Sessualità e disabilità

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
‚óŹ Psicologa-psicoterapeuta (attivit√† libero-professionale in Ancona)
‚óŹ Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
‚óŹ Saggista e Blogger
‚óŹ Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
‚óŹ Conduzione seminari di sviluppo personale
‚óŹ Attivit√† di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
‚óŹ Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
‚óŹ Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell‚Äôattivit√† ad essa collegata, sul trattamento dell‚Äôansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 ‚Äď 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

ID 100182055 300x199 Sessualità e disabilità

La sessualità è parte integrante della personalità di ogni essere umano. Il suo pieno sviluppo dipende dalle soddisfazioni dei bisogni umani basilari come il desiderio di contatto, intimità, espressione emozionale, piacere, tenerezza e amore.
La sessualit√† si costruisce attraverso l’interazione tra l’individuo e le strutture sociali.
L’intero sviluppo della sessualit√† √® essenziale per il benessere individuale, interpersonale e sociale.
I diritti sessuali sono diritti umani universali basati sulla libert√†, sulla dignit√† e sull’uguaglianza propri di ogni essere umano.
Essendo la salute un diritto umano fondamentale, la salute sessuale deve essere un diritto umano basilare.

Carta dei diritti sessuali, Hong Kong, 1999

La sessualit√† √®, come spiega l’OMS (2006),¬†pi√Ļ di un semplice contatto genitale e pu√≤ essere vissuta ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, credenze, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Inoltre, la sessualit√† √® influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, culturali, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali. La sessualit√† pu√≤ includere tutte queste dimensioni, ma non tutte sono sempre vissute o espresse.

La salute sessuale e riproduttiva non è solo assenza di malattia ma è uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale legato alla sessualità e alla riproduzione. La salute sessuale e riproduttiva (SRH) richiede un approccio positivo e rispettoso della sessualità e delle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, senza coercizione, discriminazione e violenza. La salute sessuale e riproduttiva è un diritto umano fondamentale di ogni persona (Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo, 1994).

La¬†disabilit√† ¬†pu√≤ essere dovuta a¬†una causa genetica (ereditaria), altre volte dipende da difficolt√† che si sono verificate durante il parto, oppure dopo una malattia o un incidente. Acquisire la disabilit√† richiede un processo di adattamento fisico e psicologico notevole: si tratta di modificare l’idea che si ha del proprio corpo, dello spazio intorno a s√©, delle interazioni con gli altri, della propria autonomia.¬†Il termine “persone con disabilit√† “si applica a tutte le persone che hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella societ√† su una base di eguaglianza con gli altri.¬†¬†(Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilit√†, 2006)

Il¬†concetto di disabilit√† si √® allontanato, negli ultimi anni dal modello medico tradizionale ed √® diventato un modello pi√Ļ “sociale”. Il modello medico si concentra infatti¬†sui disturbi specifici come principali fattori di inibizione alla piena partecipazione del disabile alla societ√†. Negli anni settanta questo modello prevalentemente medico¬†√® stato superato¬†da queste nuove teorie¬†che ritengono pi√Ļ valido un modello interpretativo basato sul sociale, dove le barriere che creano condizioni di esclusione del disabile non sono soprattutto fisiche, ma attitudinali ed ambientali.
L’obiettivo di questo modello, quindi, √® quello di cambiare la societ√† per soddisfare le esigenze delle persone con disabilit√†, considerandole come cittadini uguali agli altri, invece di¬†concentrarsi su ci√≤ che li rende diversi dagli altri¬†(Gannon & Nolan, 2006).¬†Il modello sociale di disabilit√† √® un approccio che affronta con maggiore determinazione le disuguaglianze vissute dalle persone con disabilit√†. Tuttavia, √® da ritenersi un modello ancora insufficiente in quanto dimentica che, nel gruppo emarginato dei disabili, le donne disabili rappresentano un sottogruppo ancora pi√Ļ emarginato: le donne disabili sono pi√Ļ povere, hanno minore accesso all’istruzione, devono affrontare interventi medici per controllare la loro fertilit√† e spesso vivono l’esperienza della
violenza sessuale (Meekosha, 2005).

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilit√† (CRPD) nel 2006: si tratta di uno strumento particolarmente utile in quanto agli articoli 23 e 25 prevede esplicitamente il diritto alla sessualit√† e ai servizi di salute sessuale per le persone con disabilit√† (quando ad esempio chiede di: 1) eliminare le discriminazioni¬†contro le persone con disabilit√† in tutte le questioni che riguardano il¬†matrimonio, la famiglia, la paternit√† e le relazioni personali, sulla base di eguaglianza con gli¬†altri, 2) diritto di ogni persona con disabilit√†, che sia in et√† di¬†matrimonio, di sposarsi e fondare una famiglia sulla base del consenso libero e pieno dei¬†contraenti; 3) diritti delle persone con disabilit√† di decidere liberamente e¬†responsabilmente riguardo al numero dei figli e all‚Äôintervallo tra la natalit√† di un figlio e l‚Äôaltro 4)¬†di avere accesso in modo appropriato secondo l‚Äôet√† alle informazioni, in materia di¬†procreazione e pianificazione familiare, e siano forniti i mezzi necessari a consentire loro di¬†esercitare tali diritti, ecc.)

La sessualit√† dei disabili √® spesso oggetto di¬†falsi¬†miti, come¬†ad esempio: 1)¬†tutte le persone disabili hanno gli stessi bisogni, 2) tutte le persone disabili sono eterosessuali, 3) tutte le persone disabili sono asessuate o iper-sessuali, 4) l’educazione sessuale incoraggerebbe comportamenti sessuali scorretti, ¬†5) le persone intellettualmente disabili sono incapaci di comprendere la sessualit√†, 6) le persone fisicamente disabili non sono in grado di avere rapporti sessuali, 7) le persone disabili non possono / non devono essere genitori,¬†ecc. Molte di queste credenze, piuttosto diffuse, sono totalmente false e riflettono¬†pregiudizi¬†ed¬†ignoranza. In primis la sessualit√† viene vista erroneamente soprattutto nel rapporto¬†penetrativo, dimenticando che molto piacere pu√≤ essere ricavato dal semplice guardare¬†un corpo nudo, accarezzarlo, oppure sentirsi accarezzati e coccolati. Questi piaceri potrebbero essere facilmente¬†accessibili ai disabili, ma un forte¬†tab√Ļ sociale impedisce di ritenere la sessualit√† dei disabili¬†un vero¬†problema. Va anche detto che gli¬†individui disabili possono inoltre in molti casi¬†avere relazioni sessuali “normali”: anche coloro che hanno lesioni spinali possono godere di una normale vita sessuale, cos√¨ come essere in grado di avere dei figli. Inoltre, essi possono gestire le responsabilit√† genitoriali come altri genitori normodotati. Tuttavia, essi possono mostrare¬†esigenze diverse nell’attivit√† sessuale, in base alle limitazioni che trovano nel movimento o ai dolori che sentono nel corpo, assumendo determinate posizioni.

Il¬†tasso di soddisfazione sessuale nelle¬†coppie che hanno vissuto la disabilit√† dopo il matrimonio¬†√® pi√Ļ alto se la disabilit√† √® stata affrontata dopo il matrimonio¬†(Crewe & Krause, 1988). La¬†disabilit√† affrontata prima del matrimonio fa si¬†che uno dei partner diventi il caregiver dell’altro, con un impatto negativo sul rapporto di lunga durata. Se il partner con handicap √®¬†di sesso femminile, si registra¬†una maggiore probabilit√† di divorzio. Rapporti affettivi e sessuali dei disabili con i normodotati. In uno studio di Miller et al. (2009) si √® visto che i normodotati sono pi√Ļ disponibili ad intrattenere relazioni affettive e sessuali con persone con disabilit√† fisiche e meno disposti a stringere relazioni¬†con persone con disabilit√† psichiche. Inoltre, i normodotati sembrano disposti ad avere rapporti con i disabili, ma non in relazioni a lungo-termine, che prevedono¬†la possibilit√† di un matrimonio¬†e della nascita di¬†figli.

Le persone con disabilit√† intellettiva meritano un discorso a parte:¬†queste persone in genere¬†non hanno accesso all’educazione sessuale che viene impartita¬†ai normodotati (ed √® reso loro difficile frequentare spazi sociali nei quali incontrare gente e farsi degli amici di entrambi i sessi, come a scuola, nei bar o in altri locali pubblici). La loro difficolt√† dunque nasce anzitutto dal non aver potuto apprendere¬†le regole sociali, cio√® la differenza fra comportamenti pubblici e privati. Sono poi delle persone¬†dipendenti da altri per molti aspetti della vita quotidiana, per cui mancano anche¬†di fiducia in s√© stessi, seguiti come sono da accompagnatori che tendono a considerarli¬†eterni bambini e persone¬†che non devono accedere alla sessualit√†.¬†Molto spesso i badanti vedono la sessualit√† del disabile come qualcosa da temere e da tenere sotto controllo: questi disabili non possono dunque comportarsi liberamente¬†e spesso √® loro negata la¬†necessaria privacy anche per l’autoerotismo.¬†Questo potrebbe comportare il bisogno del disabile di esprimere la sua sessualit√† in luoghi in cui non si sente controllato o oppresso, come nei parchi o nei luoghi pubblici, masturbandosi in pubblico, o molestando i compagni di gioco. Un altro problema √® quello dell’accesso ai contraccettivi.¬†I soggetti¬†con sindrome di Down hanno una minore fertilit√† rispetto ai normodotati, ma altri sono invece fertili e a volte potrebbero anche desiderare di avere un figlio (per questo molte donne vengono sterilizzate a loro insaputa).¬†Stesse difficolt√† sono presenti per quanto riguarda l’informazione sulle malattie a trasmissione sessuale: spesso questi¬†disabili sono oggetto di violenza sessuale e di stupro (specialmente le donne), per cui sarebbe invece opportuna una¬†educazione sessuale per comprendere cosa √® accettabile e cosa non lo √®, nell’essere toccati da altre persone, imparando a protestare ed interrompere i comportamenti di abuso, quando fosse necessario. Va detto che queste persone, avendo un grande bisogno di attivit√† sessuale, oltre che di attenzioni e affetto, possono consentire inizialmente a delle attivit√† sessuali compiute sul loro corpo, senza rendersi pienamente conto di quanto sta accadendo: le ricerche mostrano che le aggressioni sessuali sulle persone con disabilit√† mentale hanno minore¬†probabilit√† di essere denunciate,¬†per la difficolt√† che hanno questi soggetti a comunicare con altri¬†e a¬†comprendere le dinamiche del comportamento abusante, data anche¬†la conoscenza limitata che hanno della vita.

Dr. Giuliana Proietti

Immagine:
Free Digital Photos

Psicolinea ti consiglia anche...

