Effetto placebo e depressione

Il Dr.The Emperors new drugs Effetto placebo e depressione Irving Kirsch è direttore associato del programma che si occupa degli studi sul placebo presso il Beth Israel Deaconess Medical Center e la Harvard Medical School. Il suo libro ‘ The Emperor’s New Drugs” , pubblicato nel 2010 (le nuove medicine dell’Imperatore, non ancora pubblicato in italiano) riguarda l’effetto placebo e la depressione. Secondo l’autore, la depressione non è una malattia del cervello, e per questo non si cura con le sostanze chimiche.

Kirsch ne è fermamente convinto dal 1998, quando insieme a Guy Sapirstein decise di valutare l’effetto placebo nel trattamento della depressione. Invece di iniziare un nuovo studio ad hoc, i due ricercatori decisero di mettere in comune i risultati ottenuti in studi precedenti in cui erano stati usati dei placebo per curare la depressione. Da questa meta-analisi, che ha riguardato 38 studi clinici e più di 3.000 pazienti depressi, i ricercatori hanno scoperto che il 75 per cento dell’effetto antidepressivo veniva prodotto dal placebo, cioè da pillole di zucchero che non hanno principi attivi e che vengono utilizzate negli esperimenti solo per controllare gli effetti dei farmaci attivi.

Come si può immaginare, questo studio è stato accolto con molto scetticismo. Come potevano questi farmaci, che rappresentano circa il 15 per cento  di tutte le prescrizioni negli Stati Uniti, essere un placebo? Gli antidepressivi studiati erano stati inoltre approvati dalla FDA. Se fossero stati solo un placebo, perché la FDA li avrebbe approvati?

Per rispondere a queste domande, gli studiosi hanno fatto ricorso al Freedom of Information Act, per ottenere i dati che le aziende farmaceutiche avevano inviato alla FDA per ottenere la sua approvazione, scoprendo qualcosa di ancora più sconvolgente: la differenza tra effetti del farmaco e del placebo era ancora minore nei dati inviati alla FDA di quanto non fosse nella letteratura pubblicata. Più della metà degli studi clinici sponsorizzati dalle aziende farmaceutiche non mostravano infatti alcuna differenza significativa tra farmaco e placebo. Quello che si evidenziava invece erano le differenze negli effetti collaterali, come nausea e disfunzioni sessuali, prodotte dagli antidepressivi. (La FDA in seguito ha avvertito che gli SSRI, il tipo più comune di antidepressivi, aumentano il rischio di suicidio in bambini, adolescenti e giovani adulti).

Per fortuna, ricorda Kirsch, ci sono alternative al trattamento con farmaci pericolosi e in gran parte inefficaci. Ad esempio la psicoterapia (in particolare la cognitivo-comportamentale), che si è mostrata molto più efficace degli antidepressivi nel lungo periodo. Funziona bene anche l’esercizio fisico e, almeno per le persone moderatamente depresse, ci sono i libri di auto-aiuto, che sono stati testati in studi clinici e si sono mostrati efficaci, come ad esempio Feeling Good, di David Burns (non pubblicato in italiano).

Il problema, sostiene ancora Kirsh in una recente intervista rilasciata a Boston.com, è che non solo si riceve un beneficio molto scarso da questi antidepressivi (che non è oltre tutto clinicamente significativo per la maggior parte dei pazienti), ma essi aumentano il rischio di ictus, il rischio di morte per qualsiasi causa, le malformazioni alla nascita dei figli di donne che hanno assunto antidepressivi durante il primo trimestre di gravidanza. Poi ci sono gli effetti collaterali: la maggior parte degli SSRI producono disfunzioni sessuali nel 70-80 per cento dei casi.

Resta un ultima domanda: ma perché il placebo è così efficace contro la depressione?

Una caratteristica della depressione, ricorda Kirsch, è il senso di disperazione che essa comporta, per cui la semplice promessa di terapia offre speranza al paziente ed è per questo efficace. La cosa strana è che il placebo è efficace anche quando la persona sa di assumere un placebo. Sono stati condotti molti studi sul placebo, affiché sia usato in modo etico, senza ingannare le persone, ma consentendo loro di usufruire di un meccanismo che può portare a grandi benefici in condizioni particolari, come la sindrome dell’intestino irritabile, le condizioni di dolore in generale, l’osteoartrite del ginocchio, la lombalgia, l’asma.

Qualche raccomandazione conclusiva: nei bambini usare gli antidepressivi solo nei casi di effettiva necessità e con molta cautela, prestando un’attenzione particolare al possibile rischio di suicidio. E’ importante sapere inoltre, per chi non volesse più assumere questi farmaci, che essi non possono essere abbandonati bruscamente, perché potrebbero dare sintomi di astinenza e dunque occorre diminuirne l’assunzione in modo graduale, sotto controllo medico.

Dr. Walter La Gatta

Fonti:

Antidepressants: The Emperor’s New Drugs? Huffington Post
The placebo effect and depression, Boston.com

Immagine:
copertina del libro

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