|
La prostituzione maschile si ha quando un uomo fornisce delle
prestazioni sessuali in cambio di denaro.
Non è una novità:
nella Grecia classica, ad esempio, si conosceva già la prostituzione
maschile, e a Roma essa fu addirittura tassata sotto il regno di
Augusto.
Catone il Censore (n. 234 AC) si indignava perché i suoi concittadini
erano disposti a pagare per i servizi di un prostituto l'equivalente
di una fattoria. Non
era dunque la prostituzione maschile in sé che scandalizzava Catone,
quanto il suo costo esagerato... Secondo
il politico romano, celebre per il suo rigore morale, a questa
attività si dedicavano soprattutto ragazzi viziati, ricchi,
capricciosi, interessati al guadagno facile. Del resto a quel tempo
gli uomini non perdevano la loro virilità se si prostituivano ad altri
uomini: l'importante era mantenere con i loro partners un ruolo
"attivo". Infatti, non erano assolutamente ben visti i prostituti
maschi che si accoppiavano "come donne": nel 342 venne deciso, ad
esempio, di punire questi prostituti "con la spada", non si sa se
uccidendoli o evirandoli.
A Pompei, da quanto si legge nei graffiti, la situazione era ben
diversa: intanto i prezzi di queste prestazioni erano assai più bassi
di quelli denunciati da Catone e inoltre sembra che fra le prestazioni
praticate vi fosse anche il cunnilinguus, il che fa pensare che
esistesse già una prostituzione maschile destinata ad una utenza
femminile. In ogni caso, anche questa attività era considerata poco
onorevole.
La prostituzione eterosessuale maschile è
dunque sempre esistita, ma è sempre stato un fenomeno piuttosto
marginale, poco visibile. Ancora oggi non vi sono molti studi
scientifici sull'argomento e per questo è difficile capire quanto sia
realmente diffuso il fenomeno.
In passato le donne sono
spesso ricorse a questi accompagnatori a pagamento: il gigolò
ad esempio (termine che viene
dal francese, con il significato etimologico
di 'ballerino')
era più che altro un mantenuto, un
uomo con il quale una donna allacciava una relazione
duratura, durante la quale le prestazioni sessuali di lui venivano ricambiate
con costosi regali, anche in denaro, di lei.
Oggi tendenzialmente la donna tende a ricercare relazioni sempre più
brevi e poco impegnative, volte alla fruizione di rapporti sessuali,
come da sempre fanno gli uomini con le prostitute. Probabilmente non
si tratta di un bisogno vero e proprio, ma più che altro
dell'emulazione di un comportamento maschile da parte di donne in
carriera, ricche, singles, che vogliono
recitare in questi rapporti una parte da protagonista.
La prostituzione
maschile eterosessuale è molto comune fra gli spogliarellisti: dopo lo
spettacolo, molti di loro si accompagnano alle clienti. Luoghi di
incontro con questi gigolò possono essere discoteche, bar, pub, saune,
alberghi, ma anche case private.
L'avvento
di internet ha naturalmente facilitato la ricerca di
questi contatti attraverso social network, blog, forum ecc.
Molti dei ragazzi che si
prostituiscono sono stranieri e non hanno un lavoro stabile;
altri invece fanno questo tipo di scelta per poter avere a
disposizione molto denaro, con il quale comprarsi macchine
costose, vestiti firmati, viaggi esclusivi.
Spesso i ragazzi stranieri si trasferiscono dopo aver
conosciuto il lavoro della prostituzione nei loro paesi di origine.
Sempre più diffuso è infatti il fenomeno
del turismo sessuale femminile: le mete più richieste
dalle donne in cerca di sesso (in genere di età compresa fra i
45 ed i 60 anni) sono Cuba, Giamaica, Kenya,
Capo Verde e Santo Domingo. Spesso, quando arrivano in
aereo, già all'aereoporto trovano il loro gigolò, che terrà loro
compagnia per tutta la durata del soggiorno. In Africa chiamano queste
donne "bottiglie di latte da riempire".
La differenza fra clienti uomini e donne è sicuramente
quella che le donne in cerca di sesso non molestano, non
violentano, non stuprano: anzi, semmai si innamorano dei loro partner
occasionali. Non a caso, esse tendono a tornare in quei Paesi
dove hanno fatto turismo sessuale, dai loro giovani amanti, per
trascorrere insieme a loro altri periodi di travolgente passione
e, nel farlo, non dimenticano di portare dei consistenti regali.
Altre volte questi gigolò vengono a trascorrere dei
periodi nel Paese della loro cliente e poi ci rimangono, continuando
la loro attività di prostituti.
I rischi che corrono le
turiste sessuali e, più in generale, le donne che
usufruiscono del servizio di un gigolò sono principalmente due,
ed entrambi molto seri: il primo è quello di contrarre
una malattia a trasmissione sessuale se non
viene usato il preservativo, vista l'alta promiscuità sessuale dei
loro partners. Il secondo, assai più grave,
è quello di poter essere derubate, e magari uccise, per un cellulare e
un po’ di cash.
Psicolinea Agg. Magg 09
|