L'abuso di alcol, insieme al consumo
di droghe pesanti, è considerato una tra le principali cause di morte
tra i giovani, sia in modo diretto che indiretto. I fumi dell’alcool
possono infatti spingere al suicidio, all’omicidio (in seguito a risse
ed aggressioni per futili motivi), ad incidenti stradali.
Anzitutto chiariamo cosa si intende per ‘abuso’ di sostanze alcoliche,
perché non sempre si ha su questo punto chiarezza di idee.
Per ‘abuso’ si intende il consumo di
almeno cinque bicchieri di vino consecutivi (dove un bicchiere contiene
circa 10 cl), una bottiglia o un boccale di birra (circa mezzo litro),
un superalcolico servito in un piccolo bicchiere (circa 5 cl, la metà
del classico bicchiere di vino) o in un cocktail.
In una inchiesta svolta nel 1999 in
trenta paesi europei, su un campione complessivo di quasi 100.000
ragazzi è emerso che l’uso e l’abuso di superalcolici, con conseguente
stato di ubriachezza, è aumentato in quasi la metà dei paesi studiati e,
se non è aumentato, non è comunque diminuito in nessun paese.
Un fenomeno in costante crescita
dunque, dal quale non è esente il nostro Paese. In Italia, ci dice un
recente studio dell’Eurispes, si bevono oggi circa 34 milioni di
ettolitri di vino, 14 milioni di ettolitri di birra, 23 milioni di litri
di grappa e 58 milioni di litri di superalcolici (whiskey, gin ecc.).
La
cosa più preoccupante è che questi barili di alcool non vengono
consumati da vecchi ubriaconi all’osteria, tanto per passare il tempo,
come accadeva in Italia fino a mezzo secolo fa, ma da giovani spesso al
di sotto dei venti anni. I maschi infatti si avvicinano all’alcool prima
delle loro coetanee, già prima di aver compiuto quindici anni.
Non che
le ragazze siano più sagge: semplicemente arrivano a questo genere di
consumi con un po’ di ritardo, verso i venti anni, per poi addirittura
invertire la tendenza: 27,9% delle femmine, contro 25,3% dei maschi tra
i ventuno ed i trent'anni; 15,1% contro 2,7% tra i trentuno ed i
quaranta; 5,8% contro 1,1% tra i quarantuno ed i cinquanta…
Ma perché si beve? Nel campione dell’Eurispes sembra che il 28,9% del
campione cerchi nell’alcool uno stato di euforia, il 14,1% addirittura
la felicità. Può anche accadere che nell’alcool non si cerchi proprio
nulla, se non una via di fuga dalla propria realtà: il 12,6% vuole
infatti fuggire dalla depressione, l’11,1% dalla solitudine; quasi il
10% degli intervistati beve per ‘noia’.
Certamente da questa tendenza in
continua crescita non sono esenti i modelli culturali proposti dalla
pubblicità e dai media: ubriacarsi è considerato ‘figo’, oppure, forse
peggio, ‘normale’. Chi abusa di alcool è generalmente un giovane che non
ha mete da raggiungere, poche aspirazioni al successo e alla carriera,
scarso impegno sociale e religioso, deboli legami familiari, cattivi
risultati scolastici, ma naturalmente possono esservi delle eccezioni.
Altri fattori di personalità che possono indurre a far uso di alcool
sono l’introversione, la timidezza, l’aggressività, la tendenza alla
ribellione. Nel caso un soggetto mostri segnali evidenti sia di
timidezza che di aggressività, sappiamo ormai, da diversi studi compiuti
sull’argomento, che siamo di fronte ad un soggetto ad alto rischio.
Un’altra cosa che può sembrare strana è il livello di intelligenza: si è
visto infatti che gli adolescenti più portati verso la sperimentazione
di alcol e droghe non sono quelli con più scarso livello intellettivo,
ma anzi, sono spesso i più intelligenti e cioè i più curiosi e quelli
che si pongono maggiori domande esistenziali.
Un altro fattore da tener
presente è l’influenza subita dai modelli reali, dai quali si è
circondati: non solo dunque la pubblicità, ma anche l’amico del cuore,
il gruppo, oppure il comportamento dei propri familiari.
La formula ‘fai
quello che dico e non quello che faccio’, da parte dei genitori, non
solo non funziona, ma induce nei giovani un fattore di rischio
aggiuntivo.
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