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In questo
numero...
Un problema con la ragazza
Salve, mi chiamo X. e ho 25 anni. Penso di avere un problema con la
mia ragazza... Lei ha 20 anni e viviamo l'attività sessuale solo e
unicamente una volta a settimana,nel week-end,ovvero il momento in cui
non lavora.Il problema è che tutto accade in "un unica ondata" nel
senso che indipendementemente da quanto tempo libero abbiamo non
accade che in quei momenti.E sono momenti estremamente appaganti,non
avevo mai trovato una persona che sessualmente mi facesse provare quel
che provo con lei,e sembra lo stesso dall'altra parte,amiamo molto il
Petting e prima di arrivare ad avere rapporti completi ci sono voluti
molti mesi: questo non mi ha mai creato problemi,nel senso che io ero
il primo che avevo perso interesse per l'atto sessuale completo,che
più volte nella vita avevo vissuto in modo superficiale e a volte
problematico,per una somma di problemi che ho avuto io in passato. Il
mio problema è che sembra quasi un impegno ora come ora fare del
sesso,nel senso che,nonostante ci vediamo praticamente tutti i giorni
e abbiamo a disposizione l'ambiente per vivere la nostra relazione
sessuale,lei preferisce sempre aspettare il week-end,pur se
provocata,pur se risponde positivamente alle provocazioni a livello
fisico sembra come che preferisca attendere il momento in cui non avrà
pensieri nella testa,come il lavoro al giorno dopo,o la stanchezza
dopo una rapporto,il doversi "riprendere",vestirsi e tornare poi a
casa...Spesso dice di essere tanto stanca,spesso fisicamente e anche
"psicologicamente" non si sente bene (è una persona estremamente
sensibile i cui problemi normali della vita influiscono molto sul suo
umore,sul suo benessere personale. Il problema è che io non mi sento
appagato,nel momento in cui parte l'approccio sessuale lei corre a
"prepararsi" in bagno,è ossessionata di essere sporca a volte,non
pronta.Capita che iniziamo col Petting,giocamo molto e piacevomente in
questo modo,poi dopo esserci sessualmente soddisfatti in questo modo
ci fermiamo, Io sono tanto innamorato di lei e ho lottato tanto per
averla,e in nessun modo voglio perderla,ma ho paura che in questo modo
a lungo andare il nostro rapporto possa rovinarsi,perchè io ho delle
esigenze e ritengo siano lecite,nel senso che non mi sembra di
pretendere di più di quello che dovrebbe essere naturale,e venir
respinto ogni volta che tento un approccio perchè non è sabato o
domenica,perchè non è quella volta,inizia a farmi sentire...non so...sbagliato.Lei
dice di esser sempre stata così,ma io penso sia legato a qualcosa di
natura psicologica,legata a qualche trauma infantile:altre
problematiche del suo passato si sono "riversate" nella nostra storia
in passato,come l'abbandono per tradimento del padre nei confronti
della madre,che l'ha porta ad essere all'inizio di una storia
estremamente insicura e spaventata di chi ha davanti,problema che col
tempo abbiamo risolto insieme.Ritengo anche che non avendo da quasi
sempre una amica vera con cui confrontarsi non abbia mai avuto modo di
capire che forse qualcosa non va...ma non lo dico per
egoismo...ritengo che sarebbe anche meno colma di ansie nella vita se
fosse più aperta al sesso.Vorrei portarla con me da un sessuologo ma
ho il terrore di proporglielo,già per andare dallo psicologo in
passato per evidenti problemi è stato davvero faticoso,e appena son
dovuto partire per lavoro ha mollato .Io vorrei soro stare bene al
100% con lei,perchè non mi fa mancare nulla oltre a questo problema
sessuale.Ma ritengo che il sesso sia tanto importante per il buon
funzionamento di una coppia...Cosa mi consiglia di fare? Ringrazio in
anticipo Saluti
Gentile X,
Leggendo la sua lettera ho la sensazione che lei, dopo aver preso
in considerazione tutte le ipotesi possibili, sia giunto alla
