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Il termine 'prostituzione'
deriva dal latino e significa 'mettere in vendita', da cui l’uso che
se ne è fatto in senso stretto nel corso della storia, e se ne
continua a fare, a proposito di donna che offre prestazioni sessuali a
scopo di lucro.
La prostituta
ha assunto appellativi e connotati più o meno coloriti e pesanti
nelle varie realtà locali e nazionali, a conferma che viviamo in una
società prettamente maschilista. 'Meretrice', 'sgualdrina', 'mignotta',
'bagascia', 'puttana' in Italia, e 'whore', 'bitch', 'cruiser' nel
mondo anglosassone: tutte parole che se da un lato testimoniano il
disprezzo provato verso chi compie tale attività, da un altro si
caratterizzano per il fatto che non hanno una versione al maschile,
quasi come se, tutto sommato, questa professione fosse lecita se
venisse svolta dall’uomo.
Al più possiamo trovare il termine francese gigolò che però ha più
il significato di 'mantenuto' e quindi si tende a giustificare
il suo comportamento, che è quello di chi subisce, rispetto alla
considerazione tutta negativa nei confronti della persona che ha il
potere nella coppia, colei che mantiene, in genere una signora ricca e
attempata.
Ma perché
l'uomo, da sempre, ha avuto piacere di trascorrere il suo tempo
insieme a delle prostitute? Sembra che la necessità della
prostituzione nasca dal fatto che molti uomini soli, o comunque
lontani dalle mogli, non sappiano rimanere continenti e in una comunità
convenzionalmente virtuosa non trovino nel loro ambiente donne
disponibili.
La società
maschile dunque considera come 'sui generis' una determinata classe di
donne, utili per la soddisfazione di quei bisogni di cui si vergogna e
che però non si sente di lasciare del tutto insoddisfatti.
La prostituta ha il vantaggio non soltanto di essere sempre
disponibile nel momento del desiderio, ma anche di essere poi
facilmente ignorata, dimenticata, permettendo
all’uomo di tornare da sua moglie, alla propria famiglia e di
confrontarsi con i suoi imperativi morali e religiosi con una dignità
che non ha subito alterazioni.
Lei però,
la prostituta, nonostante la sua riconosciuta 'utilità
sociale' è disprezzata da tutti, vive da sempre emarginata dal
resto del mondo. Naturalmente stiamo prendendo in considerazione la
prostituta che salta più agli occhi e cioè la passeggiatrice, la
lucciola, se vogliamo usare dei termini meno offensivi.
In realtà
questo atteggiamento ipocrita, questa 'doppia morale' è una
costruzione sociale abbastanza recente. Infatti la prostituzione non
è stata sempre disprezzata nella storia. Ai tempi dell'antica
Roma era esercitata addirittura da una sacerdotessa, che si votava ad
un Dio e che, concedendosi allo straniero di passaggio,
compiva quasi una azione di adorazione. A quei tempi era
trattata con rispetto e gli uomini, nell’usare di lei, la onoravano.
Poi le stesse istituzioni religiose, i Padri della Chiesa,
cominciarono a inveire contro un simile sistema che secondo loro
dimostrava la lascivia dei culti pagani, trasformatisi in veicoli di
satana e così i templi furono chiusi e la prostituta divenne quello
che sarebbe diventata per sempre, quello che conosciamo ancora oggi:
un’istituzione commerciale gestita per un utile che, nella maggior
parte dei casi, non era certo per lei, ma per coloro che la tenevano
in schiavitù.
Per tutte
queste ragioni, fare la prostituta non appare come una “carriera”
desiderabile. Vi sono tuttavia delle eccezioni, dovute ad usi e
costumi differenti dai nostri: in Giappone, ad esempio, la
prostituzione è riconosciuta e rispettata come un altro qualsiasi
lavoro e spesso viene intrapresa dietro consiglio dei genitori, in
quanto rappresenta un mezzo per mettere insieme una dote nuziale.
