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Nell’infanzia non tutti i
traumi sono immediatamente comprensibili al bambino. Ve ne sono alcuni
nascosti, di cui spesso rimane una scarsa consapevolezza nell’età adulta,
ma che producono comunque i loro effetti sulla personalità e sul
comportamento. Tra questi traumi infantili ve ne è uno molto
traumatizzante, anche se non sperimentato direttamente, sulla propria
pelle: esso riguarda la conflittualità violenta fra genitori, situazione
che espone il bambino a scene di tensione e violenza di cui si trova
involontario spettatore (violenza assistita intrafamiliare). Si tratta di
quegli eventi in cui i genitori interagiscono con atti di violenza fisica,
verbale, psicologica, sessuale. Poiché questi atti si consumano tra figure
affettivamente significative, come quelle dei genitori, il bambino non
può esimersi dal percepirne gli effetti, che in genere sono, ovviamente,
negativi.
L’elaborazione cognitiva di
tali eventi dipende anzitutto dalla maturità dei figli, ovvero dallo
stadio di sviluppo da essi raggiunto sia a livello cognitivo che
affettivo. Il bambino infatti osserva sin da piccolissimo la relazione
esistente tra i suoi genitori e la elabora secondo le possibilità che ha
di percepire e di comprendere, oltre che dalle esperienze pregresse.
Molto dipende poi dal tipo
di conflittualità: come si manifesta? Con quale intensità e frequenza?
Come si risolve? E’ ovvio che se il conflitto diventa un appuntamento
fisso nella giornata del bambino, se si manifesta con un’intensità ogni
volta crescente, nella quale sono compresi atti di violenza o espressioni
verbali particolarmente forti, lancio di oggetti, minacce con armi o
coltelli, questo conflitto fra genitori diventa fonte di grave insicurezza
nel bambino, che reagisce con sintomatologie patologiche più o meno
accentuate (dal punto di vista comportamentale comportamenti aggressivi o
devianti, calo del rendimento scolastico, comportamenti autolesionistici
ecc., dal punto di vista emotivo perdita dell’autostima, sentimenti di
melanconia e depressione, stati ansiosi, ecc.).
Se gli eventi, pur vissuti
dal piccolo in modo negativo, non generano in lui preoccupazioni
eccessive, egli tende a rimuovere la sua attenzione, preferendo non
accorgersi di quanto lo circonda. Anche se non subisce in prima persona
delle lesioni fisiche infatti, l’essere esposto ad un clima emotivo
terrorizzante lo porta o a responsabilizzarsi, sentendosi ad esempio
irragionevolmente in colpa per ciò che accade fra i genitori (o per il
fatto di non saper trovare una soluzione a questo problema), oppure a
mostrarsi del tutto disinteressato.
In una seconda elaborazione
tuttavia è possibile che il bambino si ponga delle domande ulteriori, per
cercare di comprendere meglio la relazione fra i suoi genitori. E ciò che
non funziona fra loro. E’ in questa fase che diventa particolarmente
attento a cogliere ogni sfumatura: negli sguardi, nelle espressioni
verbali, nei comportamenti dei propri familiari e degli altri adulti con
cui i familiari hanno un dialogo.
Anche se, in questa fase, il bambino si
mostra distratto, registra con precisione ogni piccola mossa nell’ambiente
e comincia a farsi delle idee personali, attribuendo la responsabilità di
quanto avviene all’uno o all’altro genitore. Il suo giudizio non sarà
sempre obiettivo: infatti prima dei dieci anni il bambino tende a valutare
solamente la realtà percepibile, oggettiva, rispetto ad un altro tipo di
realtà che egli non può cogliere, in quanto il suo pensiero è ancora
irreversibile e non riesce a mettere in relazione avvenimenti e situazioni
dando loro una logica consequenzialità e formulando ipotesi e deduzioni in
merito.
Per questo sarà più orientato a difendere sempre il genitore che appare
più sofferente e a vedere nell’altro il ‘carnefice’, il responsabile degli
eventi negativi che accadono in famiglia. L’intervento
psicologico sul minore in questi casi deve essere anzitutto mirato ad
ottenere una descrizione degli eventi da parte del bambino, in modo da
comprendere, attraverso le sue verbalizzazioni e narrazioni, ciò che ha
pensato e provato per fornirsi delle spiegazioni e trovare eventuali
soluzioni.
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