Tutti conoscono il famoso detto "Non è
vero... ma ci credo", titolo di una divertente commedia di Peppino De
Filippo del 1942, ma forse non tutti sanno che a proposito della
superstizione anche l'austero Benedetto Croce non la pensava poi tanto
diversamente. "Non è vero ma prendo le mie precauzioni" sembra infatti
amasse dire... Anche ammesso che la battuta sia stata falsamente
attribuita al filosofo, esiste sull'argomento una fiorente aneddotica,
che vede personaggi di fama, cultura e autorevolezza istituzionale
cadere vittima delle più antiche tra le credenze irrazionali.
Famose, per esempio, sono diventate le corna dell'allora Presidente
della Repubblica Giovanni Leone che nel 1975, in visita all'Ospedale
Cutugno di Napoli durante un'epidemia di colera, pensò bene di
scacciare il rischio di contagio con il noto gesto scaramantico. Non
fu l'unico politico italiano a fare le corna "scacciaguai", comunque,
molti lo imitarono in seguito: Bettino Craxi e Giovanni Goria, per
fare due nomi, vi ricorsero entrambi pubblicamente. Qualcuno ricorda
anche la volta in cui Mussolini, durante la visita del premier
britannico Eden a Palazzo Venezia, fece le corna credendo di non
essere visto.
Esulano invece da questa trattazione le corna, di tutt'altro tipo,
esibite da Berlusconi alle spalle dell'ignaro ministro degli esteri
spagnolo durante un summit dei ministri degli esteri. Così come
avevano un significato ancora diverso quelle mostrate da Bill Clinton
durante una visita a Roma a 50 anni dallo sbarco di Anzio. In quel
caso, Clinton appena sceso dall'aereo salutò con quel gesto, che negli
Usa è un saluto augurale, gli astanti provocando immaginabili
reazioni.
Per restare sempre in America, di gran lunga più preoccupante fu, in
ogni caso, la superstizione dell'ex-Presidente Ronald Reagan che,
durante il mandato presidenziale, arrivò a decidere molti dei suoi
appuntamenti ufficiali solo dopo aver consultato un'astrologa di
fiducia; una volta lasciata la Casa Bianca per la pensione, poi,
giunse a pretendere che il numero civico del suo nuovo indirizzo fosse
cambiato da 666 (il famigerato "numero del diavolo") a 668.
Anche la regina Elisabetta, nel 1965, diede prova di essere
superstiziosa quando, dovendo far visita a Duirburg nell'ex Germania
dell'Est, richiese che il numero della pensilina a cui il treno
sarebbe dovuto arrivare fosse cambiato da 13 in 12A.
Superstizione e istituzioni politiche, tuttavia, non sono una novità
del Novecento: senza andare troppo indietro nel tempo, comunque, già
durante il Regno d'Italia i sovrani d'allora ritenevano di potersi
proteggere dalla jella ricorrendo ad amuleti a dir poco bizzarri.
Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d'Italia, per esempio, usava
farsi crescere per un anno intero le unghie degli alluci per poi
affidarle al suo orafo affinché le incastonasse in oro e diamanti: una
volta pronte ne faceva talismani che dava in dono alle sue amanti.
Dopo la morte del re, il successore Umberto I recuperò un'unghia che
il morto aveva regalato a sua madre, la celebre Rosina, e la regalò
come portafortuna al Conte di Mirafiori.
Credenze infondate
Il dizionario definisce la superstizione una "credenza determinata
dall'ignoranza e dalla suggestione per cui si tende ad attribuire a
cause occulte o soprannaturali avvenimenti che possono essere spiegati
con cause naturali".
Se risaliamo all'origine delle singole superstizioni, infatti, non
possiamo non renderci conto di quanto sia stolto oggi temerle.
Prendiamo per esempio il numero 17: a cosa è dovuta una fama tanto
funesta di questo numero che, insieme al 13, è abitualmente escluso
nella numerazione dei posti sugli aerei, delle stanze e dei piani
negli alberghi? Diciassette in cifre romane si scrive XVII che
anagrammate danno VI-XI, cioè "vissi", in latino, come a dire: non
sono più tra i vivi!
La pessima fama del 13, invece, dipende dal fatto che richiama il
tradimento, poiché nell'ultima cena il tredicesimo apostolo è Giuda.
Ma se il 13 è portato al collo sotto forma di amuleto diventa invece
un prezioso portafortuna. Come si fa presto a volte a ribaltare una
situazione...
Rovesciare sale, poi, sarebbe di cattivo auspicio perché un tempo i
vincitori spargevano sale sul territorio dei vinti.
E vi siete mai chiesti perché non bisogna mettere il cappello sul
letto? Ebbene, la convinzione secondo cui farlo porti sventura deriva
dal fatto che un tempo a mettere il cappello sul letto erano
soprattutto i preti che si recavano in visita a un ammalato o al
capezzale di un moribondo per portare l'estrema unzione.
E perché gli artisti temono il colore viola? Perché una volta, durante
la Quaresima, il cui colore simbolico era per l'appunto il viola,
c'era l'obbligo di chiusura per circhi e teatri e dovevano essere
sospesi gli spettacoli nelle piazze. Per la gente di spettacolo,
dunque, era un periodo di crisi e di fame.
Come ribellarsi oggi a queste forme di ignoranza? Un modo divertente
per prendersi gioco della superstizione può essere il seguente: dopo
aver attraversato la strada a un gatto nero ed essere passati sotto
una scala, bisogna recarsi in un albergo che si trovi al numero civico
13 (peccato non poter chiedere la stanza 13 o 17!); una volta in
camera si deve mettere il cappello sul letto e aprire l'ombrello; è
chiaro che una volta scesi al ristorante bisogna rovesciare
volontariamente del sale sul tavolo, dopodiché ci si appresterà ad
andare a teatro con un fazzoletto viola al taschino...
Se lo farete, non solo vi divertirete un mondo a vedere la faccia (e
gli scongiuri) di chi vi sta intorno, ma vi renderete conto che non
c'è proprio nulla da temere da queste azioni. Anzi: non molto tempo fa
una signora di Poggibonsi, per evitare gli influssi maligni di un
gatto nero che aveva appena attraversato la strada, ha
scaramanticamente "inchiodato" con la sua vettura. Due veicoli che la
seguivano non hanno fatto in tempo a frenare. Risultato: un
tamponamento a catena. Quasi superfluo dire che se l'incauta autista
avesse evitato di frenare alla vista del felino di passaggio, non si
sarebbe verificato nessun incidente.
Qualcuno diceva che essere superstiziosi porta male, ma sembra più
probabile che essere superstiziosi porta solo a comportarsi da
sciocchi.
Massimo Polidoro
Massimo Polidoro, co-fondatore e Segretario nazionale del
CICAP
(Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul
Paranormale), è considerato uno dei principali esperti internazionali
nel campo della psicologia dell'insolito, del paranormale e delle
pseudoscienze. E' docente di "Metodo scientifico, Pseudoscienze e
Psicologia dell'insolito" presso la Facoltà di Psicologia
dell'Università di Milano-Bicocca.
È autore di venti libri e di oltre trecento articoli sui rapporti tra
scienza, paranormale e pseudoscienza; collabora stabilmente con il
mensile Focus e con The Skeptical Inquirer, dove cura la rubrica
"Notes on a Strange World". È inoltre noto al grande pubblico per le
sue frequenti apparizioni televisive.
Altri articoli di Massimo Polidoro su:
www.golemindispensabile.it e
www.massimopolidoro.com |