Le disfunzioni sessuali e il DSM-5

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
‚óŹ Psicologa-psicoterapeuta (attivit√† libero-professionale in Ancona)
‚óŹ Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
‚óŹ Saggista e Blogger
‚óŹ Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
‚óŹ Conduzione seminari di sviluppo personale
‚óŹ Attivit√† di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
‚óŹ Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
‚óŹ Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell‚Äôattivit√† ad essa collegata, sul trattamento dell‚Äôansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 ‚Äď 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

Dsm 5 released big changes dsm5 219x300 Le disfunzioni sessuali e il DSM 5Introduzione

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), altres√¨ conosciuto come la “Bibbia degli Psichiatri” √® un manuale in costante evoluzione, a partire dal 1952, quando usc√¨ la prima edizione, che constava di 60 categorie diagnostiche. I¬†criteri utilizzati nel DSM per le disfunzioni sessuali riflettono il pensiero psichiatrico prevalente nel¬†momento della sua pubblicazione: da qui il bisogno frequente di aggiornare il manuale che si √® verificato nel corso degli anni e¬†che, almeno in teoria, riflette i progressi nella comprensione dei disturbi sessuali. (In teoria, perch√© molti critici sostengono che alcune patologie inserite nei vari DSM sono del tutto arbitrarie e inventate a tavolino, su indicazione delle case farmaceutiche).

Nella prima edizione del DSM, nel 1952, impotenza e frigidit√† venivano ad esempio indicate come¬†” disturbi psicofisiologici autonomi e viscerali “. Allo stesso modo, le categorie diagnostiche per la sessualit√† femminile descritte nel¬†DSM IV¬†del¬†1994¬†si basavano¬†sul modello di risposta sessuale umana proposta da Masters e Johnson¬†e¬†ulteriormente sviluppato¬†dalla Kaplan. ¬†Nuove ricerche hanno ora messo in discussione la validit√† di tale modello: sia la rigorosa distinzione tra le diverse fasi di eccitazione, sia il modello lineare della risposta sessuale¬†si ritiene non¬†spieghino¬†in modo adeguato il¬†comportamento sessuale, in particolare¬†quello¬†femminile. Queste considerazioni hanno a loro volta¬†portato a diversi cambiamenti nei criteri diagnostici che indicano le disfunzioni sessuali.

Il DSM-5, pubblicato nel maggio del 2013, tiene conto delle considerazioni di cui sopra, apportando modifiche nel capitolo delle disfunzioni sessuali, nel tentativo di correggere, ampliare e chiarire le diverse diagnosi e i rispettivi criteri.

Criteri applicabili a tutte le diagnosi

Quanto ai tempi, le¬†disfunzioni sessuali presenti nel DSM-5 richiedono ora una durata minima di 6 mesi e una frequenza del 75% -100%, cio√® devono verificarsi la maggior parte delle volte, se non tutte. (Queste innovazioni tentano di correggere ci√≤ che √® stato visto come un difetto nei¬†criteri diagnostici delle disfunzioni sessuali del¬†DSM-IV, rispetto ad altri disturbi che avevano i¬†requisiti della durata). Il disturbo deve inoltre provocare un “significativo stress” (questa dizione sostituisce la precedente che faceva riferimento alle “difficolt√† interpersonali”), con disturbi psicosomatici correlati. Se il disturbo non provoca problemi alla persona che lo manifesta, non pu√≤ essere fatta la diagnosi di disfunzione sessuale.

E’ stato inserito un nuovo criterio di esclusione: il disturbo non deve essere spiegato come un “disturbo psichico non a carattere sessuale”, oppure come la conseguenza di una relazione di coppia particolarmente stressante (ad esempio quando uno dei due partner √® violento) e non vi devono essere ulteriori condizioni particolarmente stressanti. Se la disfunzione sessuale dipende dunque da un disturbo psichico diverso dalle problematiche tipicamente sessuali non pu√≤ essere fatta la diagnosi, cos√¨ come, ad esempio, non si pu√≤ parlare di “disfunzione erettile” se si hanno rapporti con una persona con la quale si vive un rapporto altamente conflittuale.

E’ stata inserita inoltre una scala che misura la gravit√† del disturbo: lieve, moderato o severo.

E’ stata soppressa la dizione “dovuto a fattori psicologici o ad una combinazione di fattori”,¬†dal momento che l’APA ha giudicato questa differenziazione come una falsa dicotomia, fra disturbi¬†psicologici e organici, che sono spesso entrambi presenti.

E’ stato introdotto un nuovo gruppo di criteri chiamati “fattori associati”, suddiviso in 5 categorie: 1) fattori relativi al partner (problemi sessuali del partner, stato di salute del partner), 2) fattori relativi alla relazione (scarsa comunicazione, disaccordi circa il desiderio di avere rapporti, 3) fattori di vulnerabilit√† individuale (abusi sessuali subiti, scarsa considerazione della propria immagine), altri disturbi psichici (ansia, depressione), presenza di fattori stressanti (perdita del lavoro, lutto), 4) fattori culturali o religiosi (inibizioni dovute a proibizioni dell’attivit√† sessuale o del piacere sessuale), 5) fattori medici rilevanti relativi a prognosi e trattamenti per altre malattie.

Disfunzioni sessuali maschili e femminili

La classificazione dei disturbi sessuali è stata semplificata: ora ci sono solo tre disfunzioni sessuali per la donna e 4 per gli uomini (contro le cinque e sei, rispettivamente, del DSM-IV).

Per le donne sono: 1) disturbo dell’interesse e dell’eccitazione (che comprende i precedenti disturbi del desiderio e disturbi dell’eccitazione),¬†2)¬†disturbo da dolore/penetrazione genitopelvico (che comprende i precedenti dispareunia e vaginismo) e 3)¬†disturbo dell’orgasmo femminile, che √® rimasto invariato.

Per gli uomini: 1) disturbo da desiderio sessuale ipoattivo, nuovamente introdotto per gli uomini (nel¬†DSM-III-R era chiamato “inibizione del desiderio sessuale” e¬†nel DMS-IV era stato suddiviso in “desiderio sessuale ipoattivo”¬†e “disturbo da¬†avversione sessuale”; questo ultimo √® stato cancellato dal¬†DSM-5)¬†2) disturbo da eiaculazione ritardata (ex disturbo dell’orgasmo maschile), 3)¬†disturbo erettile (che ha perso, giustamente, l’aggettivo “maschile”) e 4)¬†disturbo dell’eiaculazione precoce, che √® rimasto invariato. La dispareunia maschile o il dolore sessuale maschile sono scomparsi dal manuale.

Disfunzioni individuali

I criteri “A” specifici per la diagnosi sono stati modificati ed √® stata introdotta, come per altri disturbi mentali, una lista di sintomi, di cui il paziente deve presentarne¬†almeno tre per poter soddisfare la diagnosi.

Ad esempio, per il nuovo disturbo dell’interesse e dell’eccitazione sessuale femminile, i criteri sono: interesse sessuale assente o ridotto, assenza di pensieri o fantasie erotiche (come nel vecchio disturbo da desiderio sessuale ipoattivo), cui si aggiungono: attivit√† assenti o ridotte in quattro aspetti della vita sessuale: inizio dell’attivit√† sessuale o risposta al tentativo del partner di iniziarla, assenza di eccitazione e piacere sessuale, assenza di risposta agli stimoli sessuali, assenza di sensazioni, genitali o non genitali, durante l’attivit√† sessuale. Per soddisfare la diagnosi di disturbo dell’interesse e dell’eccitazione sessuale femminile¬†√® necessaria la presenza di¬†almeno tre di questi criteri.

Il disturbo dell’orgasmo femminile, presente anche nella scorsa edizione del manuale, deve presentarsi il 75-100% delle volte e deve essere caratterizzato dall’assenza o dal ritardo nel raggiungere l’orgasmo, cos√¨ come dalla sua stabile¬†rarit√†.

Il disturbo da penetrazione genito-pelvica deve riguardare almeno uno di questi sintomi: difficoltà nella penetrazione vaginale, marcato dolore vulvovaginale durante la penetrazione o i tentativi di penetrazione, paura o ansia prima, durante o dopo la penetrazione, tensione muscolare durante i tentativi di penetrazione.

Le richieste per il disturbo maschile da desiderio sessuale ipoattivo sono le stesse indicate genericamente nel Dsm-IV.

I criteri per il disturbo erettile sono simili a quelli della scorsa edizione, se non per il necessario sintomo della perdita della rigidità e della presenza del sintomo il 75-100% delle volte.

I criteri dell’eiaculazione precoce o ritardata rimangono invariati, se non per l’aggiunta che l’eiaculazione precoce √® tale se avviene entro un minuto dalla penetrazione in vagina. Per l’eiaculazione precoce in rapporti diversi da quelli vaginali non viene indicato un criterio relativo al tempo.

I criteri del 75-100% delle volte e dei 6 mesi non vengono applicati alla disfunzione sessuale dovuta all’uso di farmaci e sostanze.

Cancellazioni

Sono stati cancellati dal DSM-5¬†la¬†disfunzione sessuale dovuta a condizioni mediche generali¬†e il disturbo da avversione sessuale¬†(perch√© di scarsa evidenza scientifica.¬†Inoltre, √® stato osservato che l’avversione sessuale condivide¬†una serie di analogie con le fobie e altri disturbi d’ansia e, pertanto, non poteva appartenere¬†al capitolo delle disfunzioni sessuali).

Considerazioni

Anche se molti dei cambiamenti sono quasi impercettibili, altri¬†sono invece piuttosto rilevanti: probabilmente, uno dei pi√Ļ importanti riguarda¬†la fusione dei disturbi sessuali femminili del desiderio e dell’eccitazione, accorpati nella diagnosi di ” disturbo sessuale femminile dell’interesse sessuale e dell’eccitazione “. Molte ricerche hanno infatti suggerito che la separazione¬†fra disturbo del desiderio e disturbo dell’eccitazione¬†fosse del tutto artificiale. E’ stata infatti dimostrata un’elevata comorbilit√†¬†nei¬†disturbi del desiderio e dell’eccitazione, sia negli¬†uomini, sia nelle¬†donne. La risposta degli specialisti a questi cambiamenti non √® stata sempre positiva: alcuni autori affermano infatti¬†che i nuovi criteri escludono¬†un numero eccessivamente elevato di casi. ¬†Inoltre, √® stato osservato¬†che la maggior parte delle donne con disturbi dell’eccitazione sessuale non soddisfano¬†nessuna delle proposte dei criteri “A” per il nuovo disturbo dell’interesse sessale¬†e dell’eccitazione e dunque saranno escluse dalla diagnosi.

Un altro cambiamento importante √® quello della fusione delle diagnosi di dispareunia e vaginismo in un’unica voce, denominata disturbo da¬†dolore e ¬†penetrazione genito-pelvica. Tale decisione si √® basata¬†sul fatto¬†che i due disturbi non riescono a differenziarsi¬†in modo affidabile, per due motivi principali. In primo luogo, la formulazione della diagnosi di vaginismo come “spasmo muscolare vaginale” non √® stata suffragata da sufficienti prove empiriche. In secondo luogo, la paura del dolore o la paura della penetrazione¬†sono comuni¬†nelle descrizioni cliniche del¬†vaginismo. (La Kaplan ne parla¬†come¬†¬ęevitamento fobico¬Ľ,¬†mentre¬†Carvalho et al.,ritengono che le diagnosi di¬†vaginismo e dispareunia siano¬†molto spesso sovrapposte). Una conseguenza dell’accorpamento delle¬†due diagnosi √® la cancellazione della dispareunia maschile, oltre tutto perch√© la si √® ritenuta estremamente rara.