conclusione che lei sia "normale", mentre la sua ragazza non lo è: è
da curare. Provi a riflettere: su quali basi scientifiche lei afferma
che è "normale" avere desiderio sessuale in qualsiasi giorno e in
qualsiasi momento della giornata? Il ragionamento è pericoloso, perché
se ciascuno dei membri della coppia ritiene che lui/lei sia "normale"
mentre l'altro non lo è,basandosi solo sulla quantità e qualità del
PROPRIO desiderio sessuale, questo non appare il migliore punto di
partenza per risolvere la situazione. La sua ragazza, ad esempio,
potrebbe giungere ad una conclusione completamente diversa dalla sua,
del tipo: "facciamo sesso con piacere reciproco e in modo molto
appagante quando siamo liberi da impegni, perché lui vuole rovinare
tutto, spingendomi a fare sesso quando non ne ho voglia, o ho la testa
impegnata altrove"? Nessuno dei due ragionamenti è giusto, nessuno dei
due è sbagliato: sono due modi di concepire la vita sessuale che si
confrontano. La sessualità delle donne, peraltro, è molto diversa da
quella che si vede nella pornografia (non so se è anche il suo caso,
ma sempre più spesso i miei pazienti fanno riferimento alle situazioni
osservate nei porno, che sono del tutto artificiali e costruite per
una fruizione tipicamente maschile). In una relazione capace di
funzionare dunque, queste due diverse modalità di concepire la
sessualità devono trovare una soddisfacente mediazione e per questo
serve il sessuologo: per la coppia, non per la persona.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
Tagliata fuori
Non so più che fare!!! Mi sento tagliata fuori dal mondo del lavoro, ho
chiuso una relazione molto importante per me, 1 mese fa, e sto ancora
male. Non ho amicizie in quanto ho vissuto 6 anni fuori casa e quando sono
tornata 10 mesi fa ho subito intrapreso quella relazione molto morbosa,
lui non voleva che andassi a lavorare,non gli piaceva uscire con gli amici
e alla fine ci siamo lasciati dopo 8 mesi ed io mi sono ritrovata punto e
capo con in più un dolore da sopportare visto che abitiamo anche vicino.
Mi sento depressa, non esco più di casa, non trovo lavoro e nemmeno un
corso di formazione adatto a me. Vorrei andarmene di nuovo ma, mi sento
bloccata dai miei da questo ragazzo che amo ancora, dalla paura di fare di
nuovo una scelta sbagliata, dalla mancanza di autostima e coraggio che
avevo una volta. ho anche un coniglio che non potrei portarmi dietro per
andare per esempio all'estero. non lo so, sono davvero
confusa.....chiedo consiglio!!! Forse ho bisogno di fare qualche seduta
psicoterapeuta, anche perchè tutti i giorni mi viene da piangere quando
penso alla mia situazione, mi sento così spenta che a volte vorrei
sparire, non ho nessuno con cui sfogarmi e a volte non mi va nemmno di
vedere nessuno perchè sono troppo scontrosa,irascibile....ma che mi sta
succedendo??? Non sono mai stata così, era una persona solare,sempre in
mezzo la gente e piena di amici, ora mi ritrova sola come un cane
bastonato. Già tempo fa ho subito uno stalking e mi ero quasi ripresa ma
poi un altra delusione, mi dicono di avere un carattere troppo forte ma,
quando mai?! sembra ma è solo per difendermi, nascondere la mia debolezza
e sensibilità ma nessuno lo capisce e allora mi trattano a pezze in
faccia.....sono stanca di tutto questo. Vorrei più comprensione,più
gentilezza,più rispetto,più stima. Cosa mi consigliate??? Grazie infinite
Gentilissima,
Il consiglio è quello di evitare di fare questo lungo elenco di cose che
non vanno e usare invece la propria capacità di ragionamento per cercare
di capire cosa va bene, quali sono i suoi punti di forza, in quali aspetti
della vita sociale e lavorativa è utile spendere le sue energie. E'
importante che lei si dia degli obiettivi: ben definiti e raggiungibili,
per raggiungere i quali ogni giorno lei deve impegnarsi a fare qualcosa.
