La sessualità degli adolescenti, così come i loro comportamenti in altri
ambiti (leggi bullismo, violenza di gruppo, stupri ecc.) sono ormai al
centro del dibattito nazionale. La sensazione
che spesso noi adulti proviamo nei confronti dei giovani
è quella di essere di
fronte ad una generazione del
tutto fuori controllo, senza valori, senza
obiettivi da raggiungere, se non il piacere, qui ed ora. L’interesse
collettivo, viene da chiedersi in questa situazione, sta
nel cercare di reprimere al massimo questi
fenomeni, oppure nel cercare di comprenderli, allo scopo
di prevenirli? E' da qui che vorrei far partire qualche riflessione.
Come sappiamo la sessualità dei
nostri ragazzi è molto anticipata nei tempi: i
giovani cominciano ad avere i primi rapporti sessuali nella scuola media
e il passaggio dalla prima comunione alla discoteca è ormai brevissimo.
Quello di cui la scuola e
la famiglia principalmente si preoccupano è cercare di limitare le
conseguenze di questo fenomeno, non di
comprenderne le cause.
Concentrando i discorsi sulla sessualità solamente sulla malattia e la
gravidanza, si contribuisce però a disorientare i
ragazzi, a renderli ancora più fragili. Infatti, senza cognizioni
su cosa stanno vivendo e su come dovrebbero viverlo,
essi possono trovarsi a fare scelte sbagliate. Sappiamo ad esempio che
la sessualità che essi conoscono e ritengono naturale è quella che
vedono su Internet, nei numerosi film pornografici, facilmente
accessibili a tutti, anche ai bambini. E' così che essi sono portati a
ritenere 'normali' dimensioni degli organi genitali esagerate nella
pornografia dalla selezione degli attori maggiormente dotati, oltre che
da immagini e luci di scena che ne esaltano la dimensione. In questo
modo molti ragazzi possono sentirsi 'anormali' e decidere di conseguenza
di non essere all'altezza per provare un sesso 'normale'.
Un'altra cosa che potrebbe
sorprendere, a proposito di ‘gravidanze indesiderate’ è che
molti giovanissimi queste gravidanze le desiderano davvero e quindi,
benché sappiano quasi tutto sull'uso dei contraccettivi, non
fanno poi nulla per evitarle. A volte si tratta di un bisogno affettivo,
il modo scelto per colmare un senso di vuoto familiare; a volte
essi desiderano
semplicemente mettersi alla prova, sperimentando
la maturità del proprio corpo, vivendo una vita
adulta, che del resto è l’unica che al giorno d’oggi
viene presentata come l'unica degna di essere vissuta.
E mentre il mondo si chiede cosa stia succedendo fra i
ragazzi, questi vengono lasciati soli
alla scoperta del piacere
sessuale, con
le loro paure, con il rischio di compromettere per sempre la loro vita
per una scelta sbagliata, e non alludo, ovviamente, solo
alle MST. Tutte le ricerche mostrano che, malgrado
l’enorme cambiamento dei costumi, di sessualità in famiglia non se ne
parla ancora abbastanza.
E intanto un numero crescente di adolescenti,
secondo recenti ricerche sull’argomento, ha preso l’abitudine di incontrarsi con
il/la fidanzatino/a a casa propria, di pomeriggio, mentre i loro genitori sono
fuori per lavoro. Case vuote che in qualche modo essi
cercano di riempire, con il consenso a volte
tacito dei genitori.
A questo punto del discorso si torna,
inevitabilmente, a parlare di "valori" e di "scelte" a livello
familiare.
Per fronteggiare questa mancanza di valori e di
obiettivi, la
società e la famiglia si preoccupano
di fornire solo informazioni generali di tipo anatomico sulla sessualità
e, se va bene, un’esposizione abbastanza approfondita sulle malattie
sessualmente trasmissibili: perché di medicina
si può parlare, di emozioni e sentimenti no.
I giovani imparano così che il sesso può far male, perfino uccidere,
dai genitori e dalla scuola, mentre nelle loro prime
esperienze di petting scoprono e sperimentano che fare sesso è bello e dà
grande piacere. Come vivere poi
questa contraddizione? A chi dare ragione?
In questo modo il mondo degli adulti è destinato a perdere di
credibilità: non possiamo lanciare solo segnali di allarme
ai più giovani, impaurirli
con il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmesse:
qualcuno deve prendersi la
responsabilità di affrontare anche l’altro aspetto
della sessualità, e cioè spiegare che è una fonte
di piacere, che avviene perché siamo esseri sessuati e
subiamo le leggi della natura, che ci vogliono interessati ed attratti
l'un l'altro. Da questa attrazione nascono sia la possibilità di
riproduzione, sia l'interesse per l'altro, i sentimenti, le relazioni
più o meno stabili, fra persone.
Dire sempre di no, negare l'evidenza, non può funzionare come sistema se viene applicato
solo ai giovani: noi adulti, ai loro occhi, possiamo permetterci di
tutto, lavorando tutto il giorno fuori casa, delegando ad altri i
compiti domestici e la cura dei nostri anziani, sfasciando e
ricostruendo famiglie e relazioni intime. Se questi sono i modelli,
perché ci aspettiamo che i nostri ‘modellati’
possano essere migliori di quello
che sono?
Il compito di mostrare ai giovani cosa sia veramente il sesso e l’amore
viene delegato alla televisione, a Internet, alla pubblicità, che non a
caso è sempre più allusiva. Ed in queste immagini, come
si è detto, la sessualità è
gonfiata, amplificata a dismisura. Ciò che i
ragazzi ne deducono è che fare sesso è
tutto quello che c’è da fare nella vita: è quello che fanno le persone
belle, glamour, trendy e così via. Il resto non conta, a
parte forse il fare soldi facili, come si vede in televisione, con quiz
e reality show.
Il problema è che gli adulti non sempre sono pronti a ritenere che il
comportamento dei giovani rifletta le loro responsabilità, le loro
complicità: può far comodo lasciare il proprio figlio da bambino davanti
alla TV mentre ci si riposa dopo una giornata intensa, come lasciarlo
navigare, nel segreto della sua stanzetta, da adolescente, mentre
si ricevono gli amici. Preferiamo dire che i nostri figli non sanno
controllarsi ed evitiamo di chiederci se e quanto li abbiamo davvero
controllati: nelle loro amicizie, nei loro studi, nei loro interessi,
nella loro formazione come persone.
Preoccupati come siamo perché i nostri figli usino il preservativo,
prendano la pillola ecc. non ci chiediamo cosa essi stiano vivendo
nelle loro prime relazioni sessuali, né
il perché delle loro scelte. Tutti sanno che gli
adolescenti non hanno voglia di parlare di questi
argomenti: basta non farsene un alibi per declinare le proprie
responsabilità genitoriali.
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