La psicologia amica 10° anno online

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DENTRO E FUORI DI TE
Rubrica di Consulenza on Line

Risponde la Dott.ssa
Giuliana Proietti
psicologa psicoterapeuta

In questo numero...

Un problema con la ragazza

Salve, mi chiamo X. e ho 25 anni. Penso di avere un problema con la mia ragazza... Lei ha 20 anni e viviamo l'attività sessuale solo e unicamente una volta a settimana,nel week-end,ovvero il momento in cui non lavora.Il problema è che tutto accade in "un unica ondata" nel senso che indipendementemente da quanto tempo libero abbiamo non accade che in quei momenti.E sono momenti estremamente appaganti,non avevo mai trovato una persona che sessualmente mi facesse provare quel che provo con lei,e sembra lo stesso dall'altra parte,amiamo molto il Petting e prima di arrivare ad avere rapporti completi ci sono voluti molti mesi: questo non mi ha mai creato problemi,nel senso che io ero il primo che avevo perso interesse per l'atto sessuale completo,che più volte nella vita avevo vissuto in modo superficiale e a volte problematico,per una somma di problemi che ho avuto io in passato. Il mio problema è che sembra quasi un impegno ora come ora fare del sesso,nel senso che,nonostante ci vediamo praticamente tutti i giorni e abbiamo a disposizione l'ambiente per vivere la nostra relazione sessuale,lei preferisce sempre aspettare il week-end,pur se provocata,pur se risponde positivamente alle provocazioni a livello fisico sembra come che preferisca attendere il momento in cui non avrà pensieri nella testa,come il lavoro al giorno dopo,o la stanchezza dopo una rapporto,il doversi "riprendere",vestirsi e tornare poi a casa...Spesso dice di essere tanto stanca,spesso fisicamente e anche "psicologicamente" non si sente bene (è una persona estremamente sensibile i cui problemi normali della vita influiscono molto sul suo umore,sul suo benessere personale. Il problema è che io non mi sento appagato,nel momento in cui parte l'approccio sessuale lei corre a "prepararsi" in bagno,è ossessionata di essere sporca a volte,non pronta.Capita che iniziamo col Petting,giocamo molto e piacevomente in questo modo,poi dopo esserci sessualmente soddisfatti in questo modo ci fermiamo, Io sono tanto innamorato di lei e ho lottato tanto per averla,e in nessun modo voglio perderla,ma ho paura che in questo modo a lungo andare il nostro rapporto possa rovinarsi,perchè io ho delle esigenze e ritengo siano lecite,nel senso che non mi sembra di pretendere di più di quello che dovrebbe essere naturale,e venir respinto ogni volta che tento un approccio perchè non è sabato o domenica,perchè non è quella volta,inizia a farmi sentire...non so...sbagliato.Lei dice di esser sempre stata così,ma io penso sia legato a qualcosa di natura psicologica,legata a qualche trauma infantile:altre problematiche del suo passato si sono "riversate" nella nostra storia in passato,come l'abbandono per tradimento del padre nei confronti della madre,che l'ha porta ad essere all'inizio di una storia estremamente insicura e spaventata di chi ha davanti,problema che col tempo abbiamo risolto insieme.Ritengo anche che non avendo da quasi sempre una amica vera con cui confrontarsi non abbia mai avuto modo di capire che forse qualcosa non va...ma non lo dico per egoismo...ritengo che sarebbe anche meno colma di ansie nella vita se fosse più aperta al sesso.Vorrei portarla con me da un sessuologo ma ho il terrore di proporglielo,già per andare dallo psicologo in passato per evidenti problemi è stato davvero faticoso,e appena son dovuto partire per lavoro ha mollato .Io vorrei soro stare bene al 100% con lei,perchè non mi fa mancare nulla oltre a questo problema sessuale.Ma ritengo che il sesso sia tanto importante per il buon funzionamento di una coppia...Cosa mi consiglia di fare? Ringrazio in anticipo Saluti