Sicuramente le farà bene anche esprimere tutto il su dolore e il suo
disagio per quello che le è accaduto: parlarne, codificarlo in termini che
lo spieghino e che siano da altri comprensibili, è già una cura, una
talking cure, per dirla con Freud: le conviene dunque cercare un
aiuto professionale per poter parlare di quello che la ferisce, trovando
il necessario supporto, in vista di un cambiamento. Se non riuscirà a
cambiare la situazione in cui è profondamente immersa infatti, sarà per
lei lungo e difficile ritrovare un po' di serenità.
Coraggio!
Dr. Giuliana Proietti
Preoccupati per un figlio
Sono padre di due bambini, uno di 6 anni e mezzo e l’altro di 9 anni
e mezzo. Mentre il secondo bambino, almeno apparentemente ed allo stato
attuale, non presenta problemi, il primo invece ci preoccupa tantissimo.
Il secondogenito mangia regolarmente, pratica attività fisica (karate),
socializza facilmente (a parte una timidezza di fondo – almeno ai primi
approcci). Il primogenito, al contrario, è insicuro di sé, timidissimo,
impacciato nei movimenti (quando corre dà l’impressione che stia
inciampando – piega le ginocchia in avanti, mostrando instabilità), mangia
poco (pasta sempre in bianco, pochi secondi, niente frutta): si lamenta
sempre se facciamo una passeggiata a piedi (si annoia facilmente se la
cosa non lo coinvolge), si confida molto difficilmente e solo con la
mamma. E’ disordinato, insicuro anche quando sta a tavola (spesso rovescia
il bicchiere di acqua sulla tovaglia, sbriciola il pane, quando mangia la
pasta spesso la fa cadere dal piatto e sul pavimento. Infastidisce spesso
il fratello minore, anche se spesso ci gioca. Di contro va bene a scuola,
anche se la maestra ci ripete sempre che è disordinato, ma al di fuori di
questo riferisce di un bambino timido ma che si impegna e complessivamente
ha un buon rendimento. Ha paura di andare da solo nel bagno, cerca delle
scuse per farsi accompagnare dalla mamma o dal fratello. La notte fino a
qualche mese fa non riusciva a dormire da solo e spesso verso le tre, si
svegliava, chiamava la mamma per avere compagnia e la mamma spesso si
addormentava vicino a lui. Ora almeno la notte riesce a dormire da solo
(anche se si nasconde sotto le lenzuola – ha trovato credo questo
escamotage per combattere la paura): chiama ancora durante la notte, ma
molto raramente - magari semplicemente perché ha sete. Ripercorrendo la
sua infanzia a ritroso, alcune situazioni credo che lo abbiano segnato
profondamente. Dopo otto mesi dalla sua nascita ho perso mio padre e a due
anni ho perso anche mio suocero (due lutti che hanno segnato profondamente
sia me che mia moglie). A seguito della malattia di mio suocero, siamo
stati costretti a portarlo improvvisamente presso un asilo nido (aveva
tredici mesi e fino a quel momento era stato coi nonni materni): il
distacco soprattutto dalla mamma è stato improvviso e traumatico, tant’è
che dopo nemmeno un mese, abbiamo deciso di farlo restare a casa in
compagnia di una baby sitter (ma ne abbiamo alla fine cambiate tre!!!).
