprattutto nella sessualità, attraverso comportamenti
sado-masochistici, oppure attraverso il tradimento, che assume la
connotazione di un’ulteriore aggressione dell’altro.
La terapia di coppia in
questi casi deve anzitutto mirare ad un miglioramento della
comunicazione, cercando di spostare le manifestazioni aggressive
dall’area della sessualità alle altre aree.
Un’altra forma di
impotenza di coppia è quella dei ‘matrimoni bianchi’, dove cioè non ci
sono rapporti sessuali. Queste unioni si basano su un’alleanza di coppia
: ad esempio, lei pensa che gli uomini siano tutti uguali e tutti
mascalzoni, che vogliono solo ‘quella cosa lì’; lui è un tipo
rispettoso, che non allunga le mani. Lui si trova bene con lei perché
non ha eccessive richieste sessuali, lei si sente compresa e rispettata.
Questa alleanza, questa complicità è la garanzia per non dover provare
all’altro di ‘essere capace di’. In genere le due persone condividono
una morale religiosa. Il meccanismo è quello della negazione, dove
massicciamente si nega di avere problemi e si resta soddisfatti del solo
petting, che impedisce di vedere una realtà che causa dolore. In genere
questo tipo di problema viene proposto agli operatori dopo diversi anni
di matrimonio. Una terapia di 3-6 mesi è in genere risolutiva.
Infine, c’è la
patologia di uno dei due, che poi si allarga alla coppia. Per l’altro
partner si tratta di una impotenza secondaria, perché la patologia è
nata all’esterno, ma poi si è trasferita all’interno della coppia.
Se uno dei due partners ha la malaugurata idea di mettersi a fare il
'terapeuta di coppia' e l’altro accetta di farsi ‘curare’, la coppia
entra in seria crisi, dalla quale risulta difficile uscire.
Prima di mettersi in questa condizione dunque, conviene andare da un
terapeuta 'vero', esterno alla coppia.
|