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Ogni giorno veniamo a sapere che in una scuola italiana c'è stato un caso di
bullismo, una scena di
violenza, un
abuso sessuale e via dicendo. Non possiamo francamente cercare le cause
di questo fenomeno ragionando soltanto sulla inadeguatezza degli istituti
scolastici, dei programmi di studio obsoleti, dei professori che non sono
preparati all'insegnamento o a relazionarsi con gli studenti, alla mancanza di
fondi ecc... Infatti, anche le 'buone scuole', quelle che si sono sempre
distinte in fatto di qualità, non sembrano oggi del tutto immuni da questi
allarmanti fenomeni.
Di chi è la colpa? A commettere questi atti di sopraffazione e
bullismo sono indubbiamente i ragazzi. Per fortuna però, nella maggior parte dei
casi, il problema non è generalizzabile all'intera popolazione scolastica, ma va
individuato in piccoli gruppi di 'studenti', niente affatto motivati ad
andare a scuola e neanche un po' interessati a migliorare il loro sapere, sia
teorico che pratico.
E' sconfortante doverlo ammettere, ma purtroppo si deve constatare che questi
falsi studenti, completamente demotivati, tengono oggi in
ostaggio sia i professori, che non possono insegnare, sia gli altri ragazzi,
che non possono seguire le lezioni come vorrebbero. Se,
ragionando per
assurdo, in ogni classe si potessero 'eliminare' questo piccolo
gruppo di diturbatori, probabilmente tutta la scuola italiana potrebbe
riprendersi e raggiungere dei risultati assai più positivi, sia nel campo
dell'istruzione che della formazione personale.
Ma è proprio questo il cuore del problema: cosa fare di
questi giovani, che già alle elementari presentano atteggiamenti di bullismo,
non solo verso il gruppo dei pari, ma addirittura verso gli insegnanti ed i
presidi? Farli uscire dalla scuola, creare delle classi differenziate,
'sospenderli da tutte le scuole del Regno', come si faceva una volta?
Farli uscire dalla scuola potrebbe forse
ridurre il problema nelle
aule, ma sicuramente non nella società in cui
viviamo. La scuola infatti non è solo il luogo dove si imparano l'algebra, le
scienze e la letteratura, ma è anzitutto l'ente deputato alla formazione di
buoni cittadini, che conoscano e rispettino le leggi, al fine
di garantire una convivenza sociale civile e democratica.
La scuola non può dunque espellere le mele marce: non è suo
compito, anzi, deve fare di tutto per recuperarle, perché questa è la sua
funzione.
Al contrario, molto di più potrebbero fare le famiglie, i genitori:
dietro un atto di bullismo o di aggressività infatti c'è quasi sempre un
problema familiare, se non la banale mancanza di guida e di
controllo di una figura genitoriale. Oggi viviamo in una società dove
non vi sono più genitori, un po' per mancanza di tempo, un po' per
egoismo, un po' per mancanza di effettiva consapevolezza del ruolo
che essi sarebbero chiamati a svolgere: i ragazzi vengono in realtà
educati dai media, che li influenzano enormemente, con i loro
programmi intrisi di violenza e falsi ideali, oltre che privi di insegnamenti
e modelli positivi, di punti di riferimento.
I programmi TV che vedono i nostri ragazzi, i giochi che fanno con la play
station, il PC o i telefonini, la musica che ascoltano, perfino i libri che
leggono, quando leggono, sono improntati sulla violenza, ma i
genitori non sembrano accorgersene. Probabilmente non vogliono sapere,
non vogliono vedere: essi negano di essere il vero problema e se la
prendono con la scuola e con le sue tante inefficienze (che pur ci sono).
Cosa si può pretendere dunque da questi bambini, da questi nostri ragazzi,
così ricchi di status symbols giovanili, ma così
poveri di affetti,
completamente abbandonati a sé stessi? Essi a scuola non fanno altro che
quello che fanno a casa, in famiglia, con i genitori. Perché poi ce la
prendiamo con la scuola?
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