Intanto è capitato quando il bambino aveva appena due anni, per almeno due
o tre volte di seguito, che quando tornavamo a casa, ci siamo dimenticati
di disinserire l’antifurto e scattasse una sirena interna: il suono
fortissimo e frastornante già per un adulto, ha condizionato molto mio
figlio che nei primi 4 – 5 anni di vita non ha fatto altro che svegliarsi
di soprassalto di notte (nella sua cameretta) e dopo aver chiamato in
aiuto la mamma, lo abbiamo trovato rannicchiato nel letto con le orecchie
tappate (solo di recente, da qualche mese a questa parte, non si è più
manifestato un tale disturbo, anzi il bambino riferisce che la notte non
sta sognando più). Abbiamo cercato di inserirlo a karate, che ha
frequentato con sforzo per due anni di seguito, conquistando prima la
cintura bianca e poi la bianca-gialla: ma ha trovato un maestro molto
severo che lo blocca e lo condiziona nel continuare. Infatti quest’anno
non c’è stato verso di convincerlo a continuare. In genere ogni volta che
gli si presenta un problema lui scappa via… Nel contesto familiare, io
sono molto severo con i miei figli, perché mio padre è stato molto severo
con me: sono poco presente a casa perché il lavoro mi condiziona molto ed
assorbe molto del mio tempo e della mia mente. Non conduciamo una vita
sociale aperta: usciamo molto raramente con gli amici, anche se invitiamo
di tanto in tanto a casa nostra i compagni di scuola più affiatati di
nostro figlio e qualche volta lo mandiamo a casa dei suoi amici (ci va con
piacere e senza difficoltà). Tendenzialmente siamo una famiglia molto
riservata, anche se siamo aperti al dialogo quando siamo in compagnia di
amici. Notiamo che nostro figlio, quando lo portiamo in villa a giocare,
lega molto facilmente con i bambini più piccoli di età: ma resta
fondamentalmente timido e molto dipendente da noi, anche nel chiedere le
cose (dal bicchiere d’acqua al bar, dal recuperare il pallone nel giardino
del vicino, ecc. ecc.). La nostra preoccupazione attuale è il prossimo
anno farà il primo anno di scuola media: un ambiente nuovo dove può essere
facilmente vittima di derisioni se non addirittura atti di bullismo, data
la sua personalità così fragile… Ma il problema non è ovviamente limitato
solo alla scuola media: lo è in generale per la sua crescita, per il suo
passaggio dall’infanzia all’adolescenza, per il suo carattere chiuso, per
il rischio che si possa trovare sempre più in difficoltà senza avere mai
il coraggio di parlarne con noi. Il motivo di questa mia lettera è quello
di avere un aiuto, dei consigli pratici, quotidiani, affinchè noi in
qualità di genitori, possiamo porre in essere, in concreto dei
comportamenti, delle azioni efficaci volte a facilitare la crescita, a
migliorare la sua autostima ed ad accompagnarlo nel difficile passaggio
dall’infanzia all’adolescenza, senza stargli col fiato addosso, ma
rassicurandolo circa la nostra presenza e la nostra disponibilità ad
ascoltarlo ed aiutarlo nei momenti di difficoltà.
Gentilissimo,
A me sembra che lei sia una persona ben consapevole di quello che nella
vostra famiglia non è adeguato alle esigenze e alle necessità di
vostro figlio. Non posso non notare che, nella parte conclusiva della sua
lettera, lei fa un puntuale elenco di ciò che è bene fare per essere dei
bravi genitori. Concetti, dunque, che le appartengono e non le sfuggono.
In un'altra parte della lettera tuttavia si riscontra, sempre con la
stessa chiarezza, un altro elenco delle tante cose che non sono opportune
per un corretto sviluppo psicofisico del bambino: a partire dal suo essere
severo, perché lo era suo padre (?), dal suo eccessivo essere assente da
casa, per motivi di lavoro, ecc... Tutti questi aspetti organizzativi
della vostra vita non avvengono per volontà divina: sono delle realtà che
voi stessi avete contribuito e contribuite a determinare ogni giorno, e
che voi stessi avete il potere di modificare. Quello che mi chiedo è
piuttosto questo: quale è, al momento, la vostra motivazione a cambiare
una organizzazione familiare sostanzialmente equilibrata e soddisfacente,
per il benessere di una singola persona, che mostra delle difficoltà? Mi
sembra inoltre di avvertire che la preoccupazione principale sia al
momento quella di possibili atti di bullismo nei confronti di suo figlio e
che lei vorrebbe in tutti i modi prevenire (vedi corso di karate) forse
perché riscontrarli, quando erano del tutto previsti, sarebbe per lei
troppo doloroso.
