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La febbre del sabato sera

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(a cura della Redazione di psicolinea)


La discoteca risulta al terzo posto nella graduatoria delle attività di tempo libero preferite dai giovani, dopo l'ascolto della musica (leggera) e la pratica di un'attività sportiva. In un certo senso la discoteca rappresenta la summa di questi due elementi fondamentali, consentendo sia l’ascolto di musica, sia la possibilità di muoversi, attraverso il dinamismo del ballo. 

Secondo il terzo rapporto Iard sulla condizione giovanile, in Italia la quota di giovani che si reca in discoteca almeno una volta al mese rappresenta il 37% dei ragazzi e il 28% delle ragazze; coloro che si recano in discoteca assiduamente, ossia una volta o più la settimana, rappresentano all’incirca il 15,5% del campione. Sarebbero dunque un milione e mezzo gli assidui frequentatori, e 3-4 milioni coloro che vanno in discoteca almeno una volta al mese.

Si va in discoteca per abitudine, per celebrare il rito del divertimento (ed in alcuni casi dello ‘sballo’) del sabato sera. Gli amici si vedono al bar, al pub, talvolta in pizzeria. In questi locali si decide come organizzare la serata, in quale discoteca andare, con quali macchine muoversi.

Già in questa prima parte della serata i giovani consumano una discreta quantità di bevande alcoliche, in modo da arrivare già alticci in discoteca, contenendo così la spesa delle consumazioni. In discoteca si entra verso la mezzanotte, perché prima di quell’ora non c’è nessuno. Entrare non è sempre facile, tanto è vero che, accanto alla classica figura del ‘buttafuori’ ora c’è anche quella del ‘buttadentro’, addetto alla selezione dei gruppi più adatti allo stile e alla musica suonata in discoteca.

Le persone che vengono più facilmente estromesse sono quelle malvestite o già alticce (in discoteca non consumano e la loro ‘trance metropolitana’ potrebbe creare problemi all’immagine del locale e alla sicurezza altrui). Un ingresso in discoteca si paga in media 15 euro; se all’ingresso si aggiungono la pizza e qualche consumazione si arriva facilmente a spendere 40 euro, una cifra non sempre accessibile ai giovani, specie se desiderano andare in discoteca abbastanza spesso.  

Oltre al personale di sorveglianza, in discoteca celebrano il rito della notte i dee-jays, le ragazze immagine, le cubiste, i pierre, tutti selezionati e coordinati dall’Art Director, che stabilisce la ‘tendenza’ della discoteca. 

Quando si entra in discoteca tutto si fa meno che ballare. Le ragazze generalmente vanno in bagno per controllarsi il trucco, mentre i ragazzi cominciano a guardarsi un po’ intorno per vedere chi c’è e chi non c’è. In genere si balla da soli, ma sempre insieme al proprio gruppo: parlare con altre persone sconosciute è obiettivamente difficile, per l’alto volume della musica, che impedisce la conversazione.

Gli altri che ballano sono dunque dei comprimari, poco più che una coreografia di sfondo a ciò che invece accade all’interno del proprio gruppo. Ma se non è per conoscere gente nuova, perché si va in discoteca? Quali bisogni soddisfa lo stare ore e ore in ambienti così rumorosi, bui e spesso ancora pieni di fumo? La discoteca risponde a bisogni diversi.

Alcuni soggetti, specialmente di sesso femminile, con la scusa della discoteca possono mettersi abiti e maquillages particolarmente sexy e così autogratificarsi, godendo narcisisticamente della propria immagine riflessa nello specchio, illuminata dalle luci colorate dei riflettori ; altri possono esibire le proprie tecniche di seduzione o corteggiamento di fronte agli amici o il proprio sex appeal nei confronti di personaggi sconosciuti che si muovono nell’oscurità, e che soprattutto guardano.

Il ballo in sé piace, come sempre, più alle ragazze che ai ragazzi, ma per questi ultimi è comunque un pretesto per passare una serata diversa, per competere con altri maschi, in continue sfide sul bere, lo spendere, l’inventarsi scherzi e goliardate.

Il ballo è una forma di esibizionismo del proprio corpo, delle abilità nella danza; si balla per sedurre, ma anche per godere della propria dimensione corporea. Con quale criterio si sceglie una discoteca?

Sicuramente un aspetto importante è la qualità della musica che in essa si suona: commerciale o di tendenza La musica commerciale, o disco-music, in genere molto ritmata, può appartenere al genere progressivo (basato su percussioni mixate elettronicamente), al revival, al genere latino-americano, ai sempreverdi, molto orecchiabili e ballabili, che riescono a coinvolgere un vasto numero di persone.

La musica di tendenza è più difficile da ascoltare e spesso, per essere gradita, deve essere mixata con sostanze psicoattive, che consentono lo ‘sballo’, allentando i freni inibitori. Oltre agli alcolici, si consumano abitualmente in discoteca pastiglie di ecstasy, molto spesso distribuite dagli stessi DJs. In molte discoteche vi sono ormai più tipologie di sale, nelle quali si suonano generi musicali diversi.

La vera differenza fra una discoteca e l’altra però non la fa la musica, ma il tipo di persone che la frequentano (anche se è un po’ un serpente che si morde la coda). I frequentatori dei locali di tendenza sono più esuberanti e stravaganti degli altri, in più la musica di tendenza spinge al consumo di ecstasy, per sopportare il ritmo esagerato e martellante, suonato a tutto volume.

All’interno del locale ci si riconosce anche dal tipo di look sfoggiato: i warriors sono ad esempio gruppi di ragazzi e ragazze con teste rasate o colorate, con numerosi piercing; i ‘zarri’ indossano stivali in pelle con tacco, hanno capelli ossigenati o rasati ai lati e più lunghi sopra, le ragazze si vestono in maniera vistosa; i ‘fighetti’ vestono abiti firmati e sfoggiano occhiali da sole trasparenti.

Spesso anche l’uscita dal locale (che avviene sempre più spesso all’ora di chiusura) è fatta in gruppo, in lunghe file, perché il personale di sorveglianza deve evitare che si creino delle liti o dei disordini fra gruppi rivali o fra ubriachi. Non sempre si vedono delle facce allegre: se la serata non è stata divertente rimane la voglia di fare ancora qualcosa, di continuare la festa.

La notte e più ancora l’alba, raramente vissuta, rappresentano qualcosa di magico che consente di vivere un’esperienza diversa, quasi ai confini della propria realtà.

Guidare l’auto a tutta velocità per tornare a casa, stupire o intimorire gli amici può essere a questo punto un modo per rifarsi da una serata troppo anonima e noiosa.
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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