Il DSM-5 prende in considerazione anche i fattori collaterali che possono influire sulla disfunzione sessuale, come ad esempio le difficolt√† relazionali, i fattori di vulnerabilit√† psicologica individuale (ad esempio storie di abuso, problemi di autostima, di scarsa accettazione di s√©, ecc.), cos√¨ come la comorbilit√† con altre sintomatologie, quali la depressione, l’ansia e l’alessitimia (cio√® l’incapacit√† di elaborare le emozioni), oltre ai fattori culturali e religiosi.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

DSM-5 Changes in Diagnostic Criteria of Sexual Dysfunctions, Reproductive System  and Sexual Disorders

Immagine:
Wikimedia

 

Psicolinea ti consiglia anche...

Il lato femminile della virilità

Dr. Agnes Giard

Agnès Giard sta facendo un dottorato presso l’Università di Nanterre, nel dipartimento di antropologia.
Studia nel frattempo la cultura giapponese ed ha pubblicato dei libri sulla concezione giapponese del corpo umano.
Leggi la sua biografia completa, in francese.

travestimento Il lato femminile della virilità

C’√® una comunit√† di eterosessuali che rivendica il¬† proprio status di uomini-oggetti. Essi indossano biancheria intima femminile, calze a rete e reggiseni anche sotto i loro abiti da lavoro. E’ un modo di gratificarsi, godendo nel sentirsi “femminilizzati” (“Sissy” n.d.t.)

Un articolo pubblicato su Liberation il 31 maggio 2013 mostrava stupore nel constatare che alcuni uomini eterosessuali desiderassero indossare reggiseni, baby doll o mutandine con giarrettiere… Un po’ come se il travestimento fosse necessariamente un segno di omosessualit√†.

Ma ecco, tra loro ci sono anche uomini che preferiscono l’altro sesso… Al punto di voler mettersi al posto della donna. Per andare al lavoro, alcuni di loro indossano belle mutandine di seta rosa, le quali, sfregandosi contro i testicoli danno loro un inquietante turbamento… Godono nel sentirsi donne nel segreto di quest’alcova simbolica. Si masturbano, senza toccarsi, solo attraverso il contatto con questa lingerie lucida e vellutata da cui traboccano i loro genitali… Essi si definiscono “effeminati”.

E quando rientrano a casa, questi uomini sono inebriati nel poter invertire il modello dei ruoli, giocando a fare la cameriera o anche la escort a domicilio della donna con la quale condividono la loro vita… Anche solo per una serata decisa in anticipo, immersa in un contesto. Fantasticare sull’essere una donna oggetto pu√≤ essere per loro molto virile. Ma questi uomini non si curano (n√© in genere lo fanno le loro compagne) dei discorsi ufficiali che condannano questo tipo di fantasie. Perch√© essi sanno che le fantasie sono intrinsecamente trasgressive. Il piacere del travestimento amplifica spesso un piacere masochistico: √® cos√¨ umiliante per questi uomini travestirsi con la biancheria di cui amano adornarsi, che per loro essa non √® mai abbastanza femminile, rosa o volgare.

L’unica cosa che potrebbe essere dunque rimproverata alla biancheria della ditta Homme Myst√®re √® che essa rimane troppo sobria rispetto alla maggior parte delle fantasie dei travestiti: essi sognano delle rotondit√† (per arrotondare le natiche), delle trasparenze (per svelare l’ano palpitante), dei piccoli lacci sui lati (per farsi spogliare pi√Ļ facilmente) e altre mille e stupide frivolezze che danno alle mutandine il loro valore stigmatizzante. Per loro, indossare la biancheria intima del sesso opposto √® come offrirsi alla donna, soprattutto se questa lingerie √® di raso, di seta o di un materiale simile (cio√® provocante), tagliata in modo da mettere in evidenza le natiche o le curve dei fianchi e procuri, all’interno, delle dolci carezze da parte di diversi modelli di pellicce di lattice… Essi fanno riferimento principalmente a questo genere di siti:¬†Woman in me, Barbi Satin o Secret de Dames.

Alcuni, per superare le loro inibizioni, frequentano anche delle dominatrici specializzate nella femminilizzazione, che li travestono a forza (loro fanno finta di non volerlo) li truccano, li costringono a camminare sui tacchi alti, quindi li puniscono (“piccola sciocca!”) facendogli subire l’equivalente stilizzato di uno stupro, perch√© tale √® la triste sorte delle donne.¬† Esse vengono cresciute con giocattoli rosa, nell’idea che – per piacere – si debba solo essere dolci e lasciare fare all’altro. Lasciare che l’altro prenda l’iniziativa. Lasciare l’altro indovinare quello che si desidera… E se lui sbaglia, ah.

Per gli uomini che amano il travestimento, niente √® pi√Ļ emozionante dell’inversione dei ruoli. Vorrebbero essere trattati come bambole belle e passive e masturbarsi all’idea che un giorno, come un principe azzurro, una donna eserciti su di loro il proprio potere di sottomissione. Li costringa a comprare mutandine in un grande magazzino. Li prenda con forza mentre sono vestiti in un abito da principessa. Li usi come fossero dei semplici giocattoli. In attesa di trovare questa donna da sogno, essi ascoltano delle radio in cui si fa travestitismo ipnotico (esistono), o guardano video porno per effeminati o… Indossano la biancheria intima femminile, sperando che una signora possa incontrarli un giorno e trovarli molto eccitanti.

Dr. Agnès Giard
Traduzione autorizzata di psicolinea.it

Articolo originale:
Le c√īt√© femelle de la virilit√© ,Les 400 culs, Liberation

Immagine:
Cvjetichologue, Flickr

Psicolinea ti consiglia anche...

Morta Virginia Johnson. Chi erano i sessuologi Masters e Johnson

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
‚óŹ Psicologa-psicoterapeuta (attivit√† libero-professionale in Ancona)
‚óŹ Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
‚óŹ Saggista e Blogger
‚óŹ Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
‚óŹ Conduzione seminari di sviluppo personale
‚óŹ Attivit√† di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
‚óŹ Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
‚óŹ Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell‚Äôattivit√† ad essa collegata, sul trattamento dell‚Äôansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 ‚Äď 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

Masters e Johnson Morta Virginia Johnson. Chi erano i sessuologi Masters e JohnsonVirginia Johnson √® venuta a mancare lo scorso 25 luglio, all’et√† di 88 anni: era considerata una delle scienziate pi√Ļ influenti del secolo scorso, in quanto fu la prima donna ad interessarsi di sessuologia a livello scientifico, insieme al marito e collega William Masters. I due studiosi crearono infatti le basi su cui pot√© nascere la “rivoluzione sessuale” negli anni sessanta, cio√® quell’evento socio-culturale che riusc√¨ a modificare le abitudini sessuali in tutto il mondo occidentale.

Prima di loro si era distinto nella ricerca sessuologica solo il lavoro di Alfred Kinsey, svolto negli anni Trenta e Quaranta. Kinsey, per studiare la sessualit√†, si era servito solo di questionari, mentre Masters e Johnson fecero un salto di qualit√†, studiando l’attivit√† sessuale in situazioni di laboratorio, attraverso l’uso di strumenti tecnologici per misurare le reazioni fisiologiche durante l’orgasmo. I dati sulla sessualit√† non venivano pi√Ļ dunque semplicemente riferiti dagli interessati, ma essi venivano studiati attraverso l’osservazione diretta, nel coito e nell’autoerotismo (circa 10.000 osservazioni cliniche della fase orgasmica, su 382 donne e 312 uomini fra i 18 e gli 89 anni).

Attraverso un poligrafo venivano registrati numerosi dati, come il battito cardiaco, l’attivit√† cerebrale e il metabolismo. Vennero anche creati strumenti tecnologici ad hoc per compiere le ricerche, come nel caso del fallo mobile in plexiglas con telecamera incorporata, chiamato “Ulisse”. Queste loro ricerche durarono in tutto circa 11 anni.

Se Kinsey aveva dunque turbato i suoi lettori raccontando che anche le donne si masturbavano, Masters e Johnson stupirono i loro, spiegando che il livello massimo di eccitazione sessuale femminile lo si raggiunge durante la masturbazione e non durante il coito, dal momento che l’organo principale del piacere nella donna √® il clitoride e non la vagina (anche se la vagina √® un organo sensibile che risponde alla stimolazione sessuale e che, insieme al clitoride, consente la risposta sessuale femminile). I due studiosi spiegarono che “la femmina umana spesso non √® soddisfatta di una sola esperienza orgasmica negli episodi di automanipolazione del clitoride. Se non vi √® una tensione psicosociale che viene a reprimere l’eccitazione sessuale, molte donne mature possono godere di tre, quattro esperienze orgasmiche, prima di raggiungere un apparente senso di appagamento”..

La sessualit√† femminile dunque, in seguito a queste osservazioni, risultava essere, per le potenzialit√† orgasmiche e la complessit√† degli organi interessati al piacere, superiore o quanto meno uguale a quella maschile. Questo concetto fu utilizzato dalle femministe per rivendicare il loro diritto alla sessualit√† e al piacere sessuale. (Peraltro, la stessa definizione di risposta sessuale “umana” implicava un riconoscimento di parit√† fra i generi).

Nella terapia sessuale, Masters e Johnson enfatizzarono il possibile trattamento dei sintomi, superando così la visione freudiana, teorica e clinica, che riteneva i disturbi sessuali come una conseguenza di uno sviluppo psicosessuale problematico.

I due sessuologi non avevano la stessa formazione di base. Masters infatti era un ginecologo (si interessava di terapia ormonale sostitutiva nelle donne in post menopausa) presso la Washington University, a St Louis, mentre la Johnson non aveva titoli accademici, ma solo intelligenza, spigliatezza e buona volontà.

William Masters aveva iniziato i suoi studi sull’attivit√† sessuale negli anni cinquanta, osservando il comportamento di persone (uomini e donne) dedite alla prostituzione. Il suo interesse nasceva dal fatto che la funzione sessuale era all’epoca l’unica a non essere stata ancora studiata.

Ad un certo punto per√≤ il Dottor Masters sent√¨ l’esigenza di avere una collaboratrice donna per continuare le sue ricerche (anche a causa di una sua introversione, che non gli permetteva di relazionarsi positivamente con le persone che intendeva studiare). La sua scelta cadde dunque su Virginia Johnson, la quale lo colp√¨ per la sua intelligenza, maturit√† ed estroversione.

La Johnson, quando incontr√≤ Masters, si era appena iscritta alla facolt√† di sociologia ed era pluridivorziata (aveva sposato un politico del Missouri, matrimonio che dur√≤ due giorni, poi un avvocato pi√Ļ anziano di lei ed infine, nel periodo 1950-1956, George Virgil Johnson, da cui prese il cognome, un musicista dal quale ebbe due figli). In passato la Johnson era stata pianista e cantante di musica Country, con il vero nome di Virginia Eshelman, o con il nome d’arte di Virginia Gibson.

Da collaboratrice, nel senso di segretaria, in poco tempo la Johnson divenne collaboratrice scientifica del Dr. Masters e poi sua moglie (nel 1971). La leggenda vuole che i due abbiano fatto sesso insieme, subito dopo aver iniziato la collaborazione, su richiesta di lui, “per comprendere meglio tutto quello che poi avrebbero appreso durante l’osservazione”.

