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Le disfunzioni sessuali sono in genere dovute a
moltissimi fattori, sia organici, sia psicologici.
Anzitutto va osservato che quelle che
un tempo venivano considerate delle disfunzioni
sessuali tipicamente ‘femminili’ o ‘maschili’ poi, in una
interpretazione più moderna, hanno cominciato ad essere
trattate come ‘disfunzioni sessuali della coppia’ o
anche ‘impotenza di coppia’.
Prendiamo il caso della frigidità. Se guardiamo nei
trattati storici della sessuologia, vi troviamo definizioni del tipo: ‘assenza della risposta
sessuale nella donna’, oppure: ‘assenza di orgasmo nella donna durante
il rapporto sessuale’…
Non viene però specificato cosa si intenda per
‘risposta sessuale’: la semplice eccitazione o il
raggiungimento dell’orgasmo? Cosa dire poi dell'"orgasmo
femminile"? E' quello
clitorideo o quello vaginale? E cosa si intende, quando
ci si riferisce ad un
‘rapporto sessuale di coppia’? La penetrazione, la penetrazione che
segue i preliminari, l’accarezzamento dei corpi?
Esistono poi sull'argomento anche molti miti sui
comportamenti di genere che condizionano il giudizio sulla disfunzione
sessuale. Ad esempio quello per cui " le cose del sesso non c'è bisogno
di impararle", "l'uomo deve sempre guidare la donna perché è più
esperto", "l'orgasmo femminile più appagante deve avvenire durante il
coito", "la donna è sessualmente passiva". E molto altro.
Spesso poi si è considerata la disfunzione sessuale come
un disturbo che non meritava l'attenzione del clinico: in realtà negli
uomini come nelle donne, la disfunzione sessuale
va presa seriamente in considerazione non solo per i suoi effetti nella
vita sessuale del/della paziente, ma anche perché può seriamente
danneggiare l’autostima e la sua
qualità della vita, inducendo stati ansiosi e depressione.
Vediamo dunque di fare
un po’ di chiarezza sull’argomento, liberandoci delle pesanti eredità
del passato e delle confusioni generate da definizioni pesantemente
condizionate dai pregiudizi.
La classificazione diagnostica del disturbo sessuale nel
DSM IV (il manuale statistico-diagnostico ad uso degli psichiatri) è
attualmente la seguente:
DISTURBI DEL DESIDERIO
Desiderio sessuale ipoattivo
Disturbo da avversione sessuale
DISTURBI DELL’ECCITAZIONE SESSUALE
Disturbo dell’eccitazione sessuale femminile
Disturbo maschile dell’erezione
DISTURBI DELL’ORGASMO
Disturbo dell’orgasmo femminile
Disturbo dell’orgasmo maschile
Eiaculazione precoce
DISTURBI DA DOLORE SESSUALE
Dispareunia
Vaginismo
DISFUNZIONE SESSUALE DOVUTA AD UNA CONDIZIONE MEDICA GENERALE
Disfunzione sessuale indotta da sostanze
Le disfunzioni sessuali femminili (FSD, Female Sexual Dysfunction)
si stima riguardino oggi il 40% delle donne. I periodi più
critici sono considerati quelli dell’età
giovanile e post-menopausale e il disturbo più lamentato
è la perdita del desiderio sessuale.
Sebbene la risposta sessuale non debba avere
un'interpretazione "monistica", in quanto si tratta di un processo,
composto
di almeno tre fasi: il desiderio, l’eccitazione, l’orgasmo
e ciascuna di
queste tre fasi possa presentare sindromi
cliniche, con differenti cause e differenti prognosi,
possiamo indicare quelli che normalmente vengono considerati i fattori
predisponenti, comuni a ciascun disturbo.
