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Separazioni e divorzi

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Dr. Giuliana Proietti


Prima del ventesimo secolo in Europa, e in minor misura anche negli Stati Uniti, i tassi di separazione legale e di divorzio erano relativamente modesti : del resto a quel tempo non ci si sposava per amore, ma per un alleanza fra famiglie, per interesse ecc., per cui motivi per divorziare dal coniuge ce n'erano ben pochi.

Se il matrimonio non finiva con la morte di uno dei due partners, poteva finire con una separazione di fatto, che non implicava più il dovere di convivenza, ma precludeva comunque la possibilità di accedere a nuove nozze.

La vera novità dei nostri tempi dunque non è la separazione, ma il divorzio, che permette alle persone di potersi risposare, anche più volte nella vita.

Nella cultura Islamica il problema non si è mai posto e non si pone per l'uomo, che può sciogliere il matrimonio a suo piacere affermando questa sua volontà di fronte a dei testimoni. Dice del resto il Corano: "gli uomini sono preposti alle donne perché Dio ha prescelto alcuni esseri sugli altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle".

In Occidente invece a dettare le regole del matrimonio è stata la religione cristiana, che considera l'unione matrimoniale sacra e indissolubile, in quanto voluta da Dio. La Chiesa cattolica in realtà si è sempre occupata, nei suoi Tribunali Ecclesiastici, di separazioni (definite "annullamenti", ovvero matrimoni "nulli" in quanto viziati all’origine), ma non di divorzi: il divorzio infatti, con l'implicito diritto al nuovo matrimonio, non è mai stata un'opzione praticabile per le coppie cattoliche.

Diversa la situazione nei Paesi cristiani protestanti: dopo la Riforma di Lutero, il matrimonio ha cominciato ad essere considerato solo come un semplice contratto civile, per cui le leggi sul divorzio e sulle nuove nozze si sono fatte, in quesi Paesi, sempre più liberali e secolarizzate.

L’introduzione del divorzio nell’ordinamento giudiziario italiano arrivò solo nel 1970: la legge 898 fu approvata in via definitiva dalla Camera il primo dicembre 1970, con 319 voti favorevoli e 286 contrari. Contro questa legge fu istituito un referendum, che si tenne il 12 e 13 maggio 1974: i 33 milioni votanti espressero la volontà di mantenere la legge del divorzio. La percentuale a favore dei NO , cioè contrari all'abrogazione della legge sul divorzio fu del 59,1% mentre quella dei SI all'abrogazione del 40,9%. Votarono l'88.1% degli aventi diritto, una cifra che testimonia la partecipazione popolare a questo problema. Per la cronaca, in quel referendum la Val d’Aosta fu la regione italiana più "divorzista", con il 75,1%, dei voti favorevoli al divorzio, mentre la regione più attaccata alla tradizione fu il Molise, con solamente il 40% dei votanti che si espressero in modo da poter mantenere in Italia la legge sul divorzio.

Le ragioni che hanno imposto la necessità del divorzio nella società moderna sono molteplici. Anzitutto l'allungamento dell'attesa di vita: una volta ci si sposava a venti anni, ma a quaranta-cinquanta si moriva e dunque i matrimoni venivano interrotti da eventi naturali. Le donne ad esempio morivano frequentemente di parto, giovani o giovanissime, ed i vedovi potevano tranquillamente risposarsi. Poi c'era un minore benessere materiale (la donna non lavorava e non era indipendente economicamente dal marito); c'era meno cultura e per questo la società civile era ancora molto influenzata dalle norme e dai divieti espressi dalle gerarchie ecclesiastiche.

Oggi il matrimonio si è profondamente trasformato, perché non rappresenta più un rito di passaggio da un genere di vita ad un'altra: poiché sempre più di frequente esso è preceduto da una convivenza o dalla nascita dei figli, possiamo dire che il matrimonio moderno è orami diventato un rito di conferma, per ottenere un riconoscimento sociale della coppia. Ciò nonostante i matrimoni continuano ad essere molto instabili e le separazioni e i divorzi continuano ad aumentare (vedi dati Istat, riportati in fondo).