L’esperienza sessuale, secondo la ricerca di Masters e Johnson, consta di 4 fasi: fase di eccitazione, fase di plateau, orgasmo e risoluzione; questi risultati cominciarono ad essere pubblicati su riviste scientifiche nella met√† degli anni Sessanta, ma la notoriet√† arriv√≤ con il libro “La risposta sessuale umana” (1966), scritto in freddo linguaggio medico e pubblicizzato solamente fra gli addetti ai lavori, ma che divenne subito un best seller, vendendo pi√Ļ di 500.000 copie in pochi mesi.

Nel 1970 i due ricercatori pubblicarono un secondo libro: “Inadeguatezza sessuale umana” in cui si occupavano di disfunzioni sessuali, maschili e femminili (in particolare l’eiaculazione precoce e la disfunzione erettile nell’uomo e l’anorgasmia nelle donne), creando cos√¨ le basi per la moderna scienza sessuologica.

Il merito principale di queste ricerche √® stato indubbiamente quello di rendere l’aspetto fisico della sessualit√† un argomento di studio, di cui si poteva parlare apertamente; il secondo merito √® stato quello di aver approfondito la conoscenza della sessualit√† femminile, dimostrando che anche le donne hanno desiderio e eccitazione sessuale e che non aveva fondamento scientifico la concezione freudiana dell’orgasmo clitorideo come “immaturo” rispetto a quello vaginale, che era invece quello “normale”.

Il lavoro dei due sessuologi √® stato anche molto criticato, specialmente quando la coppia rivolse le sue osservazioni alla sessualit√† omosessuale e alle relative terapie messe a punto nel periodo 1968-1977 presso il Masters and Johnson Institute, di cui erano fondatori e co-direttori. I due sessuologi definirono infatti un programma per rendere eterosessuali dei soggetti omosessuali (strano, ma vero, la famigerata “terapia di conversione” l’hanno inventata loro!)

Queste teorie furono pubblicate nel libro Omosessualit√† in prospettiva, un libro criticato sia dal punto di vista etico che clinico. A questo flop ne segu√¨ un altro: il libro di Masters e Johnson sull’epidemia di AIDS, di cui si sapeva ancora pochissimo, Crisi: Comportamento eterosessuale al tempo dell’AIDS (1988) fu giudicato inaccurato ed eccessivamente allarmista. A questo punto la comunit√† medica sembr√≤ rivoltarsi contro i due pionieri della sessuologia e, di conseguenza, anche i pazienti cominciarono a diminuire, mettendo in crisi il Masters and Johnson Institute ed anche la loro vita di coppia.

Il loro matrimonio termin√≤ infatti nel 1992, quando Masters decise di lasciare Virginia per sposare una vedova che lui, a seguito di un flirt estivo avvenuto nel 1938, considerava l’unico vero amore della sua vita. Altre ricostruzioni dicono che la Johnson fosse stanca di pensare sempre al lavoro e che, al contrario del marito, preferisse godersi la famiglia e il tempo libero. I due rimasero sempre in buoni rapporti e continuarono a collaborare insieme, ma la loro separazione fu sicuramente clamorosa: dopo aver condotto personalmente terapie di coppia a tantissime coppie con problemi sessuali, dopo aver formato schiere di terapeuti della coppia, ora anche Masters e Johnson si separavano… Come dichiararono in un’intervista, i due sessuologi si divertirono molto al pensiero che la gente potesse pensare che loro stessi avessero avuto un problema sessuale.

Il Masters and Johnson Institute fu chiuso (1994), e Virginia Johnson si mise in proprio nel Virginia Johnson Masters Learning Center a Creve Coeur, nel Missouri, nel quale continuò a studiare le disfunzioni sessuali.

William Masters morì nel 2001, a 85 anni dopo essersi ammalato di Parkinson. La coppia ha avuto anche due figli (uno dei quali è stato recentemente protagonista di uno squallido fatto di cronaca).

A parte le luci e le ombre su questi due scienziati, di una cosa possiamo essere comunque certi: se oggi parliamo con disinvoltura di disfunzioni sessuali, di clitoride e di orgasmi, è solo grazie al lavoro di William Masters e Virginia Johnson.

In America, nel prossimo mese di Settembre, verr√† trasmesso uno special sulla pi√Ļ famosa coppia di sessuologi del mondo, dal titolo “Master of sex“: speriamo di poterlo vedere presto anche in Italia.

Dr. Giuliana Proietti

Immagine:
Ezio Peterson/Bettmann/Corbis, The Guardian

Pubblicato anche su Huffington Post

Psicolinea ti consiglia anche...

Freud e i peli pubici

Dr. Agnes Giard

Agnès Giard sta facendo un dottorato presso l’Università di Nanterre, nel dipartimento di antropologia.
Studia nel frattempo la cultura giapponese ed ha pubblicato dei libri sulla concezione giapponese del corpo umano.
Leggi la sua biografia completa, in francese.

peli pubici Freud e i peli pubiciIn poesia, i peli pubici sono spesso paragonati all’erba o ad una pelliccia. Analizzando questa metafora, Freud disse nel 1932 che le donne non hanno probabilmente mai inventato nulla nella storia del genere umano, n√© la ruota n√© la scrittura, n√© il fuoco … nulla, se non la tessitura. Perch√© la tessitura permetteva loro di coprire le parti vergognose.

Venere

Nel 1932, nella sua nuova Introduzione alla psicoanalisi, Freud afferma:¬† “Si dice che le donne abbiano fornito pochi contributi alle scoperte e alle invenzioni. Tuttavia esse hanno inventato una tecnica, quella della tessitura e dell’intrecciatura. La natura stessa sembra aver fornito il modello da imitare facendo crescere dei peli sull’organo genitale, mascherandolo. Il progresso che c’era da fare era quello di intrecciare le fibre piantate nella pelle per crearne una specie di feltro”. Per Freud, malgrado il fatto che anche gli uomini possiedono una pelosit√† genitale, sarebbe stata quella femminile ad aver ispirato l’invenzione della tessitura. C’√® un legame logico e privilegiato fra i peli femminili e la tessitura-intrecciatura, dice, perch√© le donne hanno avuto la necessit√† di nascondere la loro fessura vulvare dietro un velo pudico…

Da bambino, Freud fu colpito dalla visione furtiva di sua madre nuda, durante un viaggio a Lipsia. Questo fatto pu√≤ essere esplicativo? Da adulto, Freud dice che la nudit√† femminile √® una visione terrificante. In Touche pas √† mon sexe (Non toccate il mio sesso), G√©rard Zwang, citando la storia, rileva l’aspetto misogino di questo trauma, elevato a verit√† universale. Quando per√≤ si tratta di enumerare l’elenco di parole che indicano i peli pubici, Zwang non manca di citare l’inevitabile sequenza di metafore vegetali (“muschio”, “arbusto”, “crescione”, “erba”, “prato “) o animali (“vello”,” angora “,” criniera “,” pelliccia “), che sono intrinsecamente legati a quelle attivit√† che sono la filatura, la tessitura e l’intrecciatura. E’ una coincidenza?

Nella maggior parte delle lingue, il pelo pubico evoca le erbe della pampa che il vento fa ondulare a perdita d’occhio o quei cespugli aggrovigliati in cui ci si deve ritagliare la¬† strada, quelle foreste nere con ombre minacciose, che nascondono nei loro anfratti creature selvagge o savane popolate di felini, la cui pelliccia color paglia si fonde nella natura circostante … Fibre vegetali e animali si mescolano in quell’universo semantico segnato dall’idea del camuffamento e del pericolo in agguato, dietro uno schermo ingannevole.

Tintin e l’aracnofobia

La nostra lingua (ndt: la lingua francese) √® piena di queste metafore che equiparano la donna a una creatura pelosa, coperta di seta, piume o antere, il cui cuore oscuro √® nascosto, come in un salicone, in un bozzolo di seta … Questa √® forse l’origine dell’ aracnofobia, dicono alcuni psicoanalisti: il ragno, di solito rappresentato come una cosa nera e pelosa, che spesso si nasconde negli anfratti. Si nasconde in fondo alle buche, peloso e talvolta velenoso … come una donna-trappola pronta ad attaccarti i genitali. Come una madre che si rifiuta di farti crescere e di lasciare il nido. E cosa √® il ragno se non il migliore tessitore?

L’illustrazione pi√Ļ convincente di questa teoria non √® purtroppo presente su internet. Non mi ricordo pi√Ļ il nome dell’analista che ne parlava, ma la teoria si basava sull’analisi di una famosa opera di Herg√©:¬† L‚Äô√©toile myst√©rieuse (La stella misteriosa). Herg√© apparentemente soffriva di aracnofobia, perch√© in questo fumetto la parola “ragno” citata 13 volte, √® sempre associata con la morte. La storia inizia quando Tintin viene a sapere che una meteora √® in procinto di entrare in collisione con la terra. Quando guarda attraverso il telescopio dell’osservatorio (vedi qui la scheda) fa un salto per la paura provata nel vedere un pauroso Epeire tiara (non cliccate il link se avete la fobia dei ragni ) che sembra di correre verso di lui dal fondo dell’abisso stellare.

Il ragno e la castrazione

La visione del mostruoso aracnide dello spazio (in realt√† una piccola creatura appesa alla punta del telescopio) traumatizza l’eroe che fa un incubo. In seguito un frammento del meteorite cade sulla terra e si trasforma in un’isola. Tintin passa la notte e si sveglia, orrore, di fronte a un ragno gigante antropofago: l’incubo √® diventato realt√† … Per lo psicoanalista, la paura di essere mangiati non √® estranea al fatto che noi, in un gesto quasi automatico, guardiamo con attenzione nella tavoletta del water per vedere se c’√® un ragno… Mettendo in relazione “tavoletta del water = telescopio”, egli osserva che il sogno o il processo immaginario che ci porta ad affrontare le nostre paure, mette spesso in collegamento queste cose, ma in modo mascherato. In chiaro: ci√≤ che rivela il “ragno sulla lente” √® il panico all’idea che una cosa disgustosa possa toccare le nostre parti pi√Ļ intime …

La paura delle tarantole e 3000 specie di aracnidi tessitori di ragnatele appiccicose √® certamente legata alla paura della castrazione. La parola “castrazione” va intesa nel senso pi√Ļ ampio, come la paura di essere privati ‚Äč‚Äčdi una sessualit√† adulta e autonoma, ecco perch√© anche le donne possono avere paura dei ragni. Questo √® principalmente il motivo per cui tessere √® cos√¨ fortemente associato a questa cosa profondamente angosciante che si √® chiamati a coprire, nascondere e celare …

Al di l√† della misoginia con cui parla delle donne, Freud analizza le ansie che fanno da sfondo alla nostra societ√†. Cosa c’√® di pi√Ļ inquietante di una vulva, se non, forse, una tarantola? Chi dice vulva, dice parto. Chi dice bambino, dice madre e divoramento… Quando costru√¨ nel 1932 questo moderno e confortevole mito sulla tessitura femminile, Freud probabilmente stava cercando di gestire una fobia personale, immaginando che le donne, questi bestiali e pelosi predatori, fossero malgrado tutto capaci di auto-disciplinarsi, per intrecciare i peli, in modo che il loro sesso orribile rimanesse nascosto alla vista.

