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Violenza coniugale

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di Giuliana Proietti


La violenza coniugale (o domestica) ha luogo quando un membro della coppia tenta di dominare l'altro, attraverso varie forme di violenza, fisica o psicologica.

E' un fenomeno che si riscontra in tutte le culture e che, seppure molto più raramente, viene perpetrata anche a danno dei soggetti maschili.

Se le violenze non sono gravissime o sono comunque sopportabili, la vittima spesso sceglie di subire in silenzio, per non compromettere la rispettabilità sociale del/della partner o l'onorabilità della propria famiglia.

La famiglia infatti è, da sempre, la forma di rappresentazione più importante dell'ordine sociale, una sorta di santuario simbolico dei valori e dell’onore: buttare fango sulla propria famiglia potrebbe avere ricadute sugli aspetti lavorativi, economici, sociali, relazionali, o sui propri figli. Dunque è molto frequente che chi subisce i maltrattamenti in ambito domestico decida di non mettere a repentaglio l'ordine familiare e la sua onorabilità, per salvare almeno le apparenze.

Oggi si parla molto più spesso di quanto avveniva un tempo dei casi di 'violenza intraconiugale': per questo essi possono sembrare moltiplicati rispetto a quanto accadeva nel passato (In ogni caso si stima che diventi di pubblico dominio solo un caso di violenza familiare ogni quattro).

La violenza domestica si esprime in varie forme: violenza fisica, abusi sessuali, abusi psicologici, intimidazioni, deprivazione economica.

Ci sono anche forme di violenza indiretta: ad esempio quando si rubano o si distruggono oggetti che appartengono al/alla partner, o si fa del male a persone a lui/lei legate da vincoli familiari o di amicizia, oppure si fa violenza ai suoi animali domestici.

La violenza verbale riguarda scenate a voce alta, in pubblico o in privato, insulti di ogni genere, specie riferentisi alla famiglia della vittima. Questo è un elemento fondamentale della violenza psicologica: isolare la vittima dal suo gruppo familiare, impedendole di vedere amici o conoscenti, sabotando qualsiasi attività relazionale da essa intrapresa, metterla in ridicolo o in imbarazzo di fronte agli altri, umiliarla e negarle la possibilità di gestire il proprio denaro.

Dal punto di vista economico infatti, la vittima viene costretta a chiedere una sorta di elemosina, la quale viene concessa sempre in misura minore di quella attesa. La violenza economica si basa sul ricatto: il marito non manda a lavorare la moglie per non farle avere del denaro personale, il che significa impedirle di avere una sua autonomia e la possibilità di gestirsi. Se lei decide comunque di trovarsi un lavoro, lui le crea tali e tanti disturbi di fronte ai colleghi, che la moglie, per non sentirsi umiliata in pubblico, finisce per licenziarsi.

La violenza psicologica porta la persona alla disistima più totale, fino a farla arrivare al punto di non riuscire più, con le sole parole, a spiegare che cosa veramente prova, il suo stato di profonda umiliazione e di annullamento della sua personalità. Questi forti sentimenti autosvalutativi, instillati in tanti anni di violenze e soprusi, possono poi portare la vittima, paradossalmente, a giustificare il suo aggressore.

Ovviamente chi mette in atto tali violenze soffre, a sua volta, di disturbi psicologici: si tratta infatti di personalità borderline o paranoiche. Spesso alla base di questi comportamenti vi è un'autostima molto scarsa, sentimenti di inadeguatezza, timidezza cronica, ecc.

Anche i fattori socio-culturali hanno la loro influenza, come ad esempio lo stress lavorativo o la povertà. A volte la violenza sul partner fa parte della cultura familiare ed è così trasmessa di generazione in generazione.

La sessualità è anch'essa uno strumento di dominio e di sottomissione. Da qui rapporti sessuali forzati, stupri, incesti, ecc.

Di solito tuttavia, la violenza domestica non è mai l'unica: quando c'è un problema di questo genere, vi possono essere altre forme di violenza che vengono praticate, anche fuori della famiglia.

La vittima si ammala tipicamente di depressione, disturbi alimentari, abuso di alcol o droghe.

Che fare in caso di violenza domestica?

La strada giuridica purtroppo non sempre è risolutiva: spesso è perfino dannosa, se si pensa che nel 50% dei casi ci sia remissione di querela e che, nell’altro 50%, solo il 15% dei soggetti denunciati venga condannato.

In ogni caso, anche restare passivi non è una soluzione: al contrario, questo produrrà solo l'aumento e l'intensificazione delle violenze.

- Non lasciarsi influenzare dai giudizi negativi espressi nei confronti della propria persona e della propria famiglia;

- Non isolarsi, non rinunciare alle proprie amicizie;

- In caso di ferite o lividi non curarsi da soli: farsi vedere dal medico curante, andare al Pronto Soccorso;

- Nei casi più gravi chiamare il 113 o rivolgersi ad una associazione che si occupa del problema o ad una casa di accoglienza per donne maltrattate.

Di case di questo genere per uomini che subiscono violenza domestica dalle mogli o 'telefoni celesti' non ne esistono, o ce ne sono davvero pochini. Facile capire perché.

 
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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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