Che dire
invece dell'uomo che frequenta le prostitute? C'è il rischio concreto
che egli si abitui all'idea che non è necessario piacere alla partner
per poter avere dei rapporti sessuali con lei, o che ogni donna
che si conceda al rapporto sessuale sia 'una di quelle'.
Questo stato d’animo porterà alcuni inevitabilmente ad assimilare
il matrimonio alla prostituzione ed altri ad essere incapaci di
desiderare il rapporto sessuale con una donna che amano profondamente,
per la volontà inconsapevole di interporre un abisso tra lei e
la prostituta.
Nel primo
caso, cioè quando si mette la moglie sullo stesso piano della
prostituta, si dimentica che il rapporto sessuale deve essere sempre
desiderato da tutti e due
e che deve essere preceduto da una fase di preparazione amorosa.
Questo modo di fare piuttosto sbrigativo, grossolano e brutale con la
partner suscita nell’animo di lei un sentimento di disgusto profondo
per la sessualità, difficile poi da sradicare. ( La relazione
sessuale dovrebbe essere sempre un piacere reciproco, uno spontaneo
impulso delle due parti: quando non è così, ogni
valore viene a cadere).
Freud (in
Eros e Civiltà) afferma che la storia dell’uomo è la storia della
sua repressione, o meglio la storia della repressione della sua
libido, il cui sacrificio permette lo sviluppo della civiltà. Il
principio del piacere si trasforma in principio della realtà, dove la
soddisfazione istintuale non viene eliminata, ma differita. Il motivo
di tutto ciò è forse anche economico, come sostenevano molti
filosofi del '68, perché la società non ha mezzi sufficienti per
mantenere in vita i suoi membri senza che essi lavorino e quindi ha
bisogno delle loro energie, che devono essere deviate dalle attività
sessuali verso il lavoro. Però
la libido rimane sempre latente nell’uomo, non lo abbandona mai, e
la società non può non soddisfare le esigenze degli individui che la
compongono, pena il suo disfacimento.
Come si fa ad
esempio a non essere d’accordo con don Benzi, il paladino delle
prostitute redente? Questo prete chiede solidarietà per queste
passeggiatrici: esse - lui dice - sono
schiave di criminali senza scrupoli che hanno potere di vita e di
morte su di loro. Questo è particolarmente vero per le
extracomunitarie, costrette a vivere lontane da casa e sottoposte a
veri e propri tours de force per procurarsi il minimo richiesto
dal loro sfruttatore per la giornata di 'lavoro'.
Don Benzi
vorrebbe mettere in galera tutti i clienti. Ma come possiamo eliminare
“gli appetiti sessuali degli italiani”(la domanda), e gli
sfruttatori (il mezzo) perché non ci sia più questa tratta delle
donne (offerta) ? Come possiamo eliminare questo degrado ambientale
che caratterizza le periferie delle grandi città e le riviere? Sia
per ragioni di opportunità ( le case circondariali sono già
abbastanza zeppe e arrivate al tracollo), sia perché, come già
osservato, non possiamo reprimere, ma solo frenare la libido che la
civiltà ha reso latente in ognuno di noi per potersi sviluppare.
Sembra pura utopia e non a caso stiamo parlando del 'mestiere più
antico del mondo'. Forse l'unica cosa che veramente si può fare è
infliggere il carcere duro ai criminali sfruttatori.
La
riapertura delle case di tolleranza potrebbe essere un'idea: essa
permetterebbe alle prostitute di abbandonare le strade e tornare nelle
case. Amsterdam ad esempio è una città moderna e civile, dove però
esistono interi quartieri a luci rosse: sembra che il fenomeno sia
così tenuto sotto maggior controllo, anche dal punto di vista
igienico. E' un esempio da seguire anche in Italia? Sicuramente non fa
parte della nostra morale cristiana accettare una soluzione del genere,
ma guardando alla cosa con un certo pragmatismo non possiamo non
pensare che questa sia una soluzione veramente pratica, che potrebbe
inoltre aiutare a sradicare l’intermediazione criminale che ruota
intorno alle 'signore della notte'. |