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L'adolescenza comincia nel
periodo della pubertà, ma la sua conclusione tende ad essere spostata sempre più
in avanti: fino ai 30 anni circa. Si tratta di un fenomeno socio-culturale e non
certo biologico. L’atteggiamento psicologico adolescenziale rimane infatti fino
a che l’individuo non raggiunge l’autonomia; se la società primitiva era molto
vicina al fatto biologico (come un cucciolo, che diventa adulto quando può
riprodursi), la complessa società attuale rispetta canoni del tutto diversi da
quelli dettati dalla natura.
La caratteristica principale
degli adolescenti sono i loro particolari rituali, i luoghi di ritrovo, i
gerghi, i segni di riconoscimento. Sono comportamenti che hanno lo scopo di
costruire una identità personale sicura, ma al tempo stesso differente da quella
dei genitori. La solidarietà fra i giovani è in genere molto forte e li aiuta in
queste loro scelte, altrimenti dolorose, perché comportano il distacco dalla
famiglia e dal senso di protezione cui si era abituati. Anche quando non ce ne
sarebbe bisogno, i giovani amano fare le loro cose in clandestinità, cercando di
esprimersi soprattutto in quei luoghi dove gli adulti non possano mettere il
naso. Questo spazio è stato definito ‘lo spazio privato nascente’ (Senise).
Non è sempre facile rapportarsi
con i giovani e l'adulto che abbia in mente di farlo, deve anzitutto lavofrare
su sé stesso, per evitare che il rapporto con l'adolescente faccia scattare in
lui dei meccanismi controtransferali, dovuti al ricordo e alle ambiguità tuttora
irrisolte del proprio vissuto adolescenziale.
I più comuni comportamenti
errati sono due :
- svalorizzare l'adolescente,
cioè trattarlo da incompetente- è una forma di autoritarismo dovuto ad ansia)
- fare il complice
dell’adolescente. L’adolescente non ama gli adulti che si atteggiano a ragazzoni
non cresciuti ed in genere vive queste figure come patetiche, esigendo una certa
distanza da loro)
Il maggior bisogno
dell’adolescente è sentirsi normale, cioè come gli altri ragazzi della sua età..
I principali compiti del
genitore sono :
1. Aiutarli nel loro distacco,
facendo il possibile per non farli sentire in colpa per questo bisogno di
allontanamento
2. Rassicurarli (dilatando gli
elementi di sicurezza già presenti)
3. Fornire sempre tutte le
informazioni, anche sulla vita sessuale, richieste.
Tecniche di comunicazione da utilizzare:
1. Spiegami bene ...(perché
l'adolescente si spieghi anche con sé stesso. La chiarezza per voi è spesso
anche chiarezza per lui.. L’effetto è il guardarsi dentro (operazione che gli
adolescenti non fanno molto spesso e facilmente)
2. Cosa si potrebbe fare per
risolvere il tuo problema? Esploriamo tutte le ipotesi possibili. Richiamare il
ragazzo ai dati di realtà ed arrivare alle ipotesi più praticabili. Vediamo
insieme cosa è possibile fare, impariamo a guardarci intorno.
3. Tu cosa vorresti fare ? Nel
senso : dove vuoi andare ? Che decisione vorresti prendere ? Aiutare
l’adolescente ad assumersi delle responsabilità, mettendo in pratica le ipotesi
meglio realizzabili.
4. Non proporsi come esempio di
saggezza vivente. Occorre aiutare l’adolescente a capirsi meglio, per accrescere
la stima di sé e trovare il coraggio di risolvere i suoi problemi da solo ed in
modo efficace.
5. Dire: tu hai la soluzione.
Il problema lo poni tu e la soluzione è in te. Questo per l’adolescente
suona decisamente come un ‘posso farcela’ ed accresce la sua autostima.
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