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Purtroppo è frequente che le difficoltà
specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente e il
bambino è costretto così a vivere una serie di insuccessi a catena senza
che se ne riesca a comprendere il motivo. Quasi sempre i risultati
insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso
impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione e così
questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne
sentono anche responsabili e colpevoli.
L’insuccesso prolungato genera scarsa
autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce
un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad
una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo -
affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli
atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la
depressione.
Il soggetto con disturbo di apprendimento
vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato
fino a che non si fa chiarezza, fino a che non viene elaborata una
diagnosi accurata che permette finalmente di scoprire le carte.
La disgrafia pone il bambino di fronte alla
certezza della propria incompetenza, poiché è l’aspetto più visibile del
suo apprendimento; il suo quaderno è pasticciato, sgualcito, pieno di
correzioni e segni rossi e di una serie di parole incomprensibili che
sembrano gli scarabocchi dei piccoli quando “fanno finta” di scrivere.
Quel quaderno è un segno tangibile della sua incapacità e l’alunno finisce
per identificarsi con esso: non è la sua scrittura che non va bene, è egli
stesso a non andare bene.
A scuola si scrive, ma non solo durante le
ore di educazione linguistica: si scrive sempre, in ogni materia, si
scrive anche troppo e quello zaino diventa il contenitore delle
difficoltà. Ma lo zaino non si lascia a scuola, si porta anche a casa, per
fare i compiti per il giorno dopo, per mostrare il lavoro di scuola ai
genitori e va a finire che … quello zaino si finisce per portarlo sulle
spalle ovunque, almeno fino a che non si trova una via di uscita.
Il bambino disgrafico, come spesso capita
in genere al bambino con disturbo di apprendimento, vive sulla propria
pelle la difficoltà; egli si trova a far parte di un contesto(la scuola)
nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte,
ma osserva che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità
nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati. Sente su di sé
continue sollecitazioni da parte degli adulti(“stai più attento!”; ”
impegnati di più!”; “hai bisogno di esercitarti molto”…) e spesso non
trova soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche, poiché le
lacune percettivo - motorie possono non farlo “brillare” nello sport o non
renderlo pienamente autonomo nella quotidianità. Ecco che si percepisce
come incapace e incompetente rispetto ai coetanei e inizia a maturare un
forte senso di colpa; si sente responsabile delle proprie difficoltà,
ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui: né gli insegnanti né i
genitori.
Talvolta, per non percepire il proprio
disagio mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il
senso di colpa, come il forte disimpegno ( “Non scrivo perché non ne ho
voglia!” ; “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco
(aggressività). Talvolta il disagio è così elevato da annientare il
soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e
chiusura.Ecco che è davvero importante individuare precocemente il
problema, dare prima possibile il via ad un adeguato percorso, finalizzato
sia alla riduzione della difficoltà specifica che alla maturazione di più
adeguati livelli di autostima.
E’ chiaro che risulta indispensabile il
coinvolgimento della scuola e della famiglia, in quanto luoghi e scenari
di vita del soggetto: il riconoscimento della difficoltà, l’individuazione
delle capacità, la comprensione del vissuto emotivo – affettivo, la
valorizzazione degli ambiti di competenza e la promozione di più adeguati
livelli di sviluppo, potranno garantire buoni risultati sia sul piano
grafo – motorio che per il bambino “intero”.
La collaborazione della famiglia
Il
bambino disgrafico possiede livelli di autonomia quotidiana piuttosto
bassi in relazione all’età cronologica. Le difficoltà di coordinazione
dinamica e visuo – motoria interferiscono infatti nelle sue prestazioni,
che risultano goffe, impacciate, lente e imprecise.
I
genitori, d’altro canto, sono spesso portati ad anticipare azioni e ad
eseguirle al posto del bambino ed è per questo che si riscontrano il più
delle volte significative ripercussioni anche nell’autonomia personale; le
difficoltà più frequentemente riscontrate sono le seguenti:
-
difficoltà nell’esecuzione
autonoma delle attività quotidiane (vestirsi, lavarsi, prepararsi lo
zaino…)
-
difficoltà ad eseguire
attività quotidiane che richiedono una adeguata coordinazione oculo –
manuale e motoria (tagliarsi la carne, mangiare con precisione,
allacciarsi le scarpe …)
-
difficoltà ad orientarsi
nello spazio a disposizione
-
difficoltà a localizzare i
materiali che servono in un determinato momento
-
difficoltà a tenere in
ordine i propri materiali
-
difficoltà nel gioco
costruttivo da effettuare su modello dato
-
difficoltà
ad orientarsi nel tempo quotidiano: essere
puntuali, saper aspettare il momento giusto, sapere con precisione che
momento della giornata stiamo vivendo
-
Difficoltà a sapere più o
meno che ore sono.
-
Difficoltà ad orientarsi
nell’orario scolastico( successione delle materie, organizzazione dei
compiti…)
-
Difficoltà ad orientarsi
nel tempo prossimale( ieri, oggi, domani…)
-
Difficoltà a leggere
l’orologio
-
Difficoltà a memorizzare i
giorni della settimana
-
Difficoltà ad orientarsi
nei giorni della settimana (che giorno è oggi…che giorno era ieri…che
giorno sarà domani…)
-
Difficoltà a memorizzare i
mesi dell’anno e ad orientarsi rispetto alle festività
La
famiglia può collaborare, permettendo al bambino la conquista graduale di
nuove competenze legate all’autonomia personale, evitando così che egli
possa sentirsi incapace non solo in ambito scolastico, ma anche nella
quotidianità e facendo leva sulle reali capacità individuate nel corso
dell’osservazione. |