Dr. Agnès Giard

Traduzione e pubblicazione autorizzata, a cura di psicolinea.it

Articolo originale:

Freud et les poils de pubis, Le 400 culs

Immagine:
Vlado, Free Digital Photos

Psicolinea ti consiglia anche...

Preservativi nelle carceri: un diritto umano

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
‚óŹ Psicologa-psicoterapeuta (attivit√† libero-professionale in Ancona)
‚óŹ Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
‚óŹ Saggista e Blogger
‚óŹ Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
‚óŹ Conduzione seminari di sviluppo personale
‚óŹ Attivit√† di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
‚óŹ Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
‚óŹ Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell‚Äôattivit√† ad essa collegata, sul trattamento dell‚Äôansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 ‚Äď 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

carcere Preservativi nelle carceri: un diritto umanoI tassi di Hiv nelle carceri italiane sono venti volte pi√Ļ alti che nella comunit√† al di fuori del carcere e i tassi di epatite C sono ancora pi√Ļ elevati: sin dai primi tempi dell’epidemia di Hiv, √® stata riconosciuta l’importanza di introdurre anche in carcere un insieme di interventi sull’Hiv e sull’epatite C, fra cui la fornitura gratuita di preservativi, rispettando le linee guida emanate dall’OMS, le quali sottolineano che “tutti i detenuti hanno il diritto di ricevere le cure per la salute, incluse misure preventive equivalenti a quelle disponibili nella comunit√† territoriale, senza discriminazione”.

In Italia ben poco si √® fatto in questo senso, anche se la situazione “disumana e degradante” della vita in carcere √® ormai un fatto noto ed √® stata anche citata nel discorso di insediamento della neo eletta Presidente della Camera, Laura Boldrini. Certo, l’introduzione dei preservativi in carcere non rappresenterebbe una rivoluzione copernicana del sistema penitenziario, ma sicuramente sarebbe un segnale importante, per il rispetto della dignit√† della persona e del diritto umano a proteggersi dalle malattie.

Questo problema tuttavia non √® solo italiano, ma √® diffuso in molti Paesi del mondo, anche se gli studi condotti sull’argomento dimostrano che ci√≤ che previene dal fornire i preservativi ai carcerati, sono soprattutto dei pregiudizi.

Sul British Medical Journal √® stato pubblicato, all’inizio dell’anno, un nuovo studio australiano sull’argomento, condotto dal Professor Tony Butler, della University of New South Wales. Lo studioso da anni si dedica a ricerche sulla vita sessuale in carcere e gi√† in precedenti studi aveva dimostrato che l’introduzione dei preservativi in prigione non provoca, nei fatti, grandi sconvolgimenti negativi.

I contrari all’introduzione dei preservativi in carcere (ve ne sono anche fra i detenuti) temono infatti che il preservativo possa: (a) incoraggiare i detenuti ad avere rapporti sessuali, (b) aumentare gli stupri in carcere, fornendo ai molestatori sessuali una protezione contro le infezioni o la possibilit√† di non lasciare sulla vittima tracce di DNA, (c) essere usato come arma contro il personale di custodia, (d) dare la sensazione che la maggior parte dei prigionieri siano omosessuali, e (e) portare a ritenere che le prigioni siano luoghi dove promiscuit√† e omosessualit√† sono particolarmente diffuse.

Tony Butler ha messo a confronto la vita sessuale di alcuni detenuti, residenti in due diversi carceri australiani: quello del Nuovo Galles del Sud (NSW), nel quale dal 1996 vengono distribuiti 30.000 preservativi al mese, gratuitamente (in seguito ad una class action condotta dagli stessi carcerati) e un altro carcere, quello di Queensland, dove invece non c’√® ancora questa disposizione.

Per comprendere l’effetto, nella vita sessuale in carcere, dei preservativi distribuiti gratuitamente, sono stati intervistati complessivamente 2.018 detenuti attraverso il servizio offerto da una societ√† di ricerche di mercato, la quale ha condotto le sue interviste telefoniche via Internet, della durata di 30 minuti. I detenuti, durante l’intervista, erano fisicamente nella sala per le visite, o in una stanza, nella clinica del carcere. A tutti i detenuti √® stato garantito che le loro dichiarazioni non sarebbero state in alcun modo registrate. Ogni partecipante ha ricevuto 10 dollari australiani a titolo di risarcimento, come lavoro retribuito in carcere.

La prima cosa da mettere in rilievo, nei risultati ottenuti, √® che il preservativo non aumenta l’attivit√† sessuale in carcere, anzi il contrario (tasso di attivit√† sessuale nella prigione di Queensland 8,8%, rispetto a quello della prigione del NSW, che √® 5,8%). La stragrande maggioranza del’attivit√† sessuale riportata in entrambi i carceri √® stata consensuale e consistente principalmente in pratiche manuali, o nel sesso orale. La percentuale di detenuti che segnalano sesso anale in carcere √® bassa, sia nel NSW (3,3%) che nel Queensland (3,6%), ma nel carcere del NSW il 56,8% contro il 3,1% del carcere di Queensland ha riferito che avrebbe usato un preservativo se avesse fatto sesso anale in carcere. In entrambi i penitenziari, la coercizione sessuale √® apparsa inoltre abbastanza rara.

Altro dato interessante da capire √® quali siano gli “usi impropri” che vengono fatti del preservativo nel carcere del NSW. Ai prigionieri infatti viene fornito il preservativo, insieme ad un lubrificante e ad un foglio per le istruzioni per l’uso, tutto all’interno di un sacchettino di plastica. Ebbene, gli “usi impropri” hanno riguardato sia il preservativo (utilizzato come contenitore per il tabacco o come laccio per capelli), sia il lubrificante (usato come schiuma da barba, come gel per capelli o anche, quando era aromatizzato, come crema da spalmare sul pane, o come aroma per il latte frullato). Usi sicuramente impropri, ma che non comportano rischi gravi per la salute.

I limiti di questo studio sono diversi, come ammettono gli stessi ricercatori: a partire dal fatto che i dati raccolti sono auto-riferiti e quindi possono essere non del tutto veritieri, soprattutto riguardo all’argomento del sesso consensuale o coercitivo. Non sono inoltre state prese in esame altre variabili, come la numerosit√† dei detenuti nelle celle, o i livelli di controllo carcerario. Futuri studi miglioreranno dunque queste ricerche, ma per il momento esse attestano con chiarezza che la fornitura di preservativi ai carcerati non √® assolutamente associata ad un aumento, consensuale o non consensuale, dell’attivit√† sessuale in carcere, o anche a minacce di violenza sessuale. Non sorprendentemente inoltre, i preservativi hanno maggiori possibilit√† di essere utilizzati per il sesso anale, se essi sono resi disponibili. La probabilit√† di sesso anale non aumenta comunque a causa di questa disponibilit√†.

Ormai nella societ√† diversi sono gli Enti statali e le Associazioni che raccomandano l’uso del preservativo per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmesse ma, stranamente, sembra che questo consiglio di sana profilassi valga per tutti, tranne che per la popolazione carceraria. Sarebbe dunque necessario e urgente procedere, come sostengono ad esempio l’OMS, le Nazioni Unite, l’American Public Health Association e l’Associazione della Salute Pubblica australiana, ad introdurre al pi√Ļ presto il preservativo gratuito in carcere: perch√© la societ√† ha il dovere di cura nei confronti dei suoi carcerati e perch√© essi hanno il diritto di difendersi dalle malattie.

In Italia, la Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids) da tempo sostiene questa battaglia civile e, prima delle elezioni, ha fatto pervenire agli aspiranti premier Silvio Berlusconi, Pierluigi Bersani, Oscar Giannino, Beppe Grillo, Antonio Ingroia e Mario Monti, fra le altre, questa specifica domanda:

Nelle carceri italiane la presenza di una percentuale rilevante di persone detenute per reati legati alla droga e il sovraffollamento pongono questioni di tutela della salute. Nessun Paese al mondo riesce a evitare consumo di droga e attivit√† sessuale consenziente o non consenziente nelle proprie carceri. Perci√≤ diversi Paesi europei e non solo hanno politiche di prevenzione dell’Hiv e di riduzione del danno anche in carcere, con preservativi e siringhe sterili, cos√¨ come chiesto dalla Commissione Europea, dall’OMS e dalle agenzie ONU che si occupano di Aids e droga. Il vostro governo sarebbe favorevole all’introduzione di tali programmi nei nostri Istituti di pena?

Nessuno ha risposto.

Dr. Giuliana Proietti

Pubblicato anche su Huffington Post

Immagine:
Naypong, Free Digital Photos

Psicolinea ti consiglia anche...

Andersen e l’allegoria pessimista della vita

Dr. Agnes Giard

Agnès Giard sta facendo un dottorato presso l’Università di Nanterre, nel dipartimento di antropologia.
Studia nel frattempo la cultura giapponese ed ha pubblicato dei libri sulla concezione giapponese del corpo umano.
Leggi la sua biografia completa, in francese.

La Sirenetta Andersen e lallegoria pessimista della vitaIl racconto quasi-autobiografico della Sirenetta dal 19¬į secolo √® ancora fonte di ispirazione per migliaia di bambini che si trovano ad affrontare lo stesso problema: cambiare la loro natura. L’oggetto del loro desiderio rimane inaccessibile. Poi leggono La Sirenetta, perch√© questa storia parla del loro malessere con parole … senza speranza. Senza soluzioni. Senza rimedi.

Questa √® la storia di un uomo che vorrebbe diventare una bellissima sirena … Si mette le sue pi√Ļ belle mutandine di pizzo nero, si epila, in modo da avere il corpo liscio di una ninfa e si inietta la sua dose giornaliera di ormoni … prima di sprofondare in un incubo di 60 minuti. E’ cos√¨ difficile cambiare identit√†. Il regista, Kim Kyung-Mook lo sa. Quando fece il suo primo film a 19 anni (Me and doll playing), egli raccont√≤ come da bambino indossava scarpe e abiti di sua madre per somigliare ad una bambola Barbie … era felice perch√© tutto sembrava possibile. Nell’adolescenza per√≤… cap√¨ che i suoi desideri erano impossibili. Realizz√≤ cos√¨ A Cheonggyecheon dog,, la storia della sirenetta (1) implementato nella citt√† di Seul, sul fiume Cheonggyecheon: fino al 2005, il fiume era solo una fogna a cielo aperto. Trasportava solo¬† residui fecali e carcasse di cani morti. Ora lungo le sue rive si possono vedere i marchi del lusso internazionale: Gucci, Prada e Swatch, che attirano mezzo milione di escursionisti ogni giorno … La citt√† riesce nel suo cambiamento, ma non l’uomo. Alla fine del film, l’eroe si ritrova come la sirenetta di fronte alla schiuma bianca del fiume in cui si dissolvono le sue lacrime. “Tu non potrai mai diventare la bellezza dei tuoi sogni”.

