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Il
Carnevale trova le sue radici nelle antiche feste romane dei
Saturnali, che si svolgevano ogni anno fra dicembre e marzo, in onore
del dio Saturno.
Questi festeggiamenti si svolgevano durante il riposo dai lavori
agricoli e rappresentavano quindi la temporanea liberazione dalle
fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni
morali.
In questo periodo dell’anno, gli schiavi potevano trattare i loro
padroni da pari a pari e persino rinfacciare loro vizi e difetti ed
insultarli. Non si trattava in verità di una pausa di democrazia in
un regime oligarchico ed esclusivo: semplicemente per un certo periodo
dell’anno era consentita la satira, nella quale si divertivano anche
i potenti.
Nei grandi banchetti che venivano allestiti era consentita la
partecipazione di tutti, indipendentemente dalla loro estrazione
sociale e culturale; c’erano spettacoli, si ballava, si mangiava e
beveva (e a quell’epoca non sempre accadeva tutti i giorni….) ed
infine, si poteva giocare d’azzardo o concedersi trasgressioni
erotiche.
A
partire dal basso Medioevo, il mondo cristiano ha trasformato la festa
pagana del Carnevale in un momento di consentita trasgressione
precedente la penitenza quaresimale, che rappresentava una sorta di
ramadan cattolico pre-pasquale (l’etimologia della parola
‘Carnevale’ potrebbe infatti derivare dal latino “carnem
levare”, con riferimento a ciò che segue il carnevale, o
semplicemente dal saluto – Vale ! – dato alla carne prima dell’inizio dei quaranta giorni
di magro).
L’essenza
del Carnevale è quella dell’abbondanza, del rilassamento dei
costumi, il mascheramento come rappresentazione dell’alterità
(ovvero essere persone diverse da ciò che si è normalmente nella
vita). Alcuni tipi di mascheramento (come le maschere bianche,
veneziane) esprimono l’irruzione del mondo dei morti, attraverso le
maschere, in quello dei vivi, in una sorta di mondo alla rovescia dove
non ci sono più regole definite ed ognuno ha l’occasione di giocare
ruoli diversi.
Il Carnevale rappresenta insomma una sorta di rivoluzione, dove a
ciascuno viene data la possibilità di assumere comportamenti
licenziosi, abusare dei piaceri della carne (in tutti i sensi),
travestirsi da quello che non si è e sicuramente nella vita non si
sarà mai.
Tutto questo è consentito solamente perché, in questo
apparente caos dove non esistono più regole, tutto è invece regolato
da norme rigidissime, che segnano l'inizio del Carnevale, ma
soprattutto la fine, che non ammette licenze o deroghe (tranne quella
ambrosiana), in quanto determinata dal calendario ecclesiale e
coincidente con un periodo di assoluta austerità per i cristiani,
dovuta al ricordo dei quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto,
prima della sua crocifissione.
Se
la festa del Carnevale, molto sentita dalla tradizione popolare, si è
tramandata più o meno in questo modo per secoli, negli ultimi
cinquanta anni essa è molto cambiata.
I divertimenti del terzo
millennio infatti non sono più tanto ‘grassi’ e per divertirsi
non basta più semplicemente mangiare, bere e mascherarsi per sembrare
a sé stessi quello che non si è:
i piaceri sono diventati molto più raffinati ed accanto a
balli, mascherate e divertimenti vari della tradizione, ci sono i
viaggi, magari esotici, o settimane bianche, alla ricerca di
sensazioni insolite; i mascheramenti non sono più fatti con stracci,
abiti smessi o vestiti di altri, tanto per rendersi ridicoli e
divertirsi divertendo, ma hanno sempre più un taglio sartoriale di
primissima qualità, con utilizzo di tessuti pregiati ed accessori
d'epoca.
Lo stesso gusto del travestimento sta
cambiando in favore di personaggi e tradizioni che non appartengono
alla nostra tradizione, come quella anglosassone di Halloween, fatta
di streghe, mostri e zombie. Se andate ad una festicciola di bambini
oggi non troverete fate, maghi, personaggi dei fumetti o della
tradizione, ma troverete tanti piccoli Dracula, mostri paurosi e
bambine truccate come attraenti streghette nere.
Senza
le rinunce e le penitenze quaresimali, che davano una ragione ed un
senso al Carnevale, abolite dalla Chiesa Cattolica nel Concilio
Vaticano secondo, questa festa non rappresenta più un’occasione
unica di divertimento, essendo ormai l’anno cadenzato da una serie
di ‘martedì grassi’.
Tutto quello che si poteva dire ai potenti nel periodo di Carnevale,
mascherandosi e fingendosi pazzi per non doverne pagare le conseguenze
oggi, attraverso la satira, lo si dice tutto l’anno, al punto che ci
sarebbe da chiedersi se a prendere in giro siano gli autori di satira,
specie televisiva e gli spettatori, con le loro risate e gli applausi,
oppure gli stessi potenti che, ridendo compiaciuti di sé stessi,
portano così il consenso laddove forse non ci sarebbe.
E
allora ben venga il Carnevale, tutti gli anni, anche per farci capire
come cambia il mondo, come cambiamo tutti i noi, ma come, in fondo,
sulle cose fondamentali, resti tutto uguale…
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