Fattori predisponenti biologici:
• Disturbi endocrini (ipoandrogenismo, ipoestrogenismo,
iperprolattinemia)
• Disturbi del ciclo mestruale / sindrome premestruale
• Vulvovaginiti ricorrenti e / o cistiti
• Trattamenti farmacologici che interessano il dosaggio ormonale o il
ciclo mestruale
• Malattie croniche (diabete mellito, malattie cardiovascolari, malattie
neurologiche o psichiatriche, ecc)
• Disturbi associati con insufficienza ovarica precoce (POF): genetiche,
autoimmunitarie
• Malattie benigne (es. endometriosi) che predispongono alle menopausa
iatrogena e dispareunia
• Menopausa iatrogena: ovariectomia bilaterale, chemioterapia,
radioterapia
• Condizioni croniche (ad esempio, dispareunia / dolore cronico
associato a endometriosi)
Dal punto di vista psicologico, i fattori predisponenti
principali sono in genere i seguenti:
• Inadeguatezza / ritardo dello sviluppo psicosessuale
• Tratti di personalità borderline
• Precedenti esperienze sessuali negative: coercizione sessuale,
violenza o abuso
• Problemi di immagine corporea / preoccupazioni
• Disturbi affettivi (distimia, depressione, ansia)
• Modelli sociali inadeguati
• Inadeguata educazione sessuale
Possono predisporre alla disfunzione sessuale anche
alcuni aspetti sociali:
• Di tipo etnico / religioso / messaggi culturali, aspettative, e
vincoli per quanto riguarda la sessualità
• Ambivalenze sociali nei confronti della
sessualità femminile (es. età matura, gravidanza, ecc.)
• Status socio-economico scarso / ridotto accesso
al sistema sanitario
• Fattori precipitanti - Biologici
• Esito negativo di eventi legati alla
riproduzione (gravidanze indesiderate, parto, aborto traumatico,
problemi del bambino, sterilità);
• Depressione postpartum
• Vulvovaginiti / malattie sessualmente trasmesse
• Dolore
• Menopausa precoce
• Menopausa iatrogena
• Trattamenti farmacologici
• Abuso di sostanze (soprattutto alcol e
oppiacei)
Ciò premesso, facciamo ora un breve excursus sulle principali
disfunzioni sessuali della donna
Disturbi del desiderio
Nel desiderio ipoattivo Hypoactive sexual
desire disorder (HSDD), che riguarda
circa il 32% delle donne di età compresa fra i 18 ed i 59 anni (Laumann
et al 1999) non vi sono sensazioni di interesse o
desiderio sessuale, o queste sono avverte come molto diminuite,
non si hanno pensieri o fantasie sessuali, non si
hanno motivazioni verso l'eccitazione sessuale e manca anche il
desiderio “responsivo”, in risposta alle avances del partner.
L’abbassamento del livello libidico, tipico di questa disfunzione,
può comportare una mancanza totale di interesse o di attrazione verso la
sessualità, ma anche verso la relazione interpersonale, sia a livello
reale che a livello di immaginario, con totale mancanza di fantasie
erotiche e di atti masturbatori. In questo caso, che contraddistingue
tutta la storia personale di un soggetto si parla di disturbo ‘primario’,
dovuto a problemi di tipo psicopatologico (depressione, schizofrenia,
stati fobici ecc.); se invece il disturbo si è presentato in un secondo
momento, a seguito di particolari esperienze emotive o stressanti
(cambiamenti, nascita di un figlio, lutti ecc.) si parla di disturbo ‘secondario’.
Si distingue poi una situazione ‘globale’, in cui vi è una cronica
mancanza di desiderio, da una ‘situazionale’ in cui l’eccitazione e le
capacità orgasmiche variano a seconda delle situazioni
ed i partners.
Quando la mancanza di desiderio è legata ad un'ansia
estrema e/o disgusto al solo pensiero, e/o al tentativo di avere
qualsiasi forma di attività sessuale si parla invece di
"Disturbo da avversione sessuale".
Disturbi dell'eccitazione sessuale
Questi si hanno quando la donna non si sente "mentalmente eccitata". La
mancata eccitazione genitale produce il sintomo della secchezza
vaginale. Indagini epidemiologiche affermano che
il problema riguarda il 19-20% delle donne (Lauman et al 1999). Questo
cifre salgono al 39-45% in post menopausa (Dennerstein et al 2003,
2005).
Disturbi dell’orgasmo
Oggi l’idea di un orgasmo vaginale ‘maturo’ ed un
orgasmo clitorideo ‘infantile’, come teorizzato da Freud è stata del
tutto abbandonata. Un orgasmo è un orgasmo, da qualsiasi parte esso
venga e ovunque esso si verifichi. Master e Johnson ritenevano che, in
ogni caso, la stimolazione del clitoride era sempre e comunque
essenziale per l’orgasmo femminile, mentre la Kaplan suggeriva che
l’organo maggiormente interessato all'orgasmo non è né il clitoride, né la vagina,
ma il cervello !
Ciò detto, il disturbo dell’orgasmo (e per
orgasmo intendiamo lo stato di massima eccitazione sessuale)
riguarda il 24% delle donne in età fertile
(studio epidemiologico di Lauman et al - 1999). Dopo la menopausa
invece, ben il 39% delle donne lamenta la
difficoltà a raggiungere l’orgasmo. L’anorgasmia è meno frequente fra le
donne con una relazione stabile, con titoli di studio elevati e di
giovane età.
