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Cos'è, davvero, la vacanza? E' un periodo
atteso, generalmente durante la bella stagione, in cui ci si assenta
dal lavoro e ci si dedica unicamente al riposo e agli svaghi.
La vacanza è anzitutto un piacere lecito; dunque niente rimorsi,
rimpianti, fastidiosi sensi di colpa per chi decide di fuggire, di
andarsene.
La fuga dal proprio mondo consente di liberarsi completamente di tutti
i problemi: dalla routine quotidiana, al maledetto suono della
sveglia, dalle frequentazioni sociali non sempre gradite, ai compiti
gravosi e stressanti richiesti dal proprio lavoro.
Più si avvicina il periodo delle ferie, più le persone si sentono
depresse, stanche, irritabili, prive di energia. Non a caso, prima del
periodo di vacanze non succede mai nulla: tutto viene rimandato,
posposto. Al ritorno, tutto potrà essere rimesso in discussione, ma
prima delle vacanze non sembra proprio il caso...
Con le valigie da completare, le piante da annaffiare, il gas da
chiudere, il portiere da avvisare, si raggiunge forse il massimo del
malessere nei giorni che precedono la vacanza, tanto che molti
arrivano a dire che avrebbero preferito non partire, in modo da non
aggiungere stress a stress.
Poi c'è il problema del distacco. Delegare questioni delicate,
abbandonare, seppure temporaneamente i propri affetti, siano essi
persone, animali o cose, non è sempre facile.
Poi, finalmente la vacanza vera e propria arriva, balsamica e
ristoratrice, ed improvvisamente si cominciano ad allentare tutte le
tensioni, ci si rilassa e si comincia a dedicarsi ai propri piaceri.
Poiché la vacanza è sempre, in qualche modo, una risposta ai propri
bisogni interiori, ai propri desideri di autorealizzazione, si può
dire che essa sia in grado di spiegare molto di chi la sceglie: il
tipo di personalità, il tono dell'umore, gli interessi.
C’è infatti chi opta per la classica vacanza in una località di mare,
in tutto prevedibile e dunque non ansiogena, dove il piacere viene
dalla possibilità di riposare, di godersi un cibo sano, dal gusto
differente, passeggiate al sole, bagni di mare (se non vi sono alghe e
inquinamento) e feste di piazza o sagre di paese: il ritmo è scandito
da abitudini semplici, che vengono rapidamente a sostituire le
precedenti e che donano tranquillità allo spirito e tregua ai tormenti
interiori (per chi ce li ha).
Tranquilla, ma solo in apparenza è invece la vacanza ‘di ricerca’,
dove il viaggio è più interiore che fisico, anche se si raggiungono
mete lontanissime: questo tipo di vacanza è un cammino all’interno di
sé stessi, alla continua ricerca di conoscenze e saggezza, allo scopo
di migliorarsi, di crescere come persone. Quello che si cerca è il
rilassamento profondo, tecniche di meditazione, trattamenti con
medicine alternative o orientali, yoga, viaggi sciamanici volti al
‘risveglio’ delle energie sopite. In questo caso ci si può ritrovare a
trascorrere le vacanze in un ashram indiano o in un monastero buddista
o in luogo di ritiro e meditazione francescano.
Molto spirtitual-chic è la vacanza in un faro abbandonato, in una
vecchia cappella di preghiera. Per esorcizzare le proprie paure, in
particolare quella di morire, si può scegliere una vacanza all’insegna
dell’avventura. Andarsene via dalla pazza folla, magari a bordo di un
catamarano o di un caicco turco, o perfino con una banale barca a
vela: quello che si cerca in questo caso è il proprio limite fisico,
la sensazione inebriante di essere soli in balìa delle forze della
natura, da domare e sconfiggere, oppure da capire e rispettare per
sfruttarle a proprio favore e non esserne sopraffatti.
Ciò che se ne ricava è un brivido di onnipotenza la dimostrazione di
saper badare a sé stessi, anche quando si è soli contro tutto.
Sensazioni simili le si possono ricavare con gli sport estremi, tipo
il rafting, il jumping, il parapendio: anche questi sono dei modi per
regalarsi una scossa, con un ‘tremo, ergo sum’.
Diversa la scelta della vacanza a cinque stelle: alberghi ‘vista mare’
a 360 gradi, crociere fantastiche, villaggi turistici da sogno. Tutto
perfetto, tutto organizzato. In questi luoghi di vacanza si dimentica
il mondo che c'è fuori. Abbiamo stuoli di efficienti camerieri,
servizievoli portieri d'albergo, simpatici e disponibili animatori,
tutti con un unico obiettivo in testa: farci divertire. E noi
effettivamente ci divertiamo e intanto ci sentiamo veramente felici,
dimenticando velocemente la nostra quotidianità (salvo poi ritrovarsi
a piangere in una vasca da bagno, al ritorno a casa, come vuole una
famosa pubblicità!).
Tutt’altro genere di vacanza è invece quella che sembra tratta dal
libro delle fiabe, ambientata in castelli quattrocenteschi, riadattati
con poche ed elegantissime suites, gestiti da padroni di casa nobili
ma squattrinati, che hanno deciso di guadagnarsi da vivere accettando
di condividere con ospiti paganti il rito dell’aperitivo o della prima
colazione, servita rigorosamente in giardino, all’ombra di qualche
antica torre. Questo genere di vita irreale, fantastica, legata ai
sogni più che ai desideri, serve per tornare bambini, soddisfacendo le
aspirazioni irrealizzabili dell'infanzia e consolandosi del proprio
differente destino, attraverso la sensazione di poter godere, almeno
per qualche giorno, di qualche aristocratico privilegio.
Infine, precisa come un orologio svizzero, la nostra vacanza finisce.
Dopo aver conosciuto maghe, ciclopi e sirene l'Ulisse che è dentro di
noi desidera ritornare finalmente alla sua Itaca. In vacanza ci siamo
sentiti degli eroi, ora vogliamo tornare ad essere semplici uomini e
donne, rivivere la nostra 'normalità'.
Si dice che in fondo si parte proprio per questo: per poter ritrovare
le proprie cose ed i propri affetti, per scoprire quanto essi siano
migliori di tutto quello che è lontano e dal sapore esotico.
E mentre la mente è ancora affollata di bei ricordi, immagini,
emozioni, risate si prova a rendere gli altri partecipi delle proprie
recenti esperienze, dei propri vissuti vacanzieri, ma questo momento,
tanto atteso, è spesso deludente.
Il più delle volte infatti è difficile trovare un orecchio attento per
più di cinque-dieci minuti. (Ovviamente anche noi ci comportiamo così
quando sono gli altri a tornare dalle vacanze, anche se non sempre ce
ne rendiamo pienamente conto...).
In genere il replay della nostra vacanza ad uso degli amici e dei
parenti viene presto interrotto dalla comunicazione, da parte
dell'interlocutore, di qualche notizia capace di riportare bruscamente
il vacanziere alla realtà quotidiana, infrangendo l’incantesimo: sai,
mentre tu non c'eri, è morto Tizio, Caio ha perso il lavoro, Sempronio
ha lasciato la moglie…
Fine della vacanza !
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