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Astinenza sessuale e castità

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di Giuliana Proietti


L’astinenza sessuale è l’abitudine a rinunciare a tutti gli aspetti che riguardano la vita sessuale. Generalmente lo si fa deliberatamente, per ragioni religiose o filosofiche, ma vi possono essere anche finalità pratiche, come ad esempio voler evitare gravidanze indesiderate, HIV ed altre malattie sessualmente trasmesse.

A volte lo si fa forzatamente, semplicemente perché manca un partner sessuale.

Molte religioni e sistemi etici vietano la pratica di attività sessuale se non si è regolarmente sposati, prescrivendo la castità.
Dopo aver avuto una importanza rilevante per moltissimi secoli, la castità è un valore che è andato via via sempre più perdendo di significato, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e dopo l’avvento dei contraccettivi orali e degli antibiotici, che permisero di evitare, o di poter curare, tutte le conseguenze negative procurate dall’espressione libera del desiderio sessuale. A partire dagli anni settanta, la castità prematrimoniale è divenuta solo un ricordo, almeno nelle società occidentali più avanzate. L’Italia non era fra queste, anche se lentamente anche da noi le cose sono cambiate ed ormai è diventato abbastanza normale che i due fidanzati abbiano avuto rapporti sessuali prima di arrivare al matrimonio.

C’è da dire che la norma morale della castità, anche prima degli anni settanta, veniva tranquillamente, ma segretamente, violata. I rapporti sessuali fra persone non sposate si sono sempre praticati, magari cercando di evitare la penetrazione vera e propria, in favore di accarezzamenti e toccamenti delle parti intime, definiti, con un’espressione inglese ormai entrata nell’uso, ‘petting’. In questo modo la verginità della ragazza era garantita, anche se era solo, potremmo dire, una verginità ‘tecnica’.
Si può scegliere la castità, come abbiamo detto, anche per motivi religiosi. In questo caso si parla di ‘ascetismo’, ovvero del rifiuto di avere a che fare con le cose che riguardano il mondo fisico e materiale, in favore di quello spirituale.

Si tratta insomma di una scelta di vita. Da un punto di vista psicologico va osservato però che non è infrequente che, soggetti che soffrono di fobie sessuali, ansia da prestazione, sensi di inadeguatezza, carenza di abilità sociali ecc. scelgano, attraverso la castità, la via più semplice per evitare di affrontare i loro disagi. (Tra i cosiddetti ‘casti’ infatti è molto praticata la masturbazione, il che la dice lunga sul problema).

C’è anche, tra gli uomini, chi sceglie la ‘vera’ castità, senza autoerotismo, nella convinzione che questa pratica permetta di risparmiare il liquido seminale, conservando le sostanze in esso contenute nel corpo, per migliorare lo stato di salute generale, di vitalità e di intelligenza (perché molte sostanze contenute nello sperma sarebbero presenti anche nel cervello).
In realtà queste teorie non sono più considerate valide, almeno da un punto di vista scientifico. Quello che si è appurato invece è l’esatto contrario: maggiori sono le eiaculazioni, minore è il rischio di ammalarsi di cancro alla prostata. Sono stati anche condotti studi, negli anni settanta, che hanno provato che la repressione della sessualità genera aggressività, insensibilità, comportamento criminale.

I fautori della castità pensano che occorre distinguere fra chi si astiene dalle attività sessuali per scelta e chi invece vi è obbligato. E’ chiaro, dicono, che chi mette in pratica questo comportamento perché obbligato dalle circostanze si senta represso e frustrato e dunque sviluppi comportamenti anti-sociali. Chi invece lo fa per libera scelta è una persona capace di gestire le proprie emozioni, capace di evitare determinati pensieri, o l’esposizione a situazioni che potrebbero essere sessualmente eccitanti.

Per quanto riguarda le tre religioni monoteiste, la castità è considerata sempre una virtù, per cui tutte raccomandano l’astinenza sessuale per i non sposati e la fedeltà al/alla partner durante la vita matrimoniale, se non si usano contraccettivi e si fa sesso allo scopo di mettere al mondo dei figli. Nel giudaismo e nell’islamismo i rapporti fra coniugi sono proibiti anche durante il flusso mestruale e per una settimana dopo.
Nelle religioni orientali, in particolare nel buddismo, l’attaccamento alle cose impermanenti è considerato una delle ragioni che causano maggiore sofferenza. Il sesso è la manifestazione più evidente di attaccamento alle cose impermanenti di cui dispongono gli esseri umani: per questo la castità è essenziale per raggiungere il Nirvana e liberarsi dalla sofferenza.

Come metodo di controllo delle nascite, l’astinenza sessuale consiste nell’astenersi dal coito nel periodo fertile della donna. Conosciuto come metodo Ogino-Knaus, sappiamo oggi che esso non è affatto efficace e che ha causato molte gravidanze indesiderate, a causa delle irregolarità che a volte le donne possono presentare nel ciclo.

Negli Stati Uniti recentemente si sono svolti dei programmi di educazione sessuale nelle scuole superiori, allo scopo di inculcare nei giovani la castità come aspetto positivo della vita, per limitare le gravidanze nelle adolescenti ed il contagio da HIV o altre malattie sessualmente trasmesse. Si è visto che questi programmi hanno avuto degli effetti diversi da ciò che ci si attendeva: i ragazzi infatti hanno rinunciato al coito, ma si sono dedicati al sesso orale. In questo modo restano vergini, senza rinunciare alla soddisfazione sessuale. Il problema però è che molti di loro non riescono a mantenere la promessa di castità che hanno fatto a sé stessi e, al primo rapporto sessuale, non sono preparati all’uso del preservativo, il che non previene assolutamente dal contagio e dalle gravidanze che si volevano evitare ed anzi va nella direzione opposta.

 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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