Il consiglio che sento di darle è quello di lavorare nella direzione che
lei ha già perfettamente compreso e delineato, aggiungendo a questo che il
bambino deve imparare a stare CON gli altri, non a difendersi dagli altri.
Uno sport di gruppo dunque mi sembrerebbe più adeguato di un corso di
difesa personale.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
Intrappolata in uno
schema
Gentile Dott.ssa è da un anno e mezzo + o meno che ho iniziato ad
avere dei disturbi, dei pensieri che mi han fatto entrare in crisi e che
tutt'ora mi fanno stare male.Mi sono laureata 3 anni fa e negli anni
passati sono stata da uno psicologo poichè a causa di storia iniziata da
adolescente e durata molto tempo e finita molto molo ho avuto problemi di
depressione e ansia.Nel tempo sono stata meglio e mi sono dedicata allo
studio, laurenadomi. Subito dopo la laurea mi sono fidanzata con un
ragazzo che in realtà ho capito solo dopo di non amare.Da quando è finita
questa storia è iniziata la crisi.Apatia, ansia,insoddisfazione, attacchi
d'ansia.Ho iniziato a metetre in discussione tutto.Il tirocinio che
facevo ( ma che non era ciò che volevo fare dopo la laurea), il fatto di
avere quasi 30 anni e non avere un lavoro stabile, una relazione stabile e
che tutto era diverso completamente da come io l'avevo programmato,
immaginato, in qualche modo convinta che la delusione precedente
sarebbe stata ripagata dalla viata con un buon posto di lavoro e un grande
amore.Ora mi ritrovo a chiedermi in continuazione cosa ne sarà del mio
futuro e continuo a pensare al tempo che passa e al fatto che le cose nn
vadano come io avevo previsto.Quindi che non ho un lavoro, che dovrò
affrontare un esame di stato per una professione che non mi dà certezze,
che nn so se voglio fare.Quando conosco un ragazzo e va male, sto male +
del normale, in relatà non perchè mi piaccia al punto di starci così male
ma perchè mi aspetto sempre che sia luomo della mia vita, la persona
giusta..Ho ripreso ad andare dal mio dott.ma non con
assiduità e ci sentiamo per tel nei moenti + difficili, perchè lui mi
continua a dire che deo smetterla di pensare al futuro, che devo impaarre
a prendere la vita giorno per giorno, e + mi dice qst cose + io mi sento
incapace, impotente, intrappolata in uno schema che so essere sbgaliato ma
che non riesco ad eliminare.
Gentilissima,
Confermo quello che le dice il suo dottore. Che ad un certo punto della
vita una bella ragazza debba incontrare un principe azzurro e che con lui
debba vivere "felice e contenta" per il resto della vita, è ahimé scritto
solo nelle favole. Nella realtà una ragazza dovrebbe invece cercare di
impegnarsi per trovare un suo punto di equilibrio, una serenità interiore
che regali un senso alla sua vita, anche se dovesse rimanere per sempre da
sola. Si cerchi un lavoro, si coltivi, faccia delle cose che le piacciono,
incontri delle persone simpatiche (fra cui anche ragazzi con i quali
vivere dei momenti piacevoli, senza ipoteche sul futuro). Se poi da una di
queste storie dovesse nascere un amore profondo, come quello da lei sempre
sognato e desiderato... Ben venga: non farà che completare la sua
felicità. Ricapitolando, ciò che a mio parere sarebbe opportuno fare al
momento è impegnarsi per rafforzare la sua personalità: acquisendo
consapevolezza di sé, autostima, abilità cognitive, abilità sociali,
arriverà un giorno a percepirsi come una persona "interessante". Vedrà
che, da quel giorno, lei lo diventerà anche per gli altri.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
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