Gentile X,

Leggendo la sua lettera ho la sensazione che lei, dopo aver preso in considerazione tutte le ipotesi possibili, sia giunto alla conclusione che lei sia "normale", mentre la sua ragazza non lo è: è da curare. Provi a riflettere: su quali basi scientifiche lei afferma che è "normale" avere desiderio sessuale in qualsiasi giorno e in qualsiasi momento della giornata? Il ragionamento è pericoloso, perché se ciascuno dei membri della coppia ritiene che lui/lei sia "normale" mentre l'altro non lo è,basandosi solo sulla quantità e qualità del PROPRIO desiderio sessuale, questo non appare il migliore punto di partenza per risolvere la situazione. La sua ragazza, ad esempio, potrebbe giungere ad una conclusione completamente diversa dalla sua, del tipo: "facciamo sesso con piacere reciproco e in modo molto appagante quando siamo liberi da impegni, perché lui vuole rovinare tutto, spingendomi a fare sesso quando non ne ho voglia, o ho la testa impegnata altrove"? Nessuno dei due ragionamenti è giusto, nessuno dei due è sbagliato: sono due modi di concepire la vita sessuale che si confrontano. La sessualità delle donne, peraltro, è molto diversa da quella che si vede nella pornografia (non so se è anche il suo caso, ma sempre più spesso i miei pazienti fanno riferimento alle situazioni osservate nei porno, che sono del tutto artificiali e costruite per una fruizione tipicamente maschile). In una relazione capace di funzionare dunque, queste due diverse modalità di concepire la sessualità devono trovare una soddisfacente mediazione e per questo serve il sessuologo: per la coppia, non per la persona.

Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti


Tagliata fuori

Non so più che fare!!! Mi sento tagliata fuori dal mondo del lavoro, ho chiuso una relazione molto importante per me, 1 mese fa, e sto ancora male. Non ho amicizie in quanto ho vissuto 6 anni fuori casa e quando sono tornata 10 mesi fa ho subito intrapreso quella relazione molto morbosa, lui non voleva che andassi a lavorare,non gli piaceva uscire con gli amici e alla fine ci siamo lasciati dopo 8 mesi ed io mi sono ritrovata punto e capo con in più un dolore da sopportare visto che abitiamo anche vicino. Mi sento depressa, non esco più di casa, non trovo lavoro e nemmeno un corso di formazione adatto a me. Vorrei andarmene di nuovo ma, mi sento bloccata dai miei da questo ragazzo che amo ancora, dalla paura di fare di nuovo una scelta sbagliata, dalla mancanza di autostima e coraggio che avevo una volta. ho anche un coniglio che non potrei portarmi dietro per andare per esempio all'estero. non lo so, sono davvero confusa.....chiedo consiglio!!! Forse ho bisogno di fare qualche seduta psicoterapeuta, anche perchè tutti i giorni mi viene da piangere quando penso alla mia situazione, mi sento così spenta che a volte vorrei sparire, non ho nessuno con cui sfogarmi e a volte non mi va nemmno di vedere nessuno perchè sono troppo scontrosa,irascibile....ma che mi sta succedendo??? Non sono mai stata così, era una persona solare,sempre in mezzo la gente e piena di amici, ora mi ritrova sola come un cane bastonato. Già tempo fa ho subito uno stalking e mi ero quasi ripresa ma poi un altra delusione, mi dicono di avere un carattere troppo forte ma, quando mai?! sembra ma è solo per difendermi, nascondere la mia debolezza e sensibilità ma nessuno lo capisce e allora mi trattano a pezze in faccia.....sono stanca di tutto questo. Vorrei più comprensione,più gentilezza,più rispetto,più stima. Cosa mi consigliate??? Grazie infinite

