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La maggior parte di noi è
assolutamente certa di essere una ‘brava persona’ e di comportarsi
bene verso gli altri. In genere sono convinte di questo anche le
persone che non hanno scrupoli morali e che si comportano in modo
anti-sociale. Tutti si giustificano in qualche modo e comunque non si
ritengono ‘quel genere di uomo/donna’. Eppure molte persone cambiano,
nella loro vita, assumendo comportamenti assolutamente impensabili in
precedenza.
Quali sono le dinamiche psicologiche e sociali che trasformano una
persona tendenzialmente ‘buona’ in una persona crudele verso altri
esseri umani? Ve ne sono diverse : l'incapacità di dire di no ad un
soggetto autorevole, la
'deindividuazione', ovvero il sentirsi anonimi nelle situazioni di
gruppo, l'addestramento.
Il primo e più citato esperimento sul tema è quello condotto nel 1974
da Stanley Milgram, sulla influenzabilità dei soggetti in presenza di
una fonte autorevole.
Questo famoso esperimento consisteva nel chiedere a soggetti ignari,
di somministrare ad altri soggetti (in realtà complici dello
sperimentatore), delle scosse elettriche che andavano da 40 a 450
volts, ogni volta che questi ultimi commettevano un errore nella
ripetizione di sillabe imparate a memoria. Lo scopo di questo
esperimento, veniva detto ai partecipanti, era lo studio delle
capacità di memoria da parte dei ricercatori della prestigiosa
Università di Yale. Ai partecipanti veniva detto che queste scosse,
sebbene dolorose, non avrebbero comunque provocato danni permanenti
nelle persone alle prese con la memorizzazione di liste di sillabe.
Due terzi dei soggetti partecipanti all’esperimento andarono fino in
fondo con la somministrazione di scosse, malgrado le espressioni di
dolore messe in scena dai collaboratori degli sperimentatori.
Questa ricerca fu molto sconvolgente, perché dimostrava abbastanza
chiaramente che, in presenza di una giustificazione accettabile ed
apparentemente razionale, come quella di partecipare ad uno studio
sulla memoria, dei soggetti ‘normali’ potevano trasformarsi in
violenti molestatori di altri soggetti verso i quali non avevano
alcuna ragione di aggressività.
Quanto alla 'deindividuazione', alcuni ricercatori hanno studiato ad
esempio un gruppo di ragazzi mascherati per la festa di Halloween. La
ricerca ha chiaramente mostrato come i ragazzi cambiassero
atteggiamento, diventando più aggressivi, non appena indossavano il
costume che li rendeva anonimi, non riconoscibili. Questi ragazzi
erano ancor più distruttivi quanto maggiore era il permesso di agire
liberamente, laddove in genere vi sono limiti e norme da rispettare.
Che dire poi delle persone che diventano cattive solo per il
particolare ruolo che sono chiamate a svolgere? Conosciuto come
l’esperimento della prigione di Stanford
(Zimbardo 1971),
questo esperimento prevedeva che, per un periodo di due settimane,
degli studenti ‘normali’, in buona salute fisica e mentale, senza
essere mai stati coinvolti in storie di droga o di violenza, dovevano
trasformarsi alcuni in guardie ed altri in prigionieri : i prigionieri
vivevano reclusi in celle, mentre le guardie ‘lavoravano’ per otto ore
al giorno. Una volta indossata la propria uniforme, di prigioniero o
guardia, ogni studente cominciò a comportarsi secondo il ruolo
assegnatogli... Basti dire che l'esperimento dovette essere sospeso
dopo soli sei giorni (anziché le due settimane programmate) a causa
dei comportamenti violenti perpetrati dalle ‘guardie’ sui
‘prigionieri’ : l’aggressività e la violenza ebbero la meglio sui
valori morali, delle persone che si professavano ‘pacifiste’ divennero
sadiche, infliggendo umiliazioni e sofferenza agli altri soggetti, che
venivano percepiti con lo status umano di inferiorità, dovuto al loro
essere ‘prigionieri’. Alcune ‘guardie’ addirittura dichiararono di
aver provato piacere nell’attuare questi comportamenti. Lo stesso
Zimbardo ammise poi di essersi comportato, durante quell’esperimento,
come un vero e proprio Direttore della prigione, dimenticando quasi il
suo vero ruolo, come stordito da questo eccesso di potere che gli
veniva attribuito.
Nel 1988 Bandura studiò invece il ‘disimpegno morale’ capace di
portare le persone, anche le più attente ai valori morali, ai
comportamenti violenti e distruttivi nei confronti di altri esseri
umani o delle cose: si trattava di meccanismi cognitivi implicanti
giustificazioni morali, uso di eufemismi per descrivere condotte
violente altrimenti indescrivibili, tendenza a minimizzare, ignorare
gli effetti e le conseguenze, deumanizzazione della vittima, alla
quale veniva attribuita perfino la responsabilità di proporsi come
vittima.
Purtroppo non solo le ricerche psicologiche, ma anche i telegiornali
ci parlano di persone 'normali' diventate carnefici, violentatori,
kamikaze...Gli interventi di educazione e di socializzazione fra i
giovani, come vediamo, possono essere davvero molto efficaci
nell’indottrinare le loro menti inesperte ad odiare il nemico.
Non è un mistero che, nell'ambiente
militare, a fare certi lavori 'sporchi' non sono i soggetti
particolarmente sadici : essi infatti
infatti non sono facilmente
controllabili e poi, dal momento che provano piacere a fare del male,
possono facilmente perdere di vista il vero obiettivo della missione,
come ad esempio estorcere ai prigionieri dei segreti militari. I
soggetti selezionati sono allora assolutamente 'normali',
addestrati in modo da cambiare il loro modo di fare. Allo scopo
giocano un ruolo fondamentale gli episodi di nonnismo, le relazioni
cameratesche fra commilitoni, l’accettazione dell’ideologia proposta
dai vertici militari della 'sicurezza nazionale'. Efficace è anche il
far sentire questi soggetti come delle persone ‘speciali’, superiori e
migliori degli altri, che non svolgono missioni segrete e non
perseguono obiettivi difficili.
Per non entrare in questi meccanismi perversi è anzitutto necessario
essere consapevoli che in ciascuno di noi può nascondersi un Mr. Hyde
e soprattutto chiedersi se siamo veramente e sempre delle 'brave
persone': se tutti sono bravi, i cattivi chi sono?
Riferimento bibliografico
principale:
Philip G. Zimbardo A Situationist Perspective on the Psychology of
Evil: Understanding How Good People Are Transformed into Perpetrators
in Arthur Miller (Ed.). The social psychology of good and evil:
Understanding our capacity for kindness and cruelty. New York:
Guilford. (Publication date: 2004).
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