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Home Page > COSTUME E SOCIETA' > Prostituzione

PROSTITUZIONE


di Lanfranco Bruzzesi

Il termine 'prostituzione' deriva dal latino e significa 'mettere in vendita', da cui l’uso che se ne è fatto in senso stretto nel corso della storia, e se ne continua a fare, a proposito di donna che offre prestazioni sessuali a scopo di lucro.

La prostituta ha assunto appellativi e connotati più o meno coloriti e pesanti nelle varie realtà locali e nazionali, a conferma che viviamo in una società prettamente maschilista. 'Meretrice', 'sgualdrina', 'mignotta', 'bagascia', 'puttana' in Italia, e 'whore', 'bitch', 'cruiser' nel mondo anglosassone: tutte parole che se da un lato testimoniano il disprezzo provato verso chi compie tale attività, da un altro si caratterizzano per il fatto che non hanno una versione al maschile, quasi come se, tutto sommato, questa professione fosse lecita se venisse svolta dall’uomo.  
Al più possiamo trovare il termine francese gigolò che però ha più il significato di 'mantenuto' e quindi si tende a  giustificare il suo comportamento, che è quello di chi subisce, rispetto alla considerazione tutta negativa nei confronti della persona che ha il potere nella coppia, colei che mantiene, in genere una signora ricca e attempata.

Ma perché l'uomo, da sempre, ha avuto piacere di trascorrere il suo tempo insieme a delle prostitute?  Sembra che la necessità della prostituzione nasca dal fatto che molti uomini soli, o comunque lontani dalle mogli, non sappiano rimanere continenti e in una comunità convenzionalmente virtuosa non trovino nel loro ambiente donne disponibili. 

La società maschile dunque considera come 'sui generis' una determinata classe di donne, utili per la soddisfazione di quei bisogni di cui si vergogna e che però non si sente di lasciare del tutto insoddisfatti. 
La prostituta ha il vantaggio non soltanto di essere sempre disponibile nel momento del desiderio, ma anche di essere poi facilmente ignorata, dimenticata, permettendo all’uomo di tornare da sua moglie, alla propria famiglia e di confrontarsi con i suoi imperativi morali e religiosi con una dignità che non ha subito alterazioni. 

Lei però, la prostituta, nonostante la sua riconosciuta 'utilità sociale'  è disprezzata da tutti, vive da sempre emarginata dal resto del mondo. Naturalmente stiamo prendendo in considerazione la prostituta che salta più agli occhi e cioè la passeggiatrice, la lucciola, se vogliamo usare dei termini meno offensivi. 

In realtà questo atteggiamento ipocrita, questa 'doppia morale'  è una costruzione sociale abbastanza recente. Infatti la prostituzione non è stata sempre disprezzata nella storia. Ai tempi dell'antica Roma era esercitata addirittura da una sacerdotessa, che si votava ad un Dio e che, concedendosi allo straniero di passaggio, compiva quasi una azione di adorazione. A quei tempi era trattata con rispetto e gli uomini, nell’usare di lei, la onoravano. Poi le stesse istituzioni religiose, i Padri della Chiesa, cominciarono a inveire contro un simile sistema che secondo loro dimostrava la lascivia dei culti pagani, trasformatisi in veicoli di satana e così i templi furono chiusi e la prostituta divenne quello che sarebbe diventata per sempre, quello che conosciamo ancora oggi: un’istituzione commerciale gestita per un utile che, nella maggior parte dei casi, non era certo per lei, ma per coloro che la tenevano in schiavitù. 

Per tutte queste ragioni, fare la prostituta non appare come una “carriera” desiderabile. Vi sono tuttavia delle eccezioni, dovute ad usi e costumi differenti dai nostri: in Giappone, ad esempio, la prostituzione è riconosciuta e rispettata come un altro qualsiasi lavoro e spesso viene intrapresa dietro consiglio dei genitori, in quanto rappresenta un mezzo per mettere insieme una dote nuziale.

