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Il matrimonio inteso come unione di un uomo con una donna
è simbolo della organizzazione sociale occidentale e cristiana e valore
di civiltà. La riproduzione è l’elemento fondante quell’unione alla
quale viene inoltre riconosciuta la possibilità di assolvere al
desiderio sessuale e alla reciprocità del sostegno. L’unione uomo-donna
è nella religione cristiana evento di particolare importanza e
significatività, elevato a sacramento, si pone anche come metafora
dell’unione dell’umano con il divino, del Cristo con la Chiesa.
Il matrimonio insomma è per laici e religiosi cosa seria,
segno di civiltà, certezza di ordine e stabilità, con esso la comunità
si garantisce il futuro e il singolo la protezione della norma.
I fatti non sembrano tuttavia corrispondere a tanto
valore. I tre quarti delle unioni entrano in crisi determinando diverse
forme di separazione (legale, di fatto, in casa) o il cronicizzarsi
delle ostilità, mentre i figli, quando ci sono, si ritrovano a disporre
di un numero non sempre precisabile di genitori: possono rimanere con
uno solo o averne a disposizione quattro due dei quali (i partner dei
genitori naturali) possono anche variare nel tempo. Insomma parafrasando
la nota affermazione che la guerra è cosa troppo seria per lasciarla in
mano ai generali, possiamo dire che anche il matrimonio è cosa troppo
seria per lasciarlo agli sposati.
Ma questo, si sa, sono i fatti che, si dice, non
compromettono il valore-simbolo dell’unione uomo-donna né lo mettono in
discussione; si invocano ragioni (impreparazione dei partner o loro
incapacità psicologiche, mancanza di supporti sociali, ecc.) ma il
valore-simbolo rimane e non è certo per caso che nonostante i rischi
(non saliremmo mai su di un auto sapendo di avere tre possibilità su
quattro di concludere malamente il viaggio) la maggior parte continua a
sposarsi o a convivere come se lo fosse.
Tuttavia ci sono altri fatti che sembrano mettere
decisamente in discussione proprio quel valore-simbolo. I più
significativi riguardano le modificate condizioni che presiedono alla
procreazione.
Le diverse forme di fecondazione assistita, dalla
fecondazione artificiale omologa all’utero in affitto fino alle
prospettive di clonazione, non sollevano solo problemi etici in rapporto
al destino degli embrioni, alle mescolanze dei patrimoni genetici o alla
manipolazione strumentale del procreare, ma suggeriscono come sempre
meno necessaria la compresenza di un uomo e una donna. I luoghi della
riproduzione non coincidono più inevitabilmente con l’unione
eterosessuale e il valore simbolo del matrimonio perde il suo
riferimento privilegiato.
Ma c’è di più, i gay e le lesbiche vogliono sposarsi.
Inizialmente è sembrato trattarsi di una lotta politica di una minoranza
che chiedeva di essere legittimata e riconosciuta nel diritto di
accedere ai benefici riservati alle coppie eterosessuali. In verità un
riconoscimento dell’unione gay e lesbica è avvenuto pur senza consentire
l’accesso al matrimonio, anche in molti paesi europei (noi quando mai ci
arriveremo?), ma non sembra sufficiente. Gay e lesbiche insistono: a San
Francisco esultano festeggiando con migliaia di matrimoni resi possibili
dal Sindaco, ma il Governatore della California non vuole sentirne
parlare e il Presidente USA pone la questione dei valori: il matrimonio
eterosessuale è fondamento della società, simbolo della civiltà
occidentale.
Non è insolito che siano i diversi ad additare i
problemi. Così una diversa modalità riproduttiva, un diverso
orientamento sessuale costringono a porsi delle domande per chiedersi se
quel valore-simbolo necessiti di una sorta di revisione o aggiornamento.
Il problema infatti non è quello di schierarsi sostenendo
i matrimoni omosessuati o una nuova crociata in difesa dei sacri luoghi
della civiltà. Il matrimonio-simbolo si regge su elementi
anatomo-fisiologici: sono indispensabili un uomo e una donna per
consentire la riproduzione. Cultura e tecnologia ci dicono invece che
indispensabili non sono, possiamo quindi pensare di fondare quello
stesso valore o riferire quel simbolo ad altre forme di unione. Forme
emancipate dai vincoli anatomo-fisiologici, che trasformano maschi e
femmine - organismi potenzialmente riproduttivi - in persone e la
riproduzione in fecondità.
Si è persone indipendentemente dal proprio orientamento
sessuale, si è fecondi non per il numero dei figli. Sono queste
affermazioni che sosteniamo.
Non sappiamo però se per garantirsi la certezza del
futuro i valori fondanti di una civiltà devono rimanere sempre uguali a
se stessi oppure possono essere aggiornati o meglio si aggiornano da
soli per alchimie riferibili a dinamiche culturali scarsamente
consapevoli e forse incontrollabili. Se i simboli sono intoccabili
dobbiamo riconoscere di essere in una fase calante della nostra civiltà
prossimi a cedere ad altre culture radicate nell’anatomo-fisiologia e
quindi in grado di mantenere immutabile la forma del simbolo. Se al
contrario possiamo attenderci un mutamento stiamo attraversando una fase
critica e allora invece di trincerarci in fazioni contrapposte sarà
meglio affrontare la problematicità della situazione perché la questione
che pone in crisi la civiltà divenga occasione di crescita.
Giorgio Rifelli
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