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Figli adolescenti

Home Page >   GENITORI E FIGLI  >  Figli adolescenti
 


di Giuliana Proietti


L'adolescenza comincia nel periodo della pubertà, ma la sua conclusione tende ad essere spostata sempre più in avanti: fino ai 30 anni circa. Si tratta di un fenomeno socio-culturale e non certo biologico. L’atteggiamento psicologico adolescenziale rimane infatti fino a che l’individuo non raggiunge l’autonomia; se la società primitiva era molto vicina al fatto biologico (come un cucciolo, che diventa adulto quando può riprodursi), la complessa società attuale rispetta canoni del tutto diversi da quelli dettati dalla natura.

La caratteristica principale degli adolescenti sono i loro particolari rituali, i luoghi di ritrovo, i gerghi, i segni di riconoscimento. Sono comportamenti che hanno lo scopo di costruire una identità personale sicura, ma al tempo stesso differente da quella dei genitori. La solidarietà fra i giovani è in genere molto forte e li aiuta in queste loro scelte, altrimenti dolorose, perché comportano il distacco dalla famiglia e dal senso di protezione cui si era abituati. Anche quando non ce ne sarebbe bisogno, i giovani amano fare le loro cose in clandestinità, cercando di esprimersi soprattutto in quei luoghi dove gli adulti non possano mettere il naso. Questo spazio è stato definito ‘lo spazio privato nascente’ (Senise).

Non è sempre facile rapportarsi con i giovani e l'adulto che abbia in mente di farlo, deve anzitutto lavofrare su sé stesso, per evitare che il rapporto con l'adolescente faccia scattare in lui dei meccanismi controtransferali, dovuti al ricordo e alle ambiguità tuttora irrisolte del proprio vissuto adolescenziale.

I più comuni comportamenti errati sono due :

- svalorizzare l'adolescente, cioè trattarlo da incompetente- è una forma di autoritarismo dovuto ad ansia)

- fare il complice dell’adolescente. L’adolescente non ama gli adulti che si atteggiano a ragazzoni non cresciuti ed in genere vive queste figure come patetiche, esigendo una certa distanza da loro)

Il maggior bisogno dell’adolescente è sentirsi normale, cioè come gli altri ragazzi della sua età..

 I principali compiti del genitore sono :

1. Aiutarli nel loro distacco, facendo il possibile per non farli sentire in colpa per questo bisogno di allontanamento

2. Rassicurarli (dilatando gli elementi di sicurezza già presenti)

3. Fornire sempre tutte le informazioni, anche sulla vita sessuale, richieste.

Tecniche di comunicazione da utilizzare: 

1. Spiegami bene ...(perché l'adolescente si spieghi anche con sé stesso. La chiarezza per voi è spesso anche chiarezza per lui.. L’effetto è il guardarsi dentro (operazione che gli adolescenti non fanno molto spesso e facilmente)

2. Cosa si potrebbe fare per risolvere il tuo problema? Esploriamo tutte le ipotesi possibili. Richiamare il ragazzo ai dati di realtà ed arrivare alle ipotesi più praticabili. Vediamo insieme cosa è possibile fare, impariamo a guardarci intorno. 

3. Tu cosa vorresti fare ? Nel senso : dove vuoi andare ? Che decisione vorresti prendere ? Aiutare l’adolescente ad assumersi delle responsabilità, mettendo in pratica le ipotesi meglio realizzabili.  

4. Non proporsi come esempio di saggezza vivente. Occorre aiutare l’adolescente a capirsi meglio, per accrescere la stima di sé e trovare il coraggio di risolvere i suoi problemi da solo ed in modo efficace. 

5. Dire: tu hai la soluzione. Il problema lo poni tu e la soluzione è in te. Questo  per l’adolescente suona decisamente come un  ‘posso farcela’ ed accresce la sua autostima.
 

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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