Invitato al Black Movie Festival di Ginevra, Kim Kyung-Mook ha detto: “Quando ho fatto il film, ero abbastanza disperato. La favola di Andersen, La Sirenetta, ha parlato al mio cuore perch√© descrive perfettamente la mia situazione, quella di un ragazzo che sogna il¬†¬†¬† principe azzurro, ma a cui il suo corpo impedisce di amare liberamente. Ho avuto l’impressione di essere come questa sirena che vorrebbe avere le gambe al posto della coda di pesce e avrebbe sofferto mille morti pur di essere in grado di cambiare la propria natura… Ella si amputa e soffre invano “. Il Principe non la guarda nemmeno. Lui √® interessato solo agli esseri umani reali. Il sacrificio doloroso della sirena si dissolve in una canzone d’amore dalla musica sciropposa che finisce male. Per Kim Kyung-Mook ecco dove finisce la favola di Andersen. In un pozzo senza fondo di tristezza impossibile da risolvere. “Ora sto meglio”, ha detto. Come a scusarsi per aver fatto un film che finisce male: “Ora sto meglio”

Certo, Hans Christian Andersen non ha scritto storie molto felici. Forse non ha scritto neanche storie per bambini … ma per aspiranti suicidi. O per persone in difficolt√†. Quando non stai bene, diventa quasi un conforto leggere che il mondo √® cattivo, che anche i ricchi e famosi possono sprofondare nella depressione e che nessuna storia d’amore finisce lontano dal fallimento. Quando non si sta bene, le canzoni strappalacrime, i drammi all’acqua di rose e i messaggi compassionevoli danno un certo sollievo … Diventa allora facile identificarsi nell’eroe sfortunato: la sirenetta (2), la piccola fiammiferaia, Cristo, o altri. “Non sei solo nella sofferenza”. “Asciugati le lacrime, perch√© in un’altra vita …”. False promesse. Dolci illusioni. Ci si aggrappa a qualsiasi cosa, quando non va bene. Compresa l’idea, cos√¨ rassicurante, che qui il mondo √® fottuto, ma altrove, in un altro mondo, la tua sofferenza sar√† premiata.

Hans Christian Andersen sembra non aver mai fatto altro in vita sua che essere infelice e trasformare questa sfortuna in una pia lezione di abnegazione. La docente di Filosofia della Sorbona,¬†C√©line-Albin Faivre, lo descrive come una vera vittima del destino: “romantico e dunque infelice, Andersen lo √® integralmente, dice. Quando Andersen padre, un povero calzolaio, si spos√≤, compr√≤ la bara di un morto, e poi ne fece il suo letto nuziale, dove nacque il futuro orfano Hans Christian. Quale miglior inizio per uno scrittore di fiabe? ” C√©line-Albin sembra provare tenerezza verso questo “genio malinconico” dalla figura sgraziata e dal viso allungato.

Hans Christian Andersen era brutto. Era di umili origini. Era omosessuale. Era innamorato del figlio del suo benefattore (3). E il figlio del suo benefattore, al quale scrisse lettere a volte attraversate da confessioni non era interessato a lui … Non potendo vivere liberamente la sua omosessualit√†, Hans Christian Andersen si masturbava e si divertiva a scrivere racconti crudeli impregnati di morale cristiana. “Ci sono vite la cui storia fa parte del lavoro letterario che seguir√†, dice C√©line-Albin Faivre. (…) Andersen non fa eccezione a questo principio letterario, spesso misconosciuto. E cos√¨ ha scritto la sua autobiografia, pi√Ļ volte, sotto diverse forme, intrisa di orgoglio e commovente, malgrado tutto. Era solito dire che la sua vita era stata una favola. Tutti i bambini tristi trovano in questa credenza una consolazione”.

Per consolarsi di essere cos√¨ infelice, Hans Christian Andersen ha fatto della sua vita un modello da seguire: ha rifiutato i piaceri della carne, non ha conosciuto l’amore e ha vissuto solo nell’amore dell’infinito sublime che √® la fede. “La storia della mia vita, ha scritto, dice al mondo quello che mi ha insegnato: c’√® un Dio amorevole che organizza tutto per il meglio.”

Andersen quindi non comunica altro messaggio, se non quello della rassegnazione. Una rassegnazione bella, commovente e soprattutto … Assoluta. Assolutamente fatale. “I racconti di Andersen sono senza moralina dice C√©line-Albin Faivre, non c’√® niente l√¨, se non un cuore puro che si restringe gradualmente, sempre di pi√Ļ, ma continua a lottare per un altrove”. Questo √® Andersen, si tratta di una miscela intima di dolore e di estasi che √® l’essenza della vita, dice Krotchka nel suo blog d’arte. Il racconto illustra non tanto un discorso morale (purezza e perseveranza premiate) ma un’allegoria pessimista della vita.

Pessimistico? E’ dire poco. Le storie di Andersen, spesso prive dell’happy end, finiscono male come le leggende dei martiri e descrivono con la stessa gioia sadica, le peggiori torture possibili inflitte a degli innocenti: morsi, ustioni, stanchezza, fame, solitudine, freddo, paura, abusi, disprezzo, abbandono … Mentre nella maggior parte dei racconti popolari, gli eroi riescono a superare le difficolt√† affrontate con coraggio, nei racconti di Andersen i protagonisti soffrono “per niente”. I loro sforzi sono vani. Inutile essere coraggiosi o ambiziosi. Condannate ad attraversare ogni girone di questo inferno che √® la vita, le vittime di Andersen quasi sempre finiscono per morire, con gli occhi ancora immersi nei loro sogni. Alzando lo sguardo a quel cielo che Andersen descriveva con le parole di un predicatore, come l’unico posto desiderabile in questo mondo. Lass√Ļ, dove non si soffre pi√Ļ. Lass√Ļ, dove dunque deve essere il paradiso.

Bella lezione di disperazione, davvero. Alla quale si aggrappano migliaia di bambini e adolescenti che considerano il loro corpo come una prigione e come fonte di ogni sofferenza. “Non avr√≤ mai le gambe dei miei sogni” … Mentre se leggessero la storia del brutto anatroccolo, essi saprebbero che … Non √® una fatalit√†.

__________________

Nota 1 / Storia della Sirenetta: La Sirenetta, orfana di madre, vive nelle profondit√† del mare, con il padre (il re del Mare) e le sue cinque sorelle. La notte dei suoi quindici anni, sale in superficie dell’acqua e si innamora perdutamente di un giovane principe che salva da un naufragio. Per trovarlo, la sirenetta si rivolge ad una strega: ci√≤ che desidera √® avere un paio di gambe. La strega impone tre condizioni: in primo luogo, la sirenetta deve accettare di tagliarsi la lingua e diventare muta. In secondo luogo, ad ogni passo, dovr√† avere la sensazione di camminare su aghi e lame taglienti. Ultima condizione: se mai il principe si innamorasse di un’altra donna e la sposasse, la sirenetta si trasformerebbe in schiuma. La sirenetta √® disposta a fare questi sacrifici e accetta l’offerta. Trova il principe, ma lui non la riconosce. Lui cerca il volto sconosciuto che lo ha salvato dal naufragio. Ma la sirenetta, priva di voce, non pu√≤ rivelare la sua identit√†, e il principe finisce per sposare un’ altra. La sirenetta si trasforma in schiuma. Le figlie dell’aria vengono a prenderla in modo che diventi una di loro. Condannata per un certo periodo a diffondere il bene intorno a lei, vive nella speranza di acquisire un’anima eterna e di partecipare, cos√¨, alla felicit√† del genere umano …

Nota 2 / “La Sirenetta √® uno dei 166 racconti di Hans Christian Andersen che furono pubblicati nel 1837, nella terza sezione della prima raccolta di storie raccontate ai bambini. Se Andersen ha dedicato molta energia ai suoi racconti, √® perch√© non li considerava solo come mero intrattenimento per i bambini: essi incarnavano le sue teorie estetiche e poetiche, e soprattutto, parlavano della sua anima. “(source : Dossier p√©dagogique, espace des arts)

Nota 3 / “Ti desidero, come se fossi una bella ragazza calabrese. I miei sentimenti per te sono quelli di una donna. Ma la femminilit√† della mia natura e il nostro amore deve rimanere segreto”. Nel 1835,¬† Andersen aveva 30 anni quando scrisse queste parole a Edward Collin, che le riport√≤ nelle sue memorie pubblicate dopo la morte dello scrittore: ” Non ero in grado di rispondere a questo amore, e questo fece molto soffrire Andersen “. (Fonte: Homosexuels et bisexuels c√©l√®bres).

Agnès Giard

Articolo originale:
Les contes sexuellement suicidaires d’Andersen, Les 400 culs
Traduzione a cura di Psicolinea.it

Immagine:
Bertall, Wikimedia

Psicolinea ti consiglia anche...

Preservativo? Si, grazie

Dr. Roberto Vincenzi

Psicologo Psicoterapeuta FormatoreRoberto-Vincenzi-

Sono nato a Genova nel 1949, dove lavoro ed abito.
Mi occupo di psicologia dal 1974 quando ho conosciuto Franco Basaglia durante uno stage presso l’ospedale Psichiatrico di Trieste; in quell’anno ho anche seguito un corso residenziale presso l'Ospedale Psichiatrico Sezione Giudiziaria di Castiglione delle Stiviere (Mantova).
Dal 1978 al 1981 ho lavorato come Operatore Psicoterapeuta presso la Comunit√† Terapeutica ‚ÄúDaily‚ÄĚ di Genova, destinata a pazienti schizofrenici adulti.

Sono iscritto all’Ordine degli Psicologi della Liguria con l’abilitazione alla psicoterapia.

Esercito in studio privato dal 1987.

Dal 1990 al 1994 a Genova, ho collaborato col Dott. G.D. Montinari alla gestione un day hospital privato per pazienti psicotici.
Dal 1990 ad oggi, ho svolto docenze presso vari istituti, tra i quali la “Scuola di Psicoterapia Istituzionale" di Genova, riconosciuta dal MIUR (Ministero Università e Ricerca) con decreto del 03/04/2003 n.152, dove sono tuttora docente di Psicoterapia in corsi di formazione per Psichiatri e Psicologi
Dal 2004 associato al CIRS (Centro Interdisciplinare per Ricerca e la Formazione in Sessuologia) di Genova, fondato da Jole Baldaro Verde; iscritto all'Albo dei Consulenti Tecnici (CTU) del Tribunale di Genova, relatore per Amnesty International.

Latest posts by Dr. Roberto Vincenzi (see all)

preservativo 300x178 Preservativo? Si, grazieQuand’ero ragazzo, cio√® circa quarant’anni fa’, di informazione sessuale allora ne girava proprio poca; ricordo che, leggendo la Gazzetta dello Sport, giornale che all’epoca aveva un pubblico esclusivamente maschile, notavo spesso delle pubblicit√† misteriose, che attiravano la mia attenzione.

Su queste strisce pubblicitarie compariva l’immagine di un guerriero con la spada ed un grosso scudo; lo slogan, come lo ricordo, diceva “Fidarsi √© bene ma Hat√Ļ √© meglio”, e nessuno dei ragazzini, che leggeva come me il giornale, sapeva dire che cosa significasse quella pubblicit√†. Se lo si chiedeva agli adulti, quando andava bene i maschi ti strizzavano l’occhio con fare misterioso, ma in ogni caso non ti spiegavano niente. E alla mamma non si chiedeva.

