Al
momento della nascita il bambino si serve esclusivamente degli
istinti, cioè di quelle azioni riflesse che gli vengono trasmesse
dalla natura per mezzo del patrimonio genetico ricevuto dai
genitori.
L'osservazione con mezzi moderni sui bambini dimostra che il
piccolo reagisce all'avvicinarsi di un oggetto o di una persona
interessanti, ma è particolarmente attratto dal viso umano.
La sua maggiore attenzione viene fissata sugli occhi, sulla voce e
sull'odore, mentre gli oggetti preferiti sembrano essere quelli in
continuo movimento.
In particolare il bambino è molto attratto dalla figura della madre,
con la quale è coinvolto in un processo di adattamento e di
influenzamento, attivo e reciproco.
La comunicazione madre-figlio comincia sin dai primissimi giorni di
vita, continuando quella relazione già iniziata nel grembo materno
(es. il bambino sembra che alla nascita conosca già la voce della
madre).
Le cure che la madre dedica al neonato, il
modo in cui lo tiene in braccio e lo muove, trasmettendogli i
sentimenti che nutre per lui sono per il bambino esperienze
psichiche importantissime.
E' istintivo che le madri parlino al
proprio figlio neonato, anche se lui ovviamente non è ancora in grado
di comprendere ciò che gli viene detto.
La madre utilizza il
linguaggio per esprimere a parole ciò che il bambino sente in un
determinato momento, oppure per dare un nome a ciò che egli sembra
osservare con attenzione: in ogni caso l'effetto di questo
comportamento è che il bambino ha la sensazione di essere contenuto e
protetto, oltre ad avere la possibilità di abituarsi precocemente ai suoni, e più avanti
alle parole.
La profonda partecipazione della madre alla vita del figlio, sia
durante l'ultima fase della gravidanza, tramite le fantasie, sia
nelle prime esperienze di vita del bambino è una caratteristica
naturale biologicamente determinata, che ha lo scopo di riecheggiare i
desideri ed i bisogni del piccolo, facendolo entrare in sintonia con
le proprie funzioni corporee ed i propri impulsi, che sono alla base
della lenta evoluzione del suo senso di sé.
Quando il bambino sente parlare le persone intorno a lui, ed in
particolare la mamma, agita le braccia, sorride ed emette dei suoni,
fissando o girando la testa verso chi gli sta parlando, cercandolo con
gli occhi.
Alcune ricerche sembrano aver scoperto che il linguaggio che la madre
usa nei riguardi del piccolo, il motherese (es. Cosa è quello
? Quella è una lampada.Vedi? Si accende, si spegne, si
accende...).
Da alcune ricerche si è appreso che Il motherese rivolto alle
femmine è più ricco e stimolante di quello rivolto ai maschi e
che le madri di livello socio-economico più alto stimolano di più i loro
figli attraverso il linguaggio: più ricco ed articolato, più
proporzionato all'età e basato su un lessico più ampio.
Quando il bambino si trova in una
situazione di dolore o di paura il mezzo privilegiato per entrare in
contatto con la madre è il pianto, anche se il bambino produce questo
comportamento, come del resto il sorriso o le vocalizzazioni, come
diretta espressione del suo stato di pena o di bisogno, senza alcuno
scopo comunicativo, alcuna intenzionalità.
Le madri imparano rapidamente, per intuito o attraverso una serie di
tentativi, a distinguere i diversi significati del pianto del figlio,
ricavando da questi comportamenti delle indicazioni sul suo stato di
malessere e permettendo così la sua sopravvivenza.
Un rapporto madre-figlio caldo e
protettivo, in cui i bisogni del bambino siano gratificati, conferisce
al bambino un senso di fiducia che lo aiuta nella sua esplorazione del
mondo, sapendo che, in caso di pericolo, può trovare rifugio presso
la mamma.
Lo sviluppo ottimale tuttavia non richiede solo
gratificazioni e comunque non in misura eccessiva : è essenziale che
si sviluppino anche dilazioni e frustrazioni in modo che il bambino
impari a conoscere la realtà e ad adattarvisi.
Oltre a questo, la presenza di una
mamma troppo ansiosa, eccessivamente vicina, invadente, pressante,
favorisce nel bambino l'instaurarsi di un attaccamento insicuro,
contraddistinto da comportamenti di evitamento e di timore.
Al contrario una madre
insensibile o inaccessibile, indifferente riguardo alle emozioni del
figlio, come ad esempio alle sue manifestazioni di gioia, pianto,
rabbia ecc. (comportamento che potrebbe avere una madre depressa), può
suscitare nel bambino delle reazioni di sconforto, delusione,
rabbia, protesta, che possono portare al formarsi di una personalità
vulnerabile, impotente nei confronti dei fattori stressanti.
In entrambe queste situazioni-limite, il bambino non ha modo di
sperimentare la condivisione fusionale caratteristica dei primi anni
di vita e dunque non ha il necessario riscontro che le sue emozioni,
le sue sensazioni, possano essere comprese e condivise da altri.
Nel tempo è probabile che questo
tipo di relazione possa portare il bambino ad evitare completamente
l’espressione, verbale o corporea, delle proprie emozioni e a
mostrare scarso interesse per quelle degli altri (alessitimia).
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