Gentilissima,

Il consiglio è quello di evitare di fare questo lungo elenco di cose che non vanno e usare invece la propria capacità di ragionamento per cercare di capire cosa va bene, quali sono i suoi punti di forza, in quali aspetti della vita sociale e lavorativa è utile spendere le sue  energie. E' importante che lei si dia degli obiettivi: ben definiti e raggiungibili, per raggiungere i quali ogni giorno lei deve impegnarsi a fare qualcosa. Sicuramente le farà bene anche esprimere tutto il su dolore e il suo disagio per quello che le è accaduto: parlarne, codificarlo in termini che lo spieghino e che siano da altri comprensibili, è già una cura, una talking cure, per dirla con Freud: le conviene dunque cercare un aiuto professionale per poter parlare di quello che la ferisce, trovando il necessario supporto, in vista di un cambiamento. Se non riuscirà a cambiare la situazione in cui è profondamente immersa infatti, sarà per lei lungo e difficile ritrovare un po' di serenità.
Coraggio!

Dr. Giuliana Proietti


Preoccupati per un figlio

Sono padre di due bambini, uno di 6 anni e mezzo e l’altro di 9 anni e mezzo. Mentre il secondo bambino, almeno apparentemente ed allo stato attuale, non presenta problemi, il primo invece ci preoccupa tantissimo. Il secondogenito mangia regolarmente, pratica attività fisica (karate), socializza facilmente (a parte una timidezza di fondo – almeno ai primi approcci). Il primogenito, al contrario, è insicuro di sé, timidissimo, impacciato nei movimenti (quando corre dà l’impressione che stia inciampando – piega le ginocchia in avanti, mostrando instabilità), mangia poco (pasta sempre in bianco, pochi secondi, niente frutta): si lamenta sempre se facciamo una passeggiata a piedi (si annoia facilmente se la cosa non lo coinvolge), si confida molto difficilmente e solo con la mamma. E’ disordinato, insicuro anche quando sta a tavola (spesso rovescia il bicchiere di acqua sulla tovaglia, sbriciola il pane, quando mangia la pasta spesso la fa cadere dal piatto e sul pavimento. Infastidisce spesso il fratello minore, anche se spesso ci gioca. Di contro va bene a scuola, anche se la maestra ci ripete sempre che è disordinato, ma al di fuori di questo riferisce di un bambino timido ma che si impegna e complessivamente ha un buon rendimento. Ha paura di andare da solo nel bagno, cerca delle scuse per farsi accompagnare dalla mamma o dal fratello. La notte fino a qualche mese fa non riusciva a dormire da solo e spesso verso le tre, si svegliava, chiamava la mamma per avere compagnia e la mamma spesso si addormentava vicino a lui. Ora almeno la notte riesce a dormire da solo (anche se si nasconde sotto le lenzuola – ha trovato credo questo escamotage per combattere la paura): chiama ancora durante la notte, ma molto raramente - magari semplicemente perché ha sete. Ripercorrendo la sua infanzia a ritroso, alcune situazioni credo che lo abbiano segnato profondamente. Dopo otto mesi dalla sua nascita ho perso mio padre e a due anni ho perso anche mio suocero (due lutti che hanno segnato profondamente sia me che mia moglie). A seguito della malattia di mio suocero, siamo stati costretti a portarlo improvvisamente presso un asilo nido (aveva tredici mesi e fino a quel momento era stato coi nonni materni): il distacco soprattutto dalla mamma è stato improvviso e traumatico, tant’è che dopo nemmeno un mese, abbiamo deciso di farlo restare a casa in compagnia di una baby sitter (ma ne abbiamo alla fine cambiate tre!!!). Intanto è capitato quando il bambino aveva appena due anni, per almeno due o tre volte di seguito, che quando tornavamo a casa, ci siamo dimenticati di disinserire l’antifurto e scattasse una sirena interna: il suono fortissimo e frastornante già per un adulto, ha condizionato molto mio figlio che nei primi 4 – 5 anni di vita non ha fatto altro che svegliarsi di soprassalto di notte (nella sua cameretta) e dopo aver chiamato in aiuto la mamma, lo abbiamo trovato rannicchiato nel letto con le orecchie tappate (solo di recente, da qualche mese a questa parte, non si è più manifestato un tale disturbo, anzi il bambino riferisce che la notte non sta sognando più). Abbiamo cercato di inserirlo a karate, che ha frequentato con sforzo per due anni di seguito, conquistando prima la cintura bianca e poi la bianca-gialla: ma ha trovato un maestro molto severo che lo blocca e lo condiziona nel continuare. Infatti quest’anno non c’è stato verso di convincerlo a continuare. In genere ogni volta che gli si presenta un problema lui scappa via… Nel contesto familiare, io sono molto severo con i miei figli, perché mio padre è stato molto severo con me: sono poco presente a casa perché il lavoro mi condiziona molto ed assorbe molto del mio tempo e della mia mente. Non conduciamo una vita sociale aperta: usciamo molto raramente con gli amici, anche se invitiamo di tanto in tanto a casa nostra i compagni di scuola più affiatati di nostro figlio e qualche volta lo mandiamo a casa dei suoi amici (ci va con piacere e senza difficoltà). Tendenzialmente siamo una famiglia molto riservata, anche se siamo aperti al dialogo quando siamo in compagnia di amici. Notiamo che nostro figlio, quando lo portiamo in villa a giocare, lega molto facilmente con i bambini più piccoli di età: ma resta fondamentalmente timido e molto dipendente da noi, anche nel chiedere le cose (dal bicchiere d’acqua al bar, dal recuperare il pallone nel giardino del vicino, ecc. ecc.). La nostra preoccupazione attuale è il prossimo anno farà il primo anno di scuola media: un ambiente nuovo dove può essere facilmente vittima di derisioni se non addirittura atti di bullismo, data la sua personalità così fragile… Ma il problema non è ovviamente limitato solo alla scuola media: lo è in generale per la sua crescita, per il suo passaggio dall’infanzia all’adolescenza, per il suo carattere chiuso, per il rischio che si possa trovare sempre più in difficoltà senza avere mai il coraggio di parlarne con noi. Il motivo di questa mia lettera è quello di avere un aiuto, dei consigli pratici, quotidiani, affinchè noi in qualità di genitori, possiamo porre in essere, in concreto dei comportamenti, delle azioni efficaci volte a facilitare la crescita, a migliorare la sua autostima ed ad accompagnarlo nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, senza stargli col fiato addosso, ma rassicurandolo circa la nostra presenza e la nostra disponibilità ad ascoltarlo ed aiutarlo nei momenti di difficoltà.