Che dire invece dell'uomo che frequenta le prostitute? C'è il rischio concreto che egli si abitui all'idea che non è necessario piacere alla partner per poter avere dei rapporti sessuali  con lei, o che ogni donna che si conceda al rapporto sessuale sia 'una di quelle'. 

Questo stato d’animo porterà alcuni inevitabilmente ad assimilare il matrimonio alla prostituzione ed altri ad essere incapaci di desiderare il rapporto sessuale con una donna che amano profondamente, per la volontà inconsapevole di interporre un abisso tra lei e la prostituta.

Nel primo caso, cioè quando si mette la moglie sullo stesso piano della prostituta, si dimentica che il rapporto sessuale deve essere sempre desiderato  da tutti e due e che deve essere preceduto da una fase di preparazione amorosa. Questo modo di fare piuttosto sbrigativo, grossolano e brutale con la partner suscita nell’animo di lei un sentimento di disgusto profondo per la sessualità, difficile poi da sradicare. ( La relazione sessuale dovrebbe essere sempre un piacere reciproco, uno spontaneo impulso delle due parti: quando non è così, ogni  valore viene a cadere).

Freud (in Eros e Civiltà) afferma che la storia dell’uomo è la storia della sua repressione, o meglio la storia della repressione della sua libido, il cui sacrificio permette lo sviluppo della civiltà. Il principio del piacere si trasforma in principio della realtà, dove la soddisfazione istintuale non viene eliminata, ma differita. Il motivo di tutto ciò è forse anche economico, come sostenevano molti filosofi del '68, perché la società non ha mezzi sufficienti per mantenere in vita i suoi membri senza che essi lavorino e quindi ha bisogno delle loro energie, che devono essere deviate dalle attività sessuali verso il lavoro.  Però la libido rimane sempre latente nell’uomo, non lo abbandona mai, e la società non può non soddisfare le esigenze degli individui che la compongono, pena il suo disfacimento.

Come si fa ad esempio a non essere d’accordo con don Benzi, il paladino delle prostitute redente? Questo prete chiede solidarietà per queste passeggiatrici: esse - lui dice - sono schiave di criminali senza scrupoli che hanno potere di vita e di morte su di loro. Questo è particolarmente vero per le extracomunitarie, costrette a vivere lontane da casa e sottoposte a veri e propri tours de force per procurarsi il minimo richiesto dal loro sfruttatore per la giornata di 'lavoro'. 

Don Benzi vorrebbe mettere in galera tutti i clienti. Ma come possiamo eliminare “gli appetiti sessuali degli italiani”(la domanda), e gli sfruttatori (il mezzo) perché non ci sia più questa tratta delle donne (offerta) ? Come possiamo eliminare questo degrado ambientale che caratterizza le periferie delle grandi città e le riviere? Sia per ragioni di opportunità ( le case circondariali sono già abbastanza zeppe e arrivate al tracollo), sia perché, come già osservato, non possiamo reprimere, ma solo frenare la libido che la civiltà ha reso latente in ognuno di noi per potersi sviluppare. Sembra pura utopia e non a caso stiamo parlando del 'mestiere più antico del mondo'. Forse l'unica cosa che veramente si può fare è infliggere il carcere duro ai criminali sfruttatori.

La riapertura delle case di tolleranza potrebbe essere un'idea: essa permetterebbe alle prostitute di abbandonare le strade e tornare nelle case. Amsterdam ad esempio è una città moderna e civile, dove però esistono interi quartieri a luci rosse: sembra che il fenomeno sia così tenuto sotto maggior controllo, anche dal punto di vista igienico. E' un esempio da seguire anche in Italia? Sicuramente non fa parte della nostra morale cristiana accettare una soluzione del genere, ma guardando alla cosa con un certo pragmatismo non possiamo non pensare che questa sia una soluzione veramente pratica, che potrebbe inoltre aiutare a sradicare l’intermediazione criminale che ruota intorno alle 'signore della notte'.

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 16/07/2010
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