alcol
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Tra le ragazze il consumo episodico pesante di alcol (HED Heavy episodic drinking, inteso come quattro bevande o più in 2 ore – o meno- per le donne, National Institute of Alcohol Abuse and Alcoholism, 2004) e conseguenze correlate sono un problema significativo nei campus universitari americani (Wechsler et al 1994, O’Malley & Johnston 2002). Si stima infatti che circa il 40% degli studenti universitari si abbandoni a questi comportamenti HED (Mitka 2009).

Un vasto insieme di ricerche ha dimostrato che l’eccessivo uso di alcol può comportare conseguenze negative, come la compromissione della capacità di studio, lesioni, violenza interpersonale e violenza sessuale (Perkins 2002).

Il comportamento sessuale a rischio (SRB, Sexual risk behavior) è ugualmente prevalente nei campus universitari ed aumenta la probabilità di conseguenze negative associate all’attività sessuale, soprattutto per il rischio di malattie sessualmente trasmesse (MST) e gravidanze indesiderate.

La maggioranza degli studenti universitari ha sperimentato promiscuità sessuale (Cooper 2002), aumentando così il rischio di contrarre le MST, tra cui la clamidia, la gonorrea e la sifilide, che sono in netto aumento gta gli individui sotto i 25 anni, i quali rappresentano la metà dei soggetti colpiti da MST (CDC 2015).

Le conseguenze negative dei comportamenti sessuali a rischio riguardano in modo sproporzionato le giovani donne, che possono incorrere in gravidanze involontarie, infertilità e cancro cervicale. Uno studio recente ha scoperto che solo il 40% degli studenti universitari usava sempre il preservativo durante il sesso penetrativo vaginale (Buhi et al. 2010). Le ragazze dei college hanno inoltre riportato tassi più elevati di MSTe più elevati tassi di gravidanza rispetto ai dati forniti dai ragazzi che sostenevano di aver messo incinta la ragazza con cui avevano avuto rapporti. Questo è vero in tutti gli studi esaminati (Cooper 2002) e dimostra che le gravidanze indesiderate sono molte di più di quelle che i partner maschili conoscano.

L’uso dell’alcol aumenta spesso i comportamenti a rischio sessuale  (Abma et al. 2010; Cho & Span 2010) e può interferire con il processo decisionale durante il rapporto, portando a tassi più elevati di rischio (Cooper 2002; Klanecky & McChargue 2012; Rehm et al., 2012). Il consumo di alcol è infatti strettamente collegato ai comportamenti a rischio fra gli studenti dei college (Scott-Sheldon et al., 2010).

La teoria della miopia dell’alcool (Steele & Josephs, 1990) suggerisce che il consumo di alcol si traduce in una compromissione cognitiva e dell’attenzione, restringendo la possibilità di vedere i segnali salienti. Ad esempio, in una situazione sessuale, i segnali salienti potrebbero essere quelli che riguardano l’eccitazione. Secondo questa teoria, l’uso dell’alcol restringerebbe l’attenzione sui segnali di pericolo, quanto più alcol si ha in corpo. (Davis et al., 2007). Perciò si è pensato che un intervento sull’abitudine al bere degli studenti potrebbe  essere un modo efficace per ridurre i rischi, soprattutto fra gli studenti universitari del primo anno, che sono particolarmente preoccupanti, per il loro notevole aumento del consumo di alcolici (Hartzler & Fromme 2003, Borsari et al., 2007).

La relazione pericolosa fra alcol e comportamenti sessuali a rischio ha mostrato che i comportamenti rischiosi sono maggiori quando si ha una relazione occasionale piuttosto che un rapporto sessuale con un partner stabile (Brown & Vanable 2007).

Le ragazze che hanno subito abusi sessuali hanno un numero maggiore di partner sessuali rispetto a quelle che non ne hanno subiti  /Brener et al., 1999) e sono disponibili più delle altre a correre dei rischi (Stoner et al. 2007, 2008; Schacht et al. 2010; George et al. 2014). Inoltre, queste stesse ragazze hanno maggiori probabilità di abusare di alcolici (Gidycz et al. 2007; Najdowski & Ullman 2009), aumentando così il rischio presente nei comportamenti sessuali.

Sono stati sviluppati interventi brevi  per ridurre l’uso dell’alcool nelle popolazioni universitarie (Cronce & Larimer, 2011; Donovan et al., 2014). Questi brevi interventi riguardano la psico-educazione sugli effetti che può avere l’alcol sulla capacità di pensiero, sui sentimenti e sui comportamenti e prevedono strategie potenziali per ridurre il consumo di alcolici.

Rispetto agli interventi faccia a faccia, gli interventi basati sul web possono essere ampiamente diffusi nei campus universitari in modo relativamente facile e con un minimo onere finanziario. Due studi hanno esaminato l’efficacia di questi brevi interventi (Dermen & Thomas 2011; Lewis et al., 2014), ma entrambi hanno trovato che gli interventi sul consumo degli alcolici fra gli studenti universitari non erano efficaci per la riduzione dei comportamenti sessualmente a rischio.

Un recente studio (Bountress KE et al, 2017) ha osservato l’effetto di una psico-educazione all’uso del condom, all’assertività e sul numero massimo di partner sessuali  consigliato in tre mesi. Si è visto così che l’intervento ha portato ad un maggiore uso del profilattico, ma che comunque il maggiore consumo di alcol riduce l’uso del condom ed è più grave fra le ragazze che hanno subito violenze sessuali. Questo risultato suggerisce che occorrono interventi più espliciti, che mettano direttamente in relazione consumo di alcol e comportamenti sessuali a rischio.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Bountress KE, Metzger IW, Maples-Keller JL, Gilmore AK. Reducing sexual risk behaviors: secondary analyses from a randomized controlled trial of a brief web-based alcohol intervention for underage, heavy episodic drinking college women. Addiction research & theory. 2017;25(4):302-309. doi:10.1080/16066359.2016.1271416.

Immagine:
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