Gentilissimo,

A me sembra che lei sia una persona ben consapevole di quello che nella vostra famiglia non è  adeguato alle esigenze e alle necessità di vostro figlio. Non posso non notare che, nella parte conclusiva della sua lettera, lei fa un puntuale elenco di ciò che è bene fare per essere dei bravi genitori. Concetti, dunque, che le appartengono e non le sfuggono. In un'altra parte della lettera tuttavia si riscontra, sempre con la stessa chiarezza, un altro elenco delle tante cose che non sono opportune per un corretto sviluppo psicofisico del bambino: a partire dal suo essere severo, perché lo era suo padre (?), dal suo eccessivo essere assente da casa, per motivi di lavoro, ecc... Tutti questi aspetti organizzativi della vostra vita non avvengono per volontà divina: sono delle realtà che voi stessi avete contribuito e contribuite a determinare ogni giorno, e che voi stessi avete il potere di modificare. Quello che mi chiedo è piuttosto questo: quale è, al momento, la vostra motivazione a cambiare una organizzazione familiare sostanzialmente equilibrata e soddisfacente, per il benessere di una singola persona, che mostra delle difficoltà? Mi sembra inoltre di avvertire che la preoccupazione principale sia al momento quella di possibili atti di bullismo nei confronti di suo figlio e che lei vorrebbe in tutti i modi prevenire (vedi corso di karate) forse perché riscontrarli, quando erano del tutto previsti, sarebbe per lei troppo doloroso.
Il consiglio che sento di darle è quello di lavorare nella direzione che lei ha già perfettamente compreso e delineato, aggiungendo a questo che il bambino deve imparare a stare CON gli altri, non a difendersi dagli altri. Uno sport di gruppo dunque mi sembrerebbe più adeguato di un corso di difesa personale. 
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti

Intrappolata in uno schema

Gentile Dott.ssa è da un anno e mezzo + o meno che ho iniziato ad avere dei disturbi, dei pensieri che mi han fatto entrare in crisi e che tutt'ora mi fanno stare male.Mi sono laureata 3 anni fa e negli anni passati sono stata da uno psicologo poichè a causa di storia iniziata da adolescente e durata molto tempo e finita molto molo ho avuto problemi di depressione e ansia.Nel tempo sono stata meglio e mi sono dedicata allo studio, laurenadomi. Subito dopo la laurea mi sono fidanzata con un ragazzo che in realtà ho capito solo dopo di non amare.Da quando è finita questa storia è iniziata la crisi.Apatia, ansia,insoddisfazione, attacchi d'ansia.Ho iniziato a metetre in discussione tutto.Il tirocinio che facevo ( ma che non era ciò che volevo fare dopo la laurea), il fatto di avere quasi 30 anni e non avere un lavoro stabile, una relazione stabile e che tutto era diverso completamente da come io l'avevo programmato, immaginato, in qualche modo convinta che la delusione precedente sarebbe stata ripagata dalla viata con un buon posto di lavoro e un grande amore.Ora mi ritrovo a chiedermi in continuazione cosa ne sarà del mio futuro e continuo a pensare al tempo che passa e al fatto che le cose nn vadano come io avevo previsto.Quindi che non ho un lavoro, che dovrò affrontare un esame di stato per una professione che non mi dà certezze, che nn so se voglio fare.Quando conosco un ragazzo e va male, sto male + del normale, in relatà non perchè mi piaccia al punto di starci così male ma perchè mi aspetto sempre che sia luomo della mia vita, la persona giusta..Ho ripreso ad andare dal mio dott.ma non con assiduità e ci sentiamo per tel nei moenti + difficili, perchè lui mi continua a dire che deo smetterla di pensare al futuro, che devo impaarre a prendere la vita giorno per giorno, e + mi dice qst cose + io mi sento incapace, impotente, intrappolata in uno schema che so essere sbgaliato ma che non riesco ad eliminare.

Gentilissima,

Confermo quello che le dice il suo dottore. Che ad un certo punto della vita una bella ragazza debba incontrare un principe azzurro e che con lui debba vivere "felice e contenta" per il resto della vita, è ahimé scritto solo nelle favole. Nella realtà una ragazza dovrebbe invece cercare di impegnarsi per trovare un suo punto di equilibrio, una serenità interiore che regali un senso alla sua vita, anche se dovesse rimanere per sempre da sola. Si cerchi un lavoro, si coltivi, faccia delle cose che le piacciono, incontri delle persone simpatiche (fra cui anche ragazzi con i quali vivere dei momenti piacevoli, senza ipoteche sul futuro). Se poi da una di queste storie dovesse nascere un amore profondo, come quello da lei sempre sognato e desiderato... Ben venga: non farà che completare la sua felicità. Ricapitolando, ciò che a mio parere sarebbe opportuno fare al momento è impegnarsi per rafforzare la sua personalità: acquisendo consapevolezza di sé, autostima, abilità cognitive, abilità sociali, arriverà un giorno a percepirsi come una persona "interessante". Vedrà che, da quel giorno, lei lo diventerà anche per gli altri.
Cordialmente,

Dr. Giuliana Proietti
 


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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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