Un'altra differenza fondamentale con il passato è che una volta l'idea del matrimonio era concentrata sui figli nati dall'unione di due partners e dunque sulla famiglia: oggi si vuole essere soprattutto ed anzitutto coppia, prima che famiglia e dunque se l'unica ragione per cui ci si è sposati è l'amore, e l'amore è finito, le persone si sentono in diritto, se non in dovere, verso sé stesse, di sciogliere il vincolo matrimoniale.

Questo non significa che il bene dei figli non venga più preso in considerazione: c'è piuttosto la convinzione diffusa che per i figli sia meglio una separazione dei genitori piuttosto che la costrizione a vivere in un ambiente familiare in continuo conflitto.

Qualche dato statistico (Dati Istat Maggio 2007)

Il numero di matrimoni (250.979 rilevati nel 2005,) è in diminuzione dal 1972, anno
in cui si sono registrati poco meno di 419 mila matrimoni. Il tasso di nuzialità è pari oggi a 4,3 matrimoni ogni 1.000 abitanti. È cresciuta sia l’età al primo matrimonio delle donne (30) che degli uomini (32), 4 anni in più dell’età media dei loro genitori.

La quota dei matrimoni successivi al primo è in aumento e si è attestata sul 12,2% (rispetto all’8,3% del 1995 ), mentre quella dei matrimoni religiosi è in diminuzione (67,6%, era l’80% nel 1995). Cresce la quota di coppie che non scelgono la comunione dei beni (56%) al momento del matrimonio (rispetto al 40,9% del 1995).

Il Sud presenta ancora un tasso di nuzialità più alto e una età al matrimonio più bassa. Più elevata la quota di secondi matrimoni al Nord, mentre il Sud continua a presentare più matrimoni religiosi e una quota maggioritaria di coppie in comunione di beni.

Le separazioni ed i divorzi sono in crescita. Per fare un esempio: le separazioni legali nel 2004 sono state 83.179 (erano 52.3232 nel 1995), i divorzi 45.097 (27.038 nel 1995). L’età alla
separazione per gli uomini è 43 anni, per le donne è 40 anni; l’età al divorzio è 45 anni per gli uomini e 41 per le donne. Il tasso di separazione è pari a 283 separazioni ogni 100.000 coniugati.

I minori coinvolti nelle separazioni sono stati 64.292 nel 2004. L’83,2% è stato affidato alla madre, il 3,6% al padre e il 12,7% ad ambedue. Il numero di separati, divorziati e separati di fatto è 2 milioni 635 mila . Di questi il 53,6% degli uomini vive da single e il 16,1% in coppia, mentre il 47,4% delle donne vive sola con i figli e l’11,4% in coppia.

Le famiglie sono sempre più piccole per il calo della fecondità, l’aumento dell’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’instabilità matrimoniale. Le famiglie di uno o due componenti sono il 53,3% del totale (22.907.000). In particolare il 26,1% sono persone sole, il 27,2% ha 2 componenti, il 21,8% ne ha 3, il 18,4% ne ha 4 e solo il 6,5% ne ha 5 o più. Crescono le persone sole (in dieci anni passano da 4 milioni 200 mila a 5 milioni 900 mila) e le coppie senza figli (da 4 milioni 500 mila nel 1995-1996 a 5 milioni 100 mila nel 2005-2006), diminuiscono in dieci anni le coppie con figli, che passano da 10 milioni 100 mila a 9 milioni 600 mila.
Le coppie con figli sono più diffuse nel Sud del Paese e in particolare in Campania, quelle senza figli nel Centro Nord. Le famiglie estese continuano ad essere più presenti in alcune regioni del Centro e del Nord Est.

Fonte dei dati: ISTAT, Maggio 2007


 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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