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Scuole di violenza

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di Giuliana Proietti

 

Ogni giorno veniamo a sapere che in una scuola italiana c'è stato un caso di bullismo, una scena di violenza, un abuso sessuale e via dicendo. Non possiamo francamente cercare le cause di questo fenomeno ragionando soltanto sulla inadeguatezza degli istituti scolastici, dei programmi di studio obsoleti, dei professori che non sono preparati all'insegnamento o a relazionarsi con gli studenti, alla mancanza di fondi ecc... Infatti, anche le 'buone scuole', quelle che si sono sempre distinte in fatto di qualità, non sembrano oggi del tutto immuni da questi allarmanti fenomeni.

Di chi è la colpa? A commettere questi atti di sopraffazione e bullismo sono indubbiamente i ragazzi. Per fortuna però, nella maggior parte dei casi, il problema non è generalizzabile all'intera popolazione scolastica, ma va individuato in piccoli gruppi di 'studenti', niente affatto motivati ad andare a scuola e neanche un po' interessati a migliorare il loro sapere, sia teorico che pratico.

E' sconfortante doverlo ammettere, ma purtroppo si deve constatare che questi falsi studenti, completamente demotivati, tengono oggi in ostaggio sia i professori, che non possono insegnare, sia gli altri ragazzi, che non possono seguire le lezioni come vorrebbero. Se, ragionando per assurdo, in ogni classe si potessero 'eliminare' questo piccolo gruppo di diturbatori, probabilmente tutta la scuola italiana potrebbe riprendersi e raggiungere dei risultati assai più positivi, sia nel campo dell'istruzione che della formazione personale.

Ma è proprio questo il cuore del problema: cosa fare di questi giovani, che già alle elementari presentano atteggiamenti di bullismo, non solo verso il gruppo dei pari, ma addirittura verso gli insegnanti ed i presidi? Farli uscire dalla scuola, creare delle classi differenziate, 'sospenderli da tutte le scuole del Regno', come si faceva una volta?

Farli uscire dalla scuola potrebbe forse ridurre il problema nelle aule, ma sicuramente non nella società in cui viviamo. La scuola infatti non è solo il luogo dove si imparano l'algebra, le scienze e la letteratura, ma è anzitutto l'ente deputato alla formazione di buoni cittadini, che conoscano e rispettino le leggi, al fine di garantire una convivenza sociale civile e democratica.

La scuola non può dunque espellere le mele marce: non è suo compito, anzi, deve fare di tutto per recuperarle, perché questa è la sua funzione.

Al contrario, molto di più potrebbero fare le famiglie, i genitori: dietro un atto di bullismo o di aggressività infatti c'è quasi sempre un problema familiare, se non la banale mancanza di guida e di controllo di una figura genitoriale. Oggi viviamo in una società dove non vi sono più genitori, un po' per mancanza di tempo, un po' per egoismo, un po' per mancanza di effettiva consapevolezza del ruolo che essi sarebbero chiamati a svolgere: i ragazzi vengono in realtà educati dai media, che li influenzano enormemente, con i loro programmi intrisi di violenza e falsi ideali, oltre che privi di insegnamenti e modelli positivi, di punti di riferimento.

I programmi TV che vedono i nostri ragazzi, i giochi che fanno con la play station, il PC o i telefonini, la musica che ascoltano, perfino i libri che leggono, quando leggono, sono improntati sulla violenza, ma i genitori non sembrano accorgersene. Probabilmente non vogliono sapere, non vogliono vedere: essi negano di essere il vero problema e se la prendono con la scuola e con le sue tante inefficienze (che pur ci sono).

Cosa si può pretendere dunque da questi bambini, da questi nostri ragazzi, così ricchi di status symbols giovanili, ma così poveri di affetti, completamente abbandonati a sé stessi? Essi a scuola non fanno altro che quello che fanno a casa, in famiglia, con i genitori. Perché poi ce la prendiamo con la scuola?

 

Psicolinea.it © Mar 07

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Ultimo aggiornamento psicolinea.it: 12/12/2011

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