Si trattava naturalmente dei preservativi, che all’epoca venivano pubblicizzati solo come mezzo di protezione contro le malattie veneree, nei rapporti con le prostitute. Per molti anni, infatti, erano restate in vigore le leggi fasciste “a difesa della razza”, che proibivano la pubblicit√† dei mezzi anticoncezionali.

Il nome Hat√Ļ, per me, era anche legato ad un altrettanto misterioso prodotto, del quale vedevo le scatole in farmacia, ed erano le “tettarelle”; solo in seguito, ho appreso, che sono i ciucciotti di gomma da applicare al biberon; ma il nome aveva assonanza con altre parole proibite dell’universo immaginario dei maschietti dell’epoca.

In seguito ho anche letto che il nome Hat√Ļ deriverebbe da una frase latina, “HA-bemus TU-torem”, che significa appunto “Abbiamo un difensore”.

Circolavano inoltre, tutta una serie di battute e barzellette, relative all’acquisto in farmacia di preservativi, e si metteva in evidenza l’imbarazzo di chi lo faceva.

Contribuiva ad aumentare quest’atmosfera, il fatto che, a Genova, i preservativi erano venduti, oltre che in farmacia, anche nella zona del porto, dove c’erano le prostitute, sulle bancarelle di Via Pr√®, assieme alle sigarette di contrabbando, ed altre merci di provenienza americana, allora introvabili nei negozi.

Tutto questo √® andato avanti per molti anni, rafforzando il collegamento tra l’uso dei preservativi e la frequentazione delle prostitute, finch√©, negli anni sessanta, un genio della pubblicit√† ha inventato lo slogan “Pianificazione familiare”.

Slogan rivoluzionario, perch√© si abbinava per la prima volta, l’uso dei preservativi ad una parola seria come “famiglia”; inoltre si evitava, per non urtare troppo l’Italia cattolica, di parlare di “controllo delle nascite” e si sostituiva a questo concetto quello della “pianificazione”, che rimanda a scelte razionali e non emotive.

La situazione attuale, all’apparenza, √© radicalmente cambiata; di recente una rivista molto diffusa, ha inserito un preservativo in omaggio nel numero della settimana.

Da anni inoltre, nelle pubblicit√† su stampa e televisione, si abbinano le immagini di una sana sessualit√† giovanile, con l’invito ad usare il preservativo.

L’eventuale imbarazzo nell’acquisto dovrebbe essere scomparso, visto che i preservativi adesso si vendono anche al supermercato, negli autogrill, attraverso macchine distributrici e in tutta una serie di altri negozi.

Tutte queste considerazioni diventano importanti perch√© con l’arrivo dell’AIDS nelle nostre vite, l’impiego del preservativo riacquisisce drammaticamente il ruolo della difesa della salute; usarlo o non usarlo costituisce una scelta tra la vita e la morte.

In questo senso sono state numerosissime, in tutto il mondo, le campagne informative messe in atto dai singoli stati e dalle organizzazioni nazionali ed internazionali.

Nonostante questo, il numero degli infettati e dei malati di AIDS, non diminuisce. Non si tratta solo di tossicodipendenti; aumenta di continuo anche il numero di persone eterosessuali ed omosessuali che contraggono la malattia a causa di rapporti sessuali non protetti.

Alla luce di questi fatti, ciascuno di noi dovrebbe cercare di comprendere perch√© vengono messi in atto questi comportamenti ad alto rischio; quali sono le motivazioni che impediscono l’uso del preservativo; perch√© non abbiamo il coraggio di consigliare i nostri figli a farlo; quali sono i moralismi religiosi che impediscono ancora adesso di fare una cosa cos√¨ semplice; insomma, che cos’√® che ci fa’ scegliere la morte anzich√© la vita.

Dr. Roberto Vincenzi

Immagine:

Tonrulkens, Flickr

Psicolinea ti consiglia anche...

Storia dell’omofobia

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
‚óŹ Psicologa-psicoterapeuta (attivit√† libero-professionale in Ancona)
‚óŹ Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
‚óŹ Saggista e Blogger
‚óŹ Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
‚óŹ Conduzione seminari di sviluppo personale
‚óŹ Attivit√† di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
‚óŹ Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
‚óŹ Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell‚Äôattivit√† ad essa collegata, sul trattamento dell‚Äôansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 ‚Äď 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

Pedote Omofobia 219x300 Storia dellomofobiaOggi vorrei parlarvi di un libro che ho appena terminato di leggere. Si tratta di “Storia dell’omofobia“, pubblicato nel 2011 da Odoya, e scritto da Paolo Pedote, con prefazione di Gian Antonio Stella.

Viene presentato come un libro che spiega quali ragioni abbiano potuto motivare la persecuzione del “diverso”, ma in realt√† a me sembra pi√Ļ che altro una grande enciclopedia su tutti i gay pi√Ļ importanti della storia, partendo dalle fonti bibliche ed arrivando fino al discorso di Lady Gaga al Circo Massimo.

Diciamo subito che, nonostante la premessa, il libro mi √® molto piaciuto, non tanto perch√© vi abbia trovato “le ragioni di una persecuzione” dal punto di vista storico, antropologico e politico, come indicato nella scheda diffusa dalla Casa Editrice Odoya, ma perch√© si tratta di un libro straordinariamente ben fatto, sul piano della ricerca bibliografica delle fonti e dell’iconografia.

Tutti i gay che hanno avuto un certo rilievo nella storia umana sono citati nelle pagine di questo libro, cos√¨ come i pi√Ļ importanti scritti: letterari, artistici e normativi, che di omosessualit√† si sono occupati.

Si inizia dunque dal libro della Genesi, nel quale si narra che un giorno, verso il tramonto, il patriarca Lot sedeva presso le porte della citt√† di Sodoma quando gli si presentarono due angeli, travestiti da forestieri. Non appena vide i due ospiti Lot si alz√≤ e li accolse in modo premuroso, preparando per loro il pane azzimo. Ad un certo punto della serata per√≤ si sent√¨ bussare violentemente alla porta: erano arrivati gli abitanti della citt√† di Sodoma, che cercavano gli ospiti del padrone di casa. “Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte”? dissero “Falli uscire, perch√© possiamo abusarne”! Al che Lot cerc√≤ di evitare il peggio: “No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purch√© non facciate nulla a questi uomini, perch√© sono entrati all’ombra del mio tetto”. Avete letto bene “fate loro ci√≤ che vi piace”, purch√©, insomma, non facciate i “sodomiti“… Niente da fare: i sodomiti, nel senso degli abitanti della citt√† di Sodoma, volevano fare si ci√≤ che gli piaceva, ma con gli ospiti maschi. Dunque, si prepararono a sfondare la porta. A questo punto i due forestieri, che erano angeli, colpirono gli abitanti di Sodoma con un abbaglio di luce, che li rese ciechi. La citt√† di Sodoma fu poi distrutta da Dio, per punizione, con una pioggia di zolfo e fuoco, dalla quale si salvarono solo Lot e la sua famiglia, precedentemente avvisati di quanto stava per succedere alla loro citt√†. C’era per√≤ un’unica condizione perch√© la loro salvezza potesse andare completamente a buon fine: essi non dovevano voltarsi indietro, a guardare le rovine di Sodoma. Naturalmente, qualcuno doveva cedere a questa debolezza e questo qualcuno fu naturalmente una donna, la moglie di Lot, che per questa ragione Dio fece diventare immediatamente una statua di sale.

Una storia che pi√Ļ che omofoba appare molto machista, dove le donne vengono rappresentate come oggetti sessuali, da cedere o acquistare, oltre tutto con un livello di intelligenza molto scarso, come nel caso della moglie di Lot, che invece di farsi gli affari suoi si gir√≤ verso Sodoma, cos√¨ come Eva aveva dedicato, al tempo dell’Eden, fin troppe attenzioni al povero Adamo (ma che altro aveva da fare, poverina?), facendolo cadere nel peccato e nella morte. A sorpresa invece, dal libro, esce fuori una interpretazione inattesa. Non c’√® dubbio, dice l’autore, che agli occhi di Dio, lo stupro omosessuale appaia pi√Ļ grave di quello eterosessuale ma, citando McNeill (Cristianesimo, tolleranza, omosessualit√†, 1980), Pedote avverte che in realt√† i riferimenti sessuali in questa storia potrebbero essere del tutto secondari, rispetto al significato autentico del passo biblico, che riguarderebbe piuttosto il problema dell’ospitalit√†, per gli ebrei di assoluta importanza. Lot avrebbe in sostanza violato le regole della citt√†, ricevendo ospiti sconosciuti, senza ottenere il permesso degli anziani. Allo stesso modo l’espressione “abusarne” sarebbe stata male interpretata: il termine, sempre secondo il citato McNeill, potrebbe essere tradotto meglio con “conoscerli”.¬† In senso biblico la “conoscenza” ha poche volte a che fare con il sesso (solo 10 passi su 943 alludono alla conoscenza carnale).

Andando avanti nella storia dell’essere umano, si arriva agli antichi greci e romani. Anche in quel tempo,¬† l’omofobia come la conosciamo oggi non era poi cos√¨ diffusa: semmai si trattava di un problema che riguardava il potere e la libert√† individuale, non una discriminazione sessuale. Per i romani infatti un uomo era “virile” quando assumeva sessualmente solo ed esclusivamente il ruolo attivo,¬† e non aveva importanza se il partner era un maschio o una femmina. Il cittadino romano adulto doveva saper imporre la sua volont√†: chi subiva la sodomizzazione da parte di un romano era un uomo vinto, uno schiavo. Per questa ragione, schiavi e vinti potevano essere posseduti, o “castigati”, attraverso la penetrazione anale. Era invece abbastanza normale che rapporti omosessuali vi fossero con dei giovani, purch√© questi non fossero di buona famiglia (perch√© in tal caso non andavano importunati). E le donne? Per i romani il matrimonio non era il risultato di un sentimento d’amore, ma anzitutto un dovere civico, finalizzato oltre che alla procreazione, anche a stringere alleanze politiche: per il resto, gli uomini erano liberi di andare con chi volevano, uomini e donne. Si pensi al caso di Cesare, detto “il marito di tutte le mogli, la moglie di tutti i mariti”. Tutta Roma, si racconta ancora nel libro, sapeva che era divenuto l’amante di Re Nicomede, tanto che i suoi soldati cantavano “Cesare ha sottomesso la Gallia, ma Nicomede ha sottomesso Cesare”. Ci√≤ nonostante era considerato un grande condottiero e conquistatore.

Venendo a tempi pi√Ļ vicini ai nostri giorni, ad Oscar Wilde viene dedicato un intero capitolo e, del resto, il personaggio dello scrittore irlandese √® talmente affascinante, con la sua storia d’amore per Alfred Bruce Douglas, che gli cost√≤ perfino il carcere, che l’intera sua vicenda √® ancora fonte di ispirazione e di riflessione per chi vuole comprendere le radici sociali dell”omofobia.

