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Infibulazione

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di Giuliana Proietti
 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 130 milioni di donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali e si stima vengano sottoposte a tali pratiche circa 6000 bambine ogni giorno.

Contrariamente a quanto verrebbe facile pensare, queste mutilazioni non sono dovute all'osservanza di precetti religiosi e non sono tipiche della religione musulmana, nel senso che non sono nate con essa.

Infatti, è degli anni 80 il ritrovamento di due cadaveri di donne vissute nel neolitico inferiore, che mostravano chiari segni di infibulazione: dunque si tratta di una tradizione culturale che si perde veramente nella notte dei tempi.

L’infibulazione (o circoncisione faraonica) praticata presso i musulmani dell’Africa centro-orientale costringe nel restringimento (prossimo alla chiusura) dell’introito vaginale, con escissione parziale o totale dei genitali esterni.

Presso i musulmani del Nord Africa, del Sud Arabia e dell’Indonesia, la ‘circoncisione sunna’ consiste nella escissione, parziale o totale, di clitoride e piccole labbra.

E’ da considerare che questi interventi avvengono tutti su bambine o adolescenti, senza anestesia e con strumenti quali coltelli da cucina, vetri o pietre taglienti.

In questo tipo di società non aver subito la mutilazione genitale significa isolamento sociale: i Bambara, una delle etnie del Mali, chiamano "bikaloro" le  bambine o donne non infibulate e questo è un gravissimo insulto, che vuol dire esseri privi di ogni maturità.

Le donne non escisse, non sono vere donne, non hanno amici, non hanno diritto a farsi corteggiare, a sposarsi.

L’intervento dell’infibulazione non avviene una sola volta nella vita: molte donne vengono defibulate e poi reinfibulate in occasione di ogni parto. E sappiamo quante volte una donna in certi Paesi sia costretta a partorire….

Le complicanze più gravi sono soprattutto di carattere fisico: morte, emorragie, infezioni,  ma anche le conseguenze psicologiche non sono meno gravi.

Del resto, quando una bambina sente che chi la dovrebbe proteggere, cioè la madre i genitori, sono i primi a far si che lei subisca questo dolore, questa violenza, la reazione psicologica non può che essere quella di un implicito patto perverso con i suoi aggressori, una sua identificazione con loro, per avere conferma del proprio valore ai loro occhi.

E’ così che una donna mutilata diventa a sua volta la mutilatrice della propria figlia, perché in questo atto trova le ragioni della propria storia.

Ma perché si continua a praticare questa tradizione antichissima?

Innanzi tutto per attenuare il desiderio sessuale della donna, per mantenerla casta fino al matrimonio e fedele in seguito; vi sono però altre credenze magiche e mitologiche che si incrociano con queste tradizioni e cioè la purificazione dagli spiriti maligni attraverso l'asportazione degli organi sessuali femminili, considerati 'sporchi';  si crede infine che queste pratiche rendano la donna più prolifica.

Questo problema, che ci appare così lontano,  appartenente ad altri mondi ed ad altre culture, ci è invece molto vicino: in Italia infatti vivono oggi tra noi 28.000 donne mutilate, fra cui  5.000 hanno subito questo intervento in Italia...

Che fare? Il problema è delicato perché gli immigrati giustamente si ribellano quando il paese ospitante impone loro leggi che tendono ad impedire l’attuazione delle loro tradizioni.

Resta comunque il fatto che in un paese civile non è possibile siano consentite tali pratiche.

La soluzione va dunque cercata nell'incontro, nel dialogo, nella sensibilizzazione e il lavoro va condotto soprattutto sulle donne, dando loro la possibilità di studiare, di lavorare, di avere un'indipendenza economica.

Le donne immigrate devono comprendere l’assurdità di questa mutilazione e va assolutamente impedito che esse da vittime continuino a trasformarsi in carnefici.
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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