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Questione di civiltà

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del Prof. Giorgio Rifelli

Il matrimonio inteso come unione di un uomo con una donna è simbolo della organizzazione sociale occidentale e cristiana e valore di civiltà. La riproduzione è l’elemento fondante quell’unione alla quale viene inoltre riconosciuta la possibilità di assolvere al desiderio sessuale e alla reciprocità del sostegno. L’unione uomo-donna è nella religione cristiana evento di particolare importanza e significatività, elevato a sacramento, si pone anche come metafora dell’unione dell’umano con il divino, del Cristo con la Chiesa.

Il matrimonio insomma è per laici e religiosi cosa seria, segno di civiltà, certezza di ordine e stabilità, con esso la comunità si garantisce il futuro e il singolo la protezione della norma.

I fatti non sembrano tuttavia corrispondere a tanto valore. I tre quarti delle unioni entrano in crisi determinando diverse forme di separazione (legale, di fatto, in casa) o il cronicizzarsi delle ostilità, mentre i figli, quando ci sono, si ritrovano a disporre di un numero non sempre precisabile di genitori: possono rimanere con uno solo o averne a disposizione quattro due dei quali (i partner dei genitori naturali) possono anche variare nel tempo. Insomma parafrasando la nota affermazione che la guerra è cosa troppo seria per lasciarla in mano ai generali, possiamo dire che anche il matrimonio è cosa troppo seria per lasciarlo agli sposati.

Ma questo, si sa, sono i fatti che, si dice, non compromettono il valore-simbolo dell’unione uomo-donna né lo mettono in discussione; si invocano ragioni (impreparazione dei partner o loro incapacità psicologiche, mancanza di supporti sociali, ecc.) ma il valore-simbolo rimane e non è certo per caso che nonostante i rischi (non saliremmo mai su di un auto sapendo di avere tre possibilità su quattro di concludere malamente il viaggio) la maggior parte continua a sposarsi o a convivere come se lo fosse.

Tuttavia ci sono altri fatti che sembrano mettere decisamente in discussione proprio quel valore-simbolo. I più significativi riguardano le modificate condizioni che presiedono alla procreazione.

Le diverse forme di fecondazione assistita, dalla fecondazione artificiale omologa all’utero in affitto fino alle prospettive di clonazione, non sollevano solo problemi etici in rapporto al destino degli embrioni, alle mescolanze dei patrimoni genetici o alla manipolazione strumentale del procreare, ma suggeriscono come sempre meno necessaria la compresenza di un uomo e una donna. I luoghi della riproduzione non coincidono più inevitabilmente con l’unione eterosessuale e il valore simbolo del matrimonio perde il suo riferimento privilegiato.

Ma c’è di più, i gay e le lesbiche vogliono sposarsi. Inizialmente è sembrato trattarsi di una lotta politica di una minoranza che chiedeva di essere legittimata e riconosciuta nel diritto di accedere ai benefici riservati alle coppie eterosessuali. In verità un riconoscimento dell’unione gay e lesbica è avvenuto pur senza consentire l’accesso al matrimonio, anche in molti paesi europei (noi quando mai ci arriveremo?), ma non sembra sufficiente. Gay e lesbiche insistono: a San Francisco esultano festeggiando con migliaia di matrimoni resi possibili dal Sindaco, ma il Governatore della California non vuole sentirne parlare e il Presidente USA pone la questione dei valori: il matrimonio eterosessuale è fondamento della società, simbolo della civiltà occidentale.

Non è insolito che siano i diversi ad additare i problemi. Così una diversa modalità riproduttiva, un diverso orientamento sessuale costringono a porsi delle domande per chiedersi se quel valore-simbolo necessiti di una sorta di revisione o aggiornamento.

Il problema infatti non è quello di schierarsi sostenendo i matrimoni omosessuati o una nuova crociata in difesa dei sacri luoghi della civiltà. Il matrimonio-simbolo si regge su elementi anatomo-fisiologici: sono indispensabili un uomo e una donna per consentire la riproduzione. Cultura e tecnologia ci dicono invece che indispensabili non sono, possiamo quindi pensare di fondare quello stesso valore o riferire quel simbolo ad altre forme di unione. Forme emancipate dai vincoli anatomo-fisiologici, che trasformano maschi e femmine - organismi potenzialmente riproduttivi - in persone e la riproduzione in fecondità.

Si è persone indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, si è fecondi non per il numero dei figli. Sono queste affermazioni che sosteniamo.

Non sappiamo però se per garantirsi la certezza del futuro i valori fondanti di una civiltà devono rimanere sempre uguali a se stessi oppure possono essere aggiornati o meglio si aggiornano da soli per alchimie riferibili a dinamiche culturali scarsamente consapevoli e forse incontrollabili. Se i simboli sono intoccabili dobbiamo riconoscere di essere in una fase calante della nostra civiltà prossimi a cedere ad altre culture radicate nell’anatomo-fisiologia e quindi in grado di mantenere immutabile la forma del simbolo. Se al contrario possiamo attenderci un mutamento stiamo attraversando una fase critica e allora invece di trincerarci in fazioni contrapposte sarà meglio affrontare la problematicità della situazione perché la questione che pone in crisi la civiltà divenga occasione di crescita.

Giorgio Rifelli

 

Il Prof. GIORGIO RIFELLI è medico, specializzato in Dermatologia-Venereologia ed in Psicologia Medica. E' Responsabile del Servizio di Sessuologia Clinica presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna; Segretario Generale del Centro Italiano di Sessuologia,  Membro del Comitato Scientifico dell'Associazione Italiana Consulenti Coniugali e Familiari (A.I.C.C. e F.); Direttore della sezione di Bologna della Scuola di Sessuologia per l'Educazione, la Consulenza e la Psicoterapia sessuale del Centro Italiano di Sessuologia; Consigliere nazionale della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica. Dall’Anno Accademico 1996-97  è Docente a contratto di Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale presso la Facoltà di Psicologia, Università di Bologna. 

Servizio di Sessuologia Clinica Tel. 051-2091833, merc. e ven. ore 11-13 (diagnosi,consulenza e terapia delle disfunzioni sessuali)

Scuola di Sessuologia del Centro Italiano di Sessuologia in collaborazione con il Servizio di Sessuologia Clinica del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, con corsi accreditati secondo il programma ECM.

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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