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Ogni ragazzo fa parte di un gruppo nato
in modo spontaneo, in cui è accettato dalla maggior parte dei compagni o
almeno dai leader del gruppo o della ‘banda’.
Le bande sono formate da soggetti fortemente spinti al conformismo di
gruppo: in esse molti trovano sostegno e protezione, anche per il loro
devolvere ogni decisione alla personalità dominante del capobanda.
Ciò causa, in alcuni soggetti, una estrema dipendenza da alcuni ragazzi
più grandi o da coetanei che hanno personalità più forti delle loro,
tratti fisici o atteggiamenti che, per qualche conscio o inconscio
motivo, riescono ad affascinarli ed nei quali si identificano.
La vita delle bande è regolata da norme di comportamento e di linguaggio
che variano in base al sesso, all'età, alla classe sociale, al gruppo
culturale e al temperamento dei singoli membri.
Per quanto riguarda la struttura si va da bande rigidamente impostate su
sistemi autoritari a bande più democratiche, in cui viene lasciato un
certo spazio di libertà individuale.
Spesso i membri di una banda si attribuiscono soprannomi che solo loro
conoscono e inventano linguaggi convenzionali da usare per comunicare i
segreti.
Tutto ciò serve a dare ai partecipanti un senso di affiliazione, di
segretezza e di esclusività che aumenta la coesione del gruppo e
fornisce ad ognuno la sensazione di svolgere un ruolo essenziale nella
vita della banda. In genere una banda è composta prevalentemente o
esclusivamente di maschi o femmine.
Questa tendenza a riprodurre società separate rispecchia il bisogno dei
ragazzi di affermare la propria identità sessuale, che si è andata
rafforzando nel corso degli anni sin dalla primissima infanzia, ma di
cui a questa età il ragazzo ha maggiore consapevolezza grazie anche alla
frequentazione quasi esclusiva di altri individui dello stesso sesso e
con gli stessi interessi.
Il leader del gruppo è un "bullo", un ragazzo che, spalleggiato
dalla sua gang, si diverte a prendersi gioco dei ragazzi più deboli o
isolati, che tortura psicologicamente e spesso anche fisicamente.
Il bullo, sempre alla ricerca di emozioni forti, estreme, deumanizza la
vittima al fine di giustificare le sue forme di aggressività e di
violenza e stabilisce con gli altri rapporti interpersonali improntati
quasi sempre sulla prevaricazione.
I piccoli bulli, che inizialmente esprimono solo disadattamento e
disagio, hanno buone probabilità di diventare veri e propri delinquenti.
In questi ultimi anni infatti, sempre più minorenni si sono macchiati di
spietati atti criminosi, spesso perpetrati ai danni di altri minori.
Si tratta in genere di scippi, furti, rapine, estorsioni, detenzione di
armi, spaccio di droga, omicidi e violenze sessuali.
A tutt'oggi la società, ma soprattutto la scuola, non è stata ancora in
grado di dare una risposta efficace in merito al fenomeno, non solo in
termini di rieducazione e di sostegno sociale, ma soprattutto in termini
di prevenzione.
Una
indagine condotta recentemente dall'Eurispes mette in luce che nella
fascia d'età compresa tra i 18 e i 29 anni, il 61,9% ritiene che gli
immigrati vivano nell'illegalità (contro il 47,5% della fascia di età
compresa dai 70 anni in su, come se vi fosse una maggiore attenzione e
comprensione verso fasce di popolazione più deboli con l’aumentare
dell’età).
Infatti è solo col crescere, sia dell'età, sia della scolarizzazione,
che aumentano l'interesse, l'incontro e la considerazione dell'altro
diverso da sé e si superano i pregiudizi negativi.
Questa intolleranza nei confronti degli stranieri, che a volte si
trasforma in vero e proprio odio razzista, con episodi di violenza
caratterizzati da aggressioni o addirittura uccisioni di cittadini
stranieri, si può ricondurre ad un tipo di destra radicale rappresentata
essenzialmente dalla figura dello "skinhead".
Si tratta in genere di giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che
hanno spesso alle spalle studi interrotti e dunque un modestissimo
livello culturale; la loro estrazione sociale è poco elevata ed il tipo
di occupazione, personale e dei propri familiari è tra i meno
qualificati.
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