Resta solo da chiedersi se l’orgasmo vaginale per tutte sia un’utopia o
semplicemente una disfunzione che può essere trattata. La risposta è
che, nella maggior parte dei casi, questo tipo di risposta non si
verifica e pertanto l’orgasmo clitorideo non deve essere considerato come una
sorta di "ripiego", ma
come il vero orgasmo femminile.
In caso di disfunzione orgasmica, la prima cosa da fare è senz’altro
quella di sottoporsi ad una visita ginecologica e ad esami clinici,
per escludere che vi sia una patologia organica. Una volta superata
questa fase, l’indagine prende una via prettamente psicologica.
Disturbi da dolore sessuale
Il vaginismo consiste nella contrazione involontaria della
muscolatura vulvo-perineale e dei muscoli adduttori delle cosce (custodes virginitatis),
il che impedisce la penetrazione e può generare angoscia e spasmi
muscolari al primo tentativo di penetrazione, pur in presenza del
desiderio sessuale.
La donna vaginistica non è "anorgasmica",
nel senso che può sperimentare il piacere sotto altre forme. Il disturbo è tutt’altro
che raro (12-17%). Per diagnosticare un
vaginismo la contrazione involontaria dei muscoli perineali che
circondano il terzo esterno della vagina deve essere ricorrente e
persistente ogni qual volta si tenti la penetrazione vaginale, non solo
attraverso il rapporto sessuale, ma anche per l’introduzione delle dita,
di un tampone o dello speculum.
La dispareunia è un disturbo cronico, sostenuta
nell’80% da una patologia organica (spasmo dei muscoli vaginali,
infezioni o irritazioni dei genitali esterni o della vagina, fimosi
clitoridea, imene rigido, lembi doloranti dell’imene, trauma da parto o
da intervento chirurgico, patologia pelvica o perineali, emorroidi).
Anche in questo caso si tratta di un dolore intenso connesso al rapporto
sessuale. L’indagine psicologica rivela che il carattere delle donne che
soffrono di questi disturbi è in genere immaturo, infantile,
condizionato da complessi di colpa, difese ossessive o dalla vergogna,
ma possono anche esservi storie personali particolarmente difficili,
come un tentativo di stupro o un’educazione religiosa estremamente
rigida. Un ruolo importante lo svolge anche la disinformazione
fisiologica: poiché la vagina è un organo interno, poche donne riescono
davvero a rappresentarselo e lo immaginano troppo piccolo, troppo
stretto, ricurvo o altro, sviluppando delle vere e proprie fobie
Presa in carico
sessuologica
La presa in
carico sessuologica di una disfunzione sessuale consiste anzitutto
nell'escludere che vi siano delle patologie organiche. Attraverso sedute
individuali con ciascun partner e sedute congiunte con entrambi i
partners si procede poi a facilitare la conoscenza, fornendo
informazioni sull'anatomia e la fisiologia, anche attraverso l'utilizzo
di uno specchio, utilizzando in alcuni casi dei ‘dilatatori’ in dimensioni graduate, apprendimento di tecniche di rilassamento, unitamente a specifici
esercizi ideati da Kegel negli anni cinquanta, che consistono nella
capacità di contrarre e decontrarre i muscoli della regione
vulvo-perineale. Nella terapia mansionale si consiglierà
di utilizzare posizioni che impediscono una penetrazione vaginale profonda,
indirizzando la coppia verso posizioni a tergo, laterali o con la donna sopra, in modo che possa
essere lei a regolare i ritmi. Il sostegno psicologico
sarà poi fondamentale per la desensibilizzazione (verso ansia, paura, ecc.).
Quanto al problema della mancanza di desiderio o di eccitazione mentale,
l'intervento dovrà mirare a coinvolgere la
paziente e la coppia nel cambiamento sia dei
pensieri che dei comportamenti.
In conclusione, la disfunzione sessuale può e deve essere trattata,
escludendo per prima cosa i fattori organici ed affrontando quelli
psicologici in un setting terapeutico che non riguardi solamente la
donna, ma anche il suo partner, perché non può esserci guarigione
completa se non vi è il coinvolgimento e la collaborazione del partner,
ricordando che una migliore vita sessuale
nella coppia non potrà che influenza positivamente anche
la loro qualità della vita.
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