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La
prostituzione maschile eterosessuale è una novità: il fenomeno
infatti è diventato abbastanza consistente a partire dagli anni
novanta. Fino a quel periodo si conosceva la prostituzione
maschile, ma era quasi sempre di matrice transessuale ed in ogni caso
rivolta ad una fruizione maschile.
Vi
era poi il caso del gigolò (dal francese, con il significato di 'ballerino')
che era però un mantenuto, una persona con la quale una donna
allacciava una relazione non occasionale, che poteva durare anche
anni, nella quale le prestazioni sessuali di lui venivano ricambiate
con costosi regali di lei.
Il
fenomeno della prostituzione 'eterosessuale' maschile, nel quale la
donna paga un uomo in cambio di una prestazione sessuale occasionale
è un fenomeno del tutto nuovo ed in crescita. La parte più
conosciuta, più visibile di questa nuova disponibilità maschile ad
essere un uomo 'oggetto' la possiamo riscontrare già negli
spogliarelli maschili, che ormai sono l'attrazione principale in
alcune feste private, nelle discoteche, negli addii al nubilato e
nelle feste dell’8 Marzo.
Gli spogliarellisti sono ragazzi giovanissimi,
palestrati,
depilati e vestiti con sexy perizomi leopardati e simili. Il loro
compenso per togliersi gli abiti di dosso è molto elevato: può
arrivare perfino a diverse migliaia di euro per una sola serata per l’esibizione
‘normale’ e in molto di più qualora ci si renda disponibili ad
accettare del ‘lavoro straordinario’. Le agenzie per le quali
questi modelli lavorano, molto spesso gestite da affascinanti
quarantenni in carriera, sono piuttosto compiacenti, per non dire
incoraggianti, nel consigliare il ragazzo di accettare eventuali ‘extra’.
Non
tutte le donne tuttavia sono interessate a vedere uno spogliarello
maschile e poche si eccitano davvero. Molto spesso si va a vedere
questo genere di spettacolo per curiosità, per ‘fare casino’, per
mostrarsi aggiornate con i tempi o capaci di ‘vera’
trasgressione,: tutto questo piace però fino a che lo si fa in
gruppo, in un locale, sotto le luci dei riflettori.
Andare con uno
sconosciuto per comprare sesso tuttavia è ancora un’altra cosa e
poche donne si avventurano su questo terreno, a causa di antiche
remore morali, convinzioni profonde e radicate sui diversi ruoli
sessuali, ma anche per semplice paura: un uomo, anche se è un 'prostituto', non è mai una persona di cui fidarsi fino in fondo e una
donna che non sia una prostituta difficilmente ama lasciarsi andare
con degli sconosciuti, seppure belli e ‘vogliosi’.
Infatti, non si può dire che ci sia similitudine fra prostituzione
maschile eterosessuale e prostituzione femminile. Se la scelta comune
di questa professione è, chiaramente, il desiderio di guadagnare
molto e molto in fretta, senza doversi impegnare nello studio o
nell’apprendimento di una professione, magari redditizia ma che
richiede anni di tirocinio e di praticantato prima di consentire dei
veri guadagni, nella prostituzione femminile i rischi maggiori li
corre la prostituta, che viene quasi sempre disprezzata dal cliente,
umiliata e magari anche uccisa, durante o dopo un gioco erotico;
non è così per i 'prostituti' maschi, che comunque fanno sempre
la parte del leone e spesso si consentono perfino di essere loro ad
umiliare e disprezzare le loro clienti.
Anche
l’accettabilità sociale di questa professione è diversa se la
svolgono uomini o donne: nessun genitore sarebbe entusiasta di
presentare la figlia come pornostar, spogliarellista o, semplicemente
‘puttana’, mentre i genitori dei maschi
prostituti-spogliarellisti e/o pornostar (specialmente i
padri), sembrano sorprendentemente orgogliosi di avere dei figli tanto
belli e tanto desiderabili da donne talmente sciocche da concedersi
loro gratuitamente, anzi no… A pagamento!
E che pagamento, per una
cosa che i padri sarebbero disposti a fare con soddisfazione anche
gratis, o, perché no, pagando perfino… I tempi sono cambiati,
dicono, il bisogno di soldi per i giovani è tanto e dunque perché
non cogliere al volo queste occasioni ? In fondo, che male fanno? Che
rischi corrono?
La
novità è dunque questa: se si è uomini e ci si prostituisce con il
genere femminile (con il genere maschile no, è tutt’altra cosa…)
la società è comprensiva, tollerante, tutt’altro che
colpevolizzante: si è apprezzati dalle donne e addirittura invidiati
dagli uomini, le famiglie sono contente perché il loro ragazzo ‘sa
il fatto suo’.
Al
di là del discorso moralistico della perdita di valori, della
mercificazione del sesso e degli affetti, di una vita vissuta per
guadagnare e consumare, pochi hanno paura di cadere nella rete di
un’ organizzazione criminale, che sfrutta questo mondo, così come
in precedenza ha largamente sfruttato (e sfrutta) la prostituzione
femminile.
E’
un po’ come entrare nel gioco d’azzardo clandestino:
nell’ambiente ovattato e fumoso della bisca all’inizio si vince
molto e sembra di aver scoperto la vera chiave alla felicità e del
successo, mentre tutti gli sciocchi sono là fuori a lavorare 8-10 ore
al giorno, per portare a casa quello che altrimenti potrebbe essere
guadagnato in una sola serata.
Peccato che poi, in breve tempo, il
giocatore comincia – non si sa come – a perdere, perdendo tutto
quello che aveva così in fretta guadagnato e tutto quello che aveva
prima di cominciare a giocare, compresi i valori familiari e gli
affetti. Nulla esclude dunque che,
anche per queste nuove professioni sessuali maschili al limite
della legalità, all’inizio appaia tutto bello, facile e redditizio,
ma poi si perda il controllo della situazione, si entri sempre più
nella morsa di un’organizzazione criminale che, attraverso contratti
capestro, droghe e ricatti sfrutterà il ‘giovane’ fino a che è
tale, per poi abbandonarlo al suo destino, quando non renderà più…
Psicolinea Agg. Nov 07
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