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Il fascino della vacanza

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DIMMI DOVE VAI E TI DIRO' CHI SEI


di Giuliana Proietti

Cos'è, davvero, la vacanza? E' un periodo atteso, generalmente durante la bella stagione, in cui ci si assenta dal lavoro e ci si dedica unicamente al riposo e agli svaghi.

La vacanza è anzitutto un piacere lecito; dunque niente rimorsi, rimpianti, fastidiosi sensi di colpa per chi decide di fuggire, di andarsene.

La fuga dal proprio mondo consente di liberarsi completamente di tutti i problemi: dalla routine quotidiana, al maledetto suono della sveglia, dalle frequentazioni sociali non sempre gradite, ai compiti gravosi e stressanti richiesti dal proprio lavoro.

Più si avvicina il periodo delle ferie, più le persone si sentono depresse, stanche, irritabili, prive di energia. Non a caso, prima del periodo di vacanze non succede mai nulla: tutto viene rimandato, posposto. Al ritorno, tutto potrà essere rimesso in discussione, ma prima delle vacanze non sembra proprio il caso...

Con le valigie da completare, le piante da annaffiare, il gas da chiudere, il portiere da avvisare, si raggiunge forse il massimo del malessere nei giorni che precedono la vacanza, tanto che molti arrivano a dire che avrebbero preferito non partire, in modo da non aggiungere stress a stress.

Poi c'è il problema del distacco. Delegare questioni delicate, abbandonare, seppure temporaneamente i propri affetti, siano essi persone, animali o cose, non è sempre facile.

Poi, finalmente la vacanza vera e propria arriva, balsamica e ristoratrice, ed improvvisamente si cominciano ad allentare tutte le tensioni, ci si rilassa e si comincia a dedicarsi ai propri piaceri.

Poiché la vacanza è sempre, in qualche modo, una risposta ai propri bisogni interiori, ai propri desideri di autorealizzazione, si può dire che essa sia in grado di spiegare molto di chi la sceglie: il tipo di personalità, il tono dell'umore, gli interessi.

C’è infatti chi opta per la classica vacanza in una località di mare, in tutto prevedibile e dunque non ansiogena, dove il piacere viene dalla possibilità di riposare, di godersi un cibo sano, dal gusto differente, passeggiate al sole, bagni di mare (se non vi sono alghe e inquinamento) e feste di piazza o sagre di paese: il ritmo è scandito da abitudini semplici, che vengono rapidamente a sostituire le precedenti e che donano tranquillità allo spirito e tregua ai tormenti interiori (per chi ce li ha).

Tranquilla, ma solo in apparenza è invece la vacanza ‘di ricerca’, dove il viaggio è più interiore che fisico, anche se si raggiungono mete lontanissime: questo tipo di vacanza è un cammino all’interno di sé stessi, alla continua ricerca di conoscenze e saggezza, allo scopo di migliorarsi, di crescere come persone. Quello che si cerca è il rilassamento profondo, tecniche di meditazione, trattamenti con medicine alternative o orientali, yoga, viaggi sciamanici volti al ‘risveglio’ delle energie sopite. In questo caso ci si può ritrovare a trascorrere le vacanze in un ashram indiano o in un monastero buddista o in luogo di ritiro e meditazione francescano.

Molto spirtitual-chic è la vacanza in un faro abbandonato, in una vecchia cappella di preghiera. Per esorcizzare le proprie paure, in particolare quella di morire, si può scegliere una vacanza all’insegna dell’avventura. Andarsene via dalla pazza folla, magari a bordo di un catamarano o di un caicco turco, o perfino con una banale barca a vela: quello che si cerca in questo caso è il proprio limite fisico, la sensazione inebriante di essere soli in balìa delle forze della natura, da domare e sconfiggere, oppure da capire e rispettare per sfruttarle a proprio favore e non esserne sopraffatti.

Ciò che se ne ricava è un brivido di onnipotenza la dimostrazione di saper badare a sé stessi, anche quando si è soli contro tutto. Sensazioni simili le si possono ricavare con gli sport estremi, tipo il rafting, il jumping, il parapendio: anche questi sono dei modi per regalarsi una scossa, con un ‘tremo, ergo sum’.

Diversa la scelta della vacanza a cinque stelle: alberghi ‘vista mare’ a 360 gradi, crociere fantastiche, villaggi turistici da sogno. Tutto perfetto, tutto organizzato. In questi luoghi di vacanza si dimentica il mondo che c'è fuori. Abbiamo stuoli di efficienti camerieri, servizievoli portieri d'albergo, simpatici e disponibili animatori, tutti con un unico obiettivo in testa: farci divertire. E noi effettivamente ci divertiamo e intanto ci sentiamo veramente felici, dimenticando velocemente la nostra quotidianità (salvo poi ritrovarsi a piangere in una vasca da bagno, al ritorno a casa, come vuole una famosa pubblicità!).

Tutt’altro genere di vacanza è invece quella che sembra tratta dal libro delle fiabe, ambientata in castelli quattrocenteschi, riadattati con poche ed elegantissime suites, gestiti da padroni di casa nobili ma squattrinati, che hanno deciso di guadagnarsi da vivere accettando di condividere con ospiti paganti il rito dell’aperitivo o della prima colazione, servita rigorosamente in giardino, all’ombra di qualche antica torre. Questo genere di vita irreale, fantastica, legata ai sogni più che ai desideri, serve per tornare bambini, soddisfacendo le aspirazioni irrealizzabili dell'infanzia e consolandosi del proprio differente destino, attraverso la sensazione di poter godere, almeno per qualche giorno, di qualche aristocratico privilegio.

Infine, precisa come un orologio svizzero, la nostra vacanza finisce.

Dopo aver conosciuto maghe, ciclopi e sirene l'Ulisse che è dentro di noi desidera ritornare finalmente alla sua Itaca. In vacanza ci siamo sentiti degli eroi, ora vogliamo tornare ad essere semplici uomini e donne, rivivere la nostra 'normalità'.

Si dice che in fondo si parte proprio per questo: per poter ritrovare le proprie cose ed i propri affetti, per scoprire quanto essi siano migliori di tutto quello che è lontano e dal sapore esotico.

E mentre la mente è ancora affollata di bei ricordi, immagini, emozioni, risate si prova a rendere gli altri partecipi delle proprie recenti esperienze, dei propri vissuti vacanzieri, ma questo momento, tanto atteso, è spesso deludente.

Il più delle volte infatti è difficile trovare un orecchio attento per più di cinque-dieci minuti. (Ovviamente anche noi ci comportiamo così quando sono gli altri a tornare dalle vacanze, anche se non sempre ce ne rendiamo pienamente conto...).

In genere il replay della nostra vacanza ad uso degli amici e dei parenti viene presto interrotto dalla comunicazione, da parte dell'interlocutore, di qualche notizia capace di riportare bruscamente il vacanziere alla realtà quotidiana, infrangendo l’incantesimo: sai, mentre tu non c'eri, è morto Tizio, Caio ha perso il lavoro, Sempronio ha lasciato la moglie…
Fine della vacanza !

 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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