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Carnevale

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di Giuliana Proietti

Il Carnevale trova le sue radici nelle antiche feste romane dei Saturnali, che si svolgevano ogni anno fra dicembre e marzo, in onore del dio Saturno. 

Questi festeggiamenti si svolgevano durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano quindi la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali.  

 In questo periodo dell’anno, gli schiavi potevano trattare i loro padroni da pari a pari e persino rinfacciare loro vizi e difetti ed insultarli. Non si trattava in verità di una pausa di democrazia in un regime oligarchico ed esclusivo: semplicemente per un certo periodo dell’anno era consentita la satira, nella quale si divertivano anche i potenti.

Nei grandi banchetti che venivano allestiti era consentita la partecipazione di tutti, indipendentemente dalla loro estrazione sociale e culturale; c’erano spettacoli, si ballava, si mangiava e beveva (e a quell’epoca non sempre accadeva tutti i giorni….) ed infine, si poteva giocare d’azzardo o concedersi trasgressioni erotiche.

A partire dal basso Medioevo, il mondo cristiano ha trasformato la festa pagana del Carnevale in un momento di consentita trasgressione precedente la penitenza quaresimale, che rappresentava una sorta di ramadan cattolico pre-pasquale (l’etimologia della parola ‘Carnevale’ potrebbe infatti derivare dal latino “carnem levare”, con riferimento a ciò che segue il carnevale, o semplicemente dal saluto – Vale ! – dato alla carne prima dell’inizio dei quaranta giorni di magro).

L’essenza del Carnevale è quella dell’abbondanza, del rilassamento dei costumi, il mascheramento come rappresentazione dell’alterità (ovvero essere persone diverse da ciò che si è normalmente nella vita). Alcuni tipi di mascheramento (come le maschere bianche, veneziane) esprimono l’irruzione del mondo dei morti, attraverso le maschere, in quello dei vivi, in una sorta di mondo alla rovescia dove non ci sono più regole definite ed ognuno ha l’occasione di giocare ruoli diversi. 

Il Carnevale rappresenta insomma una sorta di rivoluzione, dove a ciascuno viene data la possibilità di assumere comportamenti licenziosi, abusare dei piaceri della carne (in tutti i sensi), travestirsi da quello che non si è e sicuramente nella vita non si sarà mai.

Tutto questo è consentito solamente perché, in questo apparente caos dove non esistono più regole, tutto è invece regolato da norme rigidissime, che segnano l'inizio del Carnevale, ma soprattutto la fine, che non ammette licenze o deroghe (tranne quella ambrosiana), in quanto determinata dal calendario ecclesiale e coincidente con un periodo di assoluta austerità per i cristiani, dovuta al ricordo dei quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto, prima della sua crocifissione.

Se la festa del Carnevale, molto sentita dalla tradizione popolare, si è tramandata più o meno in questo modo per secoli, negli ultimi cinquanta anni essa è molto cambiata.

I divertimenti del terzo millennio infatti non sono più tanto ‘grassi’ e per divertirsi non basta più semplicemente mangiare, bere e mascherarsi per sembrare a sé stessi quello che non si è:  i piaceri sono diventati molto più raffinati ed accanto a balli, mascherate e divertimenti vari della tradizione, ci sono i viaggi, magari esotici, o settimane bianche, alla ricerca di sensazioni insolite; i mascheramenti non sono più fatti con stracci, abiti smessi o vestiti di altri, tanto per rendersi ridicoli e divertirsi divertendo, ma hanno sempre più un taglio sartoriale di primissima qualità, con utilizzo di tessuti pregiati ed accessori d'epoca.

Lo stesso gusto del travestimento sta cambiando in favore di personaggi e tradizioni che non appartengono alla nostra tradizione, come quella anglosassone di Halloween, fatta di streghe, mostri e zombie. Se andate ad una festicciola di bambini oggi non troverete fate, maghi, personaggi dei fumetti o della tradizione, ma troverete tanti piccoli Dracula, mostri paurosi e bambine truccate come attraenti streghette nere.

Senza le rinunce e le penitenze quaresimali, che davano una ragione ed un senso al Carnevale, abolite dalla Chiesa Cattolica nel Concilio Vaticano secondo, questa festa non rappresenta più un’occasione unica di divertimento, essendo ormai l’anno cadenzato da una serie di ‘martedì grassi’.

Tutto quello che si poteva dire ai potenti nel periodo di Carnevale, mascherandosi e fingendosi pazzi per non doverne pagare le conseguenze oggi, attraverso la satira, lo si dice tutto l’anno, al punto che ci sarebbe da chiedersi se a prendere in giro siano gli autori di satira, specie televisiva e gli spettatori, con le loro risate e gli applausi, oppure gli stessi potenti che, ridendo compiaciuti di sé stessi, portano così il consenso laddove forse non ci sarebbe.

E allora ben venga il Carnevale, tutti gli anni, anche per farci capire come cambia il mondo, come cambiamo tutti i noi, ma come, in fondo, sulle cose fondamentali, resti tutto uguale…
 

 Psicolinea.it © Apr. 2010

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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