Interessante anche la storia del Paragrafo 175 del Codice penale tedesco, direttamente mutuato dal Codice penale prussiano, a sua volta scritto su ispirazione del codice napoleonico, il quale criminalizzava l’omosessualit√†, sin dal 1871 . Questo paragrafo affermava che: “la fornicazione innaturale, cio√® tra persone di sesso maschile, ovvero tra esseri umani ed animali, √® punita con la reclusione; pu√≤ essere emessa anche una sentenza di interdizione dai diritti civili”. Naturalmente nel periodo nazista questa legge omofoba fu ulteriormente inasprita (se l’attivit√† avveniva con una persona che aveva meno di 25 anni la Corte poteva emettere una sentenza di condanna, anche nei casi lievi. Per “gravi affettuosit√†” invece la reclusione poteva durare anche dieci anni). Del resto, un popolo che aspira all’egemonia, ricvorda l’autore, ha bisogno di molti figli e dunque la repressione verso l’omosessualit√† doveva essere un deterrente: dunque, non solo il carcere, ma anche lavori forzati, cure psichiatriche e castrazione “volontaria”. Peraltro, sembra ci siano prove che i gay siano stati le cavie preferite per gli esperimenti dei medici nazisti.

Alcuni personaggi, nel libro, vengono invece demoliti per ragioni di omofobia: fra questi, quello che non ti aspetti √® ad esempio il Che Guevara, al quale sembra si debba il “piano generale del carcere”, nel 1959, nel quale il “comandante” disponeva arresti per attori, ballerini e artisti gay. Il Che disponeva inoltre della possibilit√† di graziare o condannare senza processo, fissare le punizioni corporali e le torture, fra cui tagliare l’erba con i denti ed essere impiegati nudi nei lavori agricoli. Veramente un Che che non ti aspetti, e che meriterebbe ulteriori apporfondimenti.

Insomma, un libro da leggere, se vi interessano le vicende di questa “razza maledetta”, come scrisse lo scrittore omosessuale Marcel Proust, o addirittura questo “vomito di Dio”, come lo defin√¨ Dario Bellezza, scrittore omosessuale, morto di Aids.

La mia idea personale √® che, un po’ come si diceva ieri a proposito delle bionde, gli omosessuali abbiano in fondo l’unica colpa di sollecitare il desiderio sessuale maschile, il che viene punito, con atteggiamenti omofobi, perch√© nella nostra societ√† colpevole del desiderio non √® considerato chi lo prova, ma chi lo suscita. Eva docet. (Ed in effetti, la posizione degli omosessuali √® molto vicina, nella storia della civilt√† umana, a quella delle donne e vi sono state anche delle alleanze fra le due diverse categorie sociali, al tempo delle rivendicazioni femministe).

A proposito di donne, nel libro se ne parla in verit√† molto poco: del resto nella sessualit√† fra donne non c’√® attivit√† o passivit√†, non c’√® il dominatore e il dominato, il virile e l’effeminato, e dunque la sessualit√† delle lesbiche fa molto meno “paura”. E’ un po’ come vedere due animali che si accoppiano: essi non creano scandalo, ma solo divertiti sorrisi… O no?

Dr. Giuliana Proietti

Fonte e immagine:

Storia dell’omofobia

Autore: Paolo Pedote
Introduzione: Gian Antonio Stella
Editore Odoya
VOLUME ILLUSTRATO

Psicolinea ti consiglia anche...

Omofobia: temi gli omosessuali o te stesso/a?

Dr. Giuliana Proietti

Psicoterapeuta-Sessuologa at Ellepi Associati Ancona
‚óŹ Psicologa-psicoterapeuta (attivit√† libero-professionale in Ancona)
‚óŹ Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
‚óŹ Saggista e Blogger
‚óŹ Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
‚óŹ Conduzione seminari di sviluppo personale
‚óŹ Attivit√† di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
‚óŹ Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
‚óŹ Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell‚Äôattivit√† ad essa collegata, sul trattamento dell‚Äôansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


Contatti e Consulenza con la Dr. G. Proietti

Biografia completa: qui

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 ‚Äď 0375949 Ancona

Tweets di @gproietti

Latest posts by Dr. Giuliana Proietti (see all)

gay Omofobia: temi gli omosessuali o te stesso/a?L’omofobia √® pi√Ļ pronunciata nei soggetti che provano attrazione verso persone dello stesso sesso (ma della quale non sono consapevoli) e che sono cresciuti con genitori autoritari, che proibivano loro l’espressione di questi desideri. Lo afferma un nuovo studio, il primo a documentare il ruolo¬† sia dei genitori, sia dell’orientamento sessuale, nella formazione di una avversione intensa e viscerale nei confronti degli omosessuali.

“Gli individui che si identificano come soggetti eterosessuali, ma che nei test psicologici mostrano una forte attrazione per soggetti del proprio sesso, possono sentirsi minacciati dai gay e dalle lesbiche, perch√© queste persone possono ricordare loro analoghe tendenze,¬† avvertite dentro di s√©”, spiega Neta Weinstein, docente presso l’Universit√† di Essex e autrice principale dello studio.

“In molti casi si tratta di persone che sono in guerra con s√© stesse e che rivolgono questo conflitto interno verso l’esterno”, aggiunge il co-autore Richard Ryan, professore di psicologia presso la University of Rochester, che ha contribuito alla ricerca (vedi il video pi√Ļ in basso).

La ricerca comprende quattro esperimenti separati, condotti negli Stati Uniti e in Germania; ciascuno ha coinvolto una media di 160 studenti universitari. I risultati hanno fornito nuove prove empiriche a sostegno della teoria psicoanalitica secondo la quale la paura, l’ansia, e l’avversione che alcune persone apparentemente eterosessuali provano nei confronti degli omosessuali possano tradire desideri sessuali repressi verso persone dello stesso sesso. I risultati supportano anche la pi√Ļ moderna teoria della auto-determinazione, sviluppata da Ryan e Edward Deci presso l’Universit√† di Rochester, che collega l’eccessivo controllo dei genitori durante il periodo della crescita con una scarsa accettazione di s√© e la difficolt√† a valutare s√© stessi in modo obiettivo.

I risultati possono aiutare a spiegare le dinamiche personali che portano al mobbing e alle violenze nei confronti degli omosessuali in quei fatti di cronaca che riportano di aggressioni nei confronti degli omosessuali: in essi si avverte infatti che gli aggressori si sentivano in qualche modo minacciati dagli omosessuali (i quali, del tutto involontariamente, possono aver contribuito a rendere i loro aggressori pi√Ļ consapevoli del proprio reale orientamento sessuale).

La ricerca fa luce anche su casi di alto profilo in cui sono stati coinvolti personaggi conosciuti,  impegnati pubblicamente in campagne anti-gay e, in privato,  in atti sessuali con persone del proprio sesso. Gli autori citano esempi come Ted Haggard, il predicatore evangelico che si opponeva al matrimonio gay e che è stato coinvolto in uno scandalo omosessuale nel 2006, o anche Glenn Murphy Jr., ex presidente della federazione nazionale dei giovani repubblicani (in America), fiero oppositore del matrimonio gay, che è stato accusato di avere molestato sessualmente un ventiduenne, nel 2007.

Per esplorare l’ attrazione sessuale manifesta o inconsapevole dei partecipanti, i ricercatori hanno misurato le discrepanze tra frasi tipiche relative all’orientamento sessuale e le relative reazioni dei soggetti in termini di frazioni di secondo. Agli studenti sono state mostrate parole e immagini sullo schermo di un computer ed √® stato chiesto loro di inserirle nella categoria “gay” o “etero”.¬† Prima di ciascuna delle 50 prove, i partecipanti sono stati stimolati con la parola “me” o “altri” attraverso messaggi subliminali, flash, che sullo schermo sono durati 35 millisecondi. Sono stati poi mostrate le parole “gay”, “eterosessuale”, “omosessuale” cos√¨ come le immagini di coppie eterosessuali e gay, mentre il computer monitorava con precisione i tempi di risposta. Un’associazione pi√Ļ veloce di “me” con “gay” e una associazione pi√Ļ lenta di “me” con “eterosessuale” sono state considerate indicative di un orientamento omosessuale non consapevole.

Un secondo esperimento, in cui i soggetti erano liberi di sfogliare foto di soggetti dello stesso sesso o di sesso opposto, ha fornito una ulteriore misura di implicita attrazione sessuale.

Attraverso una serie di questionari, i partecipanti hanno anche riferito sul tipo di genitori che hanno avuto durante l’infanzia e sul loro stile genitoriale, autoritario o democratico. Agli studenti √® stato chiesto inoltre di esprimere accordo o disaccordo su¬† affermazioni quali: “Mi sentivo sotto pressione”, o “mi sono sentito libero di essere quello che sono”. Per misurare il livello di omofobia in famiglia, i soggetti hanno risposto a domande quali: “Per mia madre sarebbe sconvolgente scoprire che sua figlia era una lesbica” o “Mio padre evita gli uomini gay, quando possibile.”

Infine, i ricercatori hanno misurato il livello¬† di omofobia dei partecipanti – sia palese, espresso in questionari sulla politica sociale e sulle credenze, sia implicito, nel completamento di frasi attraverso libere associazioni. In quest’ultimo caso, gli studenti scrivevano le prime tre lettere che venivano loro in mente, a seguito di precisi stimoli. Lo studio ha inoltre monitorato l’aumento della quantit√† di parole aggressive dopo la presentazione subliminale della parola “gay” per 35 millisecondi.

In tutti gli studi è emerso che i partecipanti che avevano avuto dei genitori capaci di dare sostegno e disponibilità ai figli avevano maggiore consapevolezza del loro orientamento sessuale, mentre i partecipanti provenienti da famiglie autoritarie rivelavano maggiore discrepanza tra livello di attrazione esplicito e implicito verso soggetti del proprio sesso.

“In una societ√† prevalentemente eterosessuale, il¬† ‘conosci te stesso‘ pu√≤ essere una sfida per molti individui gay, ma in alcune famiglie omofobe, scoprire di avere un orientamento sessuale di minoranza pu√≤ essere terrificante”, spiega Weinstein. Questi individui rischiano di perdere l’amore e l’approvazione dei loro genitori se ammettono di provare attrazione verso soggetti dello stesso sesso, cos√¨ tanti negano o reprimono quella parte di s√©.

Lo studio ha diversi limiti, scrivono gli autori. Tutti i partecipanti erano studenti universitari, quindi potrebbe essere utile per future ricerche testare questi effetti in giovani adolescenti che vivono ancora in casa e negli adulti pi√Ļ anziani che hanno avuto pi√Ļ tempo per affrontare la vita, indipendentemente dagli insegnamenti ricevuti dai loro genitori.

Lo studio, condotto da un team dell’Universit√† di Rochester, dell’Universit√† di Essex, in Inghilterra, e dellla University of California a Santa Barbara,¬† sar√† pubblicato sul numero di aprile del Journal of Personality and Social Psychology.

Fonte:
Is some homophobia self-phobia?, Eurekalert

Una cosa √® comunque sicura: l’omofobia va presa sempre nella giusta considerazione, dal momento che a volte pu√≤ avere conseguenze tragiche.

Dr. Giuliana Proietti

Guarda il video

Immagine:

Flickr

Psicolinea ti consiglia anche...